Queste specie marine possono presentare rischi per la salute a causa dell’accumulo di mercurio: ecco quali evitare o limitare
Nel panorama della nutrizione, il pesce rappresenta una fonte preziosa di proteine nobili, acidi grassi omega-3 e minerali essenziali. Tuttavia, non tutti i tipi di pesce sono ugualmente sicuri: alcuni, in particolare i grandi predatori marini, accumulano livelli elevati di mercurio, un metallo pesante tossico per il sistema nervoso, cardiovascolare e ormonale. Le categorie più vulnerabili sono donne in gravidanza, bambini e chi consuma frequentemente pesce contaminato. È quindi fondamentale conoscere quali specie evitare o limitare per proteggere la salute.
Il mercurio è un contaminante persistente che si accumula nell’organismo, soprattutto nel cervello, reni e tessuti molli, causando effetti tossici sia in caso di esposizione acuta che cronica. Un’intossicazione acuta da mercurio si manifesta con sintomi gravi come vomito, diarrea emorragica, crampi addominali e collasso circolatorio, situazioni che richiedono un intervento medico immediato.
L’esposizione cronica, invece, può determinare danni più subdoli e progressivi, quali tremori, debolezza muscolare, perdita di memoria, calo della vista, alterazioni del battito cardiaco, irritabilità e affaticamento cronico. Il mercurio non viene facilmente eliminato dal corpo e tende ad accumularsi, provocando gravi conseguenze a lungo termine.
I pesci con i più alti livelli di mercurio
Tra le specie più note per la loro contaminazione da mercurio spicca il pesce spada (Xiphias gladius), un predatore pelagico dalla distribuzione cosmopolita che vive in acque tropicali, subtropicali e temperate, compreso il Mar Mediterraneo. La sua carne contiene in media quasi 1 ppm di mercurio (0,995 ppm), con punte che possono superare 3 ppm. Questo accumulo è dovuto alla sua lunga vita e alla posizione al vertice della catena alimentare marina. Il pesce spada può raggiungere dimensioni impressionanti, con esemplari che superano i 4,5 metri di lunghezza e un peso superiore ai 400 kg, e svolge un ruolo chiave negli ecosistemi marini.

Il tonno, tra i pesci dove si registrano tracce di mercurio – (cilibertoribera.it)
Anche lo squalo, appartenente al superordine Selachimorpha, è noto per i suoi elevati livelli di mercurio, con una media di 0,979 ppm. Nonostante sia meno presente sulle tavole italiane, è bene evitarne il consumo frequente. Recenti studi hanno seguito esemplari come lo squalo bianco denominato “Ernst”, lungo circa 4 metri e monitorato al largo della Florida nell’ambito di progetti internazionali mirati a comprendere il comportamento di questi predatori. La ricerca evidenzia come gli squali giovani, come Ernst, tendano a esplorare aree meno frequentate dagli adulti, probabilmente per evitare competizione e predazione intra-specifica.
Una specie meno conosciuta ma estremamente contaminata è il malacanthide del Golfo del Messico, che presenta una concentrazione media di mercurio di 1,45 ppm, con picchi fino a 3,7 ppm. La sua carne è fortemente sconsigliata, soprattutto per le persone a rischio.
Lo sgombro reale (king mackerel), utilizzato spesso nelle preparazioni affumicate, contiene circa 0,730 ppm di mercurio ed è raccomandato consumarlo con moderazione.
Il tonno, specie molto diffusa sulle tavole italiane, soprattutto il tonno rosso o pinna blu, presenta una media di 0,689 ppm di mercurio. Pur essendo ricco di nutrienti, è fondamentale limitare il consumo e preferire tagli meno esposti alla contaminazione.








