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Pensioni nel mirino, arriva il ricalcolo contributivo: chi rischia un bel taglio

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Pensioni nel mirino, arriva il ricalcolo contributivo: chi rischia un bel taglio - cilibertoribera.it

Il nuovo ricalcolo contributivo delle pensioni d’oro cambierà gli importi per dirigenti e professionisti. Ecco chi rischia e come cambierà il sistema.

Il tema delle pensioni d’oro torna al centro della scena. A riaccendere la discussione è stato l’annuncio di un ricalcolo contributivo per gli assegni più elevati. L’intervento rientra nel nuovo piano di revisione del sistema previdenziale italiano, con l’obiettivo dichiarato di renderlo più sostenibile ed equo. La misura, annunciata nei primi giorni di gennaio 2026, interesserà migliaia di pensionati, soprattutto quelli che percepiscono somme superiori ai 4.000 euro netti al mese. Molti tra loro temono una riduzione sensibile dell’importo mensile, mentre il governo cerca di rassicurare sull’equità dell’intervento. L’attenzione resta alta anche tra i lavoratori in procinto di andare in pensione, preoccupati dalle conseguenze future.

Cosa cambia con il nuovo calcolo delle pensioni elevate

Il cuore della riforma sta nel passaggio definitivo al sistema contributivo, per coloro che fino ad ora hanno beneficiato, anche parzialmente, del vecchio sistema retributivo. In pratica, mentre prima le pensioni venivano calcolate tenendo conto delle ultime retribuzioni percepite (spesso le più alte della carriera), adesso si prenderà in considerazione solo quanto effettivamente versato in contributi durante l’intero arco lavorativo.

Questo cambio di prospettiva tende a penalizzare chi ha avuto carriere accelerate, con picchi retributivi negli ultimi anni di lavoro. È il caso, ad esempio, di manager, dirigenti pubblici, ex parlamentari, medici con incarichi apicali, ufficiali delle forze armate. Non sono esclusi neppure alcuni liberi professionisti, soprattutto quelli con redditi molto alti nella parte finale della loro attività.

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Cosa cambia con il nuovo calcolo delle pensioni elevate – cilibertoribera.it

Il governo ha precisato che la misura sarà calibrata su soglie economiche, per evitare tagli indiscriminati. Al momento, la soglia d’attenzione è fissata intorno ai 5.000 euro lordi mensili. Sopra questa cifra, l’assegno pensionistico potrebbe essere ricalcolato al ribasso, con effetti che variano a seconda della storia contributiva individuale. La percentuale di riduzione non è ancora stata ufficializzata, ma le prime simulazioni parlano di tagli anche superiori al 10% in alcuni casi.

Non si tratta di un prelievo forzoso, come in passato, ma di una riformulazione strutturale. Questo rende la modifica meno contestabile dal punto di vista legale, anche se non è escluso che si aprano contenziosi giuridici da parte dei soggetti coinvolti.

Chi rischia di perdere di più e quali sono le conseguenze a lungo termine

Non tutti i pensionati saranno coinvolti. Il ricalcolo interesserà solo una minoranza di assegni, ma le cifre in ballo sono alte e il numero assoluto non trascurabile. Secondo alcune stime non ufficiali, i potenziali interessati sarebbero tra i 75.000 e i 100.000 pensionati, con un impatto rilevante sul bilancio INPS. Per molti di loro, il taglio previsto comporterà una riduzione di migliaia di euro all’anno.

Al centro del provvedimento ci sono anche implicazioni sociali. Una parte dell’opinione pubblica vede positivamente la misura, considerandola un atto di giustizia sociale in un sistema dove la maggioranza dei pensionati riceve assegni ben inferiori ai 1.500 euro. Altri, invece, sottolineano il rischio di disincentivare il risparmio previdenziale e di minare la fiducia nel sistema. Il dibattito si fa ancora più acceso tra chi sta per uscire dal mondo del lavoro e teme di non avere certezze su quali regole verranno applicate alla propria pensione.

L’effetto domino potrebbe riguardare anche le scelte di investimento da parte dei lavoratori più giovani o autonomi, che potrebbero rivedere al ribasso le proprie strategie contributive se percepiscono instabilità normativa. Il governo ha cercato di rassicurare i contribuenti, affermando che si tratta di un intervento circoscritto, mirato esclusivamente a chi ha beneficiato di trattamenti pensionistici particolarmente elevati e poco proporzionati ai contributi effettivamente versati.

Sul piano tecnico, l’INPS sarà incaricata di eseguire i nuovi calcoli, basandosi su dati storici e modelli attuariali. Sarà un’operazione complessa, che richiederà mesi di lavoro e rischia di generare ritardi o errori di valutazione. Per questo motivo, molti studi legali stanno già preparando ricorsi, e non si esclude che alcune associazioni di categoria tentino strade collettive per impugnare i nuovi importi.

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