LA FESTA DEL SS. CROCIFISSO

 

 

di RIBERA

 

 

(Sezione a cura di Giuseppe Nicola Ciliberto)

 

 

RIBERA: Dal 3 al 6 Maggio 2016

Programma - Notizie, Tradizioni e Foto

 

LE Foto di "LA SCINNUTA DI LA CRUCI"

(Si ringrazia la Sig.ra Antonina D. che ha fornito le foto della cerimonia religiosa)

g.n.c.

 

                   

 

 

                   

 

 

 

 

                   

 

 

 

 

 

 

NOTIZIE SUL SS. CROCIFISSO DI RIBERA

Tra Storia e Tradizione

 

Dal 1994 la festività del SS.Crocifisso, che si svolge a Ribera nei primi giorni del mese di maggio, grazie al prodigarsi di alcuni membri del Comitato, ha assunto una veste molto rinnovata rispetto al passato. Infatti, oltre alle tradizionali funzioni religiose in Chiesa, la processione della Vara nell'ultimo giorno di festa, le varie attività collaterali, come, l'illuminazione del Corso principale e della Chiesa del Rosario, la banda, i fuochi artificiali, simili in tutto e per tutto alle altre feste religiose, la Festa è stata caratterizzata dal gemellaggio con Comitati dei paesi vicini.

Inoltre, hanno contribuito al rilancio della festa: la diffusione tra i fedeli, di litografie, pubblicazioni, una Via Crucis in ceramica ed una riproduzione in bronzo del SS, Crocifisso, posta nella Piazza Sant'Antonino.

Tali opere, realizzate da artisti e scrittori, sia di Ribera che di altri comuni, alcune a titolo gratuito, altre dietro compenso, sono state largamente apprezzate, oltre che dalla cittadinanza intera, anche dalle più alte autorità religiose della provincia.

Racconta una antica leggenda che l'attuale Crocifisso di Ribera che in quell'epoca si trovava dentro alla Chiesa del Rosario, sia stato trovato nel quartiere di Sant'Antonino, dentro ad un cortile detto

"lu firriatu" e portato nel Duomo ove gli è stato eretto un apposito altare. Si dice, che quando ogni anno il simulacro veniva portato in processione, si verificava un fatto strano ed inspiegabile: infatti arrivando davanti al predetto cortile, i portatori non riuscivano più ad andare avanti poiché la Vara con il Crocifisso si appesantiva inverosimilmente. Il popolo interpretò tale prodigio, come una volontà di Gesù a che si erigesse un'altra Chiesa in quel luogo, ma quando successivamente, al costato dell'immagine è stato apposto un ex-voto d'argento, il fatto non si è più ripetuto e quindi la Chiesa non è stata eretta.

Si racconta ancora che nei primi anni del secolo avvenne a Ribera un fatto miracoloso attribuito al SS. Crocifisso.

Durante una grave siccità che rischiava di far morire l'agricoltura, la sacra statua venne condotta nella vicina Seccagrande, posta sopra di una grande pietra, ancora oggi chiamata "la rocca di lu Signuri" e lì per alcuni giorni i fedeli hanno pregato con grande fervore invocando la pioggia.

Poco dopo è arrivato un acquazzone molto provvidenziale e abbondante che ha determinato eccezionali raccolti.

Alcuni devoti del SS.Crocifisso, in quegli anni, per una grazia ricevuta, giravano a piedi scalzi per le vie del paese, chiedendo l'elemosina al grido di "Stinniti li manuzzi o divò" (Stendete le mani o devoti) e con le somme raccolte si compravano ceri da portare in Chiesa.

 

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LA FESTA DEL CROCIFISSO

E DELL'INVENZIONE DELLA CROCE

 (Dal libro di Raimondo Lentini ed Enzo Minio - Ediz. 1993)

 

Come è noto anticamente la festa del Crocifisso si svolgeva il primo venerdì dopo la Pasqua, mentre il 3 maggio ricorreva la festa dell'Invenzione (ossia del ritrovamento) della Croce. La prima notizia della solennizzazione della festività del Crocifisso a Ribera ci perviene da un atto notarile del 13 aprile 1689.

In questo documento, rogato dal notaio Tabone a Sant'Anna (oggi di Caltabellotta), i Giurati di Ribera dichiaravano di aver ricevuto il simulacro del Cristo in croce della chiesa di S. Maria di Montevergine dai Giurati di Sant'Anna allo scopo di fare la processione e le quarantore il primo venerdì dopo Pasqua (in quell'anno il 15 aprile) per ottenere la grazia della pioggia.

Siccome già nella seconda Chiesa Madre di Ribera vi era nel 1678 un altare dedicato al Crocifisso tale richiesta potrebbe sembrare strana, ma è spiegabile col fatto che esso era noto tra il popolo per i miracoli che si ottenevano portando tale Crocifisso in processione.

 

Il disegno della copertina è stato eseguito da

Giuseppe Nicola Ciliberto

 

 

 Leggiamo, infatti, in tale documento: Apud terra Dive Anne. Michael de Leo, Stephanis Calati et Joseph la Pasciuta terre Ribere de Moncada et modo hic S. Anna reperti m.n.c.c.n. unam simul et insolidum se obligantes universes fatentur habuisse et recepisse a D. Jacobo li Buffi secreto Vincentio Guarisco Antoni] Vincensi Guarisco Paulì et Antoni] dì Genua... Juratis huius predicta terra sedis et anni presentis mihi etiam cogniti presentibus prò consignato Imagine SS.mi Crucifissi montis virginis ad effectum cundocendi in processione cum societatibus et reverendo clero in ditta terra Ribera de Moncada et in Matrice Ecclesia etfaciendi hore quadraginta cum espositione divini cultus ad impetrando grafia emitendipluviampro beneficio pubblico admaximam etextremam necessitatem.... Il simulacro doveva essere restituito dopo le sacre funzioni, pena una multa di onze 400.

 

Con successivo atto dello stesso giorno, stilato a Ribera, gli stessi Giurati dichiaravano di aver consegnato la statua del Crocifisso al Cappellano Curato don Accursio Aucello. Un vecchio governatore della festa del Crocifisso di Ribera, certo Giuseppe Farruggia, raccontava di aver saputo dal nonno paterno di un'antica leggenda, che tramandata di padre in figlio da circa due secoli, interessava il simulacro del Crocifisso che per tanti anni fu prestato dai devoti di Sant'Anna a quelli di Ribera.

Pare che i fedeli del piccolo centro per la ricorrenza festiva si siano rifiutati di prestare la statua del Crocifisso ai Riberesi che numerosi e con aria di festa si erano recati di buon mattino a prelevarlo.

Siccome era un anno di grandissima siccità, i cittadini di Sant'Anna volevano portare in processione il Cristo tra i campi, bruciati dall'arsura, per propiziare la pioggia.  Vi furono — raccontava il Farruggia — momenti di pesante tensione tra i gruppi religiosi. Alla fine vinse il buon senso e, per continuare la tradizione, i devoti riberesi ottennero in prestito il Crocifisso.

 

Lo stavano trasportando in paese quando in prossimità del fiume Verdura, dopo aver attraversato il guado, scoppiò un terribile temporale e venne giù tanta acqua da saziare abbondantemente le campagne. A Sant'Anna tutti gridarono al miracolo, capirono che il Crocifisso voleva andare a Ribera per la festa e da allora, per tanti anni ancora, continuarono a concederlo in prestito ai devoti di Ribera che ne hanno celebrato la festa, forse non in pompa magna, ma certamente con fede e ardore religioso.

Il 19 settembre 17133 il primo arciprete di Ribera, don Vincenzo Scarpinato, faceva dono alla cappella del Crocifisso, esistente nell' allora Chiesa Madre (seconda in ordine cronologico), del suo palazzo sito dove attualmente c'è il Municipio, nel corso Umberto.

 

Lo Scarpinato, essendo stato nominato arciprete nel 1689, nel 1696 si fece costruire dai mastri Antonino e Stefano Montalbano da Caltabellotta il detto palazzo, ivi abitò e vi morì il 10 aprile 1731. Nella seconda metà del 700, con la costituzione dei Legati Pii, che avevano il compito di amministrare i beni ecclesiastici locali, l'immobile veniva a questi affidato.

Quindi il 6 maggio 1765 il notaio Giuseppe Maria Blasco, quale rappresentante dei Legati Pii, affittava ai Giurati di Ribera (ossia amministratori), Vincenzo Navarra, Vito Pasciuta, Filippo Cucchiara, Natale Vaccaro e Antonino Aucello, il palazzo del fu arciprete Scarpinato. Un secolo dopo, questo veniva incamerato dallo Stato in seguito alla confisca dei beni ecclesiastici.

 

Nel 1714 tra le spese comunali ancora non compaiono quelle per la festa del Crocifisso, invece, fin dal 1750S l'Università erogava, sporadicamente, un'onza «per aggiutare a' Solennizzare la festa del SS.Crocifisso». Da questo atto apprendiamo che già in quel periodo, come del resto ancora oggi, la festa si svolgeva il 3 maggio, giorno in cui la Chiesa ricorda l'Invenzione della Croce, ossia il ritrovamento della Santa Croce nel 326 per opera di Sant'Elena madre dell'Imperatore Costantino.

In seguito alla costruzione della nuova Chiesa Madre (la terza), tra il marzo del 1751 ed il 1770 veniva realizzata la nuova cappella del SS. Crocifisso e, con atto del 27 marzo 1768, don Antonino Messina da Castronovo si obbligava con l'arciprete Bona, principale deputato della fabbrica della nuova Chiesa Madre, a «stocchiare di semplice sua maestria la Cappella del Gesù del SS. Crocifisso, uguale a quella di S. Giachino, pia deve stucchiare la cimasa della cubula in giù e veli della medesima, eli quattro archi di detta cubula, come pure deve stucchiare tutti l'archi magiari della Nave confarsi una tabella nella facciata, e nelli veli, deve scorniciare tutti li quattro veli, nel arco magiare del Cappellone deve fare una carta, e nell'altri tre una tabella per parte, li quattro veli devono venire con una tabella per parte e festini, con che tutto l'attratto necessario, ed armiggio ponti ed altro lo devono fare detti R.mo di Bona e Giaccone .... detto di Messina si ha obligato ed obliga incominciarli finita di stucchiare la cappella di S. Giacchino...» per il prezzo di onze 54 in denaro e di oltre quattro carichi di vino da pasto. Inoltre l'arciprete doveva dare «una casa, e letto per uso di abitazione del detto di Messina per quel tempo che farà detto lavoro di patto».

 

 

 

 

 

 

 

LA FESTA DEL SS. CROCIFISSO.

(Foto riprese il 3 Maggio 2015)

di Giuseppe Nicola Ciliberto

 

Pubblico alcune foto che sono state riprese ieri sera in Chiesa e in Piazza Duomo, durante la santa Messa e la successiva partenza della Processione, che poi si è conclusa verso le ore 11,30/12 dopo avere attraversato "li strati di li santi" come comunemente si usa dire in paese. Per la verità bisogna dire che quest'anno, non si sà per quali motivi, i festeggiamenti, programmati dal 26 Aprile al 3 maggio, sono risultati meno vistosi e spettacolari degli anni passati. Poca gente in chiesa durante la S. Messa che è stata celebrata prima della Processione; Niente quest'anno gruppi folk esterni, sbandieratori, carretti, cavalli, tammurinara o altro. E' chiaro e giustificabile anche perchè la crisi economica investe tutto e tutti. Ma soprattutto c'è stata una certa mancanza di partecipazione (mi riferisco alla processione) di autorità civili, politiche e militari, mancanza di rappresentanti dei vari Comitati delle altre feste, assenza della Confraternita di san Nicola con le sue elegantissime divise indossate dai portatori. Ed ancora mancanza della Vara che negli anni passati era elegantemente rivestita di fiori....ecc.....Ieri sera il Crocifisso è stato portato a braccio, senza la sua caratteristica "VARA". Sarebbe auspicabile per gli anni a venire, rivedere non solo questa festa, ma un pò tutte le Feste religiose e popolari di Ribera, che costituiscono un patrimonio di cultura, di tradizione e potrebbero essere anche portatrici di eventuale turismo.........Altrimenti quì si rischia di far disperdere ciò che di bello e di tradizionale ci hanno tramandato i nostri antenati e che in altre parti d'Italia ci invidiano, come invidiano le feste popolari dell'intera Sicilia, che sono attrazioni spettacolari che si svolgono sempre con grande entusiasmo misto a manifestazioni di fede, di folclore e di tradizione popolare.... Mi auguro di no...che questo patrimonio unico non passi nel dimenticatoio, altrimenti resteremo in tanti a consolarci solamente aspettando un intero anno per poter degustare una gustosissima PIZZA ...in Santa pace ! . (g.n.c.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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FOTO DELLA FESTA DEL SS. CROCIFISSO A RIBERA

Domenica 15 Maggio 2011

(Riprese da G.N.Ciliberto)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gli Archi nel C.so Umberto e la Chiesa Madre vestita a festa 

(Foto riprese il 14 maggio 2008)

 

Il Corso Umberto

 

La Chiesa Madre

La litografia a colori, realizzata da

Giuseppe Nicola Ciliberto, nell'anno 1993,

in occasione del Gemellaggio tra i fedeli del

SS. CROCIFISSO dei comuni di:

Caltabellotta, Santa Margherita Belice, Ribera,

Lucca Sicula, Siculiana, S. Anna e Burgio.

Il disegno sullo sfondo rappresenta le sette Chiese Madri

dei comuni gemellati, dove sono state distribuite

le litografie, numerate e firmate

dall'autore, oltre a centinaia di cartoline.

 

 

LA STATUA E LA VARA DEL SS. CROCIFISSO

La storia

Non abbiamo notizia, invece, del Crocifisso esistente oggi nella Chiesa Madre, ma è probabile che sia stato scolpito, tra il XVII e il XVIII secolo, da autore ignoto. La statua del SS. Crocifisso, oggi situata nei locali della canonica della chiesa del Rosario, è imponente e incute un certo timore per la sua maestosità. Il simulacro, infatti, è quasi a grandezza d'uomo, essendo alto circa un metro e sessanta centimetri. È in gesso dipinto color carne e si presenta con una veste succinta.

L'immagine che se ne ricava, a vederlo, è quella di una grande pietà umana e di una profonda sofferenza. La testa reclinata in basso verso destra, gli occhi appena socchiusi, le ginocchia rovinate dalle cadute, il corpo in più parti insanguinato e una doppia corona di spine poggiata sulla testa. Sul costato, sul lato destro, porta attaccata una placca d'argento, un ex-voto, che raffigura una larga ferita dalla quale sgorga in abbondanza del sangue.

 

Complessivamente, la statua è in buono stato di conservazione, nonostante le leggere lesioni ad ambedue le braccia, quasi all'altezza delle ascelle. Gli manca la falangetta del dito medio della mano destra.

Comunque sembra certo che tale simulacro non abbia avuto mai un fercolo proprio; infatti, ci raccontano gli anziani che prima del 1950 la statua veniva collocata, per la processione, in quello di S. Giuseppe. In quella data il signor Vincenzo Venturella ed il di lui suocero signor Gaspare Miceli, componenti della commissione della festa, facevano eseguire dall'artigiano Gioacchino Gulino, riberese, emigrato poi in America, la vara per il prezzo di lire 65.000. Alcuni anni fa questa vara veniva smontata ed i pezzi venivano utilizzati per altre funzioni religiose.

 

Probabilmente, dopo la caduta del tetto della Chiesa Madre non si sono trovate più la varie parti che componevano il fercolo.

Per la festa si dovette, quindi, ricorrere di nuovo a quello di S. Giuseppe. Fortunatamente questo fercolo veniva fotografato,

altrimenti oggi non avremmo conosciuto nemmeno la sua struttura.

 

 

MIRACOLOSA STATUA LIGNEA

DEL SS. CROCIFISSO DI RIBERA

 

 

scolpita tra il XVII e il XVIII secolo da autore ignoto.

Custodita e venerata

presso la

Chiesa Madre "S. Nicola di Bari"

di Ribera.

 

NUOVA VARA

(Anno 1993)

Dono del Dott. Francesco Vassallo

e del signor Venturella Vincenzo

(parte trainante).

 

NUOVA CROCE

(Anno 1993)

Dono del signor Diliberto Giovanni.

Opere di artigiani  riberesi: Dino Aquè, Salvatore Traina, 

Francesco Guddemi, Lillo Di Maria, Pasquale Fauci.

 

 

LA LEGGENDA

Per quanto riguarda la prima leggenda del ritrovamento del Crocifisso ci ha riferito la signora Giuseppa Di Giorgi che a suo tempo ha avuto raccontato da una propria ava che la statua lignea che si venera nella Chiesa Madre di Ribera non è quella appartenuta alla panettiera signora Domenica Cali (donna Duminica la pannittera), che aveva la casa ali' incrocio tra la via Libertà e la Piazza S. Antonio di Padova, come alcuni credevano, bensì è appartenuta ad un'altra panettiera, il cui nome non ci è pervenuto (probabilmente trattasi di tale signora Carmela Coriazzo), che svolgeva la propria attività nella via Diana (già via Leotta), all'attuale numero civico 3, casa oggi abitata dalla famiglia Veneziano.

La signora Di Giorgi aggiunge, inoltre, che la detta panettiera era solita recarsi a dorso d'asino in località Seccagrande per far legna per il proprio forno e che un giorno proprio a Seccagrande e a "ripa di mari", come dice letteralmente la signora, rinvenne, con grande meraviglia, il simulacro del Crocifisso. Con molta fede e commozione lo caricava sull'asino e lo portava nella sua abitazione a Ribera. La domenica seguente la panettiera, dopo aver messo l'impasto per il pane a lievitare, si recava nella Chiesa Madre per assistere alla santa Messa, e al ritorno in casa, con grande sorpresa, trovava il pane già sfornato e fumante, al che la signora gridava al miracolo attribuendo l'accaduto alla presenza del Crocifisso nella propria abitazione.

 

Correva, quindi, in chiesa a raccontare quanto le era successo all'arciprete dell'epoca, il quale disse alla donna che sarebbe stato meglio portare il simulacro in chiesa. Questa acconsentiva e così, portatelo nella Matrice una prima volta, la statua, il giorno dopo, veniva ritrovata miracolosamente nella casa della panettiera. Vi si provò una seconda volta, ma successe la stessa cosa. La terza volta, però, un fedele per devozione pensò di applicare al costato del Cristo una placca in argento, che tuttora si vede, e finalmente, il Crocifisso rimase in chiesa.

Si racconta, inoltre, che quando il simulacro veniva portato a spalla e la processio­ne passava davanti la casa dove era stato prelevato, la statua si appesantiva come se volesse sostare in quel punto e forse rimanervi. Oggi, a ricordo di questa leggenda, il fercolo, passando davanti a quella casa, viene fatto sostare e per tre volte si fa avanti e indietro.

 

Naturalmente di queste leggende la nostra Isola è piena, in tutti i comuni esistono statue, quadri ritrovati miracolosamente nei secoli passati, quindi l'evento riferito dalla signora Di Giorgi lo abbiamo riportato solo per dovere di cronaca e non va accettato come storicamente avvenuto. L'eventuale periodo storico in cui potrebbe collocarsi è tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del successivo.

La seconda leggenda, che tuttora spesso si racconta presso gli anziani, è sempre collegata al ritrovamento del Crocifisso di Ribera. Ne fa ampia menzione il Prof. Pietro D'Anna nella sua tesi di laurea presentata presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Palermo (relatore il prof. Giuseppe Bonomo), nell' anno accademico 1965-66, e dal titolo "Religiosità popolare a Ribera".

 

«Si dice che tale Crocifisso — scrive il prof. D'Anna —sia stato trovato "a lu firriatu di Sant'Antuninu" (cortile di Sant'Antonio) e quindi portato alla Chiesa Madre, dove gli fu dedicato un altare. Ogni anno, in questo giorno, veniva portato in processione per le "strade dei Santi", ma passando dinnanzi a detto cortile, la vara si appesantiva in maniera tale da impedire, a coloro i quali la reggevano,di proseguire. Ciò al dire del popolo avveniva perché il Crocifisso desiderava l'erezione di una chiesa in quel luogo. Il portento, che si ripeteva immancabilmente ogni anno, non si verificò più quando fu appeso un ex-voto d'argento al costato dell'immagine».

 

Tutt'oggi la devozione dei fedeli riberesi verso questo Crocifisso è grande e molto sentita perché al simulacro vengono attribuiti parecchi miracoli. Tanto è vero che molte sono tuttora le offerte in denaro, per grazie ricevute, e tanti sono ogni anno gli ex-voto, coccarde di nastro colorato oppure oggettini in oro, che vengono offerti al Cristo Morto.

Si racconta anche che, all'inizio di questo secolo, il Crocifisso abbia liberato la cittadina da una grave carestia dovuta alla mancanza della pioggia che nel mese di gennaio tardava ancora a venire. Gli agricoltori avevano già seminato i terreni con frumento, orzo, fave e perfino con ceci, ma le piantine non spuntavano per la persistente siccità. L'annata agraria stava per essere compromessa.

 

I fedeli decisero di portare in processione l'artistica statua del Cristo nei campi per propiziare l'arrivo dell' acqua piovana. Una grande folla (molti camminavano a piedi su una strada in terra battuta, tra pietre e spine) portò l'immagine del Crocifisso in riva al mare, nella località oggi meglio denominata come la zona Corvo di Seccagrande. Qui i devoti della Confraternita del Crocifisso deposero la statua su una grande pietra, posta sulla spiaggia e che ancora oggi viene chiamata "La Rocca di lu Signuri". Centinaia di fedeli cominciarono a pregare con tanto fervore. Fu recitato pure il Rosario, furono intonati canti al Signore e fu chiesta l'acqua per dissetare i campi e per permettere la nascita e la crescita delle colture.

«Poco dopo — scrive ancora il Prof. Pietro D'Anna, nella sua tesi di laurea — cominciò incredibilmente a cadere una pioggia abbondante che ristorò le campagne e che determinò un raccolto eccezionale. La signora Antonina Guddemi di Ribera che mi ha raccontato l'avvenimento ricorda che il padre in quell'annata ricavò un'incredibile quantità di ceci dai pochi che aveva seminato».

 

II raccolto fu abbandonante dappertutto e la carestia fu così scongiurata. Una santa  Messa fu officiata dall'arciprete, al tempo della raccolta, alla presenza di una gran folla, per ringraziare il Crocifisso del miracolo compiuto. Fino a qualche anno fa (oggi la tradizione è caduta in parte in disuso), i fedeli, che ritenevano di avere ottenuto una grazia, andavano per le strade di Ribera a piedi scalzi e, al grido "Stinniti li manuzzi, o divo!" (Stendete le mani, o devoti !), chiedevano l'elemosina. I soldi che venivano raccolti erano devoluti per opere di beneficenza o erano impiegati per comprare ceri da accendere tutto l'anno sull'altare del Crocifisso. Qualche volta le offerte venivano utilizzate anche in chiesa per opere di restauro o per acquistare suppellettili o delle statue in gesso, meno costose di quelle in legno.

Attualmente la festa del Crocifisso si svolge secondo una tradizione molto semplice. Una messa solenne, una sentita processione del simulacro e i fuochi d'artificio costituisco nell'insieme la manifestazione dei festeggiamenti. Anticamente la festa era preceduta, alla vigilia, da una novena, dalla fiaccolata e dai Vespri solenni. La festività del Crocifisso è sempre stata celebrata per il 3 di maggio di ogni anno. Verso la metà degli anni '60, e a partire dal 1967, l'amministrazione comunale riberese, con l'allora sindaco Santo Tortorici, diede il via alla prima edizione della Fiera Mercato per l'Agricoltura, l'Artigianato e la Zootecnia. Casualmente la rassegna fieristica, che iniziava il 25 aprile, per l'Anniversario della Liberazione, si chiudeva il 1° maggio, a ridosso della festa del Crocifisso. L'allora governatore della festa, Vincenzo Guddemi, concordò con il comitato il momentaneo spostamento della data che venne posticipata alla seconda domenica del mese di maggio. Dal 1993, invece, per volontà del governatore della festa,i festeggiamenti del Crocifisso ritornano, dopo ben 27 anni, all'antica e tradizionale data del 3 maggio.

NUOVA VARA E NUOVA CROCE DEL SS. CROCIFISSO

II Crocifisso di Ribera ha una nuova vara, grazie ad una generosa offerta del Dott. Francesco Vassallo per una grazia ricevuta. Il nuovo fercolo,che sarà utilizzato per il simulacro del Crocifisso il prossimo 3 maggio, è stato realizzato da artigiani riberesi. La struttura in ferro è stata opera del fabbro Dino Aquè, quella in legno del falegname Salvatore Traina. La parte trainante della vara è stata offerta dal governa­tore della festa Vincenzo Venturella.

La vara, che sarà benedettta dal vescovo della diocesi, mons. Carmelo Ferrare, rappresenta una riproduzione del Calvario ed è un gioiello dell'artigianale locale. Pesa circa 500 chilogrammi, ha una forma quadrata con il lato di m. 1,70 e un piano sopraelevato di circa mezzo metro quadrato su cui si apre una fessura dentro la quale va posta la croce.

La struttura della vara è composta da uno scheletro in ferro, rivestito in legno. Agli angoli della vara trovano posto quattro colonnine in ferro, rivestite in legno di Baja,

alte circa 48 centimetri, sormontate da quattro caratteristici lampioni in ferro battuto, con vetro smerigliato color giallo oro. I lampioni sono stati offerti dal piccolo

Giuseppe Basile, nipote del dott. Vassallo. I coniugi Giuseppina e Gaspare Basile, inoltre, hanno offerto i portavasi in alluminio che, realizzati dall'artigiano

Lillo Di Maria, saranno posti ai piedi della croce.

 

Le colonnine, ad eccezione della parte anteriore del fercolo, sono unite da un robusto cordone in puro cotone, di colore bordeaux, con fiocchi dall'anima di legno lavorati a mano. Tale cordone, commissionato dalla ditta riberese Russo-Smeraglia, è stato fornito da un esercizio commerciale, la Monti di Milano, che in questi ultimi anni ha realizzato addobbi vari per il simulacro di San Gennaro di Napoli. Di fianco, al cordone, un nastro colorato da cui pendono campanelline d'argento.

La vara, che è rivestita di moquette di color bordeaux, presenta nella parte anteriore un'apertura, con serratura, per le offerte in denaro dei fedeli durante la processione. Una cassetta in alluminio preverniciato, quasi una cassaforte, permette, ai devoti e a quanti volessero dare un'offerta in denaro, di potere raccogliere le banconote, per evitare, come suggerisce ormai da tempo la Curia vescovile di Agrigento, l'affissione del denaro sulle statue dei santi. Ai lati,due angioletti, in gesso bianco, su riquadri di color rosso. Sulle fiancate laterali quattro grosse maniglie, in ferro battuto, interval­late da fregi in gesso, come pure dietro la vara. Le maniglie sostituiscono, per gli spostamenti, le antiche e tradizionali "castagnole". Nella parte posteriore è presente un vano batteria per l'impianto di illuminazione della vara e della croce.

 

La vara è stata pitturata con smalto di color bianco "spatolato" da Francesco Guddemi che ha realizzato inoltre tutte le decorazioni pittoriche. Due mozzi collegati a quattro ruote, in gomma piena, e con un impianto di frenatura a pedale posteriore, permettono ai fedeli di fare avanzare in tutta tranquillità la vara con sopra.-il Crocifisso. Il nuovo fercolo, con una dichiarazione congiunta tra il Dott. Vassallo e l'arciprete Montana, sarà custodito, tutelato e addobbato ogni anno dal donatore.

 

Il SS. Crocifisso di Ribera custodito nella Chiesa Madre

 

La vara, non ancora benedetta, è stata donata al SS. Crocifisso il 2 aprile 1993 con una dichiarazione di responsabilità sottoscritta dal donatore, dott. Francesco Vassallo, e redatta presso lo studio degli avvocati Castellano e Forte di Ribera. Con tale dichiarazione, tutti i donatori, ognuno per la propria parte, si impegnano a custodire e a tutelare la vara, nonché a provvedere all'addobbo o ad eventuali modifiche e restauri da apportare. Il Dott. Franco Vassallo ha voluto offrire il dono del fercolo in memoria del genitore, Giuseppe, e del nonno, Rosario Crapanzano. La donazione è stata autorizzata dal vicario generale della Curia vescovile di Agrigento, mons. Giuseppe Di Marco.

 

La nuova croce, che è stata offerta per devozione da Giovanni Diliberto, governatore della festa nel 1991, ha una altezza di m.2,60, con una apertura delle braccia di m. 1,40. Pesa oltre 30 chilogrammi. E' in legno di "polentine", verniciato con  impregnante di colore marrone scuro. E' stata realizzata, tutta a mano, come la nuova scritta "INRI", dal falegname riberese Salvatore Traina. L'impianto elettrico (circa 50 lampadine che corrono lungo tutto il perimetro della croce), così come quello della vara, è stato realizzato da Pasquale Fauci. E' custodita presso la chiesa del Rosario.

 

La nuova croce è stata realizzata per permettere il restauro della vecchia da tempo in precario stato conservativo.

Pertanto si è reso necessario il trasferimento momentaneo della statua del SS. Crocifisso. L'autorizzazione veniva data dalla Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici e Iconografici di Agrigento all'arciprete Don Gaetano Montana a condizione che l'operazione di trasferimento fosse condotta con l'adozione di tutte quelle precauzioni possibili e tali da evitare danni al simulacro e con il vincolo che il SS. Crocifisso, terminate le festività e ultimato il restauro, debba tornare ad essere ricollocato sulla croce originaria.

 

Il 13 febbraio 1993 nei locali della canonica della Chiesa del Rosario,con grande emozione dei presenti e con molta abilità degli artigiani locali, Salvatore Traina e Dino Aquè, avveniva il trasferimento della statua del Crocifisso. Il dott. Vassallo si è impegnato formalmente, con il nuovo comitato dei festeggiamenti, che provvederà al più presto, a spese proprie, al restauro dell'antica e tradizionale croce in maniera tale che il Crocifisso possa tornare per la festa del 1994 al suo posto. Al vescovo di Agrigento, mons. Carmelo Ferrara, in occasione della visita ufficiale che il presule ha fatto alle autorità e agli ammalati del nuovo ospedale della circonvallazione, il dott. Franco Vassallo ha fatto dono di un album contenente la storia della festa del SS. Crocifisso, le foto della nuova vara e della nuova croce, nonché la dichiarazione di responsabilità del donatore.

 

 

ELENCO DEI GOVERNATORI DELLA FESTA

dal 1949 al 1993

 

I governatori della festa negli anni 1918 e 1919 furono

rispettivamente Gaspare Miceli e Michele Misuraca.

 

1949 STEFANO PATTI

1950 VINCENZO VENTURELLA

1951 GAETANO MARRETTA

1952 VINCENZO RUSSO

1953 CALOGERO AQUÈ

1954 MICHELANGELO MUSSO

1955 DOMENICO RUVOLO

1956 ANTONINO GIORDANO

1957 LEONARDO AQUÈ

1958 GIUSEPPE GHETTA

1959 ANTONINO RUVOLO

1960 GIUSEPPE RUVOLO

1961 LUCA VACCARO

1962 PASQUALE BURNO'

1963 TOMMASO CAPPELLO

1964 VINCENZO VACANTE

1965 GIOACCHINO NO VARA

1966 GIUSEPPE FARRUGGIA

1967 VINCENZO GUDDEMI

1968 LEONARDO LO IACONO

1969 GIUSEPPE PISCIONE

1970 PAOLO SCHILLACI

1971 VINCENZO OLIVERI

1972 GASPARE VALENTI

1973 ANTONINO NOCILLA

1974 LEONARDO GRACI

1975 GIUSEPPE ZABBARA

1976 GIUSEPPE TAVORMINA

1977 GIOVANNI SPARACINO

1978 GIOVANNI MARRONE

1979 SALVATORE PUMA

1980 MICHELE MISURACA

1981 PIETRO FARRUGGIA

1982 CALOGERO LO CASCIO

1983 RENZO PISCIONE

1984 ANTONINO PUNTILLO

1985 FRANCESCO MULE

1986 GASPARE CORSENTINO

1987 DOMENICO VELLA

1988 IGNAZIO TAVORMINA

1989 PAOLO DI GIORGI

1990 PIETRO TRIOLO

1991 GIOVANNI DILIBERTO

1992 GIOVANNI COCCHIARA

1993 VINCENZO VENTURELLA

Dott. FRANCESCO VASSALLO ad Honorem

_____________________________________

N.B.

I successivi Governatori non ci sono mai stati comunicati.

 

Il Gruppo "Tammurinara Maria SS. del Monte di Racalmuto" apre la Festa del SS.Crocifisso del 2008.

(Foto riprese l'11 maggio 2008 da G.N.Ciliberto)

 

 

     

Un raduno di Confraternite del SS. Crocifisso, provenienti da numerosi centri della Sicilia

si è svolto a Ribera Domenica 26 Aprile 2009.

Il Crocifisso è stato realizzato per l'occasione, dal riberese Cosimo Altomare (Recentemente scomparso)

 

"Il GRUPPO DEI TAMMURINARA" di Racalmuto

(Foto di G.N.Ciliberto, eseguita  9 Maggio 2010)

 

 

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