Il matrimonio

 

.........Erano altri tempi.........

 

Come per il fidanzamento, anche per il matrimonio ci sono sempre state regole prestabilite, che le persone, a seconda del loro ceto sociale hanno sempre cercato di rispettare. Alle nozze si arrivava dopo un periodo più o meno lungo di fidanzamento e prima che i due giovani potessero godere di una loro vita privata, senza l'intercessione delle rispettive famiglie, doveva passare ancora, qualche giorno, ed in certi casi anche mesi, dopo il magico momento del "sì" .Infatti, molte mamme, anche dopo le nozze, si interessavano dei figli appena sposati, per dar loro consigli a non finire, convinte che ne avessero bisogno. Ma spesso, tali intromissioni, erano causa di litigi e di incomprensioni, ma fortunatamente, con l'andare del tempo, piano piano questo fenomeno è andato sempre più in via di estinzione. Oggi, ogni coppia vuole la propria indipendenza ed è in grado di affrontare la propria vita, senza i consigli delle suocere.

 

1946 - Un matrimonio appena celebrato nella Chiesa Madre di Ribera.

Da notare che tra i numerosi invitati, oltre agli adulti,

anche i ragazzi portano la tipica "coppola" tipicamente siciliana.

 

Sarà abbastanza curioso e divertente raccontare, in sintesi, ai giovani d'oggi, come avvenivano certi matrimoni una cinquantina di anni fa. Molti protagonisti di allora, lo raccontano ancora oggi, con parole ricche di umorismo, ma con una immancabile nostalgia per quei tempi, o forse per la  giovinezza inesorabilmente volata via. Qualcuno ancora racconta, che dopo la stanchezza del matrimonio, del trattenimento e del ballo, che si protraevano fino alle prime ore del mattino dopo, i novelli sposi, per non affaticarsi oltre, andavano a trascorrere la prima notte, ognuno a casa propria, in quanto, si diceva, che certe cose, bisognava farle nella migliore condizione fisica.

Il tutto sarebbe stato rimandato alla nottata successiva, quando le forze sarebbero tornate a pieno regime, e i due  sposini, ormai riposati e più vispi che mai, avrebbero potuto godere di una lunga intera nottata, per coronare finalmente il loro sogno d'amore.

A testimonianza di quanto sopra descritto, riporto uno stralcio tratto da un libro, che un emigrato riberese ha pubblicato negli Stati Uniti,

dove vive da circa 60 anni.

Tale volume, scritto da Emanuele Triarsi, con il titolo "La solitudine mi spinge a scrivere"  è una autobiografia di questo nostro compaesano che è andato a vivere a New York, dopo essersi sposato a Ribera nel lontano 1946,

subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

 

Tra le tante pagine in cui il Sig, Triarsi, racconta la sua vita, prima a Ribera e poi in America, molto mi ha incuriosito il racconto delle sue nozze, per cui qui’ di seguito ne trascrivo circa una paginetta, così per come è stata pubblicata, senza nulla aggiungere e nulla togliere.

Il nostro autore, in tutta sincerità, afferma di essere quasi "analfabeta" e se ha scritto tale volume, il motivo sta tutto nel titolo, cioè, che qualcosa lo spinge a scrivere, senza curarsi tanto della grammatica o della sintassi, ma concentrando ogni suo sforzo, solo nell'intento di raccontare la sua vita.

Quindi, il brano viene riportato così, come effettivamente è stato stampato in America, con tutti gli errori, ma sono certo, che, come me, nessuno si  curerà di ciò, ma presterà la sua attenzione solo ad una interessante testimonianza, relativa ad usanze, che oggi sembrano quasi inverosimili.

 

Scrive Emanuele Triarsi :

 

<< .....Ritorniamo adesso ai maccheroni che si sono fatti un po freddi e grassosi ma ce li abbiamo mangiati lo stesso. Mentre si era a tavola, sono arrivati cinque chili di confetti. Era ormai tardi ma li abbiamo buttato sul tavolo. Grande abbondanza, anche se i tempi erano tristi. Dopo, la sera, si doveva andare alla sala per ballare e festeggiare questi matrimoni(erano stati celebrati due matrimoni: nda).

Abbiamo affittato le stanze del signor Giuseppe Costa in Via Re Federico. Ci siamo radunati tutti là. Cera tanta gente ma il sistema di questo paese per ballare non era buono. Tante volte succedevano offese e le offese potevano portare danni. Era necessario che il conduttore di questo ballo sarebbe stata una persona che sapeva fare. Io ho pregato a mio cuggino Vincenzino Clemente di comandare questo ballo. Lui ha accettato, e cosi, tutto e andato bene senza offese da parte di nessuno. Si a ballato fino al mattino sequente alle ore tre.

Figuratevi, la stanchezza, ventiquattro ore in piedi, sempre in giro. Poi, dopo questo, secondo le usanze, ci anno accompagnato fino a casa nostra con l'orchestra che suonava dietro a noi.

Tante volte, avevo sentito questa bella musica che passava, sempre di notte. Quando sentivo quella melodia, uscivo fuori di me. Ma quella notte ero cosi stanco che quei suonatori li avrei voluto prendere a bastonate. Ad ogni modo, con l'aiuto di Dio siamo arrivati ognuno a casa nostra.

 

(così continua Emanuele Triarsi):

Adesso prego al lettore di non ridere per quello che sto per dire: gli sposi, quella sera, non andavano a dormire assieme. Era un sistema che tante persone a sentirlo, si fanno una bella risata. Ma secondo me, era un sistema buono perche si era tanti stanchi è......?

 

.......Il giorno seguente si pranzava di solito nella famiglia della sposa e usualmente partecipava anche il compare. Poi la sera di buonora si andava a casa degli sposi accompagnati da alcuni amici e parenti. Qui si dava la buona notte agli sposi che andavano a dormire in silenzio...

La mattina seguente, sempre rispettando le vecchie tradizione, gli sposi si dovevano alzare di buonora, verso le quattro di mattina, per andare in casa dei parenti della sposa per prendere il caffe. Dove abitavamo noi e la casa della famiglia della sposa, cerano cinquanta centimetri di distanza. (Cera un muro di mezzo). Mio suogero e venuto a bussare la porta la mattina molto presto dicendomi, "alzati che e tardi" . Io ci o risposto che non volevo caffe perche lo avevo preso gia'. Lui mormorandosi se ne andato, dicendo alle mie cognate che avevano portato il caffe ed erano la', "quell'infelice uomo non si vuole alzare". Lui diceva che ero infelice, invece io ero felice.

Verso le nove del mattino ci siamo alzati e siamo andati da mio suogero per prendere il caffe. Le mie cognate erano ancora li col caffe freddo. Io o detto, "loro non vi dispiacete che i signori da bene prendono il caffe freddo". Potete dire, "ma perche non lo anno riscaldato ?" Sì, e vero. Ma a quei tempi non avevamo il fornello a gas oppure eletrico....>>

                                                                                                                                                         Emanuele Triarsi

 

IL PRANZO DI NOZZE FATTO IN CASA

 

Dopo l'uscita dalla Chiesa, gli sposi si recavano a piedi, seguiti da tutti i parenti e dagli invitati, presso uno dei tanti "magaseni" (grossi stanzoni), affittati per l'occasione, dove si mangiava e ballava fino a tarda notte.

 

Lungo il percorso, gli sposi erano sempre preceduti da uno stuolo di ragazzini che raccoglievano i confetti, sia bianchi, che colorati o le monetine che gli invitati erano soliti lanciare per strada, come segno di buon augurio. Ancora oggi è in uso lanciare agli sposi monetine e riso, ma solo dopo l'uscita dalla Chiesa.

 

A volte il trattenimento prevedeva, per il parentato più stretto, un pranzo fatto in casa, ed in tale occasione, si procedeva a preparare davanti alla porta di casa, un grande “casdaruni” con gli immancabili maccheroni, che venivano conditi con ragù di carne di maiale o di vitello.

 

Per secondo si mangiava la stessa carne di maiale o di vitello che, assieme alle patate era servita a condire il ragù.

 

Alla fine del pranzo, dove non mancavano quasi mai, ogni tipo di frutta di stagione e vari tipi di dolci, "si arrizzittava" la casa e si faceva spazio per continuare la festa, ballando e sgranocchiando "ciciri e favi caliati", bevendo anche, qualche bicchierino di rosolio o vino fatti in casa,  o la tradizionale marsala all'uovo.

Non mancavano ad allietare le nozze, i soliti buontemponi che animavano la compagnia con canti, poesie o brindisi, dedicati di volta in volta, agli sposi, alle mamme, ai parenti o agli stessi invitati.

Una miriade di parenti e invitati alle nozze fanno da cornice agli sposi per una foto ricordo.

 

La musica veniva fornita da persone del mestiere che, quando mancava una orchestrina, portavano nel "magaseno" , un grammofono a tromba, che diffondeva ad alto volume e fino a notte inoltrata, per tutto il quartiere, le canzoni ed i balli più in voga, incisi su dischi a 78 giri.

 

Si riportano alcuni esempi di brindisi, da me scritti, sulla scia e sullo stile di quelli, che in queste occasioni, anticamente venivano declamati e che ancora oggi, rimangono in uso:

 

                       Chistu vinu avi lu prufumu di li rosi,

                       brindisi fazzu a li novelli sposi.

 

                       Stu vinu pari sangu di li vini,

                       lu dugnu a viviri a li spusini.

 

                                       *

                     Comu stu vinu un ci 'nn'è a la pari,

                      ca fa turnari indietru di vint'anni,

                      fazzu un brindisi a me' cumpari Giuanni.

 

                       Chistu vinu è bellu e finu

                       e veni di Castedduvitranu,

                       lu offru tuttu a lu ziu Bastianu.

 

                       Stu vinu è fattu cu la megliu racina,

                       brindisi fazzu a Turiddu e a Ciccina.

 

La mattina che seguiva la prima notte di nozze, veniva chiamata "bellivata", che letteralmente significa "bella alzata"

e solitamente la mamma della sposa era la prima che andava a salutare il risveglio della propria figlia e del genero,

portando una bella tazza di brodo di gallina, che avrebbe dato loro nuove energie.

La seguente breve poesia, molto antica e di autore sconosciuto ne è un esempio:

 

                                LA BELLIVATA

 

                        Mi maritai e 'na quaglia pigliai,

                        'na picciuttedda ch'era bedda e fina,

                        la prima sira chi mi ci curcai

                        mi detti 'na nuttata di ruvina.

 

                        E la matina, comu c'agghiurnai,

                        mè soggira m'ammazza 'na gaddina,

                        - Piglia stu brodu ca iu ti purtai,

                        spampinasti 'na rosa carnicina.

 

In questi pochi versi si può notare, che la mattina dopo la prima notte di matrimonio, più attenzioni venivano rivolte all'uomo, in quanto si era convinti che tra i due, fosse quello che avesse più bisogno di rimettersi in sesto.

 

Oggi, di tali usanze rimane solo il ricordo, in quanto, i novelli sposi, subito dopo il trattenimento, tenuto in lussuosi ristoranti, si cambiano gli abiti, indossano quelli da viaggio e partono per i posti più disparati, per il loro giro di nozze che durerà da 15 a 30 giorni almeno.

 

Sull'amore in genere, sul fidanzamento e sul matrimonio, esistono alcune credenze, detti popolari e proverbi, che i nostri antichi progenitori, di generazione in generazione, hanno tramandato fino a noi.

 

Grande importanza veniva data al giorno delle nozze, che doveva avvenire in date ritenute favorevoli e di buon augurio per gli sposi, evitando i mesi o i giorni considerati di cattivo auspicio.

 

A Ribera,  non si sa’ perché, fino a qualche decennio fa, e forse ancora oggi per alcune persone molto superstiziose, era ed è credenza diffusa, che i matrimoni non si devono celebrare nei mesi di maggio e di agosto e neanche nei giorni di martedì e di venerdì, in quanto simboli di sofferenze, di digiuno o di rinunce. Alcuni evitano anche, le giornate che cadono il 13 o il 17 ed anche i 40 giorni di Quaresima, che vanno dal giorno delle Ceneri  fino al Lunedì dell'Angelo.

 

 

Il padre della sposa accompagna la figlia in Chiesa seguito da uno stuolo di invitati e di ragazzini festosi

 

 

 

Si riportano alcuni proverbi sul matrimonio:

 

*   LA SPUSA MAJULINA, NUN SI GODI LA CUTTUNINA.

    (La donna che si sposa nel mese di maggio, non si gode la coperta del letto).

                                       

*   LA SPUSA AGUSTINA SI LA PORTA LA LAVINA.

    (La donna che si sposa nel mese di agosto, si porta dietro una fiumana di lacrime).

 

*   NE' DI VENNIRI, NE' DI MARTI, NE' SI SPUSA, NE' SI PARTI.

    (Di venerdì e di martedì, non ci si deve sposare e non si devono intraprendere viaggi).

 

*   ZITA VASATA NUN PERDI VINTURA.

    (La fidanzata baciata non perde la sua fortuna).

 

*   LI ZITELLI SU' COMU LI TUVAGLI; CU ARRIVA SI CI VOLI STUIARI.

    (Le giovani donne non ancora sposate, sono sempre le più desiderabili).

 

*   LA FIGLIA 'NTI LA FASCIA E LA DOTI 'NTI LA CASCIA.

    (Anticamente era in uso cominciare a preparare il corredo, fin dai primi anni di vita di una ragazza).

 

*   MARITATI C'ABBENTI, TI LEVI UN PINSERI E TI 'NNI METTI TANTI.

    (Quando ci si sposa, ci si toglie un grosso pensiero, però ci si ritrova con tanti altri problemi e preoccupazioni da affrontare.

E' un monito a riflettere bene prima di sposarsi).

 

*   MARITA A TO' FIGLIU QUANNU VO' E A TO' FIGLIA QUANNU PO'.

    (Un figlio maschio si poteva sposare in qualsiasi momento, poiché non richiedeva tante spese come per la donna,

che invece doveva essere prima, fornita di dote e di tutto il necessario).

 

*   LA SCHETTA SI 'NNI PREGA DI LI MINNI, LA MARITATA DI LI FIGLI GRANNI.

    (La donna nubile è felice dei suoi attributi fisici, mentre quella sposata è orgogliosa di avere figli grandi).

 

* L'OMU GILUSU MORI CURNUTU.

  (L'uomo geloso, prima o poi è destinato ad essere tradito).

 

*   CU UNN'E' GILUSU, UNN'E' AMANTI.

    (Chi non è geloso non può dirsi un vero innamorato).

 

*   LA BEDDA 'NTI LU CASCIUNI, LA LASDA 'NTI LU VADDUNI.

    (A volte le donne belle, vengono tenute segregate in casa dai cosiddetti "padri-padroni" e rischiano di rimanere zitelle.

Al contrario, quelle brutte che restano più libere possono più facilmente trovare marito).

 

*   MALA DONNA PI CUMPAGNA, PRIATORIU CCA' BANNA E DDA' BANNA.

    (Quando si ha una cattiva compagna, non c’è felicità. Naturalmente il proverbio, oltre che per l’uomo,  vale anche per la donna).

 

* L'OMU CHI TENI FIDI A LI BAGASCI, PERDI L'ARMA, LU CORPU E 'MPUVURISCI.

    (L'uomo che si fida delle prostitute, prima o poi cadrà in rovina).

 

*   LI PARENTI DI LU MARITU SU' GAGHIRI COMU L'ACITU

    E CHIDDI DI LA MUGLIERI SU' DUCI COMU LU MELI.

    (A questo proverbio, che definisce cattivi i parenti dei mariti e loda quelli delle mogli, si  contrappone quello che segue, per pareggiare i conti).

 

*   LI PARENTI DI LU MARITU, SUNNU MELI SAPURITU,

    E CHIDDI DI LA MUGLIERI SUNNU AMARI COMU LU FELI.

    (Vale quanto detto nel precedente. Naturalmente ognuno si riconoscerà in quello che più gli aggrada).

 

*   QUANNU LA DONNA DI NOVU SI SPUSA, LA SANT'ARMUZZA GIRA CASA CASA.

    (Si pensa che lo spirito del primo marito, si aggiri nella casa della vedova che si  risposa).

 

*   MATRIMONI E VISCUVATI DI LU CELU SU' CALATI.

    (Il destino di un matrimonio o di un processo è sempre incerto).

 

*   MATRIMONI TARDII, URFANEDDI PRIMINTII.

    (Chi si sposa in età tarda età, rischia di lasciare orfani i propri figli, quando sono ancora piccoli).

 

*   CU BONU SI VOLI MARITARI, SI MARITA CU LI SO' PARI.

    (Chi vuol fare un buon matrimonio, deve sposarsi con persone di pari livello sociale).

 

*   MARITA LI TO' FIGLI CU LI SO' PARI, PI NUN S'AVIRI UN JORNU A LAMINTARI.

    (I genitori devono far sposare i propri figli con persone di pari ceto sociale, affinché un giorno non s'abbiano a lamentare).

 

*   MARITU SENZA AFFETTU, E' COMU LA CASA SENZA TETTU.

    (In una casa regnerà la felicità se il marito sarà affettuoso con la propria moglie, la quale naturalmente, dovrà ricambiare l'affetto in pari misura).

 

*   'MMEZZU LU MARITU E LA MUGLIERI, CU SI CI AMMISCA E' GRAN SUMERI.

    (Chi si impiccia dei problemi di una coppia di sposi è considerato un asino. E' simile al proverbio italiano "Tra moglie e marito, non mettere il dito").

 

*   SCECCU E MARITU, ACCATTALU PUDDRITRU.

    (Asino e marito bisogna prenderli molto giovani).

 

*   LU BONU MARITU FA BONA MUGLIERI, LA BONA MUGLIERI FA BONU MARITU.

    (Quando l'amore e il rispetto tra i coniugi sono reciproci, è assicurata una buona convivenza).

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