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Nei primi del '900 erano molto osservate le norme del galateo. Oggi non si può fumare nei locali pubblici ma in altri tempi era molto in uso

offrirsi di fare accendere una sigaretta ad una bella signora.

" REGULI DI BONA CRIANZA "

...ovvero Il Galateo di ieri... il Galateo di oggi !

 

Tra gli usi e costumi di ogni popolo della terra, particolare importanza hanno rivestito da sempre le regole di vita quotidiana, i rapporti tra la gente e soprattutto il modo di comportarsi. "Reguli di bona crianza" come comunemente si dice in dialetto siciliano sono in pratica le regole di comportamento e di buona educazione nei rapporti con il prossimo.Tutto ciò ha avuto il suo grande valore nell'evoluzione dell'uomo, per natura, essere intelligente che si diversifica dagli animali, appunto perchè in grado di regolamentare la propria vita. Oggi tali usanze, in una maniera molto più modernizzata fanno parte del galateo, o, per quelli che si sentono più "chic" o "raffinati", si usa dire anche che rientrano nelle "Regole del Bon Ton".

Insomma, per non dilungarci troppo, diciamo subito che, in tempi molto remoti non esisteva un vero e proprio galateo scritto, ma negli ultimi secoli, la gente di ogni ceto sociale, sembra che si sia voluto dare delle regole di comportamento, precise e catalogate, che suggeriscono come agire in determinate situazioni. L'elenco sarebbe molto lungo, ma in questa sezione ci limiteremo, di volta in volta a dare delle indicazioni tratte da testi specializzati e di uso comune.

Sta poi ad ognuno di noi recepirle e metterle in pratica, anche perchè tutto quanto viene suggerito, anche se non ha la valenza di norme di legge, ha tuttavia un grande valore sociale e attenersi, in linea di massima a quanto in esse suggerito non può che far bene alla società e creare le premesse per una vita più ordinata e rispettosa del prossimo.

Argomenti tratti da testi specializzati, adattati ed integrati a cura di Giuseppe Nicola Ciliberto

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Il baciamano è da parecchi secoli che si usa

e in certi ceti sociali è diffuso ancora oggi. In effetti non si arriva mai a toccare con le labbra la mano di una donna ma si fa solamento un cenno.

GALATEO DELLE BUONE MANIERE

Con il termine galateo ci si riferisce al complesso delle regole per comportarsi convenientemente e dignitosamente nei rapporti sociali (sinonimi: educazione, etichetta, buona creanza,

buone maniere, bon ton). Il termine deriva dal nome di Galateo (Galeazzo) Florimonte (1503-1556), vescovo di Sessa, che diede l’idea a Monsignor (Giovanni) della Casa

(1503-1556) (vedi foto a sinistra), ecclesiastico e letterato, di scrivere il libro Galateo ovvero de’ costumi (sec. XVI), storica opera didattica e testo di riferimento per l’uso delle buone

maniere che fin dalla pubblicazione godette di grande successo.

Nella foto Mons. Giovanni della Casa, autore

del primo galateo, scritto circa 5 secoli fa.

Galateo, bon ton, buone maniere, sembrano oggi parole che riportano al tempo lontano dei nostri nonni, quando ogni aspetto della vita sociale era minuziosamente regolato. Un’epoca alla quale risale anche un noto proverbio: «La cortesia ci procura gli amici». Il galateo, infatti, non è solo una serie di regole comportamentali, ma un sistema di valori che, armonizzando la vita di tutti i giorni, mira a non offendere gli altri e noi stessi. Se le regole del saper vivere sono patrimonio di tutte le epoche e di tutte le culture, non è sempre facile distinguere le buone maniere dai costumi, perché spesso le prime divengono i costumi della generazione successiva.

Questo significa che le classi più evolute trasferiscono nel tempo le loro buone maniere a quelle meno evolute. In questo continuo processo molti modi stravaganti o artificiosi vengono abbandonati, mentre sopravvivono quelle formule più convenienti che facilitano i rapporti sociali sin dai tempi più antichi. Inutilmente il grande Montaigne aveva cercato di insegnare ad essere tolleranti di tutto e a non accettare come verità eterne i pregiudizi della gente comune. Era convinto che appresa una volta la vera arte del vivere, non sarebbe più stato capace di sopportare le grettezze e i particolarismi di una società chiusa.

Anche Erasmo da Rotterdam compilò un manuale di educazione , che ebbe grande successo in Europa. Il filosofo dei Paesi Bassi era convinto che le buone maniere potevano arrecare grandi vantaggi oltre che al corpo anche allo spirito, affermando che lo scopo di ogni educazione è quello di insegnare la pietà, e che l’uomo superiore tiene conto dei sentimenti degli altri più che dei propri.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la civiltà è qualcosa di più che la giustizia sociale e la sicurezza: è la scoperta ogni volta nuova delle cose belle e amabili, e del piacere delle relazioni che rendono più vivibile la nostra vita. Oggi le buone maniere sembrano se non sparite, profondamente ignorate. Quella che fino a pochi decenni fa era indicata come la buona educazione, non occupa più quella centralità di un tempo. I giovani guardano con ostilità, se non con disprezzo, chiunque voglia suggerire regole che ritengono,  limitino la loro libertà.

Ciononostante si sente sempre più l’esigenza di immaginare nuove regole di comportamento per i nostri tempi.

 

 

Capitolo 12

 

IL GALATEO: OSPITI IN CASA

 

OSPITI IN CASA

Ospitare per qualche giorno uno o più amici nella casa delle vacanze o nel­l'appartamento di città è uno dei doveri più piacevoli di una padrona di ca­sa. Cosa c'è di meglio che spezzare la routine grazie alla presenza di una o più persone a noi care? In questo caso è inutile cambiare completamente le proprie abitudini; spetterà piuttosto alla sensibilità dell'ospite conformarsi alle nostre, noi dovremo soltanto badare a metterlo a suo agio e a fornirgli tutte le comodità necessarie a garantirgli la migliore delle permanenze.

 

Come alloggiarli

Per poter ospitare convenientemente una o più persone, l'ideale sarebbe avere a disposizione una camera per gli ospiti con bagno attiguo. In questo caso si provvederà affinchè l'ospite la trovi già preparata di tutto punto, in perfetto ordine, ben aerata e con il letto già fatto. Qualunque sia la stagio­ne, è meglio far trovare all'ospite una coperta ripiegata su di una sedia o una poltrona: è terribile svegliarsi per il freddo nel mezzo della notte senza sapere dove poter trovare una coperta. L'armadio verrà almeno in parte svuotato e munito di attaccapanni, così che l'ospite possa disfare comoda­mente le sue valigie. Sul tavolo, in un bel vaso, verrà sistemato un piccolo mazzo di fiori freschi non troppo profumati. Il bagno sarà naturalmente immacolato, e fornito di asciugamani puliti e saponette nuove.

Se non si dispone di una stanza per gli ospiti, non è comunque il caso di privarci della loro compagnia: basterà sistemare per l'occasione lo studio o un'altra stanza, svuotarlo di tutto ciò che può servire ai familiari durante la permanenza dell'invitato: a nessuno, se non a chi si occupa delle pulizie, è concesso entrare nella stanza dell'ospite, a meno che non vi sia stato invita­to esplicitamente. „

Se la sistemazione offerta all'ospite è 'di fortuna' sarà meglio avvisarlo al momento dell'invito, ed evitare magari di ospitare persone anziane che fos­sero abituate a ogni comodità, per le quali è preferibile prenotare una ca­mera in un albergo di cui conosciamo il servizio impeccabile, riservandoci poi di invitarle a casa per il pranzo e per la cena.

Se l'invitato arriva in treno o in aereo lo si andrà a prendere all'aero­porto o alla stazione. Una volta giunti a casa gli si mostrerà la sua camera, gli si offrirà un buon caffè o una bibita fresca — a seconda dell'ora e della stagione - per ristorarlo, e gli si chiederà poi che cosa preferisce a colazio­ne, in modo da poter soddisfare adeguatamente i suoi desideri. Lo si la­scerà, a quel punto, libero di riposarsi, darsi una rinfrescata e disfare i ba­gagli, senza assillarlo immediatamente con domande sul viaggio e propo­ste di svago.

È bene informarsi sui gusti alimentari dell'ospite così da evitare gaffe e malintesi. Anche in questo caso è bene ricordare che molte persone, per motivi religiosi, di scelta di vita o di salute, non mangiano determinati cibi.

La padrona di casa eviterà di prendere impegni nei giorni di permanen­za dell'ospite: anzi, sarà a sua completa disposizione; al limite, organizzerà per lui una piacevole serata tra amici. È bene proporre all'ospite un pro­gramma di visite vario e brevi escursioni, senza però mai costringerlo a stancanti tour de farce; spetta ai padroni di casa comprendere, con tatto e sensibilità, quando preferisce riposarsi.

I doveri degli ospiti

Dal canto suo, chi viene ospitato farà di tutto perché la sua compagnia sia piacevole e non fastidiosa. Innanzi tutto, il periodo da trascorrere in casa d'altri non deve mai essere troppo lungo, né in ogni caso si protrarrà oltre i limiti che erano stati fissati al momento dell'invito. Un ospite non arri­verà mai a mani vuote, porterà sempre almeno un mazzo di fiori per la pa­drona di casa ed eventualmente dei regalini per i ragazzi o i bambini. È meglio ricordare che un bagaglio eccessivo può creare, in coloro che ci ospitano, qualche imbarazzo, soprattutto perché gli appartamenti moderni sono spesso di dimensioni ridotte e raramente dispongono di un ampio guardaroba; dunque, a meno che l'ospite non sia reduce da un lungo viag­gio, farà bene a limitarsi al minimo indispensabile. Quando gli viene mo­strata la sua stanza, l'ospite si affretterà a disfare i propri bagagli e a riporre i propri abiti nell'armadio: una valigia mezza piena è sempre uno sgrade­vole indizio di disordine e sciatteria. Se.nella casa in cui è ospitato non la­vora una collaboratrice domestica, l'ospite prowederà personalmente a mantenere in ordine perfetto la propria stanza e il bagno che gli è stato as­segnato. Se divide il bagno con altre persone, farà in modo di non tenerlo mai occupato troppo a lungo, eviterà, per quanto è possibile, le ore 'di punta' (la mattina ad esempio, quando i ragazzi o il padrone di casa si pre­parano per uscire) e provvederà ogni volta a lasciarlo esattamente come lo ha trovato.

Anche se una delle tipiche frasi che si sente dire dalla padrona di casa è « Fa' come se fossi a casa tu », l'ospite deve sempre ricordare di essere in ca­sa d'altri e comportarsi di conseguenza, evitando, per esempio, di fare te­lefonate, a meno che non siano indispensabili e brevissime. Chi viene ospi­tato deve inoltre cercare di integrarsi il più possibile nella vita domestica, offrendosi di aiutare a svolgere piccole incombenze, ma senza togliere alla padrona di casa la soddisfazione di servirlo a puntino. Un ospite troppo servizievole e indipendente può talvolta rivelarsi quasi frustrante. Abbiamo detto che non bisogna essere troppo servizievoli, è vero, ma questo non si­gnifica certo che l'ospite sia autorizzato a fare critiche sull'andamento della casa, le abitudini della famiglia che lo ospita o il modo di educare i figli; questi argomenti per lui saranno rigorosamente tabù.

Durante il soggiorno, l'ospite si mostrerà molto gentile se inviterà qual­che volta tutta la famiglia al ristorante o porterà dei dolci o una bottiglia di vino quando si mangia in casa. Quando l'ospite sa di non poter, entro bre­ve, ricambiare l'invito, dovrà allora sdebitarsi con un regalo, scegliendo preferibilmente un bell'oggetto per la casa che possa far piacere a tutta la famiglia (se ci sono in casa dei bambini piccoli aggiungerà anche, nuova­mente, dei regalini per loro). Se, per un caso qualunque, prima di partire non ha l'occasione di acquistare un regalo appropriato, lo invierà comun­que in seguito, nel giro di pochi giorni. Al momento della partenza, l'ospi­te ringrazierà caldamente i padroni di casa. Rinnoverà successivamente la sua gratitudine nei loro confronti inviando loro un biglietto — o, se si vuoi essere più informali, una bella cartolina, — in cui ringrazierà ancora per 'i magnifici giorni trascorsi insieme'. Il galateo impone che il biglietto o la lettera di ringraziamento venga spedita non oltre due settimane dal rientro.

 

La prima colazione per gli ospiti

Non c'è niente di meglio che augurare il buon giorno agli ospiti con una piacevole e ricca prima colazione, preparata con grande cura.

Innanzi tutto, prima che gli ospiti sì alzino, si apparecchia la tavola da pranzo. Poi, tenendo conto del fatto che ciascuno deve essere libero di servirsi autonomamente e deve trovarsi assolutamente a proprio agio, si metterà un piatto, una forchettina e un coltellino per ogni coperto; a destra verrà collocata una tazza per il caffè/atte o per il tè; facoltativo un bicchiere da bibita per la spremuta d'agrumi o per il succo di frutta.

Al centro della tavola un vassoio conterrà i vasetti della marmellata e del miele (rrteglio se non si tratta degli originali con tanto di marca, o ancor peggio con il bollino del prezzo attaccato) e le posate per servirsi. A sinistra di ogni coperto verrà collocato il piattino con i riccioli di burro e il coltellino per spalmarli. A completare il tutto ci saranno un cestino con il pane, un piatto con le fette biscottate, una biscottiera colma di biscotti assortiti e un'alzata con frutta di stagione.

Attenzione alla tovaglia e ai tovaglioli, che non dovranno essere né sporchi né sbiaditi né logori. I servizi di carta andranno bene solo per gli ospiti con cui si è più in confidenza. E poi, tenersi pronti a soddisfare qua/siasi richiesta: in dispensa ci saranno sempre caffè (anche decaffeinato), tè (meglio averne di diversi tipi, anche quello deteinato), succhi di frutta assortiti (l'ospite può gradire il gusto alla pesca, ma detestare quello alla pera), cacao, dolcificanti i poca I or i ci ecc.

 

Capitolo 11

 

IL GALATEO CON GLI ANIMALI

 

 

GLI  ANIMALI

 

Una volta gli unici esemplari di 'fauna domestica' erano i pesciolini rossi che nuotavano pigramente, ma senza sosta, nelle classiche bocce di vetro, o gli uccellini chiusi in gabbia, che riempivano la casa con i loro cinguettii; qualche gatto si aggirava già da una stanza all'altra, o dormiva su una vecchia poltrona; pochi i cani che potevano permettersi il lusso di vivere in un appartamento, spesso facevano da guardiani di cascine o ville con giardino.

Negli ultimi decenni, invece, la presenza degli animali nelle nostre case è andata sempre più aumentando, in barba alle severe norme dei regolamenti condominiali che vietavano, o almeno limitavano, la possibilità di ospitare gatti, cani & e. tra le mura domestiche, tant'è che molti amministratori si sono visti costretti a modificarli, quando non ad abolirli.

A prescindere dalla metratura, gli alloggi ospitano non solo quelle razze canine definite 'da compagnia' o 'da salotto' (barboncini, volpini, pechinesi, chihuahua), ma anche esemplari di cani 'da guardia', 'da difesa (pastore tedesco, dobermann, mastino, husky); spesso in una sola casa vivono due o tre gatti, o addirittura coabitano un cane e un gatto, binomio un tempo inconciliabile, perlomeno in uno spazio ristretto.

Le cause di questa sempre più diffusa fratellanza tra esseri umani e animali? In molti casi è la solitudine che attanaglia le lunghe giornate degli anziani soli nelle grandi città a spingerli a cercare una compagnia nel cagnolino meticcio o nel gattino raccolti per la strada. In altri casi è il bisogno di alcuni bambini — magari figli unici, magari con qualche problema caratteriale — di trovare nel cane un compagno di giochi e un guardiano attento e sollecito, nonché un essere vivente con cui instaurare un gratificante rapporto affettivo.

La categoria degli animali domestici, poi, è andata allargandosi, fino a comprendere specie insolite, soggette a mode passeggere, magari appannaggio di qualche eccentrico, ma comunque guardate oggi con meno diffidenza: è il caso di conigli bianchi, serpenti, scimmiette, oppure di qualche leoncino, anche se alcune leggi emanate di recente tendono a scoraggiare l'adozione delle specie esotiche.

Accogliere un animale in famiglia è comunque un atto di civiltà, che presuppone la volontà di rispettarlo e di rispettare gli altri esseri umani. Inevitabilmente, bisogna fare i conti con le regole che governano la vita sociale.

Chi convive con uno o più animali domestici deve ricordare che le sue bestiole, per quanto beneducate e innocue, possono infastidire o spaventare quanti non sono abituati a dividere il proprio spazio vitale con presenze non umane. Attenzione, dunque, a non indispettire i vicini di casa, i passanti, gli amici che si ricevono nella propria casa, o coloro cui si va a far visita con la 'creatura al seguito.

 

IN CASA

Amare gli animali è sicuramente un pregio, e per fortuna sono molti a possederlo, ma alcuni esagerano. Cani, gatti & e. non sono splendidi peluche animati, ma esseri che vanno trattati secondo la loro natura. Hanno bisogno che il padrone metta a loro disposizione spazi adeguatamente attrezzati, anche se ridotti, che si occupi dei loro pasti e li porti dal veterinario in caso di necessità, che non li maltratti se non può sfogarsi sui propri simili o scaricare diversamente lo stress.

L'uomo deve inoltre proteggere anche la propria salute, rispettando alcu­ne regole igieniche indispensabili nella convivenza con gli animali. Le be­stiole dovranno quindi avere un angolo riservato, un giaciglio (cuccia, cesta o brandina) che va regolarmente pulito, disinfettato e disinfestato da eventuali 'ospiti indesiderati' (pulci, zecche, pidocchi). Meglio evitare che il cane o il gatto si abituino a dormire su poltrone e divani, perché i cuscini - e successivamente gli indumenti di chi si siederà al loro posto — non si riempiano di peli; al limite, conviene coprire il tessuto da tappezzeria con un telo di protezione.

Il cane e il gatto consumeranno i loro pasti nelle apposite ciotole; non saliranno sulle sedie della cucina, né tantomeno salteranno sulla tavola da pranzo.

Al ritorno dalla passeggiata sotto la pioggia, bisognerà asciugare le zampe del cane, per non sporcare la casa con impronte fangose.

Naturalmente, qualche attenzione supplementare si rende necessaria quando si invitano altre persone a casa.

Prima di tutto, occorre informarsi se la presenza di un animale provochi pau­ra o disagio a chi entri in casa nostra; se ciò accadesse, bisognerà studiare alcune strategie, in base al temperamento del singolo animale, nonché alla sua stazza; soprattutto se si accolgono bambini, conviene chiudere l'animale in una stanza e liberarlo solo dopo aver congedato gli ospiti; oppure favorire un approccio graduale, evitando, per esempio, che il cane abbai quando suonano alla porta, o che dimostri tutto il suo impeto affettuoso saltando addosso al nuovo venuto per fargli le feste, facendo avvicinare l'animale solo quando l'ospite si sarà accomodato.

In molti casi, inoltre, non serve spiegare che il proprio cagnette non ha mai morso né mai morderebbe; il timore di essere azzannati è una vera e propria fobia e non si basa sui rischi reali. Non vogliatene ai vostri ospiti e accettate senza polemiche i loro timori.

Quando si hanno gatti in casa è consigliabile informarsi se gli invitati sof­frano di allergia al loro pelo; in caso di risposta affermativa ci si dovrà rassegna­re a chiudere in una stanza l'amato felino, con tanto di ciotola e sabbietta, per non vedere gli amici scappare via tormentati da starnuti, colpi di tosse o, peggio ancora, un attacco d'asma.

Attenzione, invece, quando alla porta si presentano postini, messi comunali o addetti ai controlli della società per il gas o dell'azienda elettrica: i cani di solito non amano le divise, e in questi casi possono creare panico, se non addirittura causare qualche guaio.

 

ALL'APERTO E SUI MEZZI PUBBLICI

 

I cani, come è risaputo, richiedono maggiori attenzioni rispetto ad altri ani­mali da compagnia, per la semplice ragione che — a differenza di gatti, criceti, pesci rossi ecc. — bisogna portarli fuori per i loro bisogni e per farli correre liberamente, specie se si tratta di esemplari di grossa taglia.

Il padrone educato sa che non può imporre ad altre persone la presenza del proprio cane in spazi ristretti, come l'ascensore o l'automobile, a meno che non sia stato espressamente invitato a farlo.

In strada, poi, è meglio usare il guinzaglio, per evitare - anche in questo caso - di spaventare i passanti; se l'animale è particolarmente vivace sarà meglio mettergli anche la museruola, onde evitare spiacevoli incidenti.

Infine, è inutile sottolineare quanto sia importante per il buon vivere civile che il padrone, quando esce con il cane per le passeggiate quotidiane, porti con sé paletta e sacchetto, così da non lasciare tracce indesiderate lungo il cammino degli altri passanti. Servirà a convincere anche i più restii del fatto che un cane non è solo capace di imbrattare i marciapiedi. Non dimentichiamo che i cani agiscono in base a riflessi condizionati: se il padrone è educato e altruista, il cane non potrà che comportarsi di conseguenza.

L'accesso dei cani su tram e autobus è regolato da precise norme, che impongono l'uso di guinzaglio e museruola a prescindere dalla taglia dell'animale; quelli più piccoli si potranno tenere in braccio, mentre quelli più grossi non si dovrebbero far salire su un mezzo molto affollato, per non accrescere la confusione. In ogni caso, se il conducente si rifiuta di accettare il cane a bordo, il padrone eviterà di mettersi a discutere: aspetterà un altro mezzo con un guidatore più tollerante, oppure... si avvierà a piedi.

 

 

AL RISTORANTE E NEI NEGOZI

 

In genere bisognerebbe evitare di presentarsi in un ristorante con il cane al guinzaglio. Meglio telefonare in anticipo, chiedendo se è consentito portare Fido con noi; se il gestore è contrario conviene non insistere o rivolgersi altrove. Quando si va a fare shopping accompagnati dai propri amici a quattro zampe, bisogna prima di tutto controllare che sulla porta del negozio in cui si vuole entrare non ci sia un avviso che vieta loro l'ingresso; alcuni negozi espongono invece il cartello 'Qui posso entrare', che comunque non esime i padroni dal tenere a bada l'animale. Nel dubbio, è meglio chiedere al negoziante. Nei supermercati il divieto è insindacabile. In ogni caso, non ci si dovrebbe mai recare in un negozio di generi alimentari con il cane, anche se la panettiera sotto casa o il macellaio di fiducia si dimostrassero tolleranti; qualche cliente potrebbe sentirsi disturbato o sollevare questioni inerenti all'igiene. Se il proprio cane è piuttosto vivace o di grossa taglia, si eviterà di entrare in sua compagnia nei negozi, soprattutto in quelli che espongono oggetti fragili, o di portarselo dietro al mercato, dove, tra l'altro, potrebbe azzuffarsi con il cane di qualche ambulante.

 

 

Capitolo 10

IL GALATEO AL TELEFONO

 

 

COME COMPORTARSI AL TELEFONO

Telefonare è una consuetudine quotidiana; non per questo possiamo permetterci di dimenticare, con la scusa dell'abitudine, le regole della buona educazione.

Chi chiama deve subito presentarsi, senza aspettare che glielo si chieda: « Pronto, sono Mario Rossi. Buongiorno, se non disturbo vorrei parlare con Giovanni Bianchi »; questo è un esempio di come una persona ben educata avvierà una conversazione telefonica. Una pessima abitudine, purtroppo abbastanza diffusa, almeno tra amici, è quella di esordire con: « Ciao, cosa stavi facendo? ». Bisogna sempre ricordare che l'interlocutore, se anche fosse l'amico più caro, può essere impegnato in attività di cui non intende assolutamente informarci. Una delle prime regole della cortesia vuole che si faccia attenzione a non mettere mai in imbarazzo il prossimo con domande che potrebbero risultare indiscrete.

Nelle comunicazioni telefoniche relative a questioni di lavoro è chi riceve la chiamata a doversi subito presentare, a seconda del ruolo, con il proprio cognome o con il nome dell'azienda che rappresenta.

Chi raccoglie una telefonata diretta a una terza persona che in quel momento si trovasse nell'impossibilità di rispondere deve semplicemente chiedere con gentilezza di richiamare o prendere nota del numero telefonico e del nome per poter riferire con precisione, senza perdersi in spiegazioni. A chi ha telefonato non interessa particolarmente sapere se la persona in questione è in bagno, a tavola o a fare la spesa.

Farsi negare al telefono è sempre rischioso: se l'interlocutore si accorge che siete in casa o in ufficio, ma non volete rispondergli, si sentirà giustamente offeso. Oltretutto, per farlo dovete chiedere a qualcuno di mentire per voi, e questo non è mai gentile. È meglio affrontare l'eventuale seccatore con garbo e decisione, cercando di far durare il meno possibile il colloquio adducendo una scusa plausibile.

 

È sempre meglio evitare di chiamare i familiari o gli amici sul lavoro per parlare di faccende personali che non siano estremamente urgenti: si rischia di metterli in difficoltà o comunque di far loro perdere tempo prezioso. In ogni caso, la comunicazione dovrà avere durata breve; la persona chiamata risponderà a voce bassa, cercando di non suscitare la curiosità dei colleghi e di proteggere la privacy. Lo stesso andrà fatto quando si rintracciano telefonicamente le persone in casa d'altri, a meno che non si tratti di comunicazioni della massima urgenza. In linea di massima non si dovrebbe permettere a nessuno di rintracciarci a casa d'altri. In ogni caso chi ci ospita eviterà di chiedere a chi sta dall'altra parte del filo di qualificarsi; semplicemente, si limiterà a chiamare la persona desiderata e si allontanerà, vincendo la curiosità di stare ad ascoltare.

 

Si potrà sempre chiedere educatamente di fare una telefonata, se questa è indispensabile, giustificandone brevemente la necessità a chi ci ospita.

Ugualmente molto scorretto è chiamare a casa un professionista - medico, avvocato, professore — per sottoporgli lunghe questioni di lavoro. Proprio per questa ragione molti di loro, pur di - non essere seccati nella loro vita privata, chiedono che il loro nome non compaia negli elenchi telefonici.

Quando si telefona a una persona di cui non si conoscono le abitudini, bisogna fare molta attenzione agli orari delle chiamate: meglio non chiamare nessuno prima delle 9 del mattino, alle ore dei pasti, nel primo pomeriggio (prima delle 15), e la sera dopo le 22.

 

Naturalmente, la cortesia è legata a filo doppio con il buon senso, quindi, se sappiamo che la persona a cui dobbiamo telefonare lavora alla sera fino a tardi, eviteremo di disturbarla prima delle 11 del mattino, e così via, rispettando gli orari e le abitudini di ognuno.

Sarebbe sempre meglio fare telefonate brevi, ma è pur vero che al giorno d'oggi spesso il telefono sostituisce un incontro e quando si chiacchiera con un'amica, si sa, non si guarda l'orologio. Tuttavia, sapendo di dover fare una telefonata abbastanza lunga, dobbiamo prima chiederci se aspettiamo altre telefonate e, prima di inchiodare al telefono l'amico del cuore con una valanga di confidenze, è gentile e doveroso chiedergli se ha tempo o se preferisce che lo richiamiamo più tardi.

Altrimenti rischiarne che ci stia ad ascoltare per pura cortesia, senza avere il coraggio di farci notare che lo abbiamo disturbato.

Far interrompere una telefonata dalla società dei telefoni è cosa lecita e giustificabile soltanto in casi di effettiva necessità, altrimenti risulta una scortesia imperdonabile.

Chi si trova a dover interrompere una telefonata per poter parlare con la persona che in quel momento aveva il telefono occupato deve comunque iniziare scusandosi per il disturbo.

 

Quando riceviamo una telefonata interurbana, dobbiamo ricordarci che la chiamata è molto costosa ed evitare quindi di

 sommergere di chiacchiere inutili il nostro interlocutore, rischiando di fargli spendere un capitale.

 

Contatti telefonici

 

A tutti può capitare di sbagliare numero; talora l'errore non è imputabile alla distrazione, ma a un contatto. In questi casi, anche se siamo comprensibilmente imbarazzati, è doveroso chiedere rapidamente scusa prima di riattaccare. Agganciare subito, non appena si sente una voce sconosciuta, è una grave indelicatezza, anche perché chi riceve una telefonata muta, specie se si tratta di una persona anziana, può preoccuparsi ed entrare in agitazione.

In caso di errato collegamento, ci si scuserà. Se l'inconveniente si ripete, è allora evidente che si è veriflcato un contatto; si rimanda quindi la telefonata a più tardi, o si chiede a chi ha risposto di tenere alzato per qualche minuto il ricevitore.

Anche chi riceverà la telefonata errata dovrà mostrarsi educato. Non ri­sponderà con tono sgarbato, ma non si intratterrà neppure in chiacchiere inutili. La cosa migliore è rispondere: « Probabilmente ha sbagliato numero. Questo è il... », così che l'altro capirà di avere commesso un errore.

A volte, purtroppo, succede di essere bersagliati da scherzi telefonici o, peggio, da telefonate di squilibrati o maniaci: in questi casi, l'atteggiamento peggiore è rispondere con insulti, poiché significherebbe stare al gioco. L'unica cosa da fare è attaccare immediatamente, ricordandosi che, se il fatto si ripete, è possibile chiedere alla società dei telefoni di cambiare il numero di telefono.

 

La cabina telefonica  

 

Quando si utilizza un telefono pubblico è opportuno fare telefonate brevi, soprattutto se c'è qualcun altro che aspetta per poter chiamare dopo di noi.

 

LA SEGRETERIA TELEFONICA

 

L'uso della segreteria telefonica è entrato, ormai da qualche anno, a far parte della vita comune e soggiace anch'esso alle norme di cortesia. Chi possiede una segreteria telefonica lasci un messaggio breve ma cortese; una gradevole musica di sottofondo può essere piacevole, ma non deve coprire la voce registrata, né protrarsi troppo a lungo. Dal canto suo, chi, telefonando, trova una segreteria deve lasciare un messaggio preciso, che contenga il proprio nome, il giorno, l'ora, il motivo della chiamata ed eventualmente il numero a cui può essere rintracciato. E meglio, in ogni caso, evitare spiritosaggini e i contenuti troppo personali: non è detto che il nostro interlocutore sia solo quando li ascolterà.

 

La vostra voce  

 

Anche nelle segreterie telefoniche delle abitazioni private è meglio evitare messaggi troppo personalizzati, preceduti da lunghi pezzi di musica rock, e un linguaggio troppo gergale, comprensibile solo da una stretta cerchia di amici; non saranno esclusivamente gli amici o i familiari a chiamarci; e se telefonassero per fissarvi quel colloquio di lavoro cui tenete tanto?

 

... E IL TELEFONINO

 

II telefonino può indubbiamente essere un oggetto prezioso, soprattutto per chi è spesso fuori casa, ma non vuole rinunciare a rispondere alle chiamate. Per il buon vivere comune, è però necessario imparare a usarlo con parsimonia, per chiamate d'urgenza o comunque brevi, e nel rispetto altrui, evitando, per esempio, di infliggere le nostre conversazioni a chi ci sta vicino al ristorante, in treno, o sull'autobus. Se mentre si è a tavola, o comunque in un luogo chiuso, squilla il cellulare, l'unica cosa educata da fare è alzarsi immediatamente, chiedendo scusa, e andare a rispondere allontanandosi di qualche passo. E fondamentale inoltre ricordarsi di spegnere il telefonino in tutte quelle situazioni in cui sicuramente recherà disturbo: al cinema, in teatro, a un concerto, durante la visita di un museo o, peggio, in chiesa.

Il telefonino non va appoggiato sul tavolo; meglio tenerlo in tasca o deposi­tarlo acceso all'ingresso, chiedendo al personale di segnalarvi eventuali chiamate.

Capitolo 9

MAMMA E BAMBINO

 

 

Per tradizione la gravidanza non viene annunciata agli amici prima della scadenza del terzo mese, e questo per ragioni di buon gusto e di prudenza.

Gli aborti spontanei prima del terzo mese sono infatti piuttosto frequenti, e dover spiegare a tutti che per il momento non c'è più alcun bambino

in cantiere è spesso un'esperienza molto dolorosa, oltre che imbarazzante.

 

IL NOME

 

Attenzione alla scelta del nome; per i futuri genitori può sembrare un tenero gioco, ma in realtà è atto di una certa responsabilità, giacché i neonati crescono, diventano adulti, e il nome di battesimo dovranno portarselo dietro per tutta la vita. Occorre quindi orientarsi su di un nome piacevole

e sobrio, che si addica non soltanto a un fagottino di tre chili — i genitori, si sa, i loro bimbi li immaginano sempre così — ma anche a un signore

sulla cinquantina, con un buon impiego e una rispettabilità da difendere. Sono quindi assolutamente da bandire tutti i nomi legati in qualche modo

alla stretta attualità — nomi di attori e attrici alla moda o, peggio, di personaggi di film e serial televisivi — che dopo qualche anno risulteranno inevitabilmente bizzarri e desueti.

 

Le Sue Ellen e i Gei Ar nati negli anni Ottanta sull'onda del successo della serie Dallas ne sanno sicuramente qualcosa, come i poveri bambini

ai quali in tempi più recenti sono stati inflitti i nomi di Ridge o Brooke, in omaggio ai teledivi della soap opera Beautiful. Sono egualmente

da evitarsi i nomi troppo pretenziosi o stranieri, che in futuro potranno imbarazzare il bimbo ormai cresciuto. Un'abitudine, un tempo frequente

ma ormai caduta in disuso, è quella di scegliere un nome quanto più possibile simile al cognome: se in epoca rinascimentale Castruccio Castracani

era nome accettato, oggi fa sorridere anche il più semplice Paolo Paolini o Giovanni Giovannetti.

 

LE PRIME VISITE

 

È piacevole e gentile andare a far visita a un'amica che ha avuto da poco un bambino, soprattutto tenendo conto del fatto che, essendo assorbita total­mente dalle cure che il piccino richiede, non ha la possibilità di uscire spesso di casa e di svagarsi. In questi casi, non ci si presenta mai a mani vuote: si porta sempre un regalino, se non due. Il regalo obbligatorio è quello per il bambino: un bavaglino, le scarpine, una tutina, accessori per la culla, giocattolini morbidi e rigorosamente lavabili ecc. Il regalo non necessario, ma caldamente consigliato, è invece quello per la mamma: un profumo, un buon libro, un film in videocassetta interpretato dal suo attore preferito, qualcosa insomma che le tolga l'impressione, purtroppo inevitabile nei primi tempi, di passare in secondo piano rispetto al nuovo nato e di non avere più una vita propria. In tali occasioni si loderà naturalmente senza alcuna riserva la bellezza, e magari — perché no? - la simpatia del bimbo, evitando però di toccarlo o di prenderlo in braccio, a meno che non sia la madre a porgercelo. Non a tutte le mamme fa piacere che i neonati vengano toccati da mani estranee.

 

La neomamma, dal canto suo, cercherà di limitare il proprio entu­siasmo e di intrattenersi con l'amica, che le ha fatto la gentilezza di passare a trovarla, anche su argomenti non inerenti al bambino. Sappiamo tutti che vi sono oggetti di conversazione purtroppo particolarmente cari alle mamme nei primi mesi

di vita dei loro piccini: la descrizione accurata del parto, dai primi dolori alla rottura delle acque fino al primo vagito — da censurarsi in particolar modo in presenza di uominiche non abbiano ancora provato le gioie della paternità, dato lo sgradevole effetto che la descrizione degli inevi­tabili particolari ginecologici su di loro produrrebbe,

—o il resoconto dettagliato delle funzioni fisiologiche del bimbo - argomento su cui si arriva talvolta a estremi che rasentano il ridicolo:

- « Sapessi che bella cacchina che mi ha fatto ieri... ».

 

Questo genere di descrizioni verrà in ogni caso limitato il più possibile: la maternità è certo un'esperienza meravigliosa, ma per poterla apprezzare nei minimi dettagli

bisogna provarla in prima persona. Per le stesse ragioni sarà meglio evitare di far assistere gli ospiti alla cerimonia, per loro non necessariamente entusiasmante,

del cambio del pannolino.

 

 

L'EDUCAZIONE DEI BAMBINI

 

Ogni madre ha certo il diritto di educare i propri figli come desidera, ma vi sono comunque alcune semplici regole che sarà meglio rispettare, se si vuoi fare dei propri bambini delle personcine educate e consapevoli tanto dei loro diritti quanto dei loro doveri.

Tanto per cominciare, la madre non criticherà né loderà mai eccessivamente i propri figli in pubblico.

 

Sgridare il bambino davanti agli ospiti produce solo due effetti: imbarazza profondamente questi ultimi e provoca nel piccolo un profondo senso di umiliazione. Lodandolo eccessivamente, invece, la madre rischierà di farlo diventare vanitoso e poco consapevole dei propri limiti. Per quanto riguarda l'insegnamento delle buone maniere, sarà meglio osservare una saggia via di mezzo. I vecchi metodi, improntati a un'estrema severità, non sono certo sempre i migliori: costringere, per esempio, un bambino a mangiare tutto quello che ha nel piatto, anche quando non se la sente, è una crudeltà inutile, che in alcuni soggetti particolarmente fragili potrebbe anche essere causa di gravi disturbi della nutrizione, come l'anoressia o la bulimia; meglio sarà insegnargli con dolcezza a non avere 'l'occhio più grande dello stomaco', cioè a non farsi mettere nel piatto, per pura golosità, più cibo di quello che potrà riuscire a mangiare.

 

Del resto, una totale libertà, a tavola come nelle altre situazioni, farebbe del bimbo un piccolo 'selvaggio': in seguito troverebbe molte difficoltà nell'adattarsi alla vita sociale, che richiede comunque il rispetto di un certo numero di convenzioni. Un bimbo che mangi con le mani, o che porti la bocca al piatto, potrà venir preso in giro dagli amichetti

o dai compagni di scuola. E questa sarebbe un'umiliazione cocente, e una possibile fonte di rancore nei confronti della madre che non gli ha insegnato

a 'cavarsela' in ogni situazione.

 

 

 

Capitolo 8

 

IL FIDANZAMENTO E I FIORI

 

 

FIDANZAMENTO

 

Premesso che oggi il termine 'fidanzato' (o 'fidanzata') è piuttosto abusato e viene indiscriminatamente usato per indicare persone legate da... affettuosa amicizia, in alcune situazioni permane la consuetudine del fidanzamento ufficiale, con cui due giovani innamorati escono allo scoperto e annunciano il loro imminente matrimonio. Prima si svolge un colloquio informale tra il pretendente e il padre della ragazza, che andrà condotto in modo disinvolto, anche se si do­vranno affrontare questioni abbastanza spinose, come quella economica.

 

Più tardi, una cena sancirà l'accordo tra le due famiglie. Se i ragazzi sono figli di genitori separati o divorziati, per una volta questi si riuniranno in vista dell'incontro con i futuri consuoceri, mentre i rispettivi nuovi coniugi non interverranno. Poi il giovane regalerà l'anello di fidanzamento alla futura sposa, che lo porterà all'anulare sinistro fino al giorno del matrimonio, quando verrà sostituito o affiancato dalla fede nuziale. La ragazza ricambierà regalando al futuro sposo un orologio o un paio di gemelli.

 

L'anello di fidanzamento

 

Non è un dono indispensabile, poiché è possibile fidanzarsi seriamente anche senza regalare o ricevere il tradizionale anello, ma quando si decide di offrirlo bisogna essere veramente convinti. Il fatto di accettarlo costituisce un impegno serio.

Il fidanzato si rivolgerà a un gioielliere di fiducia per scegliere alcune pietre preziose e alcune montature, tenendo presenti le proprie possibilità economiche, quindi tornerà in compagnia della fidanzata che sceglierà l'abbinamento di suo gusto.

La tradizione vuole che il fidanzato offra l'anello alla fidanzata durante la prima visita ufficiale in casa di lei, che seguirà alla richiesta ufficiale di matrimonio. In realtà tutto si può svolgere in maniera meno protocollare; nulla vieta che il fidanzato consegni l'anello alla ragazza per chiederle di sposarlo, lontano dagli occhi dei genitori.

In certi casi viene rispettata la consuetudine di regalare un gioiello antico che le donne della famiglia si tramandano: la futura suocera offrirà un suo anello che potrà essere rinnovato cambiando la montatura.

La scelta della gemma non è più vincolante: una volta doveva essere asso­lutamente di colore bianco, perciò un brillante o una perla, mentre oggi sono ammessi anche rubini, topazi, acque marine, smeraldi ecc. La fidanzata potrà ricambiare il dono con un orologio, una coppia di gemelli o un oggetto da scrivania

 

LE PARTECIPAZIONI

 

Ormai non usa più far stampare le partecipazioni di fidanzamento. Comunque, l'annuncio verrà dato a parenti e amici di persona, per telefono o per lettera. I più raffinati potranno inviare un biglietto da visita, stampato a caratteri semplici o scritto a mano, in cui i genitori della ragazza annunceranno il fidanzamento della propria figliola con tal Mario Rossi.

 

Un biglietto uguale verrà spedito dalla famiglia del ragazzo. Se uno dei due fidanzati non ha genitori e vuole fare l'annuncio scritto, farà annunciare il proprio fidanzamento da un parente stretto, per esempio il fratello maggiore o lo zio.

Le persone che ricevono la notizia di un fidanzamento ufficiale non devono fare un regalo (tanto si presume che di lì a pochi mesi verrà annunciata la data delle nozze) e risponderanno inviando un mazzo di fiori, un telegramma di felicitazioni o una lettera affettuosa.

 

IL RICEVIMENTO

 

Le famiglie di entrambi i fidanzati si incontreranno per un pranzo in casa della ragazza. I posti d'onore andranno ai genitori

e ai parenti del fidanzato. La fidanzata siederà a fianco del promesso sposo e porterà l'anello all'anulare sinistro. Per gli amici e i parenti meno stretti

si potrà organizzare, dopo qualche giorno, un cocktail, sempre in casa della fidanzata.

Per il pranzo la ragazza indosserà un abito di colore chiaro, elegante ma semplice; il fidanzato si presenterà con un completo scuro.

 

UNO SPIACEVOLE IMPREVISTO...

E se, nonostante il fidanzamento ufficiale sia stato annunciato e sia stata fissata la data delle nozze, i due fidanzati decidessero di rompere il loro legame? Occorrerà comunicare la notizia fornendo una succinta giustificazione, senza scendere nei dettagli, né esprimere commenti avvelenati su eventuali responsabilità.

 

La fidanzata, ormai ex, restituirà l'anello di fidanzamento, specie se si tratta di un gioiello di famiglia. Entrambi i giovani dovranno restituire reciprocamente eventuali doni preziosi, lettere e fotografie. Nel caso la rottura avvenga quando il matrimonio è imminente, le rispettive famiglie provvederanno a rispedire i regali ai donatori, allegando un biglietto per esprimere le proprie scuse e un ringraziamento.

 

I FIORI

 

Comunicare i propri sentimenti inviando un bel mazzo di fiori è tutt'altro che fuori moda; fa sempre piacere ricevere un bouquet di rose, soprattutto se giunge inatteso. Le occasioni non mancano e non c'è persona che non gradi­sca questo omaggio nelle grandi occasioni, ma anche il più semplice mazzolino di fiori, se inaspettato, farà ancora più piacere. Non bisogna dimenticare che quello dei fiori è un vero e proprio linguaggio e che, quindi, se non facciamo la giusta attenzione, rischiamo di comunicare il messaggio sbagliato.

Innanzi tutto, quando si manda un mazzo di fiori bisogna sempre accompagnarlo con un biglietto che rechi scritto il nome del donatore e magari una frase che testimoni il sentimento di cui i fiori sono portatori; in caso contrario, si rischierà di suscitare equivoci imbarazzanti. Chi riceve i fiori deve, dal canto suo, ringraziare subito con un biglietto o una telefonata; se i fiori vengono consegnati di persona, chi li riceve deve immediatamente occuparsi di liberarli dal cellophane e metterli in un vaso adeguato.

 

Quando si viene invitati a un pranzo, è più corretto far recapitare l'omaggio floreale dal fioraio, nelle ore precedenti il ricevimento, o il giorno seguente, accompagnandolo con un biglietto che esprima tutta la nostra riconoscenza. Si eviterà, tra l'altro, di imbarazzare la padrona di casa, nel caso non abbia a portata di mano un vaso in cui riporre i fiori o non possa occuparsene perché troppo indaffarata con gli ospiti.

Chi riceve i fiori deve subito metterli bene in vista, senza scordare di lasciarvi in mezzo il biglietto da visita che li accompagna: l'invitato che li ha donati potrà così avere immediata conferma che il suo omaggio è stato gradito.

 

Se si portano dei fiori a una signora ammalata, specie se ricoverata in clinica o in ospedale, si eviteranno quelli dai profumi troppo intensi — come gardenie o tuberose, — perché potrebbero causare mal di testa e nausea con i loro effluvi; meglio scegliere fiori dalle tinte vivaci, primaverili, che esprimano l'augurio affettuoso di una pronta guarigione.

 

 Il linguaggio dei fiori

 

Nel secolo scorso ogni fiore indicava una diversa sfumatura di sentimento; un fiore 'sbagliato'o male interpretato poteva anche segnare

la fine di una storia d'amore, o causare uno scandalo perché, inconsapevolmente, poteva esprimere un sentimento troppo ardito.

Oggi non è più così, ormai non si fa più attenzione al significato dei vari fiori e del loro colore, tranne, forse, nel caso delle rose; spremersi le meningi per mandare lambiccati messaggi floreali potrebbe rivelarsi inutile.

 

Detto questo, ricordiamo comunque che: le rose rosse, sempre in numero dispari, a meno che non si decida di inviarne una dozzina, vanno mandate soltanto alla donna amata, in quanto esprimono passione; le rose gialle indicano gelosia; per non generare equivoci, meglio ripiegare su rose di colore... rosa, o al massimo tea. Per salutare una nascita si regalano fiori bianchi, oppure rosa o azzurri, a seconda del sesso del neonato; se i fiori sono per la neomamma, la scelta è più ampia, ma è meglio evitare i • fiori troppo profumati, se è ancora in ospedale o in cllnica; le corbeilles di nozze devono essere bianche o comunque formate da accostamenti di colori tenui; meglio evitare le piante.

 

Ai bambini che ricevono la prima comunione o la cresima si regalano fiori bianchi (gigli, calle, garofani, lillà ecc.), anche alternati a fiori di tonalità pastello, evitando di rendere i mazzi troppo simili a quelli preparati per un matrimonio.

Per un funerale, si manderà un mazzo o una corona; meglio chiedere consiglio al fioraio, perché i fiori non dovranno avere colori troppo vivaci e il mazzo o la corona dovranno aver un aspetto tutt'altro che estroso.

 

Secondo il galateo tradizionale non bisognerebbe mandare fiori agli uomini. Ma questa stravaganza è ormai accettata: è così piacevole, qualche volta, trasgredire una regola, se si sa di fare un regalo gradito o una bella sorpresa a chi amiamo!

In tutte le altre occasioni i fiori verranno scelti tra quelli che immaginiamo saranno più graditi alla persona che li riceve.

 

Fiori freschi o fiori secchi?

Non regalate mai fiori artificiali, anche se in commercio si trovano creazioni raffinatissime e molto fedeli agli originali.

Si possono regalare i fiori secchi, a meno che l'omaggio non sia destinato a una signora un po' in là con gli anni, che potrebbe fraintendere il messaggio.

Niente fiori bianchi per le... single un po' attempate (quelle che un tempo si sarebbero dette 'le zitelle').

 

 

Capitolo 7

 

BATTESIMO - PRIMA COMUNIONE - CRESIMA

 

 

IL SACRAMENTO DEL BATTESIMO

 

1213 Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d'ingresso alla vita nello Spirito (« vitae spiritualis ianua »),

e la porta che apre l'accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio,

diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione:

« Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l'acqua e la parola ».

 

Di solito il battesimo viene celebrato entro il primo anno di vita, con qualche eccezione per i casi in cui i genitori scelgono, per motivi di coscienza o religiosi, di non far impartire al loro piccolo il primo sacramento affinchè sia lui, una volta cresciuto, a scegliere se riceverlo o meno.

Il battesimo a pochi giorni dalla nascita è consentito solo se il neonato è di salute molto cagionevole, e andrà celebrato già nella cappella dell'ospedale o della clinica, oppure nella parrocchia di appartenenza.

 

Gli inviti andranno fatti per mezzo di un biglietto o comunicati a voce ai parenti e agli amici più intimi.

In chiesa non mancheranno i fiori, sull'altare e intorno al fonte battesimale; poiché di solito nelle parrocchie si celebrano battesimi collettivi, sarà compito delle mamme

dei vari bambini accordarsi sull'eventualità di dividere la spesa.

 

Per i cattolici il battesimo è una cerimonia intima e solenne al tempo stesso, la prima occasione ufficiale in cui le famiglie dei genitori e i loro amici più cari si riuniscono

per festeggiare il neonato che riceve il primo sacramento.

 

Purtroppo, con il tempo, questo giorno si è trasformato in un'occasione in più per far baldoria; il galateo non mette in gioco

questioni di fede, ma segnala che, in un'occasione come questa, bisogna attenersi un po' più scrupolosamente alle regole

della buona educazione che governano la vita di società.

 

La cerimonia si svolge in una chiesa, un luogo sacro che però in questi frangenti diventa un set per parenti armati di macchina fotografica, flash e telecamera, tutti presi dall'ansia di immortalare il momento fatidico, rovinando così gran parte dell'atmosfera

e disturbando il piccolo. I genitori dovranno incaricare un'unica persona, un familiare o un amico, di occuparsi di scatti e riprese, scoraggiando la formazione di una piccola troupe. Provvederanno poi essi stessi a distribuire le fotografie a chi ne farà richiesta.

 

 

 

Qualche consiglio per tenere calmo il piccolo.

 

E' raro che un bambino di pochi mesi stia sveglio durante l'intera cerimonia del battesimo. Se dormisse, non svegliatelo, perché rischiereste di provocarne un pianto inarrestabile e fastidioso, che potrebbe causare un effetto a catena tra gli altri bambini presenti. La mamma dovrebbe occuparsi di rifocillare il piccolo poco pri­ma di andare in chiesa, per evitare che i tempi della poppata si sovrappongano a quelli della cerimonia, e che il bimbo pianga disperatamente per la fame. E se il piccolo non vuole saperne di smettere di piangere, ci si può allon­tanare dal banco per qualche istante nel tentativo di tranquillizzarlo.

 

La scelta della madrina o del padrino andrà comunicata con un certo anticipo agli interessati, per accertarsi che siano d'accordo; la precedenza va data a zie e zii, o ai nonni, o agli amici più stretti. Accettare l'invito a essere padrino o madrina di battesimo non significa espletare una semplice forma­lità o avere un ruolo da coprotagonista in un giorno tanto importante, ma esprime la consapevolezza di assumere una grande responsabilità, quella di assistere moralmente e materialmente il proprio figlioccio, nel caso i genitori incontrassero successivamente qualche impedimento.

 

Al termine della cerimonia il padrino, o la madrina, consegnerà al par­roco una busta contenente un'offerta per la chiesa.

Alla cerimonia religiosa, che di solito si svolge a metà pomeriggio, segue un ricevimento, il cui fasto varia a seconda delle possibilità dei genitori. La soluzione più raffinata è quella di offrire un rinfresco nella saletta di un elegante cafre cittadino, ma è ammesso anche un semplice rinfresco in casa, per pochi intimi. A volte è il parroco stesso a mettere a disposizione i locali della parrocchia per festeggiare i bambini che hanno ricevuto il battesimo nello stesso giorno.

Se il battesimo ha luogo nel tardo pomeriggio lo si può festeggiare con un cocktail, in cui saranno servite bevande a basso contenuto alcolico per ac­compagnare salatini e pasticcini; anche in questo caso sarà la torta a concludere i festeggiamenti.

 

La cena appare un po' fuori luogo; chi non vuole rinunciarvi deve considerare che essa dovrà essere decisamente più leggera di un banchetto nuziale, non dovrà protrarsi a lungo per non stancare il piccolo festeggiato, e non dovrà essere troppo rumorosa. La mamma del bambino consegnerà agli invitati la bomboniera, che consisterà in un piccolo oggetto, di solito raffigurante un pupazzetto spiritoso, abbinato ai classici confetti, che saranno azzurri per un maschietto e di colore rosa per una femminuccia.

In ogni caso, in tempi di understatement, quando anche i vip scelgono di festeggiare l'occasione in una cornice strettamente familiare, sarà meglio circondarsi solo dei propri cari, senza estendere l'invito a un numero eccessivo di persone.

 

Tradizionale è il dono, da parte del padrino o della madrina, della catenina d'oro con la medaglietta, su cui sono incisi il nome e la data di nascita del piccolo, o un oggetto d'argento. Diffusa anche la consuetudine di regalare monete d'oro, oppure di aprire un libretto di risparmio intestato al bambino. Per gli altri parenti e amici è concessa libertà di scelta.

 

 

Abiti per il battesimo  

 

Per il neonato, senza distinzioni tra maschio e femmina, è indicato il tradizionale abitino bianco lungo, in pizzo prezioso

o in organza, abbinato a una elegante cuffietta; meglio ancora sarebbe vestirlo con un abito di famiglia, già indossato dai cugini,

o dagli stessi genitori, nel giorno del loro battesimo.

 

Il galateo per i genitori, e per il padrino e la madrina, consiglia un'eleganza sobria, senza eccessivi fronzoli, lustrini e pizzi,

che male si intonerebbero a una cerimonia pomeridiana.

 

Per quanto riguarda i colori, alle signore sono consigliate le tonalità pastello o quelle solari. Poiché si tratta di una cerimonia religiosa,

le signore evitino le gonne troppo corte, le scollature provocanti e il trucco pesante.

 

 

 

LA PRIMA COMUNIONE E LA CRESIMA

 

La prima comunione e la cresima sono due momenti importantissimi nella vita di ogni bambino, che si accinge a viverle con grande ansia e trepidazione, consapevole della loro solennità ma anche del fatto che in quel giorno sarà al centro dell'attenzione di amici

e parenti.

 

Il galateo non ha alcunché da insegnare al protagonista assoluto di questi due grandi eventi, che in realtà sarà tutto compunto

e ben attento a rispettare gli insegnamenti del catechista che lo ha preparato a ricevere l'uno o l'altro sacramento.

I suggerìmenti sono rivolti agli adulti — genitori, parenti e amici, - che in tali occasioni spesso esagerano, trasformando un giorno

tanto solenne in un evento mondano o guastandone l'atmosfera con clamori che sarebbero più adatti a una festa di carnevale.

 

L'abito

Negli ultimi decenni si sono succedute varie tendenze. Alle bambine vestite di tutto punto - agghindate come delle mini spose, con tanto di velo e vestito impreziosito da ricami, pizzi e nastri — e ai bambini ingessati in completi troppo seriosi - da gentleman in miniatura, - si sono sostituiti, da un certo punto in poi, piccoli fraticelli e minuscole suorine impacciati

nelle loro vesti simil-monacali, imposte da parroci e catechiste per appianare eventuali differenze di classe all'interno del gruppo di comunicandi

e per evitare che questi prestassero più attenzione all'abbigliamento anziché al sacramento che ricevevano.

 

Fu poi il momento, in alcune parrocchie, del Venite come vi trovate': al bando veli di tulle per le femminucce e fasce di raso al braccio dei maschietti, per il trionfo del guardaroba quotidiano e multicolore. Ora si assiste a un ritorno all'abito bianco (lungo o corto) per le bambine e al completo

elegante per i bambini, che devono sottolineare l'eccezionaiità del giorno senza però alcunché concedere a inutili sfarzi, bensì scelti all'insegna

del buon gusto.

 

La cerimonia

Alla cerimonia in chiesa assisteranno i genitori, i parenti e gli amici di famiglia più cari. Le signore, mamme comprese, non sfoggeranno una mise troppo sofisticata, ma un bel tailleur elegante, di un colore non troppo scuro o spento; gli uomini indosseranno un completo giacca-pantalone, abbinandovi con gusto camicia e cravatta.

 

Come per il battesimo, è meglio limitare le foto e le riprese con la telecamera per non disturbare la celebrazione. Forse conviene aspettare che il bambino esca dalla chiesa e scattare qualche foto ricordo insieme agli invitati, rifuggendo dall'imporre al festeggiato pose estatiche con tanto di mani giunte e sguardo assorto.

 

Normalmente, le cerimonie della prima comunione e della cresima si svolgono di mattina, ed è quindi quasi naturale che la festa prosegua per l'intera giornata. Se non si hanno problemi economici, si può organizzare un pranzo in un buon ristorante, al quale interverranno parenti e amici. Il menu sarà leggero e senza troppe portate, ma non mancherà una bella torta allegra, meglio se alla frutta e priva di liquore.

 

 

Se si vuole contenere la spesa, o se si preferisce un'atmosfera più familiare, si può pranzare in casa insieme

con i parenti più stretti (avendo comunque cura di preparare un menu speciale e di apparecchiare la tavola come

si fa nelle grandi occasioni).

 

Nel pòmeriggio si può proporre una merenda a cui interverranno amici di famiglia, ma soprattutto altri bambini.

Si serviranno dolci, salatini, bibite, succhi di frutta e l'immancabile torta.

 

 

Il sacramento della cresima implica la presenza di un padrino, per il bambino, e di una madrina, per la bambina, che affiancheranno

i figliocci durante la cerimonia.

 

Tra i regali più indicati, la catenina d'oro con un ciondolo o una targhetta su cui sarà riprodotta un'immagine sacra e incisa la

data della cresima, oppure una cornice d'argento. Per un bambino si potrà scegliere tra un bell'orologio da polso o da scrivania.

 

 

 

RIBERA 1948: Via Roma, di fronte alla Chiesa Maria SS.Immacolata.

Foto ricordo di una Prima comunione, con al centro il parroco Don. Emanuele Gambino.

Nella foto, in basso,  a destra è presente G.Nicola Ciliberto che però non aveva fatto la Prima Comunione.

Capitolo 6

 

SALUTI - ABBRACCI - STRETTE DI MANO

 

 

 

Gli INCONTRI

Un tempo il saluto era considerato una sorta di rito: a seconda delle circostanze, veniva accompagnato da toni che esprimevano ossequio e deferenza,

quando non servilismo, o confidenza e amicizia. Ai giorni nostri i rapporti quotidiani sono divenuti più semplici: anche i convenevoli, pertanto, hanno perso molte

sfumature. Comunque, ci si saluta sempre e ovunque quando ci si conosce, per la strada o in un locale pubblico; si salutano con un cenno anche gli sconosciuti,

se sono in compagnia di nostri conoscenti.

Se cominciamo a salutare una persona — ad esempio qualcuno che ci è stato presentato da un amico, o che incontriamo di frequente sul mezzo pubblico che

utilizziamo abitualmente, — e ci capita di scambiare con lei, seppur saltuariamente, qualche parola, dobbiamo continuare a farlo anche quando le occasioni

di incontrarsi si diradassero.

Si salutano le persone che abitano nel nostro palazzo non solo quando le si incontra in ascensore o per le scale, ma anche altrove; così anche le persone

di servizio e i custodi dello stabile.

 

    

COME CI SI SALUTA

 

Al giorno d'oggi due persone, incontrandosi, si salutano per lo più in modo spontaneo, quasi contemporaneamente,

senza badare a differenze di sesso, età o classe sociale. Una regola è ancora valida, tuttavia: bisogna guardarsi

negli occhi l'un l'altro.

 

Occorre salutare sempre le persone che si conoscono, ovunque le si incontri: per strada, al ristorante, al cinema,

in ascensore, in casa di amici o di conoscenti comuni.

 

È meglio un saluto in più, che uno in meno.

Se poi capita di scambiare una persona per un'altra, ci si può sempre scusare per l'equivoco.

 

Conviene rispondere sempre a chi ci rivolge un saluto (purché non sia uno sfacciato modo per 'attaccare bottone'),

anche se pensiamo di non conoscerlo. Ma se qualcuno non risponde al nostro saluto, non pensiamo subito a una

sua intenzionale scortesia: magari aveva altro per la testa o... la sua vista accusa qualche problema!

 

Se ci si dimentica di salutare qualcuno, è bene giustificarsi in modo plausibile, facendo capire che non si è agito di proposito: non salutare, o addirittura 'togliere il saluto', costituisce infatti, oltre che un atto di maleducazione, un'offesa.

Si salutano anche le persone che non ci sono simpatiche, o con cui si sono avuti screzi in passato.

 

È vero che si può fare in modo di non incontrarle; ma se ciò è inevitabile ci si comporterà come se nulla fosse accaduto.

 

Tra persone in confidenza è consentito scambiarsi un semplice « Ciao »; c'è chi dice anche « Salute »

o « Salve », ma non è molto corretto.

Da evitare le formule ormai desuete del tipo « Omaggi », « Ossequi », « I miei rispetti », come anche i saluti in lingua straniera, concessi, in determinate situazioni, solo agli eccentrici o ai più giovani.

 

 

Per strada...

Se, per strada, ci si imbatte in un conoscente, non ci si sbraccia e non lo si chiama a gran voce. Se è distante, lo si può salutare con un cenno della mano, a meno che non sia persona di riguardo; quando lo si avrà vicino gli si dirà sorridendo « Buongiorno » o « Buonasera », e « Arrivederla » anziché « Arrivederci » se non siamo molto in confidenza. E tuttavia più cordiale aggiungere al saluto il nome della persona: « Buongiorno, signora Rossi ». Le persone di riguardo vanno salutate aggiungendo un cenno deferente del capo, e si ricordi che, tra queste, le signore figurano al primo posto.

 

Di fronte a un saluto formale, la donna di classe risponderà con un sorriso, mentre un vecchio gentiluomo, attento alle buone maniere, incontrando qualcuno per la strada e volendosi mostrare cortese, saluterà sempre abbozzando un inchino e sollevando il cappello, se lo porta.

 

... e in altre occasioni

In un salotto si entra dopo essersi tolti cappotto, cappello, guanti, e averli lasciati in guardaroba. Poi si saluta con disinvoltura; e a questo proposito occorre procedere ad alcune puntualizzazioni sull'opportunità che le persone già presenti si alzino o meno in risposta al saluto del nuovo venuto.

 

Quando un signore, fatto il suo ingresso in una stanza, si accinge a salutare i convenuti, questi si alzano sempre e comunque. Le signore sposate, o non giovanissime, rimangono sedute; le ragazze devono invece levarsi in piedi. Se a salutare è una signora, si alzeranno gli uomini e le persone di sesso femminile di minor riguardo o più giovani.

Se tra i fedeli raccolti in preghiera in una chiesa o tra il pubblico di una conferenza scorgiamo un amico o un conoscente, eviteremo di attirare la sua attenzione a tutti i costi, per non disturbare l'atmosfera di raccoglimento e di attenzione.

Aspetteremo la fine della funzione o della conferenza per avvicinarlo e salutarlo nella maniera più appropriata.

 

Un tempo il saluto era considerato una sorta di rito: a seconda delle circostanze, veniva accompagnato da toni che esprimevano ossequio e deferenza,

quando non servilismo, o confidenza e amicizia.

Si salutano le persone che abitano nel nostro palazzo non solo quando le si incontra in ascensore o per le scale, ma anche altrove;

Quando due persone si salutano, una regola è sempre valida: bisogna guardarsi

negli occhi l'un l'altro.

Occorre salutare sempre le persone che si conoscono, ovunque le si incontri:

È meglio un saluto in più, che uno in meno.

Si salutano anche le persone che non ci sono simpatiche, o con cui si sono avuti screzi in passato.

Tra persone in confidenza è consentito scambiarsi un semplice « Ciao »;

c'è chi dice anche « Salute »

o « Salve », ma non è molto corretto.

Le persone di riguardo vanno salutate aggiungendo un cenno deferente del capo, e si ricordi che, tra queste, le signore figurano al primo posto.

 

Se vediamo una persona conosciuta seduta al tavolo di un bar o di un ristorante sarà sufficiente salutarla da lontano con un cenno discreto; assolutamente vietato domandare: « Scusa, ti disturbo? » e prendere posto accanto a lei ancora prima di avere ottenuto una risposta. Se una signora saluta un'amica seduta con altre persone, questa non si alzerà, ma gli uomini presenti sì.

Quando si entra nell'anticamera di uno studio medico o di un parrucchiere si salutano le persone presenti con un cenno del capo e ci si mette poi a sedere.

 

In ascensore

 

L'ascensore è uno dei luoghi pubblici più frequentati della nostra epoca. Quasi tutti i palazzi ne sono dotati: che sollievo per chi non è più tanto giovane, e niente di più comodo quando si torna a casa carichi di borse! Ma spesso accade di dover utilizzare l'ascensore insieme ad altre persone, condòmini o estranei.

Come vincere l'imbarazzo che ci tormenta in quei lunghi, interminabili secondi da trascorrere in uno spazio tanto angusto in compagnia di sconosciuti?

Innanzi tutto, se l'ascensore è a prenotazione automatica e le porte si aprono, rivelando la presenza di altre persone, bisogna salutare quando si entra. Nel salire, gli uomini dovranno cedere il passo alle donne, che entreranno per prime nella cabina, altrimenti le precederanno nel pigiare il pulsante della chiamata.

 

Una volta entrati e chiusa la porta (se non è automatica), gli uomini si preoccuperanno di chiedere alle signore a che piano devono andare e premeranno il pulsante corrispondente. Stessa precedenza da rispettare per le donne più giovani nei confronti di quelle più avanti negli anni, o nei confronti delle persone di maggior riguardo.

 

Non è obbligatorio avere per forza qualcosa da dire, o cercare di intavolare a ogni costo una conversazione, seppur spicciola, o rivolgere domande scontate del tipo

« Bella giornata, vero? », o parlare di fatti privati. Può tuttavia essere d'aiuto assumere un atteggiamento rilassato e conciliante, e abbozzare un sorriso se si incontra lo sguardo dell'altro passeggero, anziché stare tutti contratti in un angolo, con gli occhi inesorabilmente incollati a terra, giocherellando nervosamente con il mazzo di chiavi che abbiamo in mano. Giunti al piano, occorre salutare cortesemente, guardando in volto il compagno o i compagni di viaggio, prima di uscire dalla cabina, o rispondere gentilmente e in modo chiaro al saluto di chi esce prima di noi.

 

Nel caso si incontri, invece, il vicino con cui si è più in confidenza, bisogna evitare di dilungarsi nelle chiacchiere, soprattutto se si è raggiunto il piano; non è corretto continuare a parlare stando in mezzo alla porta e bloccando il funzionamento dell'ascensore. Qualcun altro potrebbe avere necessità di usarlo...

 

Quando un signore, fatto il suo ingresso in una stanza, si accinge a salutare i convenuti, questi si alzano sempre e comunque

Di fronte a un saluto formale, la donna di classe risponderà con un sorriso

Se vediamo una persona conosciuta seduta al tavolo di un bar o di un ristorante sarà sufficiente salutarla da lontano con un cenno discreto;

Nel salire sull'ascensore, gli uomini dovranno cedere il passo alle donne, che entreranno per prime nella cabina,

 

LA STRETTA DI MANO

 

La stretta di mano è la forma di saluto più praticata, anche se non molti sanno come farla risultare perfetta. Questo gesto cordiale deve essere franco, non deve tradire indugi né avere troppa enfasi (non è una dimostrazione di forza),

ma non deve essere neppure troppo affrettato o debole.

 

Mentre stringiamo la mano a una persona occorre guardarla bene in viso; se stiamo fumando una sigaretta, dobbiamo inevitabilmente posarla nel posacenere (quando c'è), senza passarla nell'altra mano, né tanto meno tenerla tra le labbra.

 

Non è necessario rispettare precedenze ma, se ci troviamo di fronte a una persona di maggiore riguardo, dobbiamo aspettare che sia questa a porgere per prima la mano. Perciò un signore non stenderà mai la mano verso una signora, e un giovane impiegato non si precipiterà a porgerla a un suo superiore.

 

Lo stesso vale per il gentil sesso; le ragazze giovani aspetteranno che la signora più matura abbozzi il gesto prima di stendere a loro volta la mano. In ogni caso, se la persona più giovane, o quella di minor riguardo, dovesse porgere per prima la mano, l'altra farà finta di niente e con un sorriso accetterà di stringerla.

 

La stretta di mano andrebbe sempre fatta a mano scoperta. C'è tuttavia un'eccezione. Se durante l'inverno si incontra qualcuno per la strada, non ci si toglierà il guanto che ripara la mano dal freddo: questo per non obbligare l'altra persona a fare lo stesso ed evitare l'eccessivo protrarsi del saluto. Non bisogna in ogni caso mai dire:

« Scusa il guanto! » ; meglio toglierselo, se si è in condizioni di farlo velocemente, oppure mostrarsi disinvolti e non sottolinearne la presenza.

 

Il baciamano

 

// baciamano, saluto formale e galante che tanto piace alle signore, sta tornando di moda. È importante però che venga fatto in modo corretto, sollevando la mano

fino quasi a sfiorarla con le labbra, e solo alle signore sposate e nei luoghi adatti: in casa, ai ricevimenti, agli incontri mondani (mai in spiaggia, in tram, in ufficio

o per la strada).

Come già accade all'estero, anche in Italia si tende ormai a omettere titoli onorifici e accademici nella vita sociale. Sui biglietti da visita usati per lavoro questi però ricompaiono, insieme con qualifiche e gerarchie professionali. Diventa superfluo, quindi, farvi ricorso durante conversazioni e colloqui.

 

La stretta di mano è la forma di saluto più praticata, anche se non molti sanno come farla risultare perfetta

Mentre stringiamo la mano a una persona occorre guardarla bene in viso

Se si incontra il principale, il capuffìcio o un nostro professore, non si deve scappare a gambe levate

// baciamano, saluto formale e galante che tanto piace alle signore, sta tornando di moda

 

L'INCONTRO CON UN SUPERIORE

Se si incontra il principale, il capuffìcio o un nostro professore, non si deve scappare a gambe levate - specie se si ha il dubbio di esser stati visti - né, al contrario, cercare di attirare in ogni modo l'attenzione su di sé, per esempio alzando il tono di voce se stiamo parlando con un'altra persona. Se ci sembra che il nostro superiore eviti il contatto, non tanto per presunzione o mal celato senso di superiorità, quanto per non metterci in imbarazzo, facciamo finta di niente, o cerchiamo con discrezione il suo saluto. Assolutamente fuori luogo inseguirlo ostinatamente, o avvicinarsi dicendo a voce alta: « Buongiorno, dottor Rossi », od osando un troppo confidenziale:

« Professoressa Verdi, anche lei da queste parti ?».

 

INCONTRI FRA EX FIDANZATI ED EX CONIUGI

A volte capita di rivedere la persona che si amava, pochi mesi o molti anni dopo il giorno in cui ci si è detti addio — magari non di comune accordo e non in modo civile.

 

Tra le persone che preferiremmo non incontrare, almeno inaspettatamente, figurano senza dubbio i nostri 'ex'.

Come reagire se, entrati in un ristorante, scopriamo che il tavolo a noi riservato è accanto a quello occupato dal nostro

ex marito, o che nella platea di un cinema la nostra ex fidanzata siede proprio alle nostre spalle accompagnata

dalla sua nuova fiamma, o che la nostra ex moglie entra nell'ufficio postale in cui noi stiamo facendo la fila

per pagare una bolletta o ritirare una raccomandata?

 

Tentare di defilarsi con molta discrezione è pensabile solo se si è certi di non essere stati notati, o se la situazione è tale da permetterlo (certo non ci si può alzare all'improvviso dal tavolo di un ristorante senza dare nell'occhio); altrimenti cercate di mostrarvi disinvolti, ignorate l'altra persona se questa sembra volere fare altrettanto, oppure salutatela educatamente, abbozzando un sorriso (foss'anche a denti stretti...), e in ogni caso abbiate cura di non mettere in imbarazzo chi è in vostra compagnia rendendolo partecipe di una situazione che gli è totalmente estranea: non annoiate gli amici per il resto della serata con i vostri rimpianti e neppure con i vostri progetti di vendetta.

 

Soprattutto, non esibitevi in effusioni sfrontate con l'attuale compagna o compagno nel tentativo di suscitare anacronistiche gelosie.

 

 

 

Capitolo 5

 

IL GALATEO IN AUTOMOBILE

 

CONSIGLI SULL'USO DELL’AUTOMOBILE

 

Innanzi tutto, per spostarsi in città sarebbe meglio cercare di usare l'automobile il meno possibile, per il bene proprio e altrui. Contribuire a rendere l'a­ria più respirabile e le strade più vivibili, sacrificando un po' del proprio egoismo, è il primo dovere di ogni cittadino dotato di senso civico. Ma se è proprio impossibile rinunciare all'automobile, si deve almeno cercare di utilizzarla in maniera intelligente.

Spesso, nei giorni di pioggia, o dopo un violento acquazzone estivo, qualche spiritoso si diverte a premere il pedale dell'acceleratore quando vede una pozzanghera lungo la strada, affrontandola come se fosse alla guida di un motoscafo, soprattutto se nelle vicinanze nota un pedone, il quale ricambierà gli spruzzi da cui è stato investito con espressioni non proprio benau-guranti né gioviali. In questi casi l'automobilista educato deve invece rallentare, per non causare ulteriore disagio in chi già tenta di destreggiarsi con l'ombrello per non ritrovarsi completamente fradicio.

Le manovre azzardate e le infrazioni di ogni tipo sono evidentemente da evitarsi, come pure le reazioni scomposte di fronte a eventuali irregolarità commesse da altri. Quante volte in macchina, con un amico o un conoscente, che supponevamo gentile ed educato, siamo rimasti sgradevolmente colpiti dalla sua trasformazione in guidatore sguaiato e volgare! Sulla strada, si sa, insulti, gestacci e violenti colpi di clacson sono ormai la consuetudine: evitare di contribuire al dilagare di questo malcostume potrebbe essere un buon inizio per una convivenza più civile.

La condotta di chi è alla guida di un mezzo deve comunque essere costantemente attenta alla comodità — e, soprattutto, all'incolumità — delle persone a bordo. Nel caso viaggino con noi anche bambini o anziani, la prudenza da usarsi sarà estrema. E naturalmente si ricorderà ai passeggeri di allacciare le cinture di sicurezza.

 

per spostarsi in città sarebbe meglio cercare di usare l'automobile il meno possibile, per il bene proprio e altrui.

Le manovre azzardate e le infrazioni di ogni tipo sono evidentemente da evitarsi,

Evitare di lanciarsi insulti tra automobilisti, potrebbe essere un buon inizio per una convivenza più civile.

Nel caso viaggino con noi anche bambini o anziani, la prudenza da usarsi dovrà essere estrema.

 

Parcheggi  

La caccia al parcheggio lungo le strade delle nostre città, sempre più invase dal traffico, è una delle imprese più ardue per tutti i guidatori e forse quella che rischia di far perdere la pazienza anche a chi è dotato del temperamento più placido.

Il comportamento, in questo caso, è soprattutto dettato dalla necessità di non trasgredire le norme del codice stradale e di non collezionare multe; però anche la buona educazione ha la sua parte, e consentirà di evitare inutili diverbi con i passanti o con altri automobilisti.

Meglio dunque fare qualche giro in più intorno all'isolato, non pretendere di arrivare in auto proprio sotto l'ufficio o davanti al supermercato (a meno che non sia stata riservata una specifica area al posteggio dei mezzi di chi vi si reca), né tantomeno occupare, seppur per pochi istanti, i parcheggi riservati ai mezzi degli handicappati o i passi carrabili. La persona civile non parcheggerà invadendo parte del marciapiede, né in doppia fila, così come non sposterà i contenitori per la raccolta dei rifiuti nel tentativo di fare spazio alla propria vettura.

D'altra parte, chi dovesse trovare la propria macchina impossibilitata a uscire da un parcheggio, a causa di un'altra che la blocca, non comincerà a strombazzare come un ossesso, senza interruzione, con il solo risultato di disturbare chi abita nelle case vicine; dopo qualche colpetto di clacson aspetterà invece che il maleducato torni, evitando di aggredirlo con ogni sorta di improperi; diversamente, raggiungerà un telefono pubblico (o userà il proprio telefonino portatile) per richiedere l'intervento dei vigili urbani.

Da ultimo, è meglio spendere qualche migliala di lire nella sosta a pagamento, invece di vedersi recapitare una salatissima multa o di dover supplicare gli addetti alla rimozione forzata di non portare via la propria auto.

 

IN CASO DI INCIDENTE E DURANTE LE SOSTE

 

Quando, sfortunatamente, si viene coinvolti in un incidente, è essenziale mantenere la calma; è inutile perdere tempo, e pazienza..., in sterili diverbi

(le assicurazioni sono state inventate apposta), e, del resto, dimostrare la propria tranquillità in una situazione difficile è il miglior modo per insegnare

la cortesia agli altri.

Ogni qual volta, in città o lungo le strade extraurbane, si incontri un automobilista in panne, fermarsi e chiedergli se ha bisogno di aiuto è segno

di senso civico, oltre che della più elementare cortesia.

Nel rispetto della coscienza ecologista, bisogna ricordarsi di spegnere il motore in caso di sosta prolungata causata da ingorghi, incidenti o condizioni meteorologiche critiche, o anche solo quando si accosta l'auto all'edicola per comperare il giornale: è segno di attenzione verso noi stessi e il nostro

prossimo (nel nord Europa è pratica comune spegnere il motore anche in città, quando il semaforo è rosso).

 

 

Il mal d'auto  

 

Se capita di partire per una gita in auto lungo strade che si preannunciano piuttosto accidentate o piene di curve, ospitando a bordo della propria autovettura persone che non si conoscono bene, si dovrà chiedere con la dovuta cortesia se tra loro ci sia qualcuno soggetto al mal d'auto (chinetosi), disturbo che non affligge soltanto i bambini. In caso di risposta affermativa, il passeggero in questione andrà fatto sedere sul sedile anteriore (qualunque sia la sua età, il sesso, il grado di riguardo o di confidenza), accanto al guidatore, che per una volta dimenticherà l'ebbrezza di una guida sportiva. Guadagnerà, così, la benevolenza e la simpatia del suo ospite, che gli sarà estremamente riconoscente, ed eviterà di dover effettuare una o più soste di emergenza.

Se, nonostante ogni precauzione, il passeggero avesse dei problemi, si cercherà di metterlo a suo agio facendolo viaggiare con il finestrino abbassato, per consentirgli di respirare meglio; si fermerà l'auto, lo si aiuterà a scendere e lo si assisterà durante la sosta. Se invece il guidatore non riuscisse a trovare una piazzola di sosta in tempo utile, cercherà di ovviare al 'disastro'senza eccessivi drammi.

 

Una antica auto a due posti risalente ai primi anni del 1900

 

COME ASSEGNARE I POSTI IN AUTO

La distribuzione dei posti a bordo di un'automobile sembrerebbe una faccenda casuale: ci sono invece alcune norme da rispettare, specie se tra i pas­seggeri figurano persone che tengono alle distinzioni, e se a guidare è un autista o il legittimo proprietario del veicolo.

In genere — ossia quando non sussistano altre priorità, ad esempio con­nesse alla salute di un passeggero o a situazioni di emergenza, - la persona di maggior riguardo, per età o per prestigio sociale, va fatta sedere sul sedile an­teriore, accanto al posto di guida.

 

Auto di rappresentanza

Quando la macchina è guidata da un autista, il passeggero prende posto sul lato destro del sedile posteriore. Se a bordo salgono il proprietario e un ospite, l'autista siederà davanti da solo, il proprietario a sinistra e l'ospite a destra. Se gli ospiti sono due, entrambi di riguardo, il proprietario prenderà posto a fianco dell'autista e lascerà loro il sedile posteriore; se uno di questi è di grado inferiore al proprietario, sarà lui a sedersi davanti.

Quando marito e moglie viaggiano su un'auto guidata dall'autista, siederanno entrambi sul sedile posteriore. Se il viaggio è lungo, il signore potrà di tanto in tanto passare avanti per dare all'autista le indicazioni necessarie e per lasciare il sedile posteriore a completa disposizione della consorte.

 

Auto privata

Se l'auto è guidata dal proprietario, come già detto, si considera posto di riguardo quello accanto a lui; si può però lasciare che sia il nostro ospite a scegliere il posto

che preferisce. Su un'automobile sportiva decappottabile, il posto d'onore è accanto al guidatore, anche se si tratta dell'autista, essendo i posti anteriori più spaziosi,

e più riparati dall'aria, di quelli posteriori.

 

Se un uomo e una donna salgono a bordo dell'auto di un amico, l'uomo siederà a fianco del guidatore, la signora dietro (su un'auto scoperta, invece,

la signora siederà davanti e il signore dietro).

 

Se il proprietario, alla guida dell'auto, viaggia con la propria moglie e un'amica di questa, l'amica siederà accanto a lui e la moglie dietro.

Se a bordo salgono moglie e suocera, quest'ultima, poiché è più anziana, va fatta sedere davanti e la moglie dietro.

 

Se il guidatore e la moglie viaggiano in compagnia di una coppia di amici (marito e moglie), le due donne si scambieranno i posti, cioè la moglie dell'ospite siederà davanti, accanto al guidatore, la moglie di questo dietro, con l'altro uomo. Se però si tratta di amici intimi e i due uomini hanno piacere di discutere di ciò che più li interessa, le due signore saranno felici di fare altrettanto, sedendo insieme sul sedile posteriore.

 

Se due persone, uomini o donne, salgono sull'automobile di un amico, la più anziana siederà a fianco del guidatore, perché quest'ultimo non si senta  escluso dai piacevoli conversari. L'eccezione è ammessa se la persona che siede dietro è un personaggio ragguardevole, che non può essere lasciato da solo sul sedile posteriore.

Riassumendo, il guidatore farà sedere al suo fianco la persona di maggior riguardo (donna, anziano o superiore). Questa, però, avrà l'accortezza di portare in avanti il sedile per evitare che chi le siede dietro debba assumere una posizione da contorsionista.

 

QUANDO LA SIGNORA RICEVE UN PASSAGGIO

 

La signora che viaggia a bordo dell'automobile di un'altra persona deve evitare di dar consigli al conducente, anche se è un'abile guidatrice,

senza tormentarlo segnalando i mille pericoli, reali o presunti, che incombono lungo la strada.

Pur essendo un'accanita fumatrice, dovrà evitare di fumare se il conducente non fuma, o se nell'abitacolo non ci sono tracce che rivelino l'abitudine al fumo; se proprio non può farne a meno, dovrà chiedere il permesso prima di accendersi la sospirata sigaretta.

 

Tolleranza innanzi tutto: se fa molto caldo e l'auto non è dotata di condizionatore d'aria, la signora non si ostinerà a voler tenere i finestrini

chiusi per paura di rovinarsi la pettinatura.

 

La fidanzata cercherà di rimandare coccole, baci appassionati o scenate di gelosia ad altri momenti. Non è bello abbandonarsi a effusioni,

seppur romantiche, o dare sfogo ai risentimenti personali mentre si è in coda al casello dell'autostrada o fermi al semaforo: i conducenti

e i passeggeri delle auto vicine potrebbero esserne infastiditi, e si darebbe in pasto agli altri il proprio privato.

 

Senza contare che, durante la marcia, questi gesti potrebbero mettere a rischio la propria sicurezza e quella degli altri automobilisti.

Se poi. il conducente si lasciasse andare a comportamenti non troppo educati, scatenando qualche reazione da parte di altre persone,

la signora si asterrà dal prendere posizione durante un'eventuale lite.

 

Un po' di cavalleria

Quando un uomo va in auto a prendere una signora, non aspetta che questa esca di casa stando seduto in macchina, ma la attende davanti al portone,

e la aiuta poi a salire a bordo aprendo e chiudendo la portiera per lei.

Quindi si preoccuperà che la sua ospite sia comoda, metterà in moto e starà bene attento a non commettere imprudenze o gesti che potrebbero spaventare o indispettire

la donna. Bando dunque alle discussioni e agli insulti rivolti agli altri automobilisti, alle manovre azzardate e alle frenate improvvise.

 

Dopo l'arrivo, l'uomo scenderà dall'automobile e le girerà intorno per andare ad aprire la portiera, aiutando la signora a scendere.

Se a bordo c'è un altro uomo, anche questi deve scendere prima della donna, o almeno fare il gesto di alzarsi dal sedile per salutarla prima che ella si allontani.

 

LA CURA DELL'AUTO

L'ordine e la pulizia dell'interno, come dell'esterno, di un'auto rivelano la personalità del suo proprietario e vanno quindi scrupolosamente rispettati, per non suscitare un'impressione sgradevole in chi si trovasse a dover salire a bordo.

Conviene perciò recarsi spesso all'autolavaggio, specialmente in inverno, quando l'inquinamento provoca il formarsi di una spessa patina scura sulle carrozzerie degli autoveicoli; dopo il passaggio tra gli spazzoloni del tunnel, si avrà a disposizione un comodo aspirapolvere per pulire l'interno.

 

Occorre ricordarsi di scuotere con frequenza i tappetini e svuotare i posacenere.

Per ragioni di sicurezza, cristalli e parabrezza dovrebbero essere liberi da adesivi, a meno che non si tratti del contrassegno per accedere alle zone a traffico limitato di alcune città o dei simboli di appartenenza

a una certa categoria lavorativa (medici, giornalisti, forze dell'ordine), o che segnalino la presenza di bambini a bordo, o che il guidatore è un principiante.

 

Anche all'interno, la massima sobrietà: bando a gadget, portafortuna, souvenir; piuttosto, oltre ai documenti del veicolo e a una torcia elettrica, non devono mai mancare

un block-notes, una penna e il kit del pronto soccorso. E naturalmente, il modulo — messo a disposizione da tutte le compagnie di assicurazione — per la constatazione amichevole di incidente automobilistico.

 

La signora che viaggia a bordo dell'automobile di un'altra persona deve evitare di dar consigli al conducente

Se due persone, uomini o donne, salgono sull'automobile di un amico, la più anziana siederà a fianco del guidatore

Non è bello abbandonarsi a effusioni, seppur romantiche, o dare sfogo ai risentimenti personali mentre si è in coda al casello dell'autostrada o fermi al semaforo:

Dopo l'arrivo, l'uomo scenderà dall'automobile e le girerà intorno per andare ad aprire la portiera, aiutando la signora a scendere

 

Deodoranti per auto

Da qualche anno deodoranti di ogni foggia e profumo abbondano in tutti i negozi di accessori per auto e vengono dati in omaggio dai benzinai all'affezionata clientela che viaggia su quattro ruote. Essenze di pino, lavanda, vaniglia, frutti di bosco... servono a coprire, più che a eliminare, la presenza di odori sgradevoli all'interno dell'autovettura. In realtà, basterebbe tenere in ordine e pulito l'abitacolo, aerandolo prima della partenza, durante le soste o dopo l'arrivo; l'automobile è prima di tutto un mezzo di trasporto, non dimentichiamolo. Inoltre, queste profumazioni artificiali sono spesso fastidiose e, associate al riscaldamento in funzione durante l'inverno o alle alte temperature in estate, generano mal di testa e nausea nei passeggeri che soffrono di mal d'auto.

 

MOTO E MOTOCICLISTI

Le strade urbane ed extraurbane non sono percorse solo dalle automobili, ma da veicoli d'ogni genere, guidati per necessità o per diletto.

Simbolo di sportività, giovinezza e velocità, le moto sono spesso molto rumorose, sicché il buon motociclista dovrà cercare di limitare al massimo tutte quelle manovre, in particolar modo le accelerazioni improvvise, che possano recare disturbo e contribuire all'incremento dell'inquinamento acustico.

 

Quando si guida una motocicletta si ha l'impressione di avere molta più libertà che in auto: sgusciare tra un'automobile e l'altra e sorpassare eventuali ingorghi sembra facile e divertente, ma, in realtà, oltre a essere un atteggiamento prepotente e scortese, è anche un attentato non indifferente alla sicurezza di sé stessi e del prossimo.

 

GUIDATORI E PEDONI

Quando ci si avvicina a un passaggio pedonale si deve ridurre la velocità, quando non addirittura fermarsi del tutto, per consentire ai pedoni di attraversare; se si tratta di persone anziane, o afflitte da handicap motóri, non si da in escandescenze suonando il clacson all'impazzata per spronarli a far presto.

 

Quando un pedone distratto attraversa la strada con il semaforo rosso, o senza controllare che alla sua sinistra e alla sua destra non vi siano macchine in arrivo, non lo si spaventa con segnalazioni acustiche a distanza ravvicinata o inchiodando a un passo da lui. Ci si asterrà inoltre dall'apostrofare in malo modo i pedoni incerti sul da farsi, poiché chi è a bordo di un automezzo o di una moto è comunque avvantaggiato.

 

Il pedone, comunque, deve a sua volta comportarsi educatamente, senza guardare con aria di sfida gli automobilisti, senza fare imprudenze, rispettando il semaforo, utilizzando i passaggi pedonali, e senza insultare i guidatori prepotenti.

 

 

 

 

Donne al volante? Il galateo dice…

 

La donna in auto
Ecco come “La Grande Enciclopedia della donna” (Rizzoli) raccomandava, negli anni 60, di comportarsi in automobile.

Regole che oggi fanno sorridere, a cominciare dal pregiudizio dell’inferiorità alla guida.

Se la donna al volante è spesso maldestra, ha però una scusante: essa guida in condizioni psicologiche di inferiorità rispetto agli uomini, perché ha addosso gli occhi malevoli di tutti, pronti a prendere un’espressione di soddisfatto compatimento, nella quale è facilissimo leggere il fatidico invito a dedicarsi alla produzione domestica delle calze.


 

 

 

 

Capitolo 4

 

IL GALATEO A TAVOLA

AL RISTORANTE

 

Innanzi tutto, quando si ha intenzione di invitare qualcuno al ristorante è indispensabile prenotare il tavolo: non c'è nulla di peggio che essere costretti a passare la serata vagando disperatamente da un ristorante all'altro, alla ricerca di un posto libero. Il tipo di ristorante va naturalmente scelto in base ai gusti degli invitati e al tenore della serata.

 

Entrando nel locale l'uomo deve sempre precedere la signora. Se un cameriere si fa incontro, per proporre un tavolo o per indicare quello appositamente riservato, la signora lo segue, l'uomo si avvierà poi dietro di lei.

Se, mentre attraversa la sala per accompagnare la signora al tavolo, l'uomo scorge alcuni amici o conoscenti tra i clienti del locale, può fermarsi un attimo a salutare, ma senza lasciare troppo a lungo la signora sola, in disparte o in mezzo al ristorante.

Una volta raggiunto il tavolo, il cavaliere deve scostare la sedia e aiutare la signora a sedersi in modo che volga le spalle alla parete e possa quindi osservare la sala.

 

È buona norma che gli uomini si mettano a sedere soltanto dopo che le signore avranno preso posto. Se si è in gruppo, gli uomini devono sedersi ciascuno accanto

a una signora. Trattandosi di due coppie sposate, ciascuna delle due signore siederà alla destra del marito dell'altra.

 

 

LA SCELTA DEL MENU

 

II cameriere presenterà un menu a ciascun cliente; se la copia è una sola verrà data prima alle donne. La carta dei vini (quando c'è) viene invece generalmente sottoposta all'attenzione dell'uomo. Se la scelta delle vivande risulta ardua, o se si vuole qualche dettaglio su di una pietanza particolare che incuriosisce per il nome misterioso, è consigliabile chiedere al cameriere le  indicazioni in merito o affidarsi ai suoi suggerimenti, senza però sottoporlo a un'interminabile serie di domande. Una signora educata affida comunque le proprie perplessità e la scelta finale al suo cavaliere, che provvederà a ordinare per entrambi.

 

La scelta dei piatti va fatta rapidamente, senza troppe titubanze e contrordini. È inutile che una signora, o chiunque altro, illudendosi che sia chic, cerchi di ostentare gusti particolari e sofisticati chiedendo una pietanza che non ha mai sentito nominare: rischierebbe di trovarsi davanti qualcosa che non le piace, o magari un banalissimo piatto casalingo nobilitato da un ricercato nome esotico.

 

Bisogna inoltre ricordare che la persona di classe non si rivolgerà mai al cameriere, anche se questi è giovane, chiamandolo ad alta voce, schioccando le dita, battendo

le mani, o, peggio ancora, facendo tintinnare una posata sul bicchiere, ma si limiterà ad attirarne l'attenzione con un gesto semplice e contenuto del capo o delle mani.

E neppure si rivolgerà al personale di sala dandogli del tu, ma sempre solo del lei. La cortesia nei confronti delle persone che stanno lavorando per noi è uno dei segni

che contraddistinguono la persona veramente educata da quella che rispetta pedissequamente la forma, ma poi trascura aspetti di sostanza.

 

Entrando nel locale l'uomo deve sempre precedere la signora

Una volta raggiunto il tavolo, il cavaliere deve scostare la sedia e aiutare la signora a sedersi

La scelta dei piatti va fatta rapidamente, senza troppe titubanze e contrordini.

Una signora educata affida le proprie perplessità e la scelta finale al suo cavaliere, che provvederà a ordinare per entrambi.

 

 

Le bevande saranno servite al tavolo appena raccolta l'ordinazione. Il vino verrà versato in piccola quantità nell'apposito bicchiere dell'uomo, che dovrà assaggiarlo, degustandolo con la dovuta attenzione; dato l'assenso, il cameriere lo verserà nel bicchiere della signora, per poi rabboccare quello del signore.

All'arrivo di ciascuna portata, non ci si scatena armati di posate come se si fosse digiuni da giorni, e neppure si scruta il cibo con aria indagatrice o disgustata se questo non sembra convincerci.

 

C'è rimedio a tutto  

 

Qualche piccolo disguido può capitare anche nel ristorante più a la page: se la pietanza non è all'altezza delle nostre aspettative per qualche difetto di preparazione, oppure è troppo fredda, o se addirittura c'è una 'presenza indesiderata' (insetto, capello ecc.) nel piatto, o, ancora, se la posata o il bicchiere denunciano che la lavastoviglie non ha funzionato a dovere, si chiamerà il cameriere e, senza alzare la voce né lasciarsi andare a commenti ironici, gli si spiegherà la situazione e ci si farà portare stoviglie pulite o un'altra pietanza.

 

 

 

 

DURANTE IL PASTO

 

Mentre si mangia non bisogna guardare con troppa intensità nel piatto dei propri commensali, né tanto meno è permesso allungare il collo e strizzare gli occhi

per scrutare in quello del vicino di tavolo, per poi pentirsi della scelta fatta. Come è ovvio, si deve fare a meno di esprimere commenti ad alta voce sui vestiti

o sui comportamenti degli altri clienti.

Meglio evitare gli scambi incrociati di assaggini da un piatto all'altro, sia in coppia sia in compagnia: d'accordo che tra innamorati o amici si vogliano condividere i piaceri della tavola, però certi gesti sono ammessi solo tra le pareti domestiche, o concessi, al limite, a un tavolo di giovanissimi in pizzeria. Piuttosto si può chiedere una porzione supplementare, e qualche piattino, per spartirla tra quanti desiderino gustare una certa specialità. Assolutamente vietato il passaggio dei piatti dall'uno all'altro;

se una signora consuma solo parte della sua porzione, il cavaliere eviterà di sacrificarsi terminandola per lei e, seppur a malincuore, lascerà che sia il cameriere

a buttare via gli avanzi una volta in cucina.

Se la signora, a un certo punto, finisce l'acqua o il pane, chiederà sempre al proprio cavaliere di ordinare un'altra bottiglia o qualche pagnottella supplementare,

ma non si rivolgerà mai direttamente al cameriere. L'uomo, di conseguenza, dovrà badare a non distrarsi, così da poter prevenire ogni desiderio della donna,

versandole per esempio l'acqua o il vino ogni volta che il cameriere sia occupato altrove.

 

Fiori e dame 

 

È certo molto bello che il signore, se a un certo punto della serata una fioraia passa al tavolo per vendere fiori, offra una rosa o un mazzo di violette alla sua dama; ma, dal momento che il buon senso deve sempre accompagnarsi all'educazione, il signore userà tatto a sufficienza. Innanzi tutto sarà romantico nel porgere il fiore alla donna del suo cuore, spiritoso nell'offrirlo a una cara amica o a una collega, ma forse sarà meglio che vi rinunci nel caso di situazioni ambigue o... in via di definizione. Il signore dovrà anche tenere conto di come si svolgerà il resto della serata: se successivamente i due andranno al cinema, in un piano bar o in discoteca, l'omaggio floreale rischierà di diventare scomodo, e la signora, obbligata a portarlo con sé, rimarrà imbarazzata.

 

 

COSE DA NON FARE

 

Le signore non si aggiustano mai il trucco a tavola, ma si alzano e, scusandosi con chi siede al loro tavolo, raggiungono rapidamente la toilette; se siedono al tavolo

con altre signore non chiedono loro, più o meno accoratamente, di accompagnarle: difficilmente faranno brutti incontri lungo il percorso, mentre un eventuale scambio

di pettegolezzi può essere rimandato a un altro momento, per evitare assenze troppo prolungate.

 

Mentre si sta seduti al tavolo di un ristorante, non si leggono né giornali né libri, a meno che non si mangi da soli; ma, anche in questo caso, si dovrà agire con discrezione, approfittando delle pause tra una portata e l'altra, per non macchiare la tovaglia, far cadere le posate o rovesciare bicchieri, nel maneggiarli senza staccare gli occhi dalla carta stampata.

 

Non si mangia troppo in fretta, né troppo lentamente, per non mettere a disagio gli altri commensali.

Chi è invitato non eccederà nell'ordinate i piatti, non sceglierà le specialità più costose e non farà il bis, se non dietro le insistenze di chi pagherà il conto.

Questi, dal canto suo, dimostrerà di non lesinare, segnalando all'ospite i cibi più raffinati e proponendo almeno un bis. Berrà, invece, moderatamente.

 

Le signore non si aggiustano mai il trucco a tavola, ma si alzano e, scusandosi con chi siede al loro tavolo, raggiungono rapidamente la toilette

un eventuale scambio di pettegolezzi può essere rimandato a un altro momento, per evitare assenze troppo prolungate.

Non si mangia troppo in fretta, né troppo lentamente, per non mettere a disagio gli altri commensali.

Chi è invitato non eccederà nell'ordinate i piatti, non sceglierà le specialità più costose e non farà il bis,

 

STARE A TAVOLA

 

Saper mangiare secondo le regole della buona creanza è una qualità che può portare concreti vantaggi nella vita sociale: chi si sentirà a proprio agio partecipando a una grande tavolata tra colleghi, o a una cena di gala, sarà naturalmente più brillante e loquace e risulterà quindi non soltanto più educato, ma anche più simpatico e spigliato. La timidezza, invece, se causata dall'ignoranza delle regole del saper vivere, potrà facilmente essere scambiata per goffaggine e scarsa brillantezza.

Inoltre, la buona educazione a tavola, se osservata in ogni occasione e imparata già in famiglia fin dall'infanzia, diventerà facilmente un atteggiamento automatico

che ci permetterà di fare bella figura senza stare troppo a rifletterci su.

 

REGOLE GENERALI

È una regola fondamentale, mentre si mangia, stare seduti con la schiena diritta, senza raggomitolarsi sulla sedia e senza allungare né accavallare le gambe sotto il tavolo;

i gomiti non devono essere appoggiati sulla tavola, ma vanno tenuti aderenti al busto.

Il viso non deve mai avvicinarsi al piatto, poiché non è la bocca che va verso il cibo, ma è il cibo che va portato alla bocca.

 

Il coltello non sarà mai portato alle labbra e non si faranno rumori di alcun tipo con la bocca. Non si soffierà sulla minestra per raffreddarla, ma si attenderà qualche istante, affinchè questa si raffreddi da sé. Nelle pause tra una portata e l'altra, le mani vanno rigorosamente tenute ai lati del piatto.

 

Parlare con la bocca piena o fare bocconi troppo grossi, che obbligano a smorfie sgradevoli, è gravemente scorretto. Mangiare lentamente, con calma, senza ingozzarsi non è soltanto un segno di buona educazione, ma anche una regola salutare, che permetterà poi di avere una tranquilla digestione.

 

LE POSATE

Bisogna fare attenzione a come si maneggiano le posate. Non bisogna strin­gerle eccessivamente, bensì maneggiarle con disinvoltura, tenendole dalla parte alta del manico, senza allungare l'indice sulla lama o sui denti della forchetta e senza tenere il mignolo sollevato.

Tra un boccone e l'altro, non bisogna mai appoggiare le posate sulla tovaglia, perché la sporcherebbero, bensì disporle con i manici sul bordo del piatto e le punte rivolte verso il centro. Una volta terminata la pietanza, le si poserà sul piatto una accanto all'altra (mai incrociate), con i manici perpendicolari alla persona.

 

Ma ecco la descrizione particolareggiata dell'uso di coltello, forchetta e ' cucchiaio.

Il coltello viene impiegato per tagliare i cibi, mai per introdurli in bocca, e si usa sempre in coppia con la forchetta; quest'ultima viene tenuta nella mano sinistra e blocca il pezzo da tagliare, mentre il coltello è tenuto nella mano destra, in modo tale che il dito indice non oltrepassi il manico e non tocchi così la lama.

 

Il coltello non si usa mai con i cibi che possono essere spezzati o raccolti facendo uso di forchetta o cucchiaio. È inoltre vietato tagliare gli spaghetti con il coltello. Pochissime le circostanze in cui il coltello viene usato singolarmente: esclusivamente per spalmare burro, formaggio o qualche salsa particolare sulle fette di pane. Quando porgete un coltello a un'altra persona dovete tenerlo nel punto di congiunzione tra lama e manico, rivolgendo sempre quest'ultimo verso il commensale.

 

La forchetta viene usata per portare il cibo alla bocca e per tenerlo fermo nel piatto mentre lo si taglia. Per impugnarla correttamente si deve appoggiare l'in­dice sul lato posteriore del manico verso l'inizio dei rebbi, cioè delle punte. Se i cibi non richiedono l'uso del coltello, la forchetta si tiene nella mano destra, con i rebbi rivolti all'insù; quando invece nella destra abbiamo il coltello e teniamo dunque la forchetta nella mano sinistra, i rebbi devono essere volti all'ingiù.

Dopo avere tagliato il cibo, si premerà la forchetta nel boccone e lo si porterà alla bocca.

 

Per mangiare invece cibi cremosi o morbidi, per esempio purea di verdure, flan o paté, si userà la forchetta quasi fosse un cucchiaio, muovendola dal centro

del piatto verso di noi per staccare o raccogliere il cibo.

L'uso del cucchiaio è previsto soltanto per i cibi liquidi o semiliquidi, vale a dire minestre, zuppe e alcuni dolci — appunto perciò denominati 'al cucchiaio; il brodo servito in tazza si beve invece direttamente da questa, senza usare il cucchiaio.

Il cucchiaio si tiene tra pollice e indice, appoggiandolo sul medio. Il movimento corretto per riempirlo è dal bordo del piatto verso il centro, mai il contrario.

Quindi, lo si porta in bocca senza introdurlo troppo in profondità.

 

In passato, si usava portare alla bocca il lato del cucchiaio, mai la punta. Non è affatto scorretto; inoltre si tratta di un sistema più comodo, che permette di evitare sgradevoli risucchi. Il cucchiaio non deve essere riempito esageratamente, per non essere costretti a consumarne il contenuto in più riprese.

 

PIATTI

Non si devono mai toccare i piatti con le mani; le fondine — o 'piatti fondi', — usate per servire minestre e zuppe, non vanno inclinate per raccogliere più agevolmente il brodo; se non si può evitare, si dovrà inclinare il piatto impercettibilmente, sollevandolo dalla parte più vicina al bordo del tavolo.

 

Quando si mangia l'insalata la si deve prendere con la forchetta dall'apposito piattino e portarla alla bocca.

Se il brodo è servito in tazza, non si usa il cucchiaio per sorbirlo, ma solo per mescolarlo. Si porta la tazza alla bocca con la mano destra, senza inzuppare pane, grissini o crostini nel brodo, bensì portando questi alla bocca in tempi diversi.

 

BICCHIERI

II bicchiere da acqua o da vino senza stelo si impugna dalla parte più bassa; i calici e le coppe non si prendono per lo stelo, ma si sollevano sorreggendo il recipiente con la mano. Non si solleva il bicchiere verso chi ci sta versando acqua o vino, né si prende mai il bicchiere del vicino per versagli da bere.

 

Non si beve mai a bocca piena, così come non si beve tutto d'un fiato, bensì a piccoli sorsi, senza trattenere il bordo del bicchiere tra le labbra più del dovuto. Infine, non si beve tenendo leziosamente sollevato il mignolo.

 

COPPE LAVADITA

Si usano quando si toccano alcuni cibi con le mani. Le punte delle dita devono essere risciacquate alla fine del pranzo, rapidamente e con discrezione,

e asciugate con l'eventuale salvietta di cotone.

STUZZICADENTI

Quanti dubbi e quanto imbarazzo genera la presenza degli stuzzicadenti a tavola!

Gli stecchini di legno non andrebbero mai utilizzati, anche se ci sono persone, a prima vista educate, che a fine pasto provano

quasi piacere nel servirsene. Non basta maneggiarli facendosi scudo con il tovagliolo o con la mano a ventaglio:

andrebbero usati lontano dagli sguardi altrui. Vi sono tuttavia alcune eccezioni, per esempio quando una lisca di pesce si conficca

tra dente e gengiva: si opererà in modo rapido e discreto, senza cercare di nascondersi.

 

IL TOVAGLIOLO

II tovagliolo non deve essere spiegato del tutto, ma quanto basta per formare un lungo triangolo che va posato sulle ginocchia.

Mai infilarlo nel colletto della camicia, nel gilet o nella scollatura, e neppure annodarlo al collo.

 

Prima di bere, bisogna sempre passarsi il tovagliolo sulle labbra, così da non lasciare tracce sul bicchiere. Lo si usa in modo semplice e rapido,

senza strofinarlo con forza né sventolandolo. Le signore devono stare attente a non sporcare il tovagliolo con il rossetto;

meglio usarne un tipo facilmente lavabile, per non rovinare il servizio.

 

Quando si finisce di mangiare non lo si ripiega né lo si arrotola, ma lo si appoggia alla sinistra del piatto prima di alzarsi da tavola.

In famiglia, ciascuno piegherà il proprio tovagliolo e lo infilerà nel portatovagliolo o nella apposita busta di stoffa.

 

 

INCONVENIENTI A TAVOLA

Oltre a sapere come maneggiare piatti e bicchieri, il perfetto commensale riesce a evitare quegli inconvenienti che possono compromettere il normale svolgimento di un pranzo, e sa come reagire al fatto compiuto.

Non capita solo ai più distratti di rovesciare qualche cosa sulla tovaglia. Quando un pezzo di cibo cade, si può cercare di recuperarlo e di metterlo nuovamente nel piatto, con la massima discrezione.

 

Se rovesciate il vino rosso, tutto quello che potete fare è scusarvi, senza tamponare con il vostro tovagliolo, né cercare di minimizzare la cosa suggerendo alla padrona di casa i consigli per poi eliminare la macchia.

Se siete ospiti, e vi cade una posata per terra, raccoglietela (potete esimervi dal farlo se c'è una persona di servizio);

la padrona di casa ve la sostituirà.

 

Non rimettete mai sulla tavola il pane che vi fosse caduto; raccogliete invece sempre il tovagliolo.

Se vi capita di rompere un piatto o un bicchiere, scusatevi senza fare scene inutili; la padrona di casa cercherà di sdrammatizzare per non creare eccessivi imbarazzi.

Se avete rotto un pezzo di un servizio prezioso, il giorno dopo scusatevi ancora con una telefonata o, se il danno è abbastanza grave, chiedete perdono

con un mazzo di fiori.

 

Se vi rovesciate addosso qualcosa, asciugatevi e non fate troppi commenti.

Se ne avete necessità, soffiatevi il naso in modo naturale e rapido.

Se un boccone non va per il verso giusto, cercate di mantenere la calma, non alzatevi facendo cadere la sedia e non agitatevi: creereste inutilmente confusione. Cercate di moderare la tosse tenendo una mano davanti alla bocca, e scusatevi poi con i vostri commensali.

 

Se nel piatto c'è qualche... 'presenza inconsueta', non mettetevi a urlare, ma non fate neppure battute spiritose: provvedete a togliere il capello dalla minestra,

o il verme dalla frutta senza farvene accorgere, nascondendolo in silenzio.

Nel caso di lische di pesce, pietruzze, o noccioli di frutta cercate di eliminarli deponendoli sul bordo del piatto o nel tovagliolo con una mossa rapida e naturale, senza dare troppo nell'occhio.

I DISCORSI DA EVITARE

Non bisogna intavolare discussioni che potrebbero facilmente degenerare, né affrontare argomenti noiosi o scarsamente comprensibili per gli altri commensali.

Sono vietati i racconti dettagliati di malesseri, malattie, operazioni chirurgiche, scene raccapriccianti, come pure le barzellette un po' grevi.

Non sono ammessi battibecchi tra moglie e marito, né rimproveri ai figli.

Non si commentano a voce alta i cibi, né si spettegola, con i commensali vicini, alle spalle di quelli più lontani, e neppure ci si sporge per parlare

con chi è seduto un po' più in là per non infastidire chi sta in mezzo.

 

 

LE COSE DA NON FARE A TAVOLA

 

— Non fumate tra una portata e l'altra, neppure se lo fanno i padroni di casa o gli altri commensali.

I fumatori impenitenti accenderanno una sigaretta solo a fine pasto, dopo averne chiesto il permesso.

 

— Non posate la cenere sul piatto, nel bicchiere o nella tazzina del caffè: usate il posacenere; se non fosse in tavola, domanderete alla padrona di casa dove poterne trovare uno, e vi alzerete per prenderlo.

 

—  Assolutamente vietato fumare sigari e pipe.

 

— Se il cibo è troppo caldo non soffiate per raffreddarlo, ma aspettate qualche istante affinchè si raffreddi naturalmente.

 

— Non fate 'scarpetta' per raccogliere il sugo o altre salse sul fondo del piatto. Se proprio non riuscite a negarvi questo piacere proibito, cercate

di concedervelo solo nell'ambito della tavola di famiglia, e avendo comunque il riguardo di non tenere il pezzo di pane con le dita, bensì di infilzarlo

con i rebbi della forchetta; dopo averlo intinto nel condimento portatelo alla bocca sempre con la forchetta. Comunque ricordate che per i piatti,

in fondo in fondo, c'è sempre la lavastoviglie.

 

— Non riempite eccessivamente il vostro piatto, non lasciate avanzi vistosi, né cercate di eliminare briciole o gocce di condimento.

 

—   Siate cauti nello spolpare le ossa di pollo o di agnello.

 

— Evitate i bocconi troppo grossi, non introducetene un secondo in bocca senza prima avere inghiottito l'altro; non sgranocchiate rumorosamente

cibi come grissini o verdure crude.

 

—   Non sorbite il brodo con sgradevoli risucchi.  - Evitate sia di bere il vino in modo teatrale (non siete un sommelier!), sia di deglutire rumorosamente.

 

-  Non fate schioccare la lingua dopo aver bevuto.

 

- Asciugatevi la bocca prima di bere e dopo avere bevuto. Le signore evitino di lasciare tracce di rossetto sia sul tovagliolo sia sul bordo del bicchiere.

 

- Prendete le salse dense dalla salsiera con l'apposito cucchiaio e versatele nel piatto accanto al cibo; versate invece quelle liquide direttamente

sopra il cibo che avete nel piatto.

 

- Non occupatevi di alcun cibo che non sia a voi soli destinato (l'insalata da condire, il cafre da versare, un dessert da tagliare) prima di aver finito di masticare.

 

- Cercate di essere discreti anche nell'uso del sale: non prendetelo con le dita né con la punta del coltello o con il manico della forchetta; se non c'è

uno spargisale con coperchio traforato, aiutatevi con l'apposito cucchiaino abbinato alla saliera.

 

- Prima di portare il pane alla bocca spezzatene un pezzo per volta con le mani; evitate di addentare direttamente la pagnotta o di tagliarla con il coltello,

come pure di avanzare troppi pezzetti. Cercate di limitare le briciole sul piatto, sulla tovaglia e per terra.

 

-  Non fate mai domande dettagliate su un piatto prima di servirvi.

 

- Non toccate mai i cibi con le mani o con le posate prima di decidere quale prendere.

 

-   Non stringete la frutta per controllare se è matura.

 

- Non tagliate le pietanze sul piatto di portata. Non portate alcunché alla bocca direttamente dal piatto di portata, ossia senza averlo prima posato nel vostro piatto.

 

- Bevete a piccoli sorsi, senza rovesciare il capo all'indietro; se si tratta di vino, non annusatelo.

 

-   Prendete il bicchiere con la mano destra, senza sollevare il mignolo.

 

- Se non volete più bere, non coprite il bicchiere con la mano, ma dite semplicemente: « No, grazie » a chi insiste nel riempirvi il bicchiere;

non sollevate il bicchiere mentre qualcuno vi versa una bevanda, ma lasciatelo appoggiato sul tavolo.

 

- Se versate il vino sulla tovaglia, fate le vostre scuse; evitate di agitarvi per trovare un rimedio all'incidente, non potreste che peggiorare la situazione.

 

- Se fate un brindisi, vi basta sollevare il vostro bicchiere simbolicamente, senza rincorrere gli altri commensali per fare tintinnare i bicchieri, o gridare.

Se però qualcuno vi viene incontro con il suo bicchiere, non tiratevi indietro.

 

 

IL CONTO

 

Al momento di pagare il conto, anziché chiedere al cameriere di portarlo al tavolo, conviene alzarsi, chiedendo scusa a chi è in nostra compagnia, dirigersi con disinvoltura alla cassa e regolare tutto senza coinvolgere in alcun modo gli invitati, ricordando che è buona norma lasciare sempre una mancia, adeguata alla spesa e al tipo di locale (di solito il 10% del totale). Al momento di uscire dal ristorante, chi ha pagato ringrazierà il personale con un cenno del capo.

 

Se invece si è organizzata una tavolata di amici e si è deciso di pagare 'alla romana', cioè dividendo l'intero importo per il numero dei commensali, il conto va fatto rapidamente e lontano dalle signore, senza stare a discutere e recriminare su chi ha mangiato cosa, e senza maneggiare troppo i soldi, passandoseli da un capo all'altro della tavola; l'ideale, comunque, è che uno paghi per tutti e che i conti vengano regolati più tardi, usciti dal locale.

 

Self-service e fast-food

 

La buona educazione a tavola va dimostrata anche in quei luoghi di ristorazione affermatisi in tempi recenti tra gli impiegati che,

nella pausa pranzo, non si accontentano di un panino o di un vasetto di yogurt, ma vanno in cerca di un pasto veloce e allo stesso tempo sostanzioso.

Nei self-service e nei fast-food non ci si limiterà a tenere un atteggiamento corretto solo a tavola, ma si tenterà di essere cortesi e discreti già durante la scelta delle pietanze da mangiare.

 

Non si tentennerà davanti al banco dei primi, né si perderà tempo a contemplare budini e crostate se si è a dieta: il risultato sarebbe solo quello di intralciare gli altri clienti, anch'essi con poco tempo a disposizione.

Se ai banchi è di servizio qualcuno del personale, attenderemo educatamente il nostro turno in coda, senza tentare di passare davanti a tutti;

Lo stesso si farà alla cassa.

 

Si cercherà un tavolo adatto alle proprie esigenze; chi è da solo non pretenderà di occupare un tavolo per quattro persone, a meno che non

ve ne siano di più piccoli a disposizione.

Il pasto verrà consumato in breve tempo, senza ingozzarsi, ma senza attardarsi in chiacchiere tra colleghi, che si potranno rimandare a dopo

l'uscita dal locale, perché altri aspettano per sedersi.

 

Si cercherà di non versare né cibi né bevande oltre i bordi del vassoio:  

 

Il personale addetto allo sgombero dei tavoli ve ne sarà riconoscente e l'avvicendamento con altri clienti sarà

meno lento e meno problematico.

 

 

 

Capitolo 3

 

IL GALATEO DEI FUMATORI

 

FUMARE: Un piacere con molti rischi

 

I tempi cambiano: oggi il dibattito sul fumo è andato ben oltre i limiti del 'si fa, non si fa' decretati dal bon ton, per trasformarsi in una delle più accese questioni riguardanti la salute pubblica: sicché, se da un lato questo piacevole vizio dilaga sempre più soprattutto tra le donne e i giovani, che scaricano le proprie ansie e fanno della sigaretta il simbolo della propria libertà e autonomia, dall'altro si promuovono grandi campagne di sensibilizzazione sui rischi che il fumo comporta per la salute di ognuno.

 

In ogni caso, prima che si realizzi l'utopia di un mondo sottratto alla tirannia della nicotina, giova ricordare le regole che tutti i fumatori dovrebbero rispettare.

 

 

 

QUANDO E DOVE FUMARE

 

Nell'epoca, ormai lontana, in cui il fumo era una prerogativa quasi esclusiva­mente maschile, all'interno delle case eleganti esisteva il fumoir, un locale ap­partato dove gli uomini, conclusa la cena, si riunivano per parlare di donne, affari e politica, concedendosi il piacere di sigari e sigarette fumati in compagnia.

 

Oggi i fumoir, come certi pregiudizi sulla disparità tra i sessi, non esistono più, ma, proprio per questo, è indispensabile che il fumatore educato, prima di accendere una sigaretta in un luogo chiuso, chieda il permesso ai presenti.

A tavola è consentito fumare, a fine pranzo, soltanto se la padrona di casa dimostra, accendendo ella stessa per prima una sigaretta, di non essere mini­mamente infastidita dal fumo.

 

Ovunque ci si trovi - sia all'aperto, sia, a maggior ragione, in un luogo chiuso, — è segno di maleducazione gettare cenere e mozziconi per terra o comunque non in un posacenere. Così come lo è parlare faccia a faccia con qualcuno continuando a fumare o anche solo tenendo la sigaretta tra le dita.

 

Quando si viaggia in treno, anche se in scompartimenti o vetture riservati a fumatori, è buona norma chiedere comunque il permesso, prima di accendere una sigaretta; è possibile che i nostri compagni di viaggio si siano seduti accanto a noi soltanto perché non hanno trovato posto altrove: e la gentilezza è sempre più importante dell'astratto diritto concesso da un cartello.

 

Detto questo, è ugualmente buona norma che il non fumatore 'militante' dimostri una certa tolleranza, evitando di dare in escandescenze non appena avverte un vago odore di fumo, o di intrattenere a lungo lo sventurato fuma­tore intorno alle nefaste conseguenze del fumo sulla salute.

 

 

COME E QUANDO OFFRIRE UNA SIGARETTA

 

Trovandosi in compagnia, non si accende mai una sigaretta senza avere prima fatto il gesto di offrirne una ai presenti; tuttavia, un uomo raffinato non offrirà mai una sigaretta alle signore sconosciute, incontrate in treno o in un altro luogo pubblico, per non sembrare inopportuni.

 

Chi offre una sigaretta deve porgere il pacchetto dopo avere spinto in fuori due o tre sigarette, per facilitare la persona che accetta. Assolutamente da evitare il gesto di porgere un'unica sigaretta dopo averla estratta dal pacchetto. Dal canto suo, chi accetterà l'offerta si limiterà a fumare una sola sigaretta, rifiutando, eventualmente, quelle successive. E, in ogni caso, terribilmente scorretto chiedere una sigaretta, specie a estranei.

 

 

Se una donna prende una sigaretta in presenza di un uomo, questi si pre­cipiterà ad accendergliela, anche se si tratta di una sconosciuta, senza per questo approfittare della circostanza per avviare una conversazione. Se le fumatrici sono più d'una, l'uomo accenderà prima la sigaretta alla più anziana.

 

 

SPAZI PER NON FUMATORI

 

Negli uffici pubblici, come nei cinema e nei teatri, da anni vige ormai il di­vieto di fumare; tutt'al più, i fumatori incalliti si potranno concedere un'irrinunciabile sigaretta nel ridotto del teatro o prima di entrare nella sala cinematografica.

 

Cresce però continuamente il numero dei gestori di locali pubblici e negozi che invitano la clientela a dimenticare sigari e sigarette, o che, laddove sia possibile, riservano due zone distinte del proprio locale a fumatori e non fumatori, nel rispetto delle necessità di entrambi.

 

 

 

 

 

Capitolo 2

 

LE VISITE PER IL CARO ESTINTO

 

 Numerosi e diversi sono i comportamenti della gente riguardo alla morte e si distinguono in varie caratterizzazioni, a seconda del loro ceto sociale o del loro grado culturale. La morte é un destino, come si sa, comune a tutto il genere umano, sia ai ricchi che ai poveri, sia agli intellettuali che agli ignoranti, sia ai potenti che agli umili. E' una delle regole fondamentali dell'universo: si nasce, si vive, si muore.

Apro tale argomento con una antica "ottava" in rima baciata, di autore sconosciuto, che vuole essere un saluto a chi ha  lasciato la vita terrena e che, nel contempo, é anche una constatazione, che l'uomo proviene dal nulla e nel nulla prima o poi dovrà ritornare.

 

 

                                SALUTU A LI MORTI

 

                                    "Vi salutu morti, a tutti,

                         comu la terra fustivu ridutti;

                         vatri eravu comu a nui,

                         natri eramu comu a vui.

                         Nui prigamu a Diu pi vui,

                         vui prigati a Diu pi nui;

                                         Vi mannamu un requie e eterna paci,

                                       e 'nni videmu quannu a Diu piaci".

 

                                                                                                                                                                                                                                                                La veglia nei secoli passati

 

Ma non rattristiamoci più di tanto e non viviamo con l'assillo e la paura addosso per questa indesiderata eventualità. "Finché c'è vita c'è speranza" recita un proverbio molto conosciuto e la natura dell'uomo é proprio quella di pensare sempre alla vita ed al proprio futuro. Quindi le cose che qui’ verranno raccontate, devono rappresentare soltanto un arricchimento delle conoscenze in merito ad alcune antiche usanze sulla morte.

 

Non andrò molto indietro nel tempo, in quanto, le notizie che sono riuscito a raccogliere da persone ancora tra di noi,  emerge che molti degli usi di alcuni decenni fa, si rispecchiano ancora in quelli di oggi. Alcune delle notizie, riferite sempre da qualche anziano, che a sua volta le aveva apprese in gioventù e risalenti alla fine del secolo XIX, si riportano a titolo di curiosità, in quanto ancora oggi presentano numerosi riscontri oggettivi ed analogie con le usanze di Ribera. Altre sono frutto di miei ricordi personali, su un periodo che abbraccia gli anni '40 e '50 e che restano ancora vivi nei ricordi.

 

La morte di un caro congiunto é sempre stata considerata una grande tragedia, tanto più terribile, quanto più inaspettato era l'evento. Il dolore dei familiari era sempre proporzionato ad una serie di elementi, che andavano dall'età, alla salute, al rapporto più o meno stretto di parentela. Naturalmente, la perdita di un familiare molto anziano e possibilmente affetto da qualche grave malattia, provocava ugualmente un grande dolore, ma non tanto quanto la morte di una persona giovane e in perfetta salute.

Anticamente, quando in casa c'era un parente che stava per morire, si iniziava il viatico, che consisteva nel dare i conforti religiosi e l'eucarestia e nel contempo si assisteva ad un andirivieni di persone, sia parenti, che amici o vicini di casa, che andavano a far visita, prima ancora del momento del trapasso.

 

L'attimo dell'ultimo respiro era sempre quello più angosciante e doloroso, perché si assisteva a pianti o grida, spesso così intensi da essere sentiti da tutto il vicinato. In casi particolarmente gravi non mancavano i cosiddetti "pianti parlati" o addirittura "cantati", che avevano la caratteristica di unire alle lacrime, anche certe frasi del tipo "Comu ti 'nni isti beddu mè", oppure "Arrubbatu fusti", o ancora "Cu 'nni lu purtà stu scasciu 'nti sta casa" ed altre non meno dolorose. In tali casi, il pianto si rivelava quasi sempre contagioso per chi era presente e si susseguiva con maggiore o minore vigore, a seconda dei vari momenti, come l'arrivo di qualche parente stretto, che solitamente arrivava cominciando a gridare il proprio dolore prima ancora di entrare in casa, coinvolgendo tutti i presenti.

Una notizia che proviene da tempi molto remoti, narra delle cosiddette "prèfiche", che erano donne che si guadagnavano la vita facendo un mestiere alquanto curioso ed inverosimile, quello di piangere a pagamento.

 

Tale usanza, in vigore fino ai primi anni del '900, oggi é completamente scomparsa, ma da ricerche effettuate a tal proposito, sono venuto a conoscenza che le "prèfiche" esistevano già all'epoca dei Romani, quindi circa duemila anni fa. Queste, erano chiamate dai nobili facoltosi o da agiate famiglie, sia per piangere copiose lacrime, quando il defunto era ancora a casa, che per disperarsi dietro al funerale, affinché la cerimonia acquistasse un tono di particolare costernazione.

Molto spesso tali donne, erano delle attrici di teatro, che non trovando lavoro presso qualche compagnia, si arrangiavano, "recitando" con particolare realismo, in ruoli, non per tutti facilmente accessibili. Naturalmente, chi meglio sapeva piangere, meglio veniva pagata.

 

Ribera: Un funerale con corteo e carrozza, negli anni '50

del secolo appena trascorso.

 

Quando il caro estinto esalava l'ultimo respiro, si provvedeva a pulirlo, vestirlo con il migliore abito e sistemarlo su di un lettino, con i piedi rivolti verso la porta, come per significare che la salma era pronta ad uscire per sempre dalla propria casa. Fino ai primi anni dell'attuale secolo, si usava lasciare le scarpe ai piedi dei morti, ma da qualche decennio a questa parte vengono messe le sole calze. Inoltre, per le persone di fede cristiana, viene attorcigliata tra le mani una corona del rosario. Un bel cuscino di fiori viene sistemato sulle gambe, mentre agli spigoli del letto vengono collocati quattro grossi candelabri con ceri, possibilmente benedetti durante la festa della Candelora e conservati in casa. Da questo momento in poi inizia la veglia, che a volte, negli anni passati, poteva protrarsi anche per due giorni, compresa la notte.

 

Solitamente, sempre a seconda dei vari casi, durante le veglie funebri si assisteva a lunghi periodi di religioso silenzio, interrotti di tanto in tanto da sfoghi più o meno forti di pianto, che contagiavano tutti i presenti.

I momenti più tristi erano: l'arrivo della bara e la successiva posa del defunto dentro di essa, l'uscita di casa o dalla chiesa e, più di tutti, l'ultimo addio al Camposanto. Questo avveniva, ed avviene ancora oggi, dentro la Chiesetta ubicata nella zona centrale del cimitero di Ribera e che diventa, per tutti, l'ultimo luogo ove avviene il definitivo distacco da chi ha lasciato la vita terrena.

 

Il corteo funebre, nel corso degli anni non è cambiato molto ed oggi, molto più raramente, si svolge dalla chiesa fino al cimitero, attraversando quasi sempre un tratto del Corso principale, come per dare l'ultima possibilità al defunto di trovarsi in pieno centro del paese, tra la gente che in vita gli è stata vicina. Quando per la via passa un corteo, tutti i negozi abbassano in segno di rispetto le loro saracinesche e chi si trova lungo il percorso, si ferma, si fa il segno della croce e se ha il berretto lo toglie.

A fare l'andatura era sempre la banda musicale, quando veniva chiamata e che eseguiva marce funebri fino all'ingresso del cimitero. Qualche famiglia, a volte, chiamava la banda, facendola partecipare al funerale, ma senza farla suonare.

 

Questa strana usanza, forse, veniva adottata da chi ci teneva a far sapere "all'occhiu di li genti", cioè all'opinione pubblica, che per rispetto del morto non ha badato a spese. Il mio personale parere è quello che, se "li musicanti"  vengono chiamati, è bene farli suonare, se non altro per mantenere una antichissima tradizione, quasi secolare ed ancora in uso in molte parti della Sicilia. Se proprio non si vuole la musica, la cosa più giusta sarebbe quella di risparmiare almeno i soldi per altre spese più utili, o di devolverli in opere benefiche e di solidarietà umana verso i bisognosi.

 

Dietro alla banda seguiva il parroco che aveva celebrato la funzione, sovente accompagnato anche da altri due preti o da qualche chierichetto.

Fino a qualche decennio fa, davanti ai preti sfilavano le corone di fiori portate a mano da ragazzi, o da amici e che poi venivano lasciate per qualche giorno fuori le mura del cimitero. Fino alla fine degli anni '50, spesso venivano chiamate anche le bambine dell'Orfanotrofio San Giuseppe di Ribera .

Oggi talune di queste usanze non sono più in uso e le corone di fiori vengono sistemate su apposite macchine che precedono il mesto corteo.

 

La bara, fino ad alcuni anni fa veniva portata quasi sempre a spalla, ma oggi, a meno che il defunto non sia molto giovane, o sia stato qualcuno a cui riservare particolari onoranze, viene sistemata dentro una macchina funebre, messa a disposizione dal Comune e che viene chiamata "la carrozza". La stessa viene seguita in ordine, dai parenti più stretti,  dagli amici o dai semplici cittadini, che a volte, partecipano solo per rispetto di qualche parente della persona deceduta. In questi casi si usa dire che "lu rispettu è misuratu, cu lu porta l'avi purtatu" ed è forte la convinzione a Ribera che a queste tristi ricorrenze non si può assolutamente mancare, quando esiste una certa amicizia o anche una semplice conoscenza con qualcuno della famiglia colpita da un lutto. (Giuseppe Nicola Ciliberto)

 

 

Il lutto, significato e tradizioni

 

Dal dopo guerra ad oggi le consuetudini circa l'espressione del lutto da parte di chi ne è colpito sono cambiate notevolmente.

Ancora oggi ci si chiede se sia "obbligatorio" in qualche modo portare il lutto e per quanto tempo. In realtà non esiste una regola

fissa e valida per tutti, in quanto le abitudini e l'ambiente in cui si vive variano da luogo a luogo.
Le norme del galateo fino a diversi anni fa suggerivano solo di adattarsi in qualche modo alla tradizione familiare e sociale ed evitare

di non ostentare una suprema indifferenza per le consuetudini, vestendosi di colori sgargianti o frequentando luoghi di divertimento.

 

Una bara portata a spalla è sintomo di grande rispetto per il defunto

 

 

Cosa vuol dire "portare" il lutto?

Naturalmente quanto segue a qualcuno potrà sembrare esagerato, ma corrisponde al classico Galateo ed ognuno è libero o meno di adattarsi. Generalmente si portano sei mesi di lutto stretto e tre di mezzo lutto per la morte di un coniuge, di genitori, suoceri e figli, tre mesi per fratelli, sorelle, nonni, cognati, generi e nuore. Le donne in lutto dovrebbero vestire a nero con borsa e scarpe, guanti neri e calze nere trasparenti, senza portare gioielli. In estate vestire anche di bianco senza accenni a colori. Con il mezzo lutto ci si può vestire in bianco e nero, di grigio o di viola e sono ammesse le perle. Nel caso dell'uomo ci si limita ad indossare abiti più scuri possibile e la tradizione classica, molti anni fa, imponeva di portare un bottone nero all'occhiello e una fascia nera sul braccio, sostituiti nel dopoguerra da una strisciolina di panno sul risvolto della giacca.

 

Le norme del galateo fino a diversi anni fa suggerivano solo di adattarsi in qualche modo alla tradizione familiare e sociale ed evitare di non ostentare una suprema indifferenza per le consuetudini, vestendosi di colori sgargianti o frequentando luoghi di divertimento.

Le donne in lutto dovrebbero vestire a nero con borsa e scarpe, guanti neri e calze nere trasparenti, senza portare gioielli. In estate vestire anche di bianco senza accenni a colori.

Generalmente si portano sei mesi di lutto stretto e tre di mezzo lutto per la morte di un coniuge, di genitori, suoceri e figli, tre mesi per fratelli, sorelle, nonni, cognati, generi e nuore.

Nel caso dell'uomo ci si limita ad indossare abiti più scuri possibile e la tradizione classica, molti anni fa, imponeva di portare un bottone nero all'occhiello e una fascia nera sul braccio, sostituiti nel dopoguerra da una strisciolina di panno sul risvolto della giacca.

 

L'annuncio di morte:

Al giorno d'oggi non si usa più inviare partecipazioni di morte stampate. Generalmente la notizia viene comunicata sui quotidiani.

Gli amici più intimi e i parenti saranno avvertiti con una telefonata o un telegramma.
L'annuncio su un giornale sarà a cura di un amico di famiglia o parente stretto. Nel testo dell'annuncio si indica il luogo e ora del funerale, da dove la salma partirà.

Queste pratiche possono essere svolte in alternativa anche dalla Impresa di O.F. scelta dalla famiglia, che contattano a loro volta il giornale e spesso compilano il testo dell'annuncio. L'O.F. si occupa di norma anche dei contatti con la locale parrocchia per disporre il funerale.

Nell'annuncio di morte il nome del defunto è preceduto da titoli acquisiti; chi si unisce al lutto non deve aggiungere i propri titoli ed evitare di usare frasi che abbondino eccessivamente di aggettivi.

Si deve anche evitare ogni forma volta ad elogiare il defunto, per non cadere nelle solite formule ormai prive di sincero calore.

                                                                                                                                                                                                                                                          Un corteo funebre negli anni '50 con al seguito le orfanelle.

 

Come esprimere il cordoglio:

Può capitare che l'annuncio di morte porti la clausola "si dispensa dalle visite" e pertanto in questo caso solo gli amici molto intimi e con molta discrezione possono chiedere, senza offendersi se ricevono una risposta negativa, di recarsi a far visita alla famiglia del defunto.

In mancanza di disposizioni da parte della famiglia, normalmente ci si può recare a far visita brevissima o a firmare l'eventuale album dei visitatori.

Di norma le condoglianze non si esprimono via telefono, bensì con un biglietto da visita scritto a mano o con un telegramma.

Nel compilare il testo è meglio evitare un inutile eccesso di aggettivi, magari desueti.
Il tono e l'uso delle frasi varia a seconda del grado di amicizia o parentela tra il defunto e il mittente.
Qui di seguito sono citate alcune frasi che potranno essere utilizzate e/o modificate nei biglietti da visita o telegrammi:
Profondamente addolorati per la scomparsa della cara moglie formuliamo sentite condoglianze.
La famiglia XXX. esprime il più sentito cordogli per la scomparsa del caro (padre, nonno, zio, ecc.).
Costernati per la scomparsa di ...... la Fam. XXX (o il nome di persona) si unisce con dolore e porge sentite condoglianze.

I biglietti da visita - utilizzati per porgere le condoglianze sono normalmente solo bianchi e portano una barra nera trasversale (o sono listati da un sottilissimo bordo nero).

Qualora non siano reperibili possono essere sostituiti da normali biglietti da visita barrati di traverso con una sottile striscia nera nell'angolo in alto a sinistra.

 

Al giorno d'oggi non si usa più inviare partecipazioni di morte stampate. Generalmente la notizia viene comunicata sui quotidiani.

Gli amici più intimi e i parenti saranno avvertiti con una telefonata o un telegramma.

Nell'annuncio di morte il nome del defunto è preceduto da titoli acquisiti; chi si unisce al lutto non deve aggiungere i propri titoli ed evitare di usare frasi che abbondino eccessivamente di aggettivi.

I biglietti da visita - utilizzati per porgere le condoglianze sono normalmente solo bianchi e portano una barra nera trasversale (o sono listati da un sottilissimo bordo nero).

La tradizione vuole che per il giorno stabilito l'ingresso di casa vada chiuso per metà, come ad esempio nel caso di lutto nazionale la bandiera sia a mezz'asta.

 

Il giorno del funerale:

La tradizione vuole che per il giorno stabilito l'ingresso di casa vada chiuso per metà, come ad esempio nel caso di lutto nazionale la bandiera sia a mezz'asta.

Un album può essere disposto presso l'abitazione, anche se molti preferiscono all'ingresso della Chiesa ove si terrà la cerimonia.
Il funerale è l'unica cerimonia alla quale si può intervenire anche se non si è stati invitati.

Di norma ci si veste di scuro; se non si è parenti non è obbligatorio vestirsi o indossare accessori a lutto.

Sarà opportuno spegnere il cellulare; infatti non esiste situazione più fastidiosa ed imbarazzante di ricevere una telefonata nel bel mezzo di un funerale.

Evitare anche di far schiamazzo durante il trasporto del defunto dalla Chiesa al Cimitero; purtroppo capita sempre più spesso di ascoltare un vociare fastidioso,

inutile e poco rispettoso del defunto.

 

Un funerale di "prestigio" con carrozza e cavalli.


Nel muoversi dell'auto funebre si dispongono immediatamente dopo il feretro i parenti più stretti (figli o genitori) e via via gli altri parenti, gli amici e i conoscenti scalando di importanza. In alcuni luoghi inoltre si usa, dopo il funerale, invitare parenti ed amici

ad un breve e parco rinfresco da tenersi presso la casa del defunto.

Certamente questa abitudine non ha lo scopo di fare festa immediatamente dopo la sepoltura, bensì di favorire il ritrovo di parenti

o persone che non si vedono da tempo e di continuare a star vicini ai parenti del defunto.

 

Ringraziare per le condoglianze ricevute:

I familiari del defunto possono utilizzare normali biglietti da visita bianchi per rispondere alle condoglianze ricevute via telegramma o biglietto da visita.

Si useranno frasi semplici e non eccessive, del tipo:

La fam. XXX sentitamente ringrazia ...La fam. XXX ringrazia commossa ...Con infiniti ringraziamenti ...

Il medesimo giornale (o servizio Internet) che ha pubblicato l'annuncio di morte può accogliere una formula di ringraziamento simile a quelle sopra descritte, ad esempio: "La famiglia XXX ringrazia tutti coloro che hanno dato l'estremo saluto al caro...." oppure: "La fam. XXX ringrazia sentitamente tutti coloro che hanno onorato la memoria di...",

e via così.

                                                                                                                                                                                                                                                                        Un funerale di Stato

 

Il funerale è l'unica cerimonia alla quale si può intervenire anche se non si è stati invitati.

Un album può essere disposto presso l'abitazione, anche se molti preferiscono all'ingresso della Chiesa ove si terrà la cerimonia.

Nel rispetto della religione del defunto, eventualmente la famiglia potrà dare l'annuncio (in un giornale o Internet) di una messa che si tiene, in onore e a ricordo del defunto, a distanza di 30 giorni dalla sua scomparsa.

Durante la visita di condoglianza si deve evitare di snocciolare una sequela di frasi fatte che possono risultare anche fastidiose: è meglio limitarsi a un abbraccio o a una stretta di mano silenziosa.

 

Trigesimo

Nel rispetto della religione del defunto, eventualmente la famiglia potrà dare l'annuncio (in un giornale o Internet) di una messa che si tiene, in onore e a ricordo del defunto, a distanza di 30 giorni dalla sua scomparsa.

 

Vìsite di condoglianza

Le visite a chi ha perduto una persona cara vanno fatte non solo per adempiere a un obbligo, ma per portare un po' di conforto sincero. Ci si presenta in una casa colpita dal lutto con la massima discrezione; in una circostanza tanto dolorosa il galateo vorrebbe che solo parenti e amici stretti facessero visita nei giorni immediatamente successivi al doloroso evento, mentre i sem­plici conoscenti dovrebbero rimandare di qualche giorno la visita, facendola precedere da una telefonata.

Durante la visita di condoglianza si deve evitare di snocciolare una sequela di frasi fatte che possono risultare anche fastidiose: è meglio limitarsi a un abbraccio o a una stretta di mano silenziosa. Se ci sono altre persone si evita di trasformare l'incontro in un evento mondano e ci si astiene dall'intavolare conversazioni su argomenti vari, e non ci si lancia in inutili presentazioni.

 

LA NOTTI DI LI MORTI

 

Una delle credenze popolari più conosciute e amate, specialmente dai bambini di Sicilia è quella della nottata che va dall'1 al 2 novembre, chiamata "La notti di li morti". La tradizione che si tramanda fin dai tempi più antichi vuole che in questa particolare ricorrenza, i morti escano dalle loro tombe per portare i regali e vari dolciumi ai bambini buoni. E' come il Babbo Natale o la Befana, ai quali sono legati di più i non siciliani. Qualche persona anziana, racconta che tanti e tanti anni fa, era uso credere che durante tale nottata, tutti i morti vestiti con una tunica, bianca per gli uomini e rosa per le donne, giravano per le strade del paese in doppia fila, cantando e pregando, ed ognuno illuminava il suo lento cammino con la fioca luce di una candela accesa. Ogni tanto qualche defunto, si fermava nella casa che aveva abitato da vivo, o in quelle di figli e nipoti, per lasciare doni e dolci a qualche bambino che era stato buono e che, naturalmente, in quel momento doveva trovarsi a letto. Infatti, la credenza voleva, che nessuno dovesse vedere questa mesta processione e tanto meno i bambini, che vivevano tale avvenimento con un certo timore misto ad ansia, in quanto erano convinti, nella loro semplicità, che tutto ciò che dicevano loro gli adulti, corrispondesse a verità. Si racconta che i morti entravano in casa in punta di piedi e andavano a nascondere i vassoi con i doni nei punti più difficili ed impensati della casa e che alle prime luci dell'alba i piccoli li dovevano ritrovare. Il giorno dei morti, quando tutti gli adulti erano impegnati per le doverose visite al cimitero, non era raro vedere per le strade, bambini con un grande "cannistru" pieno di taralli, "frutti marturani", "pupi di zuccaru", caramelle, cioccolatini ed anche con qualche giocattolo o capo di vestiario, che portavano, festanti a far vedere a qualche vicino parente.

 

Capitolo 1

 

le visite DI CORTESIA

 

La cortesia e la buona educazione richiedono che ogni visita debba essere precedentemente annunciata. Non ci si può intromettere infatti nel privato altrui senza prima avvertire con una telefonata. La scampanellata al citofono o alla porta di qualcuno seguita dalle parole: «Passavo di qui e ho pensato di farti visita » non sempre è gradita e può arrivare in momenti in cui non si desidera ricevere alcuna visita. La persona in questione potrebbe sentirsi in grande imbarazzo, se per difendersi fosse costretta a mostrarsi ancora più indelicata rispondendo: « Mi dispiace, ma in questo momento non posso aprirti; sono impegnata in tutt'altre faccende ». La trasgressione a queste regole è ammessa soltanto fra amici con cui si sia in grande confidenza e in situazioni del tutto particolari.

 

La cortesia e la buona educazione richiedono che ogni visita debba essere precedentemente annunciata

E' buona norma, sempre annunciare la visita con una telefonata da fare con sufficiente anticipo.

quando si è attesi, sarà bene utilizzare sempre il citofono per dare il tempo materiale a chi sta per riceverci di prepararsi all'incontro

prima di entrare in casa di qualcuno i fumatori spegneranno l'eventuale sigaretta accesa.

 

Comunque, anche quando si è attesi, sarà bene utilizzare sempre il citofono per dare il tempo materiale a chi sta per riceverci di prepararsi all'incontro. Non si approfitta del portone aperto, o di un'altra persona che sta entrando o uscendo in quello stesso momento: quella manciata di minuti che sono necessari a salire le scale o a prendere l'ascensore permetterà alla persona cui si va a fare visita di sfilarsi il grembiule o di darsi un'ultima occhiata allo specchio.

Dopo aver premuto il pulsante del citofono o del campanello (una volta sola, e non troppo a lungo), si aspetta che venga chiesto: « Chi è? »; quindi si risponde pronunciando chiaramente il proprio nome e non trincerandosi dietro un generico « Io » né ricorrendo a qualche spiritosaggine; posto che non tutte le case sono dotate di videocitofono e che in un'epoca non troppo tranquilla come la nostra qualche malintenzionato potrebbe sempre tentare di introdursi in un palazzo con qualsiasi pretesto, questo sembra essere un accorgimento indispensabile. E prima di entrare in casa di qualcuno i fumatori spegneranno l'eventuale sigaretta accesa.

 

A CHE ORA  DEVE FARSI UNA VISITA ?

 

Bisogna ricordare che anche per le visite vanno rispettati orari ben precisi (dettati dalle consuetudini di vita locali o dalle esigenze delle singole persone). Se si intende fare una visita mattutina, ci si deve orientare sulla fascia che va dalle 10.30 alle 12.00.

 

Bisogna ricordare che anche

per le visite vanno rispettati

orari ben precisi

Per le visite mattutine, ci si

deve orientare sulla fascia che

va dalle 10.30 alle 12.00,

sorprenderà l'amica ancora in vestaglia mentre sorseggia il primo caffè della giornata o, ancor peggio, sotto la doccia

o addirittura ancora tra le

braccia di "Morfeo" .

Tenere conto sempre degli orari

in cui si va a fare la spesa,

o si deve preparare il pranzo.

Per le visite serali del dopo cena

è consigliabile arrivare tra le 21

e le 22, salvo diversa indicazione da parte di chi riceve.

 

 

In questo modo non si sorprenderà l'amica ancora in vestaglia mentre sorseggia il primo caffè della giornata o, ancor peggio, sotto la doccia o addirittura ancora tra le braccia di Morfeo (potrebbe non sentirsi in forma o aver fatto le ore piccole la sera prima), cosi come non la si costringerà a rinunciare alla spesa e non si intralcerà la preparazione del pranzo.

 

Le visite pomeridiane avverranno non prima delle 15.30, per non costringere nessuno a rinunciare all'eventuale pennichella o non sorprendere le donne di casa più solerti nelle faccende domestiche del dopopranzo, e non oltre le 19.

Per le visite serali del dopo cena, bisogna arrivare tra le 21 e le 22, salvo diversa indicazione da parte di chi riceve.

 

 

I vari argomenti sono tratti da testi specializzati tra i quali "Il libro del galateo" della serie "I manualetti" - Edizioni Mosaico

a cura di Accolade Italia - Torino  - Direttore generale Achille Bucciotti. - 1999

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