Il Panorama

LA STORIA DI RIBERA

 

a cura di Giuseppe Nicola Ciliberto

 

Pagina in fase di rielaborazione

 

 

    

 

 

LO STEMMA DI RIBERA

Nella versione originaria in bianco e nero e in una variante

dipinta a colori da Giuseppe Nicola Ciliberto

 

 

 

    

 

 

 

 

NOTIZIE SULLA RIBERA DELL’800

 

(Tratte da “Monografia su Ribera – Un manoscritto del 1894”, 

di Giuseppe Salerno,

trascritto, annotato e integrato da Raimondo Lentini.

Considerato che il sito si è limitato  ad inserire solo alcuni stralci,

per  maggiori dettagliate notizie, approfondimenti, informazioni

e cenni, storici, che trovano riferimento in un apposita bibliografia,

si consiglia di consultare  direttamente i libri dello storico locale Raimondo Lentini,

reperibili  presso la Biblioteca Comunale di Ribera )

 

 

    

 

 

    

 

 

    

 

    

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

BELLA RIBERA, TU M’INNAMORI, MA...

 

Così scriveva a metà dell’’800 Vincenzo Navarro,

ma denunciava anche le "fetide vaste risiere".

(Giuseppe Nicola Ciliberto) 

 

 

 

Una cittadina che, comunque, vuole andare avanti, che non vuole essere passiva, che non vuole rassegnarsi ad un progresso lento che non riesce a decollare definitivamente.

Occorre valorizzare ciò che si ha e creare ciò che non si ha, sfruttando ed integrando al meglio quello che altri magari ci invidiano.

Non solo di arance però, deve vivere Ribera, anche se uniche, ma che rischiano spesso di rimanere sconosciute al resto del mondo, se non vengono addirittura schiacciate sotto impietosi trattori per mancanza di mercato.

Le intelligenze di sicuro non mancano, ma sono necessari gli sforzi di tutti, con in prima linea gli amministratori che si alternano alla guida della città.

Il futuro non può ignorare il Turismo, che è una via che si può senz'altro intraprendere, sfruttando sia i pochi ma significativi monumenti, che i siti archeologici, di notevole interesse artistico, oltre alle bellezze naturali quali possono essere i meravigliosi agrumeti, i frutteti, i boschi attrezzati e le limpide acque delle nostre incontaminate spiagge.

Il massiccio flusso turistico che ci passa sotto gli occhi e che fa capo ad Agrigento, Eraclea Minoa, Sciacca e Selinunte, non chiederebbe nulla di meglio che essere dirottato verso di noi, per una magica escursione agri-turistica, tra innumerevoli percorsi, che si potrebbero creare nel territorio, toccando arte, storia e natura, misti , perché nò ? ad una succulenta spremuta d’arancia o ad una inimmaginabile "mangiata di ricotta e tuma" presso " la mànnara" di qualche pastore locale.

Chi andrà ad amministrare la nostra città, non può che mettere in programma la necessaria e non più rinviabile risoluzione di annosi problemi, come la riapertura di una Casa Anziani, da tempo completata e miseramente abbandonata a se stessa, il completamento del Teatro, la funzionalità di Stadi e Palestre, per un rilancio dello sport, la realizzazione di un porticciolo a Seccagrande e tanto altro ancora.

Sarebbe anche auspicabile l’apertura definitiva e permanente, in una sede più adeguata e funzionale, del Museo etnoantropologico, di cui si parla da anni, ma che non si riesce ancora ad attuare.

Si potrebbero esporre al pubblico i numerosi reperti archeologici ritrovati nelle nostre zone, sia quelli terrestri che quelli trovati nel nostro mare. Ed oggi non sappiamo più nulla di quella famosa balena "Corvina" che, venuta a morire nelle nostre spiagge, non si sa verso quali lidi sia andata ad approdare ed in quale museo è esposto il suo imponente scheletro.

Anche le nostre Feste popolari, le Tradizioni, le iniziative culturali a vario livello, se, opportunamente pubblicizzate, potrebbero essere valorizzate per diventare un veicolo di flussi turistici, che darebbero a Ribera un sicuro ritorno economico.

Sappiamo anche che l’Italia è il paese delle Sagre, che pubblicizzano i più svariati prodotti come: il carciofo, il pesce, le castagne, le pesche, i tartufi, le mele, le noccioline, l’aglio, le cipolle, le zucche, la ricotta....e chi più ne ha più ne metta. Pertanto è assurdo che Ribera, che da oltre 60 anni produce le più belle arance d’Italia, non abbia la sua Sagra o se l’ha avuta, miseramente l’ha lasciata scomparire. Sicuramente, lavorando bene, senza fretta, ma costantemente e con il massimo impegno e diligenza, i frutti prima o poi arriveranno e non potranno che essere succosi e ricchi, portando sicuramente un maggiore benessere economico e sociale.

Non si pretende certamente di creare dei "business", come sanno fare gli americani con "Disneyland", i francesi con "Euro Disney" e come altri in Italia, che hanno creato turismo dal nulla, come "La città di Pinocchio", "L’Italia in miniatura", "Gardaland"  e numerosi  AcquaPark,  Zoo e Giardini botanici.

 

Il suggerimento più forte e concreto che faccio e credo, tutti i riberesi farebbero, non può essere che quello di ritornare ad organizzare la "Sagra dell’arancia" , abbinando anche "l’Agricoltura, l’Artigianato e soprattutto il Turismo" e caratterizzarli sempre più e sempre meglio, riprendendo la realizzazione di quei monumenti ed opere d’arte "all’arancia", molto suggestivi ed attraenti, già sperimentati con enorme successo.

A Ribera occorre qualcosa di unico, e questa sarebbe un’idea unica; i monumenti all’arancia costituirebbero davvero una esclusiva, in tutta la Sicilia e potrebbero a breve tempo diventarlo per tutta la Nazione. Ci vuole solo impegno, costanza e continuità come, ad esempio hanno fatto altri con "La Sagra del Mandorlo in fiore" di Agrigento, "Il Carnevale" di Sciacca, "Gli Archi di Pasqua" di S. Biagio Platani ed anche "Il Presepe vivente" di Caltabellotta, diventati ormai appuntamenti fissi e imperdibili, ricchi di fascino e spettacolarità.

La "Sagra dell’Arancia", per Ribera, che sui cartelli stradali viene presentata appunto,  come la Città delle Arance,  a parere del sottoscritto, è una occasione unica, una scelta quasi obbligata, che non doveva essere interrotta e, pertanto, dovrebbe essere subito ripresa e istituzionalizzata, facendola tornale al successo degli anni passati.

A Ribera si sà, anche se tanto si è fatto in anni più o meno recenti, quasi sempre ogni iniziativa, anche lodevole è sempre caduta nel dimenticatoio. Sembra che nel nostro paese, ogni cosa si fa solo per il gusto e il capriccio dell’amministratore di turno, per poi essere totalmente ignorata da chi viene dopo.

Ed esempi di Fiere, Feste, Rassegne, Iniziative culturali varie ed anche sportive da tempo scomparse, ce ne sarebbero a decine, ma non li voglio ricordare nel dettaglio, perché tante di queste "meteore" ce le ricordiamo molto bene, e spesso, qualcuna la rimpiangiamo.

Naturalmente si deve fare ciò che è possibile, e qualcosa sicuramente si potrebbe fare, affinchè una valvola di sfogo, creata da un turismo di massa, possa incrementare di più anche le produzioni agricole e facilitare la commercializzazione dei nostri pregiati prodotti, oltre che creare nuove fonti di occupazione.

Tra il "dire e il fare", si dice, che c’è di mezzo il mare, ma sappiamo che i riberesi vogliono, che il loro paese cresca, che sia ancora additato in tutto il circondario, come quello trainante e dal quale prendere esempio e per questo, non è più tempo di "fare poesia" ed agire seriamente.

Anche dei piccoli passi o dei segni tangibili in questa direzione, potranno mettere in luce all’occhio degli stessi riberesi e naturalmente anche degli eventuali turisti, qualcosa di nuovo e di diverso, di cui oggi ha tanto bisogno la nostra tanto bistrattata, ma sempre cara e BELLA RIBERA…..

 

 

Il Castello di Poggiodiana

 

 

 

 

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