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LA STORIA
L' origine della festa degli innamorati è il tentativo della Chiesa
cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano per la fertilità. Per gli
antichi Romani il mese di Febbraio era considerato il periodo in cui ci si
preparava all'arrivo della primavera, considerata la stagione della rinascita.
Si iniziavano i riti della purificazione: le case venivano pulite, vi si
spargeva il sale ed una particolare farina.
Verso la metà del mese iniziavano le celebrazioni dei Lupercali (dei
che tenevano i lupi lontano dai campi coltivati). Fin dal quarto secolo A. C. i
romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, il dio Lupercus.
I Luperici, l'ordine di sacerdoti addetti a questo culto, si recavano alla
grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo e qui
compivano i sacrifici propiziatori.

Lungo le strade della città veniva sparso il sangue di alcuni
animali, come segno di fertilità; ma il vero e proprio rituale consisteva in una
specie di lotteria dell'amore. I nomi delle donne e degli uomini che adoravano
questo Dio venivano messi in un'urna e opportunamente mescolati. Quindi un
bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto
in intimità, affinché il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo
sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie.
Chi era San
Valentino? Il santo martire nasce a Terni intorno al 175 d.C e diviene il
primo vescovo della città nel 197 d.C. per l'investitura di Papa Feliciano.
Storia
e leggenda
Per la
tradizione San Valentino è l'autore di numerosi miracoli ma soprattutto
si guadagna l'appellativo di Santo protettore degli innamorati o "santo
dell'amore" quando celebra il matrimonio fra il legionario romano Sabino ed una
giovane cristiana Serapia. San Valentino muore il 14 febbraio 273 d.C. per
ordine del prefetto romano Placido Furio durante le persecuzioni ordinate
dall'imperatore Aurelio.
La sua colpa è
quella di aver sostituito con un sacramento religioso cristiano l'antico rito
pagano della festa della fertilità, i Lupercalia, consacrato al dio Lupercus. La
sua vita dedita all'apostolato, e nobilitata dal martirio, indusse nel 1644 i
cittadini a proclamarlo Patrono di Terni. Ma la notorietà internazionale di San
Valentino si deve alla leggenda, nata nei paesi anglosassoni, secondo la quale
egli fosse solito donare ai giovani suoi visitatori un fiore del suo giardino.

Tra due di
questi giovani nacque un amore che portò ad un unione tanto felice che molte
altre coppie seguirono il loro esempio, a tal punto da indurre il Santo a
dedicare un giorno dell'anno ad una benedizione nuziale generale. Ancora oggi
nella Festa della Promessa prima i fidanzati giunti a Terni da mezzo mondo si
scambiano un voto d'amore, poi gli sposi che hanno raggiunto il venticinquesimo
o il cinquantesimo anno di matrimonio possono rinnovare l'impegno del loro
legame.
Altre fonti fanno risalire ad eventi diversi la qualifica del Vescovo a Santo
dell'amore; per alcuni addirittura il fatto è assolutamente casuale essendo la
conseguenza di una donazione che Papa Paolo II alla metà del 1400 aveva elargito
alle donne nubili proprio il 14 febbraio. L'attuale Basilica di San Valentino fu
costruita nel 1605 sui resti di precedenti templi, e contiene opere di un certo
interesse, in particolare nella cripta. Attorno alla Basilica si concentrano
ogni 14 febbraio i festeggiamenti per il giorno di San Valentino, con il
tradizionale mercato, le manifestazioni ed i premi.
Ogni anno
durante il mese di febbraio Terni rende omaggio a San Valentino, patrono
della città, con una cornice di appuntamenti culturali, riflessivi, di festa, ma
anche liturgici volti a tenere insieme la dimensione religiosa delle
celebrazioni del Santo e quella civile delle iniziative ispirate alla forza
evocativa dello stesso.
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....Dal vostro Valentino
I padri precursori della Chiesa, determinati
a mettere fine a questa pratica licenziosa, hanno cercato un santo
“degli innamorati” per sostituire l’immorale Lupercus. Nel 496 d.C Papa
Gelasio annullò questa festa pagana ed iniziarono il culto di San
Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni
prima. San Valentino nato a Terni nell'anno 175 d.C. divenne così il
patrono dell'amore e protettore degli innamorati di tutto il mondo.
Valentino dedicò la sua vita alla comunità cristiana e alla città di
Terni dove infuriavano le persecuzioni contro i seguaci di Gesù. Fu
consacrato vescovo della città nel 197 d.C. dal Papa San Feliciano.
è considerato il patrono degli innamorati poiché la leggenda
narra che egli fu il primo religioso che celebrò l'unione fra un
legionario pagano e una giovane cristiana. La storia di San Valentino
ha due finali differenti. Secondo una versione, quando l'imperatore
Aureliano ordinò le persecuzioni contro i cristiani, San Valentino fu
imprigionato e flagellato lungo la via Flaminia, lontano dalla città per
evitare tumulti e rappresaglie dei fedeli.

Mentre la seconda versione racconta che, nel
270 d.C. il vescovo Valentino, famoso per aver unito in matrimonio un
pagano ed una cristiana, fu invitato dall'imperatore pazzo Claudio II
che tentò di persuaderlo a convertirsi nuovamente al paganesimo.
San
Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua Fede e,
imprudentemente, tentò di convertire a sua volta Claudio II al
Cristianesimo. Il 24 febbraio 270 d.C. San Valentino fu lapidato e poi
decapitato.
La storia sostiene, inoltre, che mentre
Valentino era in prigione in attesa dell'esecuzione si fosse innamorato
della figlia cieca del guardiano, Asterius, e che con la sua fede avesse
ridato miracolosamente la vista alla fanciulla. Si racconta che prima di
morire Valentino le avesse mandato un messaggio
d'addio che si
concludeva con "......dal vostro
Valentino". Una frase che nel tempo è diventata sinonimo
di Vero Amore. |
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Per
conoscere San Valentino
La più antica notizia di
S.Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei
secc.V-VI dove compare il suo anniversario di morte. Ancora nel
sec. VIII un altro documento ci narra alcuni particolari del
martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura ad
opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, successivo
martirio di questi e loro sepoltura. Altri testi del sec. VI,
raccontano che S.Valentino, cittadino e vescovo di Terni dal
197, divenuto famoso per la santità della sua vita, per la
carità ed umiltà, per lo zelante apostolato e per i miracoli che
fece, venne invitato a Roma da un certo Cratone, oratore greco e
latino, perché gli guarisse il figlio infermo da alcuni anni.
Guarito il giovane, lo convertì al cristianesimo insieme alla
famiglia ed ai greci studiosi di lettere latine Proculo, Efebo e
Apollonio, insieme al figlio del Prefetto della città.
Imprigionato sotto l’Imperatore Aureliano fu decollato a Roma.
Era il 14 febbraio 273. Il suo corpo fu trasportato a Terni al
LXIII miglio della Via Flaminia. Fu tra i primi vescovi di
Terni, consacrato da S.Feliciano vescovo di Foligno nel 197.
Preceduto da S.Pellegrino e S.Antimo, fratello dei SS.Cosma e
Damiano.
IL CULTO
S.Valentino fu sepolto in un’area cimiteriale nei pressi
dell’attuale Basilica. E’ sicuro che quel cimitero già esisteva
in età pagana. Da questa zona provengono alcuni reperti le più
antiche risalgono ai secc. IV-V. Si tratta di titoli sepolcrali.
Il pezzo più interessante è il sarcofago a “teste allineate” del
sec.IV ora conservato in Palazzo Carrara. E’il tradizionale
sarcofago paleocristiano dove sono scolpite attorno alla figura
del defunto orante, Scene della vita di Cristo. La prima
basilica fu costruita nel sec.IV dato che la collocazione
dell’edificio, fuori delle mura della città e in area
cimiteriale e sopra la tomba del martire. Distrutta dai Goti,
insieme alla città nel sec. VI, sarebbe stata ricostruita nel
sec.VII. A conferma di questa ultima costruzione fu il
rinvenimento di una moneta di Eraclio del 641. Al periodo della
prima costruzione o a quella della ricostruzione del sec.VII,
dovrebbe risalire la cripta con l’altare ad arcosolio, cioè
sotto una nicchia coperta da un arco e sopra la tomba del
martire. Intorno al sec.VII la basilica fu affidata ai
Benedettini. Nel 742 vi avvenne l’incontro storico tra il papa
Zaccaria partito da Roma verso Terni e il vecchio re longobardo
Liutprando. La scelta della Basilica di S.Valentino fu fatta dal
re perché all’interno di quella si veneravano le spoglie del
glorioso martire alle quali egli attribuiva un valore
taumaturgico.
Da quell’incontro il re donava al
pontefice alcune città italiane tra le quali Sutri.
Qui il pontefice ordinò il nuovo vescovo di Terni alla cui morte
(760) la città rimase priva del pastore fino al 1218. In questo
periodo la basilica fu ggetto di scorrerie prima di Ungari poi
Normanni e Saraceni poi degli abitanti di Narni che vantavano
pretese su alcuni territori e sulla Basilica. Onorio III nel
1219 vi si recò e consegnò la Basilica al clero locale. Da
questo anno in poi non sappiamo più nulla dello stato di
conservazione della Basilica. Agli inizi del 1600 doveva
apparire fatiscente.
LA RICOGNIZIONE
Nel 1605 il vescovo Giovanni Antonio Onorati, ottenuto il
permesso da papa Paolo V, fece iniziare le ricerche del corpo
del Santo. Erano partite da tempo anche a Roma le ricerche dei
primi martiri della Chiesa e per autenticare la loro esistenza e
per accrescerne la venerazione. Il corpo di S.Valentino fu
presto rinvenuto in una cassa di piombo contenuta entro un’urna
di marmo rozza esternamente ma all’interno intagliata con
rilievi. La testa era separata dal busto a conferma della morte
avvenuta per decapitazione. Fu portata subito in Cattedrale.
Nessuno in città voleva che il corpo del loro martire riposasse
nella chiesa madre. Neanche la Congregazione dei Riti era
favorevole poiché le reliquie dovevano essere venerate là dove
erano state sepolte. Così si decise di ricostruire una nuova
Basilica.
LA NUOVA BASILICA
I lavori per la costruzione della Basilica iniziarono nel
1606 e durarono alcuni anni ma già dal 1609 questa poté essere
officiata dai PP.Carmelitani, chiamati a custodirla. Nel 1618 il
corpo del santo vescovo e martire venne solennemente riportato
nella sua Basilica. Nel 1625 l’Arciduca Leopoldo d’Austria,
diretto a Roma, fece visita alla Basilica e si assunse la spese
per la costruzione di un nuovo altare maggiore in marmo,
completato nel 1632, impegnandosi a rendere alla Basilica una
parte del cranio del Santo donata alcuni secoli prima ad un suo
antenato. Dietro all’altare maggiore è il coro con la
“confessione” di S.Valentino, un altare costruito sopra la tomba
del martire. Al centro è una tela ovale che ricorda il martirio
del santo, opera della fine del sec. XVII. L’episodio del Duca
Leopoldo fornì l’occasione per un radicale rinnovamento
dell’architettura del tempio, condotto a termine grazie anche
all’opera di molti ternani. La Basilica si presenta secondo uno
schema caro ai teorici della Controriforma: grande navata unica
con attorno cappelle laterali, due grandi cappelle costituiscono
il transetto, presbiterio e dietro l’altare del martire con la
“confessione”. La facciata del sec.XVII è animata da paraste, un
grande portale sormontato da un finestrone. Le statue in stucco
raffigurano in alto i santi patroni della città Valentino e
Anastasio (+649) e sono state aggiunte nel sec.XIX. L’interno è
animato da grandi paraste con capitelli in stile ionico con
ghirlande. Queste sorreggono un architrave sporgente dentellato.
Due cappelle per lato erano proprietà di alcune famiglie
importanti della città. Le più interessanti sono le cappelle del
transetto. Quella di destra è dedicata a S.Michele arcangelo ed
era la cappella privata della famiglia Sciamanna. Ai lati
infatti sono i monumenti funebri di alcuni membri tra i quali un
certo Brunoro, vescovo di Caserta morto nel 1647. Al centro è la
bella pala con S.Michele che sconfigge il demonio dell’artista
romano Giuseppe Cesari detto il “Cavalier d’Arpino”. Esponente
di una pittura colta e raffinata, docile alle richieste della
Chiesa, che tornava a privilegiare chiarezza dell’espressione e
il decoro nella rappresentazione delle figure sacre. Questa
immagine è una chiara ripresa del classicismo di Raffaello:
equilibrio della posa e fermezza dell’atteggiamento. L’altra
cappella è dedicata alla santa carmelitana Teresa d’Avila. La
bella pala centrale raffigura la Madonna con il Bambino tra i
SS.Giuseppe e Teresa dell’artista Lucas De La Haye, monaco
carmelitano della seconda metà del sec. XVII. L’artista fu
l’incarico principale della decorazione della basilica. Infatti
oltre a questa lascia altri capolavori tra i quali la bella pala
centrale con S.Valentino chiede la protezione della Vergine su
Terni e ancora una Adorazione dei pastori e una Adorazione dei
Magi. Sempre per la basilica realizza le tele con i Quattro
evangelisti e una serie con i Martiri ternani (Catulo,
Saturnino, Lucio e magno discepoli di Valentino) conservati
nella navata. Il suo stile è pienamente barocco: figure
ricoperte di sontuosi panneggi che si agitano al vento, intrisi
di un colore caldo che fa pensare anche ad un’influenza
sull’artista della pittura veneta forse filtrata dal Rubens
romano. Al centro del coro è una grande tela raffigurante la
Crocifissione dove traspaiono figure intrise di grande
drammaticità. Un ultimo capolavoro si può ammirare in una delle
cappelle della navata. Si tratta di una tela raffigurante la
Madonna con il Bambino ed i SS. Lorenzo, Giovanni Battista e
Bartolomeo del 1635, opera di Andrea Polinori, cittadino di
Todi. L’ispirazione dell’artista è il Caravaggio ma è abile a
regolarizzarlo e depurarlo di ogni aggressività.
L’ambiente della cripta presenta l’antico altare ad arcosolio
(inserito in una nicchia voltata a botte sopra la tomba del
martire) nel quale furono rinvenute le reliquie di S.Valentino.
Alcuni reperti dell’area
valentiniana sono stati riuniti nell’ambiente accanto alla
cripta.

LA LEGGENDA
La festa del vescovo e martire Valentino si riallaccia agli
antichi festeggiamenti di Greci, Italici e Romani che si
tenevano il 15 febbraio in onore del dio Pane, Fauno e Luperco.
Questi festeggiamenti erano legati alla purificazione dei campi
e ai riti di fecondità. Divenuti troppo orridi e licenziosi,
furono proibiti da Augusto e poi soppressi da Gelasio nel 494.
La Chiesa cristianizzò quel rito pagano della fecondità
anticipandolo al giorno 14 di febbraio attribuendo al martire
ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati
indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata dai figli. Da
questa vicenda sorsero alcune leggende. Le più interessanti sono
quelle che dicono il santo martire amante delle rose, fiori
profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare
loro un’unione felice. Oggi la festa di S.Valentino è celebrata
ovunque come Santo dell’Amore. L’invito e la forza dell’amore
che è racchiuso nel messaggio di S.Valentino deve essere
considerato anche da altre angolazioni, oltre che dall’ormai
esclusivo significato del rapporto tra uomo e donna. L’Amore è
Dio stesso e caratterizza l’uomo, immagine di Dio. Nell’Amore
risiede la solidarietà e la pace, l’unità della famiglia e
dell’intera umanità.
GLI EVENTI
A Terni è sorta la “Fondazione S.Valentino”, che cura il
culto del Santo durante l’intero mese di febbraio:vi sono
programmate grandi iniziative di fede e di cultura, di arte e di
scienza, di spettacolo e di divertimento.Da quest'anno è nata
inoltre l'Associazione "San Valentino Festival" promossa da
Comune, Provincia, Camera di Commercio, Diocesi, Sviluppumbria e
Consorzio Cometa per organizzare eventi valentiniani anche nel
resto dell'anno |
LE LEGGENDE DI SAN VALENTINO
Leggenda dei Bambini
San
Valentino possedeva un grande giardino pieno di magnifici fiori dove
permetteva a tutti i bambini di giocare. Si affacciava sovente dalla sua
finestra per sorvegliarli e per rallegrarsi nel vederli giocare.
Quando veniva la sera, scendeva in giardino e tutti i bambini lo
circondavano con affetto ed allegria. Dopo aver dato loro la benedizione
regalava a ciascuno di loro un fiore raccomandando di portarlo alle loro
mamme: in questo modo otteneva la certezza che sarebbero tornati a casa
presto e che avrebbero alimentato il rispetto e l’amore nei confronti
dei genitori.
Da questa leggenda deriva l'usanza di donare dei piccoli regali alle
persone a cui vogliamo bene.
Leggenda dei Colombini
Il
sacerdote Valentino possedeva un grande giardino che nelle ore libere
dall'apostolato coltivava con le proprie mani. Tutti i giorni permetteva
ai bambini di giocare nel suo giardino, raccomandando che non avessero
fatto danni, perché poi la sera avrebbe egli regalato a ciascuno un
fiore da portare a casa. Un giorno, però, vennero dei soldati e
imprigionarono Valentino perché il re lo aveva condannato al carcere a
vita. I bambini piansero tanto. Valentino, stando in carcere pensava a
loro, e al fatto che non avrebbero più avuto un luogo sicuro dove
giocare. Ci pensò il Signore. Fece fuggire dalla gabbia del distratto
custode due dei piccioni viaggiatori che Valentino teneva in giardino.
Questi piccioni, guidati da un misterioso istinto, trovarono il carcere
dove stava chiuso il loro santo padrone. Si posarono sulle sbarre della
sua finestra e presero a tubare fortemente. Valentino li riconobbe, li
prese e li accarezzò. Poi legò al collo di uno un sacchetto fatto a
cuoricino con dentro un biglietto, ed al collo dell'altro legò una
chiavetta. Quando i due piccioni fecero ritorno furono accolti con
grande gioia. Le persone si accorsero di quello che portavano e
riconobbero subito la chiavetta: era quella del giardino di Valentino. I
bambini ed i loro familiari si trovavano fuori del giardino quando il
custode lesse il contenuto del bigliettino. C'era scritto:
"A
tutti i bambini che amo… dal vostro Valentino".

Leggenda dell'Amore Sublime
Questa leggenda narra
di un giovane centurione romano di nome Sabino che, passeggiando per una
piazza di Terni, vide una bella ragazza di nome Serapia e se ne innamorò
follemente.
Sabino chiese ai genitori di Serapia di poterla sposare ma ricevette un
secco rifiuto: Sabino era pagano mentre la famiglia di Serapia era di
religione cristiana. Per superare questo ostacolo, la bella Serapia
suggerì al suo amato di andare dal loro Vescovo Valentino per
avvicinarsi alla religione della sua famiglia e ricevere il battesimo,
cosa che lui fece in nome del suo amore.
Purtroppo, proprio mentre si preparavano i festeggiamenti per il
battesimo di Sabino ( e per le prossime nozze), Serapia si ammalò di
tisi. Valentino fu chiamato al capezzale della ragazza oramai moribonda.
Sabino supplicò Valentino affinché non fosse separato dalla sua amata:
la vita senza di lei sarebbe stata solo una lunga sofferenza. Valentino
battezzò il giovane, ed unì i due in matrimonio e mentre levò le mani in
alto per la benedizione, un sonno beatificante avvolse quei due cuori
per l'eternità.
Leggenda della Rosa
della Riconciliazione
Un giorno
San Valentino sentì passare, al di là del suo giardino, due giovani
fidanzati che stavano litigando. Decise di andare loro incontro con in
mano una magnifica rosa. Regalò la rosa ai due fidanzati e li pregò di
riconciliarsi stringendo insieme il gambo della rosa, facendo attenzione
a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno
il loro amore.
Qualche tempo dopo la giovane coppia tornò da lui per invocare la
benedizione del loro matrimonio.
La storia si diffuse e gli abitanti iniziarono ad andare in
pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese.
Il 14 di ogni mese diventò così il giorno dedicato alle benedizioni, ma
la data è stata ristretta al solo mese di febbraio perché in quel giorno
del 273 San Valentino morì.
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LA VITA
DI SAN VALENTINO
Il patrono dei fidanzati e degli innamorati che
ha ispirato anche
una gentile tradizione alla sua festa, quella dei bigliettini
affettuosamente scherzosi,
è sepolto a Terni di cui fu, secondo la
tradizione, vescovo.
La Basilica di
San Valentino a Terni
Se
consultiamo il nuovo Calendario liturgico generale al 14 febbraio non troviamo
più la festa di san Valentino, ma la memoria obbligatoria dei santi Cirillo e
Metodio, gli evangelizzatori degli slavi: il patrono degli innamorati e dei
fidanzati è stato retrocesso alle memorie locali. Ma in tutto il mondo si
continua a celebrare il 14 febbraio come «Valentine day» secondo il rito
sentimental-commerciale della laica religione del consumo indotto che impone
scambi di regalucci, possibilmente costosi, tra i fidanzati.
Se dal
Calendario ci trasferiamo nel Martirologio Romano, che è il catalogo di
tutti i santi universali e locali, troviamo a questa data non uno ma due
Valentini.
Del
primo così recita il latercolo del Baronio: «14 febbraio, in Roma, sulla via
Flaminia, natale di san Valentino, presbitero e martire, che dopo aver operato
varie guarigioni, insigne per cultura, fu ucciso e decollato sotto Claudio
Cesare»; e del secondo: «14 febbraio, in Terni, fasto di san Valentino, che dopo
essere stato a lungo percosso fu imprigionato e, non potendosi vincere la sua
resistenza, a metà notte, segretamente trascinato fuori del carcere, venne
decollato dal prefetto di Roma, Placido». Quale mai sarà il patrono dei
fidanzati? E che cosa sappiamo di certo su questi due santi curiosamente omonimi
e celebrati alla stessa data?
A
proposito del primo Valentino una tarda e leggendaria Cronaca del suo
martirio, la Passio Maris et Marthae, narra che l'imperatore Claudio il
Gotico, incuriosito dalla fama di santità di un prete romano che era stato
imprigionato per la sua fede, lo fece condurre a palazzo. «Perché» gli domandò «
non vuoi essere nostro amico adorando gli dei e rinunciando alle superstIzioni?»
E Valentino: «Se tu conoscessi la grazia di Dio non diresti così, ma
disprezzeresti i tuoi idoli e adoreresti il Signore che è nei cieli». Continuò a
parlare con tanta eloquenza che alla fine Claudio congedandolo ordinò al
prefetto di ascoltarlo pazientemente e poi di decidere secondo le leggi. Il
prefetto si limitò a consegnarlo a un suo ministro di nome Asterio
raccomandandogli: «Tenta di dissuadere quest’uomo con melliflui discorsi».
Entrando nel palazzo del suo custode, Valentino esclamò: «Signore Gesù, luce
vera, illumina questa casa affinché i suoi abitanti ti riconoscano Dio». «Sento
che invochi Cristo come luce» gli rispose Asterio. «Ebbene, se il tuo Dio
restituirà la vista a mia figlia, che è cieca dall'età di due anni, ti concederò
tutto quel che vorrai». Valentino, dopo essersi raccolto in preghiera per
qualche istante, pose le dita sugli occhi della fanciulla che improvvisamente
recuperò la vista: quel miracolo spinse tutta la famiglia a convertirsi. Quando
l'imperatore venne a sapere della conversione ordinò che Valentino venisse
decapitato. Secondo una redazione più recente della Passio sarebbe stato
sepolto sul luogo del martirio, nei pressi della via Flaminia, dove papa Giulio
I (337-352) edificò una basilica. La chiesa sulla via Flaminia, i cui resti
sovrastano ancora oggi l'area della cosiddetta catacomba di San Valentino,
divenne talmente celebre che la porta Flaminia oggi del Popolo - fu chiamata nel
medioevo, fino al XIII secolo, porta di San Valentino. Fin qui la tradizione: ma
il Catalogo Liberiano del IV secolo riferisce che Giulio I costruì al
secondo miglio della via Flaminia una basilica «quae appellatur Valentini» ,
cioè detta di Valentino, intendendo con questo nome il benefattore che ne aveva
finanziata la costruzione così come avvenne con altre basiliche, fra cui quella
«costantiniana», ovvero San Giovanni in Laterano. Sicché il francescano Agostino
Amore ha concluso che il «benefattore» Valentino, per un equivoco riscontrabile
anche in altri casi, venne poi scambiato a partire dal V secolo per un martire e
venerato al 14 febbraio. Non sappiamo invece se il Valentino che papa Pasquale
1(817-824) portò a Santa Prassede insieme con le reliquie di 2300 martiri dalle
catacombe di Sant'Agnese sulla Nomentana, fosse lo stesso martire o un suo
omonimo. A Santa Prassede è ricordato in una lapide del IX secolo ed effigiato
due volte col volto giovane e in solenne atteggiamento nei mosaici bizantini
della cappella di San Zenone. Ma secondo il cardinal Costantino Patrizi,
vicario generale di papa Gregorio XVI, le reliquie di san Valentino non soltanto
si trovavano sulla Flaminia ma vi erano sempre rimaste se il 28 giugno 1842
attestava che erano state esaminate e donate a don Luigi Dall'Osta, arciprete
di Santa Giustina in Limana, in provincia di Belluno, perché le esponesse nella
sua chiesa parocchiale dove si trovano tuttora. Difficile a questo punto
districare il filo dell'ingarbugliatissima matassa dove spunta anche un altro
filo. Alla stessa data infatti è ricordato, come si accennava all'inizio, un
secondo san Valentino di cui poco si sa di certo se non che, vescovo di Temi,
fu decapitato a Roma nel 273 durante la persecuzione di Aureliano. Quanto al
corpo, una tarda Passio sosteneva che era stato sepolto in una collinetta
nei pressi di Terni, in un cimitero sopra il quale sorse poi una basilica,
trasformata radicalmente nel 1618. Qualche anno prima, il 21 giugno 1605, il
vescovo di quella città, Gianantonio Onorato, aveva ritrovato il corpo del santo
patrono e lo aveva riposto in una cassa di piombo. La Passio narrava che
il vescovo Valentino, celebre per le sue doti di taumaturgo, era stato invitato
a Roma dal retore e filosofo Cratone perché ne guarisse il figlio il cui dorso
si era talmente incurvato da costringerlo a tenere il capo fra le ginocchia.
Valentino promise la guarigione a patto che tutta la famiglia si impegnasse a
convertirsi. Così avvenne; e si convertirono anche tre giovani ateniesi allievi
del filosofo, Proculo, Efebo e Apollonio. La notizia era troppo clamorosa per
passare inosservata sicché il prefetto Placido fece imprigionare Valentino
tentando in vano di spingerlo a sacrificare agli dei. A nulla valsero le
esortazioni e neppure una bastonatura: fu condannato alla decapitazione. Quando
i carnefici si furono allontanati, i tre giovani ateniesi suoi allievi
raccolsero il corpo e lo trasportarono a Temi seppellendolo in un terreno del
suburbio che avevano acquistato. Anch'essi vennero poi decapitati. Secondo la
tradizione, nel corso dei secoli furono donate delle reliquie a varie chiese
italiane e straniere. Quelle che rimangono a Temi - parte del cranio diviso dal
busto, la mascella con pochi denti, altri denti sparsi e le ceneri - vennero
composte nel 1630 in una statua supina dove san Valentino vestito da vescovo e
barbato ha l'aspetto di un uomo maturo. La scultura, collocata su un'arca, è
sotto l'altare maggiore della chiesa officiata dai Carmelitani Scalzi. Nella
cripta si conservano in una cassa le reliquie dei tre giovani ateniesi. A questo
punto è impossibile trarre una conclusione storicamente fondata. Si può tuttavia
osservare che troppe analogie accomunano il Valentino romano a quello ternano
per non sospettare che si tratti in realtà di un unico martire. Né è casuale che
il luogo del seppellimento di entrambi sia la via Flaminia, al secondo miglio
per il presbitero e al sessantatreesimo per il vescovo, perché Terni -
Interamna per i Romani - si trova infatti sulla via consolare. Si potrebbe
congetturare che il vescovo di Terni, martirizzato a Roma là dove sorse poi la
basilica, abbia ispirato a chi non si rassegnava alla sua traslazione in Umbria
la leggenda del presbitero romano. All’equivoco avrebbe poi contribuito
involontariamente il benefattore, forse un convertito che aveva assunto il nome
del santo venerato. Ma di là da queste congetture c'è un fatto incontestabile:
furono i Benedettinì, che nel primo medioevo custodivano la basilica ternana, a
diffondere il culto di san Valentino nei loro monasteri sino alla Francia e
all'Inghilterra, dove è sorto il suo patronato sui fidanzati per una
coincidenza calendariale. La festa cade infatti in un periodo particolare
dell’anno, quando la natura comincia a dare i primi segni del risveglio dal
letargo invernale. Verso la metà del mese di febbraio il sole comincia infatti a
riscaldare la terra facendo sbocciare i primi fiorellini, come le violette, o
fiorire addirittura in certe zone dell'Europa mandorli e noccioli: sicché san
Valentino si trasformò a poco a poco nel santo che annunciava la primavera
imminente, e non a caso è stato rappresentato talvolta col sole in mano. «Per
san Valentino la primavera sta vicino» afferma un proverbio cui fa eco: «Per san
Valentino fiorisce lo spino». Durante il medioevo in Inghilterra e in Francia si
diceva che proprio al 14 febbraio gli uccelli cominciavano ad accoppiarsi. Si
pensò quindi che quel giorno era indicato anche per celebrare le giovani coppie
umane. Nacque così il detto che «a san Valentino ogni valentino sceglie la sua
valentina». Fiorirono anche tante leggende zuccherose. Una recente, di origine
americana, narra che un giorno Valentino, sentendo litigare due fidanzati che
stavano passando di là dalla siepe del suo giardino, uscì incontro ai due
giovani donando loro una rosa rossa che ebbe la virtù di placarli. A Terni se ne
racconta un'altra meno allegra, se non addirittura macabra, ma altrettanto
zuccherosa. C'era una volta una bella fanciulla cristiana di nome Serapia che si
era innamorata di un centurione pagano, Sabino. Quando i due giovani riuscirono
finalmente a vincere le resistenze dei genitori grazie al battesimo di Sabino,
si scoprì che Serapia era gravemente malata di tisi. Dopo qualche mese non
riusciva nemmeno più ad alzarsi dal letto. Fu chiamato al capezzale della
moribonda il vescovo Valentino al quale Sabino chiese di non essere separato
dall’amata. Il suo desiderio fu esaudito: morì pure lui abbracciato a Serapia.
Anche l'usanza di scambiarsi fra gli innamorati bigliettini teneri e scherzosi
nel giorno del loro patrono risale al medioevo e in Inghilterra è documentata
fin dal XV secolo. La fama di san Valentino si estese rapidamente a tutta
l’Europa al punto che persino un altro Valentino, patrono della diocesi di
Passau, festeggiato al 7 gennaio, assunse molte funzioni del romano-ternano, il
quale tuttavia non si limitava a proteggere i fidanzati, ma era diventato anche
il guaritore dell’epilessia e della peste. A questo ruolo di taumaturgo era
destinato dal suo nome, Valentinus in latino, che deriva dal verbo
valere.
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