SAN   VALENTINO

  14 febbraio - Festa degli innamorati 

 

 

LA STORIA

L' origine della festa degli innamorati è il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano per la fertilità. Per gli antichi Romani il mese di Febbraio era considerato il periodo in cui ci si preparava all'arrivo della primavera, considerata la stagione della rinascita. Si iniziavano i riti della purificazione: le case venivano pulite, vi si spargeva il sale ed una particolare farina.

Verso la metà del mese iniziavano le celebrazioni dei Lupercali (dei che tenevano i lupi lontano dai campi coltivati).  Fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, il dio Lupercus. I Luperici, l'ordine di sacerdoti addetti a questo culto, si recavano alla grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo e qui compivano i sacrifici propiziatori.

Lungo le strade della città veniva sparso il sangue di alcuni animali, come segno di fertilità; ma il vero e proprio rituale consisteva in una specie di lotteria dell'amore.  I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un'urna e opportunamente mescolati. Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità, affinché il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie.

Chi era San Valentino? Il santo martire nasce a Terni intorno al 175 d.C e diviene il primo vescovo della città nel 197 d.C. per l'investitura di Papa Feliciano.

 

Storia e leggenda

Per la tradizione San Valentino è l'autore di numerosi miracoli ma soprattutto si guadagna l'appellativo di Santo protettore degli innamorati o "santo dell'amore" quando celebra il matrimonio fra il legionario romano Sabino ed una giovane cristiana Serapia. San Valentino muore il 14 febbraio 273 d.C. per ordine del prefetto romano Placido Furio durante le persecuzioni ordinate dall'imperatore Aurelio.

La sua colpa è quella di aver sostituito con un sacramento religioso cristiano l'antico rito pagano della festa della fertilità, i Lupercalia, consacrato al dio Lupercus. La sua vita dedita all'apostolato, e nobilitata dal martirio, indusse nel 1644 i cittadini a proclamarlo Patrono di Terni. Ma la notorietà internazionale di San Valentino si deve alla leggenda, nata nei paesi anglosassoni, secondo la quale egli fosse solito donare ai giovani suoi visitatori un fiore del suo giardino.

Tra due di questi giovani nacque un amore che portò ad un unione tanto felice che molte altre coppie seguirono il loro esempio, a tal punto da indurre il Santo a dedicare un giorno dell'anno ad una benedizione nuziale generale. Ancora oggi nella Festa della Promessa prima i fidanzati giunti a Terni da mezzo mondo si scambiano un voto d'amore, poi gli sposi che hanno raggiunto il venticinquesimo o il cinquantesimo anno di matrimonio possono rinnovare l'impegno del loro legame.


Altre fonti fanno risalire ad eventi diversi la qualifica del Vescovo a Santo dell'amore; per alcuni addirittura il fatto è assolutamente casuale essendo la conseguenza di una donazione che Papa Paolo II alla metà del 1400 aveva elargito alle donne nubili proprio il 14 febbraio. L'attuale Basilica di San Valentino fu costruita nel 1605 sui resti di precedenti templi, e contiene opere di un certo interesse, in particolare nella cripta. Attorno alla Basilica si concentrano ogni 14 febbraio i festeggiamenti per il giorno di San Valentino, con il tradizionale mercato, le manifestazioni ed i premi.

Ogni anno durante il mese di febbraio Terni rende omaggio a San Valentino, patrono della città, con una cornice di appuntamenti culturali, riflessivi, di festa, ma anche liturgici volti a tenere insieme la dimensione religiosa delle celebrazioni del Santo e quella civile delle iniziative ispirate alla forza evocativa dello stesso.

....Dal vostro Valentino

I padri precursori della Chiesa, determinati a mettere fine a questa pratica licenziosa, hanno cercato un santo “degli innamorati” per sostituire l’immorale Lupercus. Nel 496 d.C Papa Gelasio annullò questa festa pagana ed iniziarono il culto di San Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima. San Valentino nato a Terni nell'anno 175 d.C. divenne così il patrono dell'amore e protettore degli innamorati di tutto il mondo. Valentino dedicò la sua vita alla comunità cristiana e alla città di Terni dove infuriavano le persecuzioni contro i seguaci di Gesù. Fu consacrato vescovo della città nel 197 d.C. dal Papa San Feliciano.

è considerato il patrono degli innamorati poiché la leggenda narra che egli fu il primo religioso che celebrò l'unione fra un legionario pagano e una giovane cristiana. La  storia di San Valentino ha due finali differenti. Secondo una versione, quando l'imperatore Aureliano ordinò le persecuzioni contro i cristiani, San Valentino fu imprigionato e flagellato lungo la via Flaminia, lontano dalla città per evitare tumulti e rappresaglie dei fedeli.

Mentre la seconda versione racconta che, nel 270 d.C. il vescovo Valentino, famoso per aver unito in matrimonio un pagano ed una cristiana, fu invitato dall'imperatore pazzo Claudio II  che tentò di persuaderlo a convertirsi nuovamente al paganesimo.

San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua Fede e, imprudentemente, tentò di convertire a sua volta Claudio II al Cristianesimo. Il 24 febbraio 270 d.C. San Valentino fu lapidato e poi decapitato.

La storia sostiene, inoltre, che mentre Valentino era in prigione in attesa dell'esecuzione si fosse innamorato della figlia cieca del guardiano, Asterius, e che con la sua fede avesse ridato miracolosamente la vista alla fanciulla. Si racconta che prima di morire Valentino le avesse mandato un messaggio

d'addio che si concludeva con "......dal vostro Valentino".  Una frase che nel tempo è diventata sinonimo di Vero Amore.

Per conoscere San Valentino

La più antica notizia di S.Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei secc.V-VI dove compare il suo anniversario di morte.

Ancora nel sec. VIII un altro documento ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, successivo martirio di questi e loro sepoltura. Altri testi del sec. VI, raccontano che S.Valentino, cittadino e vescovo di Terni dal 197, divenuto famoso per la santità della sua vita, per la carità ed umiltà, per lo zelante apostolato e per i miracoli che fece, venne invitato a Roma da un certo Cratone, oratore greco e latino, perché gli guarisse il figlio infermo da alcuni anni. Guarito il giovane, lo convertì al cristianesimo insieme alla famiglia ed ai greci studiosi di lettere latine Proculo, Efebo e Apollonio, insieme al figlio del Prefetto della città. Imprigionato sotto l’Imperatore Aureliano fu decollato a Roma. Era il 14 febbraio 273. Il suo corpo fu trasportato a Terni al LXIII miglio della Via Flaminia. Fu tra i primi vescovi di Terni, consacrato da S.Feliciano vescovo di Foligno nel 197. Preceduto da S.Pellegrino e S.Antimo, fratello dei SS.Cosma e Damiano.

IL CULTO
S.Valentino fu sepolto in un’area cimiteriale nei pressi dell’attuale Basilica. E’ sicuro che quel cimitero già esisteva in età pagana. Da questa zona provengono alcuni reperti le più antiche risalgono ai secc. IV-V. Si tratta di titoli sepolcrali. Il pezzo più interessante è il sarcofago a “teste allineate” del sec.IV ora conservato in Palazzo Carrara. E’il tradizionale sarcofago paleocristiano dove sono scolpite attorno alla figura del defunto orante, Scene della vita di Cristo. La prima basilica fu costruita nel sec.IV dato che la collocazione dell’edificio, fuori delle mura della città e in area cimiteriale e sopra la tomba del martire. Distrutta dai Goti, insieme alla città nel sec. VI, sarebbe stata ricostruita nel sec.VII. A conferma di questa ultima costruzione fu il rinvenimento di una moneta di Eraclio del 641. Al periodo della prima costruzione o a quella della ricostruzione del sec.VII, dovrebbe risalire la cripta con l’altare ad arcosolio, cioè sotto una nicchia coperta da un arco e sopra la tomba del martire. Intorno al sec.VII la basilica fu affidata ai Benedettini. Nel 742 vi avvenne l’incontro storico tra il papa Zaccaria partito da Roma verso Terni e il vecchio re longobardo Liutprando. La scelta della Basilica di S.Valentino fu fatta dal re perché all’interno di quella si veneravano le spoglie del glorioso martire alle quali egli attribuiva un valore taumaturgico.

Da quell’incontro il re donava al pontefice alcune città italiane tra le quali Sutri.
Qui il pontefice ordinò il nuovo vescovo di Terni alla cui morte (760) la città rimase priva del pastore fino al 1218. In questo periodo la basilica fu ggetto di scorrerie prima di Ungari poi Normanni e Saraceni poi degli abitanti di Narni che vantavano pretese su alcuni territori e sulla Basilica. Onorio III nel 1219 vi si recò e consegnò la Basilica al clero locale. Da questo anno in poi non sappiamo più nulla dello stato di conservazione della Basilica. Agli inizi del 1600 doveva apparire fatiscente.

LA RICOGNIZIONE
Nel 1605 il vescovo Giovanni Antonio Onorati, ottenuto il permesso da papa Paolo V, fece iniziare le ricerche del corpo del Santo. Erano partite da tempo anche a Roma le ricerche dei primi martiri della Chiesa e per autenticare la loro esistenza e per accrescerne la venerazione. Il corpo di S.Valentino fu presto rinvenuto in una cassa di piombo contenuta entro un’urna di marmo rozza esternamente ma all’interno intagliata con rilievi. La testa era separata dal busto a conferma della morte avvenuta per decapitazione. Fu portata subito in Cattedrale. Nessuno in città voleva che il corpo del loro martire riposasse nella chiesa madre. Neanche la Congregazione dei Riti era favorevole poiché le reliquie dovevano essere venerate là dove erano state sepolte. Così si decise di ricostruire una nuova Basilica.

LA NUOVA BASILICA
I lavori per la costruzione della Basilica iniziarono nel 1606 e durarono alcuni anni ma già dal 1609 questa poté essere officiata dai PP.Carmelitani, chiamati a custodirla. Nel 1618 il corpo del santo vescovo e martire venne solennemente riportato nella sua Basilica. Nel 1625 l’Arciduca Leopoldo d’Austria, diretto a Roma, fece visita alla Basilica e si assunse la spese per la costruzione di un nuovo altare maggiore in marmo, completato nel 1632, impegnandosi a rendere alla Basilica una parte del cranio del Santo donata alcuni secoli prima ad un suo antenato. Dietro all’altare maggiore è il coro con la “confessione” di S.Valentino, un altare costruito sopra la tomba del martire. Al centro è una tela ovale che ricorda il martirio del santo, opera della fine del sec. XVII. L’episodio del Duca Leopoldo fornì l’occasione per un radicale rinnovamento dell’architettura del tempio, condotto a termine grazie anche all’opera di molti ternani. La Basilica si presenta secondo uno schema caro ai teorici della Controriforma: grande navata unica con attorno cappelle laterali, due grandi cappelle costituiscono il transetto, presbiterio e dietro l’altare del martire con la “confessione”. La facciata del sec.XVII è animata da paraste, un grande portale sormontato da un finestrone. Le statue in stucco raffigurano in alto i santi patroni della città Valentino e Anastasio (+649) e sono state aggiunte nel sec.XIX. L’interno è animato da grandi paraste con capitelli in stile ionico con ghirlande. Queste sorreggono un architrave sporgente dentellato. Due cappelle per lato erano proprietà di alcune famiglie importanti della città. Le più interessanti sono le cappelle del transetto. Quella di destra è dedicata a S.Michele arcangelo ed era la cappella privata della famiglia Sciamanna. Ai lati infatti sono i monumenti funebri di alcuni membri tra i quali un certo Brunoro, vescovo di Caserta morto nel 1647. Al centro è la bella pala con S.Michele che sconfigge il demonio dell’artista romano Giuseppe Cesari detto il “Cavalier d’Arpino”. Esponente di una pittura colta e raffinata, docile alle richieste della Chiesa, che tornava a privilegiare chiarezza dell’espressione e il decoro nella rappresentazione delle figure sacre. Questa immagine è una chiara ripresa del classicismo di Raffaello: equilibrio della posa e fermezza dell’atteggiamento. L’altra cappella è dedicata alla santa carmelitana Teresa d’Avila. La bella pala centrale raffigura la Madonna con il Bambino tra i SS.Giuseppe e Teresa dell’artista Lucas De La Haye, monaco carmelitano della seconda metà del sec. XVII. L’artista fu l’incarico principale della decorazione della basilica. Infatti oltre a questa lascia altri capolavori tra i quali la bella pala centrale con S.Valentino chiede la protezione della Vergine su Terni e ancora una Adorazione dei pastori e una Adorazione dei Magi. Sempre per la basilica realizza le tele con i Quattro evangelisti e una serie con i Martiri ternani (Catulo, Saturnino, Lucio e magno discepoli di Valentino) conservati nella navata. Il suo stile è pienamente barocco: figure ricoperte di sontuosi panneggi che si agitano al vento, intrisi di un colore caldo che fa pensare anche ad un’influenza sull’artista della pittura veneta forse filtrata dal Rubens romano. Al centro del coro è una grande tela raffigurante la Crocifissione dove traspaiono figure intrise di grande drammaticità. Un ultimo capolavoro si può ammirare in una delle cappelle della navata. Si tratta di una tela raffigurante la Madonna con il Bambino ed i SS. Lorenzo, Giovanni Battista e Bartolomeo del 1635, opera di Andrea Polinori, cittadino di Todi. L’ispirazione dell’artista è il Caravaggio ma è abile a regolarizzarlo e depurarlo di ogni aggressività.
L’ambiente della cripta presenta l’antico altare ad arcosolio (inserito in una nicchia voltata a botte sopra la tomba del martire) nel quale furono rinvenute le reliquie di S.Valentino.

Alcuni reperti dell’area valentiniana sono stati riuniti nell’ambiente accanto alla cripta.

LA LEGGENDA
La festa del vescovo e martire Valentino si riallaccia agli antichi festeggiamenti di Greci, Italici e Romani che si tenevano il 15 febbraio in onore del dio Pane, Fauno e Luperco. Questi festeggiamenti erano legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità. Divenuti troppo orridi e licenziosi, furono proibiti da Augusto e poi soppressi da Gelasio nel 494. La Chiesa cristianizzò quel rito pagano della fecondità anticipandolo al giorno 14 di febbraio attribuendo al martire ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata dai figli. Da questa vicenda sorsero alcune leggende. Le più interessanti sono quelle che dicono il santo martire amante delle rose, fiori profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice. Oggi la festa di S.Valentino è celebrata ovunque come Santo dell’Amore. L’invito e la forza dell’amore che è racchiuso nel messaggio di S.Valentino deve essere considerato anche da altre angolazioni, oltre che dall’ormai esclusivo significato del rapporto tra uomo e donna. L’Amore è Dio stesso e caratterizza l’uomo, immagine di Dio. Nell’Amore risiede la solidarietà e la pace, l’unità della famiglia e dell’intera umanità.

GLI EVENTI
A Terni è sorta la “Fondazione S.Valentino”, che cura il culto del Santo durante l’intero mese di febbraio:vi sono programmate grandi iniziative di fede e di cultura, di arte e di scienza, di spettacolo e di divertimento.Da quest'anno è nata inoltre l'Associazione "San Valentino Festival" promossa da Comune, Provincia, Camera di Commercio, Diocesi, Sviluppumbria e Consorzio Cometa per organizzare eventi valentiniani anche nel resto dell'anno

LE LEGGENDE DI SAN VALENTINO

Leggenda dei Bambini
San Valentino possedeva un grande giardino pieno di magnifici fiori dove permetteva a tutti i bambini di giocare. Si affacciava sovente dalla sua finestra per sorvegliarli e per rallegrarsi nel vederli giocare. Quando veniva la sera, scendeva in giardino e tutti i bambini lo circondavano con affetto ed allegria. Dopo aver dato loro la benedizione regalava a ciascuno di loro un fiore raccomandando di portarlo alle loro mamme: in questo modo otteneva la certezza che sarebbero tornati a casa presto e che avrebbero alimentato il rispetto e l’amore nei confronti dei genitori. Da questa leggenda deriva l'usanza di donare dei piccoli regali alle persone a cui vogliamo bene.

Leggenda dei Colombini
Il sacerdote Valentino possedeva un grande giardino che nelle ore libere dall'apostolato coltivava con le proprie mani. Tutti i giorni permetteva ai bambini di giocare nel suo giardino, raccomandando che non avessero fatto danni, perché poi la sera avrebbe egli regalato a ciascuno un fiore da portare a casa. Un giorno, però, vennero dei soldati e imprigionarono Valentino perché il re lo aveva condannato al carcere a vita. I bambini piansero tanto. Valentino, stando in carcere pensava a loro, e al fatto che non avrebbero più avuto un luogo sicuro dove giocare. Ci pensò il Signore. Fece fuggire dalla gabbia del distratto custode due dei piccioni viaggiatori che Valentino teneva in giardino. Questi piccioni, guidati da un misterioso istinto, trovarono il carcere dove stava chiuso il loro santo padrone. Si posarono sulle sbarre della sua finestra e presero a tubare fortemente. Valentino li riconobbe, li prese e li accarezzò. Poi legò al collo di uno un sacchetto fatto a cuoricino con dentro un biglietto, ed al collo dell'altro legò una chiavetta. Quando i due piccioni fecero ritorno furono accolti con grande gioia. Le persone si accorsero di quello che portavano e riconobbero subito la chiavetta: era quella del giardino di Valentino. I bambini ed i loro familiari si trovavano fuori del giardino quando il custode lesse il contenuto del bigliettino. C'era scritto:

"A tutti i bambini che amo… dal vostro Valentino".

 

Leggenda dell'Amore Sublime

Questa leggenda narra di un giovane centurione romano di nome Sabino che, passeggiando per una piazza di Terni, vide una bella ragazza di nome Serapia e se ne innamorò follemente.
Sabino chiese ai genitori di Serapia di poterla sposare ma ricevette un secco rifiuto: Sabino era pagano mentre la famiglia di Serapia era di religione cristiana. Per superare questo ostacolo, la bella Serapia suggerì al suo amato di andare dal loro Vescovo Valentino per avvicinarsi alla religione della sua famiglia e ricevere il battesimo, cosa che lui fece in nome del suo amore.
Purtroppo, proprio mentre si preparavano i festeggiamenti per il battesimo di Sabino ( e per le prossime nozze), Serapia si ammalò di tisi. Valentino fu chiamato al capezzale della ragazza oramai moribonda. Sabino supplicò Valentino affinché non fosse separato dalla sua amata: la vita senza di lei sarebbe stata solo una lunga sofferenza. Valentino battezzò il giovane, ed unì i due in matrimonio e mentre levò le mani in alto per la benedizione, un sonno beatificante avvolse quei due cuori per l'eternità.


Leggenda della Rosa della Riconciliazione
Un giorno San Valentino sentì passare, al di là del suo giardino, due giovani fidanzati che stavano litigando. Decise di andare loro incontro con in mano una magnifica rosa. Regalò la rosa ai due fidanzati e li pregò di riconciliarsi stringendo insieme il gambo della rosa, facendo attenzione a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore. Qualche tempo dopo la giovane coppia tornò da lui per invocare la benedizione del loro matrimonio. La storia si diffuse e gli abitanti iniziarono ad andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese. Il 14 di ogni mese diventò così il giorno dedicato alle benedizioni, ma la data è stata ristretta al solo mese di febbraio perché in quel giorno del 273 San Valentino morì.

 

LA VITA DI SAN VALENTINO

Il patrono dei fidanzati e degli innamorati che ha ispirato anche

una gentile tradizione  alla sua festa,  quella dei bigliettini affettuosamente scherzosi,

è sepolto a Terni di cui fu, secondo la tradizione, vescovo.

 

La Basilica di San Valentino a Terni

Se consultiamo il nuovo Calendario liturgico generale al 14 febbraio non troviamo più la festa di san Valentino, ma la memoria obbligatoria dei santi Cirillo e Metodio, gli evangelizzatori degli slavi: il patrono degli innamorati e dei fidanzati è stato retrocesso alle memorie locali. Ma in tutto il mondo si continua a celebrare il 14 febbraio come «Valentine day» secondo il rito sentimental-commerciale della laica religione del consumo indotto che impone scambi di regalucci, possibilmente costosi, tra i fidanzati.

Se dal Calendario ci trasferiamo nel Martirologio Romano, che è il ca­talogo di tutti i santi universali e locali, troviamo a questa data non uno ma due Valentini.

Del primo così recita il latercolo del Baronio: «14 feb­braio, in Roma, sulla via Flaminia, natale di san Valentino, presbitero e martire, che dopo aver operato varie guarigioni, insigne per cultura, fu ucciso e decollato sotto Claudio Cesare»; e del secondo: «14 febbraio, in Terni, fasto di san Valentino, che dopo essere stato a lungo percosso fu imprigionato e, non potendosi vincere la sua resistenza, a metà notte, segretamente trascinato fuori del carcere, venne decollato dal prefetto di Roma, Placido». Quale mai sarà il patrono dei fidanzati? E che cosa sappiamo di certo su questi due santi curiosamente omonimi e celebrati alla stessa data?

A proposito del primo Valentino una tarda e leggendaria Cronaca del suo martirio, la Passio Maris et Marthae, narra che l'imperatore Claudio il Gotico, incuriosito dalla fama di santità di un prete romano che era stato imprigionato per la sua fede, lo fece condurre a palazzo. «Perché» gli domandò « non vuoi essere nostro amico adorando gli dei e rinun­ciando alle superstIzioni?» E Valentino: «Se tu conoscessi la grazia di Dio non diresti così, ma disprezzeresti i tuoi idoli e adoreresti il Signore che è nei cieli». Continuò a parlare con tanta eloquenza che alla fine Claudio congedandolo ordinò al prefetto di ascoltarlo pazientemente e poi di de­cidere secondo le leggi. Il prefetto si limitò a consegnarlo a un suo mini­stro di nome Asterio raccomandandogli: «Tenta di dissuadere que­st’uomo con melliflui discorsi». Entrando nel palazzo del suo custode, Valentino esclamò: «Signore Gesù, luce vera, illumina questa casa affinché i suoi abitanti ti ricono­scano Dio». «Sento che invochi Cristo come luce» gli rispose Asterio. «Ebbene, se il tuo Dio restituirà la vista a mia figlia, che è cieca dall'età di due anni, ti concederò tutto quel che vorrai». Valentino, dopo essersi raccolto in preghiera per qualche istante, pose le dita sugli occhi della fanciulla che improvvisamente recuperò la vista: quel miracolo spinse tutta la famiglia a convertirsi. Quando l'imperatore venne a sapere della conversione ordinò che Valentino venisse decapitato. Secondo una redazione più recente della Passio sarebbe stato sepolto sul luogo del martirio, nei pressi della via Flaminia, dove papa Giulio I (337-352) edificò una basilica. La chiesa sulla via Flaminia, i cui resti sovrastano ancora oggi l'area della cosiddetta catacomba di San Valentino, divenne talmente celebre che la porta Flaminia oggi del Popolo - fu chiamata nel medioevo, fino al XIII secolo, porta di San Valentino. Fin qui la tradizione: ma il Catalogo Liberiano del IV secolo riferisce che Giulio I costruì al secondo miglio della via Flaminia una basilica «quae appellatur Valentini» , cioè detta di Valentino, intendendo con questo nome il benefattore che ne aveva finanziata la costruzione così come avvenne con altre basiliche, fra cui quella  «costantiniana», ovvero San Giovanni in Laterano. Sicché il francescano Agostino Amore ha concluso che il «benefattore» Valentino, per un equivoco riscontrabile anche in altri casi, venne poi scambiato a partire dal V secolo per un martire e venerato al 14 febbraio. Non sappiamo invece se il Valentino che papa Pasquale 1(817-824) portò a Santa Prassede insieme con le reliquie di 2300 martiri dalle cata­combe di Sant'Agnese sulla Nomentana, fosse lo stesso martire o un suo omonimo. A Santa Prassede è ricordato in una lapide del IX secolo ed effigiato due volte col volto giovane e in solenne atteggiamento nei mo­saici bizantini della cappella di San Zenone. Ma secondo il cardinal Co­stantino Patrizi, vicario generale di papa Gregorio XVI, le reliquie di san Valentino non soltanto si trovavano sulla Flaminia ma vi erano sempre rimaste se il 28 giugno 1842 attestava che erano state esaminate e do­nate a don Luigi Dall'Osta, arciprete di Santa Giustina in Limana, in provincia di Belluno, perché le esponesse nella sua chiesa parocchiale dove si trovano tuttora. Difficile a questo punto districare il filo dell'in­garbugliatissima matassa dove spunta anche un altro filo. Alla stessa data infatti è ricordato, come si accennava all'inizio, un secondo san Va­lentino di cui poco si sa di certo se non che, vescovo di Temi, fu decapi­tato a Roma nel 273 durante la persecuzione di Aureliano. Quanto al corpo, una tarda Passio sosteneva che era stato sepolto in una collinetta nei pressi di Terni, in un cimitero sopra il quale sorse poi una basilica, trasformata radicalmente nel 1618. Qualche anno prima, il 21 giugno 1605, il vescovo di quella città, Gianantonio Onorato, aveva ritrovato il corpo del santo patrono e lo aveva riposto in una cassa di piombo. La Passio narrava che il vescovo Valentino, celebre per le sue doti di taumaturgo, era stato invitato a Roma dal retore e filosofo Cratone per­ché ne guarisse il figlio il cui dorso si era talmente incurvato da costrin­gerlo a tenere il capo fra le ginocchia. Valentino promise la guarigione a patto che tutta la famiglia si impegnasse a convertirsi. Così avvenne; e si convertirono anche tre giovani ateniesi allievi del filosofo, Proculo, Efebo e Apollonio. La notizia era troppo clamorosa per passare inosser­vata sicché il prefetto Placido fece imprigionare Valentino tentando in        vano di spingerlo a sacrificare agli dei. A nulla valsero le esortazioni e neppure una bastonatura: fu condannato alla decapitazione. Quando i carnefici si furono allontanati, i tre giovani ateniesi suoi allievi raccol­sero il corpo e lo trasportarono a Temi seppellendolo in un terreno del suburbio che avevano acquistato. Anch'essi vennero poi decapitati. Secondo la tradizione, nel corso dei secoli furono donate delle reli­quie a varie chiese italiane e straniere. Quelle che rimangono a Temi - parte del cranio diviso dal busto, la mascella con pochi denti, altri denti sparsi e le ceneri - vennero composte nel 1630 in una statua supina dove san Valentino vestito da vescovo e barbato ha l'aspetto di un uomo maturo. La scultura, collocata su un'arca, è sotto l'altare maggiore della chiesa officiata dai Carmelitani Scalzi. Nella cripta si conservano in una cassa le reliquie dei tre giovani ateniesi. A questo punto è impossibile trarre una conclusione storicamente fondata. Si può tuttavia osservare che troppe analogie accomunano il Valentino romano a quello ternano per non sospettare che si tratti in realtà di un unico martire. Né è casuale che il luogo del seppellimento di entrambi sia la via Flaminia, al secondo miglio per il presbitero e al ses­santatreesimo per il vescovo, perché Terni - Interamna per i Romani - si trova infatti sulla via consolare. Si potrebbe congetturare che il ve­scovo di Terni, martirizzato a Roma là dove sorse poi la basilica, abbia ispirato a chi non si rassegnava alla sua traslazione in Umbria la leg­genda del presbitero romano. All’equivoco avrebbe poi contribuito invo­lontariamente il benefattore, forse un convertito che aveva assunto il nome del santo venerato. Ma di là da queste congetture c'è un fatto incontestabile: furono i Benedettinì, che nel primo medioevo custodivano la basilica ternana, a diffondere il culto di san Valentino nei loro monasteri sino alla Francia e all'Inghilterra, dove è sorto il suo patronato sui fidanzati per una coinci­denza calendariale. La festa cade infatti in un periodo particolare del­l’anno, quando la natura comincia a dare i primi segni del risveglio dal letargo invernale. Verso la metà del mese di febbraio il sole comincia infatti a riscaldare la terra facendo sbocciare i primi fiorellini, come le vio­lette, o fiorire addirittura in certe zone dell'Europa mandorli e noccioli: sicché san Valentino si trasformò a poco a poco nel santo che annun­ciava la primavera imminente, e non a caso è stato rappresentato tal­volta col sole in mano. «Per san Valentino la primavera sta vicino» afferma un proverbio cui fa eco: «Per san Valentino fiorisce lo spino». Durante il medioevo in Inghilterra e in Francia si diceva che pro­prio al 14 febbraio gli uccelli cominciavano ad accoppiarsi. Si pensò quindi che quel giorno era indicato anche per celebrare le giovani cop­pie umane. Nacque così il detto che «a san Valentino ogni valentino sceglie la sua valentina». Fiorirono anche tante leggende zuccherose. Una recente, di origine americana, narra che un giorno Valentino, sen­tendo litigare due fidanzati che stavano passando di là dalla siepe del suo giardino, uscì incontro ai due giovani donando loro una rosa rossa che ebbe la virtù di placarli. A Terni se ne racconta un'altra meno alle­gra, se non addirittura macabra, ma altrettanto zuccherosa. C'era una volta una bella fanciulla cristiana di nome Serapia che si era innamo­rata di un centurione pagano, Sabino. Quando i due giovani riuscirono finalmente a vincere le resistenze dei genitori grazie al battesimo di Sabino, si scoprì che Serapia era gravemente malata di tisi. Dopo qual­che mese non riusciva nemmeno più ad alzarsi dal letto. Fu chiamato al capezzale della moribonda il vescovo Valentino al quale Sabino chiese di non essere separato dall’amata. Il suo desiderio fu esaudito: morì pure lui abbracciato a Serapia. Anche l'usanza di scambiarsi fra gli innamorati bigliettini teneri e scherzosi nel giorno del loro patrono risale al medioevo e in Inghilterra è documentata fin dal XV secolo. La fama di san Valentino si estese rapidamente a tutta l’Europa al punto che persino un altro Valentino, patrono della diocesi di Passau, festeggiato al 7 gennaio, assunse molte funzioni del romano-ternano, il quale tuttavia non si limitava a proteggere i fidanzati, ma era diventato anche il guaritore dell’epilessia e della peste. A questo ruolo di tauma­turgo era destinato dal suo nome, Valentinus in latino, che deriva dal verbo valere.

 

 

 

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