Il fidanzamento

NEGLI ANNI DEL DOPOGUERRA

di Giuseppe Nicola Ciliberto

 

Dai ricordi dell'adolescenza e da quanto mi è stato possibile apprendere dalla viva voce di persone anziane, il fidanzamento, tanti anni fa, avveniva secondo procedure che assolutamente dovevano essere rispettate. Era assurdo ed inconcepibile che due giovani, potessero fidanzarsi ufficialmente, all'insaputa dei rispettivi genitori e senza l'ausilio di un intermediario, comunemente chiamato "missaggeru" o paraninfo.

Tale procacciatore di fidanzate o di fidanzati, poteva essere un uomo o una donna ed il suo compito specifico era quello di far da tramite tra le famiglie dei due giovani. A volte era lo stesso messaggero a prendere qualche iniziativa, proponendo, solitamente alla famiglia di una ragazza "schetta" (signorina), se era disposta ad una eventuale "zitata". In caso affermativo, l'esperto paraninfo, che già in precedenza aveva avuto contatti con più di un pretendente, valutava la situazione ed indicava quello che secondo lui poteva soddisfare tutte le aspettative, sia della ragazza, che della sua famiglia.

Si esaltava la prestanza fisica, l'onestà, la laboriosità del giovane, si evidenziavano le condizioni economiche, si parlava anche del tempo necessario da far trascorrere prima del matrimonio.

Solitamente, la famiglia della ragazza chiedeva qualche settimana di tempo, per riflettere e per valutare ogni cosa e naturalmente, per prendere le relative informazioni sul futuro genero e sul suo intero casato. Quando veniva data una risposta affermativa al messaggero, si organizzava la "canuscenza".

 

In questa prima occasione si riunivano solo i parenti più stretti e i due "protagonisti" avevano modo di stare seduti l'uno accanto all'altra, a "distanza di sicurezza" e quasi muti, mentre gli adulti puntualizzavano tutti i vari aspetti della faccenda. Se entrambe le famiglie si trovavano d'accordo e i due giovani "si piacivanu", il fidanzamento veniva confermato e le mamme, il giorno dopo, andavano di casa in casa, sia dei parenti che dei vicini, ad annunziare "la zitata ufficiali".

Tale annuncio, che era un vero e proprio rito, era sempre divulgato con grande gioia, orgoglio e convinzione di avere scelto bene, ricevendo in cambio numerosi "E pròsita !" per la famiglia, felicitazioni e auguri di prosperità  per i fidanzati. Di lì a qualche giorno veniva organizzata una festa in casa della ragazza, per procedere alla "misa di l'aneddu" e venivano invitati numerosi parenti, gli amici più stretti e qualche vicino di casa. Nei primi anni del 1900 e fino agli anni '50 si era soliti offrire agli intervenuti oltre ai dolci, specie i taralli, anche i tradizionali "ciciri e favi caliati", il tipico "rasoliu" fatto in casa, qualche bicchierino di Marsala e gli immancabili confetti verdi.

 

Alcune famiglie tra le più agiate, chiamavano qualche orchestrina locale a pagamento per allietare con  il ballo, sia i fidanzati, che gli invitati, a suono di mazurche, polke, scotis, beguine o tarantelle. Considerati i tempi, non era raro che gli uomini scapoli o che non avevano una fidanzata o una sorella, ballassero tra di loro, mentre era abbastanza normale il ballo tra donne. Gli anni '60, a Ribera hanno portato sia nei giovani, che nelle persone adulte, molta emancipazione e ciò che prima non era permesso, cominciava ad essere bene accettato e a diventare di uso comune.

 

 Ad esempio, le ragazze, cominciavano ad essere più libere e, dopo essere state “stagliate”, acconsentivano volentieri all'invito a ballare rivolto loro da giovani, appena conosciuti. Col tempo, molti tabù sono stati superati, ed oggi l'interferenza delle famiglie, nei rapporti dei figli con i loro coetanei dell'altro sesso è molto diminuita e spesso, non viene presa in alcuna considerazione.

Ma per tornare ai cosiddetti "tempi antichi", posso dire, per informazioni di sicura attendibilità, che fino alla fine degli anni '50, c'era ancora a Ribera, qualche "padre-padrone", che non permetteva al futuro genero, di allungare troppo le mani sulla propria figlia e guai se si fosse permesso di baciarla.

 

Comunque, un fatto del genere, in quegli anni, era considerato come segno di "arretratezza", in quanto la stragrande maggioranza della gente aveva bene superato certi usi primitivi e i giovani cominciavano a godere di una maggiore libertà e fiducia da parte dei grandi.

 

Quando si festeggiava la "misa di l'aneddu", spesso qualche fidanzato molto romantico, si improvvisava poeta e al momento di mettere l'anello al dito della fidanzata, recitava timidamente qualche verso. Una poesiola dei primi anni del 1940, riferitami tante volte da mia nonna e che veniva recitata in tali occasioni era la seguente :

 "(Nome della fidanzata) accetta lu segnu di lu mè amuri,

                 ca veni di lu funnu di lu cori,

                  chistu è un mumentu raru e troppu beddu

                  pirchì ti fazzu mia cu chist'aneddu".

Un caloroso e scrosciante applauso veniva fatto al fidanzato ed allegramente si continuava a ballare e a divertirsi fino a notte inoltrata.

Se torniamo ancora più indietro nel tempo, si dice che tra gli anni '40 e '50, i fidanzati che volevano fare una passeggiata nel Corso principale del paese, dovevano portarsi dietro una lunga coda di persone, costituita da madri, sorelle, zii e cugine, che spesso destavano l'ilarità della gente.

Quando andava bene, a seguire ed a "controllare" la coppia di "li ziti", c'erano le sole due mamme o qualche sorella, che seguivano ad una distanza tale da poter notare eventuali atteggiamenti "proibiti". In queste occasioni i due freschi fidanzatini, avevano modo di parlare, di raccontarsi le loro reciproche esperienze di vita, senza essere ascoltati, ma qualche carezza, poteva essere scambiata solo furtivamente.

 

Le cartoline d'amore erano  molto in voga nei tempi passati

 

Una usanza alquanto curiosa e comica di una cinquantina di anni fa era la "prima nisciuta ufficiali" dei fidanzati, che a braccetto, ben vestiti e con grande compostezza, si recavano in casa dei rispettivi parenti per la conoscenza. In queste occasioni, la coda di accompagnatori cresceva in continuazione, poiché ad ogni visita effettuata c'era sempre qualche "affettuosa" cugina, o cognata, o zia, che si univa alla simpatica comitiva "pi dari anuri a li ziti".

 

Per farla breve, spesso a seguire e a "controllare a vista" i due poveri innamorati c'erano anche da dieci a venti persone e forse più. E guai se qualche volta si decideva, di andare al cinema o al circo equestre, unici svaghi di allora. In questi casi si doveva agire un po’ "a taci maci", per evitare di essere troppo numerosi in quanto, allora non si usava pagare alla "romana", per cui il povero fidanzato, doveva essere preparato, per amore della ragazza, a pagare i biglietti per tutta l'allegra comitiva.

 

Era proprio impossibile, a quei tempi, che i fidanzati potessero uscire da soli o rimanere in casa, senza che qualcuno tenesse loro compagnia. Quando si avvicinava il periodo del matrimonio, sempre alla presenza del messaggero, venivano discussi i "patti", cioè le varie spese che ognuna delle famiglie doveva affrontare. Esistevano delle usanze ben precise e degli accordi che, dovevano essere ben chiariti prima di fare gli opportuni passi, come afferma il proverbio :  "Patti prima, amicizia longa"  .

 

 

DOTI E...DOTE,  DELLA RAGAZZA DA "MARITARE"

 

Naturalmente, oltre alla bellezza fisica, grande importanza veniva data, specie dalla famiglia del ragazzo ad una eventuale buona dote. Prova ne sia questo antico proverbio :

                  "La biddizza assai s’apprizza, si di cchiù c'è la ricchizza".

Circa quaranta o cinquant'anni fa, rappresentava un grande orgoglio per la famiglia della fidanzata esporre in casa tutto "il corredo" che veniva dato in dote. Venivano occupati i letti, i tavolini e le sedie, per mettere in bella evidenza i lenzuoli e le tovaglie ricamate, le federe, i completi da bagno, gli indumenti intimi, le coperte e tante altre cose, acquistate o preparate fin  dai primi anni di vita della ragazza. Infatti un detto popolare a Ribera, così recita:

                       La figlia ‘nti la fascia e la doti ‘nti la cascia”.

  I vicini, invitati ad andarlo ad ammirare, si compiacevano molto sia con la madre, che con la figlia e nell'andare via auguravano che i futuri sposi "cu la grazia di Diu", se lo potessero godere ed avere anche una vita coniugale felice.

Altra usanza era quella di stabilire a chi spettava comprare i mobili. Solitamente a Ribera, si concordava che la camera da letto, ritenuta la più importante, doveva essere acquistata dalla famiglia del fidanzato, con la sola esclusione dell'armadio che veniva pagato dalla famiglia della ragazza.

 

Un'altra curiosità era quella che riguardava l'abito bianco della sposa. Per alcuni era in uso, che questo venisse acquistato dalla famiglia del fidanzato ma in tal caso, la famiglia della sposa avrebbe provveduto a preparare gli addobbi floreali in chiesa. Il futuro sposo non doveva assolutamente vedere l'abito bianco fino al momento dell'incontro davanti alla porta della chiesa nel giorno delle nozze. Per le fedi, non c'era alcun dubbio; la famiglia del fidanzato comprava quella per la fidanzata e viceversa.

 

Le altre cose, tra cui le spese per il trattenimento, venivano divise in parti uguali fra le due famiglie, che, inoltre, a seconda delle loro possibilità, dotavano i rispettivi figli di una casa o di un terreno.

Insomma, tutto era preparato e curato affinché la nuova famiglia, fosse messa nelle condizioni più favorevoli per poter affrontare una vita coniugale senza difficoltà.

 

Nei fidanzamenti di alcuni decenni addietro, a Ribera erano molto in voga le serenate e quasi sempre i fidanzati, con la collaborazione di alcuni amici e con l'ausilio di una orchestrina, organizzavano una bella serenata alla propria donna, andando in piena nottata a cantare sotto alla sua finestra.

Tale manifestazione di affetto era sempre gradita sia dalla ragazza che dalla propria famiglia, che dopo alcune esecuzioni musicali, aprivano la porta di casa facendo entrare tutti dentro per offrire loro, vari dolci, vino, rosolio ed altre squisitezze.

 

Si riporta una bellissima serenata, originariamente senza un titolo preciso, molto conosciuta a Ribera e forse proveniente dalle zone della vicina Cianciana. Il titolo che ho voluto dare alla stessa è proprio "Sirinata ciancianisa" e la stessa fa parte dell'album "'Ntonia c'è lu bumbardamentu", inciso dal Gruppo Cantafolk di Ribera nel 1990. La stessa serenata, inoltre è inserita nella commedia musicale "Lu curtigliu", che ho scritto nel 1978 unitamente a Giuseppina Scalzo. Tale opera, per la prima volta è stata rappresentata dai ragazzi della Scuola Media Vincenzo Navarro di Ribera e tra le tante rappresentazioni che da allora si sono succedute da parte di varie compagnie teatrali, è da ricordare quella dei bambini del Distretto scolastico n.2 di Ribera, che nel 1991, con la direzione del sottoscritto, l'hanno portata con grande successo, negli Stati Uniti d'America e nel Canada tra i nostri connazionali emigrati.  La caratteristica principale, di questa originale serenata è quella di essere stata scritta con versi in dialetto siciliano, alternati a versi in lingua che ne fanno un pezzo più unico che raro.

 

          SIRINATA  CIANCIANISA

         (Anonimo)

                   Vinni a cantari ccà sta sirinata,

                   cu la chitarra e la mè cumpagnia,

                   ricordati di me fanciulla mia

                   ti dò la buonanotte e vado via.

 

                      Tu dormi dormi, fanciulla mia,

                      non sò chi sia ad amare te.

                      Sento una smania d'averti accanto,

                      d'amor soltanto mi fai morir.

                      Sento una smania d'averti accanto,

                      d'amor soltanto mi fai morir.

 

                   Dormi con gli occhi chiusi, ma sveglio il cuore,

                   lo sai che sono io il tuo primo amore,

                   lo sai che sono io che t'amo tanto

                   e vengo a risvegliarti col mio canto.

 

                       Tu dormi dormi.........

 

                   E la matina di la bellivata

                   ti portu lu cafè cu la granita

                   e pò ti portu a la missa cantata,

                   cu la tò bedda vistina di sita.

 

Tu dormi dormi........

 

 

 

                        Un'altra bella serenata, anche questa di autore ignoto, che molto probabilmente trova origine proprio  nella nostra Ribera e che evidenzia lo sfrenato desiderio di un giovane innamorato per la ragazza amata, è la seguente:

 

                              SIRINATA

 

                   Bedda cu ssi capiddi 'ncannulati

                   e chissi catineddi ca tiniti,

                   veni la festa e vi li pittinati,

                   trema la terra quannu li sciugliti.

 

                       A la matina quannu vi svigliati,

                       li raggi di lu suli 'mpettu aviti,

                       e a la sira quannu vi curcati

                       la luna fa la ninfa e vù durmiti.

 

                   Di zuccaru è la mamma ca vi fici,

                   di zuccaru è la scala c'acchianati,

                   di zuccaru è lu lettu unni durmiti,

                   cu si curca cu vu' lu 'nzuccarati.

 

 

ALCUNE CURIOSITA' SULLA ZITATA

 

Si racconta ancora oggi, che nei primi anni del secolo, erano in uso alcuni rimedi, affinché un giovane innamorato potesse conquistare l’amore di una ragazza. Oggi, in un'epoca di quasi totale libertà in campo amoroso, viene da sorridere nel sentire certe usanze, ma quelli erano altri tempi, con diversa mentalità e diversa cultura, per cui bisogna accettarle così com'erano, senza azzardare giudizi di alcun genere. "Ogni tempu lu sò tempu" recita un noto proverbio, tanto per restare in tema di tradizioni.

Dalla viva voce di persone un po’ avanti con l'età e che ancora ricordano, si apprende addirittura, che alcuni degli artifizi da escogitare, per far capire ad una ragazza ed alla propria famiglia, che c'era uno spasimante pronto a fidanzarsi, erano i seguenti:

 

METODO DELLA SPAZZOLA. 

Tale metodo, denominato "di la scupitta",  consisteva nel depositare, di notte, una spazzola dietro alla porta di casa della ragazza ed attendere la mattinata successiva, spiando possibilmente da una delle case vicine. Se tale oggetto veniva preso,  dalla ragazza o dalla propria madre e portato in casa,  era segno evidente, che c'era una certa disponibilità ad un fidanzamento. Viceversa, se la spazzola non veniva introdotta in casa nel corso della giornata, allora il giovane si poteva, come si suol dire "stuiari la fungia", cioè doveva rinunciare e rassegnarsi.

 

METODO DEL FICODINDIA.

Il sistema era uguale identico al precedente, solo che, anziché la spazzola, veniva appoggiato dietro alla porta, un ceppo di fico d’India, che la mattina dopo doveva essere portato in casa per dimostrare il consenso ed invitare il giovane pretendente a farsi conoscere. In tale caso, venivano seguite le ormai risapute procedure con l'immancabile "missaggiaria" fatta da un paraninfo, che avrebbe dovuto combinare "la zitata" secondo gli usi dell'epoca.

 

LU 'NTRIZZATURI.

Alcuni dei regali preferiti dalle giovani fidanzate degli anni passati erano principalmente: gli anelli, i pettini di tartaruga, le spille, gli orecchini, gli oggetti d'oro e in special modo i fazzoletti colorati di seta e i profumi. Ma, in particolare, c'era un regalo che assolutamente non doveva essere dimenticato, ed era "lu 'ntrizzaturi", cioè un nastro di seta colorata, largo circa tre centimetri ed abbastanza lungo, che doveva essere usato dalla ragazza per annodarsi i capelli. Molte erano le ragazze fidanzate, che mettevano in bella evidenza il nastro regalatole dal proprio spasimante, adornando i propri capelli, spesso con l'aggiunta di qualche bel fiore di stagione. Uno dei corteggiamenti più diffusi era quello di far pervenire ad una ragazza "schetta", tramite un intermediario compiacente, uno di questi nastri. Se lei lo accettava, il giovane poteva avanzare richiesta di fidanzamento ai suoi genitori, servendosi naturalmente del solito paraninfo e mai direttamente. Se il nastro, al contrario, non veniva trattenuto, ma educatamente rispedito al mittente, era segno che il corteggiamento, o non era gradito, o che la ragazza era già "appalurata" (impegnata) con un altro. A tal proposito, si riporta un antico canto popolare, di cui non si conosce l'autore e dal quale emerge tutto l'amore di un romantico corteggiatore, che offre all'innamorata un "incarnatu 'ntrizzaturi" (un nastro di color carne) per poterla conquistare:

 

                     "Passu e ripassu e m'abbamba lu cori

                      pi 'na picciotta bedda comu un suli;

                      su' tanti li suspiri e li palori,

                      li stessi petri 'nni cantanu l'amuri.

                         

                      L'aceddi ciciulianu vulannu,

                      ridinu: l'erba, l'arbuli e li sciuri;

                      bedda, stu cori miu sta spasimannu,

                      accetta stu 'ncarnatu 'ntrizzaturi".

 

PROVA DELLA VERGINITA'.

Una delle curiosità che si possono annoverare sugli antichi rapporti di coppia, era quella relativa alla cosiddetta "prova della verginita'".

Anche questa usanza, oggi può far sorridere, ma c'è chi giura di avere personalmente constatato quanto qui di seguito viene descritto.

La mattina dopo la prima notte di matrimonio, chiamata "la matina di la bellivata", qualche intraprendente madre, esponeva con orgoglio fuori di casa, le lenzuola del letto matrimoniale dei novelli sposi, mettendo bene in evidenza le macchie di sangue, che dovevano dimostrare a tutti i vicini di casa e in special modo alle "malelingue", che la propria figliola si era conservata perfettamente illibata fino al giorno delle nozze.

Tale principale virtù della ragazza, d'altronde era stata già messa in bella evidenza dalla propria madre, durante il periodo del fidanzamento, poiché era considerata la dote più preziosa che si potesse desiderare. A tal proposito si riporta un detto che così recita:

              "E tra sta doti iu ci mettu, vint'unzi di virginitati".

(In mezzo alla dote ci metto, venti once di verginità), per significare che anche questo grande pregio aveva un prezzo.

 

A VOLTE SI CHIEDEVA AI SANTI UNA GRAZIA.

Un altro fatto curioso, per qualche ragazza, era quello di rivolgersi ai Santi, per chiedere loro una grazia e realizzare un buon matrimonio, trovando un fidanzato "beddu, bonu e sistimatu".

Il canto che segue, scritto e inciso su disco da Otello Profazio, noto cultore e ricercatore di tradizioni popolari, ne darà sicuramente un'idea:

 

                                    LA GRAZIA

 

          Laudatu sia lu Santu Sacramentu, e Viva di lu Carminu Maria.

          Stidda lucenti e Virgini Maria,

          Madonna da cunsulazioni, prigati a Diu pi mia.

          Angilu cantannu e Vespiru sunannu,

          Madonna da cunsulazioni a Vui mi raccumannu.

 

            Facitimilla Madonna mia, facitimilla sta carità,

            e nun mi 'nni vaiu di ccà, si sta Grazia nun mi fa,

            e nun mi 'nni vaiu di ccà, si sta Grazia nun mi fa.

         

          Sant'Antoniu me benignu, Tu lu sai pirchì ci vegnu,

          tantu brutta poi nun sugnu, un pocu 'i doti puru tegnu.

          Tu lu sai pirchì ci vegnu, Sant'Antoniu me benignu,

          Sant'Antoniu me benignu, Tu lu sai pirchì ci vegnu.

             E nun mi 'nni vaiu di ccà, .................

 

          San Pasquali Bailonni, prutitturi di li donni,

          mannamillu un maritu, biancu, russu e sapuritu.

          Avà essiri tali e quali, comu a tia Santu Pasquali,

          comu a tia Santu Pasquali, avà essiri tali e quali.

              E nun mi 'nni vaiu di ccà, ................

 

          Santu 'Talianu, Santu 'Talianu, mannatimi un maritu midicanu,

          ca la vita nunn'è vita siddu manca la munita.

          Oh Madonna di Pileri, vi l'addumu un cannileri,

          si mi manni un mariteddu, ti lu jnchiu lu caruseddu.

              E nun mi 'nni vaiu di ccà,.................

 

          Facitimilla Madonna mia, facitimilla sta carità,

          e nun mi 'nni vaiu di ccà, si sta Grazia nun mi fa,

          e nun mi 'nni vaiu di ccà, si sta Grazia nun mi fa.

 

 

Esiste anche un proverbio molto antico, che è una invocazione a San Giuseppe, affinché aiuti le giovani ragazze nubili a trovare marito e a non preoccuparsi di quelle sposate, perché esse sapranno arrangiarsi da sole:

 

             "San Giuseppe, aiutati li schetti,

                                           ca li maritati s'aiutanu iddi".                          

 

A volte, qualche fidanzamento, quando il giovane si trovava all'estero per motivi di lavoro, avveniva, sempre tramite "la missaggiaria", con lo scambio reciproco di fotografie. Se i due mostravano un certo interesse l'uno per l'altra ed anche le famiglie si dichiaravano d'accordo, si dava vita ad un fidanzamento da lontano, con scambi di lettere e cartoline. In questi casi a far visita di tanto in tanto nella casa della ragazza era la mamma del fidanzato, poi quando questi sarebbe tornato, si poteva organizzare l'entrata ufficiale e la "canuscenza" diretta.

Molti di questi fidanzamenti fallivano dopo qualche settimana o qualche mese, per incomprensioni o liti tra le famiglie, ma a volte qualche coppia arrivava al matrimonio e i due fidanzati avevano modo di incontrarsi solo alcuni giorni prima delle nozze. Nel frattempo, tutti gli incartamenti, le pubblicazioni ed i vari preparativi per la cerimonia nuziale, erano stati già espletati dalle rispettive famiglie. In questi rari casi, per la nuova coppia, il vero modo di conoscersi a fondo, sia nell’aspetto fisico, che nel carattere, avveniva solo dopo il matrimonio, con la conseguenza che, spesso, "non tutte le ciambelle riuscivano col buco".

 

Oggi i ragazzi, sicuramente molto più maturi e preparati di quelli di allora, sia per l'avvento della televisione, sia per una sempre crescente informazione ed anche per una naturale evoluzione della società, godono di maggiore libertà di scelta, e senza distinzione di sesso, si incontrano, si frequentano, si innamorano, si fidanzano o si lasciano, tra l'indifferenza  delle rispettive famiglie. Magari oggi, di errori tra le coppie se ne fanno di più di quelli di una volta ed anche i matrimoni sbagliati risultano sempre in aumento. Ma sicuramente, in questa nostra attuale società, che non manca di difetti, non accadrà mai, che due giovani si sposino o scelgano di convivere, senza prima essersi conosciuti a fondo.

I genitori, forti delle loro esperienze passate, oggi si limitano solo a dare ai propri figli, tutti i consigli che ritengono più opportuni, sempre ricordando, che il fidanzamento ed il successivo matrimonio sono passi che si devono fare dopo lunga e meditata riflessione e "cu la testa supra li spaddi".

"I grandi", anche con una certa titubanza, accettano i nuovi modi di vita dei giovani di oggi, in quanto consapevoli, che il mondo cambia e le abitudini si adattano ai tempi, ma non manca, chi pensa che i tempi antichi erano senz'altro migliori, perché i matrimoni duravano più a lungo, raramente avvenivano separazioni e non si abbandonavano i figli alla mercé di loro stessi. Oggi, purtroppo, oltre a tale eventualità, che non è il solo rischio che corrono i ragazzi, c'è quello ancor più pericoloso delle malattie mortali come l'AIDS, della droga ed una crescente disoccupazione, che devono assolutamente far riflettere prima di accingersi al grande passo.

E' vero, molte coppie convivono, più al Nord d'Italia che nel nostro martoriato Meridione, ma è anche vero, che tanti altri non se la sentono di condurre una vita costellata di imprevisti e in attrito con genitori legati ancora alle vecchie abitudini.

Ogni tempo ha i suoi pregi ed i suoi difetti e noi non siamo in grado di stabilire in modo assoluto quale sia il migliore, anche perché i cambiamenti si rincorrono con una velocità tale da non poter azzardare alcun giudizio, ma una cosa certa è, che il detto “Maritati c’arrizzetti”, oggi forse, è meno attendibile  di ieri.

"Ai posteri l'ardua sentenza" dunque, poiché,  tanto per rimanere ancora in tema di detti, come noi oggi, nel bene e nel male, giudichiamo gli anni passati, così domani, sarà giudicato questo nostro tempo che, con tutti i suoi pregi e tutti i suoi difetti stiamo vivendo.

 

LA FUJTINA:

Spesso nei tempi passati succedeva, che un fidanzamento, per motivi di vario genere, non era consentito da una o da entrambe le famiglie dei due giovani. In tali casi, non era raro che i due fidanzati, naturalmente, innamorati l'uno dell'altra, con l'aiuto di qualche parente consenziente, decidessero di fuggire insieme, mettendo in atto, come si soleva dire, la "fujtina", con relativa “consumazione”, per costringere alla fine i rispettivi genitori, ad acconsentire alle loro nozze.

In taluni casi, la ragazza che fuggiva di casa con l'innamorato, lasciava alla propria madre un biglietto scritto, rassicurandola che ciò che stava per fare era per il proprio bene e nel contempo le prometteva che presto avrebbe fatto avere sue notizie. Eccone un esempio molto sintetico in siciliano:

 

                         "Cara mamma, nun chiangiri ca semu filici.

                         'N'atra vota nun lu facemu cchiù !

                         Priparàti li carti ca prestu 'nni maritamu;

                          dumani ti fazzu sapiri unni emu  e unni 'ni truvamu".

 

Quando "li ziti fujuti" tornavano a casa, solitamente erano bene accolti in quanto si era consapevoli che ormai, l'unico rimedio alla scappatella, era quello delle nozze riparatrici, anche per "l'occhio della gente".

Molto spesso, anche il parroco del paese veniva a conoscenza del "grave peccato", per cui la ragazza non avrebbe più avuto il coraggio o il diritto di andare in Chiesa con l'abito bianco, poiché questo diventava simbolo di una  "verginità" che non c’era più. In tale situazione si poteva scegliere di sposarsi con il rito civile o in luoghi distanti dal proprio paese.

Se addirittura una ragazza si trovava in attesa di un figlio, come più spesso avviene ai giorni nostri, le nozze venivano affrettate e ci si premurava di trovare subito una casa ed una sistemazione per i futuri sposi.

 

 

CANTI E POESIE D'AMORE

Si riportano, una serenata e una poesia d'amore, che nei tempi passati avevano grande significato nella vita sentimentale delle giovani coppie di fidanzati. Per dimostrare il proprio amore, c'era chi si improvvisava poeta e scriveva da se' qualche verso, chi si limitava a dedicare alla ragazza poesie scritte da altri, chi ancora si dilettava a cantarle qualche serenata.

 

                             AFFACCIATI BEDDA

                                      (Anonimo)

       

                    Affacciati bedda si ti vo' affacciari,

                    chistu e' lu tempu pi fari l'amuri,

                    pi fari l'amuri, pi fari l'amuri,

                    chistu e' lu tempu pi fari l'amuri.

 

                      Iu 'nti stu chianu vogliu fabbricari

                      un palazzeddu di milli culuri,

                      di milli culuri, di milli culuri,

                      un palazzeddu di milli culuri.

 

                    D'oru e d'argentu ci fazzu li scali,

                    cu petri e diamanti a li barcuna,

                    a li barcuna, a li barcuna,

                    cu petri e diamanti a li barcuna.

                   

                      La finistredda e' pi fari signali,

                      lu barcuneddu pi fari l'amuri,

                      pi fari l'amuri, pi fari l'amuri,

                      lu barcuneddu pi fari l'amuri.

 

                    E affacciati bedda si ti vo' afffacciari,

                    chistu e' lu tempu pi fari l'amuri.     

 

 

In quest'altra poesia d'amore, un ragazzo corteggia speranzoso una bella fanciulla affacciata ad una finestra

ed intenta a curare un vaso di basilico, ma in cambio ne riceve una delusione.

 

                   VITTI 'NA BEDDA

                    (Anonimo)

 

                     Vitti 'na bedda affacciata a la finestra,

                     chi abbrivirava lu basilico',

                     ci addumannai un ramu di la grasta;

                     idda rispusi: - E' tuttu lu to' !

 

                     E iu ci dissi: -Lassamillu a la finestra

                     ca a la turnata lu pigliero',

                     a la turnata taliai la finestra,

                     persi la bedda e lu basilico' !

 

 

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