Si continua a parlare di pensioni e novità per il 2026, sarà infatti possibile andare in pensione prima dei 67 anni di età.
Nel 2026 il tema della pensione torna centrale perché il sistema previdenziale appare più rigido rispetto agli anni precedenti, dopo la fine delle misure sperimentali. Con l’uscita di scena di Opzione Donna e Quota 103, restano attivi soltanto i canali strutturali, affiancati dall’unica eccezione rappresentata dall’Ape Sociale.
Questo non significa però che tutti debbano attendere i 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia, le possibilità di anticipo restano concrete per molti. I dati mostrano infatti che l’età effettiva di pensionamento continua a collocarsi attorno ai 64 anni, grazie alla combinazione tra carriere lunghe e requisiti contributivi.
Come andare in pensione prima, tutte le strade
Il 2026 diventa quindi un anno decisivo soprattutto per chi è nato tra il 1961 e il 1966, fascia in cui i contributi accumulati rappresentano la variabile determinante. Per chi ha iniziato a lavorare molto giovane e non ha interrotto la carriera, l’uscita anticipata può avvenire anche diversi anni prima della soglia ordinaria.

Sono diverse le categorie interessate – cilibertoribera.it
La pensione anticipata resta infatti accessibile purché si siano maturati 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. I nati nel 1966, che hanno iniziato a lavorare a 18 anni, possono quindi lasciare il lavoro già a 60 anni, avendo raggiunto i requisiti.
Chi ha iniziato più tardi, ad esempio a 22 anni, potrà uscire tra i 64 e i 65 anni, in base alla continuità della carriera. Per le donne la situazione è ancora più favorevole, con 41 anni e 10 mesi possono anticipare l’uscita anche prima dei 61 anni.
Chi ha iniziato più tardi, ad esempio a 22 anni, potrà uscire tra i 64 e i 65 anni, in base alla continuità della carriera. Per le donne la situazione è più favorevole, perché con 41 anni e 10 mesi di contributi possono anticipare l’uscita anche prima dei 61 anni.
Un’opportunità ulteriore è rappresentata da Quota 41 per i lavoratori precoci, cioè coloro che hanno lavorato almeno 12 mesi prima dei 19 anni. Per accedere servono però condizioni specifiche, essere disoccupati, invalidi almeno al 74%, caregiver oppure aver svolto mansioni particolarmente gravose.
In questi casi bastano 41 anni di contributi per ottenere la pensione, consentendo l’uscita già a 60 anni anche ai nati nel 1961 o negli anni immediatamente precedenti. Questa misura resta una delle più vantaggiose per chi ha iniziato a lavorare molto presto e rientra nelle categorie tutelate.
Accanto al pensionamento anticipato resta attiva l’Ape Sociale, che pur non essendo una pensione consente di smettere di lavorare con qualche anno di anticipo. Possono accedervi coloro che hanno compiuto 63 anni e 5 mesi e maturato almeno 30 anni di contributi, ma solo se rientrano tra disoccupati, invalidi almeno al 74% o caregiver.
Per chi ha svolto mansioni usuranti il requisito contributivo sale a 36 anni, ridotti a 32 per alcune categorie specifiche come edili, ceramisti e conduttori di impianti. Il quadro del 2026 è quindi più rigido, ma per molti lavoratori l’uscita anticipata resta possibile grazie ai requisiti contributivi maturati nel corso della carriera.








