1990

Alcuni componenti del

 Gruppo mascherato Brasileiro

 IL CARNEVALE

DI RIBERA

 

Le origini, il successo,

le disavventure...e la FINE  !!!

 

 

Ribera, 1989: Una parte del Gruppo mascherato

"Brasileiro" costituito da circa 120 persone

***

 

IL CARNEVALE DI RIBERA

 

(Notizie e foto tratte dal volume "LA STRINA" di Giuseppe Nicola Ciliberto)

 

Non è certo impresa facile poter fare la cronistoria del carnevale, una delle feste popolari più sentite e più attese dalla gente riberese in quanto non sono molte le testimonianze giunte fino ai nostri giorni.

Il carnevale, festa di colori, di musica, di suoni, di allegria, a Ribera, sia nel passato che al giorno d'oggi è stato sempre caratterizzato dalla partecipazione più o meno numerosa della gente che chiede solo di trascorrere qualche giorno di "sciali e scializzi".

Sì, sicuramente, nel corso degli anni molto è cambiato ed al momento attuale tutti sappiamo in quale maniera si svolge questa festa per averla vissuta direttamente come partecipanti o come semplici spettatori.

Dopo qualche anno, in cui si è verificato un calo d'interesse, il carnevale riberese, dal 1984 è sembrato rinascere in quanto ancora oggi continua a registrare una presenza massiccia da parte di numerosi gruppi che con canti, parodie, recite e anche carri allegorici lo hanno riportato ad assumere un ruolo di notevole interesse, tanto che l'amministrazione comunale, assente nel passato, oggi lo considera uno dei momenti più significativi tra le tradizioni da salvare e con interventi economici è venuta incontro per favorirne la crescita.

Non si può parlare del carnevale di oggi senza dare un doveroso sguardo al passato. Dalle testimonianze raccolte tra persone che hanno partecipato al carnevale di tanti anni fa emerge un aspetto ben diverso di quello di oggi, ma una cosa sicuramente non è cambiata e cioè la voglia di divertirsi, la voglia di trascorrere alcuni giorni di spensieratezza.

 

RIBERA 1966: Gruppo di "LI GIARDINERA"

Da sinistra in piedi : Vincenzo Lo Brutto, Giuseppe Valuri, Salvatore Lo Brutto, Antonino Tavormina,

Giuseppe Cannata (senza costume), Calogero Daino, Giuseppe Palmeri, Giuseppe Barrali, Luciano Gatto,

Vincenzo Russo. Seduti da sinistra: Paolo Bono e Gioacchino Pennica.

 

Alcune delle notizie sul vecchio carnevale riberese risalgono agli anni '30, quando numerosi gruppi in maschera appartenenti all'unione dei carrettieri, giravano per tutta la giornata per le vie del paese su carretti trainati da muli o da cavalli. Sui carretti venivano cantate canzoni e recitate poesie per il divertimento di grandi e piccini. 

Le maschere caratteristiche di Ribera erano "Li Giardinera", che giravano a piedi e ne esistevano diversi gruppi, da 10 a 15.

"Li Giardinera" si vestivano con delle camicie bianche lunghe fino ai piedi, adornate di foglie d'arancio e portavano addosso tre o quattro collari di "cianciane" che caratterizzavano la loro presenza.

In testa portavano un largo cappello da mietitori rivestito da un variopinto fazzoletto di seta e da esso pendevano numerosi nastri multicolori; in mano tenevano un altro collare o un frustino, adornato di "cianciane", che agitavano in cadenza con i loro passi e il cui suono bene si armonizzava con quello proveniente da altri strumenti musicali quali tamburelli, "friscaletti", ecc..

 

Le esibizioni dei "Giardinera" avvenivano in gran parte dentro le case della gente dove si teneva "lu sonu" e solitamente i balli più richiesti erano' la tarantella, la contradanza, la polka e il pirullè.

L'entrata dei "Giardinera" nelle case era sempre salutata con grande allegria ed era preceduta da una maschera, che impersonando il "Pullicinedda", faceva finta di scopare via le pulci per rendere l'ambiente più accogliente.

 

Esistevano anche gruppi detti "Li puciara" che avevano lo stesso compito del  "Pullicinedda" ed a volte, tra l'ilarità dei presenti, si scuotevano il corpo per cacciare via le pulci. "Li Giardinera" entravano nella stanza dove si doveva ballare prendendo una rincorsa e con un grande balzo, uno alla volta, andavano a disporsi in cerchio per eseguire qualche giro di danza. Infine, "stagliavano" cioè invitavano le ragazze disponibili per fare una ballata. Al termine ringraziavano e salutavano per andare presso un'altra casa dove c'era la festa.

 

Altra maschera caratteristica di Ribera, era "L'ursu", un uomo vestito con una pelle di animale che, legato ad una lunga corda trattenuta dal proprio padrone, eseguiva in mezzo alle strade alcune esibizioni comiche tra lo spasso dei ragazzini e di tutta la gente che usciva dalle case. Un'altra delle testimonianze più attendibili riferisce che in anni ormai lontani durante il carnevale esisteva anche un gruppo mascherato di circa 30 persone tutte vestite da "monaci". Queste imitavano i Cappuccini di Sciacca, tenevano in mano le corone del Rosario ed eseguivano una rappresentazione a "lu chianu di S. Antuninu" e in altre piazze o cortili del paese.

 

Altra usanza a Ribera era quella di costruire nell'ultimo giorno di carnevale un pupazzo di paglia, ben vestito, che veniva bruciato in mezzo alla strada per significare "la morti di carnilivari", dopo aver dato lettura del testamento.

Gli eredi chiamati in causa erano sempre personaggi politici o enti pubblici ai quali venivano lasciate varie parti del corpo affinchè mettessero più impegno nella risoluzione dei vari problemi sociali che allora, come oggi, certamente non mancavano.

Per fare un esempio, le budella, di solito, venivano lasciate all'ente acquedotto per potere sostituire le tubazioni dell'impianto idrico che faceva acqua da tutte le parti come succede ancora oggi in numerosi comuni siciliani.

A quei tempi non c'erano altre maschere particolari ed ognuno con la propria fantasia confezionava il vestito carnevalesco utilizzando di solito vecchi abiti, scialli, coperte, lenzuola e cappelli di ogni genere.

 

Per il trucco si usava la "pruviglia" (borotalco) e il rossetto, oppure "lu mascarò" delle padelle molto adatto a creare baffi, basette e barbe. Insomma, con pochissima spesa, ci si vestiva e ci si truccava per l'occasione.Non si conoscono canti particolari usati dai gruppi carnevaleschi, ma si sa di certo che la musica e le canzoni di ogni genere la facevano da padroni.

Voglio qui ricordare una frase pronunziata da Paolo Bono, a cui devo un ringraziamento particolare per le preziose testimonianze fornite:

 

"C'era fami, c'era miseria ma li strati eranu un'armunia e c'era tantu amuri e tanta amicizia".

 

Si trascrive qui di seguito un invito carnevalesco di Paolo Bono che, oltre ad essere uno dei più valenti suonatori di

"friscalettu di canna",  è anche un poeta dialettale:

 

Stasira vi vulissi ccà riuniti

pi fari festa, ridiri e scialarì

picciotti, schetti, maritati e ziti

prima ca si nni va Carnilìvarì.

Viniti, puru si nun lu putiti,

sinnò vi tocca p 'un annu aspittari,

si nun viniti poi vi nni pintiti,

vi resta 'nti li gargi e un c'è chi fari.

 

L'ultimo giorno di carnevale allora veniva chiamato "l'urtimu jornu di lu picuraru" e a tal proposito a Ribera si racconta una storiella.

 

« Un giorno un "picuraru", che per tutto l'anno stava in campagna da solo, decise di andare a godersi in paese l'ultimo giorno di carnevale. Strada facendo incontrò "lu Signiruzzu" che gli chiese dove stava andando. Questi rispose che voleva festeggiare almeno l'ultima giornata di carnevale, ma Gesù gli fece notare che la festa era già finita; al che "lu picuraru", a malincuore, stava per ritornare in campagna. "Lu Signiruzzu", mosso a pietà, lo richiamò dicendogli: "Voglio accontentare il tuo desiderio e quindi ti concedo che il carnevale duri ancora per un altro giorno". È per questo che ancora oggi qualcuno definisce il martedì

"l'urtimu jornu di lu picuraru"».

 

La festa del carnevale, quindi, si conclude il martedì, ma è in uso a Ribera festeggiare anche "lu carnilivaruni" nella giornata del mercoledì delle Ceneri quando la gente, abbandonati i costumi e le maschere, si reca in campagna tra i giardini di arance'o al mare per trascorrere le ultime ore di spensieratezza tra canti, balli e lauti pranzi prima di affrontare i successivi quaranta giorni di Quaresima e quindi di astinenza dal divertimento, giorni che separano dalla Pasqua e dalla prossima scampagnata che avverrà per il lunedì dell'Angelo.

 

Oggi sono numerosi i gruppi mascherati che partecipano al carnevale riberese. Sono tutti validissimi ed impegnati per cui viene assicurata certamente la continuità di questa bella festa che assolutamente non può e non deve morire.

 

Nota del sito :

  Si precisa che, il testo di cui sopra, ripreso dal mio libro "La strina" lo avevo scritto nel 1990, quando non si pensava assolutamente la fine

che avrebbe fatto il nostro Carnevale riberese. Le speranze di continuità e di sicura crescita c'erano tutte, ma presto,

per incuria e poco interesse di certi politici, coadiuvata da "certa" stampa, ogni speranza è stata delusa ed ancora oggi

non sappiamo a chi dare la colpa se il Carnevale di Ribera, come è già successo per tante altre manifestazioni....... è solo un ricordo !

Giuseppe Nicola Ciliberto - Febbraio 2009

 

 

RIBERA: CARNEVALE 1989: Il Gruppo "BRASILEIRO)

 

 

VIVA LU CARNIVALI DI RIBERA

(Testo e musica di N. G. Ciliberto)

Si riporta qui di seguito un inno di carnevale eseguito dal gruppo mascherato "Brasileiro"

che nel 1989 ha presentato una recita dal titolo "Ribera e le sue . . . bellezze".

 

Carnivali chi granni magia,

ca nni porta   la vera alligria,

anchi st'annu gudemu e cantamu

pirchì jorna accussì nun ci nn'è.

Dai picciotti filici abballami*,  

sulamenti a scialarì pinsamu,

firniscii e pinsera spirdemu '

nta chist'aria di festa chi c'è.

 

Carnilivà. nichi e granni tu sai accuntintari

tutti quanti tu fai 'nnammurari ,  

e la gioia 'nni veni a purtà.

Carnilivà , tutti ogni annu ti stamu aspittari

e li cosi c'amà ricurdari

spiriamu si ponnu aggiusta.

 

Strati strati cuntenti passamu

ed a tutti a ballari invitamu,

lu turismu a Ribera vulemu

ca paisi cchiù beddu un ci nn 'è.

Assissura a vatri dicemu

di cuntinu a sta cosa pinsamu,

si faciti cchiù bedda Ribera

tanti genti la vennu a talià.

 

Carnilivà, nichi e granni tu sai accuntintari ;

tutti quanti tu fai'nnammurari

e la gioia 'nni veni a purtà.

Carnilivà, tutti ogni annu ti stamu aspittari

e li cosi c'amà ricurdari

spiriamu si ponnu aggiustà.

 

 

 

 

 

UN TUFFO NEL PASSATO

(Foto tratte dai volumi: "Ribera ieri" e "Paesi in bianco e nero" di Enzo Minio)

Ribera: Anni '40

Un gruppo di famiglia,  costituito da soli maschi, posa per il fotografo

in costumi carnevaleschi adattati per l'occasione.

Ribera - Carnevale 1947

Da sinistra: in piedi: Caterina Scalia, Benedetta Sortino,

Ninetta Cufalo, Carmela Palermo.

Sedute da sinistra: Giacoma Palermo, Giuseppa Sortino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ribera - Carnevale 1946

Da sinistra seduti: Clemente Sesta, Giuseppe Ombrello.

In piedi da sinistra: Sebastiano Mulè , Sebastiano Perfetto.

Ribera - Carnevale 1937

Zina Russo in un vaporoso vestito da bambola.

Ribera - Carnevale 1955

Gruppo mascherato sulla scalinata della Villa comunale.

Da sinistra: Anna Letizia, Filippa Triolo,

Paola Triolo e Serafina Matinella.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ribera - Carnevale 1954

Giuseppe Di Salvo con un caratteristico costume femminile.

Ribera, Villa comunale - 10 giugno 1947

Ragazze dell'Avviamento Professionale Agrario in costume.

Da sinistra: Sara Montalbano, Giovanna Triolo, Giuseppina Mulè,

Vincenza Marrone e Stella Di Lucia.

Ribera, Villa comunale - 10 giugno 1947

 Da sinistra: Michele Genna, Carmelo Spartivento,

Giuseppe Manto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ribera - Carnevale 1955 Gruppo in maschera.

Da sinistra: Leonardo Bivona, Giuseppe Taglialavore,

Lillo Taglialavore e Calogero Spartivento.

Ribera . Carnevale 1988

Il Gruppo dei "Pinguini"

Ribera, Villa comunale - Carnevale 1957

Antonietta Todaro e Serafina Gangarossa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ribera - Carnevale , Anni '80

Alunni delle varie scuole di Ribera, sfilano

per le vie del paese.

 

 

Il manifesto murale del CARNEVALE DI RIBERA del 1990,

disegnato da Giuseppe Nicola Ciliberto.

Rappresenta un Giardiniere, la maschera simbolo di Ribera, 

mentre entra saltando in una casa dove si teneva un ballo.

Sullo sfondo si intravede la maschera del "Pullicinedda"

mentre pulisce il pavimento.

 

Alcune delle notizie sul vecchio Carnevale riberese risalgono agli anni '30, quando numerosi gruppi in maschera che appartenevano all' Unione dei carrettieri, giravano per tutta la giornata per le vie del paese, su carretti trainati da muli o da cavalli appositamente bardati.

 

Sui carretti solitamente prendevano posto i suonatori con gli strumenti, che eseguivano canti e recite, per il divertimento di grandi e piccini. Altri erano a piedi ed invitavano, saltando e cantando, tutte le persone ad uscire dalle proprie case per far festa insieme all'allegro gruppo.

 

Le maschere tradizionali di Ribera, comunque erano "Li giardinera", che indossavano lunghi camicioni bianchi adornati di foglie d'arancio, cappelli di paglia da mietitori, avvolti in grandi fazzoletti di seta e dai quali svolazzavano decine di lunghi nastri di vari colori.

 

Per cadenzare i loro passi, i giardinieri portavano incrociati sul petto due grandi collari in cuoio pieni di "ciancianeddi" ed altri ne tenevano in mano e che agitavano a tempo di musica. Qualcuno di loro, in segno di comando, teneva in mano un elegante e decorato frustino, chiamato anche "lu nerbu" e con questo segnalava agli altri vari ordini ed indicava il percorso da seguire.

La sera andavano presso le famiglie che tenevano un ballo e dopo aver gentilmente chiesto di poter partecipare alla festa, entravano uno per volta dentro la casa con salti da veri acrobati, dopo di ché eseguivano qualche allegra tarantella, una “cuntradanza cumannata” o il tipico "pirullè".

A volte, l'entrata dei giardinieri era preceduta da una persona che impersonava la maschera di "Pullicinedda""di lu puciaru", che veniva incaricato di entrare per primo con una scopa e pulire la casa dalle pulci, tra l'ilarità dei presenti.

 

Alla fine del ballo, dopo aver ringraziato e salutato, il gruppo usciva agitando i collari di cianciane e cantando, per recarsi in altri posti dove c'era "lu sonu", come si diceva allora.  

Un'altra maschera tipica di Ribera era "l'ursu", un uomo vestito con una pelle d'orso o di montone, che tenuto legato dal "padrone" con una lunga corda, girava per le strade della città divertendo la gente, con salti, finte aggressioni ai passanti o rotolandosi per terra.

 

A volte impauriva le persone tentando di entrare nelle case, ma veniva strattonato e fermato al grido di "fermati ursu !"

Altra usanza, ormai scomparsa, era anche quella di costruire nell'ultimo giorno del Carnevale, detto martedì grasso, un grande pupazzo di paglia, ben vestito, che dopo essere stato issato con travi in legno in mezzo ad una piazza, veniva bruciato, dopo aver eseguito una recita dedicata alla "Morti di Carnilivari".

 

Tale esibizione, preparata ogni anno da improvvisati attori, veniva sempre seguita con attenzione da numerose persone ed era caratterizzata, verso la fine, dalla lettura del testamento di Carnevale, ove venivano menzionati i personaggi più in vista di Ribera, ai quali veniva lasciata una parte dell'eredità.

Naturalmente era tutta una satira di costume, abbastanza divertente e piacevole che veniva accettata ben volentieri. Anche se alcuni, specialmente gli amministratori, ironicamente venivano a volte, pesantemente punzecchiati, o stimolati a darsi da fare per risolvere i problemi del paese, questi, non se la prendevano più di tanto, anzi ci ridevano sopra, magari tenendo conto che esiste il tipico detto  "Carnivali, ogni scherzu vali, cu s'affenni è un maiali".

 

Molti erano i gruppi o anche “li mascarati” solitari che, giravano per le vie del paese vestendosi con vecchie "bunache" o "portò" dei lori padri,  facendo finta di cambiare sesso, indossando qualunque cosa si trovavasse in casa e truccandosi con l'immancabile "pruviglia" (borotalco) il rossetto o "lu mascarò" (fuliggine grattata dalle padelle o dalle pentole), che era molto indicato per creare  basette, barbe o baffi finti.

Insomma, a quei tempi, ci si arrangiava con poche cose e senza alcuna spesa ed era un modo sempre gradito di far festa, divertendosi e facendo divertire gli altri, approfittando di quei pochi giorni in cui ci si poteva dare alla pazza gioia tra "sciali e scializzi".

 

Oggi, il Carnevale a Ribera, sembra che sia passato nell'assoluto dimenticatoio e nessuno più si preoccupa di farlo rinascere e farlo rivivere, come avveniva nel passato. Dopo una timida ripresa ed un grande entusiasmo che erano venuti dal 1987 ai primi anni del 1990, con la partecipazione di numerosi gruppi e di migliaia di giovani, addirittura con la costruzione di qualche carro allegorico, oggi è ritornato a tacere e non si intravede alcun segno di ripresa.

 

 

 

RIBERA; Anni '50 : Questa foto e quella a fianco sulla destra sono state

inviate dall' Inghilterra da Nellina Miliano in Campanella

(La prima seduta da sinistra)

RIBERA: Anni '50 : Una foto ricordo del Carnevale in maschera

 

IL CARNEVALE DI RIBERA: 1990

(Notizie e foto tratte dal settimanale Momenti)

 

 

 

 

 

GALLERIA DI IMMAGINI delle ultime edizioni

(Le foto in bianco e nero sono tratte dal settimanale  Momenti N. 16 del 4 marzo 1990)

1989 - Il piccolo carro realizzato da G.N.Ciliberto dedicato

a "RIBERA E LE SUE...BELLEZZE" che h asfilato per le vie

cittadine al seguito del gruppo Brasileiro.

1989 - Alcuni componenti del gruppo mascherato "BRASILEIRO"

Ribera - Carnevale 1990

Alcuni componenti del Gruppo mascherato "I FIORENTINI",

costituito, da oltre 140 elementi tra adulti, ragazzi e bambini.

7° Carnevale di Ribera 1990

Carro "Alì Babà e li trentunu....."

7° Carnevale di Ribera  1990

Carro "Circus".

Una ragazza in maschera.

Alcuni bambini sul carro "Circus".

Carnevale di Ribera 1990

Il Dottore Pietro Cottone in costume carnevalesco assieme

ad una bella ragazza del Gruppo mascherato "Gli zingari".

Carnevale di Ribera 1990

Carro " Ribera è un varietà".

Carnevale di Ribera 1990

Carro "Ma chi bedda 'nsalata".

Carnevale di Ribera 1990

Alcune ragazze del carro "Alì Babà e li trentunu......"

Carnevale di Ribera 1990

Il Gruppo degli sbandieratori che faceva parte

del più corposo gruppo de "I Fiorentini".

Carnevale di Ribera 1990

Carro "La sfinge"

Carnevale di Ribera 1990

Carro "Carnevale senza frontiere".

Carnevale di Ribera 1990

Carro "Circus"

 

RIBERA: CARNEVALE DEL 1990

Il Gruppo dei FIORENTINI, composto da circa 120 persone tra adulti, ragazzi e bambini

 

 

DI CHI E' LA COLPA SE IL CARNEVALE A RIBERA E' SCOMPARSO  ?

Ecco gli ultimi articoli nei quali si parla ancora del nostro "Carnevale riberese" che fu.

 

 

SENZA STRAFARE

(Articolo pubblicato su Momenti N. 16 del 4 marzo 1990)

 

Salutiamo con piacere la rapida crescita di questo Carnevale  Riberese, per mezzo del quale un numero cospicuo di persone sta riassaporando il piacere dello stare insieme, del divertirsi con gli amici. Salutiamo con piacere il fatto che questa riscoperta e questo impegno di lavorare insieme con il proprio gruppo ha probabilmente determinato il declinare della barbara quanto pericolosa abitudine di far scoppiare i petardi tra i piedi dei passanti. Salutiamo con piacere il nascere ed il diffondersi di questa nuova creatività, di questa voglia di esprimersi con libertà e sorridendo. E' bello constatare che per alcune settimane impettiti professionisti, commercianti, artigiani, professori, operai, impiegati, studenti etc. danno sfogo alla propria voglia di divertirsi scrivendo testi, disegnando costumi, creando coreografie, addobbando carri, o più semplicemente dedicandosi alle prove di canto e di ballo sotto la guida dei capigruppo. Non può infine che essere valutato positivamente il fatto di vedere a volte genitori e figli dedicarsi insieme a questo bellissimo gioco durante il quale si liberano i folletti spiritosi del nostro inconscio personale e collettivo.

Tuttavia, come in tutti i casi in cui la crescita di un dato fenomeno è rapidissima, si rischia che l'ubriacatura sia solenne e che si perda facilmente il senso delle proporzioni tra "l'investimento" (in termini di denaro, privato e pubblico, di impegno, di tempo, di fatica) ed il profitto, cioè il divertimento che tutto ciò dovrebbe procurare.

Valutiamo in duemilacinquecento il numero di riberesi vestiti in maschera o comunque coinvolti nelle attività dei gruppi, e calcoliamo una spesa media (ma sicuramente inferiore alla realtà) di ciascuno di loro, per il solo vestito, di L. 100.000. Fanno duecentocinquanta milioni. Si prevede che il Comune spenderà almeno cento milioni, come ha già anticipato il Vicesindaco Scoma nel numero scorso di Momenti . Valutando in altri cento milioni il totale   delle   spese   indotte   dal Carnevale  (ristoranti, benzina, oggetti vari  ...),  si raggiunge la ragguardevole cifra di quasi mezzo miliardo !   A questo  dispendio di denaro si devono però aggiungere le migliaia e migliaia di ore di impegno nelle attività creative e nelle prove. Inoltre, è davvero commisurato ai risultati,   il   blocco   indotto   dal Carnevale per esempio nelle attività didattiche ?   Riflettiamoci:   circa quattromilacinquecento   studenti sono totalmente distratti dallo studio o indirettamente privati del servizio scolastico per un periodo che appare davvero troppo lungo (sette giorni pieni: da giovedì grasso al mercoledì delle Ceneri compreso!). Un altro aspetto è infine da valutare seriamente.  

Questa grande e irrefrenabile voglia di divertirsi che hanno quasi tutti, deve per forza dilagare per le strade ed i quartieri e coinvolgere anche  le   persone disinteressate   (o   ammalate),  con musiche assordanti, spesso proposte per ore di seguito,

e con i frequenti blocchi della circolazione ?  

Vorremmo  invitare   i   nostri Amministratori a pensarci un po' su. Non è un obbligo per carnevale mettere  a  punto  faraonici programmi di sfilate, rappresentazioni, festeggiamenti.  Non è un obbligo imitare e tentare di superare il Carnevale di Sciacca ammesso che ci si possa riuscire.

Deve esistere un modo per divertirsi, ma senza strafare, senza stravolgere la normale vita della città per troppi giorni, senza coinvolgere a tutti i costi  anche le  famiglie che non possono divertirsi perché hanno - chi lo sa ? - un ammalato in casa, un lutto recente, una qualsiasi contrarietà, oppure le persone - e ce ne sono tante - che sanno divertirsi in maniera molto più semplice e  meno rumorosa.

 

 

Scriveva il giornalista Enzo Minio sul N. 55 del 2 dicembre 1990 di Momenti

Cominciano i preparativi

UN CARNEVALE DA 90 MILIONI

Ristrettezze economiche comunali impediscono di assegnare somme maggiori.

I problemi sollevati dai gruppi. Quattro i carri e tantissime maschere per il 1991.

L'intervista con l'assessore Mariano Ragusa.

Ribera non perderà il suo carnevale. La manifestazione carnascialesca di febbraio 1991 sarà finanziata per intero dalla civica amministrazione. Lo hanno deciso di comune accordo gli amministratori comunali ed i rappresentanti dei vari gruppi nel corso di un paio di incontri che si sono tenuti presso l'Ufficio Turistico. L'unico neo: non saranno spese somme di denaro eccessive perché il comune ha notevoli ristrettezze di bilancio e deve pure finanziare tutte le altre manifestazioni culturali dell'annata. Si tratta in definitiva di una buona somma, circa 90 milioni di lire, leggermente inferiore a quella (120 milioni) della passata stagione. Dunque, è stato scongiurato il pericolo di perdere un sano divertimento per almeno tremila giovani riberesi che per una settimana intera, oltre a divertirsi e a far divertire la popolazione, propongono dei temi di un certo interesse satirico e nel contempo culturale. All'inizio dell'autunno, un gruppo di giovani tra cui Giuseppe Picarella e Vincenzo Argento hanno avuto l'idea, lodevole e molto interessante, di voler abbinare il carnevale alla sagra dell'arancia. In sostanza è stato proposto di accumulare divertimento pubblico ed economia locale, presentando dei carri allegorici che avessero per tema e per aspetto scenografico le pregiate arance Washington Navel di Ribera. Lo scopo precipuo era quello di pubblicizzare e di far conoscere meglio, attraverso i mass media, le TV e i giornali, gli agrumi riberesi che quest'anno saranno venduti da Standa ed Essesette. I primi incontri tra amministratori comunali e carristi sono serviti per  quantificare i costi dell'operazione, attraverso

una serie di preventivi che sono stati presentati dai vari gruppi. Per la verità si è perso qualche settimana di tempo perché gli amministratori sono stati impegnati con una serie di sedute del civico consesso. E' nata qualche polemica e forse dei malintesi per cui tutta la vicenda è finita in consiglio comunale dove è stato dato spazio ad una lettera di protesta di Giuseppe Picarella del gruppo Circus il quale annunciava che i tempi tecnici per realizzare il carnevale non c'erano più.

Sull'intera vicenda si sono pure pronunciati i rappresentanti di altri gruppi tutti favorevoli alla continuazione della manifestazione. «Ribera culturalmente vale poco - afferma Giuseppe Gatto de L'Insalata - Io per carnevale andavo a Sciacca. Da due anni lavoro con trecento ragazzini riberesi i quali, impegnati per quattro mesi, hanno imparato a socializzare e ad allontanarsi da tutti i pericoli della strada. Chi fa il carnevale ci rimette sempre economicamente, ma in compenso ci si diverte e si cresce». Un altro Giuseppe Gatto, quello del gruppo Ribera è un varietà, solleva il problema delle spese: «I fornitori non ci vogliono più far credito perché aspettano da un anno di essere pagati per il materiale. Gli amministratori comunali ci avevano detto che prima dell'estate '90 avrebbero erogato il contributo che tuttora non è ancora arrivato». Molto critico nei confronti del comitato che ha assegnato i fondi municipali è stato Angelo Blandino del gruppo Ali Babà che si è lamentato del fatto che il carro della parrocchia di San Giovanni Bosco, uno dei più significativi della scorsa edizione, abbia avuto un contributo di gran lunga inferiore rispetto ad altri. Giuseppe Picarella e Vincenzo Argento hanno detto: «Noi non vogliamo sbancare il comune che l'anno scorso per i sette carri, tre gruppi mascherati e circa tremila ragazzi ha speso, secondo i contributi che ci sono stati assegnati, appena 52 milioni di lire. Se poi il carnevale 1990 è costato 120 milioni è un altro discorso. Noi abbiamo sacrificato tempo e denaro e il carnevale riberese è cresciuto da quattro anni a questa parte per i carri che noi abbiamo introdotto. Il comune ha perso tempo e tre mesi scarsi non bastano a costruire carri adatti a pubblicizzare le arance». Nel corso della riunione all'assessorato al turismo Mariano Ragusa è stato molto esplicito, dopo che il vicesindaco Vacante ha accennato alle ristrettezze economiche del comune che deve garantire il pagamento del nuovo personale assunto e i servizi di prima necessità come acqua e luce.

 

«Sarebbe stato facile, ma certamente poco corretto - afferma Ragusa - promettere soldi a, destra e a manca. E' già successo nella passata edizione quando le spese del carnevale hanno superato di oltre 25 milioni la somma preventivata, 25 milioni che purtroppo salderemo con il nuovo bilancio. Bisogna fare i conti con la cassa comunale che oggi è davvero precaria. Noi il carnevale l'abbiamo sempre voluto fare, tanto è vero che l'idea brillante dell'Arancia Carnaval ci è piaciuta. Ma non potevamo spendere 75 milioni esclusivamente per cinque carri. Per il resto, altri 75 milioni non sarebbero bastati e tutto il carnevale sarebbe costato 150 milioni. Abbiamo spremuto il bilancio e abbiamo tirato fuori la somma di 90 milioni che deve servire per tutto il carnevale 1991. Di più non si poteva fare. Oggi possiamo assicurare 12 milioni a testa ai carri che dovrebbero essere quattro. Faremo un regolamento per l'assegnazione dei contributi e pagheremo  le spese del carnevale 1990 quando tornerà la delibera dalla CPC di Agrigento. Buona volontà e grande senso di responsabilità tutt'oggi ci sorreggono.

 

Pertanto, buon divertimento a tutti».

 

 

 

 

Scriveva il giornalista Enzo Minio sul N. 62 del 27 gennaio 1991 di Momenti

 

In una riunione, tenuta lunedì 21, cui hanno partecipato i segretari dei partiti e i capigruppo consiliari la giunta comunale di Ribera ha deciso di annullare le manifestazioni legate al carnevale di quest'anno. Sono in molti a Ribera che, intristiti giustamente dai fatti bellici di questi giorni, non possono fare a meno di prendere in considerazione la gran mole di lavoro svolto dai giovani per il carnevale 1991 e soprattutto il peso economico per le spese già sostenute per l'addobbo dei carri, del palco in piazza e dell'abbigliamento dei gruppi mascherati. Un breve sondaggio tra tutti i responsabili dei gruppi è d'obbligo.

I carri in preparazione sono quattro e i gruppi mascherati una dozzina. «Abbiamo già speso circa 6 milioni di lire e lavoriamo sodo da oltre 4O giorni - ci dice Giovanni Alessi del gruppo "Cosa di cartedda" che mostra un carretto trainato da un asino con tre grosse ceste da cui si sporgono le teste del sindaco Dinghile, del vicesindaco Vacante e dell'assessore Ragusa - il lavoro è quasi ultimato e circa 3OO giovani provano canzoni e danze da alcune settimane. Ci auguriamo che la guerra finisca subito, altrimenti la manifestazione può essere rinviata alla "Sagra delle arance"». Di parere risoluto Pino Picarella, responsabile del carro "Mondo meraviglioso": «Ci trova d'accordo un'eventuale decisione di rinviare ad altra data il carnevale, protesteremo invece per un completo annullamento della manifestazione perché avrebbe il sapore di una sconfitta di fronte alla psicosi della guerra. E' vero che non c'è lo spirito del divertimento, ma con il nostro sforzo fisico, economico e culturale vogliamo sensibilizzare la popolazione al ripudio della guerra e al rispetto della pace. I nostri ragazzi, circa 17O, per le stoffe hanno già speso circa 7 milioni di lire. Un eventuale rinvio non deve andare oltre aprile perché poi non si trovano più le arance». Di natura economica il discorso che fa Nicola Giuseppe Ciliberto, incaricato dall'amministrazione comunale per la preparazione delle scenografie del palco in piazza:  «La guerra è stata un colpo basso per tutti. E' davvero difficile annullare o rinviare la manifestazione dopo un lavoro quotidiano di mesi e con tanti soldi già spesi.  La scenografia del palco è già pronta. Se finirà il conflitto bellico, la soluzione più equa per tutti sarebbe quella di far coincidere il carnevale con la Sagra delle arance  o con la Fiera mercato». Per i gruppi mascherati parla Mariano Perricone del gruppo canoro Spirituali': «Eravamo al lavoro da pochi giorni e, ad eccezione di un paio di famiglie, non abbiamo fatto finora grosse spese. Vogliamo realizzare un musical con canti e nenie risalenti al secolo scorso e al periodo della schiavitù negra negli USA. Se salta il carnevale noi proponiamo un recital cittadino sulla pace con lettura di poesie di Ganduscio, Nicosia e altri autori locali che hanno scritto opere per la pace e contro la guerra». «Anche noi abbiamo fatto spese di una certa entità - dice Nino Amari, autore del carro che ha per soggetto un drago, il municipio in fiamme e un idrante per spegnere il fuoco - tuttavia siamo disponibili ad un rinvio del carnevale. Se la guerra sarà lunga, modificandoli leggermente , potremmo utilizzare i testi per le manifestazioni culturtali estive. E' chiaro che bisogna variare l'addobbo dei carri perché a luglio non troveremo più le arance».  «Questa guerra non ci voleva proprio - afferma Giuseppe Gatto, autore l'anno scorso del carro dell'Insalata - i giovani sono sfiduciati e si augurano che il Comune rinvii e non annulli la manifestazione che può essere ripresa nei prossimi mesi. Per le spese non ci rimetteremo perché il materiale acquistato può essere utilizzato per la Sagra delle arance o per il Carnevale dell'anno prossimo».

Enzo Minio - Gennaio 1991

Lettera di Carmelo Ferlita, pubblicata su Momenti N. 62 del 27 gennaio 1991

 

Ed io sono per il Carnevale

Caro Direttore, il Carnevale a Ribera è morto! Prima ancora di nascere. Si disse che le fiamme che devastarono il Palazzo di Città avessero provocato, direttamente o indirettamente, il prosciugamento dei fondi cui attingere per finanziare tale manifestazione. Altri obiettarono non essere certo questo il momento di sperperare il denaro pubblico per costruire dei fantocci di cartapesta che sarebbero durati solo pochi giorni. Se ne è parlato, si è analizzato il pro e il contro ed infine questi benedetti 90 milioni (anche se pochini) si trovarono da qualche parte.

Come ignorare, infatti, quale grande valvola di sfogo possa essere il Carnevale per tutte le contrarietà che siamo costretti ad affrontare durante tutto un anno fatto di 365 lunghissimi giorni, che non si accorciano di certo quando sbattiamo il muso contro la burocrazia, l'inefficienza dei pubblici servizi, la penuria d'acqua, le tasse che più ne paghi e più ne ritrovi da pagare? E qui mi fermo, se no non basterebbero le pagine del giornale.

Non posso però tralasciare un altro aspetto forse ancora più importante. Si è pensato a tutto il lavoro fatto da quella brava gente? A tutti i soldi che hanno speso ed anticipato per i carri che tanto ammirammo l'anno scorso?

Si è tenuto conto che una manifestazione di questo genere ha impegnato e continuerebbe ad impegnare migliaia di persone, in larga parte giovani e giovanissimi, nella preparazione di canti, balli, copioni, costumi, parodie e carri, allontanandoli da quell'ozio, padre di tutti i vizi, che sempre più spesso ormai li precipita nel baratro dell'alcool o peggio ancora della droga ?  E che dire del gravissimo danno che arrecherà all'artigianato, all'agricoltura, al commercio la sospensione di una manifestazione che l'anno scorso , dopo anni lunghissimi di crisi nera, anzi nerissima, finalmente concesse una piccola boccata di ossigeno a tante categorie ormai quasi al collasso? Certo, c'è anche la crisi del Golfo. Non si muore solo di droga, ci sono anche le bombe.

Certo, noi faremmo festa mentre ad altri la festa la starebbero facendo ! Noi alla fine del carnevale assisteremo alla morte di Peppi 'Nnappa mentre ad altre morti ben più tragiche si assisterebbe in altri luoghi! Argomentazioni nobilissime. Ma benedetto Iddio, è da più di otto anni che l'Irak è in guerra, e prima, e durante questa, tante altre guerre ci sono state senza che per questo certi signori si mettessero a suonare la grancassa. Quali i motivi? Li lascio immaginare ad ognuno di voi. Né ci sarà di conforto il fatto che in altri posti tali manifestazioni verranno sospese (salvo ripensamenti dell'ultima ora); se vogliamo copiare dagli altri cerchiamo di copiarne il meglio. Se proprio lo si deve abolire il Carnevale, aboliamo anche tutte le altre forme di svago o divertimento in questo periodo. Quali? Cinema, Televisione, Teatro, Partite di calcio ecc. Oppure no? Ecco proprio mentre scrivo queste ultime righe sto ascoltando alla radio che Viareggio ci ha ripensato, il Carnevale loro lo faranno. Certo, coraggiosi si nasce. In politica forse, fare parte del gregge premia di più. Ringraziamo comunque i nostri amministratori se, questa volta, vincerà l'ipocrisia ed il politicume..

Diventeremo tutti Verdi o Rossi... ma di rabbia.

 

Carmelo Ferlita,   Ribera – Gennaio 1991

 

1992 : La telenovela continua.....CARNEVALE o SAGRA DELLE ARANCE ?

(Si riportano altri articoli e foto pubblicate sul settimanale Momenti)

 

(Da Momenti N. 113 del 9 febbraio 1992)

Si faranno Carnevale e Sagra delle arance

Riuniti i carristi per avviare le iniziative in cantiere

Sagra delle arance si, sagra delle arance no e, in caso positivo, in quale data? Carnevale sì, Carnevale no? Su questi e, indirettamente, sull'organizzazione di altre manifestazioni che vengono promosse ogni anno dal Comune di Ribera (Estate riberese, Rassegna teatrale) è stato tenuto un summit presso l'Ufficio Agricoltura del Comune di Ribera, promosso dall' Amministrazione comunale, che ha voluto sentire in particolare i "carristi" che nelle precedenti edizioni del Carnevale e della Sagra dell'arancia hanno fatto sfilare i carri allegorici in cartapesta o hanno realizzato imponenti e caratteristiche strutture metalliche intessute di migliaia di arance riberesi, proposti al pubblico dentro la Villa Comunale. All'incontro hanno preso parte il sindaco Nino Dinghile, l'assessore alla Pubblica Istruzione Mariano Ragusa, l'assessore allo Sport Stefano Vacante, nonché i carristi (Peppe Picarella, Vito Rinoldo, Vincenzo Argento, Giovanni Alessi, Peppe Gatto, Nino Amari, Giuseppe La Giorgia), il funzionario dell'Ufficio Agricoltura Michele Cucchiara. Si è discusso se fare soltanto la Sagra dell'arancia, riproponendo i "monumenti all'arancia" come in passato, rinunciando al Carnevale, visto il concomitante svolgimento del carnevale di Sciacca o se tenere regolarmente entrambe le manifestazioni: in questo caso la prima (il Carnevale) si farebbe dal 29 febbraio al 2 marzo; la seconda (la Sagra dell'arancia) potrebbe essere celebrata entro l'8 marzo o entro il 15 marzo: altre date non sarebbero congeniali dal momento che da un lato il mercato delle arance va a chiudersi e dall'altro sono all'orizzonte le elezioni di aprile. Alla fine si è deciso di organizzare regolarmente sia il carnevale che la Sagra dell'arancia, che dovranno, comunque, confrontarsi con il notevole restringimento dei finanziamenti messi a disposizione dal Comune. Molto malumore ha serpeggiato tra i "carristi" a proposito dei contributi dell'anno scorso

che ancora il Comune non ha provveduto a erogare, malgrado sia già passato un anno.

Totò Castelli

 

(Da Momenti N. 114 del 16 febbraio 1992)

Rischia di saltare la Sagra delle Arance

La sagra delle arance di Ribera rischia di saltare: a determinare l'alt per la importante manifestazione economica potrebbero essere le prossime elezioni politiche. I partiti impegnati nella competizione elettorale difficilmente potranno riservare alla manifestazione le attenzioni necessarie per organizzarla come in passato. Inoltre, ci sono grossi problemi di bilancio con i quali gli amministratori comunali debbono confrontarsi. La manifestazione avrebbe dovuto svolgersi nel mese di febbraio per assicurare la presenza delle arance sul mercato e per poterle esporre alla rassegna. Una prima riunione era stata tenuta nei giorni scorsi presso l'Ufficio Agricoltura del Comune per esaminare la possibilità' di organizzare la rassegna e in quella sede gli amministratori comunali si erano pronunciati favorevolmente sia per la Sagra che per il  Carnevale. Da allora, tuttavia, solo per il Carnevale è arrivato il via ufficiale.

Momenti

 

(Da Momenti N. 116 del 1 marzo 1992)

Sotto l'ombrello

Scherzo di Carnevale

II tema è senza dubbio marginale, rispetto al "pagano", e allo stesso tempo "cristiano", sbocco dato alla crisi al Comune. Val la pena parlarne, comunque, perche la soluzione alla crisi, arrivata a pochi giorni dal Carnevale, ha letteralmente spiazzato quanti avevano da tempo preparato i testi per le recite di Carnevale: l'accordo, infatti, oltre a far saltare una "giunta-zombi", ha fatto saltare mesi di lavoro portato avanti dagli autori dei testi di Carnevale, dai progettisti dei carri, che si sono trovati davanti ad una situazione nuova e imprevedibile. Nessuno avrebbe puntato un soldo bucato sul ritorno del PDS nella nuova giunta stante il patto, che sembrava di ferro, e si è rivelato di cioccolato, tra tutta la DC e il PSI: questi avevano addirittura sottoscritto da mesi un accordo, che a dire il vero si è rivelato "zombi" nel senso che c'era, ma di fatto era un "accordo fantasma". Nessuno avrebbe puntato un soldo bucato sul clamoroso "stop" agli assessori socialisti, che, partners degli assessori e sindaco DC, erano già sicuri e facili bersagli delle frecciate carnascialesche. Si profilava addirittura l'ipotesi di un congelamento della situazione, con il rinvio del tutto a dopo le elezioni di aprile. Nell'arco di pochi attimi tutto è, invece, "saltato" e per gli autori dei testi di Carnevale è arrivato l'atroce dubbio: con chi prendersela adesso per la fame di posti di lavoro non arrivati, per la sete d'acqua, per la fame di strade scorrevoli e senza buche, per la fame di pulizia, per la fame di servizi sociali, per lo squallore della città di Ribera?  I vecchi amministratori sono "saltati" in massa: che senso ha perciò "cantargliele" di santa ragione? Qualcuno, pur se uscito dalla "giara", è rimasto ancora a galla, restando dentro la nuova maggioranza, che, ancora nemmeno insediata, non può essere oggetto di "frecciate" carnascialesche. La situazione, quindi, è completamente cambiata e chi fa satira e deve "cogliere il momento", ha avuto serie difficoltà a togliere di mezzo il "momento già abbondantemente colto" e a "cogliere all'ultimo momento". Qualcuno avrebbe supplicato alcuni protagonisti delle trattative a rinviare la stipula del rivoluzionario accordo a dopo il Carnevale, per non dover essere costretto a modificare il tutto. Così non è stato: i tempi della politica, è stato dimostrato, sono

diversi dai tempi del Carnevale, smentendo quanti pensano che questi tempi a volte siano identici. La soluzione alla crisi, almeno per questi aspetti, può considerarsi un brutto tiro, un brutto "scherzo di Carnevale", per autori di copioni e scenette carnascialeschi. Riusciranno adesso i nostri eroi a rimediare la partita e a "cogliere il nuovo momento"? Alle sfilate dei prossimi giorni l'ardua risposta.

Totò Castelli

 

(Da Momenti N. 117 del 8 marzo 1992)

CARNEVALE,  ma va proprio male.

Solo 4 carri allegorici, che non hanno ripetuto l'exploit del '90, appena un gruppo mascherato organizzato: è questo il magro bilancio del Carnevale riberese di quest'anno. A sfilare per le vie cittadine dal 29 febbraio al 3 marzo sono stati i carri: "Dicci fantasimi" allestito da PeppePicarella e Vincenzo Argento, "Semu tutti a mari" realizzato da Leonardo Salpietra e Giuseppe Gatto, "Capi da legare" di Vito Rinoldo & company, e "Fossi ca fossi una miniera" di Giuseppe Orlando con l'immancabile Nino Amari. Per i gruppi mascherati, scomparsi quelli "storici" che facevano capo ai vari Nino Roccaro, Dino Messina, Peppe Smeraglia, Nicola Ciliberto, Mimmo Cibella ed altri, è rimasto in piedi solo quello dell'ARCI, diretto da Mario Castelli: il gruppo, che per scelta propria non allestisce carri allegorici, ma ricorre a mezzi di locomozione originali, ha proposto quest'anno il recital "Partemu pi l'America".

 

 

Questo Carnevale sarà ricordato anche come il "Carnevale delle buche", nel senso che il Carnevale ha dovuto confrontarsi con i problemi della viabilità cittadina squinternata dalla presenza di buche di varia natura, che hanno impedito di far sfilare i carri per l'intero paese. Inoltre, per la prima volta, per necessità, non è stata utilizzata la piazza principale, ma Piazza Giulio Cesare. Per il resto si è registrata ordinaria amministrazione con sfilate lentissime ed esasperanti e spettacoli iniziati con ore di ritardo, partenze dei gruppi e dei carri con notevole ritardo rispetto al programma, la presenza di troppe macchine lungo il percorso e in mezzo ai gruppi. Sui risultati di quest'anno hanno pesato, senza dubbio, l'interruzione dell'anno scorso per la Guerra del Golfo, che ha fatto perdere la "volata" e il notevole ritardo nel mettere in moto la macchina organizzativa, causato dalla crisi amministrativa e dall'incertezza su chi e come avrebbe dovuto gestire la manifestazione. Ha pesato anche il clima di "tristezza" complessiva che si registra tra la gente di Ribera da qualche tempo a questa parte per un quotidiano tran-tran fatto di difficoltà di varia natura (acqua che manca, servizi inefficienti, viabilità da brividi, carenza di iniziative occupazionali e altro ancora), difficoltà che hanno indotto molti a non cercare il divertimento per il divertimento e a chiudersi in una sorta di sconsolata tristezza collettiva: ha pesato il Festival di Sanremo, che ha inchiodato i riberesi nei primi giorni al televisore.

 

Qualcuno dice anche che il Carnevale è solo a Sciacca: sarà pur vero, ma le precedenti edizioni hanno dimostrato che il Carnevale riberese era in crescita ed in fase di ricerca di un'identità nuova e più interessante: si chiameranno carri all'arancia, si chiamerà rassegna dell'humor o della satira e chi più ne ha più ne metta. Quest'anno è parso di registrare un passo indietro, anziché avanti, con carri allegorici e gruppi raccogliticci, tanto per partecipare: è parso con evidenza che la strada della ricerca creativa sia stata abbandonata, e non si capisce perché, e che ci sia immessi in un vicolo cieco: se non si ritrova la "diritta via ch'è smarrita" il rischio diventa grosso per questa manifestazione di grande partecipazione. E il rischio è che Carnevale venga bruciato per sempre al centro di una piazza, come nella migliore tradizione, senza possibilità che dalle ceneri nasca qualcosa che serva a far stare la gente insieme in allegria, dimenticando almeno per qualche giorno, i mille guai di ogni giorno.

Totò Castelli

 

CARNEVALE: Discriminazione razziale

 

Non potevo mai pensare che Carnevale potesse essere un'occasione di grave discriminazione com'e'

accaduto per la premiazione finale della squinternata manifestazione di quest'anno. E invece cosi' e' stato. Se si considera che l'oggetto del discrimine, oltre ad essere un "gruppo mascherato", e' stato anche un gruppo fatto di "negri", allora maggiormente si avverte sulla propria pelle, carnevalescamente "negra", la "diversità"'. Qualcuno degli organizzatori (il sindaco Dinghile, che da solo ha organizzato quest'anno la manifestazione) potrà dire: "tutta colpa di una targa non concessa al momento di premiare i partecipanti all'"arripizzatissimo" Carnevale '92" ?. Eh, no! A far discutere non e' il fatto che all'unico gruppo  "Partemu pi l'America", l'unico presente, non è stata consegnata sul palco alcuna targhetta-ricordo, quando ai carristi sono state assegnate decine di coppe, una per premiare il costruttore del carro, una per il fabbro del carro, una per il falegname del carro, una per il conducente del carro, coppe tra l'altro assegnate in qualche caso ad una sola persona; non e' il fatto che ai bambini dei carri sono state consegnate venti medaglie e ai piccoli "monelli negri" del gruppo mascherato in questione non e' stata data nemmeno una caramellina-ricordo; non è lo stesso "taglio" della premiazione "riservata" solo ai carristi. Fa discutere il perche' stesso di quella premiazione, visto che in passato quest'aspetto del Carnevale era stato oggetto di liti, divisioni, contrasti, tarantelle varie inutili per una manifestazione, che era cresciuta nel'90, anche perche' non si premiava più' nessuno con grande soddisfazione di tutti.

 

Perché il sindaco Dinghile ha rispolverato questo dannoso aspetto del Carnevale? E ancora perche' ha creato quella giuria raccogliticcia e improvvisata, fatta ad uso e consumo del "padrone di casa" di turno, che vi ha inserito solo consiglieri comunali della sua stessa parrocchia, la DC, oltre a qualche altra persona, simpaticissima e rispettabilissima, ma con quale professionalità' e titolo per giudicare elementi di tipo carnascialesco non si sa?. Perche' poi la premiazione, se proprio non poteva essere evitata, è stata limitata esclusivamente a decretare la bruttezza o la bellezza dei carri allegorici, e non è stata estesa a lutti i partecipanti del Carnevale di Ribera, gruppo mascherato compreso, tenendo conto di allegorie, inni, costumi, satira, parodie, balli e altro? Cos'ha di meno nello spirito del Carnevale un gruppo mascherato rispetto ad un carro allegorico, brutta copia tra l'altro dei carri di Sciacca? Il sindaco Dinghile ha , invece, operato a monte una vera e propria discriminazione, e, indicando una strada sbagliata per il Carnevale   riberese, inspiegabilmente ha assicurato cittadinanza  solo  ai  carri allegorici. Si è così dimenticato, nello specifico, che quest'anno c'era anche un "gruppo di negri" che pure ha sfilato per le vie cittadine, si e' sottoposto a sfilate stressanti, anche se piacevoli per far divertire tutta la gente di Ribera, ed ha dato vita ad uno spettacolo sul palco, che, ha rappresentato, ritengo la sola novita' nello spento Carnevale quest'anno, essendo il recital proposto un tentativo di ricerca di un'alternativa necessaria per costruire un  Carnevale diverso, che   non   si   faccia schiacciare da quello di Sciacca. Signori  miei, pensateci: il carnevale e' di tutti, carri allegorici e gruppi mascherati e del popolo riberese, e non solo di chi  in  un  preciso  momento storico lo rappresenta o lo ha rappresentato.   Il   problema, quindi,

non è solo di targhe, premi e coppe. Il problema è: cosa si vuoi fare del Carnevale di Ribera ? in esso un ruolo devono  averlo solo i carri o anche i gruppi  mascherati,  che  dopo essere stati gli iniziatori della manifestazione, in pratica sono stati   abbandonati a se stessi ? bisogna sentire le esigenze di tutti o solo quelle, e non solo di tipo  economico, dei carristi? Un dato è certo: quest'anno per il sindaco Dinghile  i gruppi mascherati non sono "esistiti": non e' un caso ad esempio che in nessuna    riunione che    ha preceduto la manifestazione i rappresentanti  di gruppi mascherati presenti o passati, sono stati invitati per poter dare i contributo sui vari aspetti organizzativi della manifestazione. I carristi sono stati invitati regolarmente e con Iettera ufficiale ed hanno potuto discutere sia di aspetti organizzativi che di contributi da ricevere.

Sembra come se si sia voluto creare uno sbarramento a chi cerca e sogna un Carnevale diverso dai carri allegorici e non se ne capiscono, almeno per ora, le ragioni. Tutto questo non viene detto con rabbia, perché non avremmo capito niente del Carnevale, né con invidia, perché siamo perfettamente consapevoli che non è certo una targhetta più o meno luccicante che può rendere il giusto riconoscimento a chi opera per far trascorrere in allegria uno spicchio di  vita paesana, né per campanilismo, perché rispetto in pieno il ruolo e le intelligenze dei carristi che, però, nel confronto con progettualità diverse, potrebbero creare qualcosa di più' simpatico ed utile per non far morire prematuramente la nostra giovane manifestazione: tutto questo viene detto proprio per amore del Carnevale. Siamo in presenza dell'unica, vera manifestazione del Popolo, manifestazione che qualcuno ha cercato, invece, maldestramente, di trasformare in una manifestazione di Palazzo, dove il Re, il "Badrone",

il Sindaco o chicchessia, per reggersi in piedi ha bisogno di dispensare privilegi e prebende a chi vuole, mortificando la voglia di fare di altri, che, scoraggiati da certi comportamenti, spesso sono costretti, com'è purtroppo già avvenuto, a dare forfait. Sia ben chiaro comunque, che non sarà certo la  "discriminazione razziale" subita o una targhetta negata a indurre chi scrive a dare forfait, rinunciando così alla possibilità di far divertire, e gratis, la gente, come finora ha fatto: il nostro obiettivo è proprio l'esatto contrario di chi vuol praticamente far morire (come tante cose belle già anzitempo morte e sepolte) l'unico momento nel quale il popolo intero diventa grande protagonista e può finalmente cantargliele di santa ragione al "Badrone" di turno per tutte le sofferenze al Popolo inferte.

Totò Castelli 1992

 

Totò Castelli dà un ADDIO (definitivo) al carnevale riberese, con una sua "struggente" poesia

(Pubblicata su Momenti N. 258 del 26 febbraio 1995,   interamente dedicato al CARNEVALE DI SCIACCA)

 

Riberacarneval, addio ?

 

Addio montagne di carta tritata,

pestata e incollata

e infine "pittata"

da Jack e Cannata,

pupazzi dipinti e montati

e poi trasportati

da camions e trattori

da mani e motori.

Addio sfilate per strade ingolfate

da bimbi vocianti,

da mamme truccate,

da padri danzanti,

ballate piccanti e innocenti

battute graffianti,

"pittiddi" vaganti,

costumi pimpanti.

Addio "mamy" festose e ingombranti,

e "zanne" questuanti,

bombette poggiate

su teste pelate,

inni e canzoni esaltanti

la festa e la gioia,

che mandan via sempre

tristezza e anche noia.

Addio personaggi reali e inventati

da Argento e Gambino,

tra arrosto e buon vino,

addio   Mannino,

Lilluzzu e anche Nino

voi mete  scontate di versi e frecciate.

Addio pinocchietti, farfalle e pinguini,

cinesi e fachiri,

rincorse e poi giri,

tra gente che mangia simenza e panini.

Addio '"nzalata di spezzii

carricata"

e bimbi col naso a patata,

"spagnoli" e "romani"

addio "brasiliani".

Addio fischietti e trombette

suonate,

da bimbe poggiate

su spalle forzute,

e arance con fili intessute

e "clowns" di un gran Picarella

"cow boys" sempre in sella

Addio "gattino" stonato

e "pupo" di Crispi in piazza

portato.

Addio !

Assai cari mi foste

nel giorno di festa

più bèllo e più amato,

da tutti, d'un colpo, scordato

e a Sciacca soltanto lasciato.

Totò Castelli

 

Il mio parere sull'ormai morto Carnevale ? 

" Non solo alcuni amministratori del tempo, ma anche qualche rappresentante

della stampa locale, ne avevano agevolato e...decretato la FINE ! "

(di Giuseppe Nicola Ciliberto)

 

Come si è potuto constatare dalla lettura dell'articolo di Enzo Minio e dai vari articoli di Totò Castelli, l'Amministrazione dell'epoca (1991) aveva deciso di sospendere il Carnevale e, non voglio entrare in merito alla decisione, se sia stata giusta o sbagliata. E si capisce anche come quasi tutti e non solo Carmelo Ferlita che ha scritto la lettera (pubblicata sopra) al settimanale Momenti, non hanno gradito la decisione di annullare le manifestazioni già in programma. Il guaio maggiore è stato che, da allora la manifestazione che aveva ormai raggiunto un numero enorme di partecipanti e avrebbe dovuto assolutamente continuare, non è stata più ripresa.  Quando avvengono fatti del genere dopo anni e anni di tradizioni, portate avanti, bene o male con una certa continuità, non si mai a chi dare le colpe. Tutti dicono di volere il Carnevale e con esso il divertimento dei tanti cittadini, bambini ed anche adulti, ma quando c'è da muovere qualche passo ed impegnarsi seriamente nel preventivare, curare ed organizzare la manifestazione, ecco che sopravvengono sempre motivazioni di vario genere, di rinuncia, spesso senza alcuna giustificazione, ed ognuno scarica le colpe sugli altri.

Finisce sempre a scaricabarile.

Questo succede, da sempre a Ribera, in varie manifestazioni e non solo per il Carnevale, perchè la nostra cittadina non ha mai avuto la fortuna di avere gente, che buttatasi in politica, abbia avuto entusiasmo e passioni a sufficienza per far vivere la città con ogni mezzo.

Politici per caso, alla "bona e bonè" ne abbiamo avuti tanti. Politici inutili, senza orgoglio, senza entusiasmo, senza iniziative per la propria città.

Politici "sanza infamia e sanza lode" avrebbe detto il sommo poeta Dante Alighieri,  che nell'ombra sono entrati e nell'ombra sono usciti, senza lasciare

 il pur minimo segno del loro operato. Gente che non potrà mai vantarsi di avere fatto qualcosa, per far progredire o risorgere una città spesso abbandonata, mortificata e trascurata, sotto tutti i punti di vista.  Il Carnevale, come anche la dimenticata "Sagra delle arance" che avrebbe dovuto sostituire il Carnevale e non l'ha sostituito, erano un modo come un altro, per portare allegria, per impegnare e togliere i nostri ragazzi dalla strada e dai pericoli, sempre presenti, almeno per un paio di mesi all'anno. Potevano dare un necessario divertimento ed anche qualche ventata di possibile turismo, nel nostro paese che, per la verità non ha mai saputo sfruttare le poche cose che possiede. Il Carnevale di Ribera, dopo anni di alti e bassi e partecipazioni del tutto estemporanee da parte di cittadini desiderosi di prodigarsi per divertirsi, negli anni '60 e '70 era quasi scomparso, ma nella prima metà degli anni '80 del secolo appena trascorso, ad opera di alcuni volenterosi appassionati, aveva avuto una impennata talmente energica, che nell'ultima edizione che si è svolta nel 1990 ha visto la  partecipazione di oltre 2.500 persone, grandi e piccoli.

E non ci si venga a dire, come affermava il "noto" settimanale locale (Momenti) che il Carnevale a Ribera cominciava quasi a creare  rumori che molti non volevano, che disturbava il sonno di chi voleva solo il silenzio o che, addirittura, arrecava fastidio ai tanti ammalati che erano in casa e dovevano

subire le grida o la musica ad alto volume durante le sfilate nelle vie del paese (Mentre io concordo con l'idea che eventuali ammalati avrebbero gradito un pò di musica che magari per un momento poteva  far dimenticare o diminuire le loro sofferenze)..

Cose assurde ed inverosimili, se si pensa che l'Italia è piena di città e comuni che festeggiano il Carnevale, con tutti gli annessi e connessi e tutti questi problemi non se li sono mai creati.  In ogni modo la realtà di oggi è quella che tutti vediamo con i nostri occhi, il Carnevale riberese è ormai scomparso. 

E' ormai solo un ricordo del tempo passato ed i nostri giovani, anzichè trovare un modo per impegnarsi e divertirsi nel proprio paese, sono costretti ad emigrare in altri luoghi, tra cui la vicina Sciacca, con la conseguenza, a volte, di rischiare la vita in incidenti stradali, come è già avvenuto. 

Sarà stata colpa della guerra del Golfo?   Sarà stata colpa delle varie amministrazioni ?  Sarà stata colpa di certa stampa ?

Spero non me ne vogliano quelli del settimanale Momenti se ho espresso il mio spassionato parere, come peraltro anche loro sono stati liberissimi di  pensare e di argomentare le proprie legittime opinioni in quel lontano 1990, anche se poi c'è stato un altro tentativo che ha visto nel 1992 un "arripizzatissimo carnevale". Permettetemi infine, di esprimere anch'io un mio libero pensiero, dicendo che se il Carnevale a Ribera è morto,

 un pò di colpa (con dispiacere) è da attribuire anche al predetto settimanale Momenti, che nell'articolo sopra riportato, lo aveva additato e accusato di essere  colpevole di dispendio di denaro oltre che di disturbo alla città,

auspicandone quella fine , che poi è veramente arrivata !

G.N.C. - 8 febbraio 2009

 

-  Addio.......Carnevale riberese ! ! !

 

 

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