POESIE DI UNA VITA

di Giuseppe Nicola Ciliberto

 

 

DEDICA AI LETTORI

 

Ormai cciavi tant’anni la me vita

ma st’anni sù ‘nta un’attimu vulati,

pensu a la gioventù ca ormai è svanita

e sulu li ricordi sù ristati.

 

E certi voti cu lu cori mutu

mi dicu: - quanti cosi unn’haiu pruvatu ?

pi tanti desideri c’haiu avutu

lu tempu troppu spissu m’ha mancatu.

 

Iu pensu sempri, afflittu e scunsulatu:

- l’anni cchiù beddi sunnu ormai darreri !

mi piglia lu disìu di lu passatu,

ma restu sulu cu li mè pinseri.

 

Vulissi ripruvari tanti cosi,

turnari a li mumenti cchiù ginuini,

la vita mia l’ha avutu tanti rosi

ma ccià truvatu anchi tanti spini.

 

E’ veru, lu passatu un po’ turnari

ma lu ricordu cu sti mè palori

e a  tutti quanti vogliu didicari

sti versi ca sù scritti cu lu cori.

 

***

DOPO LA MORTE

 

Dall’apertura breve di una tenda,

il cielo vedo e i fili della luce

e il ramo del basilico in veranda

ed una rosa che a mirarla induce.

            Il guardo volgo all’infinito e penso

            che mai ci sia nel vuoto intorno al mondo,

            di certo l’universo sarà immenso

            ed in circolo ricopre il mondo tondo.

Mentr’io seduto giro il guardo al mare,

un canarino cinquettando allieta

la stanza, interrompendo il meditare

su quello che accadrà in fin di vita.

            Goda chi vuol goder senza paura,

            la vita appresso non può ritornare,

            solo in eterno durerà natura

            che all’esistenza il fio farà scontare.

Se all’aldilà in eterno ci sia vita,

io solo in questo troverei conforto,

ma a dir lo vero a me una voce addita

che tutto finirà per chi è già morto.

IL TEMPO NON RITORNA

 

Passati sono ormai più di vent’anni

da quando ebbi al mondo la dimora,

son più di venti, ma non sembran tanti,

ma resterò io qui per molto ancora ?

Ancor pria che io venissi in questo

luogo, abitato un tempo dagli Achei,

nel cuor sentivo che il tempo lesto

sarìa passato e pure gli anni miei.

Il tempo fugge sempre e mai si move,

portando dolci eventi e tristi lutti,

gioia e felicità saranno altrove,

saranno altrove sì, ma non per tutti.

Rimpiango gli anni della giovinezza,

veloci son passati, ma rimpiango

d’allor felicità e spensieratezza,

meglio non ci pensar se nò io piango.

Dopo che arrivato a compimento

di quegli studi che intrapresi un giorno,

la vita subirà un mutamento,

ma il tempo a me dirà: - dietro non torno !

VORREI CREDERE

 

Se miro il ciel, le stelle, l’universo

e in mezzo a tali cose il nostro mondo,

m’immetto in loro e dico:

- Chi son io in quest’immenso ?

Perché son quì ?

Che mai sarà di me ?

Com’è che tutto ciò è così perfetto ?

C’è forse qualche mente

Che guida questo spazio e le sue cose ?

 

Se la sua gloria è sì possente e grande

perché mi tiene in dubbio ?

E’ la natura a reggere ogni cosa,

o c’è fonte di sapienza in tutto questo ?

 

Dagli avi a tutti noi è tramandata

la voce che ci dice: - Questo è il vero,

è Dio che tutto ha fatto con sua legge,

la mano dell’Eterno tutto regge.

 

Allor io dico a Te o Eterno Dio:

se sei il timonier del galeone

che nel tuo regno porta chi è più degno,

illumina di Te il mio pensiero

e fammi credere.

LA FINE DI TUTTI

 

Ognun l’iguale sorte subirà,

povero o ricco, onesto o malfattore,

e quando morte anch’ei raggiungerà,

a lui più non parrà che passan l’ore.

 

Umane genti ! avrem la sorte amara !

e un giorno l’ossa che coverti sono,

saran spogliati della carne e in bara

al buio di una tomba saran dono.

 

Qual pianta che i suoi rami erge al cielo,

e sovrasta qualche tempo in la natura,

qual fiore che un dì non avrà stelo,

tutti dobbiam finir, è cosa dura !

 

L’augel che cinquettando stamattina,

sul nespolo che s’erge fuor del vetro,

lo vidi, ei si cullava sulla cima,

pur lui un dì finirà nel buio tetro.

 

E’ là che gaio canta e non si chiede

se il viver suo è pari a quello umano,

saremo un giorno inerti, a noi non riede

il tempo ch’è passato ed è lontano.

 

LUOGO DI PACE

(Scritta dentro la Villa comunale di Ribera - 1963)

 

Sublime è questo loco tutto verde,

è ampio, vasto, empie il cor di gioia;

i pini che curvanti vanno al cielo

mi danno un senso di malinconia.

Qui vengo io, perché tutto è ridente,

l’intreccio delle foglie è un’astrattismo

perché di vario seme son le piante

che s’ergono dal suolo e lo fan lieto.

I pini volgon mesti i rami al cielo,

‘mpedendo ‘l sorpassar dei rai cocenti

e sotto il folto, l’ombra dà l’oblio

di quei pensier che mi fan tristo il core.

Qui vengo io, per dare a me più pace,

per far svanire i miei pensier nel verde;

è in questa villa che quel mal che sento

coi fiori si confonde e son contento.

Qui un vecchierel riposa e forse pensa

ai dì passati di sua gioventute,

con man tremante avvolge del tabacco,

avvolge, trema, e alfine vi riesce

e tra un sospir di fumo e un guardo attorno

trascorre di sua vita un’altro giorno.

Ed io, al par di lui, qui vengo e penso

non ai passati dì, ma ai dì futuri,

penso quel che sarà dell’avvenire,

ma la risposta a me non vuol venire.

Ma intanto il tempo passa, tutto vola,

e forse un dì verrò da vecchierello

in questa pace verde per pensare

a quel passato che or mi è futuro.

E qui, dov’è c’ognor regna la pace,

non possono le piante a me predire

il bene e il mal c’ancor deve venire.

 

 

UN BAMBINO MAI NATO

 

Aleggiare con lo spirito nel buio più buio

e mai arrivare alla luce;

vagare nel silenzio, aldilà dei sogni

e vedere il mondo che gioisce,

che soffre, che ride, che piange,

e  capire di non esserci dentro.

Com’è triste mamma,

vedere un prato tappezzato di bimbi felici,

che corrono festosi,  che vivono,

e non vivere assieme a loro.

Com’è triste mamma,

intraprendere la via della vita

e mai raggiungere la meta,

concepire un bimbo da amare

e poi inesorabilmente fermarlo.

Perché ! perché hai detto no:

ad un fiore che voleva sbocciare ?

ad una nuova stella che voleva sorgere ?

ad una farfalla che voleva volare ?

Perché hai negato la pace al tuo cuore ?

Ti perdono mamma

perché forse un giorno, in cielo,

lo amerai il tuo bimbo  perduto.

Non posso odiarti,

no, non posso, non posso…sei  la mia mamma.

Lo so,  che non volevi

togliere la vita ad una parte di te

e un giorno forse, assai lontano,

in un mondo più felice

ti vedrò mamma, e sarai il mio angelo;

lo sento, che solo allora tu capirai

e solo allora ritroverai la tua pace;

quella pace negata

da un attimo di smarrimento.

Solo allora mamma ci sarà pace

per il tuo bambino negato,

per il tuo bambino mai nato.

 

LA NATURA CREA E DISTRUGGE

 

Se fia che possa aver eterno un loco,

non certo quei sarà su questa terra,

solo il ricordo in essa starà un poco

ma il corpo, questo è mal, andrà sotterra.

 

L’eterno loco spero averlo in nulla,

un loco di silenzio e di riposo,

lo spirto potrà errar io credo, sulla

pianura tetra d’un sentiero ascoso.

 

Il bene e il mal che vedo in terra vivo,

sarà svanito e tutto cancellato,

del mondo e dei ricordi sarò privo,

questo è il voler impostomi dal fato.

 

Perché diciamo folle a quei ch’è intento

col cuor disioso a un’opra e molto incline

lavora, suda, stanca ed’è contento

e poi ei stesso causa la sua fine ?

 

Ma pria che tutto ciò si sia avverato

potrò io dire a te: - natura ria,

perché la gioia dai a ogni esser nato

e poscia non ti mostri così pia ?

 

Un fior che sia appassito in su lo stelo

non ti può dir: - natura ti ringrazio –

non hai a lui concesso eterno un cielo,

pria fosti grata ed or hai fatto strazio.

(1963)

 

PREGHIERA A DIO

 

In questa notte buia intento penso,

poscia che il vento ha rotto un dolce canto,

a tutte quelle stelle in quest’immenso

che son lontane ma sembrano accanto.

 

La loro luce in questo buio acqueta

e gli occhi miran mentre tutto tace,

ecco ! ad un tratto vedo una cometa

che al mio pensiero invoglia questa pace.

 

C’è vita in lor ? c’è gioia e sofferenza ?

c’è una speranza in ogni esser nato

di viver anche dopo la partenza

per lidi che conoscer non ci è dato ?

 

Cotanta è la possanza ch’è nel Pio

che tiene nel suo pugno il firmamento ?

non sò trattar, ma è vero che sia Dio

dell’universo il centro ogni momento ?

 

Attorno a me c’è gente in ogni lato

e credo esiste solo ciò che vedo,

de l’altro che conoscer non mi è dato,

fin quando non l’ho innanzi non lo credo.

 

La mia preghiera volgo a Te o Dio,

d’illuminar la mente a me dubbioso,

fai Tu appagar se puoi il mio disio ,

che del tuo cibo eterno son goloso.

(1963)

 

“ECSTASY”

 

Bagliori di luci a sprazzi

frustano a intermittenza

corpi al buio.

E qui e là sorrisi,

gioie, volti informi;

ritmi e suoni trascinanti

accompagnati da magiche illusioni.

E tu ragazzo godi, gioisci,

t’infondi d’energie e non t’accorgi

che il buio è dentro  te, nel tuo cuore,

nella tua anima, nella tua vita.

Fuggi ragazzo dalle orrende notti,

dai  paradisi intrisi di terrore,

dall’ èstasi nemica che ti uccide.

Non far rigar di lacrime

il volto di chi t’ama,

di chi per te ha gioito

e tu ora affliggi.

Lotta ragazzo e vinci,

per tua madre, per tuo padre,

per te stesso.

Scaccia quell’èstasi

ed esci  da quel buio che ti inebria,

da quel buio sempre più buio.

Torna ragazzo,

presto…..non tardare,

a riveder la luce della vita.

 

 

 

***

DARE SOLO AMORE

(Parodia della canzone “Perdere l’amore”)

 

Il presente brano, cantato da Nenè Fortunato,  

ha vinto il 1° Premio

al  1° Concorso canoro 

“Una parodia per San Francesco”,

organizzato  dalla Parrocchia S. Francesco

d’Assisi  di Ribera e dal Comitato Festa ,

svoltosi il 3 ottobre 1998 e al quale

hanno partecipato  circa 20 autori.

 

No, non andate via, non voglio stare solo,

 seguiamo in compagnia la Via che porta al cielo,

l’uomo che l’ha indicata già vive in santità,

il nome suo è Francesco e sempre ci dirà:

Dare solo amore a ogni creatura,

dare solo amore a tutta quanta la natura;

non volle ricchezze, ma portò nel cuore

la gioia infinita per donarla a tutto il mondo.

Volle solo amare gli uomini e le cose

con la Fede immensa e con la forza di gridare

a tutti i fratelli <<Amate Dio>>,

a tutti i seguaci nel cammino, per voler divino.

Amò fratello sole, amò sorella luna,

le stelle, l’universo, la morte e anche la vita,

e seppe anche portare una grande umanità,

per sempre il suo messaggio a tutti noi dirà:

 

- Dare solo amore a ogni creatura,

dare solo amore a tutta quanta la natura,

sorrideva al cielo, anche ai monti e al mare

e scopriva un’anima felice anche in un fiore.

Strinse in un abbraccio gli uccelli dell’aria

e anche i grigi sassi sulla terra abbandonati,

ogni sua parola, ogni suo gesto,

furono ammantati d’una luce

per voler divino.

Dare solo amore e gridarlo al mondo

credere a Francesco e alla sua vita straordinaria,

ieri, oggi e domani e in ogni giorno

Lui sarà per sempre in ogni cuore

“Dono del Signore”.         

(musica………………..)            

con la fede immensa e con la forza di gridare          

a tutti i fratelli <<Amate Dio>>

che vi avvolge sempre nel suo velo        

per la Gloria in Cielo.

QUANTA INDIFFERENZA

 

L’ultima briciola di luce

quieta si spegne

per dare spazio alla notte;

il mio sguardo muto

vaga nel buio del silenzio.

Irreale sincronismo

coi pensieri della mente,

che anelano pace, amore,

volti sereni e ridenti.

 

Ma immutato risorge il giorno

e muta ogni speranza in delusione.

Quanta indifferenza per la vita,

per la morte,  per il mondo;

cuori di pietra, freddi,

non osano commuoversi.

 

E’ svanito il senso della ragione,

non c’è più spazio per la pietà.

Cruente scie di fuoco

si alzano a fendere il cielo,

illuminando solo paesaggi cupi,

di morte e di dolore;

colori irreali,

intrisi di sangue innocente.

Quanta indifferenza

 per i tanti sorrisi spenti,

per i tanti popoli

senza più identità,

per i tanti orrori della guerra.

 

Quanta indifferenza

per una madre

che allatta un bimbo

ad un magro seno unto di lacrime

ma gonfio di tristezza.

Quanta indifferenza

per i tanti occhi che piangono.

Quanta…....quanta indifferenza !

VECCHIU

 

Poviru vecchiu comu sì arridduttu,

addivintasti peggiu d’un rilittu,

di l’anni e di la vita sì distruttu,

certu ca stù distinu è malidittu.

 

Ti dici la natura: - Ora ti buttu !

sì vecchiu, un servi cchiù, nun sì dirittu;

tu ci arrispunni: - lu tò fari è bruttu,

pirchì dopu ‘na vita m’hai scunfittu.

 

SOFFERENZA

 

I miei pensieri dissolvo

nel buio di una notte

e un lampo di felicità

a un tratto mi abbaglia, scompare,

mi lascia a soffrire.

Perché non dura un po’ ?  Perché ?

Perché non resta

a illuminar le mie torture ?

Inutilmente cerco

di smarrire le mie pene;

le ritrovo sempre,

anche sperdute

in una notte oscura.

 

 

A PAPA FRANCESCU

 

Papa Francescu ti chiedu un favuri,

si Tu ‘ntercedi cu lu Patreternu,

sarbi lu munnu di tantu tirruri,

ca sta pricipitannu ‘nta lu ‘nfernu.

 

Iu invitu tutti a prigari pi tia,

ca si parli cu Diu,  Diu ‘nni scanza,

di attintati, guerri e caristia,

facennu riturnari la spiranza.

 

Spiranza di aviri un munnu in Paci,

spiranza di campari in Libertà,

Tu parlaci cu Diu, ca sì capaci;

 

     tu sulu lu po’ fari Santità.

     E si la tò prighera a Diu piaci,

     sarà salvata chista umanità.

CARA MAMMA

 

O mamma, è la tò festa e prestamenti

ti vogliu didicari sti palori,

li scrissi pi l’eternu ‘nti la menti

e mi foru dittati di lu cori.

 

Chi sinsazioni quannu dicu; “mamma” !

tu sì pi mia la cchiù lucenti gemma,

iu sugnu lu caminu, tu la fiamma,

iu sugnu la bannera e tu lu stemma.

 

La luci tò rishiara la nuttata

e la tò gioia leva ogni tristizza,

tra tanti perli sì la cchiù disiata,

comu disiata è ogni tò carizza.

 

L’affettu c’haiu pi tia un si po’ spiegari

e ti vulissi accantu a tutti l’uri,

unn’haiu regali, ma ti vogliu dari

o cara mamma, “tuttu lu mè amuri”.

 

   
     

 

 

VERSI DEDICATI ALLA TERRA DI SICILIA

E A RIBERA..... LA MIA CITTA' NATIA

     
     
     

 

 

 

 

 

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