RIBERA

 

IL QUARTIERE DEL CENTRO STORICO

 

A cura di Giuseppe Nicola Ciliberto

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  Il quartiere del centro storico, insieme con il quartiere Sant'Antonino, rappresenta il nucleo primitivo della cittadina di Ribera.

 

Si estende intorno alle vie principali: Corso Umberto 1°, Via Ruggero Normanno e Guglielmo Marconi, Corso Regina Margherita, Corso Francesco Crispi, Via Imbornone e Giovanni Verga.

 

Le chiese presenti nel Centro sono: Chiesa Madre, Chiesa del Rosario, Chiesa di San Pellegrino, Chiesa di San Giovanni Bosco. Fa parte del quartiere la zona antistante al vecchio ed ormai chiuso Ospedale " F.lli Parlapiano" e del Campo sportivo.

 

Lungo il Corso Umberto si trova il Palazzo municipale e su piazza Duomo si affaccia la Biblioteca Comunale "Antonio Gramsci".

Tutte le vie del Centro sono diritte: alcune ampie ed alberate, lungo le quali sorgono negozi ed esercizi commerciali.

 

Le vie, in gran parte, portano nomi di personaggi famosi nel campo della storia, della letteratura, della scienza, della musica, ecc..

 

Una parte del quartiere è dedicata a compositori famosi. Ricordiamo: Verdi, Mascagni, Puccini, Cilea, Donizetti, Cimarosa, Bellini, Rossini e Respighi. Un'altra parte è dedicata alle regioni italiane: Sicilia, Campania, Lucania, Umbria, Lazio, Calabria, Aosta, Emilia Romagna, Marche Lombardia, Friuli, Molise.  Ci sono inoltre due Viali: Delle Alpi e degli Appennini. Le vie che incrociano il corso Francesco Crispi e che si trovano tra quest'ultimo e via Re Federico sono: via Oliveto, Bonifacio, Licatese, Orlando, Manzone, Fortuna, Rosa, Candela, Gorgo, Quartararo, Territo, Palma, Agliata, Bonafede, Verga e Taranto.

 

 

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IL Consiglio Comunale, la Giunta Municipale e il Sindaco di Ribera hanno la loro sede e i loro uffici nei locali dell'edificio

sito in Corso Umberto, la via principale del paese.

La sede dove si svolgono le riunioni del Consiglio Comunale, è costituita da un grande locale nel quale sono predisposti due file di banchi in legno per ogni lato dove siedono i consiglieri .Al piano superiore è allocata una sala per le riunioni della Giunta.

Accanto ad essa vi è l'ufficio del Sindaco, arredato con pregevoli mobili d'epoca e comode poltrone. Nello stesso edificio, sede del Municipio si trovano: l'Ufficio Protocollo, l'Ufficio del Personale, la Segreteria, l'Ufficio di Gabinetto del Sindaco e la grande Sala dei Convegni o delle Adunanze.

 

In altri edifici posti più o meno vicino la sede municipale sono dislocati altri importantissimi Uffici quali ad esempio: l'Anagrafe, l'Ufficio Tecnico, l'Ufficio Tributi, la Biblioteca Comunale, la Nettezza Urbana e l'Autoparco, la Polizia Municipale. Tale dislocazione è molto positiva in quanto contribuisce a decongestionare il traffico che si avrebbe, se tutti gli Uffici fossero allocati tutti in un unico edificio.

 

Il Palazzo Comunale ha uno stile cinquecentesco ed è in sintonia con quello della Chiesa Madre, schematico ed essenziale.

Presenta diverse aperture che al piano superiore sono sormontate da timpani ed archi ribassati. I lavori per la costruzione del palazzo iniziarono nel 1897 su progetto dell'ingegnere Antonino Picene e durarono fino al 1925, quando fu consegnato alla cittadinanza. Consisteva nella metà dell'attuale edificio che fu ampliato successivamente. Negli anni '50 ospitò nel pianterreno la Scuola Media "Vincenzo Navarro".

 

 

 

Nei primi anni del 1900,

quando era ancora costruito a metà.

 

Il Corso Umberto I in una foto degli anni '60

Il Cortile Genova

 

 

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II Municipio di Ribera

(cliccare sotto)

 

La Sezione speciale dedicata al Municipio (PALAZZO COMUNALE)

 

 

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Biblioteca Comunale

La biblioteca comunale di Ribera, intitolata ad Antonio Granisci, un noto politico di sinistra, è ubicata all'angolo di piazza. Duomo in via Don Minzoni. Nel complesso vi ope­rano circa dieci persone, che si alternano durante l'arco della giornata; vi è anche l'ufficio della "Pubblica Istruzione".

 

Nel periodo invernale la biblioteca è aperta, da lunedì a venerdì, dalle ore 8:00 alle ore 20:00.   I servizi che offre sono pienamente rivolti a soddisfare ogni esigenza di carattere culturale degli utenti. Il patrimonio della biblioteca ammonta a circa 11.000 volumi, catalogati con il metodo internazionale "Dewey."

 

Possiede testi di genere letterario, artistico, scientifico, storico, filosofico, narrativo e dei volumi riguardanti la storia della Sicilia.

Per la consultazione dei testi o per il servizio del prestito basta chiedere al personale l'argomento che si ricerca, il tema e ulteriori informazioni;

per chi è impossibilitato a muoversi esiste un servizio di prestito libri a domicilio.

 

Nella biblioteca ci sono terminali abilitati all'uso di internet, per permettere all'utenza di navigare gratis, però non ha un proprio sito web. E' dotata anche del "registro apposito" dove gli utenti possono scrivere il titolo e l'autore di un libro che, non essendo stato reperito in biblioteca, può essere richiesto in prestito ad un'altra biblioteca.

 

La biblioteca promuove iniziative culturali attraverso la presentazione di libri e attivi­tà in collaborazione con le istituzioni scolastiche. E' abbonata ad alcuni quotidiani, settimanali, quindicinali e mensili come "Giornale di Sicilia", "La Sicilia", "La Repubblica", "Kalos", "Sikania", "National Geografie", "L' Espresso", "Panorama" e "Momenti". Non è dotata di vere e proprie sale di lettura appartate, ma si è cercato di rimediare a questo problema, sistemando gli scaffali in modo da creare spazi per la consultazione.

 

La Chiesa Madre

Alcune immagini del campanile progettato dall'Ingegnere e Architetto Francesco Valenti da Palermo

e scolpito da Raimondo Lentini.

 

 

L'inizio della sua costruzione della Chiesa Madre (detta anche il Duomo) risale al marzo 1751 per iniziativa del sacerdote Don Paolo Bartolotta e dell'arciprete Stefano Bona. Tale data pare sia stata incisa su un concio dell'architrave del portone d'ingresso. I lavori, avviati con il contributo economico e manuale del popolo riberese, poterono continuare grazie alla cospicua somma di 60 onze lasciata dal Viceré Eustachio, Duca di Viefuille; inoltre, ogni anno, l'amministratore generale del Duca di Bivona dava ordine al tesoriere comunale di erogare del denaro sugli avanzi dei conti del Comune. Nel 1760, la chiesa, completa nella sua struttura, ma non rifinita, venne inaugurata, poiché la vecchia Chiesa Madre, Maria SS. del Rosario, sita nella stessa piazza Duomo, minacciava di cedere. Solo negli anni successivi venne rifinita internamente con stucchi e quadri, mentre la prima pavimentazione venne eseguita nel 1777, con mattoni stagnati di Burgio.

Agli inizi del '900 riprendevano i lavori di abbellimento del tempio: pavimentazione in lastre di marmo, donazione del cav. Carmelo Parlapiano e prospetto realizzato su progetto dell'architetto Francesco Valenti, per interessamento di Monsignore Nicolo Licata. La facciata, assieme al campanile, è opera di maestranze locali, di esperti muratori come Giuseppe e Onofrio Abisso e dei figli di quest'ultimo, Carmelo e Gioacchino che curarono tutti gli intagli del prospetto e vi lavorarono per anni. Il 25 aprile del 1915 la chiesa, con il suo prospetto di stile cinquecentesco, venne inaugurata alla presenza del Vescovo Mons. Lagumina e con celebrazione dell'arciprete Chiaramonte. Il 13 maggio 1926 venne inaugurato anche il nuovo campanile, eseguito magistralmente da Raimondo Lentini nativo di Favara e dal riberese Benedetto Trapani.

La chiesa, che si eleva su un basamento al quale si accede attraverso alcuni scalini racchiusi tra due muretti in "bugnato", è costruita in scapoli di pietra. La facciata riflette lo stile cinquecentesco: le sene, cornicioni e timpani, in tufo di colore giallo ocra, sono linea­ri e schematici e le porte d'accesso sono due: una per ogni navata. L'ingresso principale è sormontato da un timpano, mentre due grandi finestre si trovano sulle porte laterali. Ai lati del timpano vi sono due formelle in altorilievo che rappresentano San Pietro e San Paolo.

 

Il campanile si sviluppa a base quadrangolare con quattro aperture sormontate da altret­tanti timpani e termina con una piramide a forma di guglia, la cui copertura è in piastrelle di colore giallo-verde.

La chiesa, a tre navate e a pianta croce latina, ha subito gravi danni durante il terremoto del gennaio del 1968; poi la volta è crollata l'anno successivo il 29 dicembre, alle ore 11.45. Finalmente, dopo anni di abbandono, hanno preso avvio i restauri della chiesa che è stata consegnata ai riberesi nel dicembre del 1999.

 

Il crollo della volta nella Chiesa Madre

(Notizie tratte dal volume “CHIESE DI RIBERA – dal XVIII al XIX secolo” di Raimondo Lentini.

 

Dopo 218 anni, 9 mesi e 28 giorni dall'inizio della costruzione e 209 anni, 8 mesi e 23 giorni dall'inaugurazione, la terza chiesa madre di Ribera crollò, non solo a causa del terremoto come molti pensano, ma soprattutto per mancanza di una adeguata cura nella manutenzione dell'edificio.

Riportiamo qui la cronaca di quei giorni tratta dal citato opuscolo di Vincenzo Cardillo, da pagina 19 a pagina 24,

in cui l'autore esorta il popolo e le amministrazioni ad intervenire per un immediato restauro:

«Ma una notte, la triste e lunga notte del 14-15 gennaio 1968, mentre la terra tremava fortemente nella valle del Belice,

ormai triste­mente famosa, Ribera tutta sinistramente sussultò sotto la spinta sismica di una forza fino allora mai sperimentata, tra i fragorosi e agghiaccianti boati.

 

«La Chiesa Madre anch'essa tremò e sussultò, subendo, forse, i maggiori danni, quasi per salvare, come una buona madre, tutto il paese, tutti i suoi figli ignari e immersi in un sonno profondo. Dopo pochi giorni, ecco in pieno giorno, verso le ore 11 del 25 gennaio, un'altra scossa violentissima fece ancor più fortemente tremare ogni cosa, sconvolgendo tutto il paese, in preda a un panico terribile, che si tramutò in un pericoloso fuggi fuggi generale in cerca di salvezza.

 

La Chiesa Madre dopo il crollo della volta

 

«La Chiesa Madre subì ulteriori danni, rimanendo, però, impavida, all'impiedi, quasi per poter meglio vegliare e custodire il paese, vuoto e privo di vita. I Riberesi, cessato il pericolo, ritornarono, aprendo le loro case, ma la grande porta centrale della Chiesa Madre d'allora più non si riaprì.

«Solamente, dopo oltre un anno, quasi timidamente, fu aperta una porta laterale, consentendo il ripristino di-tutte le sacre funzioni, in parte interrotte nell'immediato periodo dopo il terremoto, allorché le Messe venivano celebrate nell'oratorio delle Suore Francescane prima e in quello del "Bambino" dopo.

«Intanto, proprio durante le feste natalizie, precisamente il 29 dicembre 1969 alle ore 11,45 le continue ed insistenti piogge determinarono la caduta della volta centrale e di quella laterale del «cornu epistolae».

 

         La Chiesa Madre durante le fasi di restauro e ricostruzione

 

«Miracolosamente nessuno si trovava in chiesa in quel momento. Un diffuso senso di dolore e di sgomento si propagò subito per tutto il paese, quasi incredulo di tanto terrificante crollo, giunto quasi inatteso anche se da tempo paventato.

«Quello che più impressionò l'opinione pubblica fu un fatto, apparentemente semplice, ma molto profondo nel suo significato di fede, precisamente dei lumini, che mano pietosa aveva acceso, malgrado lo sconvolgente boato e tonfo causato dal crollo, continuarono a risplendere vividamente innanzi al tabernacolo con Gesù Eucaristico, su cui, in alto, spiccava un artistico presepe, ed altresì rimasero indenni tutte le sacre immagini troneggianti sugli altari.

«Ora il Tempio offre uno spettacolo triste e squallido. Le sue porte serrate, un silenzio, quasi pauroso e agghiacciante, avvolge il sacro edificio, non più echeggiante di preci e canti; l'ampio piazzale antistante recintato, mentre i fedeli guardano da lontano, si segnano, recitano delle preghiere, preoccupati del crollo totale della bella chiesa.

«Se per un misterioso prodigio i nostri avi scendessero dai loro avelli scoperchiati, quale immenso dolore non proverebbero vedendo ridotta in così mal modo, diruta e in macerie, la chiesa che essi con grandissimi sacrifici e amore seppero edificare a maggior gloria di Dio e della Madonna del Rosario?

 

«Se i nostri antenati, spinti dalla loro fede incrollabile e tetragona, furono capaci di erigere la grande e maestosa Chiesa Madre e il suo bel campanile, i nipoti, indubbiamente molto più doviziosi, non possiamo assolutamente far proprio nulla perché il maggior Tempio di Ribera venga restaurato, rispettando e conservando le sue linee architettoniche ? » Il Cardillo ci da una descrizione accurata degli avvenimenti accaduti dopo il terremoto, ma nessun accenno fa sulle condizioni della chiesa negli anni immediatamente precedenti e successivi.

Nell'Archivio Parrocchiale abbiamo trovato una perizia giurata del 25 dicembre 1965 eseguita, dietro incarico dell'arciprete Birritteri, dall'ingegner Vincenzo Spinelli per constatare lo stato del tetto. In tale relazione così egli lo descrive:

«Nella visita ho potuto rilevare i gravi difetti che mettono in serio pericolo la stabilità del tetto stesso e conseguentemente della sottostante volta, che già in diversi tratti presenta lesioni di una certa entità. La attrezzatura di sostegno della navata centrale è costituita dalla cosiddetta orditura alla lombarda, con capriate, terzere e correntini in legname e la cannicciata sorreggente le tegole curve. La cannicciata in massima parte è disfatta dal tempo: tutto il legname costituente le capriate, le terzere e i correntini hanno subito l'attacco molto vasto delle tarme; qualche capriata ha i puntoni fortemente lesionati; le capriate sono in parte del tipo semplice senza monaco e le altre del tipo palladiane con monaco e contraffissi; mancano in tutte le capriate le staffe tra il monaco, i puntoni e la catena; i collegamenti sono fatti irrazionalmente e il monaco è appoggiato sulla catena, in modo che è sollecitata quest'ultima anche a flessione; la catena, a sua volta, appoggiata sulla volta, trasmette a questa il carico del tetto su essa gravante. Le prime due capriate più vicine alla facciata della chiesa hanno subito un moto di rotazione attorno alla catena e si trovano con una inclinazione notevole rispetto alla verticale, provocando il dissesto del tetto e la conseguente infiltrazione di acqua pluviale sulla volta e sui muri».

Veniamo così a conoscenza delle gravi condizioni in cui versava la chiesa madre già tre anni prima del terremoto. L'ingegnere nella stessa relazione ritiene opportuno intervenire urgentemente e propone:

«Si ritiene pertanto necessario ed urgente la sostituzione di n. 4 capriate in legno deteriorate con altrettante capriate in ferro di tipo inglese e la riparazione delle attrezzature con la sostituzione del legname deterio­rato che si valuta in 1/3 del totale; si prevede inoltre la rimozione delle tegole in argilla cotta e la loro sostituzione con la copertura in lastre ondulate di eternit, che riduce notevolmente il carico sulle capriate e quindi sulla volta, come dal seguente computo metrico estimativo per un importo totale di £. 5.056.548».

 

L'interno della Chiesa madre dopo i lavori.

 

La soluzione proposta dall'ingegnere Spinelli non venne tenuta in alcuna considerazione dalla civica amministrazione e così il tetto fu riparato in economia senza l'assistenza di un professionista e da operai non specializzati.

Per quanto concerne gli avvenimenti successivi al terremoto, possiamo affermare che i primi interventi non furono idonei a salvaguar­dare l'edificio dalle intemperie: facendo intervenire grossi mezzi meccanici per togliere il materiale caduto dal tetto, venne anche rovinato completamente il pavimento.

Un altro errore fu quello di erigere, con notevole spesa, enormi muri negli archi rimasti: intervento inutile, poiché si potevano demolire tutte le parti pericolanti del tetto e, con uno stanziamento relativamente modesto, coprirlo provvisoriamente con materiali leggeri, evitando così, come è avvenuto, la rovina degli stucchi, degli altari e di quanto altro di artistico conteneva la chiesa.

Un altro grave errore si aggiunse ai precedenti e fu quello di non procedere subito alla ristrutturazione e al restauro, ma di volere costruire una nuova chiesa demolendo quella antica.

Fu redatto il progetto e si tentò di farlo approvare richiedendo lo stanziamento all'Assessorato regionale compentente del denaro necessario. Ciò fece sì che si allungassero i tempi di intervento, tanto che il denaro stanziato non fu più sufficiente allo scopo.

In una lettera del 25 ottobre 1974,  1'allora arciprete Mons. Vincenzo Birritteri, scrisse indignato alla redazione del giornale "La Sicilia" per un articolo diffamante l'operato delle autorità ecclesiastiche del luogo.

 

Così si espresse: «CHIESA MADRE: Spesa prevista e stanziata non 160 milioni, bensì 360. Il sottoscritto non solo non "ha perso le tracce" del progetto, ma lo ha accompagnato passo passo nel suo iter, attraverso i lenti ingranaggi della nostra burocrazia.

Il 20 giugno 1974 è stata indetta la gara di appalto; invitate 31 ditte, nessuna lo ha accettato, per l'aumento dei prezzi.

Tutto ciò il vostro corrispondente non lo sapeva.

 

Se fosse venuto, gli avrei anche spiegato che l'attuale progetto della chiesa è stato redatto ad una sola navata; non c'è stata alcuna riduzione di navate "per ricavarne ambienti per il clero"; sono stati bensì previsti degli spazi per aiuole ed alberi per dare respiro e decoro alla piazza, nonché degli ambienti, non per il clero,  (salvo l'abitazione del parroco), ma per il servizio parrocchiale, catechistico, associativo, ecc.».

 

Dopo più di dieci anni da quella, lettera si riprese il discorso sul restauro della chiesa madre ed il progetto, che in un primo momento era stato redatto dall'ingegnere Clementi, fu rifatto dall'ingegnere Antonino Cucuzzella di Ribera e dall'architetto Giacomo Badami di Palermo ed i relativi lavori saranno iniziati al più presto essendo stato dato già l'appalto.

 

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La Chiesa della Madonna del Rosario

 

 

Sul corso principale di Ribera si trova la chiesa della Madonna del Rosario, la cui facciata presenta disegni architettonici e stili diversi.

Essa è stata costruita nei primi anni del 700 ad opera della confraternita del S. S. Rosario.

Accanto alla chiesa, nel 1750 circa, fu costruito un oratorio presso cui venivano inviate le salme dei confratelli. L'altare era dedicato a Maria S. S. del Rosario.

Dopo essere stata, per un lungo periodo, chiusa al culto, è stata riaperta nel 1975, dopo l'esecuzione di alcuni lavori di restauro. Infatti, ne è stato ricostruito il pavimento di marmo ed è stata, dal pittore Pietro D'Alessandro, riberese, affrescata con scene tratte dalla vita della Madonna e degli Evangelisti.

 

La Chiesa del Rosario posta tra il Corso principale

di Ribera  Umberto I e la Via Libertà che porta al Piazza

Sant'Antonino, il primo quartiere sorto nel 1636.

 

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La Chiesa di San Pellegrino

 

La chiesa di S. Pellegrino è una delle più antiche di Ribera.

Secondo alcuni storici essa venne edificata intorno al 1667-69

quando già la venerazione del santo, adorato dai caltabellottesi,

si era già affermata diffusamente.

Grazie ai contributi di Giuseppe Pasciuta, antenato degli attuali Pasciuta,

la chiesa cominciò ad essere edificata.

Molti fedeli offrirono il loro contributo e i lavori continuarono in grande economia,

protraendosi nel tempo.

Ci vollero 12 anni per completare i lavori della chiesa che cominciò a funzionare il 3 aprile 1722.

Le campane erano quasi cer­tamente due, una delle quali venne rifusa nel 1940 perché lesionata.

Nel 1734 la chiesa presentava due altari, oltre il maggiore, dedicati uno a S. Michele e l'altro alla Madonna

dell'Odigitrio o Madonna del Buon cammino.

A questi due se ne aggiunse un altro dedicato alla Madonna delle Grazie. La chiesa era piuttosto povera e possedeva arredi di pochissimo valore. Da qualche anno è stata restaurata grazie al contributo dei parrocchiani e all'impegno di padre Territo.

 

 

 

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UNA ANTICA CARTOLINA DEGLI ANNI '50 - Ribera, CORSO UMBERTO I°

 

 

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(Notizie tratte dal volume "Ribera ieri e oggi" curato dall'istituto comprensivo "Vincenzo Navarro" di Ribera, durante l'anno scolastico 2006/2007 ,

 da libri storici su Ribera, e documenti vari, ampliati, adattati e corredati di immagini fotografiche da Giuseppe Nicola Ciliberto)

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La piantina topografica è stata realizzata dal Geom. Giuseppe Nicola Ciliberto

 

 

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