QUARTIERE di VILLA ISABELLA

 

 

Storia del quartiere

 

  II nome del quartiere deriva da una villa: "Villa Isabella" che apparteneva al sig. Francesco Di Leo, medico-chirurgo. La Villa era delimitata ad ovest dal Corso Margherita e ad est dalla trazzera Gulfa Giummarrella. 

 

Prima "Villa Isabella" era accerchiata da filo spinato a partire dal Corso Margherita fino alla via Orfanotrofio e da un muro, alto circa 1,50 m, a partire dalla via Nuova Gulfa Giummarrella oggi via Gulfa.

 

Francesco Di Leo nacque a Calamonaci il 15 giugno 1860 e morì il 19 dicembre 1927. Il 30 gennaio 1889 all'età di 29 anni, sposò Maria Isabella Chiarenza che nacque il 15 gennaio 1861 da Michelangelo Chiarenza, probabilmente il primo sindaco di Ribera dopo l'unità d'Italia, e da Giuseppa Parlapiano.

 

Isabella morì il 17 settembre 1905, lasciando per 22 anni il marito vedovo. Francesco Di Leo che amava molto la moglie Isabella, diede il suo nome alla Villa, che fece costruire sul fondo e che venne chiamata "Villa Isabella".

 

Si tratta di un fabbricato grande circa mq 364, compresi i due cortili adiacenti alla Villa, costruito con i conci di tufo arenario e da un primo piano

con terrazza che dava la possibilità di accedere a una torre attigua, dalla quale il dottor Di Leo poteva controllare i lavori dei suoi operai.

Al primo piano erano le stanze per dormire che avevano diversi balconi, dai quali si poteva respirare aria pura.

Al piano terra c'erano stanze che servivano per il custode e per gli arnesi agricoli.

Adiacente al fabbricato c'erano due cortili: uno fornito di stalla per gli animali da lavoro,

un altro per l'allevamento di animali domestici: polli, conigli,maiali, ecc..

 

Questa Villa, che Di Leo e sua moglie usavano per le vacanze estive, era grandissima e all'ingresso aveva un cancello

che dava sulla via Fazello.  Il cancello in alto aveva una scritta: "Villa Isabella".

 

L'ingresso principale di "Villa Matinella" che prospetta sulla Via Verga.

Negli anni '60 del secolo scorso, al suo interno è stato ricostruito,

senza l'antico obelisco,  il Monumento ai Caduti

che prima si trovava nella Piazza Duomo.

 

 

Il tratto terminale ad Est del Corso Margherita, ex S.S.115,  dalla quale

si esce da Ribera, per recarsi a Seccagrande e ad Agrigento.

 

 

La Chiesa di San Giovanni Bosco

 

Il Monumento ai Caduti, dentro Villa Matinella

 

 

Francesco Di Leo e Isabella Chiarenza ebbero tre figli, un maschio e due femmine. Il figlio si chiamava Calogero Antonino  ed era nato a Ribera il giorno 11 ottobre 1894 e morto a Palermo il 9 marzo 1970. Egli, giovane benestante, andava a Palermo a divertirsi come più poteva.

Don Lillì, così lo chiamavano, non si sposò mai e abitava in Corso Umberto n° 153, insieme al padre. Anche se non si sposò mai, ebbe due donne. La prima, si dice che fosse alta e bellissima.

 

Era continentale ed era una brava nuotatrice, e rimase con lui per 15 anni; la seconda visse con lui 18 anni. Era robusta, ma bella e simpatica. Si racconta un aneddoto sulla figura di don Lillì Di Leo.

Si dice che nel 1948, durante la campagna elettorale, sul podio prese la parola, invitando i cittadini di Ribera a votare per il cognato, avvocato Mario Crescimanno, candidato al Parlamento Nazionale nella lista del movimento sociale italiano.

Dal discorso fatto e per le espressioni volgari usate si capì che Don Lillì non era un uomo di grande cultura. Da anziano don Lillì si appassionò alla squadra di calcio di Ribera. Si narra che, un giorno, per mettere la palla al centrocampo e fare iniziare la partita, si calò al centrocampo con il pallone in mano, attraverso la scaletta di un elicottero.

Non sappiamo la data della morte di Don Lillì, perché si trasferì a Palermo e non si ebbero più sue notizie. Delle sue sorelle sappiamo solo che una si chiamava Giuseppina, e l'altra Lillà, una donna che tutti ricordano dal carattere molto debole e molto lunatico.

 

 

Monumento ai caduti

'Lungo Via Verga si trova una piccola villetta al centro della quale sta il monumento dei caduti, che riporta i nomi dei caduti riberesi della Grande Guerra. Intorno al monumento sono visibili pochi alberi che danno riparo, oggi, ai numerosi anziani che vi trascorrono le giornate, giocando a carte o a bocce o semplicemente parlando del loro passato che inesorabilmente si allontana sempre di più.

 

 

Il vecchio Ospedale F.lli Parlapiano, oggi sede

dell'Istituto Professionale C. Vetrano.

 

Ospedale Fratelli Parlapiano

I fratelli Parlapiano, ai quali è intitolato l'ospedale di Ribera, si chiamavano Antonio e Carmelo. Il primo, Antonio, morì il 27 novembre 1903. Qualche giorno prima, il 16 novembre, aveva fatto testamento, nel quale, tra l'altro, si legge: "Nomino e istituisco mio erede universale il mio diletto ed amato fratello Carmelo Parlapiano...A lui raccomando e voglio che detragga una parte del patrimonio per l'im­pianto e l'istituzione di un Ospedale in questo comune di Ribera, al quale desidero viva­mente che dia principio lui stesso durante la sua vita."

 

II testamento fu redatto dal notaio Vincenzo Di Giovanni. Carmelo, il fratello superstite, si mise ben presto all'opera, tanto che, a poco più di un mese dalla morte del testatore sul giornale "Lavoratore" si poteva leggere:

 

"Pare che il desiderio del defunto Onorevole Parlapiano di impiantare un Ospedale a Ribera vada realizzandosi. Il giorno 14 dicembre, infatti, fu firmato l'atto di donazione d'un fondo del valore di 250.000 lire, destinato a questo scopo altamente umanitario."

 

Carmelo Parlapiano inizierà la costruzione dell'ospedale; ma quando il 29 settembre 1907 muore, è ancora incompleta. Poiché i due fratelli, Antonio e Carmelo, erano celibi, lasciarono erede universale dei loro beni il figlio della loro sorella Beatrice, Antonio Velia, il quale, aggiunse al cognome paterno quello degli zii, divenendo Antonio Parlapiano Velia. A lui passò il compito testamentario della costruzione dell'ospedale, che, tuttavia, potè essere aperto solo nell'inverno del 1917, sia per la lentezza dei lavori che per delle questioni sorte tra la famiglia Parlapiano Vella e l'amministratore comunale.

 

Determinante fu l'azione dell'arciprete Licata, che era stato nominato membro del Consiglio di amministrazione e aveva redatto il regolamento interno. Egli il 4 dicembre 1917 aveva comunicato alla madre superiore generale delle Serve dei Poveri che in ospedale le cose più urgenti erano pronte (letti, locali, acqua, cucina, viveri, ecc.); mancavano solo medicinali per la disinfezione e sperava che li portasse da Palermo.

Il 6 dicembre la madre superiora, arrivata a Ribera, fu ospitata nel nuovo ospedale che doveva aprirsi il giorno dell'Immacolata. Il fabbricato era un po' disagiato, anche perché disabitato e vi avevano preso stanza i topi. Infatti, l'indomani le scarpe delle suore furono ritrovate tutte rosicchiate. Così l'inaugurazione venne annullata. Il 14 dicembre 1917 l'arciprete Nicolò Licata scrisse una lettera alla Madre Superiora, ringraziandola dell'aiuto che aveva dato. Nel periodo di Natale 1917, finalmente, l'ospedale, dopo dodici anni viene aperto e tutti gli ammalati di Ribera, che sono accolti e assistiti, dopo aver aspettato molto tempo.

 

Nel 1990 il vecchio ospedale "F.lli Parlapiano" viene chiuso e per più di un decennio rimane aperta soltanto un'area, occupata dall"A.U.S.L..

Nel 2002 cominciano i lavori di ristrutturazione dell'intero edificio che ospiterà l'Istituto Professionale "C. Vetrano",

attualmente ubicato in Via Verga nei locali dei Padri Vocazionisti.

 

Nella zona nuova di Ribera, e precisamente a sud-est lungo la Circonvallazione, viene aperto nel 1990 un nuovo ospedale, intitolato pure ai F.lli Parlapiano,

con vari reparti sufficientemente attrezzati. La presenza di questo ospedale nel nostro paese è molto impor­tante in quanto ne usufruiscono anche le zone limitrofe.

 

L'orfanotrofio "S. Giuseppe" - II cuore dei Riberesi

II comitato esecutivo per la costruzione dell'Orfanotrofio, volendo informare l'opinione pubblica

di quanto si voleva fare, lanciò un appello firmato dalle orfanelle che tra le altre cose diceva così:

 

Bella signora che leggi ! Tu che sei una dolce mamma,

sii la mamma di coloro che non hanno la mamma.

Dacci anche tu una carezza , un materno sorriso,

una parola buona, il tuo valido aiuto: fateci la casa;

al mantenimento provvederemo col nostro lavoro.

Dio ve ne renderà merito. Grazie.

Le orfanelle.

 

Ogni riberese contribuisce con la sua pietra (Offerta). Si inizia a spianare il terreno. Il 7 ottobre 1945: la prima pietra per l'Orfanotrofio. Il 10 ottobre 1948 la prima tappa è raggiunta: il primo lotto dell'Orfanotrofio è già completo e attende le orfanelle che finalmente lasceranno i locali dell'Ospedale e occuperanno questa che è la loro casa, quella che i cittadini e i riberesi d'America hanno voluto e dalla quale nessuno potrà mai sfrattarle. Ma c'è bisogno di una casa ancora più grande. Il 3 agosto 1950 si riparte. Nell'ottobre 1952 è raggiunta la seconda tappa.

 

E il professor Giuseppe Grado così scriveva in poesia:

'Nni lu postu beddu e ariusu, 

'nfacci a lu mari di la Verdura,

a lu straluni 'mmezzu 'na sciurera

nascì l'Orfanotrofìu di Ribera.

 

 

La Via Nuova, posta tra Villa Matinella

e il vecchio ospedale F.lli Parlapiano.

 

L'incrocio tra la Via G.Verga e il Corso F. Crispi.

A destra si nota la Villa Matinella.

 

L'orfanotrofio di San Giuseppe, finalmente completato, fu inaugurato il 15 settembre del 1957 alla presenza di numerose autorità tra cui il vescovo di Agrigento, alcuni riberesi venuti dagli Stati Uniti per l'occasione e tutta la cittadinanza. Venne aperta contemporaneamente la Chiesa di San Giuseppe, annessa all'orfanotrofio in corso Regina Margherita. Oggi l'orfanotrofio, ristrutturato diverse volte, rappresenta ancora il cuore dei Riberesi e le suore dell'Ordine del Boccone del Povero offrono accoglienza a tutti quelli che ne hanno bisogno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Campo Sportivo "Nino Novara"

 

 

 

II Campo Sportivo di Ribera, nato come campo di gioco amatoriale,

si è via via ampliato e attrezzato secondo canoni e regole professionali.

E' divenuto un vero e proprio Campo Sportivo dove si svolgono

dei campionati a livello regionale.

Il Campo Sportivo, sito nel quartiere "Villa Isabella",

è stato intitolato a " Nino Novara" in ricordo

di quel giocatore, bravissimo portiere, venuto a mancare

a soli 26 anni verso la fine degli anni 70.

***

(Notizie tratte dal volume "Ribera ieri e oggi" curato dall'istituto comprensivo "Vincenzo Navarro" di Ribera, durante l'anno scolastico 2006/2007 ,

 da libri storici su Ribera, e documenti vari, ampliati, adattati e corredati di immagini fotografiche da Giuseppe Nicola Ciliberto)

___________________________________________________________________________________________________________ 

La piantina topografica è stata realizzata dal Geom Giuseppe Nicola Ciliberto

 

HOME PAGE