Nota informativa

 

Gran parte del materiale che forma oggetto del sito è tratto dal mio libro:

<<TRADIZIONI POPOLARI - Ribera ieri, Ribera oggi>>

 stampato e presentato, con il Patrocinio del Comune di Ribera nell'anno 2000.

G.N.Ciliberto

 

LA PREFAZIONE AL LIBRO

 

Tra i numerosi detti popolari, che fanno parte dell’immenso patrimonio culturale del popolo siciliano, ce n’è uno che così recita: “Nuddu nasci ‘mparatu”, ovvero “Nessuno nasce istruito”.

Ed è proprio vero, in quanto nessuno possiede, al momento della nascita, il grande privilegio della sapienza, ma è altrettanto vero che, siffatta dote, può negli anni manifestarsi tramite studi più o meno approfonditi.

Per nostra fortuna, l’apprendimento e il sapere non sono peculiarità di pochi eletti, ma sono raggiungibili da chiunque lo desideri, purché si mettano in pratica l’impegno e la dedizione necessari.

Così è per il neonato, che apprende le prime parole dalla mamma, così è per lo scolaro che impara dai libri e dagli insegnanti, così è per lo studioso in genere, che con la sua tenacia, con la sua costanza e con le sue ricerche, trova ed apprende tutto ciò che lo interessa.

Un discorso a parte meritano le varie forme d’arte come la poesia, la musica, la pittura. In questi campi credo, che un minimo di predisposizione si debba avere sin dalla nascita.

Se alcune doti già esistono, queste si potranno evolvere, sviluppare e migliorare nel tempo ed a seconda del grado intellettivo dell’individuo, potranno essere espresse secondo vari livelli.

Personalmente, sono portato a pensare che tutti gli esseri umani possiedano qualche virtù fin dalla nascita, ma è vero anche, che, questo “dono” c’è chi lo manifesta e chi lo tiene dentro di sé.

Esagerando un po’, si potrebbe addirittura affermare, che tutto il genere umano, o quantomeno la sua stragrande maggioranza, sia un po’ artista, un po’ musicista, un po’ poeta.

Una cosa è  certa, che per misurare tali doti, non esiste alcun metro e non c’è un preciso traguardo da raggiungere, per stabilire  chi si possa “fregiare di tali titoli” e chi no.

Naturalmente ci saranno i geni, i bravi, i bravissimi, i meno bravi,  ed anche i mediocri.

Comunque i campi sono accessibili a tutti e specie a chi,  per un momento vuole provare anche solo l’illusione di vestire i panni di un artista, di un  poeta, di un musicista o di un  inventore.

Si illuda pure, perché proibirglielo ? d’altronde non toglie niente a nessuno.

Nello sport, nella letteratura, nel campo scientifico ed in tutti i settori della vita sociale ci sono i primi, ci sono gli ultimi, ma ci sono anche coloro che stanno nel mezzo.

Un famoso detto afferma che “l’importante è partecipare” e di questo ne sono felici tutti coloro che praticano qualsiasi genere di sport senza l’ambizione di primeggiare sugli altri.

Quindi, considerato che il giusto merito di un artista,  di un poeta o di un musicista, rientrerà sempre in una scala di valori, che partendo da zero, può arrivare sino all’infinito, lasciamo pure ad ognuno la soddisfazione di dire “anche se non è molto, qualcosa ho fatto anch’io”.

Chi nella vita non ha mai abbozzato un disegno? chi non ha mai provato a cantare o a suonare qualche strumento musicale? fosse anche un semplice pettine avvolto in un foglio di carta velina, come quando da bambini ci cimentavamo ad accennare qualche motivo? chi ancora, non ha mai scritto qualche verso o declamato qualche brindisi, anche in rima baciata?

Ecco! questi sono alcuni tra i tanti casi in cui si possa  affermare: “questo l’ho fatto io”, senza per questo avere la presunzione di essere un talento, ma almeno credo, sia legittimo proclamarsi l’autore di “quella cosa”.

Se viene accettato tutto ciò, si deve accettare anche, che tutti hanno il sacrosanto diritto di sognare un loro piccolo piedistallo per gloriarsi di ciò che hanno creato, fosse anche una cosa insignificante e modesta, senza azzardare, naturalmente alcun paragone con coloro che stanno su piedistalli più alti.

In parole povere, vorrei solo dire, sebbene  non sia facile da spiegare, che dalla gente più semplice, più umile ed anche meno istruita, sono venute fuori, nel corso degli anni, creazioni, che a pieno titolo, oggi rappresentano le nostre Tradizioni popolari.

E sono proprio queste tradizioni popolari che vorrei trattare in questo volume, cercando di farlo al meglio delle mie possibilità, al solo scopo di recuperare tante conoscenze, apprese direttamente da antenati, amici, persone anziane e gente comune, intermediari occasionali ed inconsapevoli, di autori sconosciuti, che hanno prodotto un vastissimo e pregevole patrimonio culturale, da tramandare alle future generazioni.

 

Tantissimi proverbi, detti, modi di dire, scioglilingua, indovinelli, canti, racconti, sono stati creati dalle persone più semplici.

Quale migliore fantasia, se non quella della gente comune, poteva produrre tanto materiale da costituire una  ulteriore ricchezza per il già ricco patrimonio culturale della Sicilia ? Gente povera, lavoratori, contadini, spesso anche analfabeti, sono stati gli autori, che oggi hanno il merito di aver prodotto tanto materiale da riempire intere biblioteche. Gente che spesso, ha conosciuto solo fame e miseria, sacrifici e privazioni di ogni genere, ma che pur ha saputo affrontare le ingiustizie e i problemi della vita, sorridendo per un simpatico scioglilingua o sentendosi appagata per aver creato qualche enigmatico indovinello.

Tale patrimonio è pervenuto fino ai giorni nostri, tramandato di generazione in generazione, dai padri ai figli, dai nonni ai nipoti, da una voce all’altra, con la sola forza della memoria ed è sempre in continua crescita.

In questa raccolta, si è solo cercato di selezionare e recuperare una parte di tutto ciò che è stato o è ancora in uso  nel nostro territorio, trattando in particolare il linguaggio, gli usi ed i costumi della popolazione di Ribera e del suo hinderland. 

Scorrono così, i detti e le espressioni più curiose e più conosciute nella nostra Ribera, i proverbi, gli indovinelli più divertenti, le superstizioni e le antiche usanze, alcune delle quali, con qualche variante sono presenti ancora oggi.

Si e' tenuto conto anche, delle principali Feste popolari e religiose, dei Monumenti e dei Personaggi più significativi, nonché delle Pietanze tipiche,  che nella nostra cittadina caratterizzano particolari ricorrenze e festività.

Non poteva mancare qualche tradizionale leggenda e qualche "cuntu", che in tempi ormai dimenticati, tramite loquaci “cuntasorie”, tenevano bambini, giovani e vecchi con il fiato sospeso e inchiodati all'ascolto, con la spasmodica attesa del finale.

Arricchiscono la raccolta, alcuni canti popolari, poesie, disegni e foto, che inseriti tra i vari capitoli del libro, spero contribuiscano a far conoscere meglio il modo di vivere dei nostri antenati.

A completamento del volume, ho ritenuto opportuno, con la preziosa collaborazione di Enzo Minio, aggiungere un ulteriore capitolo, esclusivamente fotografico, che comprende una sequenza di doppie immagini di Ribera e dintorni. Le foto di ieri, affiancate a quelle scattate oggi, dallo stesso punto di osservazione, credo, non mancheranno di destare un certo interesse in tutti i lettori e specie nei tanti emigrati che, se appena appena ricordano Ribera com'era 50 o 60 anni fa, sicuramente saranno sorpresi di vedere come il nostro paese è cambiato nel corso degli anni.

 

Dopo la pubblicazione di questo volume, anche se si e' detto, che raccoglie solo una piccola parte del vasto patrimonio siciliano e del nostro territorio in particolare, qualcuno potrà farmi notare che un certo detto popolare, o indovinello, o scioglilingua o proverbio non e' stato inserito.

Di questo me ne rammarico fin da adesso, ma spero ugualmente che quanto qui raccolto, possa avere un qualche merito culturale e che possa costituire un preciso punto di partenza, per quanti intendano approfondire sempre di più la conoscenza delle nostre più belle e significative tradizioni.

E’ mio auspicio che, specialmente i più giovani e gli studenti, possano accrescere il loro bagaglio di conoscenze e si possano avvicinare ancor di più ai tempi che furono vissuti dai loro antenati.

Mi auguro ancora, che possano scoprire, anche l'amore e l'interesse per tante manifestazioni e per tanti momenti di vita popolare, cercando di contribuire a loro volta a tramandarli ai posteri, in modo tale che, il folclore, tesoro di semplicità e di saggezza, non solo non vada mai perduto, ma venga anche capito, apprezzato e ricordato negli anni a venire.

Il folclore e' l'essenza vitale di ogni popolo, è la linfa che scorre nell'animo della gente; è il modo più giusto ed appropriato di essere se stessi.

Folclore, detto anche "folklore" è un termine di origine inglese, che significa “Studio della cultura popolare” ed è nato dalla fusione delle due parole “folk” (popolo) e “lore” (dottrina) e quindi, “Dottrina del popolo”, o meglio “Conoscenza del passato”.

Gli studi del folclore sono iniziati nel 1878, ma il termine era già stato usato alcuni anni prima, e precisamente nel 1846 dallo studioso e letterato William J.Thomas.

Per chi non ne sia a conoscenza, o per chi, più non lo rammenta, si ricorda che negli Stati Uniti e precisamente nello Stato del South Dakota, esiste una montagna chiamata Rushmore, che ogni giorno è meta di visite turistiche di persone di ogni estrazione sociale e di ogni parte del mondo.

La principale attrattiva di questa montagna è quella di avere scolpite su una delle sue pareti rocciose, le gigantesche teste raffiguranti quattro tra i più importanti Presidenti degli Stati Uniti d’America: George Washington, Thomas Jefferson, Abramo Lincoln e Theodore Roosevelt. realizzate dal grande scultore Gutzon Borghun.

Ma, non riveste minore importanza una enorme scritta scolpita sulla stessa montagna e che ha una certa attinenza con la materia qui trattata. La frase, che nella sua brevità, racchiude un grande messaggio per tutti i popoli della terra, è la seguente:

<<Un paese che non si ricorda del proprio passato è un paese senza futuro. La memoria è nei nostri spiriti>>.

Anche il notissimo scrittore, storico e giornalista italiano Indro Montanelli afferma, che:

<<Un popolo che ignora il proprio passato, non capirà nulla del proprio presente>>. 

 

Quindi,  concludo aggiungendo solo questo:

- Ciò che qui è stato fatto, è nato da un immenso amore per le cose passate, da un costante e appassionato impegno e da piccoli e grandi sacrifici, oggi ampiamente ripagati, dal prezioso intervento della Amministrazione Comunale di Ribera, che ringrazio per la sensibilità dimostrata, nell’aver consentito di pubblicare il  presente volume,  per la pubblica fruizione.

E’ altresì doveroso evidenziare, che  gran parte di tutto quanto qui  viene presentato, affonda le radici  nella ricca e geniale eredità lasciataci “dalla gente comune”, la gente della strada, spesso anonima, che si riconosce  nel “popolo siciliano”.

Quindi, se la presente opera, come fortemente da me auspicato,  riuscirà a risvegliare l’amore e l’interesse per la conoscenza del nostro passato, un altro sincero ringraziamento va al popolo stesso,  al quale  spettano anche i maggiori meriti.

                                                                                                                                                                           Giuseppe Nicola Ciliberto

 

Si riporta uno stralcio del libro di  TRADIZIONI POPOLARI

AMARE RIBERA – “ La città delle arance”

Dal limpido e azzurro mare africano, come lo defiviva il grande drammaturgo Luigi Pirandello, sovente sale in paese un dolce e soave venticello, che porta con sé un delizioso ed indescrivibile odore di zagara. E’ il profumo di Ribera, emanato dall’incantevole Valle di Verdura, ricca di pregiati giardini di arance, uniche per bontà e fragranza in tutta l’Europa. Ribera ne gioisce ed è orgogliosa di questo grande dono che la natura unisce alla non meno grande genialità dei suoi agricoltori. Non è molto, è vero, ma è già tanto se anche per un breve attimo, tale magico odore può far dimenticare i numerosi ed immancabili problemi che attanagliano la vita dei cittadini in vari settori della vita pubblica.

 

Godiamocelo allora, questo raro ed inimitabile profumo di zagara, in quanto è un vero dono, prezioso e raro, che Dio, in mancanza di altro ci ha voluto dare. Non c’è molto a Ribera di cui vantarci, ma quel poco che ci ritroviamo, opportunamente capito e valorizzato, potrebbe senz’altro, contribuire a dare una diversa immagine della nostra pur sempre bella, ma tanto trascurata cittadina,  giustamente ribattezzata “Città delle arance”.

 

Una cittadina che, comunque, vuole andare avanti, che non vuole essere passiva, che non vuole rassegnarsi ad un progresso lento che non riesce a decollare definitivamente. Occorre valorizzare ciò che si ha e creare ciò che non si ha, sfruttando ed integrando al meglio ciò che invece si possiede e che altri magari ci invidiano. Occorre pensare, riflettere, ricercare, scoprire ed inventare modi nuovi ed originali che possano contribuire a risollevare l’economia del territorio. Non solo di arance deve vivere Ribera, anche se uniche, ma che rischiano spesso di rimanere sconosciute al resto del mondo, se non vengono addirittura schiacciate sotto impietosi trattori per mancanza di mercato. Le intelligenze di sicuro non mancano, ma sono necessari gli sforzi di tutti, con in prima linea gli amministratori che si alternano alla guida della città. Il futuro non può ignorare il turismo, che è una via che si può senz'altro intraprendere, sfruttando sia i pochi ma significativi monumenti, che i siti archeologici, di notevole interesse artistico, oltre alle bellezze naturali quali possono essere i meravigliosi agrumeti, i frutteti, i boschi attrezzati e limpide acque delle nostre incontaminate spiagge.

 

Il massiccio flusso turistico che ci passa sotto gli occhi e che fa capo ad Agrigento, Eraclea Minoa, Sciacca e Selinunte, non chiederebbe nulla di meglio che essere dirottato verso di noi, per una magica escursione agro turistica, tra innumerevoli percorsi, che si potrebbero creare nel territorio, toccando arte, storia e natura, misti , perché nò ? ad una succulenta spremuta d’arancia o ad una inimmaginabile “mangiata di ricotta e tuma” presso “ la mànnara” di qualche pastore locale.

Sarebbe anche auspicabile l’apertura del Museo etnoantropologico, di cui si parla da anni, ma che non si riesce ancora ad attuare e, che potrebbe offrire a tutti, specie ai turisti, la visione dei numerosi oggetti dell’arte contadina, inspiegabilmente lasciati ad ammuffire ancora di più, sempre più lontani dalla pubblica fruizione.

 

Si potrebbero esporre al pubblico i numerosi reperti archeologici ritrovati nelle nostre zone, sia terrestri che sottomarini ed anche lo scheletro della balena “Corvina” che, venuta a morire nelle nostre spiagge, non si sa verso quali lidi sia andata ad approdare.

 

Anche le nostre feste popolari, le tradizioni, le iniziative culturali a vario livello, se, opportunamente pubblicizzate, potrebbero essere veicolo di flussi turistici, che darebbero a Ribera un sicuro ritorno economico.

Altro esempio concreto può essere sicuramente quello di ripristinare la Sagra dell’arancia e caratterizzarla, sempre più e sempre meglio, con degustazioni del prodotto e con la realizzazione di monumenti ed opere d’arte “all’arancia”, che potrebbero a breve tempo diventare un’attrazione unica nel suo genere in tutta la Nazione, come, ad esempio, gli “Archi di Pasqua di S. BiagioPlatani”.

 

Questa, a parere del sottoscritto, è una iniziativa, che gli Amministratori non dovrebbero farsi sfuggire, poiché è già stata sperimentata, con notevole successo negli anni passati e poi inspiegabilmente interrotta.

Sappiamo che l’Italia è il paese delle Sagre, che pubblicizzano i più svariati prodotti come: il carciofo, il pesce, le castagne, le pesche, i tartufi, le mele, le noccioline, l’aglio, le cipolle, le zucche, la ricotta....e chi più ne ha più ne metta. Pertanto è assurdo che Ribera, che da almeno 50 anni produce le più belle arance d’Italia, non abbia la sua Sagra.

Sicuramente, lavorando bene, senza fretta, ma costantemente e con il massimo impegno e intelligenza, i frutti prima o poi arriveranno e non potranno portare altro che un maggiore benessere.

 

Solo agli scettici ed ai pigri, tutto ciò può sembrare utopia, ma sono convinto che sbagliano. Non pretenderemo certo di creare un “business”, come sanno fare gli americani con “Disneyland”, come i francesi con “Euro Disney”, come altri in Italia, che hanno creato turismo dal nulla con “La città di Pinocchio”,L’Italia in miniatura”, “Gardaland” o con zoo e immensi giardini botanici.

Naturalmente si deve fare ciò che è possibile ed a Ribera, qualcosa, sicuramente si potrebbe fare, affinchè una valvola di sfogo creata da un turismo di massa, possa incrementare di più anche le produzioni agricole e facilitare la commercializzazione dei nostri pregiati prodotti, oltre che creare nuove fonti di occupazione.

 

Tra il “dire e il fare”,  si dice, che c’è di mezzo il mare, ma sappiamo che i riberesi vogliono, che il loro paese cresca, che sia ancora additato in tutto il circondario, come quello trainante e dal quale prendere esempio.

Anche dei piccoli passi o dei segni tangibili in questa direzione, potranno mettere in luce Ribera all’occhio dei forestieri e dei turisti di passaggio in cerca, sempre, di qualcosa di nuovo, di diverso, di mai visto.

Questo mio sonetto che segue, intende esaltare le nostre bellissime arance e vuole essere, nel contempo, una lode all’operosità dei nostri esperti agricoltori, nonché un invito rivolto a tutti ad “Amare Ribera”.

                                                                     

 

                                   AMARI RIBERA

 

Ribera, quannu ‘nchiara la matina

e lentu lentu lu suli ‘ncelu acchiana,

sì bedda e prufumata d’aria fina

ca si senti pi ‘nsinu a tramuntana.

 

La Valli tò di tanti aranci è china

e vantu sù di scelti cuntadini,

ca ti criaru stu regnu, o rigina,

ittannuci lu sangu di li vini.

 

Tu sarai digna di onuri e di vantu

cara mè terra in eternu si spera,

iu li tò lodi a lu munnu li cantu

pi la magìa di la tò primavera.

 

           Pi sti biddizzi ca sunnu un’incantu,

         invitu tutti ad “amari Ribera”.

 

 

Giuseppe Nicola Ciliberto