L'INCONTRO DI PASQUA

a Ribera

Storia - Tradizione - Folklore - Immagini di ieri e di oggi

 

 

di Giuseppe Nicola Ciliberto

 

 

 

 

Il giorno della Santa Pasqua, vede Ribera risvegliarsi in una atmosfera di magia e di grande gioia, durante la quale tutti i cittadini, dai più piccoli, ai più grandi, vivono un momento di indescrivibile emozione, ansia, e felicità, nell'attesa dell'ormai tradizionale "Incontro" che vedrà la sua conclusione attorno alle ore 15.

La giornata, come tante altre feste religiose, inizia con la solita mattutina "arburata", e in ogni parte del paese si odono spari di mortaretti, accompagnati dalle allegre note della banda musicale, che annunziano il giorno di gioia.

 

Dopo una funzione religiosa nella Chiesa Madre, i membri del Comitato e il Sindaco con la fascia tricolore, si preparano per partecipare all'Incontro

Il Corso principale già dalle prime ore comincia

a riempirsi di gente

La tradizionale "maschiata" è già pronta per

essere accesa nel momento clou dell'Incontro quando parte la Madonna per andare incontro al Figlio Risorto.

Si attende il grande momento dell'Incontro e pertanto numerose pietanze sono già preparate sin dal giorno prima, per poter avere più tempo da trascorrere lungo il Corso principale, che per l'occasione brulica di persone ben vestite e di gruppi di ragazzi e ragazze, in abbigliamenti, più o meno strani che animeranno tutta la festa.

Col passare delle ore, la folla cresce a dismisura, i più giovani al grido di "largo, largo", salgono e scendono saltellando lungo il Corso, precedendo i numerosi gonfaloni, chiamati comunemente "palii" e che rappresentano varie Associazioni, Parrocchie o Gruppi di fedeli. Il massimo della folla, costituita anche da visitatori dei paesi vicini e spesso da persone venute appositamente da luoghi molto lontani, si raggiunge verso la fine della Messa di Mezzogiorno.

 

Già i balconi sono stati presi d'assalto, qualche albero viene scalato da intraprendenti "osservatori" che vogliono assicurarsi un punto di vista più alto.

Chi non corre comincia a prendere posto sui marciapiedi, tentando a colpi di gomito, di trovarlo più comodo possibile ed evitando magari di farsi calpestare qualche callo indolenzito.

 

Fotografi e cineamatori, più o meno esperti, danno sfogo alle loro macchine, per cogliere i momenti più significativi della imponente manifestazione.

La giornata di Pasqua è caratterizzata, da mille suoni provenienti da fischietti, dal grido dei partecipanti misto al brulichio di una immensa folla, dai mille colori dei palloncini colorati che i ragazzini tengono legati ad un filo.

 

Cominciano a correre i "palii" tra due ali di folla.

San Michele corre ad annunciare la Resurrezione di Gesù alla Madonna,

ancora coperta dal suo manto nero

 

In  questo fantasmagorico e variopinto caleidoscopio, si vedono dominare, in tutta la loro maestosità, i grandi "palii", addobbati con profumatissimi fiori di "balicu" e nastri multicolori, che svolazzano per l'aria, seguiti dai fedelissimi, devoti del Santo o dell'Associazione rappresentata. 

 

Poco prima delle ore 14, appare, portata a spalla da forzuti giovani, la splendida Vara di San Michele, che con la sua luccicante spada sguainata e adornato di bellissimi fiori e fave verdi appena raccolte, scende lungo il Corso per andare ad annunziare alla Madonna Addolorata la Resurrezione del Figlio.

 

Davanti alla Chiesa del Rosario si trova già in attesa la Madonna, ancora coperta da un manto nero, mentre un'altra banda esegue ancora una triste marcia funebre.

Dapprima, sempre di corsa ed al grido di "largo, largo", sfilano davanti alla Madre di Gesù tutti i gonfaloni, che si dispongono nell'ampia Piazza Duomo. Infine, di corsa, arriva davanti a Lei San Michele, che con tre solenni inchini annuncia "lu Risursitu" di Gesù Cristo, mentre uno dei fedeli pronuncia tra l'applauso generale la frase:

"Maria, vostru Figliu abbriviscì"

 

La Madonna ancora coperta dal manto nero riceve l'annuncio da San Michele

che il proprio Figlio Gesù è risorto e attende che avvenga l'Incontro.

 

San Michele si prepara ad andare incontro

a Gesù Risorto, seguito dalla Madonna

Dopo l'annuncio della Resurrezione, la Madonna, al grido di "largo largo"

viene condotta a salutare il Figlio

 

Nel frattempo la Statua di Gesù Risorto, in tutta la sua bellezza e la sua maestosità è arrivata, e attende la Madre all'incrocio del Corso principale, con il Corso XXV Aprile (ex Corso Regina Margherita).

 

A questo punto, davanti alla Madonna, vengono ricostituiti i vari gruppi dei gonfaloni, che risalgono il Corso, seguiti dal Gruppo di San Michele, sempre saltellando con passi cadenzati, per andare verso il Cristo.

 

 

 

Infine, cade il velo nero dell'Addolorata, inizia la grande "maschiata" preparata nella Piazza Duomo e la banda inizia a suonare finalmente una allegra e tipica marcia, composta tanti anni fa dal Maestro Antonino Cinà.

Tra i fragorosi botti, l'odore acre della polvere da sparo, l'immenso fumo che invade la Piazza, il suono delle campane della Chiesa e gli applausi della gente, misti a qualche lacrima, la statua della Madonna, preceduta e seguita da migliaia di devoti, arriva ai piedi del Figlio, quando "li musicanti", quasi senza più fiato, sono già allo stremo delle loro forze.

 

                                           Il momento dell'Incontro tra Gesù Risorto e la Madonna

                                           che fa tre inchini ai suoi piedi, tra gli scroscianti applausi

                                            delle  numerosissime persone presenti.

 

L'aria è invasa da qualcosa di magico, i volti della gente si impietriscono di emozione e gli occhi non hanno altro da guardare, se non le Sacre immagini ed i relativi portatori, che incuranti dell'immane fatica sostenuta, si apprestano a concludere la manifestazione.

Ed ecco il momento più solenne, l'Incontro vero e proprio. Per ben tre volte si vede la Madonna dondolare e inchinarsi fin quasi a baciare i piedi del Figlio, che a sua volta, lascia trasparire una grande sensazione di gioia, con appropriati movimenti ondulatori e sussultori, mentre alle note della banda si uniscono gli scroscianti applausi di una immensa folla commossa ed al tempo stesso felice. 

Fino a qualche anno fa, l'Incontro si concludeva con una breve processione, che attraversava il quartiere di Sant'Antonino, dopodiché le tre Vare rientravano nelle rispettive Chiese.

 Oggi tale processione del dopo incontro è stata rinviata alla sera. Quella di Pasqua, per Ribera è senz'altro una giornata indimenticabile ed occorrerà ogni volta un 'altro intero anno, per riprovare le stesse sensazioni e la stessa gioia offerta da questa importante tradizione vecchia di alcuni secoli.

 

 

    Per dimostrare quanto conosciuto ed importante sia l'Incontro di Pasqua di Ribera,

si riportano alcuni versi conosciuti dalle nostre parti, fin dai primi anni del secolo XIX:

        "Li Sepolcri di Cataviddotta,

                lu Risursitu di Sciacca

                      e lu 'Ncontru di Rivela".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cartolina con le sacre immagini di

San Michele, Gesù Risorto e la Madonna

che ogni anno viene distribuita ai fedeli

durante la raccolta delle offerte per

le vie di Ribera.

La parte retrostante la cartolina di Pasqua riporta la poesia,

 PASQUA A RIBERA

(di Giuseppe Nicola Ciliberto)

che nel 1998 ha vinto il Primo Premio nel  Concorso

“La Pasqua a Ribera - Fede, tradizione, folclore”,

indetto dal Comitato della Festa e dal Distretto Scolastico N.2, con il Patrocinio

del Comune di Ribera.  La stessa, ogni anno viene stampata sul retro

della cartolina, distribuita a tutti i cittadini, durante la raccolta delle offerte

che servono a finanziare i solenni festeggiamenti.

 

E’ Pasqua e l’aria odura di splinduri,

gioia e letizia regna ccà a Ribera,

priziusu donu d’una primavera

ca ‘nti stu jornu porta sulu amuri.

E’ Pasqua e lu paisi è assai ‘ncantatu,

a discrivillu quasi un si ci cridi,

mumentu eccelsu di misteru e fidi

ca fa ristari quasi senza sciatu.

Tutti fistanti, tutti, nichi e granni,

manu cu manu sàtanu cuntenti,

pari magìa st’oceanu di genti

pi chista usanza antica di tant’anni.

Si grida "largu, largu" e San Micheli

davanti a la Madonna accumpagnatu,

annunzia ca Gesù è risuscitatu

tra un svintuliu di palii ‘nta li celi.

Curri Maria tra genti chi si scanza

e fa lu ‘Ncontru cu lu Sarvaturi,

ca beddu, e urnatu di milli culuri,

a ognunu metti in cori l’esultanza.

Sublimi attimu chi ‘nfunni spiranza

ca odiu e peni fussiru scurdati,

tant’occhi su’ di lacrimi vagnati;

Pasqua è amuri...è paci...è fratillanza.

 

Fatti e personaggi della Ribera di un tempo

COME SI CELEBRAVA LA PASQUA

(Articolo di Santo Tortorici - pubblicato su Momenti n.857 del 8 aprile 2007)

 

Nella foto: Il Comitato Festa di Pasqua del 1944

 

La Pasqua, come si sa è preceduta da 40 giorni di quaresima, che a Ribera la tradizione popolare riduceva a 39, in quanto l'indomani di carnevale, "lu carnilivaruni", si andava a schiticchiare in campagna. Quando ancora non esistevano le villette a Seccagrande, le famiglie e i gruppi di amici a mezzo di carretti, calessi, cavalli, muli, asini e con ogni mezzo, si recavano a Verdura, sistemandosi lungo il rettifilo, oppure in qualche altra località dove qualcuno possedeva una casa o un casolare.

Si cuocevano fave, piselli verdi, carciofi, si arrostivano sarde fresche, salsiccia, polli, carne di castrato, accompagnati da abbondanti bevute di vino di casa, ad alta gradazione alcolica.

La giornata del "Carnilivaruni" si concludeva tra canti, balli e giuochi di ogni genere, sapendo che l'indomani aveva inizio la Quaresima durante la quale bisognava osservare il digiuno e non era consentito ballare.

La Domenica delle Palme, come avviene ancora oggi, le chiese erano affollatissime dalle famiglie che accompagnava­no i loro bambini con in mano delle piccole palme per essere benedette dal sacerdote. L'indomani, con l'inizio della settimana santa, le chiese si riempivano di fedeli, per assistere ai riti religiosi come la visita ai sepolcri, il lavaggio dei piedi e in particolare per ascoltare la parola dei sapienti predicatori (sacerdoti e monaci) provenienti da ogni parte di Italia e anche stranieri.

La sera del giovedì santo, in segno di lutto, sugli altari veniva calata una tela di colore violetto per coprire le statue dei santi, le campane cessavano di suonare e venivano legate fino al momento del "risuscitu" (resurrezione) che avveniva il mezzogiorno del Sabato Santo, e non alla mezzanotte come avviene oggi. Anche nelle abitazioni private le immagine sacre e gli specchi venivano coperti con delle stoffe, per evitare che le donne, il venerdì santo, commettessero il peccato di truccarsi il viso e di pettinarsi, mentre era loro lecito impastare la pasta. In proposito una nenia recitava :

 

Maliditta sia dda fimmina cà di venniri li capiddri si addirizza.

Biniditta sia dda fimmina cà di venniri la pasta 'mpasta".

 

II Venerdì alle ore 11 circa, come avviene ancora oggi, dalla Chiesa Madre partiva la processione religiosa con alla testa la musica cittadina che intonava delle marce funebri, seguita dall'urna in vetro, con dentro il cataletto di Gesù morto, portato a spalla da alcuni fedeli.

Arrivata la processione al calvario, due sacerdoti salivano sulle scale per mettere in croce il Cristo morto.

Il giorno del venerdì santo tutti i fedeli osservavano il digiuno completo.

Noi bambini ci recavamo al Calvario per assistere alla crocifissione, subito dopo, ci sdraiavamo sul prato d'erba verde antistante, dove mangiavamo "lu Cannileri" con l' uovo sodo, già preparato dalle nostre mamme quale dolce pasquale. All'imbrunire, al calvario, si radunava una grande folla di cittadini per ascoltare la predica del sacerdote ed assistere a lu scinnu del Cristo dalla Croce.

 

Dal Calvario si formava una grande processione per il rientro nella Chiesa Madre.

Lungo il percorso, sostavano dei capannelli di cittadini i quali intonavano delle nenie del che ripetevano in continuazione.

Una diceva: Iu scinnu di la cruci stancu di tanta via, lu cunnannaru a morti lu figliu di Maria. Trentatrianni 'ncrunatu di spini, ferri e catini li porta Gesù"...

 

Anticamente lu risuscitu avveniva il sabato a mezzogiorno, e non alla mezzanotte come avviene oggi, le campane venivano sciolte perché suonassero a distesa, accompagnate dallo sparo dei mortaretti per an­nunciare l'avvenuta resurrezio­ne del Cristo trionfante sulla morte, si alzavano i teli dagli altari e dagli specchi di casa.

Al tocco delle campane, si rompeva il digiuno, cessava l'astinenza dei giorni della Quaresima, mentre in casa le donne e noi ragazzi, armati di un "maglielo" ( un ramo di vite che conteneva un numero di nodi dispari, circa 11-13) si correva all'impazzata per la casa sbattendolo sulle porte, sugli armadi, sulle finestre, sui tavoli, sul letto e su ogni altro oggetto della casa, al grido:

"Fora diavulu fora, ora cà Gesù è risuscitatu,  fora diavulu fora, ora cà Gesù è risuscitatu..."

Durante il periodo della guerra tutte le feste religiose, per motivi di sicurezza, erano state sospese. A Ribera, dopo lo sbarco delle truppe alleate del 13 luglio 1943, la prima festa di Pasqua fu celebrata nel mese di aprile del 1944. Il clima politico era fortemente arroventato, per lo scontro tra il partito della Democrazia Cristiana e la Chiesa, da un lato, e i partiti Social comunisti, dall'altro.

 

Nella Chiesa Madre, per "lu risuscitu" di mezzogiorno del Sabato Santo la statuetta del Cristo risorto apparve con in mano la bandiera bianca, invece che con la tradizionale bandiera rossa. L'episodio su­scitò tanto scalpore e mormorio tra i fedeli, provocando la reazione del Comitato per i festeggiamenti della Pasqua presente in Chiesa. La Domenica mattina, in preparazione dell'incontro, il Comitato, come al solito, provvide ad addobbare festosamente la grande statua del Signore risuscitato, sostituendo la bandiera bianca con quella rossa.

All'apparire, in pubblico, dell'immagine del Signore risuscitato con in mano la bandiera rossa, l'immensa folla scattò in un grande applauso. In aggiunta, il Comitato aveva deciso di partecipare alla corsa dell' Incontro, in cui ciascuno impugnava dei grossi bastoni con in cima legati dei vistosissimi nastri rossi.

 

                                                                                                           IL LUNEDI DELL'ANGELO

(di G.N. Ciliberto)

Il giorno del lunedì dell'Angelo è comunemente chiamato a Ribera "lunidi di Pasqua" e più che una precisa ricorrenza religiosa, è considerato un appuntamento di svago, di divertimento e di spensieratezza. Infatti è in uso fin dai tempi più lontani, festeggiare tale giornata con gite in campagna, tra i numerosi giardini del nostro territorio, o presso le case estive di Seccagrande e di Borgo Bonsignore, in compagnia di parenti e di amici per la tradizionale "scampagnata". In questa occasione la città quasi si spopola e molte persone riunite in gruppi, si recano fuori, organizzando le immancabili "schiticchiate" e le grandi "abbuffate", ove le griglie e i forni sono i veri protagonisti. Spesso vengono tirati fuori strumenti musicali di vario genere, come chitarre, fisarmoniche, mandolini e trombe dando vita a veri e propri spettacoli all'aperto che richiamano moltissimi gitanti che si trovano a passare nei paraggi.  In contrapposizione a quanto avviene oggi, in un'epoca ove imperversa il consumismo più esagerato, si ha notizia che alla fine dello scorso secolo, si usava, specie tra i cattolici devoti di San Michele,  dedicare tale giornata al digiuno ed alla preghiera, consumando solo pane e acqua, ma oggi tale usanza non viene più presa in considerazione nemmeno dai cattolici più osservanti.

Alcuni credevano anche, che se tale penitenza, fatta esclusivamente nella giornata del lunedì santo o "dell'angelo" fosse stata continuata per nove anni consecutivi,  dalle famiglie che avevano in casa ragazze zitelle, San Michele le avrebbe preservate in eterno dalle pene dell'Inferno e forse anche, aiutate a trovare un buon marito.

 

 

Festa di Pasqua

(Notizie tratte da "Monografia sopra Ribera" da un manoscritto di Giuseppe Salerno del 1894,

trascritto, annotato e integrato a cura di Raimondo Lentini nell'anno 2007)

 

In questa ricorrenza viene costruita la "Stragula", carro, il quale viene formato a guisa d'alta torre, poggiata sopra un grosso baroccio con due gran ruote di legno, bordate da grosse lamine di ferro che ne formano cerchi, bene inchiodate. La torre, nella quale sommità presenta una corona, è pure costruita di legname, e l'intera torre viene vestita di rami d'alloro, di mirto, e rosmarino, dove alla punta della corona che finisce con grosso mappamondo, sventola una bandiera di mussola coler vermiglio.

Nella vigilia, il giorno anteriore alla Pasqua, il Sabato Santo, il carro Stragula viene tirato da due nutriti buoi, preceduto dal suono dei tamburi, e seguito dalla banda musicale, che una folla di popolo segue a codazzo. Dopo che avrà girato le vie del comune, scende dal corso Maggiore, e va' a fermarsi nel pratello, tra la Madre Chiesa e quello del SS.mo Rosario, ed ivi sta'fermo, fino a che termini la messa cantata, e la funzione del risorto Gesù. In questo frattempo, si recano nella chiesa Madre varie ragazze, vestite da angiolette, alcune con candide vesti, e corone di fiori sul capo, portando in apposite guantiere, chi la corona di spine, chi i chiodi, chi il martello, come simbolo degli arnesi serviti alla crocefissione del morto Redentore. Altre con tuniche nere, e veli bianchi dalla testa pendenti, coi cordoncini bianchi stretti alla cintura, nella quale sporge un crocefisso d'argento, e di rame, a guisa d'abito monacale, rappresentanti la Vergine Addolorata col pugnale infisso al seno. Altre rappresentanti Marta, e Maddalena, e tal'altre con vesti dorate, ed abitini smaglianti con dei belli nastrini intrecciati in tutto il corpo, con calice d'argento nelle mani, il turibolo, e la navetta con l'odoroso incenso, che par d'angiolette, tirano la gradita attenzione.

Entrate in chiesa, parte si dispongono con le lanternine di carta a colore con ceri accesi a semicerchio dinanti l'altare maggiore, altre in bell'ordine sopra i gradini dello stesso altare, immobili, in atteggiamento commosso, e piangente, asciugandosi gli occhi col faccioletto.

Al Vangelo, eccoti un generale bisbiglio, un frastuono. Sono i vari ragazzi che conducono le madri in chiesa per vedere le funzioni:

Mammuccia - l'ammuccia, la caduta di lu velu, lu risuscitu.

Quanto a dire, la luce immediata nella chiesa per mezzo di tende poste nelle finestre, che chiudonsi e s'aprono per mezzo di cordine con arte legate; lo squarciamento del velo del tempio, e la salita in Cielo per mezzo d'una leva, del Nazzareno Gesù.

Suona il sagrestano, a ripetuti rintocchi, il campanello. Cade il sacro velo che copre l'altare maggiore, il Nazzareno sale in cielo col suo gagliardetto in mano coler vermiglio con due candele di cera ardente, e la banda musicale intona la sua ilare marcia. Nel contempo le finestre chiuse con le tende cadono istantaneamente, ed ecco la chiara luce ed i raggi del sole che tremulano sulle pareti, e colonne della chiesa. Dall'alto della volta svolazzano molti uccellini chiusi in apposita gabbia appena s'apre lo sportellino, e varie santine di carta, vanno aliando nell'immenso vano della chiesa, che per venire ghermita, ragazzi l'uno e l'altro si confondono.

Terminata la messa cantata, il carro sale pel corso maggiore con i tamburi, e banda musicale, sparando per ogni cantonata una petarda che col rombo scricchiolano i cristalli delle vicine case, e rompe il timpano dell'orecchio. Le campane di tutte le chiese suonano a distesa, e l'orologio comunale batte le campane pel mezzogiorno.  Indi il carro si ferma davanti la casa del Governatore della festa, ed il popolo tutto gaudente rincasa, per alleggerire le pentole ed i tegami per mangiare. Durante la notte viene pavesata la Stmgula, carro, con pane a cerchietti inverniciato con giallo d'uovo, legati come tanti anelli fitti l'un con l'altro, ed il prospetto pure pavesato da agnellini e cavallini di caciocavallo, avente nel centro un agno di pasta reale, marmorato di bianco zucchero, ed altri colori ed eccoti un continuato sparo di petarde, senza che la banda cessi di suonare inviandosi pure in cielo dei rapidi razzi. È l'alba del giorno di Pasqua, la banda musicale scende con lieta marcia tra la batacchiata alle campane e col fragore dei tamburi, che ti ripete la Diana, viene sotto il corso Maggiore sparata una lunga filiera di mortaretti, ed alle fine una forte scossa di una gran cerchia di petarde a varia fila ti spara in un unico colpo, che l'aria, e la terra tremano, rompendo e scricchiolando i cristalli delle finestre e persiane. Scende il carro tirato dai buoi a gala vestiti con le corna coperte di sedie fazzoletti, e con le campanelle che tintinnano appese alle giogaie nel loro movimento, ed il pastore che li guida, vestito anco a festa, tenendo in mano seduto al davanzale del carro, la lunga verga, fornita la punta d'acuto pungolo di ferro, onde punzecchiare i buoi nel cammino seguito dalla banda musicale e dai tamburi, e va' a fermarsi innanti il pratello della chiesa maggiore aspettando l'incontro dei Santi. In questo lasso, ci permettiamo dire qualche cosa sulla Stragula, carro. Essa a prima vista ti sembrerà qualche cosa di strano, di stravagante, di caratteristico e senza scopo per dirla alla buona, anzi marchiana. No lettore mio carissimo, ascolta:

La torre ti da il segno della fortezza, il pane benedetto del Santo Sacramente Eucaristico.

L'agnello la mansuetudine del Signore Gesù. Ecce Agnus Dei. L'agnellino, il cavallino, ed i buoi di caciocavallo, l'emblema della pastorizia e degli armenti, da dove promana la ricchezza. L'alloro, ed il mirto il segno della gloria per l'umano riscatto, ed il rosmarino la fragranza della fede. Simboli tutti del cristianesimo.   Verso le ore undici antimeridiane, dalla chiesa del SS.mo Rosario esce la Madonna della Pace, con manto nero che ne copre l'intero simulacro, tenuta a spalle dai confratelli vestiti in cappa colla buffa calata nel volto, nella quale vi sono due buchi rotondo per la vista.

Qui la banda musicale, al di lei apparire, intona la marcia funebre, ed il tamburo pure batte i colpi lugubri sulla pelle rallentata. Indi dalla chiesa del SS.mo Oratorio esce il SS.mo Salvatore con lo stendardo di broccato rosso nella destra mano, e nella sinistra un manipolo di verdi spighe di grano, ed ai fianchi degli steli di fave verdi, e fiori di vario colore bene intrecciati. Il simulacro viene pure portato a spalla dai confratelli vestiti in cappa colla buffa calata sul volto, dove sporgono due rotondi buchi per la vista. Si comincia per la dritta via la processione preceduta dal suono del tamburo, e va'a fermarsi nel punto superiore del corso Maggiore. Contemporaneamente parte della banda musicale va'a ricevere l'Arcangelo Michele dalla chiesa di S. Pellegrino, il quale con la sua spada lucida sguainata del Paradiso nella destra, e nella sinistra il gagliardetto di broccato rosso, calcando il fiero dragone infernale, segue la processione con banda musicale, e va' pure a fermarsi nel corso Maggiore, accanto del Simulacro del SS.mo Salvatore.

Alla di costui vista si da principio all'incontro dei Santi, ed eccoti un mare di teste che brulicano in tutto il Corso, e nelle vie adiacenti. I balconi, le terrazze, e le finestre gremite di persone d'ambo i sessi, e d'ogni vario ceto, vestiti tutti a festa. Le donne coi differenti colori delle stoffe smaglianti dimenano i larghi ventagli, chiamando il fresco. Le signore, e signorine con i belli coloriti cappelli guarniti di fiori e nastri bizzarri, e penne di struzzo, con le spille nei seni, braccialetti nei polsi e fioccaglie di oro, al riflesso del sole sono tutte raggianti, e con le belle toelette ti danno un panorama il più stupendo, che la fotografia potrebbe trarre un eccellente paesaggio.

Odi di tanto in tanto l'allegra, ed alta voce di chi vende sulle panche di legno le castagne, i ceci, fave e mandorle brustoliti, e le nocelle. Il dolciere che con la sua candida vela fa ombra al caldo sole che irradia ai bei dolci di torrone, fatti con mandorle, miele, e zucchero, ed altri dolci di varia compostura, che ti stuzzicano un bel desiderio di farne la compra.

Ad un tratto, alla tanta aspettativa, senti varie voci ripetere: "Largu, largu." È l'Arcangelo Michele che scende defilato, di qui la massa del popolo si biparte, lasciando nel centro del corso una lunga striscia vuota, formando una strada retta, e lunga, ed ecco un dimenare di bastoni a dritta, ed a mancina, arruolandoli come tante spade in piena battaglia, onde ottenere il largo. In questo tramestio capita all'orecchio, alle spalle, ed alla nuca qualche colpo di bastone a chi là si sta ad aspettare. Scoraggiante spettacolo si presenta allor quando il tamburinalo che corre davanti il S. Michele cade, e si vede rotolare sul tamburo, dappoicché da un momento all'altro col sopraggiungere della calca del popolo che segue la corsa del Santo possa pestarlo, e pure la caduta di colui che anco corre nel portare in mano il grosso, e pesante stendardo. Ed ecco a tutti batte il cuore per la trepidanza, ed altri cadendo alla corsa, gli astanti ignorando l'individuo caduto, teme che sia uno dei suoi, ed eccoti grida: "Gesù, Gesù, Maria Santissima, aiutatilu vui!"

Arrivato il S. Michele davanti la Madonna della Pace, s'inchina, rendendole il saluto per ben tre volte, e poscia fa vista di parlarle all'orecchio, dandole l'annunzio del risorto Nazzareno.

Dietro di che, il S. Michele riede di.corsa con le solite grida di "Largu, largu, largu", e con il ruotare dei bastoni di quelli che lo precedono, e di quelli che lo seguono in tale corsa, va'di nuovo a fermarsi accanto del SS.mo Salvatore. La Madonna, appena avuto l'annunzio del risorto figlio, tutta gaudente, lascia il manto di gramaglia e gonzolante di gioia, corre per raggiungerlo. Durante la corsa, dalla sua corona d'argento svolazzano delle figurine di Santi di carta dorata, ed argentata e con gai colori, che nel vagolare per l'aria tutti i vicini s'impegnano per ghermirle; come ancora svolazzano altre pannette di carta dorata, ed argentata che pel radiante sole, raggiano come tanti diamanti, che ciascuno da vicino tenta d'afferrare.

In questa corsa il pericolo è maggiore, perché le spranghe della bara, essendo collocate di sbieco, si richiede più spazio, ed ecco maggiori le grida di "Largu, largu" e quindi più repente, e più animato l'arruolare dei molti bastoni. Tu in quel momento ti senti venire la tremarella nel corpo, che d'estraneo ne ignori l'uso, e quindi vedi con migliore occhio l'impudente spettacolo. Giunta la Madonna davanti il SS.mo Salvatore, fa tre inchini per saluto, ed indi gli bacia il costato, ed i piedi, che mostrano vermiglio il sangue uscito dalle ferite della crocefissione. A questa funzione il SS.mo Salvatore restituisce alla Madonna il saluto, chinandosi pure tre volte.

Terminata tale cerimonia, sale sulla bara della Madonna il devoto, e le toglie dal capo la vecchia corona, che ne sostituisce un'altra d'argento lucido, e di buona cesellatura. Il devoto, e tutti quelli che portano a sgabello i Santi, pagano un tributo, il cui danaro fa parte della festa Pasquale. Indi l'Arcangelo Michele seguito dalla banda musicale, e la Madonna col SS.mo Salvatore alla di lei destra, seguiti pure dalla banda musicale, procedono in processione per le vie consuete del comune seguiti dalla Stragula, carro, e vanno a fermarsi nel pratello della Chiesa Madre. * Ivi, dopo lo sparo d'una filiera di mortaretti, o di sole petarde, i Santi ripetono i vicendevoli saluti, e vengono collocati nelle rispettive nicchie. Terminata la funzione anzidetta, il carro sale pel corso Maggiore seguito dalle bande musicali, sparandosi in ogni crocevia delle petarde, e mandando in cielo dei rapidi razzi, va'a piazzarsi davanti la casa del Governatore della festa.

In quest'intervallo il predicatore quaresimalista recita il Panegirico in Chiesa pel Risorto Nazzareno al Vangelo della messa cantata, accompagnata dall'organo.

Durante il giorno i vice-parroci, ed altri preti van benedicendo le case con l'aspersorio in mano ed acqua benedetta, dove ricevono in complimento dei soldi, e delle uova, che il sagrestano, o qualche altro individuo all'oggetto chiamato ripone nel paniere.

Queste uova poi servono per mangiarseli a frittella aromatizzata con la nipitella, zucchero, e cannella come è d'uso in tutte le famiglie, cioè troscia.

La sera poi in Chiesa viene cantato il Vespero in onore del Patriarca S. Giuseppe, festa consueta, oltre a quella di dietro cennata del 19 di marzo. La Chiesa è parata di serici drappi, e di carte dorate con abbondante cera in bellissimo disegno. L'altare maggiore gremito di grossi ceri che ardono durante il Vespero, e la bella figura del patriarca Giuseppe, pare che mandi al popolo i raggi del Paradiso. La Chiesa è così gremita di persone, da non potervi collocare un'anca di pulcino.

La banda musicale, durante il Vespero, alterna i pezzi classici del Rossini, Bellini, Donizzetti, Verdi, Pacini, dello Strauss e simili. La dimani segue la festa con la messa cantata in Chiesa, colla recita del panegirico in gloria di esso Santo, e nelle ore vespertine la processione con immenso popolo che lo segue, percorre in processione le consuete vie dell'abitato con banda musicale, col clero e l'anzidetta Stragula, carro. Arrivato il simulacro nel pratello della chiesa si ferma per ascoltare lo sparo della filiera dei mortaretti, e la fine della cerchia delle petarde in molta fila, l'erezione del pallone aerostatico, il quale arrivato a certo punto dell'aria, fa penzolare un lunga coda di fuoco, che per gli astanti è un grazioso spettacolo. Nicchiato il Santo, il carro seguito dalla banda musicale, e sparo di razzi, e petarde in ogni cantonata delle vie, va' a piantarsi davanti la casa del Governatore della festa. Quelli che per malattie, o per altre circostanze che nel giorno 19 marzo non hanno fatto li "Santuzzi", soddisfano la devozione in detto giorno. Essendo il tutto terminato, il carro viene dell'intutto spogliato, ed il pane benedetto, l'alloro, il mirto, ed il rosmarino, l'agno, gli agnellini, ed i cavallini di caciocavallo vengono a pezzi portati per devozione in tutte le famiglie di rispetto, ed il resto del pane distribuito ai poveri. Così ha termine la festività di Pasqua, e quella di S. Giuseppe, ed il popolo di Ribera si apparecchia per trovarsi nella vicina Calamonaci per la festa del di lei patrono S.Vincenzo Ferreri, la quale ha luogo nella seconda domenica dopo la Pasqua, di che andremo a parlarne nel capitolo susseguente.

Notizie di prima mano ci pervengono dal Salerno sulla festa di Pasqua. La Stragula, come avevamo accennato noi nel nostro libro sulle feste di Ribera (R. Lentini, Le feste religiose nella Ribera d'altri tempi, Edizioni Momenti, Ribera 1995, pp. 52.) era una peculiarità di Pasqua, ma non sapevamo in che momento venisse usata.

Non sapevamo come si svolgeva la festa e che coloro che correvano, per farsi largo usavano dei bastoni; che la stessa Stragula veniva utilizzata il Lunedì di Pasqua per una nuova festa di San Giuseppe. In seguito questo carro non venne più usato per la Pasqua, ma lo utilizzarono per il 19 marzo che rimase poi l'unica festa al Santo. , ,   ,., Un'altra notizia inedita è che i membri del Comitato (prima era Confraternita) avevano il costume con il cappuccio come del resto si usa ancora in altri comuni. Noi qui vorremo aggiungere il capitolo sulla festa di Pasqua pubblicato nel volume sopra citato e quello sulla festa di San Giuseppe con aggiunte inedite.

 

Quaresima e Settimana Santa

Dopo il carnevale, di cui non abbiamo nessuna notizia, in tutti i paesi veniva chiamato un sacerdote regolare o un prete con fama oratoria di un altro comune, il quale era spesso designato dal feudatario, che per i quaranta giorni della quaresima predicava e faceva gli esercizi spirituali al popolo (questo avveniva anche fino a qualche decennio fa). Le spese del vitto e dell'alloggio per il predicatore quaresimale (o quaresimalista) erano a carico del Comune. Il primo di questi che venne a Ribera all'epoca della sua fondazione è stato certo Fra' Mariano da Corleone Cappuccino.

Dalle spese comunali del 1744 sappiamo che il predicatore era P. Pietro Antonio da Maro Carmelitano di Terra Santa; nel 1746 il sacerdote Agatino di Falco; nel 1748 P. Carlo Maria da Palermo; nel 1750 P. Rosario da Burgio; nel 1751,1752 e 1753 P. Paolo Bartolotta; nel 1754 D. Gerlando Fasulo; nel 1757 P. M. Cusmano; nel 1769 P. Paolino da Sutera; nel 1850 P. Pietro da Bivona.

L'amministrazione pagava, inoltre, l'affitto di una casa, (nella metà del 700 quella di certa Anna Maria Ragusa e di D. Antonino Navarra) dove il Predicatore alloggiava per tutto il periodo della Quaresima.

Un altro giorno importante del periodo pasquale era il Giovedì Santo in cui si allestivano i cosiddetti sepolcri. La visita a questi è una pia consuetudine che si pratica dovunque e con grande affluenza di fedeli. L'altare del sepolcro era adorno di fiori in vasi che i fedeli portavano in chiesa per l'occasione e nello stesso altare sul pavimento vi erano i piatti di lavureddu, che era il grano germogliato nel cotone e al buio. In alcuni paesi, non sappiamo se anche a Ribera, si faceva un tappeto, cioè un quadro eseguito a terra con polvere colorata che rappresentava il volto di Gesù, l'Addolorata oppure Gesù in croce e simili; si facevano anche delle scene, con rudimentali statue, rappresentanti i misteri della passione. Il 2 marzo 1766 certo Don Ottavio Spadaro di Calamonaci si obbligò con la confraternita del SS. Sacramento a parare il Santo Sepolcro perii Giovedì Santo in questo anno corrente nel loco solito di questa Madre Chiesa.

 

Tradizione che si svolge ancora oggi, ma che un tempo era molto più sentita ed i sepolcri erano costruiti con molta più cura e con molti apparati. Dalle spese delle confraternite del 1760 apprendiamo, inoltre, che veniva speso del denaro per l'illuminazione (lanterne) serate-notturna e per dei suonatori di pifferi che probabilmente seguivano la processione per la visita ai sepolcri.

 

Anche il comune partecipava alle spese dell'allestimento del Sepolcro come si può evidenziare dai riveli del 1714 in cui si legge tra l'altro: E più paga ogn'anno detta Università onze due per ragione di cera al SS.mo Sepolcro nella Settimana Santa.
Da un volume della curia vescovile del 1677 abbiamo notizia che venne rappresentata a Ribera un'opera sacra intitolata "La discesa dalla Croce di Cristo Signore Nostro" di Carlo Maretta. Il 16 marzo veniva dato il nulla osta dal vescovo di Agrigento Francesco Maria Rhini per la rappresentazione in pubblico essendo stata trovata l'opera in nessuna cosa contro la nostra Santa fede et buoni costumi concediamo licenza et facultà che nella Settimana Santa della corrente quaraesima tantum si possa rapresentare in logo sacro a maggior gloria di Dio Signor nostro dispensando alle constitubini in contrario vi ordiniamo però che lo vogliate permettere et invigilare non succedano inconvenienti ma che si siegua col dovuto decoro ed attentione per quanto stimate cara la gratia di Monsignor lll.mo et sotto pena di onze 50. In quell'anno la Settimana Santa iniziava l'11 aprile con la Domenica delle Palme e finiva il 18 con la Pasqua.
Del Venerdì Santo, per quanto riguarda quel periodo, non ci sono pervenute notizie sulla processione; però sappiamo da un documento che un Calvario venne costruito nel 1748. Leggiamo infatti nelle spese comunali di quell'anno:
Item a mastro Giuseppe Galletti per attratto, e mastria della Croce di legno del Calvario cioè tari 14 per legname, tari 2 portatura, tari 2 per chiodi, tari 1 perpece, tari 1 pertavola, tari 4 per gisso, tari 3 per aglio, tari otto per mastria di esso, tari 4 per mastria di muratore e tari 2 a mastro Ignazio Miraglio per farci il pedistallo di pietra incavata per star più forte detta Croce come per mandato a 18 Agosto 1748.
Un'altra croce, forse perché la prima andò distrutta, venne costruita il primo aprile 1757 dal falegname Mario Facciola sempre a spese del comune. È anche probabile che la croce veniva rimossa annualmente e se ne installava una nuova per evitare l'usura del legno

a causa degli agenti atmosferici.


Più di un secolo dopo la rappresentazione del dramma sacro del Maretta veniva recitato, nel 1781, il martorio, probabilmente "II riscatto di Adamo nella morte di Gesù Cristo" di Filippo Orioles (1687-1793); nei relativi atti di quell'anno leggiamo, infatti, che vennero fatti i palchetti dal falegname Onofrio de Silvestro e che Magister Melchior Castellana Calamonacis ricevette da don Calogero Marsalese Governatore della confraternita del Rosario sei tari prò loherio apparatus in usum etservitium demostrati Passiones Domini nostri Jesu in Platea publica in Die Jovis Santi; cioè per l'affitto dell'apparato necessario per la rappresentazione nella pubblica piazza della Passione di Cristo il Giovedì Santo (in quell'anno il 12 aprile). Inoltre Magister Antoninus Mangiavi Panarmi ricevette dallo stesso Marsalese, il 22 maggio 1781 tari venti così ripartiti: tari sei per due mascare di firia acconciate, e pittate, tari tre per formare n. ° otto mascare per gli Giudei, tari sei per indorare le lande, e tari uno per fare le piaghe alla veste del Cristo Signore nostro, e tari quattro per pittare due croci nere che servirono per il martorio asiano misteri d'esso.


Un ruolo importante nelle feste sia religiose che civili aveva ed ha ancora oggi la musica. Nella Pasqua del 1760 vennero suonati pifari, trombetta, e violini. Mentre nel 1781 vennero pagate onze 2.12.13 a Magister Vincentius di Patti Cattolice Agrigenti eiusque Societas che era il maestro di musica e quindi il rappresentante della banda, per aver suonato con violini, corni di caccia, et traversi (flauti che si suonano di fianco), per la prossima passata festa di Pasqua. Il tamburo veniva suonato da Antonino Valenti di Cattolica il Sabato Santo e la mattina di Pasqua. Nel secolo successivo veniva istituita la banda comunale ed il relativo regolamento ed in seguito venivano acquistate, sempre a spese del Comune, le uniformi. Infine non possiamo fare a meno di parlare dei giochi pirotecnici che da sempre hanno  affascinato sia gli adulti che i bambini. Nel 1750 dovevano venire esplosi a cura di due confrati della società del SS. Rosario, Isidoro Siracusa e Luciano Gioiello, n° 3500 maschi cioè detto di Siragusa n°2000 e ditto di Gioiello n° 1500 colle bombarde in essi solite entrate e ciò per la prossima futura Pascha di Risurrezione 1750. In onor di Dio, e della Beatissima Vergine. Nel 1759 venivano fatti i ludi ignei (giochi di fuoco) da Magister Rajmundus Bonadonna di Montallegro. Mentre nel 1781 il falegname Onofrio di Silvestre preparava la struttura di legno per i giochi di fuoco, leggiamo infatti: Item per chiodi nel formare la straola, parchetti, e gioco di foco, segno questo che venivano fatti non solo i fuochi artificiali, ma anche i cosiddetti "Castelli di fuoco".


La Pasqua di Resurrezione


Fino a tutto il XVII secolo a Ribera non abbiamo nessuna notizia su "lu 'ncontru"di Pasqua; ma nel 1695, ad opera della confraternita d.el SS. Sacramento, venne fatta scolpire da Francesco Reina di S. Stefano di Quisquina la statua di Gesù Risorto con tutte le caratteristiche necessarie per essere portata a spalla (vuota all'interno); segno questo che si sentiva la necessità di fare anche a Ribera l'incontro, come del resto già avveniva negli altri centri vicini.

Naturalmente la sola statua di Gesù non bastava, bisognava anche quella della Madonna e così nel 1710 veniva eseguita dai mastri Francesco e Paolo Reina, padre e figlio di Calamonaci, una figura seu Statua nominata la Madonna della Pace di Ugnarne.... giusta la forma di quella Madonna del Burgio. In un'altra parte dell'atto leggiamo: della Statua Immaculatae Maria SS.ma Pacis seu dell'Incontro, segno questo che T'Incontro di Pasqua" potrebbe risalire a dopo il 1710. Anche la statua di S. Michele, di cui non abbiamo notizie certe, dovrebbe risalire a quel periodo; infatti dalla sacra visita del Vescovo di Agrigento del 1734 sappiamo che nella chiesa di S. Pellegrino esisteva un altare dedicato all'arcangelo Michele. Purtroppo non ci sono pervenute le cronache descrittive su come si svolgeva in quel periodo la festa. Comunque da alcuni atti notarili di spese possiamo almeno notare i mezzi e gli strumenti utilizzati in tali festività, come ad esempio la famosa "stragula" che veniva usata, non come oggi per la sola festa di S. Giuseppe, ma anche per la Pasqua, per quella di S. Nicola di Bari Patrono di Ribera e probabilmente anche per altre feste. Leggiamo infatti in un atto del 28 marzo 1769 (quell'anno la Pasqua cadeva il 26 marzo) che la confraternita del Sacramento faceva eseguire dal falegname Giovanni Facciola la stragola di detta confraternita al solito costume nel festino di Pasqua di Resurrezione. Nel 1760 la stragola veniva fatta a cura della confraternita del Rosario; infatti leggiamo nelle spese generali di quell'anno: Item a Vincenzo Cuniglio per avere andato ad alloro e parmi (per) la stragola... a mastro Mario Facciola per fattura del carro per la stragola per il pane delti Poveri.... Quindi la stragola serviva anche (o soprattutto) per la distribuzione del pane ai poveri.
Sembra anche verosimile, dall'attenta analisi dei documenti della prima metà del 700, che l'Incontro non si svolgesse il giorno di Pasqua, come avviene oggi, ma la notte tra il Sabato Santo e la Domenica di Risurrezione. Questo ce lo fa pensare il fatto che per quella notte si spendeva molto denaro per l'illuminazione ed inoltre in molti paesi di antica fondazione tutt'oggi l'incontro si svolge la notte del sabato. Invece nella seconda metà del 700 l'Incontro si svolgeva certamente la mattina.

 

Come leggiamo in un'apoca (ricevuta) del 10 aprile 1766; notiamo chiaramente come si svolgeva la festa nella seconda metà del 700; infatti in questo documento leggiamo che venne dato del denaro a certi mastri Carmelo, Paolo e Giuseppe Truncali, fratelli e a Gaetano Di Carlo dal sac. Nicola Curatelo, Governatore della confraternita, in avere li sopradetti confessanti disparato n. migliora tre e cinquecento mortaretti seu maschi minuti a uncie 3,10 il centinaro e n. ottantacinque Bombardi... servirono tanto per lo resuscito del sabato santo, ed Incontro della Mattina di Pascha, messa cantata ed altro in detto giorno, a  nome della venerabile Chiesa e Compagnia solo, stante la Compagnia deI SS.mo Sacramento non aver contribuito la porzione della medesima spesa solito ogn'anno farsi in comune per detta solennità di Pasqua. Appare chiaro che in quell'anno la sera del sabato venne fatto il resuscito, mentre la mattina della domenica l'Incontro e che le spese normalmente venivano pagate da ambedue le confraternite.
Nella ricorrenza del carnevale e della Pasqua era in uso, inoltre, che l'Università (Amministrazione Comunale) distribuisse alcune salme di frumento ai poveri e inviasse carne di castrato ai giurati, agli ecclesiastici, al predicatore quaresimale, al sacrestano, al maestro di scuola, al mastro notaio, al medico fisico e ai serventi comunali.
Per maggior completezza ci sembra doveroso riportare la descrizione che fa l'avv. Nicolò Inglese nel volume "Storia di Ribera" sull'Incontro di Pasqua: «Anche la festa di Pasqua ben presto presentò modalità particolari che durano ancora. Così, come nel passato, dopo la celebrazione della messa di mezzogiorno, tutta la popolazione si riversa nell'ampio e diritto corso Maggiore. Chi può prende posto nei balconi e nelle terrazze; qualcuno, appoggiata una scala di legno portatile ad un muro, si siede su uno dei gradini piùalti; qualche altro sale su una sedia portata con sé. Tutti restano in attesa. Ad un certo momento un'ondata di ragazzi, aprendosi un varco tra la folla, scende di corsa lungo il corso Maggiore, gridando allegramente: "Largo, largo"!   È questo il preannunzio dell'incontro fra Gesù risorto e la Madonna. Preceduto da gonfaloni portati da giovani, compare a monte del corso Maggiore l'arcangelo S. Michele, splendente nell'elmo e nella corazza dorati, spada sguainata in alto nella mano destra, gagliardetto rosso nella sinistra. A distanza, al suono di marce festose, su un fercolo infiorato ed ornato di grappoli di fave fresche, viene il Salvatore, con labaro color porpora nella mano destra, in atto di benedire con la sinistra. Nello stesso tempo dalla parte opposta del corso Maggiore, dalla chiesa del Rosario, esce e sosta davanti alla stessa la Madonna avvolta in un velo nero, mentre la musica al suo seguito intona una marcia funebre.
Ora parte della popolazione, ammassata nel corso, intervenendo direttamente partecipa alla cerimonia.
Ondate di giovani si succedono scendendo lungo il corso al grido:"Largo, largo"; si apre fra la folla stabilmente il varco; passano correndo i giovani e i gonfaloni, e, quando è giunto all'altezza del corso Minore, anche l'arcangelo S. Michele, come per rendere manifesta la esultanza suprema, viene portato di corsa sino ai piedi della Madonna, alla quale fa tre inchini.


Si ricostituiscono le ondate che risalgono sempre di corsa, insieme con i gonfaloni, il corso Maggiore e si sciolgono ai piedi del simulacro del Salvatore, fermo all'incrocio del corso Maggiore col corso Minore. Anche l'arcangelo risale il corso Maggiore, questa volta a passo di danza, preceduto da giovani e da qualche vecchio, che regolano, con salti di gioia, sul suo il loro movimento, gridando: "Viva S. Michele".
Poco dopo si muove la Madonna, col suo corteo di giovani e di vecchi, sempre avvolta nel velo nero, al suono della marcia funebre, mentre a distanza echeggiano le note festose della musica al seguito del Salvatore.
Di colpo uno scampanio allegro parte dalla Chiesa Madre sovrapponendosi alle note tristi della marcia funebre; nuove note festose escono dalle trombe, cade il velo nero dal capo della Madonna ed ella, con un serico manto stellato, ornata di fiori, fra le grida di giubilo e gli applausi della folla, lo sparo dei mortaretti, lo scampanio assordante proveniente da tutte le chiese ed i salti di gioia di quelli del corteo, a suon di musica, viene di corsa portata al cospetto del Figlio risorto.»
 

 

 

LE FESTE DI PASQUA IN SICILIA

 

 "Un intreccio tra festa e teatro esiste, com'è noto, sempre e dovunque, ma è soprattutto in Sicilia durante la Settimana Santa,

ch’esso si rivela con la più straripante e invasiva evidenza".
A Pasqua ogni siciliano si sente, non solo uno spettatore, ma un attore prima dolente e poi esultante per un mistero che è la sua stessa esistenza.

Il tempo dell’evento è quello della Primavera, la stagione della metamorfosi, così come metamorfica è la natura stessa del rito nel quale, come in un racconto dell’opera dei Pupi, si combatte la lotta del Bene contro il Male. Sono presenti l’Inganno, il Dolore e il Trionfo: la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo.

Il termine Pasqua deriva, attraverso il latino Pascha e il greco Paska, dalla parola ebraica Pesah il cui significato indica il "passaggio" e si riferisce, nella tradizione ebraica, alla liberazione dalla schiavitù in Egitto. Per gli Ebrei la Pasqua è la ripetizione di quanto avevano fatto gli Ebrei la sera prima della loro fuga dall’Egitto.

C’è un lungo brano dell’Esodo (Esodo, XII, 2-20) in cui il Signore prescrive a Mosè e ad Aronne tutta una serie di obblighi alimentari riguardanti la commemorazione della liberazione dall’Egitto.

L’attenta lettura del passo e degli altri brani dell’Antico Testamento nei quali ci si riferisce alla stessa ricorrenza dimostra che il significato originario della Pasqua ebraica è quello di una festa tendente a rigenerare la Natura e la Comunità attraverso un pasto sacro con un animale anch’esso sacro: l’agnello o il capretto.

Del resto, tutto il ciclo festivo dell'anno ebraico è omogeneo al ciclo della Natura ed è chiaro il significato agrario delle tre feste comandate del calendario religioso ebraico: Pasqua, Pentecoste, Festa dei Tabernacoli.

La continuità tra Pasque ebraica e Pasqua cristiana è lineare sia per quanto riguarda il significato arcaico profondo, sia per quanto riguarda il livello del senso apparente attribuito. Per i Padri della Chiesa il sacrificio dell'agnello rappresentava la morte rituale del Dio Salvatore, "la morte espiatrice del Messia".
Gli Ebrei commemorano, nella loro Pasqua, la liberazione dalla cattività in Egitto come pure il passaggio dell'Angelo Sterminatore e dei loro Padri attraverso il Mar Rosso, da cui appunto prende il nome la festa. Nella Pasqua cristiana si celebra, invece, la liberazione dalla schiavitù al demonio, il passaggio dal peccato alla grazia, il passaggio del Signore dalla morte alla vita.

Fu abbastanza semplice, alle origini, conservare nel ciclo festivo cristiano la festa ebraica della Pasqua riempiendola di un nuovo significato ma non molto dissimile.

Più complicato fu, invece, stabilire la datazione della celebrazione cristiana. Innanzitutto perchè i luoghi dove si diffuse il cristianesimo erano ben diversi da quelli dell'Asia Anteriore, in secondo luogo il calendario ebraico è un calendario lunare mentre quello romano è un calendario solare e, infine, fatto di non secondaria importanza, le due celebrazioni, per quanto hanno lo stesso nome sono riferite a due eventi storici diversi: l’Esodo e la Passione.

Dopo innumerevoli dispute (l'argomento fu discusso e risolto al Concilio di Nicea al quale partecipò anche Sant'Agostino), sia a Roma che ad Alessandria, si pervenne ai principi tuttora vigenti e cioè che la Pasqua si celebri la prima domenica dopo il primo plenilunio susseguente all'equinozio di primavera.

I RITUALI DELLA PASQUA IN SICILIA

I rituali della Pasqua in Sicilia, lungo lo spazio temporale che va dalle Domenica delle Palme fino al Venerdì Santo e alla Domenica di Resurrezione, si presentano come una sequenza narrativa della Commemorazione religiosa cristiana ma anche come richiamo a una ritualità simbolica precristiana dove la Pasqua è la sintesi di rinnovamento, di transito, da una fase di morte della Natura (l’inverno) a una fase di vita e di risveglio (la primavera) secondo un passaggio che, già in ottica paganeggiante, si esplicitava con la morte e la rinascita della Divinità.

Le celebrazioni della Pasqua cristiana, infatti, non si riferiscono solamente alla precedente tradizione cultuale ebraica, ma hanno delle radici anche nel mondo della Roma pagana e, in particolar modo, il riferimento è alle feste Adonie, durante le quali degli orticelli simbolici chiamati i "giardini di Adone", venivano portati in processione e con essi si voleva rappresentare la tristezza di Venere per la morte di Adone e, quindi, la successiva contentezza e allegrezza per il ritorno di Adone riuscito a sfuggire dalle mani di Proserpina e ritornato a Venere. I "giardini di Adone" sono presenti nei "Sepolcri" delle celebrazioni cristiane. A partire dal Giovedì Santo, infatti, accanto ai simboli che rimandano all’Ultima Cena, fanno bella mostra di sé delle piantine esili e piuttosto fragili di un colore verde sbiadito che altro non sono che semi di grano o di cereali lasciati germogliare al buio: sono espliciti riferimenti a quella energia vitale del ciclo vegetativo la cui reviviscenza si celebra proprio nel periodo pasquale.

Nei rituali durante la Settimana di Passione o Settimana Santa, formata dai giorni che precedono la Domenica di Pasqua, si commemora il travaglio, il Calvario di Gesù, mentre la Domenica di Pasqua è un giorno di grande festa per celebrare il Cristo Risorto. Pur nella semplicità temporale contrassegnata da pochi giorni di calendario, le manifestazioni rituali e celebrative sono complesse e articolate per via delle tradizioni che si sono, a mano a mano, radicate non solo in ogni popolo ma addirittura nella piccole comunità.

 

LE FESTE DI PASQUA IN SICILIA

Questa ricorrenza religiosa e', ovviamente, tra le piu' importanti dell'anno liturgico ed in Sicilia ha dato origine a molte feste cittadine che uniscono magnificamente i momenti salienti della Passione, Morte e Resurrezione di Gesu' Cristo alla ritualita' popolare le cui origini affondano in tempi antichissimi, alle forme espressive a volte teatrali e drammatiche che spesso si presentano in maniera articolata e complessa e simboli di rinnovamento piu' totale.
Quello che colpisce principalmente delle feste pasquali siciliane e' l'attiva partecipazione popolare che si manifesta non solo nei classici cortei e pellegrinaggi, ma anche nell'alternanza dei sentimenti tristi del lutto per la morte del Redentore e quelli allegri e festosi per la Sua Resurrezione.
Mentre per gli ebrei tale ricorrenza celebrava il ricordo della liberazione dalla schiavitu', con la venuta di Cristo, dunque per i cristiani, si ha un nuovo significato, la liberazione dal male e dal peccato.
La Pasqua ha i suoi momenti liturgici stabiliti lungo i 40 giorni della Quaresima ed in modo particolare nella settimana santa che va dalla domenica delle Palme, antecedente quella di Pasqua, quando si benedicono i ramoscelli d'ulivo, a quella di Pasqua, che generalmente ha come date estreme il 22 marzo ed il 25 aprile, e che comunque segue il plenilunio dell'equinozio primaverile.

La domenica delle palme è molto particolare a Scicli, in provincia di Ragusa, perchè si festeggia S. Maria della Pietà. Il simulacro che la simboleggia ha una storia così particolare che trascende la leggenda: pare che agli inizi dell'anno Mille la statua è stata ritrovata nella piccola chiesa di S. Maria della Cava; la statua era venerata sin dai primi anni di diffusione del Cristianesimo, ma fu dimenticata quando intorno il 700 arrivarono i Saraceni nell'isola ed i Cristiani, per sottrarla dalle mani mussulmane, la nascosero; dopo il suo ritrovamento e la costruzione della Chiesa S. Maria la Nova, ad essa furono affiancate le statue delle pie donne e Cristo morto.
Attualmente il gruppo statuario è portato in processione fino alla Chiesa del Carmine e per le vie cittadine ed esso è posto all'interno di una vara ed il Cristo è raffigurato quando oramai è disceso dalla croce, con le braccia e le gambe quasi staccate dal resto del corpo. In questa ricorrenza alla Madonna sono offerte delle composizioni di foglie di palma, denaro ed ex-voto.
Anche il resto della settimana santa è molto particolare in queta cittadina.
Il venerdì santo si ha una particolare processione: la statua di S. Maria Addolorata è prelevata dalla chiesa di S. Giovanni Evangelista per giungere in processione alla chiesa di S. Maria La Nova, dove il simulacro del Cristo morto è prelevato; la processione continua per tutto il giorno; la domenica di Pasqua si ha la celebrazione dell' "Uomo Vivo", costituita da 2 processioni; la prima si svolge la mattina, quando il SS. Sacramento è portato per le vie della città, per poi far ritorno nella chiesa di S. Maria La Nova per essere sostituito con il simulacro di Gesù risorto, il soggetto della seconda processione che poi verrà riportato nella chiesa del Carmine dove resterà per qualche ora, visto che la processione riprenderà nel pomeriggio per concludersi la sera quando il simulacro è riportato nella Chiesa di S. Maria La Nova. Da ricordare che a Scicli il Signore ha vari appellativi, uno fra tanti è "U gioia".

La Domenica delle Palme e' un giorno particolare per Buseto Palizzolo, una cittadina che raccoglie poco piu' di 3.000 anime e che e' situata in provincia di Trapani. Si sta parlando della "Processione della Via Crucis" , una manifestazione dal notevole interesse religioso e folcloristico che prevede il coinvolgimento di 16 gruppi viventi che effettuano un percorso notturno per rievocare gli eventi della morte e risurrezione di Gesu' Cristo.

Il giovedì santo a Marsala (Tp) si ha un'imponente processione sacra dedicata alla Passione e morte del Cristo effettuata da 9 gruppi di figuranti, ognuno dei quali rappresenta eventi legati alla Passione del Cristo, partendo dalla ultima cena e fino all'ascesa al Calvario, gruppi hanno un loro posto nel corteo e che sono preceduti da un uomo incappucciato che porta la croce, da un giudeo che suona la tromba ed un altro giudeo che suona il tamburo; il corteo prevede la partecipazione delle statue del Cristo morto e dell'Addolorata posti alla fine della processione e portati dalle consorelle e dai confratelli della Chiesa di S. Anna e di altri due gruppi, posti davanti al tutto e costituiti da ragazze che portano palme e rametti di ulivo e di bambini e bambine che portano dei preziosi copricapi di proprietà della Chiesa e che sono impreziositi dai monili d'oro della famiglia d'appartenenza della famiglia del bambino. In genere la processione dei misteri si colclude la sera con la rappresentazione teatrale dei momenti più significativi della Passione.
La teatralità dell'evento, i costumi adoperati dai figuranti (ad esempio il secondo gruppo è costituito da ragazze vestite di bianco per simboleggiare la purezza), non devono far dimenticare che parte della fede isolana è formata dal carattere popolare che avvicina i valori cristiani ai sentimenti della popolazione che così diventa più partecipe dell'evento.

La rappresentazione dei Misteri è visibile in altre due città isolane, Trapani e Caltanissetta.

La processione dei Misteri di Trapani si attua con delle statue e l'evento prevede un lavoro particolare delle varie maestranze coinvolte già durante i venerdi di Quaresima, quando si attua "a scinnuta dei misteri", cioè quando il gruppo statuario che rappresenta il "misteri" di turno viene posto in evidenza rispetto agli altri. In tutto si hanno sei misteri che sono addobbati per l'occasione, a partire dalla Caduta al Cedron, alla flagellazione, fino ad arrivare all'Addolorata. Ogni misteri è affidato ad una particolare confraternita di artigiani e lavoratori. Durante questi venerdì di Quaresima i ragazzi trasportano a spalla dei fercoli con delle immagini sacre e poi andranno in giro per la città a raccogliere le offerte dei fedeli.
Già dai primi giorni della settimana santa si hanno delle processioni: il martedì santo si ha la processione della Madonna dei massari, organizzata dai discendenti dei portatori delle masserizie, che in passato erano pagati dai contadini più agiati per trasportare i misteri e che poi furono esclusi dalla processione ufficiale del venerdì; il mercoledì santo è il turno dei fruttivendoli che organizzano la processione in onore della Madonna della Pietà per le vie cittadine fino alla rituale visita alla Madonna dei massari.
Il venerdì santo si ha la processione più imponente di questi misteri con la partecipazione dei 18 gruppi lignei appartenenti alle maestranze più l'urna del Cristo morto e dell'Addolorata. Tale processione parte nel primo pomeriggio del venerdi, con l'accompagnamento musicale, per terminare la mattina del sabato.

La processione dei misteri di Caltanissetta fonda le sue origini sin dalla fine del 1700 ad opera della Congregazione di S. Filippo Neri, corteo che prevedeva il trasporto di 5 barette, la base di altrettante statue di terracotta, rappresentanti alcuni dei misteri relativi alla morte del Cristo.
Dopo qualche tempo tali rappresentazioni furono sostituiti da 14 statue, in base al numero delle stazioni della Via Crucis. Nel corso degli anni tale processione ha avuto dei cambiamenti e delle fasi di maggiore o minor fortuna, fino ad arrivare a quasi alla fine del 1800, quando si raggiunse il numero di 16 statue la cui costruzione fu affidata a degli artigiani napoletani. Tale processione è attuata il giovedì santo.
Le manifestazioni della settimana santa di Caltanissetta prevedono anche la processione dei variceddi, 14 gruppi in terracotta, del mercoledì santo, e quella della deposizione del Cristo il sabato.

Durante la settimana santa, e precisamente dal mercoledi al venerdi santo, a S. Fratello, nelle Nebrodi messinesi, si ha un altro esempio di questa particolare unione tra sacro e profano. Qui si ha anche l'unione del dolore per la perdita del Cristo e della fastosità tipica del carnevale.
Una miriade di contadini e pastori si travestono da "giudei" con dei particolari costumi costituiti da giubbe rosse e gialle impreziosite con motivi floreali e ricami e da un cappuccio rosso che ricopre la testa. Tali costumi ricordano in parte quelli dei soldati romani che flagellarono Gesù e sono di propietà delle famiglie del posto e sono tramandate da padre in figlio.
Tali "giudei" ripercorrono le vie della città con squilli di trombe, catene minacciose e campanacci in modo allegro con il chiaro intento di distogliere l'attenzione popolare dal dolore per la morte di Gesù Cristo.
Il contrasto ha il suo punto cruciale il venerdì santo, quando il corteo che segue il Crocifisso è disturbato ed interrotto nel suo cammino dall'arrivo festoso dei giudei.
In passato la festa era più irriverente e pericolosa, tanto da proibire la vendita di alcolici.

La settimana santa è caratteristica anche a Barcellona, in provincia di Messina, dove il giovedì santo 12 uomini, che rappresentano gli apostoli, attuano la canonica lavanda dei piedi e poi il peregrinare per le chiese ed i tabernacoli della città. Il venerdì santo si ha la processione di circa 20 statue fastose realizzate con l'uso di vari materiali come la cartapesta ed il legno, numero destinato a crescere quando si aggiungono quelle provenienti da Pozzo di Gotto. Ancora oggi, un vago ricordo di quello che avveniva in passato, si ha la riunione dei "vissillanti", visto che resiste l'abitudine di far seguire le vare adoperate nella processione, tranne quella del Cristo morto, da un manipolo di devoti che cantano.

La Pasqua è molto sentita anche a Caltagirone, in provincia di Catania, dove si venera Gesù Crocifisso. Si ha la venerazione della Madonna Addolorata una domenica di passione in cui i fedeli si raccolgono nella chiesa dei cappuccini per venerare il gruppo ligneo del 1700 che rappresenta il Cristo e la Madre, giorno in cui rientrano, dopo 15 giorni, le bancarelle dove si vendono i simboli della passione in terracotta ed i dolci.
Nei primi giorni della settimana santa, poi, si organizza la Via Crucis molto caratteristica che sfrutta la maestosa scalinata della città, adiacente la piazza del municipio; tale via crucis ripercorre gli ultimi eventi della vita terrena di Gesù, dall'incontro con Pilato alla sua morte in croce. Uno dei momenti più forti per la fede di questa città è il venerdì santo, quando il Cataletto del Cristo morto, cioè una scultura lignea riposta in un'urna costruita in legno e vetro e rifinita con oro, e la statua della Madonna Addolorata sono portati in processione. Le due statue sono trasportate a spalla dai fedeli. La domenica di Pasqua si ha una processione più imponente: ci sono tre statue, quella di S. Pietro proveniente dall'omonima chiesa, costituita di cartone pressato e vuota all'interno per far spazio al portatore, quella del Cristo risorto che proviene dalla Chiesa della Sacra Famiglia e che va incontro a quella della Madre. Quando si ha l'incontro tra Madre e Figlio, in prossimità della scalinata di S. Maria del Monte, la statua della Madonna è liberata dal manto nero del lutto e scopre quello bianco e celeste, segno di gioia.

Tutta la settimana santa nella parte antica di Ragusa, Ibla, si hanno varie manifestazioni. C'è innanzitutto lo spostamento delle statue dalle chiese dove sono conservate alla chiesa madre di S. Giorgio ad opera di varie confraternite. La domenica delle palme i primi a muoversi sono i confrati della chiesa di S. Maria dell'Itria che hanno il compito di portare la statua della Addolorata mentre i confrati della chiesa dedicata a S. Maria Maddalena e San Teodoro fanno altrettanto con la statua dedicata alla Maddalena ed i confrati del SS. Rosario portano il simulacro di Cristo alla colonna. Il lunedì tocca ai confrati di S. Giacomo Apostolo con il simulacro di Gesù nell'orto ed ai confrati della chiesa di S. Maria dello Spasimo che trasportano il simulacro della Pietà; il martedì tocca ai confrati di S. Filippo Neri che trasportano il simulacro della Veronica. Tutto questo per l'esposizione del SS. Sacramento per le "40 ore" . Il giovedi santo si ha la visita dei fedeli alle varie parrocchie per effettuare i "sepolcri", cioè si rende onore ai vari altari preparati in alcune chiese di Ibla con fiori, ornamenti funebri, vasi con cereali che riproducono l'originario sepolcro del Cristo; in altre chiese, come quella dedicata al Crocifisso, si rispetta l'antica usanza di lasciare la chiesa al buio per venerare il Cristo in altro modo. Si arriva così al venerdi santo quando si ha la processione dei simulacri del Cristo e della Madonna, evento che parte dalla Chiesa madre S. Giorgio e ripercorre alcune vie di Ibla.

I riti greci legati alla settimana santa hanno conservato il loro fascino all'interno della Piana degli albanesi, nel palermitano, dove si ritrovano cinque delle otto comunità albanesi presenti nell'isola. Qui resiste un clima di convivenza civile tra due diverse etnie, anche se la minaccia economico-sociale del sistema capitalista è sempre evidente. I riti pasquali di questa comunità iniziano con il canto "lazeri", intonato dai giovani la settimana precedente quella di Pasqua per commemorare la resurrezione di Lazzaro; per l'occasione i giovani sono accompagnati dal sacerdote, il "papas". La domenica delle palme si rievoca l'entrata di Cristo a Gerusalemme attraverso la processione del vescovo che cavalca un asino e che ha le mani occupate con un crocifisso ed una piccola palma. Il momento più atteso dai fedeli è la lavanda dei piedi attuata il giovedì santo, quando il sacerdote che impersona San Pietro accetta di farsi lavare interamente dal vescovo. Il momento migliore per ascoltare i canti tipici è il venerdì santo, quando si intonano i passi evangelici che narrano la passione e morte del Cristo, eseguiti durante la mattinata; il pomeriggio si ha invece il corteo dell'immagine del Cristo, preceduta dal Crocefisso deposto in un'urna ricca di fiori ed incenso ed accompagnata dai fedeli e dai canti funebri eseguiti dal sacerdote.
Il giorno del sabato santo è caratterizzato dai battesimi per immersione, dalla liturgia di S. Basilio, dal salmo della resurrezione, cantato, e dai sacerduti che indossano la veste bianca che sostituisce il lutto.
Il giorno di Pasqua, nella Cattedrale di San Demetrio, si ha la preparazione della "mensa", che riunisce tutti i fedeli.

Anche a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, la settimana santa è molto particolare. Il lunedi santo i confratelli della congregazione di San Vito indossano un saio bianco ed un mantello blu, mentre quelli della congregazione di S. Filippo indossano un saio bianco ed un mantello viola; così vestiti, essi precedono il simulacro della Croce di Cristo che è portata in processione. Gli stessi preparativi si hanno per la processione del martedì santo che riguarda le congregazioni di S. Giovanni e del SS. Salvatore e quella del mercoledi santo che riguarda quella del SS. Sacramento.
Il giovedì santo è il giorno dei "sepolcri", che in questa città prevedono non solo le tradizionali e già citate visite nelle chiese della città, ma anche che tali visite siano sette, in onore dei sacramenti, e che nelle chiese, oltre le tradizionali preghiere, i fedeli debbano consumare del cibo nel sagrato dell'ultima chiesa visitata. Si arriva al venerdì santo, che conclude questa quadro con la processione dei simulacri del Cristo morto, che è deposto in un'urna, e della Madonna Addolorata, evento che coinvolge tutta la popolazione.

A Pietraperzia, in provincia di Enna, il venerdi santo si ha dalle prime ore del giorno una processione di fedeli in preghiera che cantano la passione del Cristo fino ad arrivare alla Chiesa del Carmine per deporre il simulacro del Cristo nella Cappella che l'ha ospitato durante l'anno. Nella piazza di fronte la Chiesa è montato un fercolo, un palo di cipresso di otto metri al quale si fissano delle fasce di lino di 30 metri, simbolo della devozione; alla sera il Cristo è agganciato alla croce del fercolo e, quando un fedele batte il terzo colpo ai chiodi della croce, l'asta del Crocifisso è issata grazie alle fasce ed ha inizio la processione con in testa il fercolo, mosso da almeno 500 fedeli, e che termina con la Madonna Addolorata, portata da gruppi femminili. La processione ha due momenti particolari, le girate, che sono effettuate in contrada Santa Croce e davanti la Chiesa Madre e che servono per far girare su se stesso il fercolo.

La settimana santa è coinvolgente anche ad Enna, visto che prevede una sentita e concreta partecipazione delle dieci confraternite presenti nella città. I festeggiamenti iniziano la domenica delle Palme con la distribuzione e la benedizione dei rametti d'ulivo e delle palme. La partecipazione delle confraternite è visibile già nella processione del mercoledì santo, quando i simulacri del Cristo e dell'Addolorata sono portati a spalla; le statue sono abbellite dai doni offerti dai fedeli. Il giovedì santo i membri delle confraternite sono vestiti in modo particolare: hanno un saio ed un cappuccio con i colori propri della propria confraternita; alcuni di loro trasportano dei ceri e delle torce ed hanno il compito di accopagnare le due vare in processione fino a notte fonda; i confrati hanno anche il compito di portare i propri stendardi e dei vassoi con dei simboli del martirio del Cristo, vassoi che poi saranno depositati ai piedi dell'altare del duomo cittadino. Il venerdì santo i confrati si ritrovano nel Duomo dove sono stati riposti i due simulacri, pronti per ripartire per una nuova processione che durerà fino a notte fonda, per poi rientrare nel Duomo. La domenica di Pasqua si ha l'incontro tra la Madonna ed il figlio risorto, evento che attua la scomparsa del dolore e l'arrivo della festa.

Il venerdì santo ad Ispica, in provincia di Ragusa, è molto particolare. La processione del "Cristo alla colonna" ha origini molto antiche delle quali si coservano gli aspetti più sani e si sono persi gli atteggiamenti più medievali come la costituzione di un gruppo di fedeli che rappresentano i "flagellanti", degli uomini a torso nudo e col capo cosparso di spine che si percuotevano le spalle con vario materiale (corde, vetro, ferro, chiodi...).
Oggi la processione è organizzata dalla confraternita della Chiesa di Santa Maria Maggiore che si occupa di prendere il simulacro del Cristo alla Colonna e di attuare la processione che inizia dopo la mezzanotte del giovedì santo fino alle prime luci dell'alba del venerdì, per poi iniziare alle tre del pomeriggio. Prima della processione la statua è sommersa dai baci dei fedeli ed è deposta in una vara. Questa cittadina non è immune dalle diatribe tra i Santi presenti anche in altre città isolane. Qui i cittadini si dividono tra "cavari", appartenenti alla Chiesa di S. Maria Maggiore, e "nunziatari", appartenenti alla Chiesa della SS. Annunziata. Entrambe le confraternite volevano avere una parte attiva nei festeggiamenti legati alla settimana santa e, per togliere ogni problema, si è giunti ad una sorta di compromesso: una delegazione dei nunziatari rendono omaggio alla Madonnina posta nella chiesa madre e poi alla statua del Cristo preservata nella chiesa S. Maria Maggiore; così inizia la processione organizzata dai cavari della chiesa di Santa Maria Maggiore, mentre il venerdì santo è il turno dei nunziatari con il Cristo alla Croce, previo prelevamento di una delegazione della confraternita legata a Santa Maria Maggiore, l'inchino in onore della statua della Madonna della Chiesa madre e a quella dei cavari.

Tutta la settimana santa prevede vari eventi nel paesino Gangi, immerso nelle Madonie (Pa). Tutto inizia, ovviamente, la domenica delle palme, quando i vari esponenti delle confraternite, con i loro mantelli ricamati, attraversano le vie della città portando in spalla delle palme benedette. La preparazione di tale processione è molto particolareggiata e prevede un certo cerimoniale.
Sono coinvolte le confraternite cittadine, una decina. A turno, seguendo un preciso ordine ciclico, ognuna di loro ha il compito di provvedere alla raccolta delle palme e dei datteri, ed il conseguente peso economico dovuto alla raccolta. Le palme sono suddivise in gruppi di dieci, tante quante sono le confraternite, e suddivise tra esse tramite sorteggio. Dopo la suddivisione, le confraternite si predispongono per la processione. Intanto, altri esponenti delle confraternite hanno il compito di partecipare alla processione portando le insegne della confraternita d'appartenenza. Un esponente per confraternita ha il compito di portare in corteo il cero con il simbolo che rappresenta la confraternita stessa, cero sostenuto da un bastone. Il corteo attraversa la città e le confraternite hanno un posto assegnato in base allo ordine cronologico della loro fondazione. Il corteo segue varie tappe prestabilite, prima fra tutte di fronte la Chiesa madre dedicata a S. Nicola di Bari, dove le palme sono benedette. Il corteo procede ovviamente coinvolgendo i fedeli ma anche dei tamburi che accompagnano tutto il percorso fino al rientro nella chiesa madre. Il giovedi santo le confraternite si riuniscono nelle loro chiese attorno ad una tavola ricca di pani a forma di agnello e preparati con la farina di semola. Il venerdì santo si ha la processione di varie statue, che sono trasportate a spalla, e cioè quelle di Gesù nell'orto del Getsemani, di S. Maria della pietà, di Gesù e dell'Addolorata; le statue sono accompagnate dai confrati che trasportano i ceri.

Il momento più folkloristico è la domenica di Pasqua.
La conflittualità tra i devoti di diversi santi, tipica della Sicilia, ha trovato una soluzione pittoresca e poco violenta nella gara molto colorata presente sempre a Gangi, dove i devoti del Signore e della Madonna si sfidano con la creazione di addobbi da riporre nella via principale della città, a breve distanza tra loro e vicino il Duomo cittadino. Tali addobbi assumono la forma di archi e sono creati con materiale vario, come il pane e dei vegetali.

Il venerdì santo a Monterosso Almo (Rg) si ha la rappresentazione di alcune scene della passione di Gesù Cristo. Si ha anche la processione del "cataletto", un'urna coperta da un velo bianco e pieno di fiori dove è riposto il Cristo disceso dalla Croce, che in un secondo momento è riportato in Chiesa dove si ha l'incontro con la statua della Madonna, mentre i fedeli cantano il miserere.

 

A Ribera, in provincia di Agrigento, la domenica di Pasqua si ha un gran fermento: si devono preparare le tre statue coinvolte nell'incontro che simboleggia la gioia della resurrezione, cioè le statue del Cristo risorto, della Madonna e dell'Arcangelo Michele. La statua del Cristo, addobbata con nastri colorati, fiori e fave verdi, e quella dell'arcangelo, che ha il compito di annunziare la resurrezione alla Madonna, sono preparati dagli uomini del paese, mentre quello della Madonna, che indossa un manto celeste sotto quello nero del lutto, è preparata dalle donne. L'incontro è organizzato sin nei minimi particolari: già durante la settimana santa i giovani incaricati del trasporto della statua si esercitano per assumere il giusto ritmo da sostenere durante la processione. L'incontro tra Madre e Figlio avviene alle ore 14, dopo che l'Arcangelo ha corso tra le due statue per portare la notizia. Nel momento della partenza per andare ad incontrare  Gesù Risorto, la Madonna viene liberata del manto nero che finio ad allora portava in segno di lutto,  mentre l'arcangelo s'allontana e corre ancora a salire lungo il Corso per andarsi a disporre accanto alla vara di Gesù. Quando la Madonna giunge di corsa ai piedi del Figlio viene fatta inchinare per tre volte tra un gioire generale di una grande folla che applaude mentre la banda musicale intona una marcia festosa.

 

La settimana santa ad Alimena, un paese in provincia di Palermo, prevede una serie di processioni che vanno dalla domenica delle palme fino al giovedì santo. Tali processioni molto ordinate prevedono la partecipazione di narratori appartenenti a delle confraternite che ricordano la passione del Cristo, mentre altri confrati hanno il compito di trasportare dei ceri, tranne quello che porta una croce lignea; essi sono seguiti da altri confrati che intonano le "lamentanze". Il giovedì ed il venerdì santo si ripetono la fiaccolata e l'adorazione della Croce. La fiaccolata si svolge la sera ed è costituita dalla processione di un'urna in cui è riposto il Cristo e della statua dell'Addolorata, accompagnati da dei bambini che portano delle torce e dei membri delle confraternite che traspoetano dei grossi ceri; la processione si ferma al Calvario per una breve sosta, per poi arrivare alla Chiesa del Carmelo dove i bambini spengono le torce. Il venerdì santo si allestiscono i sepolcri nei vari altari delle chiese, costituiti da vasi contenenti fiori e piatti con semi germogliati; gli appartenenti alle varie confraternite hanno il compito di visitare tre chiese e sono accompagnati dalla banda musicale. A mezzogiorno si ripete l'adorazione della Croce. Il momento più toccante è la processione, così organizzata: la statua del Cristo è issata in una Croce ai piedi della quale ci sono le statue della Madonna e di Maria Maddalena; quando la processione giunge al Calvario, la statua del Cristo è staccata dalla Croce e riposta nell'urna; il corteo ritorna su suio passi fino a riporre le due statue e l'urna al loro posto.

A Mazzarino, in provincia di Caltanissetta, la processione del venerdì santo prevede tre momenti distinti: l'incontro tra Gesù Cristo e S. Giovanni Battista, Veronica che aciuga il volto del Cristo ed il congiungimento dei simulacri del Cristo e della Madonna Addolorata. A sera esce il simulacro destinato ad accogliere il corpo del Cristo ed il maestro incappucciato che deve guidare la processione verso il Calvario è nominato un'ora prima dell'inizio della processione e la sua identità è conosciuta solo dal capo delle forze dell'ordine.

A Vittoria (Rg) la settimana santa prevede per il giovedì santo con la processione del "Cristo alla colonna", processione dalle antiche origini, un tempo affidata alla congregazione omonima oggi scomparsa e che prevede il giro del fercolo dorato del Cristo per le vie della città. Il venerdì si ha la rappresentazione della "Scesa della croce": nel tempio Calvario addobbato con delle maioliche colorate rappresentanti scene della passione e morte di Cristo, gli attori con l'abito d'epoca e recitanti in dialetto depongono il corpo del Cristo sceso dalla croce in un'urna che viene portata in processione per le vie cittadine fino a dove un tempo sorgeva la chiesa ed il monastero di S. Teresa, per poi tornare nella chiesa madre dove il Cristo è deposto nel letto funebre; una seconda processione riguarda il Cristo morto insieme al simulacro di S. Maria Addolorata ed è organizzata dalla congregazione del SS. Crocifisso; tale evento si conclude con la crocifissione del simulacro del Cristo ed alla sua destra è posto il simulacro della Madonna dentro il suo fercolo.

Il sabato santo, nelle campagne di Terrasini (Pa), si ha un rito particolare: si recide un albero selvaggio, generalmente un pompelmo, alla radice, in modo che possa essere addobato collegialmente dal comitato della festa degli scapoli, attraverso l'aggiunta di rami posticci e di addobbi particolari. Il peso dell'albero così preparato oscilla tra i 50 e i 55 chilogrammi. Tale evento ha radici remote e simboleggia il risveglio della vegetazione. La benedizione degli alberi rappresenta il ritorno della primavera, di primaria importanza nell'economia agricola della Sicilia.

A Comiso, in provincia di Ragusa, si hanno vari festeggiamenti per la settimana santa. Il mercoledì santo si ha la processione che parte dalla Chiesa madre e che compie tre giri: il primo è dedicato ai sacerdoti e si svolge vicino la chiesa di S. Biagio, il secondo è dedicato alla confraternita di Maria Ss. Addolorata ed il terzo è dedicato alla congregazione del SS. Sacramento e si svolge vicino la Chiesa dell'Annunziata. Il venerdì santo si ha una seconda processione: il simulacro del Cristo Morto e quella di Maria Addolorata sono portati per le vie della città.
Il sabato, domenica e lunedi di Pasqua le campane della Chiesa dell'Annunziata sempre a Comiso, suonano a festa. Ricorre la festa di Maria Annunziata, che però perde il titolo di festa patronale perchè rientra nelle feste pasquali.
Prima che la giornata di sabato sia conclusa, la statua della Madonna è prelevata dalla sua nicchia all'interno della Chiesa perchè il giorno di Pasqua ci sarà la processione di questa statua insieme a quella del Cristo risorto. Tale processione è denominata anche "la pace": raggiunto uno spiazzale adeguatamente grande, le due stanze sono poste l'una di fronte alla altra, a distanza di circa 50 metri, per poi ricongiungersi in un incontro accompagnato dal battere delle mani dei fedeli, dal movimento di fazzoletti bianchi per aria e dall'esecuzione dell'inno reale da parte della banda musicale; questo incontro è ripetuto più volte e raggiunge il suo culmine quando il rito è ripetuto nella piazza fonte Diana, quando l'evento è anche accompagnato dallo strepitio delle campane della chiesa. L'ultima rappresentazione della "pace" si ha quando le statue rientrano in Chiesa.

A S. Biagio Platani (Ag) i devoti della Madonna e del Signore trovano un motivo di gara la domenica di Pasqua, quando hanno il compito di preparare gli addobbi che vanno ad abbellire il corso principale cittadino e che consistono in mosaici, strutture archittettoniche, fontane ... il tutto per riprodurre eventi biblici in onore della Resurrezione del Cristo. Gli addobbi, preparati con materiale vario come i cereali e vegetali di vario tipo e con molta cura dai due gruppi di devoti facenti capo a due confraternite diverse, quella del SS. Sacramento e del SS. Rosario, sono realizzati in gran segreto e servono per abbellire la via principale, scenario dell'incontro tra il Cristo risorto e la Madre.

Il mezzogiorno del venerdì santo ad Acate (Rg) si ha l'incontro della statua della Madonna in lutto per la perdita del figlio e del Cristo che porta la croce sulle spalle. La statua della Madonna è portata in spalla ed accompagata da delle ragazze, mentre quella del Cristo è preceduta da delle bambine in abito bianco, alcune delle quali portano il lenzuolo della Veronica, dove si asciugò Gesù Cristo; il momento più particolare della processione si ha quando Cristo rende omaggio alla Madre muovendo un braccio, a sua volta mosso attraverso dei fili.

Il venerdì santo di Canicattini Bagni (Sr) è caratterizzato da molti anni da una processione che ha perso alcuni dettagli organizzativi nel corso del tempo, ma non ha di sicuro perso il suo fascino ed il coinvolgimento dei numerosi fedeli. Si porta in processione, attuata attraverso l'ausilio di macchinari, la statua dell'Ecce Homo, in cartapesta e posta su di un fercolo di stile gotico, immagine preceduta da uno stendardo nero che anticamente era portato in processione dal contadino che aveva offerto la più grossa quantità di grano al Signore e che oggi è trasportata da una persona regolarmente retribuita. Anche le offerte di prodotti agricoli attuate nel passato sono state sostituite da quelle in denaro.

A Modica (Rg), il giorno più caratterristico dei festeggiamenti pasquali cade proprio il giorno di Pasqua, quando il simulacro della Madonna ancora in lutto è portato in processione per la via pricnipale della città, il corso Umberto; quando si scorge da lontano la statua del Cristo risorto, la processione prevede l'incontro delle due statue, la liberazione dal manto nero della Madonna ed il volo di colombe. L'evento è noto con l'espressione di "Madonna Vasa-Vasa" perchè, nel momento dell'incontro, le due statue si avvicinano per un bacio. Tale bacio si ha nella piazza S. Domenico, vicino il Palazzo di città. Tale festa risale al '600 ed ha origini spagnole.

La settimana santa del capoluogo isolano prevede varie manifestazioni come le rappresentazioni sacre dell'ultima Cena all'interno delle varie chiese cittadine, manifestazioni che raccolgono centinaia di giovani che lavorano per vari mesi per la loro riuscita. Ma un giorno veramente particolare è il Venerdì Santo che prevede quattro processioni, curate nei minimi particolari.
La prima è quella dei "cocchieri" che in passato, quando la nobiltà palermitana era fiorente, era molto più fastosa perchè c'era l'utilizzo di livree molto eleganti con i colori di riferimento delle casate d'appartenenza. Oggi tale confraternita si è allargata a tutti i ceti sociali, vista la già citata decadenza della nobiltà. I cocchieri portano in processione la vara del Cristo morto ela statua della Madonna; essi partono dalla Chiesa della Madonna dell'Itria nel primo pomeriggio e le due vare sono portate a turno da 32 persone, scortate da figuranti che indossano armature tordo-medievali.
La seconda processione è organizzata dalla confraternita dei panettieri, intestata a S. Maria Addolorata. In questo caso i due simulacri citati precedentemente sono scortati non solo dai fedeli, ma anche dei figuranti che indossano delle armature romane complete di tutto e costruite artigianalmente basandosi sull'esempio di maestri pupari. La processione parte dalla sede della confraternita e segue i confini del culto della Madonna. Il corteo si conclude a notte fonda con un rito religioso, dopo aver coinvolto i sei figuranti con le armature romane, le fanciulle devote alla Madonna, un "centurione romano", l'urna del Cristo morto seguita da alcuni confrati e la Statua della Madonna.
La terza processione riguarda la vergine SS. Addolorata della Soledad, una processione che porta per le vie della città la scultura lignea del Cristo morto e della Vergine della Soledad. In passato tale processione coinvolgeva anche i corpi militari.
La quarta ed ultima processione del venerdì santo palermitano coinvolge gli artigiani palermitani, devoti della Madonna del Lume, che portano il simulacro della loro protettrice dalla loro sede fino al Teatro Massimo e lungo le vie cittadine.

La domenica di Pasqua della cittadina di Prizzi (Pa) prevede l'abbellimento della via principale e l'incontro delle statue del Cristo risorto e di Maria Addolorata, scortata da due angeli che portano in mano una lancia. Ai piedi delle due statue si trovano due figuranti che, con tute rosse ed una maschera in viso, impersonano i diavoli che devono baciare i piedi delle due statue prima del loro incontro. Essi hanno una catena in mano e sono accompagnati da un altro figurante in tuta gialla e con una balaustra in mano e che rappresenta la morte. I tre hanno il compito di disturbare e di ritardare l'incontro tra Madre e Figlio muovendo le loro armi e ballando ai loro piedi, finchè, dopo 3 tentativi d'incontro, la Madre riconosce il Figlio e si libera del manto nero del lutto per rivelare il vestito della gioia, in colori più tenui; In questo momento intervengono i due angeli per colpire i diavoli con le loro lance. Ma i due si devono subito separare per poi arrivare ad un successivo incontro, preceduto da un momento più profano che prevede la presenza musicale, altri movimenti dei tre figuranti già citati che disturbano i fedeli per raccogliere le offerte cheandranno a coprire le spese dell'affitto dei costumi.
Il terzo incontro prevede un ulteriore intervento dei due angeli che colpiscono i due diavoli, il simbolo del male, mentre la morte non è toccata perchè è gia stata sconfitta dal Cristo. Anche in questo caso la Madonna si libera del manto nero. Si hanno poi altri due incontri tra le due statue.

La lotta tra bene e male ha un'ulteriore rappresentazione, sempre a Prizzi, ma stavolta dal sapore piu' profano rispetto alla precedente.
Alcuni cittadini si travestono da "diavoli" grazie all'ausilio di grandi maschere torve e costumi rossi ed attraversano la citta' con l'intento di prendere dei prigionieri da condurre all'inferno. Tale luogo altro non e' che una comune osteria dove i "dannati" sono obbligati a bere vino e ad offrirlo ai presenti.
Solo a tarda sera, quando oramai le botti saranno svuotate, interverra' la Vergine, accompagnata da uno stuolo di angeli, a liberare i malcapitati, nonostante un ulteriore intervento dei maligni che cercheranno ancora di corrompere i malcapitati offrendo dei dolci.

Tutta la settimana santa a Delia (Ag) prevede varie manifestazioni che ricalcano quelle sacre che avvenivano nel 1700. Il giovedì santo si ha la processione per le vie cittadine delle statue del Cristo e della Vergini, fino alla loro separazione perchè Cristo deve affrontare da solo i vari momenti della sua passione; nel pomeriggio si commemorano l'ultima cena, il tradimento di Giuda e l'arresto del Cristo. Il venerdì santo nel primo pomeriggio nella piazza vicino la chiesa madre dedicata alla Madonna di Loreto si ha la rappresentazione del processo e della condanna del Cristo, attuata da alcuni attori. In un secondo momento si attua la rappresentazione della crocifissione del Cristo, nella parte più alta del paese e con l'accompagnamento di canti attuati da parte dei fedeli.La crocifissione è attuata dai sacerdoti. Dopo la Sua morte, il corpo del Cristo è posto in un'urna che è portata in processione, seguita dalla statua dell'Addolorata, di S. Giovanni, dalla banda musicale e dai fedeli.

La settimana santa a San Mauro Castelverde (Pa) ha i suoi momenti centrali nei 3 giorni canonici. Tutto inizia con la processione della Domenica delle Palme che prevede la partecipazione dei membri delle varie confraternite che indossano abiti di colore diverso in base al loro gruppo, i bambini che indossano una tunica bianca e tutti i fedeli. Tutti hanno in mano un ramo d'ulivo o di palma addobbato con dei datteri. Il punto di partenza è la Chiesa di Santa Maria dei Franchi, dove le palme sono benedette, ed il corteo passa per la chiesa di S. Mauro, per quella madre dedicata a San Giorgio per poi ritornare alla Chiesa di partenza dove poi sarà celebrata una messa. La sera del giovedi santo si ha la rappresentazione della cena e della lavanda dei piedi: 12 persone della fraternita del SS. Sacramento rappresentano gli Apostoli sono seduti di fronte una tavola molto ricca attendendo che il sacerdote che impersona il Cristo lavi loro i piedi. Il venerdì santo si hanno due cortei; la mattina i fedeli si riuniscono davanti la Chiesa di Santa Maria dei Franchi per effettuare il percorso della Via Crucis, caratteristica perchè, nel corso delle stazioni, dei figuranti rappresentano il processo e la Crocifissione di Gesù; il pomeriggio è il turno delle tre confraternite cittadine, dedicate a San Mauro, al SS. Sacramento e alla Madonna del Rosario, che hanno il compito di portare in processione le statue di Cristo e della Madonna che sono prelevati dalle loro rispettive Chiese per giungere a quella di S. Sofia al Monte e poi attraversare le vie cittadine, per poi fare il percorso al contrario; durante la processione si ha la sosta alla Chiesa di S. Giorgio dove, chi lo desidera, può svolgere un rito penitenziale di richiesta di perdono attraversando la navata principale della chiesa in ginocchio e colpendosi con un flagello. La giornata si conclude sempre nella già citata chiesa di Santa Maria dei Franchi dove si depone il Cristo dalla croce nel sepolcro ricavato sotto la chiesa.

Durante la settimana santa a S. Cataldo, in provincia di Caltanissetta, si svolge una particolare rappresentazione, un processo a Gesu' Cristo che si attua per tre giorni di seguito presso la Chiesa del Rosario. L'evento coinvolge numerosi figuranti che rappresentano cavalieri, centurioni e legionari, nonche' Gesu' Cristo e Pilato.
Sono coinvolte anche delle "vare", dei gruppi statuari realizzati in cartapesta risalenti al 1800 e rappresentanti episodi della passione di Gesu'.
La domenica di Pasqua tutto lo scenario ed il clima cambiano, tutto diventa piu' allegro e festoso ed al posto del processo e' effettuata una particolare sfilata alla quale partecipano i "Salaparuta", delle statue di cartapesta risalenti al 1800, come nel caso precedente, e figuranti che rappresentano gli undici apostoli.

La domenica di Pasqua ad Adrano, in provincia di Catania, si effettua "La diavolata", una rappresentazione sacra d'origine medievale.
Essa si effettua nei pressi della piazza cittadina principale sfruttando come scenario ideale il Castello-Museo cittadino.
In questa zona e' costruito un palco che ospitera' cinque diavoli vestiti di rosso che escono da una botola accompagnati da fiammate e fumo, Lucifero, la Morte - indossa un abito raffigurante uno scheletro - ed un angelo - e' rappresentato da un bambino -. L'evento e' costituito da una serie di discussioni sul bene e sul male e si conclude quando l'Angelo costringe i diavoli a pronunciare la frase "Viva Maria".

Il martedì di Pasqua a Palagonia, in provincia di Catania, si festeggia S. Febronia. La tradizione religiosa ci tramanda che tale ragazza visse, nei primi anni del IV secolo, in un monastero ai confini della Siria. finchè l'imperatore Diocleziano inviò lì i suoi ministri per arginare la diffusione del Cristianesimo e la ragazza fu martirizzata. A tali eventi sono stati aggiunti dei particolari: pare che un frate, di ritorno da Roma alla sua città natale Militello con delle reliquie - comprese quelle di S. Febronia - perse la strada e si riparò vicino palagonia; durante la notte sognò la Santa che gli raccomandò di portare le sue reliquie a Palagonia; il giorno seguente il frate riprese il suo viaggio, noncurante del sogno, ma fu interrotto nuovamente da un temporale e si riparò nelle grotte dette "li costi"; qui decise di obbedire alla Santa. La sera del lunedì di Pasqua la Chiesa madre della città è gremita di fedeli che guardano verso l'altare maggiore dove è posto un tronco d'albero diviso in due dove è posta una statua della Santa iin atteggiamento di preghiera, mentre degli angeli scendono dall'alto per deporre una corona nella testa della statua. Il giorno della festa la statua della Santa è portata in processione fino alle grotte Li Costi, per poi ritornare nella chiesa madre per recitare un ottavario, per poi ripartire in processione.

        

Il secondo giovedì dopo Pasqua si festeggia S. Francesco da Paola a Palermo.
E' noto che il patronato della città spetta a S. Rosalia, ma qui come in altre città isolane sono festeggiati altri Santi, e precisamente S. Francesco da Paola. La storia di questo Santo ci fa sapere che Egli nacque il 1416, nacque e morì di venerdì ed ebbe un colloquio di 13 ore con la Madonna ed il dono da Dio di elargire 13 grazie giornaliere ai suoi devoti.
Per i primi 13 venerdì dell'anno si attuano i cosiddetti "viaggi" a Lui dedicati, cioè dei pellegrinaggi effettuati dai suoi fedeli, in particolar modo le donne incinte, nella sua Chiesa recitando il santo rosario.
Alla fine di questi 13 venerdì si arriva quasi sempre alla settimana santa, quando tutti gli altri festeggiamenti sono generalmente sospesi e ci si concentra sulla Passione e morte del Cristo.
Si deve attendere il secondo giovedì dopo Pasqua per ricominciare i festeggiamenti con la preparazione dell'imponente statua in argento del Santo che l'indomani riceverà le offerte dei fedeli e gli ex-voto. La domenica successiva si ha la processione della Statua in un bagno di folla e per le vie cittadine; durante la processione il Superiore della confraternita dei muratori, che ha come Santo protettore proprio S. Francesco, un uomo eletto precedentemente, ha il privilegio di far fermare la statua vicino le abitazioni di familiari, amici e persone di riguardo

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