
IL RACCONTO DI UNA
GIORNATA "PARTICOLARE"
Una insolita e casuale passeggiata
tra le “dimore eterne” dei nostri cari defunti
di Giuseppe Nicola Ciliberto
Una tra le mie tante passioni è stata sempre quella della fotografia e sono ormai più di 40 anni che la esercito, naturalmente solo in determinati momenti liberi e solo per il gusto innato di immortalare su carta i momenti più belli della mia vita, dei miei cari, degli amici e di tutto quanto mi è stato sempre intorno. Per circa un ventennio, tra il ’70 e il ’90 del secolo appena trascorso ho anche sviluppato e stampato le mie migliaia di foto in bianco e nero, conservando ancora oggi tutti i negativi. In questi tempi moderni, è molto più facile fotografare, vedere subito i risultati e stampare le proprie foto, in quanto la moderna tecnologia ci ha messo a disposizione dei veri e propri gioielli di alta precisione per fare tutto da sè.

Basta una fotocamera digitale, un computer, una stampante e il gioco è fatto, purché ci sia sempre la pazienza e la necessaria passione. Posso dire di aver fotografato di tutto, sempre per hobby, dai paesaggi ai monumenti, dai momenti di vita familiare alle cerimonie, dagli spettacoli, alle gare sportive, dalle piccole curiosità di paesini, ai meravigliosi posti del mondo dove sono stato, collezionando non meno di otto/diecimila immagini.
Non so quanto mi sia costata questa, purtroppo onerosa passione, ma l’ho sempre coltivata perché le soddisfazioni sono sempre state tante e i miei figli e i miei nipotini oggi si ritrovano numerosissime foto, riprese in ogni momento della loro vita, mentre io avrò si e no una decina di foto della mia primissima infanzia.
Considerati i tempi che cambiano, mi sono dovuto adeguare, con buona pace del mio povero laboratorio fotografico, che pur conservando ancora numerose apparecchiature: ingranditore, tanks di sviluppo, bacinelle, lampade, termometri, pinzette, esposimetri, ecc. ormai lo considero morto e sepolto. E con il laboratorio, è come se fossero sepolte anche le mie quattro belle macchine fotografiche a rullino, tra le quali, una Agfa 6x6 del 1957 ed una Canon reflex EF 35 mm. del 1973, corredata da vari obbiettivi, grandangolo, filtri ed altri accessori, che per tantissimi anni sono stati il mio orgoglio. Tutti oggetti ormai abbandonati a se stessi, in compagnia anche, di una favolosa cinepresa Chinon e di un proiettore Silma, entrambi sonori e vari attrezzi di montaggio, come una bella moviola, che oggi si possono solo considerare cimeli da archivio.
Ma lasciamo stare i nostalgici ricordi di un passato
più o meno recente e pensiamo al futuro.

La passione continua e nei limiti di tempo disponibile mi piace ancora andare in giro a fotografare qualcosa di interessante e naturalmente lo faccio con una moderna fotocamera digitale a cui non manca proprio nulla.
Come già detto, fino ad oggi, mi è capitato spesse volte di riprendere foto di ogni genere, molte anche inutili, ma mai avevo avuto occasione di portare una macchina fotografica dentro ad un cimitero.
Sì, proprio così, non mi era mai venuta l’idea di far foto in quel luogo sacro e degno del massimo rispetto.
Il luogo che accoglie ciò che resta di tutti i nostri cari defunti e che domani, lo sappiamo,
sarà purtroppo l’ultima dimora per tutti.
L’occasione è nata da una richiesta di alcuni parenti, residenti in America, di riammodernare una tomba gentilizia di famiglia, per cui ho ritenuto di fotografarla allo stato attuale, spedire le foto oltre oceano e decidere poi, di comune accordo con loro, quali interventi operare.
Ed è appunto così che andando a svolgere questa doverosa incombenza, “ armato di foto camera "
non ho saputo resistere all’idea di fare una inconsueta passeggiata, tutto solo, e immortalare quanto di più artistico e interessante ci fosse nel nostro Camposanto riberese, considerato, se ciò si può dire, uno dei più “belli” di tutta la provincia.
Visto anche, che siamo nell’imminenza del 2 novembre e tutta la cittadinanza si riverserà lì per la tradizionale visita ai cari defunti,
ho pensato bene di far conoscere meglio, tramite l'inserimento di alcune significative foto, uno degli aspetti più singolari del nostro cimitero,
che tanti, forse distratti da altre cose più liete, non hanno mai preso in considerazione, quello artistico.
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In una serie di immagini ho ripreso cappelle e monumenti, caratterizzati da notevole eleganza architettonica, alcune progettate
e intagliate da Raimondo Lentini, un grande artista, molto religioso, poeta di grande talento, padre di Don Gerlando Lentini,
direttore de “La Via” e autore tra l’altro del Campanile della Chiesa Madre di Ribera.
Decine e decine di monumenti, cappelle gentilizie, lapidi, altarini, svettano fieri tra migliaia di altri sepolcri a terra, per la verità tenuti tutti nella massima pulizia, adornati di luci, fiori e statuette di ogni tipo e che nel loro assieme contribuiscono a creare un luogo che invita immancabilmente ad un doveroso rispetto, nonchè ad un meditato silenzio.
Viali, vialetti e relativi spazi verdi sono tenuti abbastanza in ordine e i riberesi, da quanto emerge dalla mia modesta osservazione, tengono molto in considerazione i loro cari defunti, mostrandosi molto attenti, premurosi e ordinati nel tenere in cura questo luogo di eterno riposo.
D’altronde, “loro”, cioè i nostri cari defunti, sono tutti lì, presenti, in migliaia di foto e sembrano vigilare e osservare coloro che si trovano a passare, invitandoli quasi, a non dimenticarli ed andare a trovarli più spesso.
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Per le forti sensazioni di smarrimento, di curiosità, di paura, di apprensione ed anche di riflessione, che ho provato durante questo inconsueto
“excursus cimiteriale”, credo che sia doveroso ed utile, per tutti, andare a far visita ai nostri cari defunti.
A chi non l’ha mai fatto o lo fa una volta all’anno, per i Morti, consiglio, se possibile, di farlo più spesso, perché solo così, si darà più valore alla vita,
si onoreranno tutti coloro che oggi non sono più con noi e si arricchirà nel contempo, il proprio bagaglio di esperienze,
con un nuovo, caleidoscopico, istruttivo ed artistico “Viaggio tra le dimore eterne”.
Giuseppe Nicola Ciliberto
(Il presente articolo è stato pubblicato sul settimanale riberese "Momenti di vita locale" nell'anno 2005)