...erano i favolosi anni '50 / '60 !

 

...QUANDO E' ARRIVATA

L'ERA DELLA TELEVISIONE

.....anche a Ribera.....

 

 

ARRIVA LA TELEVISIONE !

(Articolo di Giuseppe Nicola Ciliberto, pubblicato sul periodico 15 GIORNI nel 2007)

 

Ricordo spesso con un certo rimpianto, il periodo tra gli anni ’50 e ‘60 del secolo appena trascorso. Erano altri tempi,

sia per i grandi che per i ragazzi. Tempi molto più semplici di quelli di oggi, meno ricchi di occasioni di svago ma non

di giocattoli e divertimenti, per trascorrere i momenti liberi. I ragazzi di allora trovavamo sempre il modo per trascorrere

le giornate. Tanti oggetti per il gioco ce li costruivamo da soli ed uno tra i preferiti era "lu moto pattìnu", sia a due che

a tre ruote, o meglio cuscinetti a sfera.

 

Occorreva solo qualche tavola che era facile reperire tra gli scarti di qualche falegnameria, i cuscinetti, che si potevano reperire dai meccanici e poi, un po’ di chiodi, qualche bullone e tanta buona volontà e il divertimento era assicurato.

Altri semplici giocattoli erano i cerchi delle biciclette fatti ruotare con una semplice bacchetta di legno, gli archi e le frecce ricavate da vecchi ombrelli, le trottole di varia misura, acquistate  presso la bottega di carradori dei fratelli Millefiori e le "filecce", cioè le fionde ad elastici per tirare i sassi.  Io ne costruivo sempre qualcuna in più per qualche amico, purchè mi facesse compagnia durante

le battute di caccia a lucertole e passeri nelle periferie del quartiere di Sant’Antonino.

La radio comincia a lasciare spazio ai primi

apparecchi televisivi nei primissimi anni del 1960.

 

In mezzo alle strade si giocava spesso a "li prigiunera", "a li sordi spicci", "a li mazzi", "a la cannedda", a "l’une monti", "a la tortula", "a lu quatrettu", "a li pumetta", " a lu campanaru", ecc. Quando si riusciva ad acquistare una palla con qualche colletta, si andava anche a disputare qualche partitella di calcio o una "sfida tra quartieri", nella cosiddetta "Strata larga", l’attuale Via Roma, nelle Piazze  Giulio Cesare, Sant’Antonino, Villa Isabella e Verdi, o davanti allo spiazzo del serbatoio idrico comunale posto nella parte alta del paese.

 

I grandi trascorrevano il loro tempo libero nei numerosi circoli o bar, giocando a carte, fumando oppure facendo i soliti quattro passi

"chiazza chiazza". Non mancavano i "cuncumeddi" , cioè gruppi di persone, solitamente vicini di casa, che si sedevano fuori

a discutere del più e del meno fino al calar del sole.  Esisteva già la radio, ma erano in pochi a possederne una,

mentre i grammofoni a tromba, solitamente, venivano noleggiati per allietare fidanzamenti, matrimoni, "bellivate" e feste varie.

 

Una curiosa immagine di un piccolo televisore

sistemato in una cantina dove si vedono in bella

vista prosciutti e salumi messi ad asciugare.

 

Poi è arrivata la televisione. Ricordo ancora che è stato all’incirca tra il 1954 e il 1956. I ragazzi di quei tempi, quando sentivamo parlare di televisione o di immagini che sarebbero apparse dentro la nostra casa, stentavamo quasi a crederlo ma alla fine siamo stati i testimoni diretti del grande cambiamento che l’Italia stava attraversando.

 

Spesso si vedevano assembramenti di persone a guardare la televisione davanti ai rivenditori di apparecchi TV, come succedeva spesso a Ribera, davanti al negozio del fratelli Quartararo.

Una immagine del Carosello, trasmissione molto popolare che, alle ore 20 e 30 mandava inonda alcuni spot pubblicitari, molto seguita soprattutto dai bambini.

Molte persone per vedere la televisione andavano nei bar,

portando con loro anche i figli.

 

Da contatti avuti con il Sig. Rosario Quartararo, apprendo che il primo in assoluto a Ribera a possedere un televisore

è stato il Sig. Francesco Avola, titolare di uno Studio fotografico posto nel Corso Umberto davanti alla Villa Comunale.

Alcune famiglie, anche potendoselo permettere, spesso evitavano l’acquisto dell’apparecchio televisivo, per il timore si diceva allora, di creare

"il cinema in casa" e di vedersi arrivare parenti e amici per assistere a qualche trasmissione …perdendo così la pace e la tranquillità !

 

I sessantenni di oggi ricorderanno sicuramente gli assembramenti che si formavano proprio davanti

al negozio dei fratelli Quartararo davanti alla Piazza Duomo, per ascoltare i dischi con le canzoni

del Festival di Sanremo ed anche le primissime trasmissioni televisive, molto seguite da grandi

e piccoli come: Telematch con Enzo Tortora e Silvio Noto, "Lascia o raddoppia" con Mike Bongiorno

o "Il musichiere" con Mario Riva.

 

Imperversava anche il sempre atteso "Carosello", che pur essendo un breve appuntamento serale che presentava

alcuni spot pubblicitari, calamitava si di sé l’attenzione di tutti i telespettatori.

 

A quei tempi, i giovani, per vedere i programmi più in voga andavamo in gran parte presso i bar più noti di Ribera come,

il Bar Vassallo, il Tre Stelle, il Mille Luci o nel locale sotterraneo del Chiosco Di Leo in Piazza Duomo.

Era richiesta solo una semplice consumazione di un cartoccio, una genovese, un cialdone o qualche bibita

e si poteva trascorrere una bella serata in compagnia degli amici, spendendo non più di 50 lire.

 

 

Solo con gli anni ’60, si può dire che la televisione è entrata di prepotenza in quasi tutte le famiglie ed oggi, in piena era tecnologica, non desta più alcuna meraviglia, se sono in molti ad avere in casa anche 4 o 5 televisori.

 

I

Non c’è alcun dubbio: oggi è molto meglio di ieri, ma permettetemi una personale considerazione.

Sarebbe stato possibile raggiungere il benessere di oggi, senza l’impegno e il lavoro preparatorio di ieri ?

Credo proprio di no, per cui prepariamoci ad un futuro ancora migliore, senza dimenticarci però, anche

con una dovuta e comprensibile nostalgia, del nostro non rimpianto, ma pur sempre glorioso passato.

 Il celebre conduttore Mario Riva, durante una

delle tante trasmissioni del Musichiere, un programma

molto popolare basato sulla conoscenza delle canzoni.

 

 

LA PREISTORIA DELLA TV

La tv ha una preistoria: in Italia come in gran parte del mondo i primi programmi tv rivolti al pubblico datano alla fine degli anni Trenta e furono interrotti a causa della guerra.
E' una vicenda in gran parte dimenticata. Una storia che Gregorio Paolini fa rivivere per la prima volta, venerdi' 28 dicembre alle 23,35 su Raitre, in un documentario dal titolo

LA PREISTORIA DELLA TV, attingendo a fonti finora inedite e alla testimonianza dei sopravvissuti, tra cui Lidia Pasqualini, l'annunciatrice della tv dell'Eiar nel 1939.


Storici della comunicazione, studiosi e protagonisti della tv del dopoguerra, tra cui Sergio Zavoli, Franco Monteleone, Nicoletta Orsomando e tanti altri raccontano per la prima volta il passaggio storico dai primi esperimenti durante il regime fascista alla costruzione della tv pubblica della giovane democrazia italiana, all'inizio degli anni '50 del secolo scorso.


La televisione non è nata nel 1954. Negli anni '20 l'inglese John Logie Baird sviluppa gli esperimenti di tv meccanica sulla base

del disco di Nipkov; all'inizio degli anni '30 le ricerche sulla tv elettronica si avvicinano alla soluzione; nel 1936 iniziano le trasmissioni televisive regolari della BBC, da Berlino va in onda la tv nazista, negli Stati Uniti la RCA di David Sarnoff è pronta

per trasmettere nelle grandi città dell'Est.


E in Italia? Sia pure con pochi mezzi anche l'Eiar, dopo i primi esperimenti diretti dal professor Alessandro Banfi, inizia a costruire

i suoi studi sperimentali a Torino, a Milano e a Roma: il regime, sull'esempio tedesco, comincia a interessarsi alla televisione.

Il 1939 è l'anno chiave. In Germania, Inghilterra, Francia, Giappone e Stati Uniti la televisione sta decollando.

 A Roma, dal piccolo studio al quarto piano di via Asiago i tecnici dell'Eiar trasmettono spettacoli comici e musicali che vengono

irradiati dal trasmettitore di Monte Mario.

Nei negozi del centro e al Villaggio Balneare al Circo Massimo i primi televisori funzionanti richiamano una folla di curiosi.

Un apparecchio televisivo viene montato a Palazzo Venezia, uno a Villa Torlonia, la residenza di Mussolini. A Torino e a Milano proseguono le sperimentazioni, da studi di fortuna approntati nelle immediate vicinanze dei trasmettitori.

E' un periodo di entusiasmo per i tecnici, di scetticismo e di incredulità per la gente dello spettacolo, di curiosità da parte del regime. Cosa sarebbe successo se fascismo e nazismo avessero potuto utilizzare estesamente, negli anni successivi, il potere della televisione? E' una domanda che non può avere risposta.
A fine maggio la tv italiana chiude: già l'anno precedente la guerra aveva determinato la sospensione delle trasmissioni televisive da Londra. Così avverrà in tutto il mondo. Tranne nella Germania nazista, dove ancora per qualche tempo gli studi televisivi verranno potenziati e destinati a programmi per le truppe.


Si riparlerà di televisione, in tutto il mondo, al termine dei terribili anni della guerra. Gli Stati Uniti, forti anche delle tecnologie sviluppate durante il conflitto, saranno i primi a costruire reti di emittenti diffuse in tutta la nazione.
In Italia l'Eiar diventa Rai, cambiano i dirigenti, e alla fine degli anni '40 si riaffaccia il progetto di una televisione nazionale.
Inizia il periodo pionieristico – forse oggi si può spendere l'aggettivo "eroico" - del dopoguerra, con le sperimentazioni di Milano

e Torino, i primi telegiornali e le Domeniche sportive.


Nasce l' ipotesi di una rete di ripetitori che risolva, senza affrontare subito gli enormi costi della posa di un cavo coassiale tra Roma e Milano, il problema di offrire una televisione nazionale. E il 3 gennaio del 1954 iniziano le trasmissioni regolari.

Ma qui inizia – ovviamente – un'altra storia.


Radiovisione, la preistoria della tv presenta, tra l'altro, le immagini della tv meccanica del 1933, recuperate digitalmente dallo studioso inglese Donald McLean dai dischi Phonovision; le immagini e le testimonianze della prima annunciatrice e del cameraman della "tv di Mussolini"; sequenze inedite della costruzione della rete televisiva della Rai e dei primissimi programmi sperimentali della tv del dopoguerra ritrovate da Rai Teche .

 

 

LA NASCITA DELLA TELEVISIONE


Un giorno dell'ottobre 1925, l'inventore scozzese John Logie Baird, coronò il sogno cui si dedicava da anni: trasmettere

le immagini a distanza, così come la radio e il telefono trasmettevano i suoni. Con un grande apparecchio, composto

da un disco che ruotava vorticosamente e da moltissime lampadine che illuminavano il set, riuscì a trasmettere nella stanza

a fianco per qualche secondo, il viso di un ragazzo che aveva accettato di sottoporsi al calore insopportabile di quell'oggetto.

La televisione era nata e utilizzava un sistema chiamato "a scansione meccanica"; in esso, l'analisi dell'immagine

da riprendere veniva effettuata con un sistema di ruote e ingranaggi.

I primi esperimenti negli U.S.A.

Un manifesto pubblicitario

Una delle primissime telecamere riprende una partita di calcio

 


Nel 1927 in America, anche un'equipe di ingegneri e tecnici dei Bell Telephone Laboratoires mise a punto per la AT&T

(American Telegraph and Telephone Company) un sistema televisivo a scansione meccanica. Il 7 aprile dello stesso anno, alcune immagini di

Herbert Hoover, segretario al commercio e futuro presidente degli Stati Uniti, vennero trasmesse via cavo telefonico da Washington a New York.

Il sistema era simile a quello creato in Europa da Baird ma con 50 righe di scansione anziché 30.
Nel 1928 Baird elaborò un primitivo sistema di trasmissione televisiva a colori e migliorò il suo sistema meccanico di ripresa, portando a 30 il numero di linee che componevano l'immagine e aumentandone la frequenza (oggi, in Europa, le linee sono 625 e la frequenza è di 25 fotogrammi al secondo).

Nel 1928 la General Electric creò vicino a New York la prima stazione TV sperimentale, si chiamava W2XCW ed utilizzava un sistema a scansione meccanica.

Nello stesso anno anche la NBC (National Broadcasting Company) aprì a New York una propria stazione sperimentale; per circa 10 giorni, durante le operazioni di messa a punto dell'impianto, venne trasmessa l'immagine di un pupazzo del gatto Felix che ruotava su di un piatto di fonografo.

Una persona non avrebbe potuto sopportare a lungo il calore delle lampade che illuminavano il set.
Nel 1929 in Inghilterra, la BBC mise a disposizione di Baird uno dei propri canali radio sulle onde medie, così che potesse compiere gli esperimenti

necessari al miglioramento della sua invenzione; contemporaneamente vennero posti in vendita i primi apparecchi riceventi, che lo scienziato scozzese chiamò "Televisor".  Nel 1929 in USA, gli stessi ingegneri dei Bell Telephone Laboratoires riuscirono a trasmettere, sempre da Washington a New York, un'immagine a colori di 50 linee.
Negli stessi anni in cui Baird sviluppava la sua televisione meccanica, altri pionieri, indipendentemente l'uno dall'altro, studiavano il modo per trasmettere immagini a distanza con un sistema completamente elettronico.
Nel 1923 un russo emigrato negli USA, Vladimir Zworykin, progettò il primo dispositivo elettronico per la ripresa delle immagini, che chiamò iconoscopio; alcuni mesi dopo presentò anche un tubo ricevente, il cinescopio.

Nel 1924 in Giappone, Kenjiro Takayanagi progettò un tubo elettronico per la ripresa di immagini ma non riuscì a costruirlo. L'anno seguente realizzò invece un dispositivo ricevente ad argon, che unito ad una trasmittente meccanica gli permise di realizzare il primo collegamento TV, con il quale riprodusse  una lettera dell'alfabeto giapponese.

Nel 1927, un altro grande pioniere della televisione, Philo T. Farnsworth, riuscì a trasmettere un'immagine televisiva con un proprio sistema elettronico. Nel 1929 realizzò una versione migliorata del suo progetto e divenne direttore delle ricerche elettroniche alla RCA.

La prima versione veramente soddisfacente dell'iconoscopio risale però al 1931.

Studi televisivi durante le prove di uno spettacolo.

Primi modelli di ricezione televisiva.

Nei primi anni del dopoguerra si inizia a pubblicizzare la televisione.


Nel 1930, insieme ai laboratori di ricerca Toshiba, Kenjiro Takayanagi costruì due tubi riceventi a vuoto spinto da 15 e 30 cm,

con cui ottenne immagini più nitide e brillanti di quelle del progetto del 1924.
A partire dal 1930 Philo T. Farnsworth si trasferì a Filadelfia, dove iniziò a lavorare per la Philco, fondando successivamente

la Farnsworth Radio and Television Corporation.

Nel 1932 la BBC iniziò in Inghilterra le prime trasmissioni televisive sperimentali regolari con il sistema di Baird,

la cui definizione era di 30 linee.
Nel 1934 Farnsworth dimostrò a Filadelfia, per la prima volta pubblicamente, il suo sistema TV, con grande successo.
Sempre nel 1934, la società inglese EMI realizzò un dispositivo di ripresa analogo all'iconoscopio, che venne chiamato Emitron.
Nello stesso anno la RCA iniziò una battaglia legale con la società di Farnsworth sostenendo che la priorità dell'invenzione della telecamera

elettronica era di Zworykin e del suo iconoscopio (poiché ne possedeva il brevetto); tuttavia perse la causa e dovette pagare a Farnsworth

i diritti per lo sfruttamento dell'invenzione.


Nel 1935 il governo inglese fissò il numero minimo di linee in 240, con 25 immagini al secondo.
Nel 1935 iniziarono anche in Germania le prime trasmissioni televisive regolari; le Olimpiadi di Berlino del 1936 vennero

riprese con una telecamera Telefunken che funzionava con un procedimento misto elettronico-meccanico: le immagini erano riprese con una cinepresa e memorizzate su di una pellicola cinematografica che veniva sviluppata in poco più di un minuto;

la pellicola era poi pronta per essere messa in onda e ricevuta con un sistema a tubo catodico. Questo metodo misto aveva dei vantaggi rispetto al primitivo sistema meccanico, infatti aveva una definizione pari a circa 180 linee.
Nel 1936 la BBC trasmetteva a settimane alterne sia con il sistema di Baird, che per raggiungere lo standard minimo richiesto aveva dovuto fare ricorso alla pellicola intermedia, sia con il sistema elettronico EMI Marconi, la cui definizione raggiungeva le 405 linee. Dopo tre soli mesi, all'inizio del 1937, il sistema di Baird venne abbandonato. Il maggio seguente, con l'incoronazione di re Giorgio VI in diretta TV, avvenne anche l'incoronazione del sistema di televisione elettronico.


Il 20 aprile del 1939 viene comunemente considerata la data ufficiale di nascita della televisione. David Sarnoff, presidente del consiglio di amministrazione della RCA, presentò infatti quel giorno in diretta televisiva, nell'ambito della Fiera Mondiale di New York, il Salone della Televisione, delineando lo sviluppo di questo nuovo mezzo di comunicazione. Il sistema adottato aveva una definizione di 441 linee, che vennero portate a 525 l'anno seguente quando il Comitato Nazionale per il Sistema Televisivo (NTSC) propose un sistema di TV in bianco e nero a 525 linee e 30 fotogrammi al secondo.  Nel 1939 la RCA presentò un nuovo tubo da ripresa, chiamato Ortichon, privo dell'ampolla che caratterizzava l'iconoscopio e senza i suoi difetti. Nel 1945 la RCA presentò una versione perfezionata dell'Ortichon, chiamata Ortichon ad immagine, che rese possibile il travolgente sviluppo della TV poiché poteva funzionare anche con bassi livelli di illuminazione.
Nel 1950, ancora la RCA, presentò un altro tubo da ripresa, caratterizzato da dimensioni contenute: il Vidicon. Esso consentì di realizzare telecamere portatili di "piccole dimensioni".  Al Vidicon seguirono negli anni '50 altri tipi di tubo: lo Staticon prodotto in Inghilterra e il Resistron in Germania.

 

Studi televisivi degli anni '50

 

Negli Stati Uniti, nel 1950, una nuova commissione per lo sviluppo del sistema televisivo iniziò a studiare le caratteristiche necessarie per la trasmissione di segnali a colori e nel 1953 propose un sistema compatibile con lo standard in bianco e nero già in uso; questo nuovo standard venne accettato dalla Commissione Federale per le Telecomunicazioni (FCC) ed è quello tuttora utilizzato negli USA. Le trasmissioni a colori in standard NTSC iniziarono in USA nel 1954, i primi TV color apparvero nei negozi a partire dal 1956 ed erano assai costosi, un vero bene di lusso.
Nel 1957 Philips propone il Plumbicon che resterà, con i suoi perfezionamenti, fino alla fine dell'era a vuoto il tubo da ripresa di qualità broadcast (la migliore possibile) per eccellenza.Nel 1959 Henri de France sviluppò in Francia un sistema televisivo a colori alternativo e incompatibile con l'NTSC, che venne chiamato Secam (Séquence de couleurs avec mémoire).
Nel 1961 A. Bruck presentò in Germania il PAL  (Phase Alteration Line), sistema di TV a colori incompatibile sia con l'NTSC americano sia con il Secam francese. Nel 1967 la Francia adottò ufficialmente il Secam; nello stesso anno la Germania scelse il PAL e l'Inghilterra la seguì. L'Italia adotterà anch'essa il PAL ma dieci anni dopo, nel 1977.


Nel 1969, F. Sangster e K. Teer proposero per la prima volta la tecnologia "solid state" dei dispositivi a trasferimento di carica (detti anche Bucket Brigade Devices) per la ripresa di immagini televisive, al posto del tradizionale tubo a vuoto. Durante gli anni '70 Hitachi presenta il Saticon, tubo da ripresa caratterizzato da dimensioni ridotte, grande sensibilità e bassa persistenza delle immagini (il classico "effetto cometa" che affliggeva tutte le telecamere fino a dieci anni or sono). Alla fine degli anni '70, M. Boyle e G. Smith dei Laboratori Bell, presentarono lo sviluppo della tecnica dei dispositivi a trasferimento di carica, proponendo i primi Charge Coupled Devices realizzati industrialmente. 
Nel 1983 Sony propose il primo camcorder amatoriale (il Betamovie, in standard Betamax) equipaggiato con un sensore CCD a filtri cromatici per la ripresa a colori. A partire dal 1983, i tubi a vuoto per la ripresa di immagini TV sono via via sostituiti, anche nelle telecamere broadcast, dai moderni e più efficienti sensori CCD.

 

 

1954:  Nasce la televisione italiana

....in bianco e nero e con un solo canale

 

Il 3 gennaio 1954 nasce la televisione in Italia: la programmazione di quell’anno segna in modo definitivo tutta la TV degli anni che verranno, quando la programmazione sarà interpretata come palinsesto, cioè la scansione quotidiana del susseguirsi dei programmi nelle diverse reti. Quella televisione, attuale ancora oggi, era però tecnologicamente impensabile rispetto ad ora.

 

Alla fine del 54 la Rai trasmette uno speciale sul "dietro le quinte della TV", per celebrare il suo primo anno: è un documento inedito (cioè mai ritrasmesso da allora), ritrovato nella nostra videoteca.

 

Il frammento fruibile in realmedia spiega i trucchi della prima Tv in Italia. Il lavoro di recupero in corso da parte delle teche Rai è partito proprio dai filmati della televisione degli anni ’50, una gran parte dei quali sono stati rintracciati nella videoteca di Milano.

 

 Purtroppo per quel periodo sono numerosi i pezzi scomparsi e quindi non più recuperabili, tenendo conto anche del fatto che tutto veniva trasmesso in diretta e fino al 1958 non esisteva neppure il vidigrafo per le registrazioni.

 

La ricostruzione del catalogo anagrafico di tutto il trasmesso della Rai sta avvenendo attraverso il recupero delle cosiddette schede di messa in onda, spesso foglietti scritti a mano, che sono l’unica traccia, insieme con il Radiocorriere, per riscrivere la storia della produzione televisiva.

 

Il presentatore Enzo Tortora con la cantante Gigliola Cinquetti, durante una puntata del suo prestigioso programma "Portobello".

 

Una immagine del noto programma di Mario Riva

"Il Musichiere".

Uno dei primi numeri del settimanale "Sorrisi e Canzoni", da sempre dedicato agli avvenimenti radio-televisivi italiani.

 

E’ più frequente trovare le pellicole in buono stato di conservazione rispetto ai vecchi supporti magnetici (nastri da un pollice, due pollici e tre quarti di pollice) che nella maggior parte dei casi hanno perduto ossido e sono solo parzialmente utilizzabili. Questa attività di riversamento in beta analogico e in digitale è attualmente in corso a Roma, Milano e Torino.

 

PERSONAGGI TELEVISIVI CHE HANNO DIVERTITO

IL MONDO FANCIULLESCO...ED ANCHE I GRANDI  !

 

CALIMERO...il pulcino tutto nero.

 

HEIDI uno dei cartoni animati più amati dai bambini.

Il cavallino MICHELINO che riproduceva

le fattezze del presentatore Mike Bongiorno e veniva

regalato a tutti i concorrenti di "Rischiatutto".

 

IL MUSICHIERE

REMI un lungometraggio animato che ha riscosso

enorme successo sia nel mondo dell'infanzia

che in quello degli adulti.

TITTI

LASCIA O RADDOPPIA

La nascita della Tv e l’avvento di Mike Bongiorno

 

1 gennaio 1954: nasce la Televisione Italiana nella quasi indifferenza totale.

19 novembre 1955: nasce “Lascia o raddoppia?” con una semplice puntata "esplicativa". Il 26 novembre inizia ufficialmente il successo. 

La Televisione Italiana nasce ufficialmente nel 1954 dopo diversi anni di “esperimenti” fatti nei centri di Milano, Roma e Torino dove la neonata Rai stava sperimentando i sistemi di trasmissione.

 

Tanti sono stati i volti poi diventati noti ad essere le “cavie” degli esperimenti, e provenivano soprattutto dalla radio; alcuni nomi su tutti: Nunzio Filogamo, Raimondo Vianello e Corrado. Ma, dagli Stati Uniti, arrivava un giovanotto italo- americano di belle speranze, che aveva vissuto l’esperienza della Guerra e che era tornato in America per raccontare il periodo di prigionia italiana e lavorare per la radio: si chiama Mike Bongiorno, ha poco più di 30 anni e inizia anche lui a collaborare per la nascita della Tv, fino a diventare il protagonista della prima trasmissione ufficiale della Televisione Italiana, Arrivi e partenze”.

 

Ma decide fin da subito che è il quiz il suo mestiere: negli Stati Uniti va in onda un gioco, “The $ 64.000 question”, “La domanda da 64.000 dollari” e viene deciso che questo gioco deve essere trasmesso anche in Italia: il nome sarà “Lascia o raddoppia?”

e i concorrenti dovranno rispondere in 60 secondi di tempo a delle domande su materie di loro competenza che però non abbiano

a che fare con il loro mestiere.

 

Per ogni risposta esatta il montepremi aumentava: se la prima domanda valeva 2.500 lire, l’ultima domanda valeva ben 5.120.000 lire, che all’epoca era moltissimo, cifra paragonabile ad alcune centinaia di milioni di lire di oggi. Il percorso era abbastanza semplice: dalla prima domanda di 2.500 lire si avanza, raddoppiando il premio, fino alla domanda da 40.000 lire che dava diritto al primo gettone d’oro; dopodiché si procedeva per altre 3 domande fino ad arrivare alla somma di 320.000 lire; le altre domande singole, che dalla cifra di 640.000 lire portavano agli ambiti 5 milioni avvenivano nella famosa cabina, ancora oggi non passata di moda.

 

Le domande in cabina avevano cadenza settimanale e i concorrenti avevano il dubbio se lasciare, cioè conquistare la cifra vinta e non rispondere ad altre domande,

o se raddoppiare, cioè proseguire nel percorso con la possibilità, in caso di risposta sbagliata, di perdere tutto e aggiudicarsi una Fiat 600.

 

Protagonista anche di film questo quiz di successo: “Totò lascia o raddoppia?” è del 1956 e vede lo squattrinato e simpaticissimo Duca Gagliardo della Forcoletta, interpretato da Totò, tentare la scalata ai 5 milioni per comprare un bar alla figlia, di cui aveva saputo da poco la paternità, rispondendo a domande di Ippica. La sua simpatia ne fece un personaggio popolarissimo, al punto da rischiare la sua stessa vita se avesse deciso di lasciare o raddoppiare; un altro film in cui compare il programma è “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola del 1974.

 

“Lascia o raddoppia?” chiuse nel 1959, segnando però definitivamente la vita televisiva italiana.

Nel 1979, per celebrare i 25 anni dalla nascita della trasmissione, la Rai realizza il remake di “Lascia o raddoppia?”, affidandone sempre la conduzione a Mike Bongiorno e come valletta fu scelta Patricia Buffon, figlia di Lorenzo Buffon e Edy Campagnoli.

 

Numerose erano le varianti rispetto all’originale di 25 anni prima: innanzitutto lo studio avveniristico realizzato in Corso Sempione anziché alla Fiera e tante novità tecnologiche:  uno schermo grandissimo, il “chroma Key” nato assieme al colore che permetteva allo spettatore da casa di vedere un filmato sul suo televisore ma non al pubblico e ai concorrenti nello studio che dovevano vederlo su un monitor; l’omino della sigla di testa abbandona il bianco e nero e diventa un cartone animato che balla nella sigla di testa su un boogie – woogie; il cronometro che non è più l’orologio con la lancetta ma un orologio elettrico e il montepremi: si comincia da 75.000 lire per arrivare al tetto massimo di 20 milioni. Infine la cabina che ha le sembianze di una capsula spaziale.

 

Il remake non andò benissimo: venne relegato al 10° posto delle trasmissioni più seguite con 18.100.000 spettatori.

Nel 1989, con Mike Bongiorno ormai caposaldo della televisione commerciale, la Rai realizza un altro “Lascia o raddoppia?” mettendolo

il giovedì sera proprio contro Mike, che conduceva su Canale 5 il celeberrimo “TeleMike”. Conduttori di questo ennesimo remake furono

Bruno Gambarotta, che doveva fare i conti con la pesante eredità di Mike, Lando Buzzanca per la parte dedicata al varietà e Johara

(poi scomparsa dal piccolo schermo) che si esibiva in balletti e canzoni. Premio massimo  300 milioni. I risultati furono modesti.

 

 

FOTO GALLERY

Raccolta di immagini televisive tratte dall'opuscolo "50 ANNI di TV" edito dal settimanale "Sorrisi e Canzoni" nel 2004

 

 

Una foto storica:

E' il 3 gennaio 1954, primo giorno di vita della televisione italiana.

Mike Bongiorno a destra con i componenti

del famoso Quartetto Cetra.

Il cantante presentatore Jonny Dorelli, tra le gemelle

ballerine Alice ed Hellen Kessler.

Uno dei primi presentatori televisivi è stato Corrado Mantoni.

 

La cantante Mina (all'anagrafe Mina Anna Mazzini)

 

Alcune famose presentatrici, chiamate "le signorine buonasera".

 

Tre celebri presentatrici che sono state tra le prime a lavorare in TV.

Nicoletta Orsomando, Marisa Borroni e Maria Teresa Ruta.

 

VARI PERSONAGGI DEL MONDO TELEVISIVO:

Dall'alto a sinistra: Alberto Talegalli (nelle vesti del Sor Clemente), il  Professore Alessandro Cutolo, Padre Mariano (prima star di programmi religiosi), Domenico Modugno "Mister Volare", Marcello Marchesi (il papà di Striscia la notizia), Antonio Ricci, Nino Frassica, Massimo D'Apporto e Giuliano Ferrara.

 

In alto a sinistra uno spot pubblicitario con Cesare Polacco (col cappello), il famoso ispettore della brillantina Linetti. A destra il comico Carlo D'Apporto nei panni di Agostino, uno dei personaggi  più noti e simpatici di Carosello.  In piccolo da sinistra: Federico Fazzuoli, Maurizio Costanzo, Ernesto Calindri, Marino Bartoletti e Alberto Castagna.

 

La presentatrice Anna Maria Gambineri, all'uscita

degli studi della RAI nel 1957, dove lavorava come

annunciatrice part-time (pomeriggio e sera).

 

 

 

 

1957. Telespettatori assistono al Festival di Sanremo dentro un circoli.

Allora esisteva un solo canale della RAI.

 

Foto storica: Siamo nel 1951 e ancora il Festival di San Remo non ha la televisione ma viene

trasmesso solo via radio. Nella foto Nilla Pizzi, la vincitrice, esegue la sua canzone "Grazie dei fiori" accompagnata dall'orchestra diretta dal maestro Cinico Angelini (a destra).

 

 

Il "mitico molleggiato" Adriano Celentano che ha debuttato

come cantante nel 1956..

 

La famosa coppia  Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi in una

delle loro numerose scenette comiche.

 

La  "WANDISSIMA", Wanda Osiris, una prima donna del teatro di varietà che ha

imperversato dagli anni '20 agli anni '60, lavorando con attori del calibro di: Carlo D'Apporto,

Erminio Macario, Raimondo Vianello e persino con Raffaella Carrà e Mina.

 

Il presentatore Enzo Tortora con il suo celebre pappagallo Portobello.

 

 

 

La tv a colori in Italia

 

La cosiddetta "paleotelevisione" degli anni '50 e '60 ha lasciato molti piacevoli ricordi, non solo per la straordinaria qualià dei suoi programmi ma anche per lo spirito di pionieristica sperimentazione, proiettato verso il futuro nonostante la sostanziale povertà dei mezzi. Qualcosa di simile si ebbe anche negli anni '70, quando la televisione, ormai assurta al ruolo di nuovo focolare domestico, fece lo storico passaggio dalle nebbie catodiche del bianco e nero al gioioso e assai pù realistico colore, in vigore negli Stati Uniti fin dal 1954.

 

Si incominci a parlare di televisione a colori nel 1961, anno di nascita del Secondo Programma, poi nel 1967 allorquando la Gran Bretagna incominci a trasmettere col sistema PAL. Parve poi certo che l'anno fatidico per l'Italia sarebbe stato il 1970, tanto che la RAI incominci le sue prime prove tecniche trasmettendo al mattino una serie di immagini statiche a colori, con commenti musicali quali il "Valzer dei fiori" di Tchaikovskij. Purtroppo, un'interrogazione sollevata dall'onorevole repubblicano Ugo La Malfa desta il fondato timore che gli italiani si sarebbero indebitati fino all'osso per acquistare gli allora costosissimi televisori a colori. Si ritenne opportuno attendere tempi migliori e l'occasione propizia fu offerta dai Giochi Olimpici di Monaco 1972, trasmessi a giorni alterni col sistema tedesco PAL e con quello francese SECAM. Nelle principali citt italiane non furono pochi i negozi che esposero nelle loro vetrine modernissimi televisori a colori, con l'uno o con l'altro sistema data la reciproca incompatibilità.

 

Fu così che, quasi vent'anni dopo i gloriosi tempi di "Lascia o raddoppia?", si rividero nuovamente folti capannelli di persone radunate attorno ad uno schermo televisivo. Tuttavia, contrariamente alle attese, la maggior parte della gente smorza quasi subito i suoi primi entusiasmi. I televisori di allora, ancora imperfetti ed anche mal regolati dagli inesperti negozianti, offrivano tinte eccessivamente forti o sgradevolmente sbiadite, lasciando pertanto al vecchio televisore in bianco e nero il momentaneo gradimento del pubblico. E' di quel periodo il primo annuncio a colori della nostra Televisione di Stato. La prescelta fu Rosanna Vaudetti, da allora ribattezzata "l'annunciatrice tutta d'oro" per la sua telegenìa e l'impeccabile professionalità. L'immagine di accoglimento al Forum di Pagine 70 ritrae la brava Rosanna proprio in occasione di un annuncio fatto in quel leggendario periodo ormai entrato nella memoria collettiva. Sempre nel 1972 venne fatta l'ipotesi di un sistema di televisione a colori tutto italiano, l'ISA, concepito dalla torinese Indesit. Il progetto ISA suscita grande interesse ma non fu accettato dal Governo italiano a causa della sua non conformità con i sistemi europei esistenti.

Nell'estate del 1974 il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ufficializza il sistema che sarebbe stato adottato per le trasmissioni a colori in Italia: il PAL, progettato dall'AEG Telefunken e adottato con successo in Germania e nei Paesi anglosassoni. Il momento è fatidico: siamo nell'agosto del 1975 e la RAI incomincia finalmente le sue regolari prove tecniche di trasmissione a colori, con una speciale programmazione irradiata due volte al giorno nelle fasce orarie 10-11 e 15-16, sul Nazionale al mattino e sul Secondo Programma al pomeriggio, fino alla tarda estate del 1981. Quasi senza volerlo, le "Prove tecniche di trasmissione" sono diventate parte della storia della nostra televisione; sembra anzi incredibile che un tale programma, ideato per pure ragioni sperimentali e con quell'inquietante voce femminile fuori campo che ripeteva ad intervalli regolari "Prove tecniche di trasmissione", abbia potuto riscuotere un così grande successo, soprattutto presso chi allora era ragazzo.

 

La struttura di queste prove era cos articolata: dopo alcuni minuti di video a strisce colorate e di audio con il sibilo a frequenza costante, incominciava la prima parte, consistente in una sequenza di immagini statiche riesumate dalle prime prove effettuate ad inizio Decennio. Sulle calde note della "Sonata per archi n. 3 in Do maggiore" di Gioacchino Rossini, le immagini erano le seguenti: - elegante ragazza bionda in una cucina anni '60; - bambino fra i giocattoli, con in testa un copricapo da pellerossa; - fiori di anthurium, uno rosso e l'altro verde; - signora dai capelli scuri intenta a truccarsi, con rossetto e spruzzatore del profumo in bella evidenza; - ragazza con racchetta e pallina, viste attraverso la rete di un campo da tennis. Conclusa la prima parte, seguivano alcuni minuti del nuovo monoscopio a colori Philips PM5544, già in uso presso Tele Montecarlo che allora trasmetteva in SECAM. Incominciava così la seconda parte, costituita da una sequenza di filmati: - signora che ritorna dalla spesa e prepara da mangiare, in una piacevole atmosfera casalinga accompagnata da una musica raffinata e distensiva; - studio di pittori alle prese con varie tecniche: acquerello, olio, collage, carboncino ecc.

Commento musicale d'eccezione: Adagio dal "Concerto in Re minore per oboe e orchestra op. 9 n. 2" di Tomaso Albinoni; - rappresentante di stoffe che mostra a due bellissime ragazze, una dai lunghi capelli biondi, l'altra dai lineamenti orientali e con

un'acconciatura a caschetto, un ricco campionario di scampoli in raso. Anche in questo caso, un commento musicale di rara bellezza:

il "Notturno in Mi bemolle maggiore op. 9 n. 2" di Fryderyk Chopin; - la stessa ragazza orientale mentre passeggia in un giardino

di Roma, ammirandone i policromi fiori. Colonna sonora, il commovente dialogo tra corno inglese e flauto traverso, tratto dall'Ouverture

del "Guglielmo Tell" di Gioacchino Rossini; - scena al giardino zoologico di Roma, sulle note dell'Ouverture de "La gazza ladra"

di Gioacchino Rossini. Dopo un altro breve intermezzo col monoscopio Philips, la terza parte concludeva le prove tecniche, ripetendo

le stesse immagini della prima ma col sottofondo di trionfanti musiche del periodo barocco.

 

A partire da chi scrive, non furono pochi coloro che all'epoca seguivano quotidianamente le prove tecniche di trasmissione, arrivando in certi casi a vederle per ben due volte al giorno e registrandone su nastro la gradevolissima colonna sonora. Il desiderio sempre pi forte del colore, il senso di un imminente futuro ad alta tecnologia, la bellezza della musiche, la delicatezza delle scene proposte, i particolari con maggiore effetto cromatico sapientemente evidenziati dalle riprese, il continuo esercizio della fantasia da parte dei numerosi spettatori che ancora possedevano il televisore in bianco e nero, possono spiegare perchè queste prove tecniche risultassero tanto gradite.  Sulla scia di questo ottimismo, a partire dall'estate del 1976 la RAI incominci ad irradiare numerosi programmi a colori: le Olimpiadi di Montreal e soprattutto "I quaderni neri del TG2", primo programma RAI a ricevere l'autorizzazione ministeriale ad essere trasmesso "parzialmente a colori", ossia con riprese a colori in studio e filmati storici in bianco e nero.

Per tutta la durata del 1976 e parte dell'inizio del 1977, le annunciatrici ci dicevano che "...la RAI è stata autorizzata a trasmettere il programma anche a colori..." e non vi è dubbio che la cosa stuzzicasse alquanto la sensibilità, se non l'invidia, di chi ancora non era dotato di un televisore idoneo. Finalmente, proprio nel periodo natalizio, l'allora ministro delle Poste e Telecomunicazioni Vittorino Colombo comunica al termine delle edizioni serali del TG1 e del TG2 che il 1977 avrebbe decretato

la nascita ufficiale della televisione a colori in Italia, passo indispensabile per consentire alla RAI di stare allo stesso livello delle principali emittenti europee.

Data stabilita: martedì 1° febbraio. Giunse il tanto atteso giorno, celebrato da Corrado nella sigla d'apertura di "Domenica In" e da quel momento la nostra televisione incomincia a svecchiare la sua immagine, introducendo via via la lieta nota del colore tanto atteso dopo le innumerevoli pastoie burocratiche del passato.

 

Le gloriose sigle di inizio e fine trasmissioni, soppresse nel 1982, furono colorate in azzurro, così come il vecchio Segnale Orario delle ore 20. Anche le italiche vedute dell'Intervallo ricevettero una nota di vivo colore, prima di scomparire anch'esse nel cassetto dei ricordi. Il vecchio monoscopio RCA in bianco e nero sparisce

definitivamente e poco per volta il colore si estese anche alle pubblicità (dal gennaio 1978) e a tutti gli altri programmi, da quelli di intrattenimento agli sceneggiati, dall'attualità ai film. Grandi fruitori del colore furono naturalmente gli spettacoli di rivista e le trasmissioni sportive, come ad esempio "90° minuto" che andrà in onda

per lungo tempo parzialmente a colori a seconda che la sede RAI collegata fosse attrezzata adeguatamente oppure no.

 

Resta, di allora, il tenero ricordo di una certa ingenuità, ma anche di tanta serietà professionale, caratteristiche che il delicato color pastello dei primordi della televisione a colori, ricco di distensive sfumature grigio-azzurre o di soffusi beige e crema, rende ancora più care se facciamo un qualsivoglia paragone con la moderna televisione, perfetta nel suo aspetto esteriore, magniloquente nel suo colore di smalto, proiettata verso tecnologie sempre più sofisticate ma deprimente nel suo stile urlato e spesso oltre ogni regola del galateo e del vivere civile.

(Articolo di Sergio Mannu )

Il popolare e simpatico pupazzo televisivo Topo Gigio vi saluta...

...sperando che questo capitolo, dedicato all'avvento della televisione in Italia

abbia trovato il vostro gradimento. Grazie    (G.N.C.)

 

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