QUARTIERE “COZZO DI MASTRO GIOVANNI”

 

N.B. Questa Pagina in atto è in fase di costruzione

 

 Il quartiere Cozzo di Mastro Giovanni è collocato nella parte più alta della cittadina di Ribera e confina a sud ovest con la Villa Comunale.

Sul lato nord si trova la contrada Scirinda e a nord est il Cimitero.

E' attraversato dalla Strada Regia che una volta collegava

Ribera e Caltabellotta.

 

Nel quartiere vi si trovano due edifici scolastici, la Scuola Media "Francesco Crispi" e la  Scuola Elementare "Francesco Crispi" e una grande piazza intitolata a Giulio Cesare,  dove spesso si svolgono manifestazioni di ogni tipo. E' una zona residenziale che presenta  pochi esercizi commerciali.

 

Le strade, pur mantenendo la tipica disposizione, hanno una forte pendenza verso la Villa Comunale. Vi sono due fontane dove i riberesi attingono acqua potabile, un abbeveratoio molto grande lungo il Corso Umberto e il serbatoio comunale dell'acqua potabile, costruito nel 1907 nella parte alta del quartiere.

 

  Il 12 giugno 1987 venne inaugurata la Chiesa di San Nicola di Bari, un modesto edificio di pannelli prefabbricati, fortemente voluto da don Nicolò Ferrara, ormai ultra settantenne parroco della Chiesa di S. Pietro a Borgo Bonsignore. La presenza della chiesa ha ridato un'identità a questo quartiere che è tra i più piccoli di Ribera e ha contribuito a far rinascere fede e amore per il Santo Patrono di Ribera.

 

Villa Comunale

Ribera vanta una delle più belle Ville della provincia e, per estensione (4 ettari),

essa è la più grande di tutta la provincia di Agrigento, compreso lo stesso capoluogo.

Sorta nel maggio del 1911, grazie all'interessamento dell'allora Sindaco,

dott. Gaetano Vella, ebbe, durante il periodo del Fascismo,

il nome di "Villa della Vittoria" dal prefetto, generale Mogiotto, il quale, visitando la villa e avendo appreso che essa non aveva ancora un nome, propose di chiamarla appunto con tale nome.

 

 

Oggi, però, è comunemente conosciuta come "Villa Comunale".

Ha ampi viali, una grande vasca che fino a qualche anno fa aveva numerosi cigni e successivamente anatre e oche.

Nella imponente villa esiste da decenni una grande varietà di piante, oltre mille,

come ficus, palme, pini, gelsomini, buganvillea, acacie ecc... e non mancano le aiuole fiorite.

 

Alcune piante hanno all'incirca 90 anni. La Villa costituisce il vero polmone verde di Ribera,

ma negli anni passati non era adeguatamente valorizzata. Da circa tre anni con la nuova amministrazione guidata dal sindaco Carmelo Pace è sorto uno zoo di animali domestici che è stato intestato a Nicola Mulè un giovane ex consigliere comunale, deceduto anzitempo,  che credeva molto in questa idea che incuriosisce e spesso fa la gioia dei bambini.

 

     

Due foto riprese il 15 Novembre 2015 che mostrano la mancanza degli animali, trasferiti altrove

e in attesa, a quanto si dice di essere riportati entro i recinti della villa comunale.

 

In quest'ultimo periodo, grazie alla sensibilità dell'attuale amministrazione, è stata riaperta al pubblico che la frequenta in qualsiasi ora della giornata. Alla manutenzione del patrimonio botanico provvede l'ufficio agricoltura.

 

Una cartolina degli anni '60 del secolo appena trascorso,

con la Villa Comunale di Ribera ripresa nella parte della rotonda

dove è stato collocato il monumento allo statista riberese Francesco Crispi.

 

    FOTO MUSEO ETNOANTROPOLOGICO

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell'interno della Villa comunale di Ribera è ospitato un interessante

"Museo Etno-antropologico",

frutto dell'amore di alcuni riberesi, che hanno voluto donare

e riunire numerosi oggetti casalinghi e attrezzi di lavoro, usati dai nostri padri,

a testimonianza del nostro passato, che rischiava di essere perduto e dimenticato.

 

All'interno della Villa Comunale si trova il Museo Etnico-Antropologico che il prof. Puma ha curato in maniera particolare. Tutto è stato raccolto durante anni di meticolosa ricerca ed è opera di donatori riberesi che, con orgoglio, hanno ceduto i loro oggetti antichi per creare il museo, il cui scopo è quello di non fare perdere la memoria storica delle nostre usanze e del mondo contadino dei nostri bisnonni.

Ribera, infatti, allora come oggi, viveva di agricoltura: donne, ragazzi e uomini lavoravano la terra ed usavano attrezzi costruiti artigianalmente.

Molti sono gli oggetti che i più giovani ancora non conoscono, come per esempio: l'aratro, la falce, i vari tipi di zappe, la macina con il pestello per macinare in casa il grano, il crivello per pulire i legumi, ecc.. Tanti erano anche gli utensili, che servivano ai pastori per preparare il formaggio e la ricotta: "la fascedda", "lu casdaruni", "lu cuppinu".

Oggi l'olio d'oliva si conserva nei contenitori di acciaio inox, mentre prima le famiglie più agiate usavano "giare stagnate"

di varie dimensioni e modelli.

 

ALCUNE FOTO DEL QUARTIERE "COZZO DI MASTRO GIOVANNI"

(Riprese da G.N.Ciliberto)

 

        

La Chiesa di San Nicola e la statua del santo collocata nella Piazza del Cozzo di Mastrogiovanni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non si buttava via niente in maniera così disinvolta ed ecco che si rimane sbalorditi nel vedere "i piatti cunzati", ovvero i piatti di ceramica rammendati  con il filo di ferro, oppure i piatti zincati per durare più a lungo. La pasta, si preparava in casa con gli attrezzi adatti: il mastello di legno per impastarla;  "lu scanaturi" per distenderla e ridurla in sfoglia con il matterello; "lu busu" per darle la forma affusolata.

Numerosi erano gli attrezzi di cui si servivano gli artigiani per svolgere il loro lavoro: la fucina dove si fondeva il ferro per ferrare i cavalli, le varie aste di ferro per forgiare il ferro di cavallo.  Fanno bella mostra di sé tutti gli oggetti che usava "lu scarparu", non soltanto per riparare le scarpe, ma anche per confezionarle: forme di legno di varie misure, "lu vanchiteddu" dove erano riposti, in vari scomparti, i chiodi "li tacci", i lacci di cuoio, "le lesine" ( per cucire le scarpe), pezzetti di cuoio ecc..  Di varie forme e grandezze erano le "cassapanche" per contenere la biancheria di casa, alcune scolpite, altre decorate con borchie di ottone o di rame.  Nelle case non esistevano i bagni, per cui le famiglie si servivano del "vaso da notte", della "brocca" per contenere l'acqua e della bacinella dove si lavavano.

 

 

 

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Il Museo espone anche tutta una serie di giocattoli artigianali, la maggior parte in legno: macchine, "li mazzi", "la trottola", "la bambola di pezza"; c'è anche "lu 'ngangalarruni" o "marranzanu", (lo scacciapensieri)  uno strumento, che si appoggia sui denti e con la mano destra si fa vibrare una lamella d'acciaio che utilizza la bocca come cassa armonica.

 

Ancora oggi, tanti sono i gruppi di musica folkloristica che utilizzano questo semplice e caratteristico strumento, nelle loro esecuzioni canore. Elencare dettagliatamente tutti gli oggetti non è possibile, per cui invitiamo chi legge a visitare il Museo. L'esperienza sarà utile ed interessante e farà riflettere sulla fatica e sulle difficoltà del vivere quotidiano di un tempo, e sull'agiatezza alle quali oggi ci hanno abituato la scienza e la tecnologia.

 

 

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(Notizie tratte dal volume "Ribera ieri e oggi" curato dall'istituto comprensivo "Vincenzo Navarro" di Ribera, durante l'anno scolastico 2006/2007 ,

 da libri storici su Ribera, e documenti vari, ampliati, adattati e corredati di immagini fotografiche da Giuseppe Nicola Ciliberto)

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