LA RISERVA NATURALE ORIENTATA
ALLA FOCE DEL FIUME PLATANI
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Il depliant turistico |
La cartina della SICILIA
La cartina con un'ampia parte del territorio agrigentino dove, evidenziata in verde è delimitata l'Area boschgiva e la Foce del Fiume Platani
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La Riserva, ricadente nei territori comunali di Ribera (Ag) e Cattolica Eraclea (Ag), è stata istituita con DA 216 del 4/7/ 84 (l.r. 98/81 ) al fine di garantire la conservazione della popolazione omitica, di favorire la ricostituzione della macchia mediterranea, delle associazioni vegetali alofile e della fauna dunicola. Vasta 206,88 ettari - di cui 159,06 in Zona A e 47,82 in Zona B .
l'area protetta interessa l'ampio tratto litoraneo compreso tra la spiaggia di Borgo Bonsignore e Capo Bianco (3 km circa) nei pressi del quale è la stessa Foce del Platani.
IL PAESAGGIO NATURALE DELLA RISERVA
L'area fa parte della fascia litoranea della Sicilia meridionale - di particolare pregio ambientale e paesaggistico - costituita prevalentemente da ampi sistemi dunali, accentuate balze costiere, zone fociali e racchiusa all'interno, da sinuosi paesaggi collinari. Queste splendide formazioni di sabbie finissime, che si spingono profondamente anche nell'entroterra, appaiono in continua modificazione, incostanti e mobili sino a "sfumare" in caratteristici pennacchi di sabbia, sotto la potente azione dei venti. Oltre all'ampia zona faciale del Platani ed al rigoglioso bosco mediterraneo che, parallelamente alla costa, si dispiega oltre le dune verso l'interno, a connotare vistosamente il territorio della Riserva è l'alta falesia di marna calcarea di Capo Bianco. Sito di Interesse Comunitario (SIC), questo bianco massiccio a strapiombo sul mare - sul cui pianoro sommitale insistono i resti dell'abitato greco di Eraclea Minoa con il suggestivo teatro - è definito dallo splendore traslucido delle rocce calcaree, tenere, fortemente modellate dagli agenti atmosferici e ricche di cristalli di sesso messi alla luce dall'erosione.
LA FLORA
Questo breve tratto costiero costituisce uno dei lembi residui - e perciò di importanza notevole - dì quel paesaggio naturale che, in passato, doveva caratterizzare, quasi per intero, il litorale meridionale della Sicilia, tra i più belli dell'Isola. Qui, in particolare, si è in presenza di un prezioso insieme naturalìstico - straordinariamente ricco di biodiversità - costituito da un sistema di dune costiere che si spinge profondamente verso l'entroterra, da una fascia a Macchia mediterranea e da un ampio e sinuoso sistema deltizio ricco dì vegetazione palustre e ripariale. Nonostante le difficili, e spesso estreme, condizioni ambientali, tipiche dei climi sub-tropicali (scarse precipitazioni annue, altissima temperatura della superficie sabbiosa, violente escursioni termiche, carenza di sostanze nutritive, azione continua dei venti), e dei suoli fortemente instabili e permeabili, le dune sono colonizzate da una vege-tazione ricca e varia che annovera erbe striscianti, arbusti, alberelli, i cui apparati radicali, spesso, sono elementi essenziali per il consolidamento delle dune stesse. Tra queste piante adattate al difficile ambiente - sono il vistoso Giglio marino - specie a rischio di estinzione - il Ravastrello marittimo, il Papavero cornuto, l'Eringio marino, la Calcatreppola, etc. Nella zona fociale attecchisce una ricca vegetazione palustre caratterizzata principalmente da Cannuccia palustre, Giunco, Tamerice. Particolare interesse, ancora, riveste l'impianto boschivo retrodunale - realizzato per la fissazione delle dune mobili - ove, accanto a specie tipiche dei rimboschimenti forestali (Pino d'Aleppo, Acacia, etc.), attecchisce una rigogliosissima e fitta Macchia mediterranea a Lentisco, Mirto, Palma nana, etc, che, presto, sostituirà le specie introdotte.
LA FAUNA
Il Fiume Platani - secondo più importante corso d'acqua della Sicilia - per il suo andamento geografico e per la lunghezza della sua asta ( 103 km) costituisce un importante corridoio ecologico per la sosta e la nidificazione di molte specie di uccelli che giungono dalle vicine coste Nord-africane durante le fasi migratorie e la cui conservazione è motivo stesso della istituzione dell'area protetta. La consistente popolazione ornitica della Riserva annovera, perciò, numerose specie migratrici oltre a quelle stanziali legate agli ambienti fluviali ed alla Macchia mediterranea.
Tra quelle ad oggi osservate sono il Cavaliere d'Italia - nidificante più significativo che nella Valle del Platani ha un importante sito di riproduzione - il raro Occhione, il Pendolino, l'Airone bianco maggiore, il Corriere piccolo, la Gallinella d'acqua, l'Usignolo di fiume, il Falco pellegrino, il Falco lanario, la Poiana, il Gheppio, etc. Tra i mammiferi sono presenti la Donnola, la Volpe, il Coniglio, la Lepre, l'Istrice, il Riccio. Le zone umide retrodunali, pur a carattere stagionale, e quelle ripariali, infine, ospitano una consistente comunità di rettili e anfibi. Sulle spiagge della Riserva, dopo molto tempo, è riapparsa la Tartaruga marina.
I PERCORSI DI VISITA
La Riserva, dotata di parcheggio, punti dì informazione, aree attrezzate, è percorsa da facili sentieri che consentono di muoversi sia all'interno dell'area boscata, parallelamente alla linea di costa, sia sulla spiaggia, sia in prossimità della foce, alla scoperta dei luoghi più rappresentativi dell'area protetta, In particolare, il Sentiero della Fuggitella si snoda verso Nord-Ovest, raggiunge la spiaggia e l'innesto con il Sentiero del Borgo che conduce al belvedere posto su di un'altura all'estremo lembo settentrionale; il Sentiero della Foce, che, come il precedente, parte dal parcheggio e presso lo stesso si conclude, perviene alla foce del fiume (in riva destra), luogo favorevolissimo per l'osservazione degli uccelli, ed alla spiaggia. I Sentieri Fuggitella e della Foce sono percorribili anche a cavallo e in bicicletta. Un ultimo sentiero, di Capo Bianco, partendo dall'area archeologica di Heraclea Minoa si muove sul pianoro di Capo Bianco aggirandolo, e discende poi alla sottostante spiaggia in prossimità della foce.
HERACLEA MINOA
Da non perdere la visita del sito archeologico posto sul pianoro di Capo Bianco. L’area, frequentata già in epoca micenea, fu poi sede di una colonia selinuntina dal VI sec. a.C.. Contesa tra Selinunte e Akragas prima e Cartaginesi e Romani poi, dopo devastazioni e rifondazioni, fu abbandonata alla fine del I sec. a. C.. Gli scavi hanno messo in luce le mura di cinta con le relative porte, l'abitato di età ellenistica (IV -I sec. a. C.) e lo splendido teatro con la gradinata aperta a Sud.
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(Foto di Giuseppe Nicola Ciliberto - riprese il 22 settembre 2007)

LA FOCE DEL FIUME PLATANI
(Foto panoramica eseguita in 5 scatti)
LE ALTRE FOTO
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Uno dei tanti sentieri della Riserva Naturale
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Alcuni alunni delle scuole tra i sentieri che portano alla foce.
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Due studenti agrigentini partecipanti alla estemporane di pittura iniziano ad abbozzare i loro quadri. |
Il Platani dolcemente va a sfociare nelle limpide acque del mare. |
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Le chiare acque del fiume Platani si riversano nel mare Mediterraneo.
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La foce del fiume Platani
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Alcuni pittori partecipanti alla estemporanea si apprestano a dipingere le loro opere all'ombra di un rudimentale "gazebo". |
Gli alunni delle scuole arrivano alla foce del Platani.
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Alcuni alunni della Scuola Media Francesco Crispi di Ribera durante la visita. |
Totò Castelli, tra una sua foto e l'altra si fa anche fotografare.
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LA SICILIA del 23 settembre 2007 |