IL VENERDI SANTO A RIBERA
(Testo di Giuseppe Nicola Ciliberto)

Il Venerdì Santo è il venerdì che precede la Pasqua, e in cui i cristiani commemorano la passione e la crocefissione di Gesù Cristo. Questa ricorrenza viene osservata con speciali pratiche e riti dai fedeli di molte confessioni cristiane.
Per la Chiesa Cattolica, il Venerdì Santo è il primo giorno del Triduo Pasquale. Come nel Mercoledì delle Ceneri, i fedeli dai 14 anni di età sono invitati all'astinenza dalla carne (sono ammessi uova e latticini), e quelli dai 18 ai 60 anni al digiuno ecclesiastico, che consiste nel consumare un solo pasto (pranzo o cena) durante la giornata (è ammessa, oltre a questo, una piccola refezione). Il digiuno si compie in segno di penitenza per i peccati che Gesù è venuto a espiare nella Passione, ed assume inoltre il significato mistico di attesa dello Sposo, secondo le parole di Gesù; lo Sposo della Chiesa, cioè Cristo, viene tolto dal mondo a causa del peccato degli uomini, ma i cristiani sono invitati a preparare con il digiuno l'evento gioioso del suo ritorno e della liberazione dalla morte; questo evento si attua non solo nel memoriale della sua resurrezione, la domenica di Pasqua, ma anche nella continua venuta del Signore nel cuore dei fedeli che sono pronti ad accoglierlo e a morire con lui al peccato per risorgere ad una vita nuova, e infine nell'ultima venuta di Gesù nella gloria alla fine dei tempi.
DALLA DOMENICA DELLE PALME AL VENERDI' SANTO

La domenica delle Palme e i giorni seguenti che portano fino alla giornata del venerdì, sono vissuti nel nostro paese, come momenti di fede e di preparazione alla Santa Pasqua.
Molti bambini e ragazzi, accompagnati dai loro genitori, si recano in Chiesa, portando artistiche palme intrecciate e ramoscelli d'olivo per la tradizionale benedizione. Anticamente, era usanza di conservare, sia le palme, che i ramoscelli d'olivo benedetti ed appenderli alle pareti di casa affinché assicurassero serenità e prosperità alla famiglia. Qualcuno usava bruciarli nella giornata del Sabato Santo, per proteggersi dal malocchio e dalle invidie. Inoltre, in alcune famiglie di contadini era forte la credenza, che portare nelle proprie campagne le palme o i ramoscelli benedetti e appenderli alle pareti dei loro magazzini rurali, significava ottenere abbondanti raccolti.
La giornata del Venerdì Santo a Ribera è da sempre caratterizzata dalle solenni processioni, alle quali partecipano numerosissimi cittadini, i sacerdoti di tutte le parrocchie, le autorità e la banda musicale, che esegue per l'occasione, le più commoventi marce funebri.
Verso le ore 11 della mattina viene costituita "la Condotta", formata da sacerdoti, da autorità, rappresentanti della forza pubblica, da numerosi fedeli e dalla banda musicale per accompagnare l'artistica Urna con il corpo del Cristo morto al Calvario.
Qui viene eseguita la Crocifissione, celebrata una Santa Messa, di fronte a migliaia di persone, grandi e piccoli e viene fatta una solenne predica.
Famose sono rimaste le vibranti prediche dell’Arciprete Vincenzo Birritteri, che per parecchi anni e fino agli anni '80, dai piedi della croce, nella giornata del Venerdì Santo, faceva sentire la sua possente voce fino alla Villa comunale, appassionando migliaia di fedeli.

Una grande folla di fedeli ogni anno sale al Calvario di Ribera per assistere alla crocifissione del Venerdì Santo.
quaresima e settimana santa
(Notizie storiche tratte da "Le feste religiose nella Ribera d'altri tempi" di R. Lentini)
Dopo il carnevale, di cui non abbiamo nessuna notizia, in tutti i paesi e le chiese parrocchiali veniva chiamato un sacerdote regolare o un prete con fama oratoria di un altro comune, il quale era spesso designato dal feudatario, che per i quaranta giorni della quaresima predicava e faceva gli esercizi spirituali al popolo (questo avveniva anche fino a qualche decennio fa). Le spese del vitto e dell'alloggio per il predicatore quaresimale o quaresimalista erano a carico del Comune. Il primo di questi che venne a Ribera all'epoca della sua fondazione è stato certo Fra' Mariano da Corleone Cappuccino.
Dalle spese comunali del 1744 sappiamo che il predicatore era P. Pietro Antonio da Naro Carmelitano di Terra Santa; nel 1746 il sacerdote Agatino di Falco; nel 1748 P. Carlo Maria da Palermo; nel 1750 P. Rosario da Burgio; nel 1751, 1752 e 1753 P. Paolo Bartolotta; nel 1754 D. Gerlando Fasulo; nel 1757 P. M. Cusmano; nel 1769 P. Paolino da Sutera; nel 1850 P. Pietro da Bivona.
L'amministrazione pagava, inoltre, l'affitto di una casa, (nella metà del 700 quella di certa Anna Maria Ragusa e di D. Antonino Navarra) dove il Predicatore alloggiava per tutto il periodo della Quaresima.
I SEPOLCRI
Un altro giorno importante del periodo pasquale era il Giovedì Santo in cui si allestivano i cosiddetti sepolcri. La visita a questi è una pia consuetudine che si pratica dovunque e con grande affluenza di fedeli.
L'altare del sepolcro era adorno di fiori in vasi che i fedeli portavano in chiesa per l'occasione e nello stesso altare sul pavimento vi erano i piatti di lavureddu, che era il grano germogliato nel cotone e al buio in piatti appositi.
In alcuni paesi, non sappiamo se anche a Ribera, si faceva un tappeto, cioè un quadro eseguito a terra con polvere colorata che rappresentava il volto di Gesù, l'Addolorata oppure Gesù in croce e simili; si facevano anche delle scene, con rudimentali statue, rappresentanti i misteri della passione.
Il 2 marzo 1766 certo Don Ottavio Spadaro di Calamonaci si obbligò con la confraternita del SS. Sacramento a parare il Santo Sepolcro per il Giovedì Santo in questo anno currente nel loco solito di questa Madre Chiesa. Tradizione che si svolge ancora oggi, ma che un tempo era molto più sentita ed i sepolcri erano costruiti con molta più cura e con molti apparati.
Dalle spese delle confraternite del 1760 apprendiamo, inoltre, che veniva speso del denaro per l'illuminazione (lanterne) serale-notturna e per dei suonatori di pifferi che probabilmente seguivano la processione per la visita ai sepolcri.
LA SETTIMANA SANTA
Anche il comune partecipava alle spese dell'allestimento del Sepolcro come si può evidenziare dai riveli del 1714 in cui si legge tra l'altro: E più paga ogn'anno detta Università onze due per ragione di cera al SS.mo Sepolcro nella Settimana Santa.
Da un volume della curia vescovile del 1677^ abbiamo notizia che venne rappresentata a Ribera un'opera sacra intitolata «La discesa dalla Croce di Cristo Signore Nostro» di Carlo Maretta. Il 16 marzo veniva dato il nulla osta dal vescovo di Agrigento Francesco Maria Rhini per la rappresentazione in pubblico essendo stata trovata l'opera in nessuna cosa contro la nostra Santa fede et buoni costumi concediamo licenza et /acuità che nella Settimana Santa della corrente quaraesima tantum si possa rapresentare in lago sacro a maggior gloria di Dio Signor nostro dispensando alle constitubini in contrario vi ordiniamo però che lo vogliate permettere et invigilare non succedano inconvenienti ma che si siegua col dovuto decoro ed attentione per quanto stimate cara la grafia di Monsignor IH.mo et sotto pena di onze 50. In quell'anno la Settimana Santa iniziava 1' 11 aprile con la Domenica delle Palme e finiva il 18 con la Pasqua.
IL VENERDI’ SANTO
Del Venerdì Santo, per quanto riguarda quel periodo, non ci sono pervenute notizie sulla processione; però sappiamo da un documento che un Calvario venne costruito nel 1748. Leggiamo infatti nelle spese comunali di quell'anno:
Item a mastro Giuseppe Galletti per attratto, e mastria della Croce di legno del Calvario cioè tari 14 per legname, tari 2 portatura, tari 2 per chiodi, tari 1 per pece, tari 1 per tavola, tari 4 per gisso, tari 3 per oglio, tari otto per mastria di esso, tari 4 per mastria di muratore e tari 2 a mastro Ignazio Miraglia per farci il pedistallo di pietra incavata per star più forte detta Croce come per mandato a 18 Agosto 1748.
Un'altra croce, forse perché la prima andò distrutta, venne costruita il primo aprile 1757 (dal falegname Mario Facciola sempre a spese del comune. È anche probabile che la croce veniva rimossa annualmente e se ne installava una nuova per evitare l'usura del legno a causa degli agenti atmosferici.
Più di un secolo dopo la rappresentazione del dramma sacro del Maretta veniva recitato, nel 1781, il martorio, probabilmente "II riscatto di Adamo nella morte di Gesù Cristo" di Filippo Orioles (1687fl793); nei relativi atti di quell'anno leggiamo, infatti, che vennero fatti i palchetti dal falegname Onofrio de Silvestre11 e che Magister Melchior Castellana Calamonacis ricevette da don Calogero Marsalese Governatore della confraternita del Rosario sei tari prò loherio appara-tus in usum et servitium demostrati Passiones Domini nostri Jesu in Platea publica in Die Jovìs Santi; cioè per l'affitto dell'apparato necessario per la rappresentazione nella pubblica piazza della Passione di Cristo il Giovedì Santo (in quell'anno il 12 aprile). Inoltre Magister Antoninus Mangiavi Panarmi ricevette dallo stesso Marsalese, il 22 maggio 1781*3 tari venti così ripartiti: tari sei per due mascare di fina acconciate, e pittate, tari tre per formare n.° otto mascare per gli Giudei, tari sei per indorare le lande, e tari uno per fare le piaghe alla veste del Cristo Signore nostro, e tari quattro per pittare due croci nere che servirono per il martorio asiano mister] d'esso.
Un ruolo importante nelle feste sia religiose che civili aveva ed ha ancora oggi la musica. Nella Pasqua del 176014 vennero suonati pi/ari, trombetta, e violini. Mentre nel 178115 vennero pagate onze 2.12.13 a Magister Vincentius di Patti Cattolice Agrigenti eiusque Societas che era il maestro di musica e quindi il rappresentante della banda, per aver suonato con violini, corni di caccia, et traversi (flauti che si suonano di fianco), per la prossima passata festa di Pasqua. Il tamburo veniva suonato da Antonino Valenti di Cattolica il Sabato Santo e la mattina di Pasqua. Nel secolo successivo veniva istituita la banda comunale ed il relativo regolamento16 ed in seguito venivano acquistate, sempre a spese del Comune, le uniformi.
Infine non possiamo fare a meno di parlare dei giochi pirotecnici che da sempre hanno affascinato sia gli adulti che i bambini. Nel 1750 dovevano venire esplosi a cura di due confrati della società del SS. Rosario, Isidoro Siracusa e Luciano Gioiello, n° 3500 maschi cioè detto di Siragusa n° 2000 e ditto di Gioiello n° 1500 colle bombarde in essi solite entrate e ciò per la prossima futura Pascha di Risurrezione 1750. In onor di Dio, e della Beatissima Vergine. Nel 17591* venivano fatti i ludi ignei (giochi di fuoco) da Magister Rajmundus Bonadonna di Montallegro. Mentre nel 1781 il falegname Onofrio di Silvestre preparava la struttura di legno per i giochi di fuoco, leggiamo infatti: Itemper chiodi nel formare la straola, parchetti, e gioco di foco, segno questo che venivano fatti non solo i fuochi artificiali, ma anche i cosiddetti "Castelli di fuoco".
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I CANTI RIBERESI DEL VENERDI' SANTO
(Dal libro "LA STRINA" di Giuseppe Nicola Ciliberto - Pubblicato nel 1991)
La Pasqua, a Ribera, è una delle feste religiose che più viene seguita dalla gente. È un appuntamento sempre molto atteso che vede una larga partecipazione di persone, sia ai riti
del Venerdì Santo che al festoso '"Ncontru" tra la Madonna e Gesù Risorto.
Numerosi sono i canti che, più nel passato, che al giorno d'oggi, venivano eseguiti nella giornata del Venerdì Santo sia durante il trasporto dell'urna del Cristo morto che al calvario durante
la crocifissione.Era in uso negli anni '50, andare tutti alla croce, spesso riuniti in gruppi di ragazzi o di adulti, trascorrere la giornata in mezzo al prato e consumare una merenda preparata
per l'occasione, mentre le Pie Donne manifestavano il proprio dolore con preghiere e canti molto commoventi.
Nella giornata del Venerdì Santo veniva osservato il digiuno ed anticamente in chiesa di cantava così:
La lampa s'astuta, nun c'è cchiù ogliu
chistu è lu signu ca morsi me flgliu,
ca l'acqua di lu mari fussi ogliu
quantu addummassi 'na lampa a me flgliu.
Ca l'acqua di lu mari fussi ogliu
quardatici lu Venniri a me flgliu.
Ora ca s'astutaru li cannili
patruzzu, senza di vui com'è je 'fari?
Altri canti che venivano eseguiti dai fedeli durante i riti della passione erano i seguenti:
Questi canti religiosi, in uso a Ribera durante la settimana santa, risalgono a molti anni fa e sono arrivati fino a noi di generazione in generazione. Quelli che qui vengono trascritti sono stati recuperati da Giuseppe Nicola Ciliberto, che li ha registrati nel 1976, dalla viva voce della signora Mortillaro Mattia , che allora aveva la venerabile età di 92 anni. I canti sono stati inseriti in una trasmissione del gruppo "Sicilia Canta, Sicilia Frana" , che andava in onda settimanalmente presso la locale Radio Torre Ribera.
I CANTI POPOLARI CHE UN TEMPO LE PIE DONNE
CANTAVANO AI PIEDI DELLA CROCE
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La sira di li trèvani e chi scuru chi facìa, iva annannu la Matri Maria sula senza la cumpagnia. La scontra San Giuvanni: - Unni iti Matri mia ? - Vaiu circannu un Figliu Dòmini ch'è lu chiovu di l'arma mia.
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«Girativinni Matri mia ca la via è luntanissima, ca la via è luntanissima ch'eni china di petali». «Cu ha persu un fìgliu Dòmini nun si cura di la via». «Cu ha persu un fìgliu Domini, nun si cura di la via».
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Iuncennu darrè li porti chi sintìa li botti forti, adasciu adasciu, nun dati forti ca su' carnuzzi dilicati. Iu scinnu di la Cruci stanca di tanta via, lu cunnannaru a morti lu Figliu di Maria.
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Trentatrì anni 'ncrunatu di spini ferri e catini a l'amatu Gesù. Te' sta chiavuzza e tenila forti doppu la morti la porti a Gesù. Va chiamami a Giuanni, cunsignami a Maria, chiancennu pi la via la sò virginità.
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Sugnu 'na peccatura ca un v'ha saputu amari, ma Diu com'è iè fari ma senza lu miu Gesù. Lassù v'ascià li celi cu veru amuri e gelu gràpiti ssù tò velu ca iu ti salverò.
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Santa crucidda ti vegnu a vidiri china di sangu ti trovu allagata, cu fù chidd'omu chi vinni a muriri fu Gesù c'appi la lanciata.
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Nei tempi passati a Ribera, numerose erano le donne che nella giornata del Venerdì Santo, rimanevano ai piedi della croce
fino alla deposizione, a pregare ed a piangere per la morte di Gesù.
UN ACCORATO E COMMOVENTE PIANTO
AI PIEDI DELLA CROCE
Dumannà un muccuneddu d'acqua,
ca nun potti aviri,
ci dettiru la sponza 'ntussicata,
'ntussicatedda fu ddà lingua santa,
chidda chi vinni 'mparava la duttrina.
Maria l'Addulurata, povira donna,
vidennu a lu sò Figliu a la cunnanna,
la cunnanna ca a la casa un torna.
Fu cunnannatu di Pilatu e Anna.
Piglia li scali ca me fìgliu scinni,
quantu ci baciu sti sacrati carni,
comu unn'ha chiàngiri amici degni
ca persi unfigliu di trentatrì anni?
LU VENNIRI MATINU
(Anonimo)
È uno dei canti popolari più noti, che sono stati dedicati alla triste giornata del Venerdì Santo.
Nelle parole, molto commoventi, predomina il dolore della Madre di Gesù,
alla ricerca del Figlio, che nel frattempo sta vivendo il dramma della Passione.
Lu Vennirì matinu a ghiornu chiaru
la Bedda Matri si misi in caminu;
'ncuntrau a San Giuvanni pi la via,
ci dissi: «Unni stati jennu o Matri mia?»
«Vaiu circannu lu me caru Figliu
ca lu pirdivu e nun lu pozzu asciari».
«Iti 'nta ssà casuzza di Pilatu,
lu iti asciari 'nchiusu e 'ncatinatu».
Tuppi tuppi: «Cu è ddocu darreri?»
«Sugnu la tò matruzza Addulurata».
Oh cara Matri mia un vi pozzu apriri
ca li Judei mi stannu 'ncatinannu.
Jti ddocu darreri c'è l'arginterì,
facitici l'aneddu a lu Signuri».
L'aneddu a lu Signuri nun ci stavi,
ci stannu tri chiuvidda 'e pedi 'a cruci.
«Oh caru mastru chi facitì a st'ura?»
«Fazzu tri chiova apposta pi lu Signuri».
«Oh caru mastru un li faciti a st'ura
vi pagu la jurnata e la mastrìa».
«Oh cara Matri nun lu pozzu fari,
unni c'è Gesù ci mettinu a mia».
La Bedda Matri 'ntisi stu parlari,
fici vutarì: munnu, terra e mari!
IMMAGINI DEL VENERDI' SANTO A RIBERA
(Foto di G. Nicola Ciliberto - Riprese durante la Pasqua del 2006)
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LA "CALATA DI LA CRUCI"
Nel pomeriggio si svolge l'altra processione con la Madonna
Addolorata, per andare a deporre Gesù dalla croce e ridiscendere assieme lungo
tutto il Corso principale della città, che viene letteralmente invaso dai
cittadini. Il mesto e lento proseguire delle due pesanti Vare, portate a
spalla da persone di ogni ceto sociale, si conclude a tarda sera, nei pressi
della Chiesa Madre. Per l'occasione moltissimi balconi vengono illuminati e
tappezzati con le migliori coperte.

Di tutte le processioni che si svolgono a Ribera durante il corso dell'anno, quella del Venerdì Santo è la più sentita dalla popolazione e quella che più di ogni altra, invita la gente a riflettere e ad essere più buona e disponibile alla pace con il prossimo, che viene comunemente chiamata la "calata di la cruci".
L'atmosfera che si irradia nell'aria, con le meste note delle marce eseguite dalla banda e con le preghiere recitate ad alta voce, non è facile da descrivere, ma è più che certo, che riesce a far vivere un momento divino, che ha il potere di coinvolgere una grandissima parte della popolazione, visibilmente commossa.
Fino a circa quaranta anni fa, era in uso, per tanti gruppi di ragazzi, andare a mangiare una modesta e semplice merenda al Calvario, sdraiati sull'erba, per tenere compagnia a Gesù morto sulla croce, mentre tante pie donne eseguivano i tradizionali canti della Passione e pregavano, fino al momento della Deposizione, che avveniva dopo l'arrivo della Madonna Addolorata.
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FOTO DEL VENERDI' SANTO DEL 2009
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