PRETI, ARCIPRETI E CHIESE DI RIBERA

 

 

La nostra Ribera, dal principio del suo sorgimento, fino a tutt'oggi, conta i seguenti parroci :

Il primo fu Vincenzo Scarpinati di Caltabellotta (da Villafranca - N.d.R.), della cui casa, ch'è presso la madre Chiesa, esiste tutt'ora il primo piano ridotto a casa comunale, la quale a seconda il miglioramento progressivo della civiltà moderna, vastità del comune, ed aumento della popolazione mostra tutt'ora l'originale grettezza.

Confidiamo che gli amministratori del comune, avendo avuto l'ammirevole idea di ridurre le strade con quella sistemazione e pulitezza, che ne forma l'ammirazione del forestiero, per come sono ora già fatte, vorrà senz'altro occuparsi al miglioramento anco della stessa casa comunale. E questo desiderio lo ritenghiamo sicuro, che di già la Torre dell'orologio è stata innalzata, sostituendosi una macchina moderna a tre. quadranti di cristallo smerigliato, che additano le ore nell'oscurità della notte. Il piano inferiore, ch'era stato un tempo censito al signor Carlo Salerno, fu oggi dagli amministratori del comune, con poca avvedutezza, tuttocché curare d'ingrandirne il corpo, ne hanno fatta vendita al signor Gennaro Vitigliano, ed ora ne deplorano l'incauto successo, doppocché volendosi migliorare la casa comunale, devesi ricorrere ad atti d'espropria forzata con maggiore interesse dell'azienda comunale, ove non riuscisse una convenevole contrattazione. Ma cosa fatta capo ha! Impertanto ci lusinghiamo, a che la casa comunale sia ridotta a quella decenza, che i tempi civili impongono. Allo Scarpinati successe Stefano Boria da Ribera, il quale educato ai buoni studi, visse da aio qualche tempo in Palermo.

 

Il terzo Arciprete fu Santo Samaritano da Sciacca, il quale fu principe di teologia, e collegiale in Girgenti, e valeasi quivi canonico di sapienza, e lettere in quel famoso collegio. Egli giovanotto, per troppo studio, perigliò della vita, eppure dalle teologiche elucubrazioni non cessava, facendosi leggere i libri dal celebre suo condiscepolo Francesco Salvato da Sambuca Zabut. Riavuta perfetta salute a 26 anni dell'età sua, nel 1778, fu Arciprete di Ribera fino al

1826.

A questo vi successe Pier Antonio Napoli da Ribera (questo non è stato arciprete, ma solo economo durante la sede vacante - N.d.R.). Fu d'immenso genio, e per divini studi, valente oratore sacro.

Dopo la di costui morte creavasi Filippo Santangelo pure da Ribera, assai dabbene dapprima, e poscia alienato di mente, e morì nell'insigne, e celeberrimo palermitano ospizio de matti.

Nel 1848 lo successe il professore teologo Nicolo Maniscalco da Burgio, il quale molto alla Madrice Chiesa, ed al popolo è stato di giovamento con la sua dolcissima filantropia.

In oggi Ribera si ha - come abbiamo di sopra accennato - l'egregio Arciprete Michele Vaccaro, delle di cui doti ne abbiamo parlato nel precedente capitolo. ;

Egli nacque in Ribera nel 1825, gli auguriamo salute e lunga vita.

 

Oltre alla succennata chiesa di Sant'Antonio di Padova, Ribera si ha altre cinque chiese.

Cappellani Curati e Arcipreti di Ribera dalle origini fino ad oggi

 

Vincenzo Mussuto - Cappellano curato dal   1635  al   1644.  Nato  probabilmente a Caltabellotta; questi si interessò personalmente alla costruzione sia della prima chiesa, che di  Ribera stessa, fu in pratica il primo prete che vide nascere il nostro paese. Nominato arciprete di Calamonaci e poi di Aragona lasciò il posto a Calogero Rizzuto che era il cappellano sacramentale. Morto probabilmente intorno al 1660.

 

Calogero Rizzuto - Cappellano curato dal 1644 al 1658. Nato probabilmente a Caltabellotta nel 1603 successe al Mussuto. Molto si prodigava per i bisogni del nuovo centro abitato tanto che mentre si trova a Sciacca, per motivi di salute, essendosi aggravata la malattia, fa testamento il 31 luglio 1658 e nomina erede universale l'erigenda "Casa delle orfane". Tale istituzione è rimasta fino al'800. Il Rizzuto muore in Sciacca nel quartiere di S. Michele il 4 agosto 1658 all'età di 55 anni e viene seppellito nella chiesa di S. Francesco d'Assisi fuori le mura.

 

Pietro Nicolosi - Cappellano curato dal 1658 al 1670. Era nativo di Caltabellotta. Detta il suo testamento il 28 febbraio 1669 al notaio Antonio Augello.da Caltabellotta. Dispone che il suo cadavere sia sepolto nella Chiesa Madre di Ribera e nomina eredi universali la sorella Giovanna vedova di Francesco Abruzzo e la nipote, di lei figlia, Rosalia Abruzzo. Muore qualche giorno prima del 30 aprile 1670 data in cui viene redatto dallo stesso notaio l'inventario ereditario. Sotto la sua curazia viene fatta la prima Sacra visita ufficiale a Ribera (1669).

Baldassare Lo Jacono-Cappellano curato dal 1670 al 1682. Originario di Siculianaeivi nato il 1° febbraio 1621 da Pellegrino e Margherita. Sotto la sua curazia viene inaugurata la seconda chiesa madre di Ribera intitolata alla Madonna del SS.mo Rosario ed in sott'ordine a San Nicola e viene fatta la seconda Sacra visita nel 1678.

 

Accursio Aucello - Cappellano curato dal 1682 al 1689. Cappellano sacramentale dal 1673 al 1682. Vicario foraneo dal 1689 al 1692. Nato a Caltabellotta nel 1620, succeduto al Lo Jacono nel 1682, nel 1689, quando venne istituita l'Arcipretura di Ribera, consegna la Chiesa a don Vincenzo Scarpinato di Villafranca primo Arciprete di Ribera. L'Aucello rimase, comunque, Vicario foraneo fino alla morte avvenuta il 10 maggio 1692.

 

Vincenzo Scarpinato - Arciprete dal 1689 al 1731. Nato a Villafranca il 23 gennaio 1659 da Pellegrino e Agata Scarpinato. Fa costruire un palazzo sull'area dell'attuale Municipio che, alla morte, lascia alla cappella del SS. Crocifisso della chiesa madre. Rimane in carica fino alla morte avvenuta il 10 aprile del 1731 e viene sepolto nella seconda Chiesa Madre.

 

Stefano Bona - Arciprete dal giugno 1731 al 1779. Nato a Ribera il 14 aprile 1701 da Francesco e Antonia Mule e battezzato il giorno seguente con il nome di Stefano Michelangelo. È il primo arciprete della terza chiesa madre di Ribera, dottore in Sacra Teologia ed in Medicina ed è ordinato sacerdote nel 1724. Delle opere da lui fatte abbiamo abbondantemente parlato nel secondo volume delle «Chiese di Ribera». Uomo molto colto tanto che nell'inventario dei suoi beni, stilato dopo la sua morte, risulta che è in possesso di un notevole numero di libri ed anche di manoscritti. Muore il 14 febbraio 1779 e viene seppellito nella cappella di S. Gioacchino che egli stesso aveva fatto costruire nella terza chiesa madre.

 

Santo Samaritano - Arciprete dal giugno 1779 al 1827. Nato il 12 ottobre 1752 a Sciacca da don Vincenzo e donna Rosa Friscia e battezzato con i nomi di Santo Giuseppe Ignazio il giorno successivo nella parrocchia di S.Vito. Dottore in Sacra Teologia, e, come dice il Navarro "fu principe di teologia e collegiale ad Agrigento". Da giovane, per il troppo studio, si ammalò, purtuttavia non cessò di studiare, facendosi leggere i libri dal suo condiscepolo Francesco Salvato da Sambuca. Dopo la guarigione, diviene, a 26 anni, arciprete di Ribera. Muore il 30 ottobre 1827 e viene sepolto nella chiesa madre, ma già dal 27 aprile era stato nominato economo il sacerdote Pietro Antonio Napoli segno che il Samaritano non era in buone condizioni di salute.

 

Filippo Santangelo - Arciprete dal 1829 al 1848. Nato a Ribera il 4 novembre 1795 da Benedetto e Carmela Indelicato, borgesi, e battezzato il giorno dopo dal sacerdote Fra' Giuseppe Truncali dell'Ordine Eremitico di S. Agostino del Convento di Caltabellotta. Avviato agli studi sacerdotali, viene ordinato nel 1818. Nominato arciprete di Ribera nel 1829, dopo un anno di sede vacante, il Santangelo esce di senno nel 1839 e viene ricoverato a Palermo, presso l'ospizio dei matti dove muore nel 1848.

 

Nicolo Maniscalco - Arciprete dal 1848 al 1854. Al Santangelo subentra, in quello stesso anno (il primo battesimo lo amministra il 10 settembre), don Nicolo Maniscalco di Burgio"il quale - riferisce il Navarro - molto alla matrice chiesa ed al popolo è stato di giovamento con la sua dolcissima filantropia, egli reggeva l'arcipretura fino al 1854". Era nato a Burgio il 28 ottobre 1801 da Vito Maniscalco e Calogera Gagliano. Lo ritroviamo a Ribera nel 1837 per amministrare un battesimo. Le notizie delle cariche che ha ricoperto ci pervengono dall'atto di morte (Chiesa Madre di Burgio, voi. 14, carta 184) dove si legge: Die 11 Januarij 1874. Sacerdos D. Nicolaus Maniscalco, filius quondam Viti, et quondam Calogerae Gagliano, ex Archipraesbyter communitatis Riberae, Pro-Vicarius huius communitatis Burgii, Concionator indefessus, et ielant, omnibus sacramento munitus, obiit aetat: annorum 72, mensium 2, et dierum 14, cuius corpus jacent in Ecclesia PP. Cappuccinorum. Quindi il Maniscalco ritornò a Burgio per ricoprire la carica di Vicario ed è stato un ottimo oratore.

 

Michele Vaccaro - Arciprete dal 1855 al 1907. Nato il 29 Agosto 1825 da Francesco e da Rosalia Gagliano, originari di Burgio. Ordinato sacerdote nel 1848 lo troviamo in questo stesso anno che amministra i sacramenti a Ribera e si firma così: Sacrae Theologiae Professar, ac Collegialis Collegi SS. Augustini, et Thomae. Riveste la carica di Economo durante le assenze dell'arciprete Maniscalco. Nel 1852 dopo la morte Antonino Montalbano viene nominato vicario foraneo. Nel 1860, quando Garibaldi entra a Palermo e nei vari comuni, venivano istituiti i Comitati Provvisori, egli, a Ribera, ne è il vice Presidente, mentre Presidente è Carmelo Parlapiano. Regge l'arcipretura per ben 48 anni; poi, nel 1903, si ammala di mente ed il 16-18 novembre 1905, su istanza dei sigg. Vincenzo Attardi e Ignazio Matinella, viene dichiarato interdetto dal tribunale di Sciacca. L'amministrazione dei suoi beni viene affidata al sig. Michele Matinella. Il Vaccaro muore a Ribera nel palazzo che egli stesso aveva fatto costruire all'inizio della sua arcipretura, sito in via Chiarenza (già via Vaccaro) al numero 75, il 2 gennaio 1907 e viene sepolto nell'attuale cimitero. Di ciò che ha fatto durante la sua arcipreture ne abbiamo abbondantemente parlato nel secondo volume di «Chiese di Ribera».

 

Nicolo Licata - Arciprete dal 1907 al 1932. Nato a Sciacca il 20 aprile 1870 da Francesco, umile marinaio, e Francesca Sanfilippo, viene ordinato sacerdote nel 1897, dopo aver compiuto il servizio militare nella Regia Marina. Nel 1901 viene eletto per la prima volta Consigliere al Comune di Sciacca e, l'anno dopo, con don Sturzo e don Sclafani, è tra i fondatori dell'Associazione dei Consiglieri Cattolici Siciliani. Nel maggio del 1907 viene nominato arciprete di Ribera, facendovi solenne ingresso il 1° settembre. In questo paese fonda la Cassa Rurale, dando vita ad alcuni periodici: "Sentinella", "II Lavoratore" (che già pubblicava a Sciacca), "La Buona Parola", ecc. Nel 1915 porta a compimento il prospetto e la decorazione interna della matrice; nel 1922 riscatta e divide 4 feudi (oltre 1.500 ettari) ai contadini di Ribera. Nel 1926 inaugura il nuovo campanile e nel '27, per suo impulso, si costituisce la Cooperativa "La Bonifica", che riscatta il feudo S. Pietro (500 ettari). Nel 1932 viene trasferito, come arciprete-ciantro, a Sciacca e, nel 1943, per motivi di salute, rinunzia all'Arcipretura. Muore il 16 maggio 1946 a Sciacca, ma, per suo espresso desiderio, viene seppellito nel cimitero di Ribera.

 

Pietro Castellino - Arciprete dal 1933 al 1946. Nato a Palma Montechiaro il 9 settembre 1900 da Ferdinando e Giuseppa Bonelli. Ordinato sacerdote il 23 luglio 1923 ed eletto arciprete il 5 luglio 1933, il 15 ottobre dello stesso anno prende possesso canonico dell'arcipretura riberese. Al suo arrivo a Ribera, rileva che, nella casa parrocchiale, sita dietro l'abside della chiesa madre, le camere per l'alloggio sono solo sufficienti per le necessità dei due cappellani e relativi parenti; così provvede ad edificare un adeguato alloggio per il Parroco, nonché i locali per ospitare il Vescovo con due accompagnatori. Provvede, inoltre, a fondare, risanando moralmente un quartiere cittadino, l'Istituto del SS.mo Redentore, affidandolo alle Suore Figlie di S. Anna, allo scopo di assicurare a Ribera un ricovero di anziani, un educandato per giovani e un asilo infantile. Ribera conta a quel tempo ancora una sola parrocchia, e cioè quella della matrice: così si interessa alla costruzione di una nuova chiesa parrocchiale intitolata a S. Teresa del Bambino Gesù. Assume l'impegno della realizzazione il sacerdote don Onofrio Verde. Un anno prima di lasciare Ribera, ritenendo che è opportuno assicurare all'asilo infantile una sede centralissima, pensa di costruire un vasto edificio a fianco della chiesa del SS. Rosario incorporandone anche un altro, che è la sede della Pretura, che il comune è disposto a cedere. Non può provvedere a dare inizio a detta costruzione, perché, resasi vacante l'Arcipretura della sua cittadina natale, nel 1946, viene assegnato a questa dal vescovo mons. Peruzzo ed ivi muore nel 1960.

 

Vincenzo Birritteri - Arciprete dal 1946 al 1988. Nato a Ribera il 3 novembre 1913 da Pellegrino e Paola Gufalo, è ordinato sacerdote il 29 giugno 1938. Rimasto nel Seminario di Agrigento come vice-Rettore fino al 1941, poi è nominato parroco di S. Giuseppe ad Agrigento. Il 1° marzo del 1946 è nominato arciprete di Ribera e, dopo l'insediamento, continua e porta a termine i lavori, iniziati dal predecessore, di trasformazione dei vecchi locali della Pretura e della sepoltura dell'ex confraternita del Rosario in istituto di educazione per l'infanzia affidato alle suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria. A lui si devono, inoltre, la creazione della chiesa parrocchiale di San Giovanni Bosco e l'attiguo orfanotrofio maschile "Filippo Bonifacio", affidati entrambi alle cure dei Padri Vocazionisti; l'acquisto del terreno in contrada Galasso, dove viene poi costruita la chiesa parrocchiale della Pietà; l'istituzione di altre chiese parrocchiali; l'acquisto e la donazione del terreno in contrada Pantano, dove è sorta la Casa di Riposo per gli anziani; la donazione del terreno della Circonvallazione all'ex Ente Ospedaliero F.lli Parlapiano allo scopo di costruire il nuovo ospedale, oggi finalmente completato e funzionante. L'arciprete Birritteri rassegna le proprie dimissioni nel 1986 al vescovo Bomrnarito. Queste, prima respinte, vengono accolte nel 1988. Muore a Ribera I "11 marzo 1990.

 

Gaetano Montana - Arciprete dal 1988 al 1994. Nato a Licata il 21 dicembre 1957 da Vincenzo e Concetta Montana. Ordinato sacerdote il 25 marzo 1983. Nominato subito vice-Rettore e animatore degli studenti di Teologia ed è insegnante di Catechetica presso il Seminario di Agrigento. Dall'1/3/1983 al 31/7/1983 parroco della chiesa S. Nicola di Agrigento; dal 1984 al 1988 mansionario del Capitolo della Cattedrale; dal 1984 al 1987 studente di catechetica presso la Pontificia Università Salesiana di Roma; dal 1987 al 1988 vice rettore del Seminario di Agrigento; dal 1987 docente dell'Istituto teologico del Seminario di Agrigento e dell'Istituto di Scienze religiose di Agrigento. Il 1° luglio 1988 è nominato 10° arciprete di Ribera e prende possesso della parrocchia il 15 successivo con solenne cerimonia presieduta dall'ex vescovo di Agrigento mons. Luigi Bommarito, poi Arcivescovo di Catania. Resta arciprete fino al 31 agosto 1994 ed il successivo 22 settembre assume la dirczione dell'Ufficio Catechistico Diocesano, carica che mantiene fino al 14 giugno 1998. Dall'1 settembre 1999 è Rettore del Seminano Arcivescovile di Agrigento, carica che tiene fino al 2005. Dall'1/9/2006 è parroco della Chiesa di San Lorenzo martire di Monserrato (AG) .

 

 

 

Pasquale Barone - Arciprete dal 1994. Nato a Villafranca Sicula il 21 ottobre 1942 da Giuseppe e Margherita Tramuta.

Ordinato sacerdote il 2 luglio 1967 nella chiesa di S. Domenico di Agrigento da mons. Giuseppe Petralia.

Dopo essere stato vicario cooperatore nella chiesa Mater Salvatoris di Bivona e parroco della chiesa B.M.V.

del Rosario di Raffadali viene nominato arciprete del suo paese natale l'1 ottobre 1971,

carica che mantiene fino alla nomina di arciprete di Ribera avvenuta l'I settembre 1994.

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda il Palazzo dell'Arciprete Scarpinato, poi sede del Municipio, abbiamo notizie da documenti inediti. Il palazzo, non più esistente, veniva edificato nell'anno 1695-96, pochi anni dopo l'insediamento del primo arciprete di Ribera. Infatti il 17 maggio del 1696 egli pagava a mastro Girolamo Triara di Bivona onze 6 e tari 18 per tre porte di noce, tre finestre che servivano per "il palazzo novamente edificato per detto Rev.mo Arciprete in questa terra" (Archivio di Stato di Sciacca, notaio D. Tabone, voi. 3120, e. 165v.). Lo stesso giorno pagava ai mastri Antonino e Stefano Montalbano, muratori di Caltabellotta, onze 13, tari 22 e grana 10 per "aver fatto canne settantacinque di fabrica e sopra edificare un palazzo sopra li casaleni olim dell'orfane di questa terra (in) frontespizio del fundaco dell'heredi del quondam Antonino Navarra e nello piano della Matrice" (ibid., e. 166r.).

 

 Il 18 successivo pagava a mastro Diego Busacca di Burgio onze 3 per "l'intaglio delle finestre" (ibid., e. 166v.). Con atto dello stesso giorno pagava le seguenti somme per canne 65 "lapidis de perreria in hac predicta terra ad effectum edificandi domus supra casalena quondam don Calogero Lo Rizzutoet ubi hodie manet dictusde Scarpinati..."(ibid., e. 167r).Con atto successivo pagava il gesso necessario a Giuseppe Lo Rizzuto e Agostino Noto di Ribera (ibid., e. 167v.).

Della casa delle orfane, a cui si accenna in questi documenti, se ne è parlato prima (nel profilo biografico del sacerdote Calogero Rizzuto). Con atto del 6 maggio 1765 (Archivio di Stato di Sciacca, notaio P. Genova, voi. 5368, e. 1039 e ss.) si passava alla stipulazione di contratto enfiteutico tra i Legati Pii, a cui era passata la proprietà del palazzo, ed i Giurati di Ribera e da questo documento apprendiamo che già vi era la torre dell'orologio annessa alla casa.

Il vecchio palazzo dell'arciprete Scarpinato si può ancora vedere in antiche cartoline di Ribera (foto a pag. 17 e 51) dove si nota mezzo Municipio nuovo, mentre l'altra metà è ancora costruzione originale. Comunque il primo stralcio, cioè il lato nord, risale al 1896 su progetto dell'ingegnere Antonino Picene. (Archivio Comunale, Delibera del Consiglio Comunale n. 20 del 9/5/1896). Mentre il secondo stralcio è stato progettato dall'ingegnere Stefano Bianco nel 1924 (Archivio Comunale, Delibera del Consiglio Comunale n. 168 del 21/12/1924).

Il sacerdote calamonacense don Michele Palminteri pubblicava in Voce Amica, (Mensile religioso sociale riberese, Anno III, n. 11 - Novembre 1950, pag. 3) un trafiletto riguardante il Palazzo comunale in cui ci dice: "Apprendiamo dal Navarro che Don Vincenzo Scarpinato, primo arciprete di Ribera possedeva la casa d'abitazione presso la terza Matrice, il rione di fianco destro, confinante col corso maggiore. Il piano superiore, dopo la sua morte, fu ridotto a Casa Comunale e l'inferiore fu censito per opere pie a Carlo Salerno. Ricordo anch'io da ragazzo che i vani, dove era istallato il Comune, consistevano in pochi a primo piano del lato nord-est. Ricordo che gli altri vani del lato sud, tutti a pianterreno erano adibiti a negozio di tessuti, non so se percento ancora degli eredi del Salerno. Il fatto è che nel 19...(illeggibile -N.d.R.) divennero tutti di proprietà del Comune, il quale ordinò di rifabbricarsene metà fino al primo piano coi disegni ora esistenti. Nel 1929 fu allestita l'altra metà per come ora si trova. Il progettista fu l'Ing.

Don Michele Palminteri

 

 

Lo Bianco, il direttore dei lavori fu ring. Michele Giammusso, l'impresario costruttore fu Angelo Centonze da Castelvetrano. Risulta che i vani di pianterreno sono 13, adibiti in parte come aule della Scuola Media-Ginnasio, in parte come sala di Conciliazione, Uffici del Dazio, del Collocamento al lavoro ed archivio notarile. A primo piano vi sono 5 vani per gli Uffici sanitari, anagrafe bestiame, ecc. A secondo piano altri 13: ivi trovansi la grande sala del Consiglio, il Gabinetto del Sindaco, la Segreteria, la Ragioneria, lo Stato Civile, l'Ufficio di P.S. e quello Tecnico. Nel centro del fabbricato s'erge la torre dell'orologio. La spesa di tutto l'edificio fu allora di L. 230.000.1 principali promotori furono l'On.Ie Antonio Parlapiano senior e il segretario comunale Rag. Domenico Chiaramente."

 

RIBERA, Chiesa madre: Festa del Crispo Re, 28 settembre 1963.

Da sinistra:

Padre Giuseppe Sabella, Prof. Paolo Casimiro, Vescovo ausiliario di Kikwi (Congo Belga) Alessandro Nzundu,

Arciprete Vincenzo Birritteri e Padre Diego Tornambè.

(Foto tratta da "Paesi in bianco e nero" di Enzo Minio)

 

(Chiesa Madre - N.d.R.)

La Madrice, che per la sua grandezza, e lunghezza potrebbe gareggiare coi primi templi della provincia, se fosse fornita d'un bel prospetto, d'un campanile, accresciuta di una cappella, e d'un pavimento di marmo. Infatti senza il prospetto, mostra la sua rude forma, piena di buchi, dove i barbagianni vi fanno i loro nidi, e nella sera con il loro monotono fischio sono di cattivo augurio, e di rattristamento d'animo ai circostanti abitanti, ed a chi è tenuto a passare da vicino. Ed in Ribera infatti, quando tale uccello posa in qualche casa, e fischia, havvi la superstizione nel volgo del cattivo augurio, e lo chiamano perciò Migula, Maga, stregai Perché in quella casa ha da succedere qualche malanno, un caso funesto nella famiglia! È parere di molti che tali uccelli vivono per anni, ed anni; e qui cade in acconcio ricordare l'epigramma di Panati:

Fare compra un villan d'un barbagianni Dicendo: un detto assicurato m'ha, Che tali bestie vivono mill'anni; Voglio veder se l'è la verità.

Ma lasciamo al volgo tali pregiudizi e tiriamo avanti.

Per opera della devota famiglia del signor Parlapiano, il pavimento della navata destra è stato rimpiazzato da mattoni di marmo, e ci auguriamo ch'altri, emulandone l'esempio santo ammirevole, ne compissero l'intero pavimento della chiesa.

I fratelli signori Pasciuta fu Filippo, han decorata la cappella di S. Giuseppe con legno bene intarsiato d'oro, e dai colori di madrcperla, e lapislazolo, ponendovi una grossa ninfa di cristallo nell'arcata di essa cappella.

II simulacro è d'uno scultore molto ammirevole. Tiene il bambino Gesù fra le braccia che lo mira con molto atteggiamento al riso, proprio che da al naturale.

La signora Carmela Pasciuta nata Chiarenza ne ha arricchita la cappella della Vergine Immacolata con un bellissimo simulacro di scoltura in legno,

fornendola d'uno stellano e corona d'argento cesellato, in un al bambinello che tiene nel braccio (l'Immacolata non tiene nessun bambino in braccio N.d.r.).

 

Altri fedeli, a mezzo d'oblazioni, l'hanno addobbata con varie grosse ninfe di cristallo, ed altri paramenti. Vi sono diverse sepolture gentilizie, le quali per disposizione governativa, ne è stata inibita la tumulazione dei cadaveri, i quali in oggi vengono trasportati al cimitero.

Avanti la cappella di Santo Nicolo da Bari, havvi quella dei signori coniugi Tommaso Crispi, e Giuseppa Genova genitori di Sua Eccellenza Francesco Crispi, il quale dall'esiglio lontano, per la lapide, dettava la seguente iscrizione: 

 

ALLA MEMORIA DEI CARI, E DESIDERATI PARENTI

GIUSEPPA GENOVA N. IL DI XV AGOSTO 1778 - M. IL 1 ° FEBBRAIO 1853

TOMMASO CRISPI N. IL XVIII MAG. 1793 - M. IL X AGOSTO 1857

POSE QUESTA PIETRA

IL FIGLIO FRANCESCO INFELICISSIMO

A CUI L'ESIGUO LONTANO

TOLSE IL CONFORTO DELLE SUPREME PAROLE !

 

Nella sacrestia havvi un gran quadro a pennello sopra tela, di che a testimonio ne abbiamo lo Scasso Bonelli nel suo itinerario in Sicilia.

Esso rappresenta Santo Nicolo di Bari patrono del comune magnificamente dipinto, avente a sinistra l'eremita San Pellegrino, protettore di Caltabellotta, d'onde i riberesi ne provenivano, e l'Immacolata Vergine quale generale patrona di Sicilia nostra, e di Palermo (foto a pag. 34).

Diremo in proposito qualche cosa intorno a San Pellegrino.

Fu egli il primo Vescovo nella città di Triocala, nato in Lucca di Grecia, da San Pietro spedito in Sicilia insieme con Mario Massimo, e Macciano.23 Ignorasi il vero di lui nome, perché nato Greco, e Peregrinus latino: perciò è da credersi che gli fu dato dai Siciliani, e Triocalteri quando si arrivò ramingo, ed

accattando.

 

Ecco perché noi troviamo il menzionato quadro nella sacrestia della Madre Chiesa, qual simbolo della provenienza Ribera da Caltabellotta.

Chiesa sotto titolo di Maria SS.ma del Rosario in bellissimo disegno architettonico all'interno. Nel coro havvi una cancellata di ferro, disegno dell'Illustre Girolamo Turano di Campello, ed eseguita dal bravo artefice riberese signor Domenico Fasulo. Quale cancellata è stata tutta eseguita a colpi di martello in un'epoca nella quale s'ignorava la fusione, ed oggi chi ha occasione d'osservarla, certo riterrà essere lavoro di ferro fuso (non più esistente N.d.r.).

 

Il cennato signor Barone Turano di Campello in devozione perpetua legò per testamento l'accensione di due lampade perenni d'accendersi dinanti il simulacro della suddetta Madonna, e che gli attuali eredi ne conservano fedelmente la disposizione. Si avea la Chiesa un campanile con tre campane oggi ridotte a due, mentre una venne ritirata dal Real Governo, assieme con delle altre nella rivoluzione del 1848, in un a due lampade d'argento in detta chiesa esistenti.

La campana grande venne fatta costruire dal mentovato illustre Turano  Barone di Campello, dal signor Francesco Salerno nostro nonno, dal sig. Vito Caramella e Matteo Di Salvo. Quest'ultimo essendo un calzolaio, regalò alla Chiesa un grande quadro a pennello sopra tela rappresentante i Santi Cosmo e Damiano, che in atto trovasi in una delle pareti dell'Oratorio. (Oggi non si ha più traccia di questo quadro - N.d.R.)

In cima del campanile si elevano a guglia quattro torricciole con una più alta, e più grossa nel centro pavesate di mattoni stagnati con punta adamantina in bellissimo disegno. E siccome anni or sono, minacciava il campanile rovina, vennero le torricciole demolite, e le campane vengono sorrette da piloni di pietra arenaria con intaglio.

Esisteva un confraternita sotto titolo Madonna del SS.mo Rosario con sepoltura gentilizia, per quelli che aveano giurato professione di fede, e che oggi, per disposizione Governativa, ne venne sciolta.

 

(Altre chiese - N.d.R.)

 

Altra chiesa attigua alla matrice esiste sotto titolo del SS.mo Oratorio pure in bello stile architettonico nell'interno, in elegante forma ridotta per cura delnostro nonno Sebastiano Gatto, Melchiorre Cardillo, ed altri confrati nel 1814.

Esisteva ben'anco la confraternita sotto il medesimo titolo con sepoltura gentilizia per quei che aveano giurato professione di fede, e venne soppressa come sopra.

La Chiesa ora è sotto amministrazione della congregazione di Carità, in una alle sue piccole rendite.

Altra chiesa sotto titolo delle Anime Purganti in meraviglioso stile architettonico, con spicco d'oro zecchino nell'interno, fondata dal sig. Stefano Navarro di Ribera.

Quella di San Pellegrino di piccola conformazione, dove fra gli altri simulacri, havvi quello del ricordato San Pellegrino che calca il fiero Dragone, e nella mano destra il liberato ragazzo.

 

Eravi quella dedicata a S. Anna, e per mancato riattamento si è demolita. Essa era nella parte superiore del corso Maggiore lato destro, ed oggi per opera del Regio Delegato straordinario signor Corrado Caruso Lanza da Girgenti, qui venuto, ed inviato dal Real Governo dopo lo scioglimento del Consiglio

comunale ch'ebbe luogo nel 1873, riedificato il locale, e destinato per uso di queste scuole elementari.

 

L'attuale vice Sindaco sig. Calogero Parlapiano, con zelante cura, l'ha fornita d'una tunica di calce, e presenta perciò una grata prospettiva.

Eravi quella fuori l'abitato nel basso corso Maggiore sotto titolo di S. Eligio con eremitaggio attiguo alla stessa chiesa in cui vi stanziavano due Monaci,

ma per la legge sulla soppressione dei Beni Ecclesiastici, venne essa  incamerata dal Real Governo, ed il poderetto dietro la medesima chiesa che ne costituiva la rendita è stato dal Demanio venduto a questo Barone sig. Francesco Pasciuta del fu Barone Emanuele.

Nei primi anni del caduto secolo un'altra Chiesa si era innalzata sotto titolo di Sant'Andrea d'Avellino sita nella via del Mercato a spese tutte proprie della famiglia dei signori Colletti, la quale rimase incompleta.

 

 

Vedi servizio speciale sulla Chiesa Madre di Ribera (a cura di G.N.C.)

 

 

 

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 (Notizie tratte dal volume "Monografia sopra Ribera - manoscritto di Giuseppe Salerno del 1894, integrato da Raimondo Lentini)

 

 

 

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