LA VALLE DEI TEMPLI

di Agrigento

L'antica Akragas fu fondata da coloni rodio-cretesi della vicina Gela intorno al 580 a.C. Nel 570 a.C. Falaride, divenuto tiranno della città, la cinse di mura ed innalzò i primi templi fra cui, sul finire del VI sec., il tempio di Èrcole. Terone, che governò dal 488 al 471 a.C., sconfisse i Cartaginesi ad Rimerà nel 480, vittoria che fu celebrata con la costruzione quasi contemporanea della serie dei templi.

Distrutta dai Cartaginesi nel 406 a.C., Akragas risorse con Timoleonte da Corinto nel 340 a.C.; fu poi conquista­ta dai Romani una prima volta nel 262, ripresa dai Cartaginesi e definitivamen­te sottomessa ai Romani nel 210 a.C., i quali la chiamarono Agrigentum. La decadenza di Roma e l'avvento del cristianesimo determinarono lo spopo­lamento progressivo dei quartieri e dell'area sacra nella valle, mentre i pochi abitanti rimasti si arroccarono sulla rupe conquistata nell'829 dagli Arabi e chiamata Gergent, da cui Girgenti.

Del 1086 è la conquista normanna; nel XIII e XIV sec. i Chiaramente promossero la co­struzione di un'imponente cinta mura­ria turrita e di numerosi conventi e chiese.

Al centro storico attuale si accede per via Atenea, costeggiata da bei palazzi sei e settecenteschi, dalla quale, percorrendo la via Forcelle e poi una larga scalinata, si giunge al complesso della chiesa e del monastero di S.Spirito, fondato da Marchisia Prefoglio Chiaramente alla fine del XIII sec. La chiesa è all'interno intera­mente decorata da splendidi stucchi settecenteschi di Giacomo Serpotta.

 

Il monastero ha un grande chiostro quadrangolare sul quale si aprono un grande portale a sesto acuto con corni­ce ornata da linee spezzate a zig-zag, che immette nell'aula capitolare, e due finestre bifore dall'analoga decorazio­ne; un altro portale ogivale conduce al refettorio. Continuando per via Atenea si incontra la chiesa di S.Lorenzo o del Purgatorio, della fine del XVII sec., dal ricco portale con colonne tortili e, all'interno, statue del Serpotta. Ancora oltre, in piazza Gallo, prospettano l'edificio in stile neogotico della Camera di Commercio, la chiesa di S.Giuseppe del XVIII sec. e un palaz-zetto neoclassico con colonnato dori­co, del 1835, che è sede del Circolo Empedocleo. Più avanti si raggiunge la piazza Pirandello, con l'ex convento dei Domenicani all'interno del quale sono il Municipio e l'ottocentesco Teatro Luigi Pirandello, recentemente restaurato.

 

Sulla parte più alta della città, in piazza Don Minzoni, si fron­teggiano il Seminario Vescovile del XVI-XVII sec., sorto sullo Steri chiara-montano del XTV sec., e la Cattedrale, fondata nell' XI sec. dal vescovo Gerlando, cui è dedicata. Preceduta da un'imponente scalinata, la chiesa è fiancheggiata da una massiccia torre campanaria incompiuta che mostra sul lato sud due ordini di monofore cieche in stile gotico-catalano sormontate da un balcone dall'apertura ogivale e ringhiera panciuta. Molto bello, all'in­terno, il soffitto ligneo a capriate dipin­to a figure di Santi, vescovi e stemmi, del 1518. Dalla piazza si diparte la via Duomo, lungo la quale si susseguono il settecentesco Palazzo Vescovile, la Biblioteca Lucchesiana che mostra sul fronte lo stemma del suo fondatore, il vescovo Andrea Lucchesi Palli, la chiesa di S.Alfonso del XIX sec. e la chiesa dell'Itria, dal bel portale rinasci­mentale. All'altezza della chiesa di S.Alfonso una via gradinata porta alla chiesa di S.Maria dei Greci, sorta su un tempio dorico risalente al 460-450 a.C., di cui sono ancora visibili il basamento e parte di sei colonne scanalate.

Una suggestiva immagine panoramica della Valle dei Templi

Scendendo verso la Valle dei Templi da via Crispi, si incontra poco prima del moderno cimitero il tempio di Demetra, del 480-460 a.C., inglobato nella chiesetta di S.Biagio di epoca normanna. Più sotto si trova il santua­rio rupestre di Demetra e Persefone, costituito da un sistema di grotte e gallerie databili dalla prima metà del V secolo alla fine del IV sec. a.C. e da un edifi­cio a pianta rettangolare della fine del VII sec. a.C.; si tratta quindi del com­plesso templare più antico, precedente alla fondazione di Akragas. Prendendo la strada statale 118 si giunge all'estremità orientale della Collina dei Templi, dominata dal tempio detto di Giunone Lacinia. Impiantato su un possente basamento e databile al 460-440 a.C., conserva erette venticinque colonne doriche scanalate.

Il Tempio della Concordia tra rigogliosi mandorli in fiore

Il Tempio di Giunone

A poca distanza dalla Valle dei Templi si trova la zona del Caos,

con la Casa natale di Luigi Pirandello e il famoso pino con ai piedi

la "rozza pietra" che conserva le sue ceneri.

Il Gruppo folkloristico Val d'Akragas esegue una tarantella

durante la Sagra del Mandorlo in Fiore che si svolge ogni anno

nella prima settimana del mese di febbraio.

 

Camminando per la via dei Templi, che costeggia resti di fortificazioni sul cui lato interno sono scavate sepolture ad arcosolio di età paleocristiana, incontriamo il maestoso tempio detto della Concordia del 440-430 a.C., nel più puro stile dorico.

Perfettamente conservato grazie alla trasformazione in basilica cristiana nel VI sec. d.C., di cui rimangono gli archi della cella, mostra sei colonne sul fronte e tredici ai lati (contando due volte quelle d'angolo).

Prima del tempio di Èrcole sorge la Villa Aurea, edificio di rappresentanza del Museo Archeologico,

nel cui giardino si trova una necropoli cristiano-bizantina.

La Tomba di Terone e sullo sfondo

il Tempio di Ercole

 

Il tempio detto di Èrcole è il più antico della serie, edificato negli ultimi anni del VI sec. a.C., e mantiene erette otto colonne dal capitello assai espanso. Subito sotto la Collina dei Templi, attraversando i resti della porta IV o Aurea, troviamo la cosiddetta tomba di Terone, costituita da due parti sovrapposte secondo lo schema a torre africano, e poco oltre i resti del tempio detto di Esculapio, degli ultimi decenni del V sec. a.C. Ritornando indietro, dopo la porta Aurea è l'accesso all'area archeologi­ca che racchiude, fra l'altro, ciò che rimane del tempio di Giove Olimpico, iniziato nel 480 a.C. per celebrare la vittoria di Himera.

Di proporzioni grandiose, intervallava alle colonne dei telamoni in pietra alti 7,65 mt, di cui è lì proposta una riproduzione. Interessante il settore del santuario delle divinità ctonie, con avanzi di diversi edifici risalenti ai secc. VII-VI-V a.C. fra cui il tem­pio detto dei Dioscuri, del 480-460 a.C., caratterizzato dalle famose quattro colonne connesse da un pezzo di trabeazione.

Il Tempio di Castore e Polluce (detto anche dei Dioscuri)

Nel vallone sottostante si pensa potesse esservi la kolymbetra, ovvero una piscina-vivaio di pesci del tempo di Terone; al di là del vallone sono visibili le uniche due colonne superstiti del tempio detto di Vulcano, dell'inizio del V sec. a.C. Risalendo per la stata­le 118 si trova il Museo Archeologico Nazionale, costruito nell'area del monastero cistercense di S.Nicola. All'ingresso si trova la bella chiesa di S.Nicola, del XIII sec., in stile roma-nico-gotico. All'interno si conserva­no il crocifisso ligneo detto Signore della Nave e l'elegante sarcofago romano di Fedra, del II sec. d.C.

 

Precedono l'edificio del Museo Vek-klesiasterion, luogo di riunione dell'assemblea cittadina, e il cosid­detto oratorio di Falaride, un tem-pietto trasformato nel medioevo in cappella; dietro il museo, invece, è il bouleuterion, altro edificio dell'am­ministrazione cittadina. Fra le colle­zioni del Museo citiamo il telamone originale del tempio di Giove; la statua marmorea greca dell'efebo o kouros di Agrigento, del 485-480 a.C.; il grande cratere attico a volute con amazzonomachia, del 470 a.C. circa. Vicino al Museo è il quartiere ellenistico-romano, dal regolarissimo tracciato stradale ippodameo. Molte case, di tipo ellenistico a peristilio o ad atrio di tipo italico, conservano splendidi pavimenti musivi.

 Il telamone ricostruito nel sito dove sorgeva il Tempio di Giove

il più grande tra tutti i templi della Valle. Sullo sfondo la collina

con la città di Agrigento

 

 

 

Tra antiche rovine e barocchi palazzi, spiagge cristalline e isole meravigliose, acque limpide e fondali floridi, si estende la provincia agrigentina, una delle più belle della Sicilia. Il luogo ideale dove abbinare alla ricerca dell’arte, della cultura e della storia, un soggiorno in assoluto relax.
Una provincia tutta da visitare


A dominio dell’incantevole Valle dei Templi, su di un altopiano montuoso che si apre verso il mare, circondato dai due antichi fiumi Hypsas e Akraga, sorge Agrigento, definita da Pindaro “la più bella fra le città dei mortali”. Una splendida città dalla storia millenaria, dove sono numerose le testimonianze del suo glorioso passato. Agrigento offre vedute spettacolari e scorci indimenticabili, da ammirare e da incorniciare in una splendida cartolina.

L’antico splendore
Agrigento raggiunse il momento di massimo splendore durante la colonizzazione greco-romana della quale restano vestigia imponenti anche in provincia. Interessanti dal punto di vista archeologico sono Eraclea Minoa e Realmonte. La prima, conosciuta in tutto il mondo, affascina per i resti dell’antica città greca che occupano un bordo di una collina a strapiombo sul mare. Le rovine più suggestive oltre alle antiche mura sono il teatro e i resti di diverse abitazioni. A Realmonte, invece, sono state ritrovate una villa romana e una necropoli, entrambe risalenti al I secolo d.C.

 

 

 

 

Il Quartiere ellenistico romano

Il Tempio della Concordia fa da sfondo ad alcuni

prodotti tipici della provincia di Agrigento.

 


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