Giochi  e  Canti fanciulleschi

 

 Foto, testi, disegni e varie notizie sui ricordi e i giochi infantili degli anni

del primo dopoguerra (1945) ai primi anni del 1970, del secolo appena trascorso.

Tale sezione sarà spesso aggiornata, man mano si riterrà opportuno

inserire foto o altro materiale, anche dei tempi d'oggi, inerenti l'argomento trattato.  

 

(A cura di Giuseppe Nicola Ciliberto )

Dai miei ricordi d'infanzia

In queste nuove pagine inserite da poco nel mio sito, ho pensato di raccogliere i ricordi della mia infanzia, dei giochi, degli amici e di tanti momenti di vita trascorsa nel mio quartiere di nascita, il più antico di Ribera che porta il nome di uno tra i santi più amati d'Italia: Sant'Antonino

Ricordo ancora con tanta nostalgia la mia fanciullezza tra gli anni '50 e '60 del secolo appena trascorso, a giocare a piedi scalzi e in mutandine imitando i personaggi dei film di Tarzan, i giochi infantili: a li prigiunera, a li mazzi, a la cannedda, a la vecchia, a l'une monti e tanti tanti altri che mano mano inserirò in questo affascinante e nostalgico capitolo.

Non dimentico mai i giochi con "la tortula", con il pallone in Via Roma, comunemente chiamata la "strata larga", le frequenti escursioni in periferia, "a li cumuna", nella zona Conceria ed anche ad una certa distanza, fino ad arrivare anche nella zona delle "Pirreri" dietro la Villa Comunale, quelle di "Martusa" ed anche tra i ruderi del Castello di Poggiodiana. Non c'erano allora i divertimenti e i giochi di oggi ma i bambini eravamo un pò tutti fantasiosi e molte cose ce le creavamo da noi stessi. Non mancava mai la "fileccia" per andare a "caccia" di lucertole, di "passiature" (gechi) o di passeri ed anche la "cciappula" (trappola), comprata con 10 o al massimo venti lire, che serviva per catturare i poveri uccellini, specie nelle bellissime giornate di primavera. E' vero che erano altri tempi, ma il divertimento infantile non mancava proprio. Molti erano i giochi con le figurine di attori, con scene dei film di Tarzan, di calciatori  e di ciclisti che tenevamo in grande quantità giocandocele o a carte oppure a "sciusciari", cioè a soffiare sulle stesse che, venivano vinte se si riusciva a farle capovolgere. Altre notizie sui giochi di oltre 50 anni fa ed altre immagini, oltre a quelli riportate più sotto, saranno inserite successivamente .

***

 

COME SI GIOCAVA NEGLI ANNI ‘50

di Giuseppe Nicola Ciliberto

 

Non lo avrei mai immaginato, ma il mio sito internet,  dopo poco più di tre anni che si trova in rete, risulta essere molto visitato, oltre che da italiani d’Italia, anche da connazionali sparsi in varie nazioni del mondo, come gli Stati Uniti, il Canada, l’Argentina, il Brasile, la Germania, l'Inghilterra, la Spagna, la Francia, il Belgio, il Venezuela, e da tantissime altre nazioni. Per il sottoscritto non poteva giungere gratificazione maggiore di questa: sapere che il lavoro svolto, che quasi giornalmente viene integrato di notizie sulla Ribera di oggi, viene visto da qualcuno e spesso questi "qualcuno" sono anche 800/1000 ed anche di più in un solo giorno.

Molte sono le manifestazioni di stima e di gradimento per ciò che nel sito stesso è stato inserito e tantissime sono le lettere che pervengono al mio indirizzo di posta elettronica.

Fino a qualche anno fa, ero quasi profano di tutta questa tecnologia moderna che, a quelli non più giovani, come a tanti altri della mia età, ci obbliga a convivere con i Computer, con i telefonini e con le macchine digitali ultra sofisticate, che farebbero girare la testa a chicchessia. Spesso si  è costretti a ricorrere all’aiuto di figli e anche di nipoti per capire qualcosa e per giunta, i giovani di oggi, che forse hanno pure ragione, ci definiscono arretrati, nostalgici, fuori del tempo e quindi non in grado di capire e destreggiarci con i modernissimi marchingegni della vita moderna. Ma con la mia notoria testardaggine, la mia grande passione e con l’aiuto di libri, opuscoli e roba varia, sono in qualche modo, riuscito a carpire quel minimo indispensabile che mi permettesse di entrare in quel variegato e complesso mondo di INTERNET. E questo soltanto per soddisfare il mio desiderio di avere un sito tutto mio, dedicato principalmente a Ribera,  dove poter immettere tutto quello che può risultare utile a qualcuno, in special modo proprio ai giovani, che potranno avere modo di conoscere anche il passato e la storia che fu dei loro padri e dei loro lontani antenati.  

Ah, se sapessero, o immaginassero minimamente come ci si divertiva e si giocava, appena una cinquantina di anni fa. Non ci crederebbero, che in molti non avevamo nemmeno i giocattoli e ce li dovevamo costruire da noi. La mia aspirazione da bambino era molto “ardita”; pensate che in contrapposizione alla volontà di mia madre che voleva a tutti i costi che a differenza degli altri due fratelli e due sorelle, prendessi un  diploma, io rispondevo che da grande avrei fatto… il falegname. Proprio così, il falegname, perché mi piaceva costruire da me i giocattoli. Poi non è stato così, perché ha vinto mia madre, che con il suo amore, la sua volontà e il suo impegno a spronarmi e ad aiutarmi nello studio, il tanto desiderato “pezzo di carta”, che poi è stato un semplice diploma di geometra,me lo ha fatto prendere.

Ed è stato nel 1963, ad Agrigento, perché a Ribera l’istituto tecnico era sorto da poco con la sola prima classe e i primi diplomati sono usciti, credo, tra il ‘67/’68.

Un cavallino a dondolo realizzato in legno e carta pesta.

Era un giocattolo molto comune sia per i maschietti che

per le femminucce e che è scomparso verso la fine degli anni '60.

Come dicevo, oggi per non far disperdere la memoria di quel lontano passato, ho pensato di raccogliere nel sito, i ricordi della mia infanzia, dei giochi, degli amici e di tanti momenti di vita trascorsa nel mio quartiere di nascita, il più antico di Ribera, il Quartiere di Sant'Antonino. 

Ricordo ancora con tanta nostalgia la mia fanciullezza tra gli anni '50 e '60 del secolo appena trascorso, a giocare a piedi scalzi e in mutandine “a lu chianu di Sant’Antuninu”, imitando i personaggi dei film di Tarzan. Ricordo  i tanti giochi infantili: a li prigiunera, a li mazzi, a la cannedda, a la vecchia, a l'une monti e tanti altri,che nel loro insieme costituiscono un capitolo affascinante e nostalgico del nostro passato.

Non dimentico i giochi “a li pumetta”, con "la tortula", o le partite a calcio in Via Roma, comunemente chiamata la "strata larga", con palloni a volte costruiti con stracci. Non dimentico le frequenti escursioni in periferia, "a li cumuna", “a la stazioni”, “a Santa Rosalia”, nella zona Conceria ed anche a notevoli distanze, fino ad arrivare anche nella zona delle "Pirreri" dietro la Villa Comunale, quelle di "Martusa" ed anche tra i ruderi del Castello di Poggiodiana. Non c'erano allora i divertimenti e i giochi di oggi ma i bambini eravamo un pò tutti fantasiosi e molte cose ce le creavamo da noi stessi.

Non mancavano mai le "filecce" per andare a "caccia" di lucertole, di "passiature" (gechi) o di passeri ed anche “li cciappuli" (trappole), gli archi e le frecce  con le aste dei vecchi ombrelli o i cerchi di biciclette per farli rotolare in strada con una bacchetta di legno. E' vero che erano altri tempi, ma il divertimento infantile non mancava proprio e qualche bel gelato o una forma di “grattatella” con sole 10 lire, la compravano dal gelataio ambulante.

Molti erano i giochi con le figurine di attori, con scene dei film di Tarzan, di calciatori  e di ciclisti che tenevamo in grande quantità giocandocele o a carte oppure a "sciusciari", cioè a soffiare sulle stesse che, venivano vinte se si riusciva a farle capovolgere.

 

 

ALCUNI GIOCHI DI STRADA

 

A Giro Giro Tondo

La lotta con le spade di legno

 

 
 

Gioco detto "A UNU"

Il Gioco della campana, detto "Lu Campanaru"

 

 
 

Il Gioco con l'arco e le frecce, fatti con le aste di legno

e spago oppure in metallo, ricavate dagli ombrelli rotti.

 

Il gioco con i cerchioni delle biciclette

 
 

L'Hula Op

 

Salto della corda (A pero, nespolo, limone, ecc....)

 

 

Le  figurine di attori, calciatori e campioni dello sport

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le figurine dei campioni di calcio della squadra del

 "Grande Torino",

periti nella sciagura aerea di Superga.

Erano le immagini preferite dai ragazzini

degli anni '50.

Figurine dei calciatori degli anni 50/60 del secolo scorso

 

 

 

 

 

 

Le figurine degli anni '50, rappresentano

attori famosi e scene di film di Tarzan.

 

 

 
 

 

Tarzan, il mitico eroe dei bambini, interpretato

in numerosi film dall'attore Jonny Weissmuller.

 

 

Piccolo, un personaggio, assieme a Tarzan,

sempre amato da tutti i bambini.

 

 
 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

Fausto Coppi

 

 

Gino Bartali

 

Gianni e Pinotto e Oliver Hardy

 

 

Giornalini a fumetti

 

TARZAN :  L'EROE DI TUTTI I BAMBINI DEGLI ANNI '50/60

 

 

 

 

Immagini e figurine tratte dai film di Tarzan, interpretati dal mitico Jonny Weissmuller

 

 

                

Lex Barker e Gordon Scott, negli anni '60 del secolo  appena

trascorso, hanno interpretato vari film di Tarzan, ma non sono

stati amati quanto lo era stato il mitico Jonny Weissmuller.

 

I  giornalini più in voga

(Naturalmente i giornalini a fumetti, molto in voga negli anni '40 e '50, alcuni dei quali sono continuati ad uscire nelle edicole, anche fino ad oggi, erano molti di più di quelli presentati in questa sezione del sito . Questi sono quelli da me preferiti e che leggevo spesso. (G.N.Ciliberto)

I fumetti erano le nostre favole

Come potete giudicar... io mi ricordo quasi tutto della mia città, un'infanzia, una persona, nostalgie, sogni e speranze, solo per il piacere di raccontarle.
In un tempo remoto, in una galassia lontana lontana negli anni 50 c'era posto pure per le favole, e le nostre favole erano i.. fumetti.
Si giocava a figurine e si vinceva, si giocava con la pista disegnata sui marciapiedi e le lattine delle bottigliette erano in nostri assi della pedalata, le biglie di vetro un tesoro inestimabile, e i motopattini costruiti da soli con due tavole di legno e cuscinetti a sfera erano il nostro mezzo di trasporto.
A volte arrivavano ragazzi di altre vie per cercare l'acquisto o addirittura portarceli via con la forza .. e allora nascevano le bande di piccoli guerrieri alla conquista del giornalino perduto con relative sassaiole e cartoccetti con presunte cannucce a modo di lanciatori di cerbottane.
Questo era il nostro tesoro e nessuno degli altri ragazzi poteva portarceli via e si tornava a casa con fazzoletti pieni di sangue, occhi neri ma felici di aver resistito all'assalto dei ragazzi della di piazza dei re di Roma. I nostri fumetti erano.....Dick Fulmine costava 15 lire, un omaccione che andava per le spicce coi delinquenti mentre li riempiva di pugni.  Il mitico "Nembo Kid", diventato poi superman con i super eroi Batman e Robin, Capitan Miki, il giovane ranger del Nevada con i suoi fedelissimi dott. Salasso e il puzzolente Doppio Rum.
Il grande Blek, un gigante contro gli inglesi nella guerra di indipendenza americana, che insieme al piccolo Roddy e il professor occultis, combattevano per cacciare gli invasori. Che dire del "Monello"? e L'intrepido? due giornalini che raccoglievano episodi a puntate di un mucchio di personaggi che ci sono rimasti nel cuore.....
Pedrito el Drito e la sua compagna Paquita e la loro città messicana Cicory City, un malcapitato pistolero che ne combinava di tutti i colori, Superbone il ragazzo suberbo e saccente che finisce sempre nei guai. La piccola Eva che abbinava racconti di scuola con i suoi amichetti, che si improvvisavano sempre detective, per smascherare il malcapitato di turno.
Le avventure di Narciso Putiferio, il giovane simpatico pirata, Rocky Rider il cavaliere pistolero amico degli indiani, e Arturo e Zoe coi loro siparietto tra un racconto e un altro. Forza John il marinaio senza macchia e senza paura che sventava tentativi di contrabbando nella acque infestate da filibustieri e poi ancora Fiordistella, la reginetta del cielo, racconti della favolosa Bagdad, racconti smielati ma di effetto per le bambine di quella età.
C'era il professor Lambicchi e la sua arcivernice, che spruzzata su un quadro o fotografia faceva vivere la figura con finali maldestri.
Ricordiamo Junior, il giovane eroe che volava, Dave Devil l'astronauta, Ares lo scozzese, Liberty Kid l'ufficiale dell'unione che si batteva per la sopravvivenza degli indiani d'America, (primo tentativo di ridare agli indiani una loro identità). Molto letti i giornalini con le avventure di Tarzan e di Jimmy della giungla. Il simpaticissimo Cruciverba Cruck che borbottava sempre " scusi conosce una parola?"

Mandrake, il mago, la sua compagna Narda e il forzuto servitore Lothar, compagni di avventure al limite della realtà, Flash Gordon, che ci faceva fantasticare con altre galassie. Vogliamo parlare del vecchio TEX WILLER ? Ancora oggi e' il fumetto più venduto.

DIABOLIK il fenomenale ladro con la sua compagna EVA KENT, aristocratica quanto furba e spietata.
Per i nostri genitori c'era la "Domenica del corriere" un settimanale del corriere della sera, che riportava notizie curiose e a volte drammatiche della vita di quei anni

 

 

ALCUNI GIOCHI DI STRADA

 

Sassi
A questo gioco partecipavano due giocatori (era particolarmente diffuso tra le ragazze e le bambine). Si cominciava spargendo per terra cinque biglie o sassi tondio noccioli di pesche. Si lanciava quindi in aria un sasso e si doveva riprenderlo. Prima di far questo, però, con la stessa mano si doveva prendere un secondo sasso e tenerlo. Dopo aver preso l’altro, il secondo sasso andava lanciato in aria, ma prima di riprenderlo si doveva raccogliere un terzo sasso. Si proseguiva in questo modo fino al quinto sasso. Dopo aver preso tutti i sassi, si dovevano porre sul dorso della mano per poi riprenderli con il palmo. Per vincere non si doveva commettere alcun errore.

 

I quattro cantoni
Per terra veniva disegnato un quadrato e quattro giocatori dovevano occuparne gli angoli, mentre un quinto stava al centro. Quest’ultimo doveva cercare di occupare uno dei quattro angoli mentre gli altri si scambiavano il posto: se riusciva, chi aveva perso il posto doveva andare al centro del quadrato e il gioco ricominciava.

 

Palla avvelenata
Si giocava all'aperto, era importante che ci fosse un muro su cui far rimbalzare la palla avvelenata.
Con una conta si decideva il primo battitore. Tutti i partecipanti aspettavano intorno al battitore che lanciasse la palla contro il muro chiamando, a scelta, uno di loro. Chi veniva chiamato, doveva afferrare la palla che aveva rimbalzato contro il muro, mentre tutti gli altri giocatori scappavano il più lontano possibile. Appena catturata la palla, gli altri giocatori dovevano interrompere la fuga e rimanere immobili.
Il bambino con la palla poteva avanzare di tre passi e lanciarla contro una delle statue, cercando di colpirla. La statua/giocatore poteva cercare di schivare la palla ma senza spostarsi con i piedi. Se la statua era colpita, era eliminata

e doveva uscire dal gioco.
I partecipanti venivano eliminati uno ad uno, vinceva chi rimaneva per ultimo.

 

 “Lu campanaru”
E' uno dei più antichi del mondo. Si giocava all'aperto. Una volta disegnata con il gesso la campana, si
lanciava un sasso in una casella della campana e lo si raggiungeva saltellando su un piede solo.
Si raccoglieva il sasso sempre su un piede solo, senza mai perdere l'equilibrio, altrimenti si doveva iniziare da capo. In certe caselle si doveva entrare contemporaneamente a gambe divaricate. Si raggiungeva la cima della campana, ci si girava e si tornava al punto di partenza.
Si poteva decidere anche che, una volta raggiunta la cima, si doveva tornare indietro ad occhi chiusi, oppure con un sasso sulla testa.

Vinceva chi terminava il percorso senza commettere nessun errore.

 

Il salto della corda
Era un gioco che si poteva fare da soli o in compagnia. Se si era da soli, si prendeva una corda di circa 2 metri per le estremità con le mani, e la si faceva roteare intorno a se stessi, nella lunghezza del corpo. Quando la corda arrivava all’altezza dei piedi, si doveva fare una salto per non inciampare, si proseguiva così facendola andare sempre più veloce. Invece se si era in molti, due tenevano la corda e gli altri saltavano contemporaneamente. A quei tempi si poteva giocare molto tranquilli per le strade perché non c’erano i pericoli che ci sono oggi.

 

I giocattoli

(Molti dei giocattoli venivano costruiti direttamente da noi ragazzi)

 

 

 

 

 

 

 

 

La "fileccia" (fionda) un'arma  giocattolo molto in uso

tra gli anni '50 e '60 del secolo scorso, costruita sempre

dagli stessi  ragazzi di quell'epoca.

Con la fileccia si andava a "caccia" di lucertole,

gechi o uccelli di vario genere.

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche il "motopattìno" era un giocattolo

costruito dagli stessi ragazzi

di 50 anni fa. Bastavano solo i cuscinetti,

un bullone e qualche tavola, reperiti

presso botteghe di artigiani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altra arma giocattolo preferita era la

"cciappula" (trappola), in filo di ferro

che veniva utilizzata per catturare i passerotti.

 

 

Un carrettino siciliano in legno

 

 

Calessino anni '30

 

 

Macchinina di gomma

del 1940

"Li sordi spicci"

I famosi 20 centesimi del periodo fascista,

comunemente chiamati "quattru sordi".

Queste monete fuori corso, unitamente ai "du sordi", "mezza lira" e "una lira", nel periodo dopo la Seconda Guerra Mondiale, tra gli anni '40 e fino ai primi anni del 1960, erano molto diffuse nelle case dei riberesi e i ragazzini di allora usavamo giocarcele in tanti modi diversi. I modi  preferiti erano: "A li carti", "A lu quatrettu" . "a la cannedda" e "a la tortula" e spesso anche "a spariari".

"Li pumetta"

Tra gli anni '50 e '60 era molto in uso tra i ragazzini, giocarsi i loro oggetti personali di qualunque genere, come: monete fuori corso, figurine varie, giornalini, mandorle e soprattutto bottoni. E' da ricordare soprattutto il famoso "pumettu ramitu", formato da due dischetti di latta o di rame, uniti tra loro e per questo considerato di valore doppio rispetto a tutti gli altri.

 

"Tortuli e lazzata"

Altro giocattolo molto in uso era "la tortula" (trottola) in legno che, facendola girare vorticosamente a mezzo di una cordicella detta "lazzata" era utilizzata in vari giochi che prevedevano una posta in palio come: soldi, figurine, fumetti, ecc. Le migliori, negli anni '50, erano quelle in legno di arancio prodotte in gran numero al tornio, specie dalla bottega dei fratelli Millefiori che a Ribera costruiva o riparava carretti siciliani.

 

Una bambola del 1958

Una automobilina a pedali anni '50

 

Bambole dei primi anni del 1900

 

Mandorle messe ad asciugare

Uno dei giochi preferiti degli anni '50 era quello di giocare con le mandorle,

facendo dei cumuli a terra e farli cadere con un pezzo di ceramica chiamata

"la chiappedda". Non mancavano certamente quei ragazzi che,

a volte si procuravano le mandorle, rubacchiandole

quando venivano stese al sole per asciugare.

 

"Li mazzi"

 

 

 

Un cavallino a dondolo in legno e cartapesta

 

 

 

I GIOCHI E I CANTI FANCIULLESCHI

(Giochi tratti dal libro "Luna lunè" di Sebastiano Ciliberto - Ediz. Bellanca 1986

 

Prima di iniziare un gioco, i ragazzi designano il capo-gioco « Mastru » o « Mamma » per stabilire chi dovrà andare sotto o sopra,

o meglio chi dovrà "appuzzare".   I modi e le tecniche per la conta sono diverse a secondo del gioco e dell'età. 

Esiste un canto come «Ciccu Villutu» che è esclusivo per il gioco della « Essi »; esistono canzonette e filastrocche

che fanno parte sia dei giochi maschili sia dei giochi femminili. Queste sono maggiormente preferite dai più piccoli.

 

Conta per maschi

Sutta il ponte 'c'era Mimi,

chi facia la pipì,

la facia a 'tri culura,

virdi, biancu e russu,

virdi, biancu e russu.

 

Conta per femmine (la versione)

A babbarella,

'cu nesci è la 'chiù bella,

bella bellina, stocca la cima,

cima cimanti, stocca lu firranti,

firranti è capuliuni,

nesci tu 'ca si baruni,

ne-sci tu ca si ba-ru-ni,

ne-sci tu ca si ba-ru-ni,

 

(2a versione)

A babbarella, cu nesci è la 'chiù bella,

bella bellina, stocca la cima,

cima firranti, tocca a capulianti,

capulianti è capuliuni,

tocca a tia 'ca si baruni,

to-cca/a/ttia/'ca/si/ba-ru-ni,

to-cca/a/ttia/'cà/si/ba-ru-ni,

 

Conta per femmine

Mi lavu li mani,

mi cadi l'aneddu,

cercu, cercu e trovu l'agneddu,

che mi fa: - mmè ...   mè ...

che mi fa: -  mè ...   mè ...

 

CHIOVI

Chiovi, chiovi, chiovi, la pasta 'cu li fasoli,

lu gattu si marita, si piglia a Margarita,

Margarita 'mpasta lu pani, e li surci ci vannu a ballari,

semu cummari, semu cummari, semu cummari,

 

Un altro canto simile al precedente si registra nel Bisacquinese ('):

Chiovi, chiovi, chiovi, e la gatta fa li provi,

lu surci si marita e si pigghia a Margarita,

Margarita, culu di crita, si metti a moddu e si fa zita.

 

Un'altra filastrocca che le bambine cantavano per la conta e la seguente:

Rosa patosa, fimmina di casa, veni tò maritu, ti pizzica e ti vasa.

Trova 'a casa lorda, t'i duna cu la corda,

 si trova 'a casa netta, ti li duna cu 'a paletta!

 

I ragazzi partecipanti al gioco formano un cerchio e stabiliscono chi dovrà « Sparìari », poi aspettano che questi dia il via in questo modo:

« lu su ...ÌU   SU'... iu sugnu ».  Al « Sugnu » tutti stendono il braccio aprendo contemporaneamente le dita (il numero varia naturalmente da zero a cinque) si fa la somma di tutte le dita distese e si comincia a contare partendo da chi « Sparìa » fino ad arrivare alla somma ottenuta. Il ragazzo sul quale termina la conta farà, secondo quanto stabilito precedentemente, o « la Mamma » o « Appuzzerà », a seconda dei giochi. Nel gioco della trottola « Tortula » la selezione avviene nel seguente modo: uno dei ragazzi mette uno sputo per terra

e chi farà girare (in un sol colpo) la trottola più vicina allo sputo, inizierà per primo il gioco.

Invece nei giochi a « Li Chiappeddi » e « La Cannedda » il ragazzo che riuscirà ad avvicinarsi alla « Stacca » (punto fisso)

con la propria « Chiappedda » o il « Carlinu » vince, e inizia il gioco per primo, seguito dal secondo, dal terzo e così via.

Si verifica (raramente) nello svolgersi di qualche gioco, quando in palio ci sono monete, noci, figurine, fumetti ed altro,

che uno o più partecipanti al gioco sia « 'Ngangarusu », cioè imbroglione.     

 

Nel corso del gioco, quando uno dei partecipanti « Fallisce » (perde tutto) lascia il gruppo e perde il diritto al gioco. Questi, mentre gli altri sono attenti allo svolgersi del gioco, all'insaputa di lóro, con molta scaltrezza ed agilità, grida: « A la ruffa » e contemporaneamente si butta nel mezzo del gruppo; nella mischia ogni giocatore cerca di prendere quanti più oggetti contesi e di farli propri. Il potenziale vincitore cui viene meno la vincita si ribella, così la

"Sciarra" (lite) è inevitabile. Il bottino preso resta di proprietà di ognuno di loro, si perdona il passato e probabilmente si ritorna a giocare con uno spirito più leale. A questo punto tutti i partecipanti si baciano il dorso e il palmo della mano

e dicono « Lu giuru » (lo giuro), auspicando il rispetto dei patti e delle regole del gioco.

 

GANGULAREDDU

Gioco della prima infanzia che si svolge tra madre e figlio; la madre tiene il bimbo a cavalluccio sulle gambe e gli tocca

col dito di volta in volta il mento, la bocca, il nasino e infine la fronte ripetendo questi versi:

 

Gangulareddu vuccuzza d'aneddu,

nasu nasiddu occhi di pirtusiddu ,

frunti di balata tè 'na timpulata.

Nel pronunciare l'ultimo verso la madre da al bimbo un leggero buffetto.

 

Esisteva anche la seguente versione:

Nasu nasiddu, occhiu di pirtusiddu,

frunti di balatedda, eccu la ciampatedda.

Anche qui , la mamma dà un leggero schiaffetto al bambino

 

LA    MUNTAGNEDDA

Esiste ancotra un'altra versione del gioco precedente:  differenti sono i versi e le parti del viso citate.

 

Chista è la muntagna, chistu è l'occhiu beddu,

chistu è sò frateddu e chistu è 'u campaneddu......din, din, din...

Mentre recita l'ultimo verso la madre stringe delicatamente con le dita il nasino del bimbo imitando il suono di una campanella.

 

MANI    MANUZZI

II gioco si svolge tra madre e figlio. Si prendono le mani del bambino, dolcemente si battono l'una contro l'altra recitando questi versi:

 

Mani manuzzi 'ca veni papa, porta cosi e s'i 'nni và,

porta mennuli e nuciddi, 'pi jucari li picciliddi.

nel momento in cui si conclude la filastrocca si portano le manine alle guance stringendole affettuosamente.

 

MANU   MODDA

La madre, tenendo sulle ginocchia il bambino, gli afferra il polso in modo che la mano resti molle, e agitandola leggermente gli ripete questi versi:

 

Manu modda, manu modda,  lu Signuri ti la 'ncodda,

ti la 'ncodda a pani e vinu, lu Signuri ti fa parrinu!

E dicendo quest'ultimo verso si schiaffeggia con la stessa mano il viso del bambino provocando le sue risate.

 

A VOCA VOCA

II bambino si siede sulle ginocchia della mamma che gli stringe i polsi e gli ripete questa filastrocca:

 

« Voca, voca, voca, e lu re si mangia l'oca

e si la mangia cu la regina

a lu nicareddu la minna china » .

Ad ogni verso il corpicino del bambino passa nella posizione orizzontale e all'ultimo verso si sollecita il petto.

  

 

GIRU 'N TUNNU

II giro tondo « Giru 'n tunnu » è giocato prevalentemente dalle bambine che tenendosi per mano

formano un cerchio e girando cantano i seguenti versi:

 

(la versione)

Luna lunè la fa la cuddurè,

la fa  bedda granni

quantu l'occhi di San Giuvanni .

San Giuvanni è a la marina

e salutatimi a Catarina,

Catarina è la 'cchiù bedda

cu lu tuppu e la zagaredda.

La zagaredda 'ci cadì

San Giusippuzzu 'ci la riì.

'Ci la riì cu lu vastuneddu

San Giusippuzzu è lu vicchiareddu.

Cu la rosa e lu cappeddu

cu  la rosa e lu cappeddu. 

'Ncelu la parma e 'mparadisu l’arma,

'ncelu la parma e 'mparadisu l'arma.

 

In questo canto il fine ultimo è il girare tutti intorno; nelle altre due versioni seguenti dello stesso gioco il fine ultimo

è caratterizzato dalla divertente caduta: « la culacchiata 'n terra ».

 

 

(2a versione)

Dumani è duminica tagliamu la testa a Minica,

Minica nun c'è, la tagliamu a lu Rè,

lu Rè è malatu, la tagliamu a lu surdatu,

lu surdatu è a la guerra

tuppiti tuppiti 'na culacchiata 'n terra,

tuppiti tuppiti 'na culacchiata 'n terra.

 

(3a versione)

Giro giro tondo come è bello il mondo,

un mazzo di viole,  lo diamo a chi lo vuole,

lo vuole la 'cchiù bella,

tuppiti tuppiti 'na culacchiata 'n terra,

tuppiti tuppiti 'na culacchiata 'n terra.

 

Questo canto, è molto simile al precedente;   in questo caso, i bambini lo cantavano la sera,

quando i loro genitori li mandavano a comprare l'olio o il petrolio e per farsi compagnia cantavano così:

 

« Firriati a tutti banni, salutatimi a San Giuvanni.

San Giuvanni è a la marina, salutatimi a Catarina.

Caterina è la chiù bedda, cu lu tuppu e la zagaredda.

La zagaredda ci cadì, San Giusippuzzu ci la riì.

Ci la riì cu un vastuneddu, San Giusippuzzu lu vicchiareddu.

Viva Maria! » (gridando)

 

Un altro canto semplice e conciso è stato registrato da Leonardo Sciascia: « Ne ricordiamo uno, forse il più bello, forse alla nostra memoria

il più vivo.  Lo cantavano i bambini, muovendosi in girotondo, nelle primaverili sere di luna, quando la luna era alta nel cielo sereno.

 

Luna lunidda,  lu pani fedda fedda,

scocca di gigliu, 'mmaculatedda .

 

VOLA    VOLA

Gioco di gruppo durante il quale i partecipanti devono dimostrare discreta capacità di riflessione.

I ragazzi si siedono, devono stare all'erta e pronti a battere le mani a seconda dei casi: se il capo-gioco cita un animale che vola

si devono battere le mani; se cita un animale che non vola le mani non si devono battere. Per esempio: se il capo-gioco dice:

« Vola, vola... lu sceccu! » (asino) non si devono battere le mani perché l'asino non vola. Se qualcuno le batte paga.

 

LE BELLE STATUINE

E' un gioco prettamente riservato alle fanciulle durante il quale ognuna delle partecipanti deve dimostrare grazia, compostezza

e soprattutto capacità d'imitazione. All'inizio le fanciulle stabiliscono, facendo la « Cunta », chi sarà la « regina ».

Questa si copre gli occhi e sente recitare dalle altre la seguente filastrocca:

 

Passeggiando, passeggiando per la via,

mentre il lupo dorme, lupo che fai?... (risposta)  faccio.......

A questo punto la « regina » invita le partecipanti ad imitare, per esempio, la mamma che culla il bimbo, che lava, che stira..

Subito dopo si gira, scopre gli occhi e a suo giudizio sceglie la migliore imitatrice.

La prescelta diventa «regina» e la prima regina entra nel gruppo delle partecipanti.

E così via di seguito.

 

'NTULUN 'NTULUN 'NTULUN

Gioco misto della prima infanzia, si svolge all'aperto. Due squadre, tenendosi per mano, formano una catena,

si dispongono una difronte all'altra, stabiliscono chi dovrà fare gli ambasciatori e chi la corte.

Il gioco prende il via in questo modo: gli ambasciatori stanno fermi (sempre tenendosi per mano)

ad una distanza di 3 o 4 metri circa. La corte a passo cadenzato avanza e retrocede cantando la seguente filastrocca:

 

« 'Ntulun, 'ntulun, 'ntulun, chi è chi è chi bussa ».

 

Sull'ultima sillaba la corte dovrà fermarsi nel punto di partenza, gli

ambasciatori avanzano e retrocedono rispondendo nel seguente modo:

 

« Siamo noi gli ambasciatori su pei campi lavoranti,

siamo noi gli ambasciatori oiolì oliolà ».

 

Gli ambasciatori si fermano, la corte avanza rispondendo così:

 

« E che cosa voi volete su pei campi lavoranti

e che cosa voi volete oiolì oliolà ».

A questo punto gli ambasciatori chiedono alla corte, per esempio, una fanciulla da maritare,

un pezzo di podere da lavorare ecc......in cambio di un'altra cosa.

Se il rispettivo compenso la corte lo ritiene soddisfacente acconsente il cambio,

altrimenti il baratto continua. Se gli ambasciatori chiedono per esempio la Regina, sempre cantando chiedono così:

 

« Noi vogliamo la Regina,  su pei campi lavoranti

noi vogliamo la Regina,  oiolì « oliolà »

 

la corte risponde:

« Noi vi diamo la Regina e che cosa voi ci date.

Noi vi diamo la Regina, oiolì oliolà »

 

Gli ambasciatori, naturalmente, daranno in cambio qualcosa di equivalente al potere della Regina. Se il compenso sarà insufficiente

(sempre cantando) la corte dirà che è poco, se invece il corrispettivo è giusto o ben pagato lo accetta e la Regina passa nell'altra squadra.

Fatto l'accordo fra le parti, le due squadre, prima una poi l'altra, cantano tutti i partecipanti si dispongono in cerchio, girano in tondo,

battono insieme le mani cantando questa filastrocca:

 

« Ed ora facciamo la pace perché siamo amici,

ed ora facciamo la pace perché siamo amici ».

Successivamente dopo aver fatto l'accordo e raggiunta la pace, tutti i partecipanti si dispongono in cerchio girano in tondo,

battono insieme le mani cantando questa filastrocca:

 

« E zuppa pappa musica, tra rà, tra rà Ila lleru,

e zuppa pappa musica,  tra rà, tra rà Ila-Ila ».

 

 

A PIZZI PIZZI AMMALE'

Gioco di gruppo o individuale della prima infanzia. I ragazzi all'inizio « sparìanu » per designare il capo gioco, quindi si dispongono a cerchio

e piegano le dita della mano destra tranne l'indice che rimane disteso.

Il capo gioco ha il compito di toccare le dita (solo indici all'inizio) dei partecipanti mentre va sillabando la seguente filastrocca:

 

Pizzi, pizzi animale 'ntorci, 'ntorci mio popò

bella caccia cicchiti e fò,  bella caccia cicchiti e fò.

 

Il partecipante sul cui dito si ferma l'ultima sillaba della filastrocca distende un altro dito e si riprende il gioco.

Vince chi per primo riesce a distendere le dita della mano.

Poi si procede così: chi ha perso si benda gli occhi con la mano sinistra. Uno del gruppo con un dito lo picchietta sul dorso della mano.

Tolta la mano dagli occhi gli si chiede: « Cu fu »? (« Chi è stato »). Se il perdente indovina il gioco finisce, se sbaglia si continua.

SPINGULA SPINGULA MAISTRINA

Una variante del gioco precedente è « Spingula spingula maistrina ».  I fanciulli si dispongono in cerchio e tengono le dita della mano distese.

Il capo gioco ha il compito di toccare le dita dei partecipanti mentre va sillabando la seguente filastrocca:

 

Spingula spingula maistrina, 'na paletta e 'na rigina,

fora quaranta, tuttu lu munnu canta: :

Canta lu gaddu ' affacciatu a la finestra

cu tri palummi 'n testa...

Gallu, gallittu, Palermu e Mistrittu

'na mazzola e 'na pistola:

tu si' dintrà e tu si' fora.

 

II partecipante sul cui dito si ferma l'ultima sillaba della filastrocca vede il dito stesso « escluso » dal gioco.

Si riprende daccapo e vince il giocatore che rimane con l'ultimo dito in gara.

 

A PERO, NESPOLO, LIMONE

E' il gioco del salto alla corda al quale possono partecipare tre o più ragazzi/e: due tengono la corda alle estremità, la fanno girare in modo regolare, mentre il loro compagno che sta al centro deve saltarla. Contemporaneamente viene recitata la seguente filastrocca:

Pero, nespolo, limone, uva, arancio,

mandarino, citrolu e 'pitrusinu.

Se il ragazzo che salta s'impiglia nella corda viene sostituito.

A PALLA 'MMILINATA

Gioco di gruppo. Si esegue la conta per stabilire chi deve lanciare la palla per primo, gli altri si sistemano ad una certa distanza.

Chi lancia la palla deve cercare di colpire con la stessa gli altri giocatori. Quelli che sono soltanto sfiorati escono dal gioco.

L'ultimo giocatore che non è stato colpito vince e quindi diventa lanciatore.

 

A    LU    ITIDDU

Gioco individuale nel quale i partecipanti devono saper « zicchettare » bene.

Si gioca con le monete (sordi spicci) possibilmente sopra un gradino. Il gioco consiste nell'avvicinare la propria moneta, « zicchettando »,

a quella dell'avversario. Vince chi riesce a collocarla più vicino purché la distanza che separa le due monete sia inferiore

alla larghezza dell'indice, preso in questo gioco come unità di misura.

 

A LI QUATTRU CANTUNERA

Si gioca in 5. I ragazzi, all'inizio, per stabilire chi deve stare al centro e chi deve occupare la « cantunera » (angolo di una strada)

si mettono al centro di un crocevia, e tutti stendono il braccio destro verso il centro toccandosi reciprocamente la mano destra,

quindi insieme cominciano a girare (girannu 'n tunnu) cantando la seguente filastrocca:

 

Gira gira la casdarella, bbù ed è unu,

bbù ed è dù,  bbù ed è trì..................

 

All'ultima sillaba liberano le mani e cercano di occupare una « cantunera ». Uno dei cinque inevitabilmente rimarrà al centro

e cercherà di occupare « una cantunera » approfittando del fatto che":i compagni velocemente si cambiano il posto.

Se vi riesce nel suo intento sarà il perdente, rimasto senza posto, ad andare al centro e così il gioco continua.

TUPPI    TUPPI

Gioco di gruppo. Diversi fanciulli poggiano i loro pugni chiusi uno sopra l'altro in modo da formare una colonna.

Il capo gioco, con l'indice e il medio poggiati leggermente sulla colonna lungo la quale sale e scende con le due dita,

instaura il seguente dialogo:

 

Acchiana e scinni,  acchiana e scinni, vinni papà ?   Risposta: « Sì !!! »

continua la salita e la discesa e domanda:

 

« chi purtà? » Risposta: « pani e pisci »

il capo gioco (sempre come prima):  « unni su misi? »

 

Risposta: « 'na lu casciuni di mezzu! »

« 'ca 'un ci 'nnè....'cca 'un ci 'nnè.....ecc........

chiede meravigliato:

 

« 'cu si li mangia? » Rispondono tutti:   « lu gattu!!! »

A questa risposta tutti rompono la colonna e si bisticciano con le mani,

fingendo di cacciare via il gatto e dicono contemporaneamente:

 

« issi 'cca, issi 'cca... ».

 

A    PEDI    UNU  (Gioco di gruppo misto)

I fanciulli si siedono su uno scalino uno accanto all'altro tenedo le gambe distese e unite.

II capo gioco, partendo da sinistra verso destra, toccando con l'indice i piedi dei partecipanti,  dice:

 

Pedi unu, pedi dù, pedi tri, pedi quattru,

pedi, cincu, pedi sé, pedi setti, pedi ottu,

tirituppiti tirituppiti e biscottu.

 

Il piede sul quale cade l'ultima sillaba viene ritirato e non contato successivamente.

Il fanciullo il cui piede rimane disteso sino all'ultimo paga la penitenza. 

 

A    CUCULIARI

Gioco individuale che è possibile svolgere là dove esiste un certo pendio.

Generalmente viene fatto con mandorle o noci. All'inizio i ragazzi « sparìanu » (fanno la conta) per stabilire chi deve tirare.

Il primo fa « cuculiari » (rotolare) su un terreno inclinato la mandorla; se questa viene toccata dalla mandorla fatta rotolare

dal secondo giocatore viene vinta e si ricomincia, altrimenti il gioco passa al terzo giocatore e così di seguito.

 

A LA PASSULIDDA

Gioco di gruppo misto. I fanciulli si dividono in due squadre.

La squadra che da inizio al gioco se ne sta seduta mettendo le mani in mezzo alle gambe; il capo squadra

deve nascondere la « passulidda » (nocciolo di frutta) facendo di tutto per non fare capire in quali mani l'ha depositata.

Quando è convinto di aver fatto perdere le tracce della « passulidda » rivolgendosi alla squadra avversaria dice:

 

« Passulidda ca scumà » (la « passulidda », non c'è più

e nel contempo mostra le palme delle mani.

Se l'altra squadra, dopo essersi consultata, indovina in una sola volta chi detiene la « passulidda »

vince e prende in mano il gioco, altrimenti paga un pegno . 

 

A L'OSSU DI LA LUNA

E' un gioco di gruppo che si svolge di sera nella zona più buia di una piazza.

Dalla "stacca" uno dei giocatori lancia un nocciolo « ossu » che può essere di nespola, albicocca o altro, e dice:

 

A l'ossu, a l'ossu di la luna

'cu lu lustru 'sinnadduna

e la chirca di lu gaddu

a 'cu l'acchia va a cavaddu.

 

Subito dopo i ragazzi corrono a cercarlo, chi lo trova si farà portare a cavalluccio dal punto in cui lo trova sino alla stacca. 

 

A    SCIUSCIARI

Gioco di gruppo. Si esegue la conta. Si utilizza un mazzo di figurine o di cartine il cui numero è stabilito dai giocatori.

Il primo posa il mazzo per terra e lo appoggia al muro disponendolo in modo digradante. Disposte le cartine ci soffia contro cercando

di imprimere alla « sciusciata » una direzione dal basso verso l'alto, per far sì che le cartine si capovolgano.

Quelle capovolte rappresentano la vincita. Se rimangono non capovolte il gioco passa al secondo partecipante, al terzo e così via.

Ad ogni turno ogni giocatore può soffiare una sola volta e non può farlo lateralmente. Il gioco ricomincia quando il mazzo si esaurisce.

 

A    U N U

II gioco è prettamente maschile e si svolge all'aperto. Si formano due squadre di ugual numero e i due capi squadra

eseguono la conta (« sparìanu ») per stabilire quale gruppo deve formare il ponte e quale deve saltare.

Il capo-gioco del primo gruppo appoggia le spalle al muro e sostiene i compagni che formano un ponte inclinando il busto in avanti

e poggiando le mani sulla schiena del compagno che precede. I componenti del secondo gruppo si sistemano in fila ad una certa distanza;

al via il primo, il più agile, prende la rincorsa (« la vulata ») recitando questa filastrocca:

 

Quattru e quattru ottu, scarica lu bottu

aceddu cu li pinni, scarrica e vattinni.

 

Al termine della quale salta. Facendo leva sulle spalle dell'ultimo avversario che forma il ponte, finisce a cavalcioni sulla schiena

del primo ragazzo che da inizio al ponte. Questo perché deve lasciare ai compagni che salteranno lo spazio necessario.

Al primo seguiranno tutti gli altri.L'abilità consiste nel restare in equilibrio il più a lungo possibile, fin quando la squadra avversaria si dichiara sconfitta (s'arrenni) ( Si arrende).  La squadra che forma il ponte deve mantenersi unita e deve cercare, naturalmente,

di far perdere l'equilibrio al gruppo dei saltatori.

Se il ponte si spezza o si dichiara sconfitto il gioco si ripete senza invertire l'ordine di squadra, tale ordine si inverte

se i saltatori perdono l'equilibrio e cadono o se saltando toccano terra. 

 

A   LA   ESSI

Gioco di gruppo. Tutti i ragazzi, tranne uno, devono nascondersi per non farsi scoprire.

All'inizio i ragazzi fanno la conta sillabando una filastrocca della quale esistono due versioni:

la prima usata intorno agli anni 20,  la seconda intorno agli anni 50.

 

Prima

Ciccu villutu sonami lu mutu

sonalu beni 'ca l'angilu veni

veni di Roma porta 'na bedda cruna

cruna d'argentu viscotta e millicentu

centucinquanta ca la gaddina canta

l'assamula cantari ca l'ovu voli fari

passa Michilinu cu tri cavaddi 'ntesta

scocca d'oru tira e vinci tu, tira e vinci tu.

Seconda

Ciccu villutu sonami lu mutu

sonamillu beni 'ca l'angilu veni,

veni di Roma porta 'na bedda chioma

chioma chiomante porta lu firrante

firrante è capuliuni nesci tu 'ca si baruni

nesci tu 'ca si baruni,  nesci tu 'ca si baruni.

  

Il ragazzo/a sul quale si ferma l'ultima sillaba della filastrocca « appuzza » cioè copre gli occhi tenendo gli avambracci poggiati al muro.

Mentre la « vecchia » « appuzza » gli altri si devono  "ammucciari" (nascondere). Il tempo per nascondersi è limitato e prestabilito in questi due modi:

1) o la « vecchia » mentre « appuzza » conta, mettiamo, sino a 30, 40 (anche questo prestabilito);

2)oppure uno dei partecipanti al gioco grida: « Ura E'... » (E' ora). La « vecchia » può incominciare a cercare e se ne individua

uno lo deve chiamare per nome dicendo: « Essi Peppi » cioè " tu sei Giuseppe".

Come si può notare « essi » è un francesismo: tu es.

In questo caso il primo che viene scoperto va a fare la « vecchia » e gli altri tornano a nascondersi.

Nel caso in cui la « vecchia » stenta a ritrovarli, coloro i quali sono nascosti devono fare di tutto per uscire,

toccare la postazione (il punto in cui « appuzza » la vecchia) e quindi autoliberarsi.

Se tutti si liberano la stessa « vecchia »  « appuzza » un'altra volta.

 

A   LA   FUSSETTA

Gioco di gruppo. I fanciulli che decidono di giocare scavano una piccola buca (« Fussetta »), distante quattro-cinque metri da un punto prestabilito chiamato « Stacca ». Nei pressi della buca segnano una linea (« Sima ») e da quest'ultima lanciano verso la « Stacca »

bottoni, nocciole, monete od altro per stabilire chi deve tirare per primo. Il vincitore prende in una sola mano gli oggetti contesi

e in una sola volta deve lanciarli sperando che almeno uno vada a finire dentro la « Fussetta ».

Se ci riesce può continuare a « Zicchettare » spingendo con il pollice e l'indice della mano il bottone od altro e se in un sol colpo

anche questo va a finire dentro può continuare sino alla fine, altrimenti il gioco passa al secondo e così via di seguito.

 

A LU QUATRETTU

II gioco può essere fatto da due o più partecipanti. E' molto simile al gioco della « fussetta ».

In questo caso i ragazzi disegnano un quadrato per terra diviso in quattro parti. Stabiliscono la « Stacca » (punto fisso) e dal quadrato lanciano verso quest'ultima monetine o bottoni... Chi riesce a collocare la propria moneta più vicina alla « stacca » ha il diritto di prendere tutte le monete e di lanciarle dentro il quadrato, assicu­randosi il diritto di continuare a giocare « Zicchettando » (vedi gioco della « fussetta »)

se almeno una va a finire dentro il quadrato, altrimenti ir gioco passa all'avversario.

Da precisare che la moneta deve andare dentro uno dei quattro quadratini.

Se va a finire sopra una delle linee infatti, la monetina non si considera vinta.

 

A   LU   TURNEDDU

Variante di  « lu quadrettu » è lu  « Turneddu » (cerchio)  in questo caso anziché un quadretto viene disegnato un cerchio.

 

A    LI    MUNZEDDA

Gioco di gruppo. Occorrono dei noccioli di pesca o noci o man­dorle che si sistemano in numero di quattro. Tre costituiscono la base uno è sovrapposto, formando, così, un mucchietto (Munzeddu). I mucchietti si dispongono in fila, uno dietro l'altro. Ad una distanza di circa dieci metri dal primo mucchietto si colloca la « stacca » che può essere un mattone o una grossa pietra. Da un punto prestabilito tutti i giocatori tirano la propria « Chiappedda » (coccio di terracotta a forma di disco) verso la stacca per stabilire l'ordine dei tiratori. Il giocatore che fa giungere la « Chiappedda » più vicina alla stacca tirerà per primo, seguiranno, in ordine, tutti gli altri. A questo punto il primo giocatore, tirando questa volta dalla stacca, lancia la propria «Chiappedda»

verso « li munzedda ». Vince quei mucchetti che riesce a colpire. Al primo seguiranno il secondo, il terzo e così via.

Se il primo giocatore scompone tutti i mucchietti (li vince) il gioco riprende dall'inizio.

 

A    LI    CHIAPPEDDI

Gioco individuale o a squadre simile a quello delle bocce . In questo caso si adopera la « Chiappedda »

che è un coccio di terra cotta arrotondato oppure una pietra rotonda.

 

A    LA    CANNEDDA

Gioco di gruppo. Si esegue la conta per stabilire l'ordine dei partecipanti.

Il gioco si svolge all'angolo di un marciapiede o su uno scalino o per terra. Si poggia la « Cannedda » (trattasi di un cilindretto, dell'altezza di mezzo centimetro circa, fatto di legno o di terracotta) ad una estremità e vi si sistemano sopra, a formare una colonna, delle monetine, dei bottoni od altro. I giocatori partecipano con un ugual numero di monetine. Ad una distanza stabilita il primo posa per terra una moneta (che è sua, personale e che si distingue dalle altre per dei segni che vi sono impressi: un foro al centro (Carlinu), lo spigolo limato) e lo spinge « zicchettando » contro la « cannedda ».

Se non riesce a colpirla il gioco passa al secondo, al terzo e così via. Se invece la colpisce e le monete cadono allora:

1°)    se la moneta personale è più vicina alle monete cadute di quanto queste non lo siano dalla « Cannedda » il giocatore le vince;

2°)    se è la « Cannedda » ad essere più vicina le monete restano in gioco e passa a « zicchettare » l'altro giocatore.

Il gioco finisce quando non ci sono più monete in palio. Si verificano casi in cui al termine del primo giro nessun giocatore

è riuscito a far cadere le monete. In questo caso inizia un altro giro « zicchettando » dal punto in cui si è fermata la moneta personale.

Se uno di questi cade dallo scalino, al secondo giro « zicchetta » dal punto di partenza.

 

A    L'ARICCHI

Viene designato « il mastro » o « la mamma » ('). Il ragazzo più grande di età o il più vivace, si pone sopra un gradino o un muretto, tutti gli altri nella parte opposta; la « mamma » prende una cinta e con gli occhi chiusi la lancia verso i ragazzi. Chi riesce ad impossessarsene ha diritto di inseguire gli altri, dopo aver risposto ad un indovinello proposto dalla « mamma ». « La mamma » chiede ad esempio:

Cimi 'nterra  e truncu allariu .

se il ragazzo fa fatica ad indovinare può chiedere altri dettagli (se si mangia, quando sarà grande etc.). Se da la risposta esatta (l'albero), di rimando « la mamma » dice: « va arbuliari a tutti », mentre il gruppo si disperde precipitosamente in fuga; il ragazzo l'insegue dando alla rinfusa colpi di cinta.

A tempo opportuno « la mamma » grida: « a l'aricchi! » « l'aricchi », o « a rumè a rumè » facendo accorrere tutti come pulcini alla chioccia.

Le parti si invertono per cui l'inseguitore, cui più non giova il rumè, per evitare d'essere inseguito e buscarne,

deve fare il possibile per rifugiarsi sotto... le ali del « mastru », ...

Se l'inseguitore viene raggiunto gli tirano le orecchie, finché non avviene il comando della « mamma » « rome, rome ».

Tutti si raccolgono attorno alla « mamma » che riprende « la cinta » ed annuncia un altro indovinello per ricominciare il gioco dl'accapo.

 

A   TRAVU   LONGU

E' un classico gioco di gruppo durante il quale i ragazzi corrono, saltano e a loro volta vengono saltati. Il primo si china, poggia le mani sulle ginocchia e viene saltato a gambe divaricate dal secondo. Questi mentre salta dice: « cincu e deci » (cinque e dieci), subito dopo anch'egli si china come il primo ad una certa distanza. Il giocatore successivo mentre salta il primo dice « cincu e deci » e quando salta, sempre a gambe divaricate,

il secondo, dice: « deci e vinti ». Anche questi si chinerà. Seguiranno tutti gli altri dicendo questa precisa filastrocca:

Cincu e deci,

deci e vinti,

vinti e trenta,

trenta e quaranta,

lu scecu chi t'agguanta,

t'agguanta pi la cuda,

e ti sbatti mura mura,

a lu lustru di la cannila,

veni lu porcu e ti la 'nfila,

veni lu puci e ti la sfila.

Questo gioco così dinamico e veloce è un alternarsi di corsa, salti e canti che creava lungo le strade un'atmosfera gioiosa.

  

A    L'UNE    MONTE

Gioco di gruppo. All'inizio si esegue la conta per stabilire chi deve stare sotto (cu appuzza), successivamente l'ordine dei saltatori.

« Cu appuzza » formerà un ponte chinando il busto in avanti e poggiando le mani sulle ginocchia. Il primo saltatore (capo-gioco),

mentre salta a gambe divaricate, deve dire il primo verso; così do­vranno lo stesso fare tutti gli altri; completato il primo turno si ricomincia.

In ordine, uno alla volta, ripetono il secondo verso, poi il terzo secondo questa filastrocca:

L'une monte,

due, è bbù

tri è RRè

quattru è spazzini

cincu particulari

'sé 'ncruciaturi

setti incignettu

ottu, per la prima spatoletta perdonare si può,

questa culacchiata non te la darò,

novi, novi proprio

deci, virticchiu e nofriu

unnici, sumici e sumiciuni di la tò ricchi

dudici, per la secunna spatoletta perdonare

non si può, questa culacchiata tè la darò.

tridici, lu primu schirichichì,

quattordici, la prima pidatedda,

quinnici, lu primu fazzulitteddu

sidici, la secunna pidatedda.

 

Quando si recitano i versi sotto indicati, durante il salto, si devono eseguire alcuni particolari gesti che sono espressi dagli stessi versi:

 

verso N°    6,  « sé 'ncruciaturi »

II saltatore deve toccare terra con i piedi incrociati;

verso N° 11, « sumici e sumiciuni di la tò ricchi »

Deve toccare con un dito l'orecchio di « cu è sutta »;

 

verso N° 12, « per  la   secunna   spatoletta  perdonare  non  si  può questa culacchiata tè la darò ».

Deve cadere di peso sulla schiena...;

verso N° 13, « Lu primu schirichichì »

Deve dare un pizzicotto sulla schiena...;

verso N° 14, « La prima pidatedda » Deve dare una pedata...;

verso N° 15, « Lu primu fazzulitteddu »  Deve posare il fazzoletto sulla schiena;

verso N° 16, « La secunna pidatedda »

Deve dare un'altra pedata e contemporaneamente deve riprendere il proprio fazzoletto, senza far cadere quelli degli altri.

Quando si commettono degli errori es.: (si cade, non si riesce a dare il pizzicotto, la pedata, si scorda il verso,

si fa cadere un fazzoletto) il gioco si riprende dal primo verso e va sotto chi ha commesso l'errore.

Esiste un'altra versione, precedente a quella appena descritta, che si differenzia per una maggiore semplicità e per la sua brevità.

All'una sugnu sulu

a li dù cu 'to soru

a li tri così così,

a li quattru masciu gattu,

a li cincu trompitteri,

a li sé 'na tazza di cafè,

a li setti San Giuseppi

all'ottu pani cottu,

a li novi San Calò,

a li deci li birritti,

all'unnici su fritti ,

a li dudici si piglianu.

 

Vann'Antò nella sua raccolta « Indovinelli Popolari siciliani », annota dei versi simili al gioco in questione

raccolto da G. Pitrè come un indovinello sui mesi della gravidanza.

All'una mi criiu sula.

a li dui sugnu ccu vui.

a li tri pirchì.

a li quattru e chi fazzu ?

a li cincu vurria sapillu.

a li sei spìcciu i pudei.

a li setti fazzu detti.

a li ottu mi dugnu cunfortu.

a li novi fazzu li belli provi.

 

(SPIEGAZIONE: Al primo mese mi credo sola. Al secondo, oh! sono con voi, figlio. Tre: perché? incominciano i dubbi al terzo mese...

Al quarto: che faccio? mi domando: femmina o maschio? Al quinto mese: vorrei sapere... Al sesto, il corredino affretto. Al settimo faccio debiti.

Otto: mi dò conforto, (il tempo è prossimo). Nove: il tempo della grande prova.

 

A LI MAZZI

Gioco all'aperto che può essere svolto da due partecipanti o da due squadre. All'inizio si « sparìa » per stabilire chi deve cominciare il gioco e quanti punti bisogna tare per vìncere la partita (100-200-300). Ai ragazzi si procurano una mazza di legno lunga circa 40 cm ed un mazzolo anch'esso di legno di dimensioni più piccole appuntito alle estremità. Chi comincia il gioco, rimanendo fermo nei pressi della stacca (punto fisso rappresentato da due o più pietre), tiene la mazza nella mano destra e il mazzolo nella sinistra, che viene lanciato in aria e quindi colpendolo con la mazza deve tentare di farlo andare il più lontano possibile. Se il mazzolo viene preso al volo dal conten­dente, questi ha diritto a 25 punti e ad invertire le posizioni (scaca e 25).

Trattandosi di gioco di squadra, la mazza e il mazzolo passano al 2° compagno e così via.

Se invece il mazzolo cade a terra, l'avversario più vicino lo prende e cercherà di lanciarlo nei pressi della « stacca ».

Chi ha in mano la mazza tenterà di colpire il mazzolo. Là « scaca » si ha se la distanza che c'è tra la stessa e il mazzolo è inferiore alla lunghezza della mazza. Se è superiore il detentore del gioco ha il diritto di colpire con la mazza il mazzolo ad una delle estremità e conseguentemente colpendolo al volo deve mandarlo sempre più lontano. Quest'ultima fase del gioco si ripete 5 volte. Il detentore del gioco, quindi, osservando la distanza

che esiste tra il mazzolo e la stacca chiede un certo punteggio, per es. 25 punti, 30, 40, ecc.

Tutto va liscio se viene accettato dagli avversar! il punteggio citato che va a sommarsi con i punti ottenuti dai compagni.

Se c'è contestazione viene chiesta la verifica.

Questa consiste nel misurare con la mazza la distanza che intercorre tra il punto dove è andato a finire il mazzolo e la stacca. Se la 

misura è un po' inferiore il punteggio viene attribuito al detentore del gioco, se è superiore non va a nessuno.

Da precisare che, a volte, dopo averlo stabilito di comune accordo, era consentito ai giocatori che dovevano prendere al volo il mazzolo l'uso di camicie, giacche, indumenti vari per facilitare la presa. Generalmente la pena consiste nel trasportare sul dorso l'avversario (o uno degli avversar! nel gioco di squadra). I vincitori, comunque, possono dare ai vinti la possibilità di risparmiarsi il « trasporto », ciò avviene nel seguente modo: uno alla volta,

dopo che è stato stabilito il diretto avversario, i vincitori lanciano il mazzolo con la mazza e se viene preso al volo dal vinto

questi si risparmia la fatica, altrimenti lo deve trasportare sul dorso da dove è caduto il mazzolo, sino alla « stacca ».

 

A    LI    PRIGIUNERA

Così come le fanciulle nel loro gioco « A le belle statuine » imitano le mamme nei loro lavori, così i ragazzi,

in questo gioco « A li prigiunera », imitano i loro papa, i « grandi »...

E' un gioco all'aperto durante il quale le due squadre devono cercare di non farsi occupare la postazione. E' necessario essere agili, veloci e astuti. All'inizio si stabiliscono due punti fissi per es. due angoli opposti di una piazza. Questi vengono presidiati dalle due squadre e non devono mai essere sguarniti. Per essere più chiari indi­chiamo squadra N° 1 e N° 2.Se uno della squadra N° 1 si avvia verso la postazione N° 2 per attirare su di sé gli avversari e viene toccato da uno di questi (purché rispetto al giocatore della squadra N° 1 sia partito dopo dalla sua postazione) viene fatto prigioniero. Questa è la regola fondamentale del gioco. E' chiaro che i compagni devono fare di tutto per liberarlo.

Caratteristica è la posizione dei prigionieri: stanno a braccia aperte, tenendosi per mano, per allungare la catena e facilitare così la liberazione da parte dei compagni. Il primo della catena, obbligatoriamente, deve toccare con la mano la « prigione ».Se i prigionieri vengono toccati da un loro compagno, (riesce a liberarli) questi nel momento in cui li tocca grida: «libere...è...è...è». La catena si rompe, i prigionieri fuggono per raggiungere la loro postazione cercando di non farsi prendere un'altra volta. Vince la squadra che riesce ad imprigionare tutti gli avversari.

 

A    LA    TORTULA

Un giocattolo molto antico e comune in Europa, è il magico gioco con la trottola ('), balocco che i fanciulli volentieri usavano (oggi ancora praticato) per i loro giochi. « L'Hirn ha notato che non c'è paese europeo in cui il bambino non giochi con la trottola, la quale nel Medio Evo costituì in molte zone dell'Europa strumento di magia: dal suo movimento, infatti, e dalla sua caduta si traevano auspici e si consultava l'avvenire » .

La trottola è un oggetto di legno conico alla cui estremità è piantata una punta di ferro, intorno al quale si avvolge uno spago (rumaneddu, lazzata) sfilacciato in una estremità e con un nodo nell'altra. A volte i ragazzi mettono dinanzi al nodo una piastrina di ferro o di cuoio...

per fare aderire meglio la « lazzata » alla trottola. Subito dopo questa prima fase, la trottola viene scagliata per terra ritirando a sé lo spago

(bisogna tenere conto della lunghezza della « lazzata ») nella speranza che possa girare velocemente sulla punta.

Esistono due tecniche per fare girare la trottola: sopramano e sottomano. Nella prima, la trottola, dopo essere stata avvolta dallo spago,

viene sollevata in alto e indietro con la punta verso l'alto; nella seconda la punta della trottola è rivolta verso il basso e la trottola viene portata

all'altezza della coscia. Mentre la trottola gira i giocatori sono così abili che riescono a trasferirla dal terreno sul palmo della mano.

L'importanza della trottola sta nella punta di ferro. Prende il nome di « ballerina » se è saltellante; « filidda » o « scuma di francia » se, quando gira sul palmo della mano, è leggera, impercettibile; « percia manu » quando è pesante ed appuntita, cioè capace di forare la mano.

Fra i tanti giochi che si possono fare con la trottola i più comuni sono: « a lu turneddu » e « a li pizzati ».

  

A    LU    TURNEDDU

I ragazzi disegnano per terra un cerchio al cui centro scavano una buca (fussetta) dentro la quale mettono le monete (sordi spicci).

Si adoperavano le monete che avevano corso legale prima della proclamazione della Repubblica.

Da inizio al gioco chi fa girare la trottola più vicina ad uno sputo per terra.

II gioco consiste nello spingere con la trottola le monete fuori dalla buca e dal cerchio. Se un giocatore riesce a tirare fuori una moneta

continua il gioco, altrimenti passa la mano. Le monete si pos­sono spingere fuori dalla buca e dal cerchio prendendo la trottola

sul palmo della mano e scagliandola contro le monete, oppure trascinandola con la « lazzata », sempre mentre gira, per farla urtare contro le monete.

 

A    LI    PIZZATI

Da inizio al gioco chi fa girare la trottola più vicina ad uno sputo per terra; chi la fa girare più lontana la lascia per terra a subire « li pizzati » degli avversari.

Questi ultimi scagliano la trottola contro quella che è per terra e devono fare di tutto per farla urtare; il primo che non riesce passa sotto.

E' chiaro che i giocatori fanno di tutto per spaccare la trottola dell'avversario, mirando con violenza su di essa.

Si dice « pizzu ranchinu » quando la trottola sottostante viene colpita di striscio.

 

 

DIVERTIMENTI

 

PATRI    PIDDU

Questo canto, raccolto a Ribera, veniva cantato e ballato dietro « Patri Piddu » (personaggio locale).

Successivamente veniva cantato dietro quei ragazzi che si volevano prendere in giro e mettere alla berlina.

 

Patri Piddu curriva di notti

assicutava li picciotti,

li picciotti si 'nnaddunaru,

a patri Piddu l'attaccaru,

l'attaccaru cu lu rumaneddu

lu purtaru a lu casteddu,

lu casteddu era chiusu

lu 'mpilaru 'nta un pirtusu,

lu pirtusu era strittu

lu purtaru 'nni Piddu D'Amicu

Piddu D' Amicu lu ittà fora,

Patri Piddu cu lu culu di fora.

 

LA VOCULA 'NZICULA

Questo divertimento è composto di un asse (o una trave) in bilico e poggiato su un corpo elevato. I ragazzi si siedono alle due estremità,

quando uno va giù, l'altro va su. Facendo leva con i piedi, il dondolio si fa sempre più veloce e divertente .

 

 

LA     BANNA

Un altro divertimento era la banda cittadina. La musica, il corpo bandistico, era attrattiva per i più piccini, i fanciulli imitavano volentieri i musicanti, ognuno impersonava uno strumento musicale: i piatti non erano altro che due coperchi di pentole. Un pezzo :di legno e un bidone imitava il tamburo (rancascia),

le dita nella bocca la tromba, e così via di seguito. Ognuno libero di procurarsi elementi sonori si avviava insieme ad altri per le vie del paese, cantando e suonando (a modo proprio), coinvolgevano la gente nello spettacolo improvviso, creando un'atmosfera di festa e di allegria.

Nessuno tra' Siciliani ignora l'uso del mo'do proverbiale la Calata di Baida; ma pochi sapranno com'esso abbia avuto origine e perché. Un vocabolarista lo spiega: «Una sonata di più strumenti disarmonici e senza concerto o pure di certi accordi triti e volgari, appunto come usa la nostra gentaglia nel ritornare da certi luoghi di riporto tra' quali vi è un sito detto Baida ». Un altro, quasi con le stesse parole: « Strimpellata di più strumenti, o cantilena trita e volgare, come usa la nostra gente nel ritornar ebbra nelle feste da certi luoghi dei quali è la Baida ». Ma nessuno de' due né altri prima e dopo di essi ci dice che cosa fosse, storicamente parlando, questa calata; anzi tutti fanno supporre una festa popolare a Baida, festa che non esiste e non si conosce.

 

LA   SCUPETTA

Questo passatempo consiste nel mettere l'indice della mano de­stra dentro la bocca. Le guance si gonfiano e, tirando con energia l'indice verso fuori, scaturisce un rumore detto appunto « la scupetta ».  I fanciulli facevano a gara. Chi emetteva il rumore più forte vinceva.

 

LU JOCU DI FOCU

Divertimento di imitazione dei giochi artificiali. Si sceglie una strada ampia o una piazza; si scava una buca e vi si mette dell'acqua e acetilene. La buca viene coperta con un barattolo (« cannata ») con l'apertura verso il basso. Si ricopre ermeticamente con della terra e fanghiglia per non fare perdere il gas provocato; tempestivamente, dopo questa operazione, uno dei ragazzi (il più coraggioso) appicciava (accendeva) il fuoco, sulla parte alta del barattolo, dove veniva praticato un piccolo foro, e scappava, quindi ad una distanza di sicurezza, aspettando lo scoppio; il gas accumulato dentro il barattolo faceva pressione provocando il lancio in aria della « cannata » che, quasi come un mortaretto, a volte giungeva ad altezze di dieci metri circa.

 

LA    SIGGITEDDA

Due fanciulli incrociando le braccia e tenendosi per le mani, formano una sediolina « Siggitedda o Vanchiteddu », (a parer mio non può essere altro, che un antico mezzo di trasporto, paragonabile ad una lettiga). Un terzo fanciullo viene fatto salire e portato in giro per le vie del quartiere, i compagni cantando e scherzando vanno appresso, imitando il simulacro delle processioni religiose delle feste.

 

LA RAGLIATA DI LI SCECCHI

Questo simpatico divertimento preferito dai ragazzi si soleva fare la sera, durante il rientro in paese dei somari (scecchi) con i loro contadini.

Un gruppo di ragazzi si nascondeva dietro un muretto o una siepe. Appena iniziava il ritorno a casa dei contadini,

uno dei ragazzi sussurrava ad un somaro (meglio se maschio) questo verso:

« Sicarrr... Sicarrr... Sicarrr... »

Questo suono faceva innervosire i somari, e bastava che uno di essi iniziava a ragliare, che tutti gli altri lo seguivano.

Mentre i contadini dovevano fare di tutto per calmare i loro quadrupedi, i ragazzi assistevano compiaciuti ad uno spettacolo originale.

La serata si concludeva in festa con « la ragliata di li scecchi » (il raglio dei somari).

 

LA     NACA

Questo divertimento, forse il più antico che esiste nella storia dell'uomo, veniva praticato (in campagna o in paese) dai fanciulli siciliani in occasione dell'Ascensione.  La « Naca » (l'altalena) in campagna veniva costruita dai più grandi, legando una grossa corda ad un ramo di un albero.

Nel paese, invece, di questo divertimento esistevano due versioni: la prima si praticava nell'entrata della propria casa. In alto ed al centro dell'ingresso, i fanciulli, e le fanciulle, legavano la corda al telaio della porta, in basso alla corda si metteva della stoffa o tela di sacco,

il fanciullo vi si sedeva e veniva spinto e dondolato.

Nella seconda versione, si legavano due corde parallele su due anelli attaccati alle pareti opposte di una strada, le corde formavano

una lieve curva (culla) ed al centro si collocava della tela e vi si faceva sedere il fanciullo. Questi, spinto dai compagni, veniva dondolato.

 

LU   SCIDDICALORU

Questo divertimento consiste nel sedersi su una tavola o una pala di fico d'india. Scelto il pendio, il ragazzo si porta sulla parte alta

e scivola velocemente verso il basso.

 

LI    TRAMPULI

Questo gioco è più impegnato, perché esistono due fasi: la prima è di costruzione, la seconda è di divertimento.

Nel costruire i trampoli si scelgono due barattoli di latta (« Cannati ») di uguale altezza e si introduce uno spago o un filo di ferro attraverso due fori.

Il ragazzo salirà sopra di questi. Tirando il filo e tenendo rigide le gambe comincia a camminare e ballare.

LU    CIRCULU

Questo divertimento dinamico dei fanciulli, consiste nel recupero degli oggetti usati e nel dare loro un nuovo significato.

Si prende un cerchio (la ruota di un,: bicicletta non più in uso), e spingendo leggermente un legnetto nell'incavo della ruota,

i ragazzi corrono insieme (o fanno gare di velocità) per le strade del paese.

 

I CANTI FANCIULLESCHI

Canti tratti dal libro "La strina di Giuseppe Nicola Ciliberto - Ediz. Comune di Ribera - 1991)

 

CANTI FANCIULLESCHI, FILASTROCCHE, NINNE NANNE

Numerosi sono i canti del mondo fanciullesco e non basterebbe un intero volume per contenerli tutti. Qui sono riportati quelli più conosciuti a Ribera, alcuni dei quali so­no ancora vivi nel mio ricordo e altri sono stati tratti dalle testimonianze di anziani che li hanno tramandati fino ai nostri giorni.

 

A PIZZI PIZZI

Quando la mamma vuoi tenere buono il suo bambino gli fa fare questo giochetto: madre e figlio appoggiano sul tavolo l'indice di una mano

e viene cantata la seguente canzoncina mentre si esegue una conta alternata sulle dita:

 

Pizzi pizzi ammalè

'ntorci ''ntorci mio popò,

bella caccia cicchiti e fò

bella caccia cicchiti e fò.

Il dito dove termina la canzoncina vince e viene disteso un secondo dito mentre si ripete ancora una volta il canto e così via.

Alla fine vince la gara chi riesce a distendere tutte le cinque dita della mano.

 

A BATTI MANINI

Si prendono le due manine del bambino e battendole l'una contro l'altra si canta la seguente canzoncina:

Batti manini ca veni papà,

porta cosetti e si nni và,

porta mennuli e noccioli

pi jucari li sò figlioli.

Questa canzoncina, adatta a bambini piccolissimi, presenta un'altra versione conosciuta a Ribera ed è la seguente:

Mani manuzzi ca veni papa

porta cosi e si nni va',

porta mennuli e nuciddi

pi jucari li picciliddi.

 

A BABBARELLA

Quando si faceva la conta tra bambini per iniziare un qualsiasi gioco, di solito, veniva eseguita questa canzoncina:

A babbarella, cu nesci è la cchiù bella,

bella bellina, stocca la cima, ,       

cima cimanti stocca la flrranti,

flrranti e capuliuni nesci tu' ca si' baruni,

nesci tu' ca si' baruni.

 

DUMANI È DUMINICA

Anche questa, che segue, era una canzoncina molto conosciuta ed eseguita dai bambini di qualche decennio fa :

Dumani è duminica

tagliamu la testa a Minica,

Minica nun c'è la tagliamu a lu re'.

Lu re' è malatu la tagliamu a lu surdatu,

lu surdatu è a la guerra e sbattemu lu culu 'nterra.

 

NINNE NANNE

Ed ecco alcune ninne nanne conosciute sin dai tempi antichi sia a Ribera che nel suo circondario.

Sant'Antuninu di Padua

cunsamuccì la tavula

e ci metti pani e pisci

ca (nome del bambino) ci capisci.

E a la ninna e alavo'

e (nome del bambino) fa la vovò.

 

Figliu beddu, figliu d'aguannu

ti la ma 'fari lu portò di pannu,

lu pannu bonu 'nti lu panneri

e li dinari 'nti lu bancheri.

Alavo' e a la ninna

(nome del bambino) voli la ninna,

e si (nome del bambino) nun voli durmiri

lete 'nculiddu ava' d'aviri.

Figliti beddu e figliu galanti

ca mi lu vonnu arrubbari la genti,

e so ' mammuzza ci sta ' vigilanti

ca si lu guarda cu l'occhi e la menti.

Figlia bedda e figlia cuntissa

cu lu sta/ferri ava ' ghiri a la missa,

e ci lu dissi di picciula età

figlia bedda e di qualità.

 

E so'papa ci lu dissi arridennu

joca a su'figliu sinno' ti spernu.

Figlia beddu cu 'nfasciu di ligna

ci l'ama' dari la terra a Scilinna.

Figliti beddu vadduni vadduni

ci l'ama dutari a lu Ccavadduni;

diciticcillu ca masculu è

avi la ciolla e l'acellu vidè.

Quella che segue è una ninna nanna sicuramente riberese in quanto nei versi vengono menzionate numerose contrade del nostro territorio:

E a (nome della bambina) l'amà maritari

giuvini e beddu ci l'amà dari,

e lu pattu chi cciamà fari

ca a Rivela avà ristari.

E a (nome della bambina) l'amà maritari

e la terra a Stampaci ci l'amà dari,

e si a Stampaci fa' mala figura

ci l'amà dari a la Virdura,

e si a la Virdura nun ci cummeni

ci l'amà dari a lu Famemi,

e si a lu Famemi nun ci po' stari

cci l'amà dari tuttu lu mari;

e si di lu mari ti spagni

ti spogli nuda e ti fa' li bagni.

Nanni nanni nà, figlia bedda di qualità.

 

SIGNIRUZZU CHIUVITI CHIUVITI

 

È una preghiera che i contadini sono soliti rivolgere al Signore affinchè faccia piovere sulle campagne quando gli alberi sono"morti di siti"

per la siccità.È un canto per adulti, ma negli anni '50 era molto conosciuto come canto fanciullesco

e veniva eseguito da gruppi di ragazzini in mezzo alle strade.

Signiruzzu chiuviti chiuviti .   .

ca l'arbuliddi su' morti di siti

e si l'acqua nun 'nni mannati

semu persi e cunsumati.

Signiruzzu 'nni castigati

ca lu panuzzu 'nni livati,

l'acqua di 'ncelu sazia la terra

"funti china di pietà".

Li nostri lacrimi posanu 'nterra

e Diu nni fa' la carità.

Signiruzzu chiuviti chiuviti

ca l'arbuliddi su' morti di siti

e mannatini una bona

senza lampi e senza trono.

 

 Seguono altri canti fanciulleschi in uso tra i bambini riberesi tra gli anni '20 e gli anni '50. Del canto "Ciccu villutu" si riportano due versioni:

CICCU VILLUTU

 

Ciccu villutu, sonami lu mutu

sonalu beni ca l'Angilu veni,

veni di Roma, porta 'na bella cruna,

cruna d'argentu, viscotta a millicentu;

centucinquanta e la gaddina canta,

lassamula cantari ca l'ovu voli fari.

Passa Michilinu cu tri' cavaddi 'ntesta,

scocca d'oru tira e vinci tu',

tira e vinci tu '.

 

Ciccu villutu sonami lu mutu

sonamillu beni ca l'Angilu veni,

veni di Roma, porta 'na bedda chioma,

chioma chiomante porta lu flrrante,

fìrrante e capuliuni

nesci tu' ca si' baruni,

nesci tu' ca si' baruni.

 

" PATRI PIDDU                 

" Patri Piddu " era un personaggio noto a Ribera perché spesso era oggetto di scherno da parte di ragazzini che gli andavano

dietro canticchiando questa canzoncina, che con l'andar del tempo è stata usata anche per prendere in giro altri bambini.

 

Patri Piddu curriva di notti

assicutava li picciotti ;

li picciotti si 'nn 'addunaru,

a Patri Piddu l'attaccaru,

l'attaccaru cu lu rumaneddu

e lu purtaru a lu casteddu.

Lu casteddu era chiusu,

lu 'mpilaru 'nta un pirtusu,

lu pirtusu era strittu,

lu purtaru 'nti Piddu d'Amicu.

Piddu D'Amicu lu jttà fora,

Patri Piddu cu lu culu di fora!

 

LA SIMINZINA   (Tradizionale)

È un'antica ninna nanna che ancora oggi non è raro ascoltare dalle parti di Ribera e paesi vicini.

Una registrazione di tale canto

unitamente al gruppo folk-cabaret "Sicilia Canta, Sicilia Frana" ,

con la voce di una ragazza riberese di nome Arcangela che l'aveva imparata dai nonni.

Vo' e la rivò

ora veni lu patri to'

e ti porta la siminzina,

la rosamarina e lu basilicò.

E ti porta la siminzina,

la rosamarina e lu basilicò.

 

Oh figlia mia lu Santu passau

e di la bedda mi nni spiau

e iu ci dissi: "La bedda durmìa,

e dormi figlia di l'arma mia".       

E iu ci dissi: "La bedda durmìa

e dormi figlia di l'arma mia".

 

, vò, vò,

dormi figlia e fai la vo'

Vò, vò, vò,

dormi figlia e fai la vo',

e fai la vò...........

 

NINNA NANNA CONTRU LA GUERRA

(Giuseppe Ganduscio)

È una ninna nanna del nostro illustre concittadino Giuseppe Ganduscio, il cui patrimonio di libri vari, manoscritti e canti popolari, di cui era grande appassionato, mentre era in vita, nel 1988 è stato donato dalla consorte alla biblioteca comunale "A. Gramsci" di Ribera.

Questo canto, come tanti altri, è stato scritto e forse musicato dallo stesso Ganduscio, ma è stata curata una rielaborazione musicale

da parte di Totò Castelli, noto giornalista-pubblicista di Ribera, autore di altri due brani che fanno parte della presente raccolta:

"Sicilia amara" (testo e musica)) e "Genti di mari" (autore della musica).

Questa ninna nanna ha una particolarità in quanto viene ricordata l'amara realtà della guerra mentre la mamma augura al bambino

di non provare mai questa terribile esperienza per non fare la stessa fine del padre, morto per la patria.

 

Ninna nanna, ninna oh,

dormi flgliu e fai la vo'.

 

Ed alavo ' sunnuzzu viniti

ca iu l'annacu e vui l'addummiscitì,

ed alavo' figliuzzu ammannatu

suliddi semu, to'patri è surdatu.

 

Ninna nanna, ninna oh,

dormi figliu e fai la vò.

 

Ed alavo 'figliuzzu di Diu

ca tu' nascisti e to' putrì murìu

muri a la guerra, un ti patti vidiri,

suliddi semu, suliddi a patiri.

 

Ninna nanna, ninna oh,

dormi flgliu e fai la vò.

 

Ed alavò figliuzzu ammannatu

quannu si' granni un ci iri surdatu,

ca pi surdatu un ti fazzu partiri,

megliu cu tia 'ngalera muriri.

 

Ninna nanna, ninna oh,

dormi flgliu e fai la vò.

 

 

LUNA LUNE'    (Tradizionale)

È un'antica filastrocca di cui esistono varie versioni. Qui se ne riportano due. La prima è conosciuta a Ribera e nei paesi vicini.

L'altra di origine ignota è stata trascritta da Elsa Guggino e fa' parte dell'album "Sicilia-Sicily - Vol. 2".

 

1^ versione

Luna lune la fa' la cuddurè,

la fa' bedda granni

quantu l'occhi di San Giuanni.

San Giuanni è a la marina,

salutatimi a Catarina,

Catarina è la cchiù bedda

cu lu tuppu e la zagaredda,

la zagaredda ci cadì,

San Gisippuzzu ci la rii',

ci la rii' cu lu vastuneddu

San Gisippuzzu lu vicchiareddu.

Cu la rosa e lu cappeddu,

cu la rosa e lu cappeddu.

'Ncelu la parma e 'mparadisu l'arma,

'ncelu la parma e 'mparadisu l'arma.

 

 

2^ versione

Luna luna di mezza luna di lu celu siti patruna,

siti patruna di tutti banni salutatimi a San Giuanni,

San Giuanni è a la marina, salutatimi a Catarina,

Catarina è la cchiù bedda cu 'na scocca di zagaredda,

zagaredda cci cadiu, San Gisippuzzu la raccugliu,

la raccugliu cu lu vastuneddu,

San Gisippuzzu lu vicchiareddu.

Si misi a caminari, caminò quaranta misi,

attruvò 'na grutticedda

china china di paglicedda

si la scupò, si la 'nnittò,

acqua e nivi ccià cadutu,

parturì la Gran Signura,

appi a Gesù Bammineddu nicu nicu e picciliddu.

Mmè mmè mmè, tutti li crapi fannu mmè.

E lu latti di la crapa fannu mennula atturrata.

Banni e bannistri trova li trizzi

li trizzi c'hannu latti

Bedda Matri pietati.

 

OH, CUMMARI NINA

Questo è un'altro canto fanciullesco conosciuto a Ribera, che evidenzia come, in tempi ormai lontani, si programmava la vita dei neonati,

che se nati maschi sarebbero andati a scuola a studiare, mentre se erano femmine dovevano accudire alle faccende domestiche.

Oh cummari Nina, oh cummari Vicenza,

cummari Nina, cummari Vicenza

mittitivi a lenza ca nasci 'u bebé;

s'è masculiddu lu mannu a la scola,

s'è flmminedda cazetta mi fa'.

S'è masculiddu lu mannu a la scola,

s'è flmminedda cazetta mi fa'.

 

S'è masculiddu lu chiamamu Cola

ca quannu crisci lu mannu a la scola,

s'è fìmminedda la chiamamu Rosa,

ca quannu crisci mi scupa la casa.

 

Oh cummari Nina ecc.  .....

 

GLOSSARIO DI ALCUNE PAROLE

IN DIALETTO RIBERESE

Aceddi, uccelli.

Acchia, trova, dal verbo trovare.

Acchiari, trovare.

Acchiana, salire.

Agneddu, agnello.

Alasticu, elastico.

Ammalò, far male.

Ammucciari, nascondere, dal francese « mucher ».

Appuzzari, andare sotto, V. « regole, canti e filastrocche per la conta ».

Arrenni, arrendersi, sconfitta.

Balda,  pianura  disabitata,  dall'arabo  bay da ».

Ballarina,  ballerina, saltellante « tortula ballarina ».

Balata,   lastra   di   pietra,   dall'arabo « balàt ».

Banna, banda musicale.

Batinni, vattene.

Bedda, bella.

Bottu,   botto, scoppio, rumore.

Campaneddu, campanello.

Cannata, barattolo di latta.

Cannedda, cannello, cilindretto di legno o di terracotta.

V. gioco « A la cannedda ».

Cantunera, angolo di strada. V. gioco « A li quatru cantunera ».

Cappeddu, cappello.

Carcopu, albicocca.

Carlinu, rondella di ferro con un foro al centro.

Casciuni, cassetto.

Celii, cielo.

Cercu, cercare.

Chiappedda, coccio di terracotta arrotondato.

Chiazza, piazza.

China, cresta.

Chistu, questo.

Chiavi, piove.

Chiava, chiodo.

Cicchitè, voce onomatopeica. (V. gioco « Pizzi, pizzi ammalè »).

Cincu, cinque.

Circuiti, cerchio.

Citrolu, cetriolo.

Cuculiari, rotolare, scivolare giù.

Cuddurè,  nome generale di cose disposte in cerchio.

Culacchiata,  caduta di culo fatto apposta.

« 'na culacchiata 'n terra »).

Culu, culo.

Calura, colori.

Cummàri, comari.

Cuperchi, coperchi.

Crisciri, crescere.

Cruna, corona.

'Deci, dieci.

Dumani, domani.

Duminica,  domenica,  « Duminica » nome di persona.

Essi, tu sei.

Fasoli, fagioli.

Fazzulettu, fazzoletto.

Fazzulitteddu, fazzoletto piccolo.

Fileccia, freccia.

Filidda, impercettibile, leggera. (Vedi

gioco « A la tortula »).

Fiunna, fionda. Focu, fuoco.

Frunti, fronte.

Friscalettu,  fischietto,  zufolo,  « fatto

di canna ».

Fussetta,  fosso,  scavo, buca piccola.

Gaddu, gallo.

Gangulareddu, mento piccolo. Gangularu, mento.

Giammarita, pezzo di vaso di terracotta, dal greco «Keramikòs»

Gira, girare.

Giuru, giurare.

Granni, grande.

Ita, dita.

Itiddu, dito piccolo.

lu, io.

Jocu, gioco.

Lazzata,  laccio   di   spago. 

Lazzu, laccio.

Lignu, legno.

Longu, lungo. Lu, il.

Lustru, luce.

Mamma, mamma « capo-gioco ».

Manu, mano.

Manuzzi, mani piccole.

Margarita, nome di persona, fiore.

Mastra, mastro, capo-gioco.

Mazzi, mazze.

'Me, mìo.

Mennula, mandorla.

Monde, mondo.

Motopattinu.  (V. giocattoli  Tav.  6).

Minica, domenica, nome di persona.

Missili, missile, razzo.

Munzeddu,  mucchietto di  mandorle,  noci ecc.

Munzidduzzu, mucchietto piccolo.

Mutu, imbuto.

Muntagna, montagna.

 

Naca, culla

Naccara, nacchera.

Nasiddu, naso piccolo.

Nasu, naso.

Nucidda, nocciola.

'Ngangarusu, imbroglione.

'Ncruciaturi, incrociare le gambe, le braccia.

'Nterra, in terra.

'Ntunnu, attorno, in tondo.

Organetto, organo a bocca.

Ossu, osso. « Osso di albicocca » nocciolo.

Palumma, colomba.

Parmu, palmo.

Passulidda, nocciolo di frutta.

Patri, padre.

Patruni, padrone.

Pedi, piede.

Perciare, forare, bucare.

Picciliddu, bambino.

Pidata, pedata.

Pidatedda, dare una pedata leggera.

Pignati, pentole.

Pinni, penne.

Pirtusiddu, buco piccolo.

Pirtusu, buco.

Pinitenza, penitenza.

Piscanu, prendere, acchiappare.

Pisedda, piscila.

Pisci, pesce.

Prigiunera, prigionieri.

Pitrusinu, prezzemolo.

Pizzi, pizzo.

Pizzu, punta, ferro appuntito.

Quattordici, quattordici.

Quatrettu, piccolo quadrato.

Quattru, quattro.

Quinnici, quindici.

Racina, uva, dal francese «raisine».

Racinedda, piccola uva.

Rancascia, grosso tamburo.

Ranchinu, striscio, colpito di striscio,«pizzu ranchinu ».

Rubbari, rubbare.

Ruffa, da arraffare, prendere in cofusione, dal tedesco « raffan ».

Riìri, da alzare.

Ricchi, orecchio.

Rumaneddu, spago.

Sampugna, zampogna, strumento musicale.

Scaca, cedere. V. gioco « A li mazzi ».

Scecu o sceccu, asino.

Sciarra,   zuffa, dall'arabo « sciarr » guerra.

Sciddicaloru, scivolo.

Scicareddu, asinelio.

Scinniri, da scendere.

Schirichichl, pizzicotto. V. gioco « A lune monte ».

Sciuscìari, soffiare.

Scocca, nodo.

Scupetta, fucile, dallo spagnolo « escopeta ».

Scuma,   schiuma, « scumidda di Francia ».

Scuma, sparire, non c'è più.

, sei.

Semu, siamo, dal verbo essere.

Seggio, sedia.

Siggitedda, sedia piccola.

Sordi, soldi.

Soru, sorella.

Sima,  segno, dall'arabo  « sima ».

Spatoletta, spatola, manata, picchiare.

Spicci, spiccioli, « sordi spicci ».

Spariari,  fare la conta.

Stacca, punto fisso.

Surci, topo.

Sugnu, sono, dal verbo essere.

Surdatu, soldato.

Sumici, sudicio, sporco.

Sutta, sotto.

Statuine, statuette.

Tè, prendi, è tuo.

Tirituppiti, voce onomatopeica.

Tortula, trottola.

Trampuli, trampoli.

Travii, travo.

Trumma, tromba.

Tappi, dal verbo bussare.

Turneddu, cerchio.

Unnici, undici. Unu, uno.

Varca, barca.

Vicchiareddu, vecchietto.

Villutu, velluto.

Vinni, venuto, dal verbo venire.

Virtìcchiu, piastrella tonda bucata.

Vocula - 'nzìcula,   dondolo. 

Vuccuzza, bocca piccola.

Vulata, volata, rincorsa.

Zicchittari, avvicinare, le monete verso un punto.

Zicchìnetta,   gioco d'azzardo con le carte.

 

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