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IMU 2026, svolta seconde case: nuove aliquote, ecco chi paga meno e chi non pagherà affatto

La riforma nasce dall’esigenza di superare un quadro normativo frammentato e complesso, caratterizzato da circa 250.000
Nuove aliquote uniformi e ruolo dei Comuni nella determinazione dell’IMU (www.cilibertoribera.it)

Dal primo gennaio 2026 è ufficialmente entrata in vigore la riforma dell’IMU che ridefinisce il sistema di tassazione sugli immobili.

La nuova disciplina, introdotta con i decreti ministeriali del 6 settembre 2024 e del 6 novembre 2025, mira a semplificare e uniformare il calcolo dell’imposta, garantendo maggiore equità e trasparenza per i contribuenti italiani.

La riforma nasce dall’esigenza di superare un quadro normativo frammentato e complesso, caratterizzato da circa 250.000 diverse modalità di calcolo distribuite sul territorio nazionale. Tale disomogeneità aveva generato disparità di trattamento tra proprietari di immobili simili ma residenti in Comuni differenti.

Dal 2026, tutti i 7.904 Comuni italiani sono obbligati ad adottare criteri uniformi per la determinazione delle aliquote, come previsto dall’Allegato A del decreto del 6 novembre 2025, che sostituisce la precedente versione del 2024. Pur mantenendo una certa autonomia, gli enti locali devono rispettare i limiti massimi stabiliti a livello nazionale e possono introdurre differenziazioni soltanto all’interno di fattispecie già individuate, secondo quanto stabilito dal comma 2 dell’articolo 1 del decreto.

I Comuni che non si adegueranno a tali disposizioni vedranno applicata automaticamente un’aliquota standard. Questa uniformazione rappresenta un passo fondamentale per garantire ai contribuenti maggiore certezza e facilità di calcolo dell’imposta, grazie anche all’utilizzo di strumenti standardizzati.

Agevolazioni per le seconde case: aliquote differenziate in base all’effettivo utilizzo

La novità più significativa interessa i proprietari di seconde abitazioni, ovvero quegli immobili tenuti a disposizione e utilizzati solo saltuariamente durante l’anno, senza essere affittati o concessi in comodato d’uso.

Fino al 2025, le seconde case erano soggette alle aliquote ordinarie, spesso molto elevate, indipendentemente dal reale utilizzo. Con il nuovo regime, i Comuni hanno la possibilità di applicare aliquote agevolate proporzionali ai mesi di effettivo utilizzo dell’immobile.

Questo meccanismo si fonda su un principio di equità fiscale: chi usufruisce di un’abitazione solo per brevi periodi beneficia di una riduzione dell’imposta, in quanto fruisce in misura limitata dei servizi comunali. La verifica dell’effettivo utilizzo non si basa esclusivamente sulla dichiarazione del proprietario, ma su parametri oggettivi come i consumi delle utenze domestiche (energia elettrica, acqua, gas). Inoltre, anche la presenza e la tipologia dell’arredamento potranno essere considerate, seguendo un criterio analogo a quello utilizzato per la Tari (Tassa sui Rifiuti).

È importante sottolineare che questa agevolazione non si applica agli immobili destinati ad affitti turistici brevi o locazioni tradizionali, che continueranno a essere tassati con le aliquote ordinarie. Per i proprietari di seconde case in località turistiche, dove le aliquote sono tradizionalmente più elevate, questa novità può rappresentare un risparmio significativo, potenzialmente di centinaia di euro all’anno.

Un’altra rilevante innovazione riguarda il trattamento fiscale degli immobili dichiarati inagibili

Esenzione totale per immobili inagibili: un’attenzione alle situazioni di disagio(www.cilibertoribera.it)

Un’altra rilevante innovazione riguarda il trattamento fiscale degli immobili dichiarati inagibili. I Comuni possono ora ridurre o azzerare completamente l’aliquota IMU per quegli immobili resi inutilizzabili da calamità naturali come terremoti, alluvioni o eventi atmosferici estremi che hanno colpito diverse aree del territorio nazionale negli ultimi anni.

Questa misura risponde all’esigenza di evitare un onere fiscale ingiusto su beni che non possono essere utilizzati, soprattutto in situazioni in cui il proprietario è già gravato dalle conseguenze economiche del disastro. Il decreto consente inoltre ai sindaci di estendere l’esenzione anche a situazioni di inagibilità non derivanti da eventi naturali, come cedimenti strutturali causati da vetustà o altri problemi non collegati a calamità.

L’applicazione effettiva di questa misura dipenderà dalle decisioni dei singoli Comuni e richiederà la presentazione di documentazione tecnica, come perizie di professionisti abilitati o certificazioni rilasciate dagli uffici comunali competenti, per attestare lo stato di inagibilità.

Come prepararsi alla nuova IMU: informazioni e adempimenti per i contribuenti

Il passaggio al nuovo sistema richiede attenzione e informazione da parte dei proprietari immobiliari. Ogni Comune è tenuto a pubblicare le delibere relative alle aliquote e alle agevolazioni entro il 14 ottobre di ogni anno, comunicandole al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per il 2026, anno di prima applicazione, è fondamentale verificare le scelte adottate dalla propria amministrazione locale.

I contribuenti dovranno monitorare se il Comune ha previsto riduzioni per le seconde case a uso saltuario o l’esenzione per immobili inagibili e comprendere quali requisiti sono necessari per accedervi. La determinazione dell’imposta sarà basata su dati già in possesso dell’amministrazione tributaria, integrati eventualmente da informazioni fornite dal contribuente.

Per chi possiede seconde abitazioni utilizzate sporadicamente è consigliato conservare le bollette delle utenze per dimostrare i consumi ridotti. Chi invece ha immobili inagibili dovrà procurarsi le certificazioni tecniche necessarie per richiedere l’esenzione.

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