Il Monumento a mezzo busto,

collocato da alcuni decenni 

dentro la Villa Comunale di Ribera,

ma oggi in fase di restauro.

FRANCESCO CRISPI

Nato a Ribera il 4 ottobre 1819

Morto a Napoli il 12 agosto 1901

(E' sepolto a Palermo)

 

 

 

 

 

Statista italiano, fu Presidente del Consiglio

dei Ministri Italiano nei periodi:

7 agosto 1887 -6 febbraio 1891

15 dicembre 1893 -14 giugno 1896

 

 

 

(Ricerche storiche e foto a cura di G.N. Ciliberto)

Il bozzetto del nuovo monumento a

Francesco Crispi assieme alla moglie che verrà

inaugurato a Ribera il 27 Dicembre 2011.

 

***

 

NOTIZIE STORICHE

Nacque a Ribera il 4 ottobre 1818 dove venne battezzato dopo soli due giorni, dal sacerdote di rito greco Don Francesco Alessi della Reale Commenda di Palazzo Adriano, secondo  le procedure allora previste dalla Santa Chiesa Orientale.

 

Per qualche anno, gli storici più accreditati, non sono stati unanimemente concordi, sia sulla data effettiva di nascita, che del luogo; infatti, v'era forte il dubbio tra il 1818 e il 1819 e tra Ribera e Palazzo Adriano, dove la famiglia del Crispi possedeva alcune aziende agricole e caseggiati. Ma alla fine la verità è venuta fuori e l'illustre statista, viene oggi considerato, nativo di Ribera a tutti gli effetti.

 

   Il Crispi, nato nella casa ancora oggi esistente, posta all'angolo tra la Via omonima e il Corso Umberto, che nei primi anni del 1990 è stata consolidata e ristrutturata, ha vissuto gli anni della sua primissima infanzia nel nostro paese, con i genitori Tommaso e Donna Giuseppa Genova.

 

Dalla sua casa, a quel tempo, si poteva ammirare in tutta la sua bellezza la florida e verdeggiante Valle di Verdura ed il vivace ragazzino era solito andare a giocare nella estrema periferia Nord della già popolata cittadina, oggi denominata quartiere Canale o alle cave di tufo di Santa Rosalia, dette "li pirreri", poste nella zona a Nord-Ovest della Villa Comunale. Dette cave di tufo, abbandonate negli anni '50, con i suoi numerosi cunicoli e gallerie sotterranee, erano servite da rifugio alla popolazione durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e per questo sono state da allora, soprannominate, "li grutti di li sparati".

Il piccolo Francesco, a volte si spingeva, unitamente ai suoi coetanei, a giocare fino all'allora esistente Chiesa di Sant'Eligio, prospiciente l'attuale Piazzetta Verdi. Pochi altri fabbricati, delimitavano il paese nella parte a Sud-Ovest, verso il mare.

Ribera contava allora circa 5 mila abitanti, ma non aveva ancora le scuole, per cui il piccolo Francesco venne mandato a frequentare le elementari nella vicina Villafranca Sicula.

Dal volume "Crispi", scritto da Nicolo' Inglese, si apprende che un giorno, il nostro irrequieto "Ciccio", come veniva chiamato dagli amici, con altri ragazzi della sua stessa età si è recato a piedi fino alla vicina Calamonaci, distante circa 4 Km. e lì è andato a suonare le campane dell'unica chiesetta esistente, facendo accorrere in piazza, oltre al parroco, numerosi e incuriositi cittadini. Per le frequenti scappatelle che era solito fare, la madre spesso gli proibiva di uscire di casa ed ogni tanto lo "spediva in esilio", presso alcuni parenti residenti a Caltabellotta.

 

Si racconta anche, che una volta, addirittura è scappato via da quel paese montano, ritornando a piedi a Ribera, dopo avere attraversato campagne, trazzere, percorsi impervi ed anche il fiume Verdura, allora copioso di limpide acque.

 

La casa natale di Francesco Crispi, com'era

fino agli anni '70 del secolo scorso.

 

 

Nell'età adulta il Crispi, ha intrapreso una intensa attività politica che lo ha visto, prima Deputato nazionale, poi Ministro dell'Interno e successivamente Presidente del Consiglio. Nel mese di maggio del 1860 è stato, con Giuseppe Garibaldi, uno dei principali ispiratori della leggendaria Spedizione dei Mille, per la liberazione della Sicilia dai Borboni e alla quale ha anche partecipato materialmente.

 

È morto a Napoli l'11 agosto 1901, ma allora l'Italia, distratta da tanti avvenimenti e disordini sociali, non si è quasi accorta, che era scomparso un proprio figlio, che era stato uno dei massimi artefici dell'Unità d'Italia ed uno statista che ne volle fortemente la sua grandezza.

 

Ancora dal libro di Nicolò Inglese si riportano le ultime parole pronunciate, secondo attendibili testimonianze, dal Crispi, un momento prima della morte : <<Prima di chiudere gli occhi alla vita, vorrei avere il supremo conforto di sapere la Patria, adorata e difesa da tutti i suoi figli>>.

 

Si riporta infine, un giudizio postumo sul Crispi, del Duce Benito Mussolini, capo dell'Italia durante il ventennio fascista, che, a parte gli eventi storici, che lo hanno visto protagonista, sia nel bene che nel male, evidentemente, per il nostro illustre compaesano, mostrava una certa stima. Infatti, su una lapide marmorea, fatta murare negli anni ’40 sul prospetto della casa natale, così si leggeva:

 <<Noi ricordiamo Francesco Crispi. E ricordandolo, intendiamo di onorare il patriota, il cospiratore, lo statista; intendiamo di onorare la Sicilia, che gli dava i natali e intendiamo di onorare il popolo italiano. Benito Mussolini >> .

 

 

Dal sito www.giuseppegaribaldi.info

Francesco Crispi
 


Il monumento sulla tomba di Francesco Crispi

 

Francesco Crispi (Ribera, 4 ottobre 1819 – Napoli, 12 agosto 1901) è stato un politico italiano che fu presidente del Consiglio dei ministri italiano nei periodi 7 agosto 1887 - 6 febbraio 1891 e 15 dicembre 1893 - 14 giugno 1896..
Crispi proveniva da una famiglia Arbëreshë. Nel 1846 iniziò l'attività di avvocato a Napoli. Il 12 gennaio 1848 allo scoppio della rivoluzione siciliana a Palermo si affrettò a raggiungere l'isola e prese parte attiva alla guida dell'insurrezione. Dopo la restaurazione del governo borbonico 15 maggio 1849 fu escluso dai benefici dell'amnistia e costretto a rifugiarsi in Piemonte.
Qui cercò invano di ottenere un impiego come segretario comunale di Verolengo e si ridusse a sbarcare il lunario facendo il giornalista. Coinvolto nella cospirazione mazziniana di Milano del 6 febbraio 1853, fu espulso dal Piemonte e costretto a rifugiarsi a Malta e in seguito a Parigi. Espulso anche dalla Francia, raggiunse Mazzini a Londra, dove continuò a cospirare per il riscatto dell'Italia.
Il 15 giugno 1859 rientrò in Italia dopo aver pubblicato una lettera in cui si opponeva all'ingrandimento del Piemonte, autoproclamandosi fautore di uno stato italiano unito e repubblicano. Per due volte quell'anno percorse, in incognito, varie città siciliane, preparando l'insurrezione del 1860.


Tornato a Genova, organizzò insieme a Bertani, Medici e Garibaldi la e, aggirando con uno stratagemma le esitazioni di Garibaldi, fece in modo che la spedizione prendesse il via il 5 maggio del 1860. Dopo gli sbarchi a Marsala il giorno 11 e a Salemi il 13, Garibaldi fu proclamato dittatore della Sicilia con le parole d'ordine «Italia e Vittorio Emanuele».
Dopo la caduta di Palermo, Crispi fu nominato Ministro dell'Interno e delle Finanze del governo siciliano provvisorio, ma fu presto costretto a dimettersi a seguito dei contrasti fra Garibaldi e gli emissari di Cavour sulla questione dell'immediata annessione all'Italia. Nominato segretario di Garibaldi, Crispi ottenne le dimissioni di Depretis, che Garibaldi aveva nominato dittatore in sua vece, e avrebbe sicuramente continuato ad opporsi risolutamente al Cavour a Napoli, dove era stato nominato da Garibaldi Ministro degli Esteri, se l'arrivo delle truppe regolari italiane non avesse portato all'annessione del Regno delle due Sicilie all'Italia e poi al ritiro di Garibaldi a Caprera e alle dimissioni dello stesso Crispi.


Nel 1861 si candidò per l'estrema sinistra alla Camera dei Deputati nel Collegio di Palermo, ma venne battuto. Comunque grazie a un caro amico siciliano, il repubblicano Vincenzo Favara, aveva presentato la sua candidatura nel Collegio di Castelvetrano dove Crispi, pur essendo sconosciuto ai più, risultò vincitore grazie alla campagna propagandistica svolta dal suo "grande elettore", che organizzò anche una raccolta fondi per consentire al neo-deputato, all'epoca in gravi ristrettezze economiche, di recarsi a Torino per l'inaugurazione del Parlamento.

Alla Camera, Crispi acquistò la fama di essere uno dei membri più combattivi e irruenti del partito repubblicano. Nel 1864, tuttavia, si convertì alla fede monarchica, pronunciando la famosa frase, in seguito ripetuta nella sua corrispondenza con Mazzini: «La monarchia ci unisce, la repubblica ci divide».
Nel 1866 declinò la proposta di entrare nel governo Ricasoli e nel 1867 si adoperò per impedire l'invasione degli Stati Pontifici ad opera dei Garibaldini, prevedendo la conseguente reazione francese che portò al disastro di Mentana.

Utilizzando lo stesso metodo che in seguito Cavallotti userà contro lo stesso Crispi, provocò la violenta agitazione, nota come affare Lobbia, con la quale parecchi deputati dell'ala conservatrice furono accusati di corruzione, senza che vi fosse il supporto di prove consistenti a sostegno di questa accusa.
Allo scoppio della guerra franco-prussiana del 1870 si adoperò energicamente per impedire la progettata alleanza dell'Italia con la Francia e per trasferire a Roma il governo Lanza. La morte di Rattazzi nel 1873 indusse i sostenitori di Crispi ad avanzare la sua candidatura per la guida della Sinistra, ma Crispi, ansioso di rassicurare la Corona, sostenne invece l'elezione di Agostino Depretis.
Dopo l'avvento al potere della Sinistra nel novembre 1876 fu eletto Presidente della Camera. Nell'autunno del 1877 si recò a Londra, Parigi e Berlino per una missione di carattere riservato, avendo così occasione di stabilire cordiali relazioni personali con Gladstone, Granville e altri statisti inglesi, nonché con il cancelliere Bismarck.
Nel dicembre 1877 prese il posto di Giovanni Nicotera al Ministero degli Interni del governo Depretis, e il suo breve dicastero (70 giorni) fu caratterizzato da una serie di importanti avvenimenti. Il 9 gennaio 1878 la morte di Vittorio Emanuele II e l'ascesa al trono di Umberto diedero modo a Crispi di garantire il formale insediamento di una monarchia unitaria attraverso l'assunzione da parte del nuovo re del nome di Umberto I re d'Italia, anziché di quello di Umberto IV di Savoia. Le spoglie di Vittorio Emanuele furono sepolte nel Pantheon di Roma invece che essere trasferite al mausoleo dei Savoia a Superga. Il 9 febbraio 1879 la morte di Pio IX fu seguita dal primo conclave tenuto dopo l'unificazione dell'Italia.
Crispi, con l'aiuto del cardinale Pecci, che in seguito divenne papa Leone XIII, persuase il Sacro Collegio a tenere il conclave a Roma e prorogò la durata della legislatura nel timore che la solennità dell'evento potesse altrimenti esserne disturbata. Le qualità di grande statista dimostrate in questa occasione non furono sufficienti ad evitare l'ondata di indignazione scatenata dagli oppositori di Crispi a seguito dell'accusa di bigamia, mossagli senza che a sostegno di essa vi fosse un qualsiasi fondamento legale. Crispi fu costretto a dimettersi, nonostante il fatto che il suo precedente matrimonio, contratto a Malta nel 1883 fosse stato dichiarato nullo, e che egli regolarizzasse in seguito la sua nuova unione con la signora Barbagallo.
Per nove anni la carriera politica di Crispi subì una battuta d'arresto, ma nel 1887 ritornò in carica come Ministro degli Interni nel governo Depretis, succedendogli come primo ministro lo stesso anno, causa la morte del vecchio "camaleonte" della politica, oramai facile obiettivo delle critiche dell'opposizione per la disfatta coloniale a Dogali e logorato anche nella salute.
 

Una delle sue prime iniziative da capo del governo fu quella di recarsi in visita presso Bismarck, che desiderava consultare riguardo il funzionamento della Triplice Alleanza. Basando la propria politica estera su tale alleanza, integrata dal trattato navale con la Gran Bretagna (il cosiddetto naval entente), negoziato dal suo predecessore, Conte Nicolis di Robilant, Crispi assunse un atteggiamento risoluto nei confronti della Francia, interrompendo i lunghi e infruttuosi negoziati sul trattato commerciale franco-italiano, e declinando l'invito francese ad organizzare un padiglione italiano alla grande Esibizione Internazionale di Parigi del 1889.
In politica interna Crispi completò l'adozione dei codici sanitario e commerciale e riformò l'amministrazione della giustizia. Abbandonato dai propri alleati del Partito Radicale, Crispi governò con l'appoggio della Destra fino a quando, il 31 gennaio 1891 un'incauta allusione ad un preteso atteggiamento servile del partito conservatore nei confronti delle potenze straniere portò alla caduta del suo governo.
Nel dicembre 1893 l'incapacità del governo Giolitti di ristabilire l'ordine pubblico in Sicilia (i Fasci siciliani) e in Lunigiana, ebbe come conseguenza la richiesta da parte dell'opinione pubblica del ritorno al potere di Crispi.

Dopo aver riassunto l'incarico di Primo Ministro represse con forza le insurrezioni, e appoggiò con decisione le energiche misure correttive adottate dal Ministro delle Finanze Sonnino, per salvare le finanze dello stato italiano, duramente scosse dalla crisi del sistema bancario degli anni 1892-1893.
La risolutezza di Crispi nella repressione dei moti popolari, ed il suo rifiuto sia di uscire dalla Triplice Alleanza che di sconfessare il proprio ministro Sonnino, causarono una rottura con il leader radicale Cavallotti, il quale lo attaccò con una spietata campagna diffamatoria. Un fallitto attentato subito ad opera di un anarchico portò ad una momentanea tregua, ma gli attacchi di Cavallotti presto ripresero più aspri che mai. Ciononostante nelle elezioni generali del 1895 Crispi ottenne una vastissima maggioranza, ma un anno dopo, la sconfitta dell'esercito italiano ad Adua durante la prima guerra Italo-Abissina provocò le sue dimissioni.
Il successivo governo Rudinì dette credito alle accuse di Cavallotti, e, alla fine del 1897 la magistratura chiese alla Camera l'autorizzazione a procedere contro Crispi con l'accusa di appropriazione indebita. Una commissione parlamentare incaricata di indagare sulle accuse mossegli, stabilì soltanto che Crispi, nell'assumere l'incarico di Primo Ministro nel 1893 aveva trovato il fondo di dotazione dei servizi segreti privo di disponibilità, e quindi aveva preso a prestito da una banca di stato la somma di 12.000 lire, da restituirsi con rate mensili garantite dal Tesoro.

La commissione, considerando questa procedura irregolare, propose alla Camera, che accettò, un voto di censura, ma si rifiutò di autorizzare l'incriminazione. Crispi si dimise dalla carica di parlamentare, ma fu rieletto a furor di popolo nell'aprile del 1898 nel suo collegio di Palermo. Per alcuni anni partecipò solo marginalmente alla vita politica, soprattutto a causa dell'incipiente cecità. Un riuscito intervento chirurgico gli restituì la vista nel giugno del 1900, e, nonostante avesse ormai 81 anni, riprese in buona misura la precedente attività. Presto, tuttavia, la sua salute peggiorò irreversibilmente, fino alla morte, sopraggiunta a Napoli il 12 agosto 1901.
L'importanza di Crispi nella vita politica italiana dipende meno dalle molte riforme realizzate dalle amministrazioni da lui presiedute che non dal suo forte patriottismo, dalla sua forte e vigorosa personalità, e dalla sua capacità di governare i propri concittadini con la costante tensione di cui essi avevano in quell'epoca bisogno. In politica estera egli contribuì grandemente a sollevare il prestigio dell'Italia, sfatando la fama di inaffidabilità e indecisione guadagnata a causa della politica di molti dei suoi predecessori.
Nei confronti della Francia, è vero che la sua politica apparve priva di tatto e moderazione, ma bisogna tener presente che la repubblica francese era allora impegnata in manovre diplomatiche anti-italiane, aventi lo scopo, sia rispetto ai rapporti col Vaticano che per quanto riguarda la politica coloniale, di creare le condizioni perché l'Italia si piegasse alle esigenze francesi ed abbandonasse la Triplice Alleanza. Crispi sarebbe stato disponibile a favorire buone relazioni con la Francia, ma si rifiutò di cedere alle pressioni e subire imposizioni, e in questo atteggiamento fu sostenuto dalla maggior parte dell'opinione pubblica italiana. Le critiche a cui andò incontro durante la sua carriera furono più dovute alle sfortunate circostanze della sua vita privata e alle malversazioni di alcuni suoi collaboratori, che approfittarono senza scrupoli del suo nome, che non a manchevolezze sue personali o del sua condotta politica.
 

 

 

 

 

 

BIOGRAFIA DI FRANCESCO CRISPI

(Traduzione dell'articolo presente sull' Enciclopedia Britannica del 1911

(http://www.1911encyclopedia.org ) ora di pubblico dominio .

 

Francesco Crispi - (Ribera ,4 ottobre 1819 -  Napoli ,12 agosto 1901 ),

statista italiano, fu Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano nei periodi:

7 agosto 1887 -6 febbraio 1891

15 dicembre 1893 -14 giugno 1896

Nel 1846 iniziò l'attività di avvocato a Napoli . Il 12 gennaio 1848 allo scoppio della rivoluzione siciliana a Palermo si affrettò a raggiungere l'isola e prese parte attiva alla guida dell'insurrezione. Dopo la restaurazione del governo borbonico 15 maggio 1849 fu escluso dai benefici dell'amnistia e costretto a riparare in Piemonte . Qui cercò invano di ottenere un impiego come segretario comunale di Verolengo e si ridusse a sbarcare il lunario facendo il giornalista. Coinvolto nella cospirazione mazziniana di Milano 6 febbraio 1853 fu espulso dal Piemonte e costretto a rifugiarsi a Malta e in seguito a Parigi.

Espulso anche dalla Francia, raggiunse Mazzini a Londra , dove continuò a cospirare per il riscatto dell'Italia. Il 15 giugno 1859 rientrò in Italia dopo aver pubblicato una lettera in cui si opponeva all'ingrandimento del Piemonte, autoproclamandosi fautore di uno stato

italiano unito e repubblicano. Per due volte quell'anno percorse, in incognito, varie città siciliane, preparando l'insurrezione del 1860 .

Tornato a Genova organizzò insieme a Bertani, Bixio, Medici e Garibaldi , la Spedizione dei Mille, e, aggirando con uno stratagemma le esitazioni di Garibaldi, fece in modo che la spedizione prendesse il via il 5 maggio del 1860 . Dopo gli sbarchi a Marsala il giorno 11 e

a Salemi il 13 Garibaldi fu proclamato dittatore della Sicilia con le parole d'ordine Italia e Vittorio Emanuele . Dopo la caduta di Palermo , Crispi fu nominato ministro dell'interno e delle finanze del governo siciliano provvisorio, ma fu presto costretto a dimettersi a

seguito dei contrasti fra Garibaldi e gli emissari di Cavour sulla questione dell'immediata annessione all'Italia. Nominato segretario di Garibaldi, Crispi ottenne le dimissioni di Depretis , che Garibaldi aveva nominato dittatore in sua vece, e avrebbe sicuramente

continuato ad opporsi risolutamente al Cavour a Napoli , dove era stato nominato da Garibaldi ministro degli esteri, se l'arrivo delle truppe regolari italiane non avesse portato all'annessione del Regno delle due Sicilie all'Italia e poi al ritiro di Garibaldi a Caprera e alle

dimissioni dello stesso Crispi. Entrato nel Parlamento Italiano nel 1861 come deputato dell'estrema sinistra per il

collegio di Castelvetrano , Crispi acquistò la fama di essere uno dei membri più combattivi e irruenti del partito repubblicano. Nel 1864 , tuttavia, egli si convertì alla fede monarchica, pronunciando la famosa frase, in seguito ripetuta nella sua corrispondenza

con Mazzini: La monarchia ci unisce, la repubblica ci divide .

Nel 1866 declinò la proposta di entrare nel governo Ricasoli e nel 1867 si adoperò per impedire l'invasione degli Stati Pontifici ad opera dei Garibaldini, prevedendo la conseguente reazione francese che portò al disastro di Mentana . Utilizzando lo stesso

metodo che in seguito Cavallotti userà contro lo stesso Crispi, provocò la violenta agitazione, nota come affare Lobbia , con la quale parecchi deputati dell'ala conservatrice furono accusati di corruzione, senza che vi fosse il supporto di prove consistenti a

sostegno di questa accusa. Allo scoppio della guerra Franco-Tedesca del 1870 si adoperò energicamente per impedire la progettata alleanza dell'Italia con la Francia e per trasferire a Roma il governo Lanza . La morte di Rattazzi nel 1873 indusse i sostenitori di

Crispi ad avanzare la sua candidatura per la guida della Sinistra, ma Crispi, ansioso di rassicurare la Corona, sostenne invece l'elezione di Depretis. Dopo l'avvento al potere della Sinistra nel novembre 1876 fu eletto presidente della camera. Nell'autunno del 1877

si recò a Londra ,Parigi eBerlino per una missione di carattere riservato, avendo così occasione di stabilire cordiali relazioni personali con Gladstone, Granville e altri statisti inglesi, nonchè con Bismarck.

Nel dicembre 1877 prese il posto di Nicotera al ministero degli interni del governo Depretis, e il suo breve dicastero (70 giorni) fu caratterizzato da una serie di importanti avvenimenti. Il 9 gennaio 1878 la morte di Vittorio Emanuele II a l'ascesa al trono di

Umberto diede modo a Crispi di garantire il formale insediamento di una monarchia unitaria attraverso l'assunzione da parte del nuovo re del nome di Umberto I Re d'Italia anzichè di quello di Umberto IV di Savoia. Le spoglie di Vittorio Emanuele furono sepolte

nel Pantheon di Roma invece che essere trasferite al mausoleo dei Savoia a Superga . Il 9 febbraio 1879 la morte di Pio IX fu seguita dal primo conclave tenuto dopo l'unificazione dell'Italia. Crispi, con l'aiuto del cardinale Pecci, che in seguito diventerà Papa Leone XIII ,

persuase il Sacro Collegio a tenere il conclave a Roma e prorogò la durata della legislatura nel timore che la solennità dell'evento potesse altrimenti esserne disturbata. Le qualità di grande statista dimostrate in questa occasione non furono sufficienti ad evitare l'ondata

di indignazione scatenata dagli oppositori di Crispi a seguito dell'accusa di bigamia, mossagli senza che a sostegno di essa vi fosse un qualsiasi fondamento legale. Crispi fu costretto a dimettersi, nonostante il fatto che il suo precedente matrimonio, contratto a

Malta nel 1883 fosse stato dichiarato nullo, e che egli regolarizzasse in seguito la sua nuova unione con la signora Barbagallo. Per 9 anni la carriera politica di Crispi subì una battuta d'arresto, ma nel 1887 ritornò in carica come ministro degli interni nel governo

Depretis , succedendo al Depretis stesso come Primo Ministro nel 1889. Una delle sue prime iniziative da capo del governo fu quella di recarsi in visita presso Bismarck, che desiderava consultare riguardo il funzionamento della Triplice Alleanza .

Basando la propria politica estera su tale alleanza, integrata dal trattato navale con la Gran Bretagna (il cosiddetto naval entente ),

negoziato dal suo predecessore, Conte Robilant, Crispi assunse un atteggiamento risoluto nei confronti della Francia,

interrompendo i lunghi e infruttuosi negoziati sul trattato commerciale franco-italiano, e declinando l'invito francese ad organizzare un padiglione italiano alla grande Esibizione Internazionale di Parigi del 1889 . In politica interna Crispi completò l'adozione dei codici

sanitario e commerciale e riformò l'amministrazione della giustizia. Abbandonato dai propri amici del Partito Radicale, Crispi governò con l'appoggio della Destra fino a quando, il 31 gennaio 1891 un'incauta allusione ad un preteso atteggiamento servile del

partito conservatore nei confronti delle potenze straniere portò alla caduta del suo governo.

Nel dicembre 1893 l'incapacità del governo Giolitti di ristabilire l'ordine pubblico in Sicilia e in Lunigiana, ebbe come conseguenza

la richiesta da parte dell'opinione pubblica del ritorno al potere di Crispi. Dopo aver riassunto l'incarico di primo ministro represse con

forza le insurrezioni, e appoggiò con decisione le energiche misure correttive adottate dal ministro delle finanze Sonnino , per salvare le finanze dello stato italiano, duramente scosse dalla crisi del sistema bancario degli anni 1892 -1893 . La risolutezza di Crispi nella

repressione dei moti popolari, ed il suo rifiuto sia di uscire dalla Triplice Alleanza che di sconfessare il proprio ministro Sonnino, causarono una rottura con il leader radicale Cavallotti, il quale lo attaccò con una spietata campagna diffamatoria. Un fallitto

attentato subito ad opera di un anarchico portò ad una momentanea tregua, ma gli attacchi di Cavallotti presto ripresero più aspri che mai. Ciononostante nelle elezioni generali del 1895 Crispi ottenne una vastissima maggioranza, ma un anno dopo, la

sconfitta dell'esercito italiano ad Adua in Abissinia provocò le sue dimissioni.

Il successivo governo Rudinì dette credito alle accuse di Cavallotti, e, alla fine del 1897 la magistratura chiese alla camera l'autorizzazione a procedere contro Crispi con l'accusa di appropriazione indebita. Una commissione parlamentare incaricata di indagare sulle

accuse mossegli, stabilì soltanto che Crispi, nell'assumere l'incarico di primo ministro nel 1893 aveva trovato il fondo di dotazione dei servizi segreti privo di disponibilità, e quindi aveva preso a prestito da una banca di stato la somma di 12.000 lire, da restituirsi con

rate mensili garantite dal tesoro. La commissione, considerando questa procedura irregolare, propose alla camera, che accettò, un voto di censura, ma si rifiutò di autorizzare l'incriminazione. Crispi si dimise dalla carica di parlamentare, ma fu rieletto a

furor di popolo nell' aprile del 1898 nel suo collegio di Palermo . Per alcuni anni partecipò solo marginalmente alla vita politica, soprattutto a causa dell'incipiente cecità. Un riuscito intervento chirurgico gli restituì la vista nel giugno del 1900 , e, nonostante avesse ormai 81 anni, riprese in buona misura la precedente attività. Presto, tuttavia, la sua salute peggiorò irreversibilmente, fino alla morte,

sopraggiunta a Napoli il 12 agosto 1903 .

L'importanza di Crispi nella vita politica italiana dipende meno dalle molte riforme realizzate dalle amministrazioni da lui presiedute che non dal suo forte patriottismo, dalla sua forte e vigorosa personalità, e dalla sua capacità di governare i propri concittadini con la costante tensione di cui essi avevano in quell'epoca bisogno. In politica estera egli contribuì grandemente a sollevare il prestigio dell'Italia,

sfatando la fama di inaffidabilità e indecisione guadagnata a causa della politica di molti dei suoi predecessori.

Nei confronti della Francia, è vero che la sua politica apparve priva di tatto e moderazione, ma bisogna tener presente che la repubblica francese era allora impegnata in manovre diplomatiche anti-italiane, aventi lo scopo, sia rispetto ai rapporti col Vaticano , che per quanto riguarda la politica coloniale, di creare le condizioni perchè l'Italia si piegasse alle esigenze francesi ed abbandonasse la Triplice Alleanza. Crispi sarebbe stato disponibile a favorire buone relazioni con la Francia, ma si rifiutò di cedere alle pressioni e di subire imposizioni, e in questo atteggiamento fu sostenuto dalla maggior parte dell'opinione pubblica italiana. Le critiche a cui andò incontro durante la

sua carriera furono più dovute alle sfortunate circostanze della sua vita privata e alle malversazioni di alcuni suoi collaboratori, che approfittarono senza scrupoli del suo nome, che non a manchevolezze sue personali o del sua condotta politica.

 

 

 

 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Francesco Crispi

 

Francesco Crispi (Ribera, 4 ottobre 1818 Napoli, 12 agosto 1901) è stato un politico italiano. Fu presidente del Consiglio dei ministri italiano nei periodi 29 luglio 1887 - 6 febbraio 1891 e 15 dicembre 1893 - 10 marzo 1896.

 

Primi anni

Crispi proveniva da una famiglia arbëreshë di Palazzo Adriano.[1] Nel 1846 iniziò l'attività di avvocato a Napoli. Il 12 gennaio 1848 allo scoppio della rivoluzione indipendentista siciliana a Palermo si affrettò a raggiungere l'isola e prese parte attiva alla guida dell'insurrezione. Dopo la restaurazione del governo borbonico, avvenuta il 15 maggio 1849, fu escluso dai benefici dell'amnistia e costretto a rifugiarsi in Piemonte.

Qui Crispi cercò invano di ottenere un impiego come segretario comunale di Verolengo e si ridusse a sbarcare il lunario facendo il giornalista. Coinvolto nella cospirazione mazziniana di Milano del 6 febbraio 1853, fu espulso dal Piemonte e costretto a rifugiarsi a Malta e in seguito a Parigi. A Malta sposò Rosalia Montmasson, donna intraprendente, decisa, coraggiosa, che sarebbe stata l'unica donna tra i Mille di Garibaldi. I due vivono insieme per oltre venticinque anni.[senza fonte]

Nel 1858 si trovava ancora nella capitale francese e, secondo quanto affermato da Carlo Di Rudio nel 1908, partecipò attivamente all'attentato dinamitardo di Felice Orsini contro Napoleone III. Espulso anche dalla Francia, raggiunse Mazzini a Londra, dove continuò a cospirare per il riscatto dell'Italia.

Il 15 giugno 1859 rientrò in Italia dopo aver pubblicato una lettera in cui si opponeva all'ingrandimento del Piemonte, autoproclamandosi fautore di uno stato italiano unito e repubblicano. Per due volte quell'anno percorse, in incognito, varie città siciliane, preparando l'insurrezione del 1860.

Aderì[2] alla massoneria, 33º grado del Grande Oriente d'Italia, di cui erano membri Agostino Depretis , Giuseppe Zanardelli e Giosuè Carducci.

 

La spedizione dei mille

Tornato a Genova, organizzò insieme a Bertani, Bixio, Medici e Garibaldi la Spedizione dei Mille e, aggirando con uno stratagemma le esitazioni di Garibaldi, fece in modo che la spedizione prendesse il via il 5 maggio del 1860. Dopo gli sbarchi a Marsala il giorno 11 e a Salemi il 13, Garibaldi fu proclamato dittatore della Sicilia con le parole d'ordine «Italia e Vittorio Emanuele».

Dopo la caduta di Palermo, Crispi fu nominato Ministro dell'Interno e delle Finanze del governo siciliano provvisorio, ma fu presto costretto a dimettersi a seguito dei contrasti fra Garibaldi e gli emissari di Cavour sulla questione dell'immediata annessione all'Italia. Nominato segretario di Garibaldi, Crispi ottenne le dimissioni di Depretis, che Garibaldi aveva nominato dittatore in sua vece, e avrebbe sicuramente continuato ad opporsi risolutamente al Cavour a Napoli, dove era stato nominato da Garibaldi Ministro degli Esteri, se l'arrivo delle truppe regolari italiane non avesse portato all'annessione del Regno delle due Sicilie all'Italia e poi al ritiro di Garibaldi a Caprera e alle dimissioni dello stesso Crispi.

 

La politica

Nel 1861 si candidò per la sinistra alla Camera dei deputati nel collegio di Palermo, ma venne battuto. Tuttavia aveva presentato la sua candidatura, grazie a un caro amico siciliano, il repubblicano Vincenzo Favara, anche nel collegio di Castelvetrano; qui Crispi, pur essendo sconosciuto ai più, risultò vincitore grazie alla campagna propagandistica svolta dal suo "grande elettore", che organizzò anche una raccolta fondi per consentire al neo-deputato, all'epoca in gravi ristrettezze economiche, di recarsi a Torino per l'inaugurazione del Parlamento. Nella capitale, dove all'inizio condusse una vita grama, incontrò don Bosco, da cui ricevette aiuto e sostentamento [3].
Alla Camera Crispi acquistò la fama di essere uno dei membri più combattivi e irruenti del partito repubblicano. Nel 1864, tuttavia, si convertì alla fede monarchica, pronunciando la famosa frase, in seguito ripetuta nella sua corrispondenza con Mazzini: «La monarchia ci unisce, la repubblica ci divide».

Nel 1866 declinò la proposta di entrare nel governo Ricasoli e nel 1867 si adoperò per impedire l'invasione dello Stato Pontificio ad opera dei Garibaldini, prevedendo la conseguente reazione francese. Fu comunque lui a salvare Giuseppe Garibaldi, prendendolo in consegna alla stazione di Monterotondo e scortandolo fuori dello Stato Pontificio prima che i francesi potessero catturarlo. Allo scoppio della guerra franco-prussiana del 1870 si adoperò energicamente per impedire la progettata alleanza dell'Italia con la Francia e per trasferire a Roma il governo Lanza. Dopo l'avvento al potere della Sinistra nel novembre 1876 fu eletto Presidente della Camera. Nell'autunno del 1877 si recò a Londra, Parigi e Berlino per una missione di carattere riservato, avendo così occasione di stabilire cordiali relazioni personali con Otto von Bismarck.

Nel frattempo il rapporto con la moglie si fa burrascoso. Lui è sempre più distante e sostiene che le loro nozze non hanno mai avuto validità. Il 26 gennaio 1878 prende in moglie Lina Barbagallo, giovane e avvenente leccese, di nobile ceppo borbonico, dalla quale aveva avuto una figlia cinque anni prima. Il matrimonio è celebrato in casa perché nessuno sapesse niente. Nonostante gli sforzi, però, la notizia trapela e la stampa lo accusa di bigamia ponendogli alcune domande sulla sua moralità e sull'uso pubblico del suo potere. Ben sei domande dalle colonne de "Il Piccolo", il quotidiano più accanito. I giornali rivendicano il diritto di intervenire sulla questione sottolineandone la valenza pubblica. Crispi replica che sono fatti privati e a quelle sei domande non risponde. Lo scandalo coinvolge anche la regina Margherita di Savoia, la quale si rifiuta pubblicamente di stringere la mano al ministro Crispi, dopo aver presa visione della copia fotografica dell'atto di matrimonio celebrato a Malta. Perde la fiducia del re ed è costretto a dimettersi da ministro. La magistratura apre un'inchiesta per bigamia che si conclude con un giudizio a suo favore, avendo i giudici accertata l'irregolarità formale del matrimonio maltese, dovuta al fatto che il prete celebrante era in quel momento sospeso a divinis per la sua attività patriottica. Un "processo breve", anzi brevissimo. Crispi è ancora forte, nonostante le dimissioni, e la magistratura, piegata alle esigenze politiche, è sensibile al potere dominante.

Per nove anni la carriera politica di Crispi ebbe un periodo di stasi, ma nel 1887 ritornò in carica come Ministro degli Interni nel governo di Agostino Depretis, succedendogli come primo ministro lo stesso anno, a causa della morte del vecchio "camaleonte" della politica, già da tempo facile obiettivo delle critiche dell'opposizione per la disfatta coloniale a Dogali e logorato anche nella salute. Nel 1888 Crispi istituì, sul modello tedesco, la Segreteria della Presidenza del Consiglio dei ministri, ponendovi a capo il magistrato sorrentino Francesco Saverio Gargiulo. Nel 1889 approvò il nuovo codice penale di Giuseppe Zanardelli, che introduceva importanti novità in senso progressista, come la libertà di associazione e di sciopero per la prima volta in Europa e l'abolizione della pena di morte. In campo economico, adottò una politica protezionistica, imponendo dazi doganali sui prodotti commerciali. Sviluppò anche l'apparato industriale soprattutto nella metallurgia e siderurgia, le quali infrastrutture erano completamente assenti.

Nel 1891 Crispi dovette lasciare il governo a di Rudinì. Alla caduta del successivo governo Giolitti, causata dallo scandalo della Banca Romana, Crispi ridivenne primo ministro. In questa occasione il suo governo assunse un carattere sempre più conservatore e autoritario (e per questo fu celebrato dal regime fascista come il proprio precursore), reprimendo con severità i disordini operai, fra cui i Fasci siciliani, e sciogliendo nel 1894 il Partito Socialista. Diede impulso anche all'apparato industriale, sostenendo la metallurgia e la siderurgia, industrie pesanti che al tempo erano completamente assenti in Italia.

Ebbe in questo periodo come suo segretario personale, lo scrittore scapigliato e diplomatico milanese Carlo Dossi.

Una delle sue prime iniziative da capo del governo fu quella di recarsi in visita presso Bismarck, che desiderava consultare riguardo il funzionamento della Triplice Alleanza. Basando la propria politica estera su tale alleanza, integrata dal trattato navale con la Gran Bretagna (il cosiddetto naval entente). In politica interna Crispi completò l'adozione dei codici sanitario e commerciale e riformò l'amministrazione della giustizia.

La disfatta di Adua, nel 1896, provocò la definitiva crisi del suo governo e la sua uscita dalla scena politica. Crispi fece un'ultima apparizione pubblica a Roma quattro anni più tardi, per assistere defilato ai funerali del re Umberto I, il sovrano amico che aveva condiviso il suo ideale di 'politica di potenza' per l'Italia unita. Morì a Napoli il 12 agosto 1901.

Il Monumento a F. Crispi,  in Piazza Duomo a Ribera

E' stato inaugurato il 27 Dicembre del 2011

 

 

TORNA INDIETRO