Ribera...e le sue bellezze

(Giuseppe Nicola Ciliberto)

 

Panorama di Ribera

Questo nuovo capitolo del sito vuole essere un grande omaggio dell'autore alla cittadina di Ribera,

alle sue tante bellezze, al suo sole, al suo mare, ai suoi giardini ed anche alla grande operosità dei suoi

cittadini. Un grande e sincero omaggio ad una terra che, pur con gli immancabili problemi che si ritrova,

costituisce sempre quel punto di riferimento al quale ognuno si sente vicino, con l'amore e la speranza

di tramandarla ai posteri più bella, più interessante, più ricca  e ancor più meravigliosa

di come i nostri illustri antenati l'hanno tramandata fino a noi.

 

 

O MIA RIBERA

 

Ribera è bedda, è bedda veramenti

è ‘na gran terra, ricca di misteru,

iu la dipingiu cu li sintimenti

e la offru a lu munnu tuttu interu.

 

Vistuta a festa pari ‘na regina,

la fama sò ‘nSicilia è propriu granni,

ci sù jardina,  suli e la marina

ca è canusciuta ormai in tanti banni.

 

Scurdamu si c’è quarchi strata rutta,

scurdamuni  si c’è quarchi difettu,

Ribera è bedda, è sempri bedda tutta

orgogliu è pi ogni figliu sò dilettu.

 

Nun ‘mporta si sù tanti ad emigrari,

pirchì nun c’è travagliu e c’è la crisi,

cu nesci prima o poi voli turnari

ca  nun si scorda mai chistu paisi.

 

Lassamu pi un mumentu l’amarizza

spirannu di iri sempri a migliurari,

sulu alligria vulemu e nò tristizza,

ca stu tesoru a tutti amà mustrari.

 

Iu la vulissi ogn’ura cchiù splinnenti,

cchiù rispittata e cchiù valurizzata,

‘na perla rara, un zaffiru splinnenti

comu ‘na picciuttedda ‘mprufumata.

 

Li pregi e li ricchizzi sunnu tanti,

c’è aria d’una eterna primavera,

amamula sta terra tutti quanti

chiamannula a gran vuci: - O mia Ribera !

 

Bedda Ribera, bedda a tutti l’uri,

farini un paradisu ognunu spera,

o terra d’oru, o terra di l’amuri,

sì bedda sì, sì bedda:  O mia RIBERA.

 

                            Giuseppe Nicola Ciliberto

 

 

 

NOTIZIE STORICHE

di Giuseppe Nicola Ciliberto

 

Sin dall'epoca medievale, numerosi erano gli abitanti della vicina e antica città di Caltabellotta, dediti alla coltivazione dei campi, che, a piedi, o con muli e carretti, scendevano a lavorare oltre le sponde del fiume Sosio-Verdura.

La freschezza, la purezza e la bontà delle sue acque, che sgorgavano da una copiosa sorgente nei pressi di Prizzi, in provincia di Palermo, unitamente al clima, alquanto favorevole e mite, avevano fatto di quelle terre, una delle oasi più feconde e produttive dell'intera Sicilia.

 

Vi si produceva di tutto, dal riso al cotone, dal grano agli agrumi, dalle mandorle alle olive, dalle numerose varietà di uva ad ogni tipo di frutta di stagione ed ogni genere di ortaggi.

 

Tante primizie, rinomate per sapore e fragranza, trovavano nel territorio di Ribera, anticamente detto "Allava", l'ambiente più adatto, facendo sì, che in breve tempo, l'agricoltura diventasse la principale fonte di reddito.

Le origini di Ribera, secondo recenti studi effettuati dallo storico locale Raimondo Lentini, si fanno risalire all'anno 1635, quando alcuni abitanti di Caltabellotta, stanchi delle immani fatiche,  durante i tortuosi e impervi percorsi, che erano costretti ad affrontare, hanno deciso di costruire in sito le proprie case, scegliendo il Piano di San Nicola, l'attuale quartiere di Sant'Antonino.

 

Ribera negli anni '20 del secolo scorso - Foto fornita da Mimmo Macaluso

 

Una moderna cittadina, concepita con criteri urbanistici d'avanguardia per quei tempi, ha così cominciato a delinearsi, per volere supremo dell'allora Principe di Paternò Don Luigi Moncada, padrone e signore di immensi feudi. In pochissimi anni il nuovo paese si è notevolmente ampliato, fino a costituire un grosso agglomerato di case prospettanti in vie larghe e bene allineate, al quale è stato dato il nome di Ribera, forse in omaggio alla bellissima moglie del Principe, Maria Afan de Ribera, figlia del Duca di Alcalà.

Col passare del tempo, le case aumentavano e così anche gli abitanti e pertanto cominciavano a sorgere le prime Chiese, una delle quali è stata dedicata a San Nicola di Bari, che successivamente è stato eletto Patrono del nuovo paese.

La parola Ribera, nella lingua spagnola si pronuncia "rivera" ed indica per l'appunto, una riviera, una costa, un lido, ovvero un tratto di territorio lambito dalle acque.

 

Pertanto, considerato che il nostro territorio è bagnato per 11 km. dal Mare Mediterraneo ed è attraversato dai tre fiumi: Verdura, Magazzolo e Platani, il nome che è stato dato alla città è risultato meravigliosamente appropriato.

Ben presto, il clima, la posizione geografica, oltre, naturalmente la grande genialità ed operosità dei nostri agricoltori, hanno contribuito a creare un territorio di circa 12 mila ettari, che per prosperità e produzione agricola è considerato una perla per la Sicilia intera.

 

Nei primi anni, le case sorte a Ribera, sono rimaste di pertinenza del Comune di Caltabellotta, ma col passare del tempo è venuta fuori, prepotentemente, una  nuova realtà, che ha determinato la nascita ufficiale di Ribera e col tempo anche di due popolose frazioni: Borgo Bonsignore e la località balneare di Seccagrande, meta nei periodi estivi di numerosi gitanti, molti dei quali provenienti dall’estero.

Posizionato su una vasta pianura a 230 m. sul livello del mare e distante da questo circa 7 km., Ribera si trova sul percorso della S.S. 115, denominata Sud-Occidentale Sicula, che va da Trapani a Siracusa. E’ posizionata tra i due fiumi Verdura e Magazzolo, a 46 km. da Agrigento, a 20 Km. da Sciacca e a 130 km. da Palermo. A circa 3 Km. a Sud-Ovest di Ribera, sopra  un colle dal quale è possibile ammirare il mare, i lussureggianti giardini della Valle di Verdura e il panorama del paese, si trova il diroccato, ma ancora imponente Castello di Poggiodiana,  con la sua maestosa Torre merlata che, sullo stemma ufficiale, rappresenta la nostra cittadina.

 

 La spiaggia di Seccagrande comincia a popolarsi di case e ville, negli anni '60 del secolo scorso.

 

 

 

 

 

BELLA RIBERA, TU M’INNAMORI.......

Così scriveva a metà dell’’800 Vincenzo Navarro.

 

Anche Vincenzo Navarro, illustre personaggio nato a Ribera e vissuto dal 1800 al 1867, amava scrivere versi e, non disdegnava certo, nelle sue poesie, oltre che ad esaltare i pregi e le bellezze della nostra città, di denunciare anche, le cose che non andavano bene.

Una sorta di "Sicilia Canta, Sicilia Frana" di quei tempi, insomma "il bello e il brutto" di una terra, ancora oggi immersa in questa pura ed attualissima realtà.

Anche oggi, esaltiamo orgogliosi le nostre bellezze, i nostri giardini, il nostro mare, il nostro sole, ma basta tuttò questo ? Certamente no, fino a quando non saranno risolti i numerosi problemi e riprese tantissime lodevoli iniziative del passato, per ridare quel lustro e quell’antico splendore, che oggi sembrano inesorabilmente ed inspiegabilmente perduti.

 

 

Dal limpido e azzurro mare africano, come lo definiva il grande drammaturgo Luigi Pirandello, sovente sale in paese un dolce e soave venticello, che porta con sé un delizioso ed indescrivibile odore di zagara. E’ il profumo di Ribera, emanato dall’incantevole Valle di Verdura, ricca di pregiati giardini di arance, uniche per bontà e fragranza in tutta l’Europa.

Ribera ne gioisce ed è orgogliosa di questo grande dono che la natura unisce alla non meno grande genialità dei suoi agricoltori. Non è molto, è vero, ma è già tanto se anche per un breve attimo, tale magico odore può far dimenticare i numerosi ed immancabili problemi che attanagliano la vita dei cittadini in vari settori della vita pubblica.

Godiamocelo allora, questo raro ed inimitabile profumo di zagara, in quanto è un vero dono, prezioso e raro, che Dio,

in mancanza di altro ci ha voluto dare. (g.n.c.)

 

 

 

  R   I   B   E   R   A 

UNA  PERLA:  IN  UN  MARE  DI  LUCE

 

 

 

 

 

LO STEMMA DI RIBERA

(Ricerche fatte all'archivio comunale di Ribera da G.N.Ciliberto che dal ritrovato originale stemma disegnato al tratto

e in bianco e nero, ne ha prodotto una versione dipinta ad olio, come si vede nella versione riprodotta quì a sinistra.

 

Lo stemma di Ribera é caratterizzato da una grande torre merlata, tre colli, il sole nascente e un fiume, sul quale campeggia la scritta latina "ALLAVAM SIGNAT ALBA" .

Il predetto stemma venne adottato ufficialmente dal Consiglio Comunale di Ribera con la Delibera n. 28 del 1 Giugno 1924, presieduto dall'allora Sindaco Cav. Carmelo Vella.

 

Dalla predetta deliberazione, che ho avuto la fortuna di trovare con l’aiuto del Prof. Giuseppe Polizzi, presso l’Archivio Comunale di Ribera, si trascrive “testualmente”, uno stralcio dal quale emergono le motivazioni, i cenni storici e le direttive che erano state allora impartite per dotare la nostra cittadina di un proprio stemma :.....Il Presidente riferisce all'Assemblea che essendo il Comune di Ribera sfornito di stemma, nell'intento di dotare il Comune di uno stemma, affido' l'incarico al Sig. Prof. G. Battista Giuliana, competente in materia di araldica, di disegnare uno stemma che mettesse in rilievo le peculiarità e le caratteristiche del territorio riberese e della sua storia.

 

Contemporaneamente affido' l'incarico al Prof. Ignazio Scaturro per fornire i dati storici che potessero essere di guida e simboleggiati nello stemma stesso dal Prof. Giuliana .  Il Prof. Scaturro diede i seguenti cenni storici :

<< Ribera comincio' ad esistere nel 1628. Prese tale nome per omaggio a Donna Maria Afan Ribera di Moncada e moglie di Don Luigi Moncada Principe di Paterno', suo fondatore. Essa giace nella vicinanza dell'antica Allava menzionata dall'itinerario di Antonino (sec. IV), piccola stazione presso il fiume Verdura, chiamato anticamente Alba, come si legge in Diodoro Siculo ed in Erdrisi geografo acato.

 

Ad occidente di Ribera, sopra un poggio pittoresco, lambito dal fiume Verdura (fonte di ricchezza per le campagne che irrigua) esiste la magnifica torre rotonda del castello medioevale di Putigiana (detto italianamente Poggio Diana) di proprietà della famiglia fondatrice di Ribera.

E su tali cenni storici il Sig. Prof. Giuliana presenta il disegno dello stemma così concepito : una torre medioevale elevantesi su un poggetto tra il sole nascente e il fiume Verdura con sotto la dizione ALLAVAM SIGNAT ALBA

su campo blu  >>....     

 

Quindi, il significato più appropriato che si può ricavare dalla predetta frase latina, verosimilmente, dovrebbe essere pressappoco questo :

“ Alba (oggi fiume Verdura) delimita  Allava (oggi territorio di Ribera) “ che, nel suo significato più completo, utilizzando le denominazioni attuali dei luoghi, si può intendere così:

<<IL FIUME VERDURA DELIMITA IL TERRITORIO DI RIBERA>> .

 

 

Il Castello di Poggiodiana

La Chiesa Madre

La Casa natale di Francesco Crispi

 

Turismo A Ribera

Dal punto di vista culturale e paesaggistico, Ribera ha molto da offrire ai possibili turisti interessati ad una visita della citta'. I principali monumenti sono gli edifici sacri e civili fra cui: la casa natale dello statista Francesco Crispi e la settecentesca Chiesa Madre. A pochi chilometri dal centro abitato sorgono le rovine del trecentesco Castello di Poggio Diana costituite da una torre cilindrica merlata e da una torre quadrata. Il castello era stato edificato per volere di Guglielmo Peralta e successivamente fu di proprieta' dei Conti di Luna. Grazie alla sua favorevole posizione, esso domina le gole scavate dal fiume Verdura.

Il Monte Sara

Nel territorio comunale di Ribera si può visitare l'Area attrezzata Monte Sara. Tra le innumerevoli varietà di vegetazione ricopre un particolare interesse per gli studi biologici la Palma nana di origine naturale. Panche e tavoli, punti cottura e servizi di ogni genere sono disseminati nel area attrezzata. Utili e decorative sono le fontanelle dalle quali sgorga acqua fresca proveniente da una sorgente naturale.

Località Turistiche Balneari

SECCAGRANDE. È la località preferita dai riberesi, si trova a 9 km dal paese e d'estate si riempie di persone che affollano le spiagge, il lungomare e i locali notturni. Da vedere i giochi pirotecnici musicali in spiaggia del 15 agosto, e la notte dei falò (14 agosto), quando il litorale si riempie di giovani, fuochi e musica.

 

BORGO BONSIGNORE. Costruito durante il periodo fascista,

la località è diventata a carattere turistico. Dista da Ribera

circa 12 km. La bellezza delle spiagge, la riserva naturale protetta che costeggia il mare, i luoghi incantevoli e incontaminati come "Pietre Cadute" hanno contribuito a renderlo una rinomata località balneare.

 

Riserva Naturale Foce Del Fiume Platani

La foce del fiume Platani e i terreni adiacenti, costituiscono la riserva naturale orientata. La riserva nel tratto di mare possiede la tipica vegetazione dunale. È nell’interno troviamo Eucalipti, Acacie e Pini, che si sovrappongono a specie arbustive spontanee e una cospicua vegetazione mediterranea. La riserva è stata istituita per tutelare il particolare ecosistema costiero e le numerose specie di uccelli come: l’airone cenerino, il gabbiano reale,l'airone rosso e il falco di palude. Il paesaggio della riserva è completato dalla meravigliosa falesia di Capo Bianco, roccia a picco sul mare, mentre sul pianoro sovrastante si possono ammirare i resti dell'antico teatro greco.

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Eventi E Tradizioni

A Ribera, la domenica di Pasqua vengono preparate le statue dell'incontro: Cristo risorto, la Madonna e l'Arcangelo Michele. L'incontro ha una grande partecipazione di pubblico ed è particolarmente suggestivo e commovente. L'incontro tra Madre e Figlio avviene a mezzogiorno, dopo che l'Arcangelo ha corso tra le due statue per portare la notizia. Nel momento dell'incontro la Madonna si libera del manto del lutto, mentre l'arcangelo s'allontana. Il tutto accompagnato dalla banda musicale, da tamburini e scoppio di mortaretti. La Festa Di S. Giuseppe, è molto suggestiva nell’occasione viene allestita la "Stragula", un carro con una torre rivestita di rami d'alloro e varie forme di pane; al suo centro è collocato un quadro di S. Giuseppe. I festeggiamenti sono arricchiti dalle tavolate di S. Giuseppe, dove sono presenti piatti tipici che viene offerto ai Santi, i tre figuranti che rappresentano la Sacra Famiglia.

 

Le arance di Ribera

 

 

 

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DUE TRA LE PIU' BELLE FESTE RELIGIOSE E POPOLARI

LA FESTA DI SAN GIUSEPPE

Un altare allestito presso i locali della

Scuola Elementare Don Bosco

 

LA FESTA DI PASQUA

Le tre sacre statue dell'Incontro di Pasqua di Ribera:

San Michele, Gesù Risorto e la Madonna

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La Necropoli Di Contrada Anguilla

Sono tutte databili tra la media età del Bronzo e la prima fase della tarda età del Bronzo (XIII sec. a.C.) le tombe della Necropoli scoperta nell'agosto '82 in contrada Magone-Anguilla-Casino a cir­ca 2 chilometri dal centro abitato.

Sono divise in due gruppi: a grotticelle artificiali e a camera. Queste ultime offrono elementi di maggior pregio perché precedute da un «dròmos», un corridoio di accesso lungo circa 4 metri e largo 80 cm. che si slarga su un vestibolo di forma trapezoidale o rettangolare dal quale si accede alla vera e propria tomba. Sono a "Thòlos" dato che presentano una camera con una volta a cupola degra­dante progressivamente verso il centro.

Alcune tombe presentano due celle. Ogni cella è fornita di un gradino alto 40 cm. che serviva per adagiare il defunto, di fronte al quale venivano posti oggetti vari (vasi di tipo pantalica nord, armi ecc.) che dovevano servire al defunto nella vita dell'aldilà.

Tra le altre cose si è ritrovato un vaso di ceramica rossa con tre manici e coperchio, tutti gli altri vasi sono di tonalità nera. Le tombe sono pressappoco della stessa misura, ve ne è una particolarmente grande che riporta le seguenti misure: larga 3 m. e alta m 1,95. Tra i reperti rinvenuti sono notevoli due rarissimi anelli di valore inestimabile che non vengono esposti al pubblico. Le ossa di tre scheletri rinvenuti si trovano a Pisa per essere studiate da esperti.

«L'ingresso di tutte le tombe è di forma rettangolare e contornato da un riquadro scolpito nella marna.

Uno di questi ingressi (quello della tomba n. 6) è l'unico caso in Sicilia: a forma rettangolare

e sor­montato da un timpano piccolo, motivo architettoni­co che trova un precedente

nell'Egeo e precisamente a Micene».

 

Tombe simili, che sono uniche per la Sicilia occidentale, si riscontrano nel siracusano.

Un'altra caratteristica della Necropoli è il rinvenimento di una strada, la cui presenza è un fatto assai raro nelle tombe preistoriche in Sicilia.

Preziosa la tomba N. 6 con ingresso a forma rettangolare e sormontato da un piccolo timpano, motivo architettonico che trova un precedente nell'Egeo e precisamente a Micene.Tale fatto consente un collega­mento con il leggendario sbarco in Sicilia di Minosse, il re cretese che cinse di assedio la reggia di Gamico alla ricerca del mitico Dedalo, ideatore del leggen­dario labirinto.

Altri scavi archeologici condotti nelle zone "Ciavolaro" e "Castello" confermano la presenza della civiltà dei Tapsos (primi abitatori della Sicilia Orientale) e segni abbondanti di popoli vissuti in queste terre nell'età del Rame.

Le tombe sono dell’ età del bronzo. Sono di due tipi: a grotticella artificiale e a camera. Alcune sono precedute da un "dromos", un corridoio di circa 4 m da dove si accede alla vera e propria tomba. Quest'ultima consiste in una o due camere con volta a cupola (Thòlos), con un gradino sul quale veniva adagiato il defunto e gli oggetti votivi (vasi, anelli, armi, utensili).

Sono le uniche Tombe per dimensione e pregio per la Sicilia occidentale.

 

FARE TURISMO

La nostra Ribera è una cittadina che, vuole andare avanti, che non vuole essere passiva, che non vuole rassegnarsi ad un progresso lento che non riesce a decollare definitivamente.

Occorre valorizzare ciò che si ha e creare ciò che non si ha, sfruttando ed integrando al meglio quello che altri magari ci invidiano.

Non solo di arance però, deve vivere Ribera, anche se uniche, ma che rischiano spesso di rimanere sconosciute al resto del mondo, se non vengono addirittura schiacciate sotto impietosi trattori per mancanza di mercato.

Le intelligenze di sicuro non mancano, ma sono necessari gli sforzi di tutti, con in prima linea gli amministratori che si alternano alla guida della città.

Il futuro non può ignorare il Turismo, che è una via che si può senz'altro intraprendere, sfruttando sia i pochi ma significativi monumenti, che i siti archeologici, di notevole interesse artistico, oltre alle bellezze naturali quali possono essere i meravigliosi agrumeti, i frutteti, i boschi attrezzati e le limpide acque delle nostre incontaminate spiagge.

Il massiccio flusso turistico che ci passa sotto gli occhi e che fa capo ad Agrigento, Eraclea Minoa, Sciacca e Selinunte, non chiederebbe nulla di meglio che essere dirottato verso di noi, per una magica escursione agri-turistica, tra innumerevoli percorsi, che si potrebbero creare nel territorio, toccando arte, storia e natura, misti , perché nò ? ad una succulenta spremuta d’arancia o ad una inimmaginabile "mangiata di ricotta e tuma" presso " la mànnara" di qualche pastore locale.

Chi andrà ad amministrare la nostra città, non può che mettere in programma la necessaria e non più rinviabile risoluzione di annosi problemi, come la riapertura di una Casa Anziani, da tempo completata e miseramente abbandonata a se stessa, il completamento del Teatro, la funzionalità di Stadi e Palestre, per un rilancio dello sport, la realizzazione di un porticciolo a Seccagrande e tanto altro ancora.

 

Sarebbe anche auspicabile l’apertura definitiva e permanente, in una sede più adeguata e funzionale, del Museo etnoantropologico, di cui si parla da anni, ma che non si riesce ancora ad attuare.

 

Si potrebbero esporre al pubblico i numerosi reperti archeologici ritrovati nelle nostre zone, sia quelli terrestri che quelli trovati nel nostro mare. Ed oggi non sappiamo più nulla di quella famosa balena "Corvina" che, venuta a morire nelle nostre spiagge, non si sa verso quali lidi sia andata ad approdare ed in quale museo è esposto il suo imponente scheletro.

Anche le nostre Feste popolari, le Tradizioni, le iniziative culturali a vario livello, se, opportunamente pubblicizzate, potrebbero essere valorizzate per diventare un veicolo di flussi turistici, che darebbero a Ribera un sicuro ritorno economico.

 

 

 

La spiaggia di Seccagrande

 

Una veduta di Ribera con lo sfondo di Caltabellotta

 

L'Orfanotrofio San Giuseppe

 

Il suggerimento più forte e concreto che faccio e credo, tutti i riberesi farebbero, non può essere che quello di ritornare ad organizzare la "Sagra dell’arancia" , abbinando anche "l’Agricoltura, l’Artigianato e soprattutto il Turismo" e caratterizzarli sempre più e sempre meglio, riprendendo la realizzazione di quei monumenti ed opere d’arte "all’arancia", molto suggestivi ed attraenti, già sperimentati con enorme successo.

A Ribera occorre qualcosa di unico, e questa sarebbe un’idea unica; i monumenti all’arancia costituirebbero davvero una esclusiva, in tutta la Sicilia e potrebbero a breve tempo diventarlo per tutta la Nazione. Ci vuole solo impegno, costanza e continuità come, ad esempio hanno fatto altri con "La Sagra del Mandorlo in fiore" di Agrigento, "Il Carnevale" di Sciacca, "Gli Archi di Pasqua" di S. Biagio Platani ed anche "Il Presepe vivente" di Caltabellotta, diventati ormai appuntamenti fissi e imperdibili, ricchi di fascino e spettacolarità.

La "Sagra dell’Arancia", per Ribera, che sui cartelli stradali viene presentata appunto,  come la Città delle Arance,  a parere del sottoscritto, è una occasione unica, una scelta quasi obbligata, che non doveva essere interrotta e, pertanto, dovrebbe essere subito ripresa e istituzionalizzata, facendola tornale al successo degli anni passati.

A Ribera si sà, anche se tanto si è fatto in anni più o meno recenti, quasi sempre ogni iniziativa, anche lodevole è sempre caduta nel dimenticatoio. Sembra che nel nostro paese, ogni cosa si fa solo per il gusto e il capriccio dell’amministratore di turno, per poi essere totalmente ignorata da chi viene dopo.

Ed esempi di Fiere, Feste, Rassegne, Iniziative culturali varie ed anche sportive da tempo scomparse, ce ne sarebbero a decine, ma non li voglio ricordare nel dettaglio, perché tante di queste "meteore" ce le ricordiamo molto bene, e spesso, qualcuna la rimpiangiamo.

 

Naturalmente si deve fare ciò che è possibile, e qualcosa sicuramente si potrebbe fare, affinchè una valvola di sfogo, creata da un turismo di massa, possa incrementare di più anche le produzioni agricole e facilitare la commercializzazione dei nostri pregiati prodotti, oltre che creare nuove fonti di occupazione.

 

Tra il "dire e il fare", si dice, che c’è di mezzo il mare, ma sappiamo che i riberesi vogliono, che il loro paese cresca, che sia ancora additato in tutto il circondario, come quello trainante e dal quale prendere esempio e per questo, non è più tempo di "fare poesia" ed agire seriamente.

 

Anche dei piccoli passi o dei segni tangibili in questa direzione, potranno mettere in luce all’occhio degli stessi riberesi e naturalmente anche degli eventuali turisti, qualcosa di nuovo e di diverso, di cui oggi ha tanto bisogno la nostra tanto bistrattata, ma sempre cara e

 

BELLA RIBERA…..una cittadina da AMARE.

 

             AMARI RIBERA

Ribera, quannu ‘nchiara la matina

e lentu lentu lu suli ‘ncelu acchiana,

sì bedda e prufumata d’aria fina

ca si senti pi ‘nsinu a tramuntana.

 

La Valli tò di tanti aranci è china

e vantu sù di scelti cuntadini,

ca ti criaru stu regnu, o rigina,

ittannuci lu sangu di li vini.

 

Tu sarai digna di onuri e di vantu

cara mè terra in eternu si spera,

iu li tò lodi a lu munnu li cantu

pi la magìa di la tò primavera.

 

           Pi sti biddizzi ca sunnu un’incantu,

         invitu tutti ad “amari Ribera”.

 

                                          Giuseppe Nicola Ciliberto

 

Villa Comunale,

La vasca dei cigni

 

La Piazza Duomo           

 

Il monumento ai marinai

della nave Angelika a Seccagrande

 

La Valle di Verdura

 

 

 

Il grande stemma di Ribera, realizzato con

le arance da G.N.Ciliberto, durante la Fiera Mercato

allestita nel 1991 dentro la Villa Comunale.

 

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