LE FAMIGLIE DI RIBERA

Un excursus sulle famiglie che hanno abitato a Ribera, dalla sua nascita fino ai giorni nostri -

con stemmi araldici e notizie storiche del passato, a cura dello storico 

Raimondo Lentini,

 

con la collaborazione e il progetto grafico sul sito, a cura di G.Nicola Ciliberto.

 

Nota del sito: Tutto quanto viene pubblicato sul sito, relativamente alle famiglie riberesi è limitato ad un determinato periodo di tempo

necessariamente breve e pertanto non si può considerare completo. Pertanto chi volesse una ricerca approfondita e personalizzata della propria famiglia per un periodo di tempo molto più ampio, può rivolgersi direttamente allo storico Raimondo Lentini .

 PER RICERCHE APPROFONDITE SULLE FAMIGLIE, SCRIVERE DIRETTAMENTE a: lentini59@tin.it  

 

I PRIMI ABITATORI DI RIBERA

Nell'appendice del mio libro «Le origini di Ribera alla luce di nuovi documenti» pubblicai l'interessante documento riguardante la costruzione del paese avvenuta negli anni 1635-39 a cura del feudatario don Luigi Guglielmo Moncada Principe di Paternò, Duca di Montalto e di Bivona, Conte di Caltanissetta e Caltabellotta, ecc., dove tra l'altro si leggono i nomi delle varie persone che si costruirono o si affittarono una casa oppure avevano avuto concesso del terreno a censo.

Naturalmente molte di queste famiglie si sono estinte, altre sono emigrate specialmente tra la fine dell' 800 ed il '900 ed altre ancora si sono aggiunte a causa della forte immigrazione avuta fin dalle origini. Per questo motivo si è avuto un continuo scambio emigratorio ed immigratorio di famiglie, anche con gli stessi nomi, per cui un'analisi superficiale dei cognomi potrebbe rivelarsi errata: bisogna quindi basarsi sui documenti. Quelli che abbiamo a disposizione oggi sono: lo Stato Civile del Comune (nascite, morti e matrimoni a partire dal 1820); l'Archivio Parrocchiale della Chiesa Madre (battesimi che iniziano dal 1653, morti e matrimoni che iniziano dal 1689); i Riveli cioé la numerazione delle anime e dei beni che si trovano presso l'Archivio di Stato di Palermo (1652, 1714 e 1747); i Registri dei Notai che si trovano all'Archivio di Stato di Sciacca (a partire dal 1684). I documenti che possiamo consultare più facilmente sono naturalmente quelli locali ed i Riveli del 1652 di cui abbiamo una copia.

 

I PRIMI COGNOMI  1^ parte

Ci interesseremo in questo primo numero delle famiglie che abitarono Ribera nei suoi primi 5 anni di vita, mentre in seguito vedremo di trattare delle singole casate seguendone l'albero genealogico, la provenienza, ecc. . Purtroppo alcune volte delle persone venivano registrate col loro soprannome altre volte col cognome per cui dove non si è trovato l'uno affiancato con l'altro non abbiamo potuto fare un lavoro completo (ad esempio Adamo alias Arcabasso, Colletti alias Prò, ecc.) e spesso non è stato possibile seguirne l'albero genealogico.

Abbiamo reperito i cognomi che seguono dai contratti di enfiteusi stipulati dal legale rappresentante del Principe cioé Giovanni Antonio Spataro di Caltabellotta e dal documento di cui si è parlato in premessa. Tali contratti li abbiamo trovati presso gli atti del notaio Scoma Vincenzo di Caltabellotta (Archivio di Stato di Sciacca) e del notaio Cinquemani Giacinto (Archivio di Stato di Palermo). Ecco il primo elenco riguardante i contratti di enfiteusi stipulati fra il 1635 ed il 1638: Aucello, Biondo (Calamonaci), Bartolino, Bellitto, Catanzaro (Calamonaci), Calcara, Chirafisi, Chiazza, Campione (Cattolica), Campo (Caltabellotta), Colletti, Cutrupia, Cutrone, Calì, Comparetto, Di Benedetto (Caltabellotta), Di Marta (Calamonaci), Drignola, Forte (Calamonaci), Farina (Calamonaci), Franzone, Garresi (Calamonaci), Galasso, Grisafi, Gentile, Gagliano, Giannetto, Giaimo, Galati, Iatì, Iacono (Calamonaci, Montallegro), Libertella, Li Causi, La Genca (Calamonaci, Montallegro), Morello (Calamonaci), Montalbano (Caltabellotta), Marino, Mulé, Miceli, Maniscalco, Milioto, Monforte (o Bonforte), Navarra, Parlapiano (Caltabellotta), Pintauro, Perricone, Pumilia, Puccio, Prinzella, Provenzano, Prinzi, Palermo, Quartararo (Calamonaci), Rizzo, Raia, Ragusa, Russo (Cattolica), Sipio, Scilabra, Solinaro, Sciascia, Triolo (Calamonaci), Tortorici, Tornambé, Trapani (Giuliana), Triolo, Vella (Montallegro), Zirafa.

 

I PRIMI COGNOMI  -  2^ parte

Da altri atti del notaio Giacinto Cinquemani di Palermo stipulati a Ribera nel settembre del 1637 risulta la provenienza di alcuni abitanti: - Cammarata: Alandrosi, Alessi, Billero, Blandino, Biancorosso, Carcione, Lo Medico, Milazzo - Montallegro: Crapa - Santo Stefano di Quisquina: Bollara, Candileri, Greco - Sant'Angelo Muxaro: Musso - Palazzo Adriano: Bollari, Grisafi, Mascolara - Giuliana: Di Mora, Musso - Bisacquino: Biancaccio - Burgio: Mongiovì, Valenti, Provenzano - Chiusa: Manueli - Sambuca: Bello - Siculiana: Sciascia - Villafranca: Cirulla, Savoca - Alessandria: Caltagirone - Calamonaci: La Genca - Non specificata: Dragotta, Gebbia, Giunta, La Nuca. Tutti gli stipulanti dichiararono di abitare a Ribera. Dal momento che nel Rivelo del 1652, come vedremo in seguito, alcuni di questi cognomi non risultano possiamo fare tre supposizioni: la prima che alcune famiglie si estinsero, la seconda che si trasferirono e la terza che alcuni dei cognomi suddetti sono in effetti soprannomi.

Ecco i cognomi che ci sono pervenuti dal conto finale per la costruzione di Ribera presentato dallo Spataro al Principe pubblicato nel mio libro «Le origini di Ribera alla luce di nuovi documenti»: Agnello, Ardoino, Aucello, Baccimeo, Bartolino, Bellitto, Calafato, Campo, Candela, Cascasi, Catalano, Chiazza, Ciancimino, Colletti, Comparetto, Cutrupia, Cuttitto, Di Benedetto, Di Caro, Di Grado, Di Leo, Di Leonardo, Di Marta, Di Mora, Di Rosa, Di Vaira, Facciduomo, Fanio, Ferraro, Ferro, Fiorino, Franzone, Frenda, Fulchino, Gagliano, Galasso, Galati, Gallo, Garraffo, Garresi, Gebbia, Gentile, Giannetto, Gisso, Graceffo, Granata, Grisafi, Guglielmino, La Chiana, La Genca, La Tona, Lazzaretto, Licata, Li Causi, Lo Bue, Lo Longo, Lucia, Quartararo, Quinti, Laimo, Mandino, Maniscalco, Manueli, Marino, Matragna, Micciché, Miceli, Milazzo, Milioto, Monastero, Monforti, Montalbano, Morello, Musso, Navarra, Nicolosi, Oliveri, Palermo, Palumbo, Parlapiano, Perricone, Picone, Pinello, Pintauro, Pipia, Pirunio, Poluino, Prinzella, Prinzi, Provenzano, Ragusa, Raia, Rempia, Rizzo, Russo, Salamone, Salapi, Scaturro, Sciascia, Scilabra, Sciortino, Scorsone, Sipio, Spataro, Speziali, Tagliavia, Tallo, Tambuso, Tortorici, Trapani, Triolo, Veneziano, Virgadamo, Vizzolo, Zambito, Zirafa, Xatì (Iatì).

 

I PRIMI COGNOMI  - 3^ parte

Concludiamo questa rassegna dei primi cognomi riberesi con l'elenco delle famiglie preso dal Rivelo (Numerazione delle anime e dei beni), che era una specie di dichiarazione dei redditi di allora, che venne fatto a Ribera il 23 maggio 1652, praticamente 17 anni dopo la fondazione del paese, in cui purtroppo non viene mai notata la provenienza delle singole famiglie (gli abitanti risultarono 495): Aiello, Alongi, Arcabasso, Barbata, Bellitto, Calandrino, Candela, Canduscio, Caragio, Cascasi, Casisi, Catalano, Chiazza (Piazza), Chiefaro, Chinzi, Cinquemani, Cipriano, Ciulla, Colletti, Cordaro, Corsentino, Cusumano, Cutrupia, Cuttitto (Cottitto), D'Angelo, Di Bartolo, Di Carlo, Di Caro, Di Grado, Di Leo, Di Munda, Episcopo, Fanara, Ferraro, Ficani, Franzone, Frisco, Gaetano, Gagliano, Galati, Giacobbe, Giarraffa (Zirafa), Gioglio, Giordano, Grisafi, Guerra, Iuculano, La Nuci, La Tona, La Vecchia, Libertella, Liotta, Lo Iacono, Lo Legio, Licata, Lombardo, Lo Vavuso, Lucarella, Maniscalco, Mannino, Manueli, Marciante, Marino, Matinella, Mauceri, Miceli, Monforti, Montalbano, Musso, Navarra, Nicolosi, Oliveri, Palermo, Parlapiano, Pasciuta, Poluino, Provenzano, Pumilia, Quartararo, Quisintino, Raccagna, Rizzuto, Salerno, Scarpinato, Sciascia, Scilabra, Sciortino, Sghemma, Sipio, Soldano, Spety, Tirullo, Tortorici, Vella, Verdina, Vito, Vultura, Zito, Xialabà.

Nel primo registro dei battesimi che si trova nell'Archivio Parrocchiale della Chiesa Madre negli anni che vanno dal 1653 al 1655 troviamo alcuni nuovi cognomi non citati nel Rivelo: Amato, Alessi, Alifonso, Attardo, Avola, Burruaro, Bivona, Bonfiglio, Canzoneri, Cammisano, Cardillo, Caruana, Cannella, Catania, Chianetto, Di Giovanna, L'Ala, Muscarneri, Reina, Sedita, Spinelli.

Come possiamo notare da tutti gli elenchi fatti finora molti cognomi di un elenco non si trovano nell'altro, altri ci appaiono un po' strani probabilmente perché sono in effetti soprannomi, altri ancora si aggiungono oppure sono stati trascritti diversamente, e così via.

 

La storia e le origini dei cognomi

Il passato ha sempre esercitato con le sue ombre ed i suoi splendori, un richiamo fascinoso ed irresistibile per gran parte degli uomini perché, a dirla col Foscolo, “sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna!” E l’uomo, l’umanità in genere, cerca e si compiace di coloro che lasciarono il proprio nome scritto a caratteri di fuoco nel grande libro della storia: immaginarsi quindi quanto maggiore sia il compiacimento allorché questo si riferisce a coloro che appartengono alla nostra stirpe. Gli uomini, l’umanità operosa e tumultuante di questo secolo rombante, amano nell’intimo del proprio sub-cosciente, anche se esteriormente non lo lasciano intendere, risalire a ritroso nel tempo per rintracciarvi le memorie dei fatti, degli eventi, delle creature che furono prima di loro, e tutto questo non per banale curiosità di effimero evento, ma perché a ciò li sospinge un sentimento complesso ed onorevole, nel quale incidono in egual misura il desiderio di apprendere, attraverso il passato, il faticato cammino dei predecessori, e l’istintivo amore per la terra che ha dato loro i natali, ove vissero il proprio padre, la madre che non si dimentica, e gli altri dello stesso sangue, prima di loro.

Ora, se il voler conoscere la storia della terra ove viviamo, intesa come orbe terraqueo, nei suoi particolari, nelle sue cause e nei suoi effetti, è sentimento meritorio ed encomiabile, alla stessa stregua, pensiamo debba essere considerata l’attenta e ordinata indagine, intesa a raccogliere le testimonianze che provano l’origine e narrano le vicende di una antica casata che affonda lontane le sue radici nel passato, tanto più se questa è la casata della quale si abbia la ventura e l’onore di portare lo stesso cognome. La storia, scienza suprema ed universale maestra di vita, si concretizza proprio nella raccolta degli eventi che i singoli vissero, provocarono o subirono, così come il fiume raccoglie e porta al più grande mare l’acqua che in lui pervenne e si confuse dai tanti suoi affluenti, piccoli o grandi, ruscelli o torrenti che essi fossero.

Tale ricerca, quindi non deve — ed invero non comunemente avviene — ritenersi provocata da mera vanità ed orgoglio, ma, al contrario, deve più serenamente essere giudicata producente, operante in modo fattivo ed onorevole per colui che la vuole, in quanto egli ne trarrà non solo motivo di compiacimento essendo uomo ben nato, ma ragione e categorico imperativo di vita a bene operare, onde non vadano dispersi quegli ideali motivi che esaltarono la sua casata e ne resero onorato ed onorevole il ricordo, ovviamente tanto più rimarchevole quanto sarà stata maggiore l’impronta che le fu concesso di lasciare di sé.

Rinunciarvi ci sembra equivalga a rifiutare volontariamente un grande patrimonio morale, il cui possesso non può essere inteso come effimera vanità, ma, al contrario, impone l’accettazione consapevole di obblighi e di oneri per chi voglia goderne con onore e trasmetterlo possibilmente migliorato, comunque intatto ed immacolato, alle generazioni future.

Alcuni ritengono di poter sostenere con valida ragione che l’odierna civiltà, i fermenti sociali in atto, la vita fremente e febbrile che noi viviamo eminentemente dinamica e più incline all’azione che non alla meditazione, abbia reso inerte e superato tale concetto: sciocchezze! Sussistono e sopravvivono valori morali che non possono perire, né siano convinti gli ignavi, pur nel travaglio della evoluzione politica e sociale, perché non c’è concezione etica che possa alterare l’amore verso i nostri padri, l’affetto verso i nostri figli! E la continuità d’affetti altro non è che l’araldica e la storia, che riceve dagli antenati il pegno di gloria da essi contratto con l’umanità e lo trasmette alle generazioni venienti affinché ne facciano buon governo. La raccolta dei ricordi storici concernenti la nostra Casata non avrebbe completezza ove omettessimo di considerare l’origine ed il significato della parola stessa che oggi indica il nostro cognome, e che i nostri lontani ascendenti assunsero quale distintivo della loro e della nostra stirpe, tramandandolo fino a noi lungo il cammino dei secoli. D’altra parte, ricordare la genesi del cognome è compito della storia, e dell’araldica perché, già dal tempo dei più antichi Romani, determinata soprattutto da pratiche considerazioni, era invalsa l’usanza di distinguere i singoli individui mediante l’adozione di un appellativo attributivo che, in aggiunta al nome di persona, ne rendesse facile l’identificazione in seno alla comunità dei viventi. Tale identificazione venne raggiunta dai Romani con l’aggiungere e far seguire al  “nomen” — che indicava il nome della Gens o Gruppo di appartenenza — il “cognomen”, formazione etimologica derivante da “cum nomen” intesa nel senso di parola accompagnatrice il nome, che ancor oggi, infatti, accompagna il medesimo in quanto trattasi dell’attuale cognome. Questo complesso sistema cognominale, che può essere considerato perfetto senza tema di smentita, resse fino alla caduta dell’Impero Romano e fu sommerso nel triste periodo della  decadenza, in uno con tutte la altre maggiori istituzioni della Romanità: subì, cioè, la triste conseguenza dell’oscurità apportata alla grande Roma dalle invasioni barbariche. Il prepotere arbitrario ed assoluto degli invasori ridusse gli abitanti della nostra Penisola al comune denominativo di servi, privi di ogni e qualunque diritto, che portò all’abolizione del sistema cognominale, anche perché di questo non ne avevano ancora conosciuta l’importanza i barbari padroni: a distinguersi, fra di loro, agli stessi era sufficiente il nome di persona!

È solo col tardo X secolo ed ancor più con gli albori del successivo XI che l’usanza cognominale torna ad affermarsi per il concorrere di molti fattori, diversi fra di loro e concomitanti. Sono, questi, da ricercare nel progressivo accedere dei barbari a quelle consuetudini che essi pensavano di aver distrutto; nel sorgere di una nuova classe sociale in margine al feudalesimo; nell’emancipazione delle popolazioni dei contadini; nel movimento interno che si andava rinnovando; nel rifiorire di scambi e commerci e, soprattutto, — fatto di capitale valore — nel ristabilimento della proprietà privata essendo rifiorita la possibilità di vendere, scambiare e donare. Questi fattori, rivoluzionando i costumi determinarono un profondo mutamento negli interessi e nei diritti dei singoli, rendendo naturale e conseguente l’adozione del cognome in quanto era diventato elemento essenziale ed indispensabile della personalità umana, eliminava la possibilità di omonimie e conferiva alla medesima quel riconoscimento giuridico che ormai le era indispensabile.

I cognomi, ovviamente, non nacquero da una preconcetta normalizzazione, bensì per formazione spontanea, prodotta da determinanti diverse, che la moderna classificazione onomastica riconosce e raggruppa in quattro grandi categorie le quali permettono le seguenti suddivisioni: 1°) cognomi derivati dal nome paterno o dell’avo o di altro antenato e congiunto, che formano i cognomi patronimici; 2°) cognomi derivati dal nome del luogo di nascita, residenza, provenienza o origine familiare, che formano i cognomi toponimi; 3°) cognomi derivati dall’esercizio di un’arte, mestiere, professione, dignità o condizione, i cognomi, quindi derivati dai nomina agentis; 4°) cognomi derivati da soprannomi o nomignoli, qualche volta anche dispregiativi o adulativi, e quindi con varietà mirabile.

Deve essere inoltre ricordato che il cognome, come tutte le parole di una lingua, è e fu soggetto a variazioni per ricorrenti ed anche ingiustificati motivi, che sono per lo più, da ricercare nell’uso di forme declinative latine (genitivo ed ablativo), nell’uso di suffissi derivativi, negli errori di trascrizione, nelle forme dialettali e, infine, nei mutamenti che una stirpe ha nelle sue diverse  diramazioni.

 

FAMIGLIA BIANCACCIO

Etimologia:

Le possibili etimologie sono due. La prima che provenga da Bianco/a, nome proprio. La seconda da "Brancaccio" che deriva sempre

da un nome proprio "Pancrazio" (Patrono di Canicattì).

 

Famiglie blasonate

Brancaccio

Famiglia che ha goduto nobiltà in Napoli nel seggio di Nido. Un Felice, nel nome maritale di Laura Leofante, possedette il feudo di Giardinello 1492, feudo che nel 1551 vediamo in potere di un Giovanni; un Orazio fu nell’anno 1575-76 capitano giustiziere di Palermo; un Placido giudice pretoriano della stessa città nell’anno 1694-95, giudice della R. Udienza di Messina 1695, giudice del concistoro 1700 e della Gran Corte Criminale nel 1703-4-5; un Angelo fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1733-34, e del concistoro nel 1737; un Giovanni fu giudice del concistoro 1714 e della Gran Corte 1720, segretario di stato e sopraintendente generale delle finanze nel 1741; un Antonio, fratello del precedente, governatore e amministratore generale della città di Monreale nel 1747.

Arma: d’azzurro, a quattro branche di leone d’oro, moventi dai fianchi dello scudo 2 e 2.

 

Famiglie di Ribera

 

Questa famiglia viene a Ribera proveniente da Cattolica con certo Leonardo Biancaccio figlio di don Melchiorre e di donna Santa Venezia che si sposava a Ribera il 6 giugno 1784 con Angela Cirami figlia di Saverio e di Caterina Materna. Da questi nasceva mastro Melchiorre che nel 1861 viene nominato sindaco di Ribera (vedi). Un altro Melchiorre Biancaccio viveva a Ribera nello stesso periodo, ma era figlio di Giuseppe e di Vincenza Siragusa, si sposava  il prime nozze con Anna Giordano nel 1809 ed in seconde nozze con Maria Carmela Grado nel 1839 e moriva nel 1855. Quest'ultimo era probabilmente cugino del precedente.

 

 

FAMIGLIA APRILE

Etimologia

Aprile è molto diffuso in tutto il sud, in Sicilia ed in Puglia soprattutto, ma con presenze importanti anche nel napoletano, Aprili, molto raro, parrebbe dell'area toscana, D'Aprile è specifico di tutta la Puglia, dovrebbe derivare dal nome medioevale Aprile, attribuito in senso beneaugurale ai propri figli, con riferimento alla bellezza ed alla godibilità di quel mese primaverile, si potrebbe anche trattare in alcuni casi di cognomi attribuiti ai neonati abbandonati in quel mese.

Famiglia nobile

Nobile famiglia di Caltagirone, della quale troviamo un Carlo con la carica di capitano negli anni 1635-36-37 e con quella di proconservatore nell’anno 1635; un Vincenzo barone delle Segrezie con quella di senatore nell’anno 1656-57, altro Vincenzo Aprile e Boccadifoco che venne a 20 aprile 1727 investito della baronia di Gimia Soprana; baronia che, all’abolizione della feudalità, troviamo in potere di Vincenzo Aprile e Benso, che ne era stato investito a 10 aprile 1788. Un Antonino con bolla magistrale dell’ottobre 1789 esecutoriata a 20 febbraio 1790 venne insignito della croce di giustizia dell’ordine costantiniano, e nello stesso giorno venne tal distinzione accordata ad un Vincenzo. Un Giacomo Aprile e Benso occupò la carica di patrizio di Caltagirone nell’anno 1799-1800. Nella Mastra Nobile di Caltagirone poi troviamo iscritti un Vincenzo ed un Giacomo figli di Carlo; un Carlo, un Giuseppe, un Francesco e un Gaspare figli di Vincenzo; un Vincenzo figlio di Giuseppe; un Giuseppe, un Gaspare e un Francesco figli di Vincenzo; un Vincenzo, un Antonino, un Giacomo cavaliere di Malta; un Girolamo ed un Giuseppe figli di Gaspare ed altri ancora.

Arma: d’argento alla fascia di rosso, accompagnata da tre rose del secondo e situate 2 in capo ed una in punta.

 

Famiglia di Ribera

La famiglia Aprile è presente a Ribera già dalla fine del 600 con certo Pasquale, alias Perrone, marito di Margherita che generavano, tra gli altri, Baldassare sposatosi con Rosaria Oliveri. Per via del soprannome alcuni rami di questa famiglia rimasero Aprile ed altri diventarono Perrone. Inoltre sembra che a questa famiglia non se ne siano aggiunte altre nei secoli successivi.

 

 

FAMIGLIA ALFANO

 

Etimologia:

Alfano, Alfani o d’Alfano. - L'origine di questi cognomi potrebbe essere diversa a seconda delle diverse aree di diffusione che sono Il nord Italia, la Toscana la Campania, la Calabria e la Sicilia; Alfani ha un ceppo nel fiorentino, uno nel romano ed uno nel salernitano e napoletano, Alfano è diffusissimo nel Lazio ed in tutto il sud, Sicilia compresa. Tre sono le ipotesi: la prima che il cognome derivi da un termine germanico halfer (aiutante,); la seconda che derivi da un toponimo campano Alfano nel salernitano; la terza che avrebbe contribuito anche all'origine del toponimo è araba, dal termine al fannan (l'asino selvatico). Alfana è anche il nome di una razza di cavalli arabi molto imponenti ed Alfani potrebbe quindi essere un riferimento ad  allevatori o addetti a cavalli di tale razza.

Potrebbe anche derivare ad un uguale nome di persona, ricordo Sant'Alfano arcivescovo di Salerno, nome che si pensa risalga ad un cognomen latino del tardo impero Alphanus di origine incerta.

Viene quasi certamente dal toponimo Alfano (SA) per il quale si ipotizza una derivazione dal termine *alfanus, forse forma osca di 'albanus'. Altri lo vogliono derivato dal personale Alfius o dalla gens Alfia.

 

 

Alfani o d’Alfano.

Originaria di Scala godette nobiltà in Messina nel secolo XIII. Un Giuseppe d’Alfano, percettore del Val di Mazzara 1594,

possedette la salina di Calaci, che dal suo nome fu chiamata d’Alfano, sino nel mese di agosto dell’anno 1596, nel qual mese

egli morì. Forse a questa famiglia appartenne quel Giorlando d’Alfano che a 31 marzo 1661 venne insignito del titolo

di barone di Pellicani o dell’isola di Pellicani.

 

Arma: partito, nel 1° d’oro, a due fascie ondate d’azzurro, accompagnate da quattro torte di rosso 3 e 1 con tre stelle

dello stesso, ordinate nel capo; nel 2° d’argento, a due braccia armate al naturale, moventi dai fianchi dello scudo,

impugnanti nel cuore un ramo di verde, fiorito d’argento.

 

ALFANO - Questa famiglia, almeno un ramo, è presente a Ribera dagli inizi del 700, probabilmente proveniente da Cattolica

con Cosimo marito di Biagia Gallo e Paolo marito di Rosaria Miceli ai quali si aggiungevano nello stesso secolo Raimondo e Vito

e, nel secolo successivo, Giuseppe, tutti provenienti da Cattolica. Inoltre certo Carlo Alfano da Alessandria si sposava a Ribera

nella prima metà dell'800 con Angelica Piazza e certo Gaetano di Cianciana si sposava, nello stesso periodo, con Anna Miceli.

Infine un sacerdote, cioè don Domenico Alfano nato a Cattolica, lo troviamo a Ribera fin dal 1751 dove è morto qualche giorno

dopo il 16 luglio 1755 data del suo testamento.

 

 

 

FAMIGLIA AMARI

 

Etimologia

Amari è tipicamente siciliano, di Ribera nell'agrigentino, di Palermo e Bagheria e di Partanna e Salemi nel trapanese, Amarini ed Amarino sono quasi unici, così come Amarelli ed Amarello, Amaro ha un ceppo a Boscoreale, Napoli e Boscotrecase nel napoletano, a Scafati nel salernitano, un ceppo a Melicucco nel reggino ed uno in Sicilia nel trapanese a Trapani, Alcamo ed Erice, l'origine di questi cognomi dovrebbe essere, direttamente o attraverso ipocoristici, da forme contratte del nome germanico Ademaro, ma non si può escludere, soprattutto per i ceppi siciliani una derivazione dal nome arabo Ammar, ricordiamo con questo nome Ammar ibn Yasir nato nel 570, stesso anno di Maometto, di cui fu grande amico.

Oppure potrebbe derivare dalla voce dialettale 'amaru'= infelice. Fonte: Rohlfs, 40.

 

Famiglia nobile

Nobilissima famiglia d’origine trapanese. Un Opicino de Amari possedette la tonnara nominata del Palazzo, che, per la sua morte senza figli, venne con privilegio del 2 gennaio 1368 concessa a Rinaldo Crispo. Un Filippo Amari con privilegio del 10 ottobre Vª indizione 1397 ebbe concesso il feudo di Gibilivasili. Un Antonio comprò da Margherita Branciforti contessa di Cammarata i feudi di Ficuzza, Casachio e Sullia, dei quali ne fu investito a 6 febbraro 1550 e trasmise al figlio Baldassare, che ne venne investito a 22 giugno 1556.

Il limite dell’opera c’impedisce di tessere la genealogia completa di ciascuna famiglia ma solo di accennar di volo ai membri più importanti di ciascuna e perciò siam costretti di venire a quel Michele Amari, che a 7 maggio 1722 fu investito, per compra fattane, del titolo di conte di S. Adriano. Fu egli maestro razionale di cappa corta del R. Patrimonio, per R. Cedola data a 9 marzo esecutoriata in Palermo a 3 aprile 1743, sposò in prime nozze a 1 luglio 1696 Margherita d’Aguanno ed in seconde Maria Roxas de Sandoval e morì a 30 luglio 1750, occupando la carica di Regio amministratore generale del ius prohibendi del tabacco nel regno di Sicilia e nelle isole adiacenti. Dal secondo matrimonio ebbe, tra gli altri figli, Emerico, nato in Palermo a 8 dicembre 1704, nominato con R. Biglietto del 3 ottobre esecutoriato 15 detto mese dell’anno 1750 maestro razionale di cappa e spada del R. Patrimonio e sposò a 30 settembre 1737 Dorotea Emmanuele e Gaetani, figlia di Benedetto, marchese di Villabianca. Fu investito Emerico del titolo di conte di S. Adriano a 28 marzo 1751 e morì a 30 settembre 1766 lasciando erede di detto titolo il figlio primogenito Michele il quale ne fu investito a 7 settembre 1767. Moriva Michele a 6 febbraio 1785 e gli succedeva il figlio primogenito Salvatore che s’investì del titolo di conte di S. Adriano a 21 marzo 1787, e sposò Rosalia Baiardi e Polito figlia di Giovanni, marchese di S. Carlo. Da costei ebbe, fra gli altri, Michele, che con decreto ministeriale del 21 dicembre 1872, venne riconosciuto nel titolo di conte di S. Adriano ed Emerico, gloria non solamente di Sicilia ma d’Italia tutta, vice presidente della camera dei Comuni di Sicilia nel 1848, mente superiore e vero esempio di peregrine virtù di cittadino e di patriotta. Oggi sono stati iscritti nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana i signori Giuseppe Amari, di Michele, di Salvatore, (con la sorella Rosalia) col titolo di conte di d’Adriano; Emerico (di Gabriele, di Salvatore) con i figli Gabriele e Teresa e con i figli di Luigi suo fratello (già morto) Gabriele, Teresa, Maria, Luisa e Antonino con il titolo di nobile dei conti di Sant’Adriano.

Arma: d’argento, alla sirena al naturale, posta sopra un mare d’azzurro movente dalla punta, col capo dello stesso, caricato da una stella d’oro. Corona di conte.

Famiglia riberese

Probabilmente le molte famiglie oggi presenti a Ribera che portano questo cognome non discendono dallo stesso ramo, ma una di queste ha origine da certo Filippo Amari nato a Calamonaci il 30 gennaio 1726 da Vincenzo e da Anna Coniglio e sposatosi a Ribera il 22 settembre 1748 con Caterina Termine vedova di Domenico Matinella.

Il capostipite di Calamonaci era certo Bernardino vissuto tra la fine del XVI secolo e gli inizi del successivo, questi era originario probabilmente da Bisacquino.

Comunque a Ribera esisteva, già all'inizio del 700, un'altra famiglia Amari (Giuseppe sposato con Pellegrina Cusumano).

 

 

FAMIGLIA BORSELLINO

 

Etimologia

Borsellini ha un ceppo a Gubbio nel perugino, con presenze anche in Toscana, Borsellino è tipicamente siciliano, dell'area agrigentina in particolare e del palermitano, la più probabile derivazione per tutti questi cognomi è, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale Borso, che dovrebbe essere una forma contratta del nome medioevale italiano Bonaccorso, del nome Borso abbiamo un esempio in uno scritto del 1200: "Anno incarnationis domini MCCLIIII, VIII Kal. Februarii Borso nobilis vir detentus est...", ricordiamo con questo nome il Duca di Modena e Ferrara del 1400 Borso d'Este, non si può comunque escludere che in alcuni casi si tratti di cognomi derivanti da soprannomi originati dal mestiere di produttore artigianale di borse o anche da aspetti particolari di tirchieria o , al contrario, di liberalità del capostipite.

 

Famiglia nobile

Famiglia di Cattolica Eraclea, possedette cinque ottave parti del feudo di Giardinello, del quale ne troviamo, all’abolizione della feudalità, investito un Gaspare Borzellino a 10 aprile 1808. Egli stesso era stato nel 1802 proconservatore della detta terra di Cattolica e con privilegio dato a 20 settembre esecutoriato a 22 settembre 1812 veniva insignito del titolo di marchese.

 

Famiglia che venne a Ribera proveniente da Cattolica nella prima metà del '700 e a Cattolica era venuta a Agrigento alla fine del '600. A Ribera si trasferirono due fratelli: Francesco, che sposava Antonia Lo Iacono, e Giovanni Battista, che sposava Paola Renda. Inolt

re certo Giuseppe Antonio da Villafranca, si sposava, agli inizi dell'800, con Leonarda Di Leo Antogna.

 

Un ramo di questa stessa famiglia Borsellino di Cattolica, nella persona di Gaspare, venne insignito del titolo di marchese, come si è detto sopra. Il nipote di questi, il dottore don Gaspare Borsellino, si sposava con la riberese donna Giuseppa Montalbano, mentre il marchese Dima, si sposava, sempre a Ribera, con Marietta Parlapiano.

 

 

FAMIGLIA NAVARRO

 

Etimologia - Navarra è un cognome toponimico e la sua origine nasce appunto nella Navarra, regione della Spagna.

Evidentemente il o i capostipiti di questa famiglia provenivano da questo luogo.

 

NAVARRO 1

Famiglie nobili – Una famiglia nobile con questo cognome proveniente dalla Spagna sembra sia venuta in Siicilia insieme con i Martini. La ritroviamo poi con i seguenti personaggi: Garsia nel 1398 conestabile di 30 armigeri, Giovanni nel 1439-40 senatore di Trapani, Andrea possessore del feudo della Miraglia. Questa famiglia si è estinta. Arma: di rosso, alle catenelle d'oro, in quadrati concentrici. - Alis: d'azzurro, a quattro bande d'oro, le due di mezzo accostate da tre stelle.

 

La famiglia Navarro ovvero Navarra venne a Ribera con certi Antonino e Paolo. Quest'ultimo ebbe in enfiteusi un appezzamento di terreno nel vigneto del feudo di Stampaci il 31 dicembre 1636 proprio mentre Ribera era in costruzione. In tale atto, purtroppo non viene citato il paese di origine di Paolo, alcuni indizi ci fanno pensare che provenisse da Caltabellotta, ma potrebbe essere stato anche da Burgio o da Sciacca.

Oltre al terreno ebbe concessa a censo anche una casa nell'isolato denominato di "Tallo"; Antonino, invece, si costruì la casa a proprie spese.

Purtroppo non sappiamo che rapporto di parentela vi fosse tra i due.

 

Nella numerazione delle anime e dei beni del 1652 né Paolo, né Antonino risultano titolari di Rivelo. Il primo probabilmente era già morto, il secondo anche se non fece il suo rivelo a Ribera risulta che la sua casa confinava con quella di certo Giovanni Marino come si rileva nella dichiarazione che questi fece.

La prima presenza dei Navarro nei registri parrocchiali risale al 2 marzo 1666 anno in cui nacque Antonino Carlo da Antonino e Lucia.

 

Possiamo così ricostruire l'albero genealogico della famiglia Navarra: Il primo Antonino nacque intorno al 1615 si sposò intorno al 1640 ed ebbe tra l'altro un figlio Antonino intorno al 1645 che si sposò certamente nel 1665 con certa Lucia, di cui non ci è pervenuto il cognome e che morì il 5 luglio 1696 a 45 anni, il marito moriva invece tra il 1686 ed il 1689. Da questi nacquero: Antonino (1666), Rosario (1671), Carlo Giuseppe (1674), Domenico (1677), Stefano (1679), Nicola (1682), Paolo Francesco (1684) e Anna (1686).

 

Antonino, che era nato come si è detto il 2 marzo 1666, si era sposato intorno al 1687 con Giovanna Pasciuta, morta a 21 anni il 10 novembre 1695, e fu per parecchio tempo Giurato dell'Università di Ribera (come gli attuali amministratori) e si interessò probabilmente insieme al padre per la devozione che aveva verso le Anime del Purgatorio, a iniziare la fabbrica di una chiesa dedicata ad esse.

 

LA FAMIGLIA NAVARRO 2

Alla morte dell'Antonino avvenuta il 27 novembre 1728 i lavori venivano fatti riprendere dal fratello Stefano che moriva però il 7 febbraio 1733 mentre la chiesa non era stata ancora completata. Quest'ultimo, non essendosi sposato, disponeva che tutti i suoi beni venissero venduti all'asta pubblica e con il ricavato si completasse la chiesa, ciò purtroppo non avvenne e i lavori venivano ripresi e finiti solo dopo 40 anni dal sacerdote Giuseppe Arcuri.

 

Antonino e Stefano furono inoltre gabelloti dei feudi del Duca di Bivona che ebbero anche in subaffitto e addirittura Stefano insieme a Giuseppe Greco di Bivona, Guglielmo Giambertone e Giuseppe Sedita ebbero affittati gli Stati di Bivona, Caltabellotta e Ribera nel 1729.

Antonino ebbe tra l'altro una figlia, Caterina, nata il 3 maggio 1691 che si sposò il 2 settembre 1708 con don Gioacchino Turano figlio di don Girolamo Barone di Campello e donna Bartola Sgaraglino di Burgio e con questo matrimonio i Turano di Campello si trasferirono a Ribera.

Il 2 maggio 1693 nasceva da Antonino e Giovanna Pasciuta Antonio che nel 1722 veniva ordinato sacerdote.

Fino a questo punto i Navarra non ebbero il titolo di «don», un fratello di Antonino e Stefano e cioé Giuseppe, nato il 3 maggio 1674, sposò intorno al 1696, non a Ribera, donna Orsola Montalbano ed i figli di questi ebbero il titolo di «don».

 

Giuseppe, che fu il bisnonno del poeta Vincenzo Navarro, moriva il 1° di giugno 1739 mentre la moglie morina il 24 luglio 1741 a 60 anni.

Essi ebbero solo due figli che arrivarono al matrimonio e cioé donna Lucia, nata il 15 agosto 1697 e sposatasi il 31 agosto 1715 con Giovanni Bona vedovo di Caterina Zambito e don Vincenzo, nato il 31 ottobre 1714 e nonno del poeta, che si sposò a Caltabellotta il 21 novembre 1745 con donna Luisa Bellitto figlia di don Paolo e di donna Rosa Spadaro.

 

LA FAMIGLIA NAVARRO 3

Don Vincenzo e donna Luisa Bellitto ebbero 5 figli che arrivarono al matrimonio e cioé: don Giuseppe che si sposò il 7 settembre 1766 con donna Margherita Gatto figlia di mastro Francesco e Rosaria Colletti, donna Orsola sposatasi il 17 dicembre 1773 con don Ignazio Genova di Caltabellotta e figlio di don Paolo e donna Alberta Turano, donna Rosa che si sposò il 30 aprile 1785 con don Serafino Gatto figlio di mastro Giovanni e Rosaria Colletti, don Pietro sposatosi il 17 luglio 1786 con donna Maria Soldano di Palermo figlia di don Giovanni Battista e Gaetana Cento, ed Emanuele che si sposò a S. Anna il 7 settembre 1789 con donna Domenica Turano figlia di don Giuseppe e donna Giovanna Trafficanti di S. Anna.

Emanuele era nato il 21 settembre 1762 ed era stato il terzo figlio con questo nome, infatti gli altri due nati nel 1748 e nel 1751 erano morti, egli moriva, invece, il 16 dicembre 1831. La moglie donna Domenica Turano era nata il 28 gennaio 1765 a S. Anna.

Ebbero Emanuele e Domenica due figli che arrivarono al matrimonio e cioè donna Luisa, che era nata il 2 agosto 1790 e che si sposò il 2 gennaio 1812 con don Filippo Puccio figlio di Liborio e donna Paola Chiazzisi, e Vincenzo nato il 22 giugno 1800 che si sposò a Sambuca di Sicilia nel 1833 con donna Vincenza Amodei. Abitarono a Ribera fino al 1837 cioè qualche mese dopo la morte della loro primogenita Domenica Giulietta avvenuta il 10 agosto 1836 (era nata il 5 settembre 1834) forse a causa della malaria. Nasceva pure a Ribera il 15 agosto 1836, cioè 5 giorni dopo la morte della primogenita, Maria Domenica Giulietta. A Sambuca nacque nel 1838 (morto nel 1919) invece Emanuele che divenne poi noto scrittore superando, per fama, il padre e che si insignì del titolo di Barone della Miraglia, titolo che apparteneva, come abbiamo visto sopra, ad un'altra famiglia Navarro estinta. Probabilmente anche per questo motivo il padre di Emanuele, Vincenzo, aveva cambiato il suo cognome da Navarra a Navarro.

Moriva a Sambuca il 5 agosto 1867 alle ore 12 nella sua casa in Piazza S. Giorgio all'età di 67 anni.

Oggi a Ribera non esiste più nessun Navarro.

 

 

FAMIGLIA CATANZARO

 

Etimologia

Diffuso in Sicilia, Calabria e Puglia, deriva dal toponimo omonimo.

Catanzaro è un cognome derivante dal toponimo omonimo che viene dal greco medievale Katantzάριον  Katantzàrion, che ha origine dal termine greco kàto (giù, in basso, di sotto) aggiunto al termine arabo 'anzār' = terrazza, con il significato di terrazza situata in basso, inteso in basso rispetto alla Sila, la città infatti sorge ai suoi piedi.

 

 

Famiglie nobili

Un Giacinto fu giudice della Regia Udienza di Messina 1691 e della corte pretoriana di Palermo nel 1699-700; un Francesco Catanzaro e Lombardo, del fu Francesco, fu proconservatore di Milazzo nel 1735, carica tenuta da un Antonio nel 1758 e da un Francesco Catanzaro e Muscianisi 1791-1804; un Giuseppe Catanzaro e Giunta, dottore in leggi, a 10 settembre 1764 è proposto tra i 19 nobili da entrare nella mastra nobile di Milazzo, tra i quali troviamo pure un Giuseppe Catanzaro e Catanzaro, che fu poi giurato di detta città nel 1782-83.

Arma: d’azzurro, al piano d’oro, movente dalla punta, cimato dal crescente montante d’argento, sormontato da una stella del medesimo.

 

Famiglia riberese

 Una famiglia Catanzaro, oggi residente a Ribera, proviene da Caltabellotta e si stabiliva nel nostro comune con certo Pellegrino (1767-1817) marito di Calogera Picone. Questi generavano, tra gli altri, Pellegrino, nato intorno al 1795 a Caltabellotta, che si sposava a Ribera il 28 aprile 1823 con Giuseppa Parlapiano.

 

Comunque già era presente a Ribera una famiglia Catanzaro proveniente da Calamonaci con certo Vincenzo sposatosi, nella prima metà del 700, con Elisabetta Tortorici, mentre un altro, certo Ignazio, proveniente da Sciacca si sposava a Ribera alla fine del secolo scorso, con Maria Sarullo.

 

 

 

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Famiglia CONIGLIO

 

 

Etimologia

 

Conigli, assolutamente rarissimo, sembrerebbe dell'anconetano, Coniglio è diffusissimo in Sicilia nel palermitano, nell'agrigentino, nel catanese, nel nisseno, a Siracusa ed a Nicosia nell'ennese,  ed in Calabria è presente a Scandale e Cotronei nel crotonese, a Bivongi, Pazzano, Caulonia, Stilo e Monasterace nel reggino ed a Chiaravalle Centrale nel catanzarese, Coniglione è tipicamente siciliano di Catania e del catanese, Cuniglio sembrerebbe avere un piccolissimo ceppo nel cuneese ed uno nel materano, dovrebbero derivare, direttamente o tramite una forma accrescitiva, o modifiche dialettali, dal soprannome e nome medioevale Coniglio.

 

Famiglie nobili

 

Di questa famiglia notiamo un Francesco Coniglio e Rosselli acatapano nobile di Piazza nel 1787-88; un Filippo-Neri, dottore in leggi, giudice del tribunale del Concistoro nel 1789-90-91 e della Gran Corte Civile 1796, che ottenne a 26 marzo 1803 infeudazione del territorio di Picciana o Scarpa, del quale fu investito a 10 luglio dello stesso anno; un Giuseppe, capitano di giustizia di Piazza nel 1812-13.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, sormontata da un sole del secondo, figurato di rosso, ed un coniglio aggruppato d’argento, posto in punta.

 

Famiglia riberese

 

 Le famiglie Coniglio di Ribera sono quasi tutte originarie da Calamonaci e traggono origine, almeno quelle venute a Ribera agli albori del 700, da certo Albertino o Libertino sposato con Anna Giacone, da Antonino sposato con Mattea Quartararo e da Giuseppe figlio di Calogero e Rosa Tavormina e marito di Francesca Brancato.

 

 

 

Famiglia CRISPI

 

 

LA FAMIGLIA CRISPI 1

 

Etimologia – La maggior parte delle famiglie siciliane con questo cognome è di origine greco-albanese. Il nome verosimilmente deriva dal latino Crispus, cioè

 crespo dai capelli fittamente ondulati e arricciati. Varianti: Crispo, Crespo, Grispo.

 

Famiglie nobili – Una famiglia Crispi o Crespi (che non dovrebbe niente ad avere a che fare con la nostra), la si vuole originaria di Pisa e godette nobiltà a Messina, a Trapani e a Palermo. Possedette la tonnara del Palazzo, il feudo di Alia, il castello e tonnara di S. Nicolò, la foresta della porta di Taormina, Caropepe, Passanitello, Poira ecc.. Un Rinaldo fu baiolo di Palermo nell’anno 1312-13; un Federico fu pretore nel 1384-85; un Tommaso tenne la stessa carica nel 1399-400; un Rinaldo fu capitano di giustizia di Palermo nel 1480-81 e forse egli stesso fu giurato nel 1494-95 e 1505-6; un Giovanni fu secreto di Palermo 1479; altro Rinaldo senatore di Palermo 1572-73; un Federico pure senatore nell’anno 1610-11. In Trapani incontriamo un Enrico con la carica di capitano di giustizia negli anni 1406-7 e 1414-15; in Messina, notiamo, tra gli altri, un Federico senatore nell’anno 1406; un Andrea con la stessa carica negli anni 1415-16, 1423-24, 1429-30, 1436-37; un altro Federico pure senatore nel 1465-66; un Marco, un Giovanni ed un Nicolò cavalieri dell’ordine di Malta rispettivamente negli anni 1456, 1458, 1461; un Diego con la carica di senatore nell’anno 1690-91; un Giuseppe con la stessa carica nell’anno 1729-30 ecc.

Arma: d’azzurro, al castagno sradicato d’oro, fruttifero di cinque pezzi dello stesso.

 

La famiglia riberese di cui ci interesseremo è naturalmente quella dell'illustre statista e ministro Francesco Crispi.

Oltre mezzo secolo prima della venuta della famiglia Crispi in oggetto si era insediata a Ribera un'altra famiglia omonima con certo Rosario pure di Palazzo Adriano e figlio di Amedeo, che sposò il 20 aprile 1751 Domenica Giordano ed era vedovo di Pietra Riggio. Questa famiglia scomparve nella prima metà dell' 800. Inoltre ci perviene, casualmente, un altro matrimonio celebrato a Ribera in data 17 settembre 1814 di un certo Francesco Crispi da Palazzo Adriano e figlio di Antonino e Paola Raso con Maria Di Pietra da Bivona, che sembra non abbia nulla a che fare con i nostri (anche questi scomparvero da Ribera).

Passiamo ora alla famiglia dei Crispi «civili».

A Palazzo Adriano i Crispi sono stati sempre numerosi ed ebbero non pochi esponenti nel clero greco-albanese, infatti nel 600 visse un certo Francesco e un certo Basilio sacerdoti. Questa presenza nel clero va rilevata perché il sacerdote con la famiglia, assieme al medico ed ai notabili costituivano la nobiltà dei piccoli e medi centri siciliani.

Alla fine del 700, comunque, si potevano distinguere a Palazzo Adriano almeno quattro ceppi di Crispi senza che vi fosse nessun rapporto di parentela (anche se forse alle origini vi era) due contadineschi e due «civili». Questi due avevano, sul finire di quel secolo, un proprio esponente nel clero che si chiamavano, per una strana coincidenza, entrambi Francesco. Il primo, Francesco Niceforo (1748-1824), era figlio di Michele e Caterina Sulli, il secondo, Francesco Giovanni, era figlio di Tommaso e Pietronilla Bidera.

Francesco Niceforo ebbe, tra l'altro, un figlio di nome Giuseppe (1781-1859) che fu Vescovo di Lampsaco.

 

LA FAMIGLIA CRISPI 2

 

Francesco Giovanni Crispi alias Buskicchi appartiene, invece, al ramo che ci interessa. Il suo bisavolo, anch'egli chiamato Francesco, era sposato con una certa Maria di cui non ci è pervenuto il cognome. Nacque da questi Filippo che si sposava a Palazzo Adriano nel gennaio del 1721 con Caterina Sulli di Nicola e Anna Sulli. Da essi nacque, il 10 ottobre 1730, il già citato Tommaso, che sposò, nel maggio del 1754, Pietronilla Bidera: dal loro matrimonio nacque Francesco Giovanni (1763-1837), che intraprese gli studi ecclesiastici, si sposava da chierico il 22 maggio 1788 con Anna Di Maggio di Francesco e Fara Sciambra e in seguito veniva ordinato sacerdote secondo il rito greco-albanese (N.B.: I sacerdoti di questo rito possono sposarsi prima dell'ordinazione).

Nacquero da questo matrimonio ben sette figli: Francesca Pietronilla (1790), Maria Pietronilla (1792), Tommaso (1793), Francesco (1794), Pietronilla (1797), Filippo (1799) e Salvatore (1807).

Per particolari affari agricolo-commerciali i Crispi ebbero aziende in tre luoghi della Sicilia: Palermo, Sciacca e Ribera, per maggiori ragguagli in proposito rimandiamo il lettore al testo di Renato Composto «La giovinezza di Francesco Crispi» da cui abbiamo tratto le notizie riguardanti i Crispi a Palazzo Adriano, ed ai testi di Nicolò Inglese «Crispi» e «Storia di Ribera».

Quattro dei figli del reverendo Francesco Crispi si sposarono con riberesi: Tommaso, nato il 18 maggio 1793, sposava il 2 dicembre 1815 donna Giuseppa Genova, nata il 15 agosto 1788, figlia del notaio don Giuseppe Genova e donna Serafina Puma, originari di Caltabellotta e vedova del dottor don Sebastiano Cambisano di Ribera; donna Pietronilla (n. 1797) sposava il 28 aprile 1818 don Pellegrino Genova suo cognato; don Filippo (n. 1799) sposava il 17 ottobre 1818 donna Vita Gatto di don Serafino e donna Rosa Navarra; donna Maria (1792) sposava il 6 maggio 1821 don Pasquale Montalbano di Marco e Giuseppa Cardillo. Il matrimonio di tre di essi veniva presieduto dal padre rev. don Francesco Crispi, un altro dal rev. Francesco Alessi, tutti secondo il rito della Chiesa orientale.

 

LA FAMIGLIA CRISPI 3

 

Dal matrimonio tra Tommaso Crispi (morto il 10-8-1857) e Giuseppa Genova (morta l'1-2-1853) nacquero nove figli: Anna, chiamata Marianna, (31-8-1816), Francesco (4-10-1818), Serafina (27-1-1820), Serafina Maria Nicoletta (4-1-1821), Nicoletta (27-10-1822), Giuseppe M. Nicola, forse chiamato Filippo, (23-12-1823), Nicola (21-1-1826), Maria Maddalena (10-2-1828) e Caterina, chiamata Irene, (28-3-1830). Alcuni di questi morirono prematuramente, come spesso accadeva a quei tempi, altri arrivarono, invece, a sposarsi.

Di Francesco Crispi, lo statista, tralasciamo di parlarne e rimandiamo ai testi citati. La sorella Marianna si sposò nell'aprile del 1838 con Caratozzolo Brunone di Felice da Agrigento e da questi nacquero a Ribera Felicia (1840), Giuseppa Maria (1841), Felice (1843), Caterina (1844) e Tommasina (1848). L'altra sorella Serafina si sposava il 5 marzo 1848 con don Giuseppe Genova di don Pellegrino e donna Pietronilla Crispi dopo aver ricevuto la dispensa pontificia a causa del doppio rapporto di parentela tra i coniugi. Infine Nicolò si sposò il 6 luglio 1861 con Rosa Quartararo di Antonino e Vincenza Parlapiano da cui nacquero Vincenza sposatasi il 5 febbraio 1888 col dottor Antonio Manzone di Siculiana e Giuseppa sposatasi il 15 novembre 1888 con don Calogero Turano figlio del Barone di Campello don Girolamo e donna Carmela Parlapiano.

Dal già citato matrimonio tra Filippo Crispi, zio dello statista, con Vita Gatto nacque il 2 luglio 1821 Francesco che veniva battezzato il giorno dopo dal nonno rev. don Francesco Crispi Economo della Chiesa Madre di Palazzo Adriano secondo il rito della chiesa orientale. Questi veniva ordinato sacerdote nel 1845 secondo il rito latino ed esercitò il suo ministero a Ribera. Una sorella del sacerdote Francesco Crispi donna Maria Rosa si sposava il 23 marzo 1846 con Francesco Gioglio. In fratello Serafino si sposava il 3 giugno 1855 con Rosaria Russo di Luigi e Antonina Cannameli, dal loro matrimonio, molto prolifico, nacquero: Vita (sposò l'1-7-1877 Vincenzo Attardi), Antonina (sposò il 29-4-1882 Emanuele Tortorici), Carmela (sposò il 28-4-1886 Nicolò Borsellino), Filippo (sposò il 3-4-1894 Antonia Di Lucia), Marianna (sposò il 27-2-1900 Gaetano Triolo), Luigi (sposò il 23-2-1901 Calogera Malerba) e Giovanni (sposò nel 1933 Maria Tacci).

Il ramo di Luigi è quello che tuttora esiste a Ribera.

 

 

 

Famiglia BONIFACIO

 

Etimologia – Derivante dal nome personale latino Bonifatius (bonum=buono e fatius=destino, fato, quindi che abbia un destino buono).

Cognome con molte varianti diffuse sia in Sicilia che in Italia: Bonifazio, Benfatti, Benefazio, Bonfà, ecc.

 

 

Famiglie nobili Il primo di questa famiglia di cui abbiamo sicura notizia è un Ruggiero giudice di Messina nel 1273; un Matteo fu ambasciatore di Messina a Re Martino nel 1400, giudice straticoziale di detta città nell’anno 1403, giudice della Gran Corte del Regno nel 1424, possedette il feudo di Granito o Aderniti, il feudo di S. Pier di Monforte, di Saponara ecc.. Un Coletta è ascritto alla mastra nobile del Mollica (lista IV, anno 1590), un Scipione (lista V, 1591), un Annibale (lista IX, 1595), un Scipione ed un Luzio, figli di Cesare (lista XII, 1598 e lista XVII, 1603). Troviamo pure un Francesco (Chicco) milite, nobile patrizio di Catania negli anni 1445-46-47-48 ed infine un Tommaso, dottore in leggi, maestro razionale giurisperito del R. Patrimonio aggregato alla mastra nobile di quest’ultima città a 15 aprile 1708.

Arma: d’oro, a quattro pali di rosso, attraversati dalla banda del primo.

 

La famiglia Bonifacio di Ribera ha origine da Vincenzo nato a Cattolica Eraclea nel 1781 da Pietro e da Emanuela Vella ed ivi sposatosi con Giacoma Ciccarello. Si trasferiva quindi a Ribera dove partecipava alla vita politica facendo parte, tra l’altro, del Comitato Provvisorio durante i moti del 1848. Il Vincenzo era venuto a Ribera insieme alla sorella Rosaria che era sposata con Pasquale Ciccarello e moriva il 29 agosto 1867, lasciando due figli, Gaetano e Pietro. Il primo si sposava il 5 giugno 1833 con Marianna Triolo di Filippo e Petronilla Noto e il secondo si sposava il 7 settembre dello stesso anno con Antonina Lanza di Giuseppe e Carmela Quartararo.

Da quest’ultimi nascevano Vincenzo, che si sposava a Calamonaci il 20 febbraio 1870 con Vita Di Leo di Calogero e Calogera Capizzi, e Gaetano che sposava la cognata Giuseppa il 29 aprile 1883.

Mentre Gaetano, che si era inserito nella vita pubblica e nella rivoluzione del 1860 come componente del Comitato Provvisorio istituito in quell’anno dopo la destituzione del vecchio regime borbonico, generava con la moglie Marianna Triolo ben sette figli maschi, oltre le femmine che qui non considereremo:

- Vincenzo sposato il 17 dicembre 1870 con Rosa Oddo di Vincenzo e Teresa Maniglia;

- Giuseppe sposato il 20 febbraio 1884 con Emanuela Triolo di Carmelo e Calogera Simonaro;

- Pietro sposato il 25 febbraio 1884 con Luisa Tavormina di Luigi e Rosaria Leotta;

- Gioacchino sposato il 7 marzo 1885 con Carmela Parlapiano di Domenico e Giuseppa Oddo;

- Leonardo sposato nel 1887 a Burgio con Maria Salvatrice Carolina De Michele di Antonino e Filippa De Michele;

- Antonino sposato il 2 marzo 1897 con Palma Triolo di Carmelo e Calogera Simonaro;

- Calogero sposato il 20 novembre 1897 con Calogera Simonaro di Vincenzo e Carmela Simonaro.

 

 

 

Famiglia CILIBERTO

 

CILIBERTO

Etimologia: Questo cognome ha molte varianti tra cui: Giliberto, Gilberto, Gilibert, Giberti, ecc. Originariamente anche a Ribera il cognome era Giliberto, solo alla fine del '700 viene trasformato in Ciliberto. Quindi è un cognome "patronimico", cioè che indica la paternità del primo che lo ha portato (es. Jacopus de Giliberto e Iohannes de Gilberto vissuti nel XIII secolo).

 

Famiglie nobili:

 

Giliberto.

Nobile famiglia di Palermo, della quale notiamo un Tommaso, che fu pretore di detta città negli anni 1428-29, 1439-40,

1447-48 e 1449-50; un Enrico, che fu regio cavaliere e console dei regnicoli in tutto il regno di Sicilia nell’anno 1498.

Arma: d’oro, a tre rose di rosso, fogliate di verde, moventi da tre monti di nero.

 

Altre notizie sul cognome

Ciliberti è tipico dell'Italia meridionale peninsulare, del napoletano, salernitano, potentino, cosentino, foggiano e barese, in particolare, Ciliberto ha un ceppo nel napoletano, uno in Calabria, in particolare tra valentiano, catanzarese e crotonese, ed uno in Sicilia, in particolare nel messinese e soprattutto nell'agrigentino, derivano da una modificazione dialettale del nome medioevale Gilibertus (vedi Giliberti), troviamo tracce di queste cognominizzazioni nel valentiano fin da almeno il 1700 con un certo Antonio Ciliberti, quondam Domenico facente parte del locale parlamento.

 

Gilberti è tipicamente lombardo, molto diffuso nel bresciano, a Brescia, Gussago, Passirano, Concesio, Cazzago San Martino, Pontevico, Manerbio, Villa Carcina, Ospitaletto, Ghedi, Verolanuova e Canneto sull'oglio, ed a Milano, Gilberto, estremamente raro, dovrebbe essere dovuto ad errate trascrizioni del precedente o del cognome Giliberto, Giliberti ha un ceppo nel modenese a Carpi, Mirandola e Modena, uno romano, uno campano a Napoli, Solofra (AV), Salerno e San Michele di Serino (AV), uno nel barese a Putignano e Monopoli ed uno nel trapanese a Paceco e Trapani ed a Palermo, Giliberto sembrerebbe tipicamente siciliano di Messina, Palermo, Ispica (RG), ma soprattutto nel siracusano di Augusta, Siracusa, Palazzolo Acreide, Pachino, Solarino e Noto, dovrebbero derivare, direttamente o tramite contrazioni, dal nome di origine franca Gilibertus (forma italiana del franco Gerbert), di cui abbiamo un esempio in una lapide dell'anno 1120 a Taviano nel leccese: "HIC JACET GILIBERTUS MILES - CONESTABULUS CONDAM DOMINI - GOFFRIDI INCLYTI COMITIS. QUI OBIIT - ANNO DOMINICAE INCARNATIONI - MCXXI MENSE OCTOBRI INDIC. XIV - CUIUS ANIMAE REQUIESCAT IN PACE" (l'anno indicato 1121 è secondo il calendario bizantino che iniziava il 10 settembre perciò secondo la datazione attuale corrisponde al 1120).

 

 

La famiglia Ciliberto di Ribera

 

Questa famiglia venne a Ribera proveniente da Bivona con due fratelli: Vincenzo e Ignazio; erano figli di Sebastiano sposato a Bivona nel 1680 circa con Francesca Cammarata (questi all'epoca del matrimonio dei figli erano morti).

Vincenzo (nato a Bivona nel 1685 circa) sposato a Ribera l’11.9.1707 con Leonarda Zambito fu Luca e di Caterina Ciura. Questi non ebbero prole maschile a Ribera per cui si estinse il ramo.

Ignazio (nato a Bivona nel 1690 circa) sposato a Ribera l’8.11.1711 con Antonina Caruso di Leonardo e Lucia Scilabra, da questi nacquero:

1) Leonardo sposato il 1.9.1743 con Lucia Marino;

2a) Sebastiano sposato in prime nozze il 7.11.1734 con Maria Montalbano;

2b) Sebastiano sposato in seconde nozze il 6.6.1745 con Brigida Licata;

Dalle prime nozze di Sebastiano (con Maria Montalbano) nacquero:

Andrea sposato il 11.10.1767 con Carmela Coniglio e da questi nacquero e arrivarono al matrimonio i segueti figli maschi:

         - Sebastiano sposato in prime nozze il 25.10.1795 con Calogera Sparacino ed in seconde nozze il 12.5.1804 con Vincenza Lauro.

         -  Gioacchino sposato in prime nozze nel 1796 circa con Rosa Agozzino; in seconde nozze l’8.9.1799 con Rosa Giordano o Soldano; in terze nozze il 15.2.1801 con Margherita Birritteri ed in quarte nozze il 18.10.1847 con Onofria Riggi.

         -  Vincenzo sposato il 26.6.1794 con Petronilla Noto

         -  Calogero sposato il 10.10.1813 con Calogera Giandalia

         -  Serafino sposato in prime nozze il 26.6.1808 con Caterina Rizzuto ed in seconde nozze il  22.10.1831 con Antonia Gumina

 

Dalle seconde nozze di Sebastiano (con Brigida Licata) nacquero:

         - Giuseppe sposato il 21.9.1771 con Benigna Termine

         - Girolamo sposato il 26.11.1796 con Anna Maria Perricone

         - Nicola sposato il 20.2.1797 con Rosalia Petralia fu Matteo e di Arcangela Siragusa

 

 

 La carta d'identità della "Zzà Maruzza" (Ciliberto Maria), una sorella  di Ciliberto Sebastiano,

nonno  paterno di Giuseppe N.Ciliberto,  nata il 6/2/1869 e morta negli anni '50. Abitava a Ribera nel

Corso Margherita ed ancora oggi ancora qualcuno la ricorda.

 

Per le linee genealogiche dei precedenti ci fermiamo qui, mentre continuiamo la linea del nostro Giuseppe Nicola Ciliberto che ha realizzato il presente sito.

 

Il mio ATTO DI BATTESIMO

 

 

Il mio Atto di battesimo (Ciliberto Giuseppe Nicola) avvenuto

il 6 Gennaio 1943 (16 giorni dopo la tragica morte di mio padre Nicolò). Come si può

notare alla voce "nomen" risultano i due nomi: Joseph (Giuseppe) e Nicolaus (Nicolò)

Il sacerdote era stato Salvatore Piazza e il padrino Tacci Giuseppe.

Un doveroso ringraziamento va allo storico Raimondo Lentini per avermi data la

grande opportunità di conoscere notizie e documenti per me molto preziosi.

(G.N.C.)

 

 

La linea del nostro è quella di Nicola sposato nel 1797 con Rosalia Petralia da cui nacque tra gli altri Sebastiano che si sposava a 32 anni in prime nozze il 28.6.1830 con Paola Sciangula di anni 15 figlia del fu Paolo e di Vincenza Sanfilippo ed in seconde nozze il 27.4.1836 con Maria Restivo di Calogero e Paola Muscarneri.

Da quest'ultimo matrimonio nasceva tra gli altri Nicola sposato a 27 anni il 30.4.1865 con Marianna Bavetta di anni 20 figlia del fu Calogero e di Ninfa Gatto.

Da Nicola nasceva il 21.4.1872 Sebastiano sposato il 29.5.1899 con Anna Di Carlo di Giuseppe e Giuseppa Miceli.

Da Sebastiano nasceva Nicolò che si sposava a 24 anni il 14 febbraio 1926 con Maria Macaluso di 15 anni figlia del fu Francesco e di Carmela Di Carlo

 

Abbiamo trovato, inoltre, il matrimonio di certo Antonino Ciliberto fu Sipione e Anna Zuppardo di Cattolica che si sposava a Ribera l'8.4.1861 con Rosa Coniglio fu Michele e Giuseppa Virone.

 

L'ALBERO GENEALOGICO di mia madre: Macaluso maria

 

Ricerche storiche effettuate da Raimondo Lentini

 

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Famiglia ALESSI

 

Etimologia:

Cognome di evidente origine "patronimica" e originato dal nome proprio "Alessio" poi D'Alessio e successive metamorfosi

(Alessi, Alessio, D'Alessi, Alesi, D'Alesi, Alesci, Alecci, Alescio, Ales, ecc.).

Alessi è diffuso in tutt'Italia, Alessio ha ceppi nel nord Italia ed al sud, soprattutto in Calabria, Alesso, abbastanza raro, ha un ceppo nel Piemonte occidentale ed uno in Sicilia, derivano dal nome latino di origine greco bizantina Alexius, di cui abbiamo un esempio nelle ecloghe di Virgilio: "...'O crudelis Alexi, nihil mea carmina curas?...".

Alessi o Alessio.

Nobile famiglia, originaria di Roma, passata nello scorcio del secolo XIV in Sicilia, dove godette nobiltà nella città di Messina dal secolo XIV al XVII, nella città di Catania, in quella di Piazza e in quella di Nicosia. Un Antonino, dottore in ambo le leggi, ebbe da Re Martino, con privilegio dato in Catania a 4 novembre 1401, concessa una salina in Marsala, che passò nella persona della di lui figlia Luigia moglie di Pietro de Afflitto.

 

Un Matteo ebbe legato per testamento da Rinaldo de Sano suo congiunto il feudo di Nissuria, che ebbe confermato da re Federico, ma che poscia, per essersi ribellato ai Martini, perdette. Nel ramo di Piazza troviamo un Francesco, investito del feudo di Bugidiano nel 1479, padre di Giovanni Antonio e di Giuliano. Giovanni Antonio morì senza figli ed a lui successe il fratello Giuliano che venne investito di metà di Bugidiano e di Castani a 4 aprile 1500 e fu padre di Giovan Michele e Battista, che vennero di detti feudi investiti a 3 novembre 1509. Giovanni Antonio de Alessio, per la moglie Elisabetta Landolina, possedette pure il feudo di Ramione che poscia essendo, alla morte di lui, l’Elisabetta passata a seconde nozze con Antonio Tedeschi, passò in persona di costui.

 

Nel ramo di Catania troviamo un Blasco padre di Niccolò, tesoriere nobile di detta città nel 1511 e di Bernardino. Quest’ultimo fu padre di Giovanni, giurato di detta città nel 1525 e 1529, capitano di giustizia nel 1535 che sposò la nobile Giovanna Vitellino, la quale lo rese padre di Mariano, senatore di Catania negli anni 1548 e 1560. Da Mariano ed Alvara La Valle ne venne Giulio, che ebbe in moglie Lucrezia Vicari la quale gli partorì Vincenzo in cui questa linea venne ad estinguersi. Da Nicolò Alessio, figlio di Blasco, e da Elisabetta Bonaccini, ne venne Antonino, che sposò la nobile Agata Guerrero e fu progenitore di molti distinti gentiluomini.

 

Nel ramo di Nicosia troviamo un Nicolò Alessio che, nel nome maritale di Garita de Mucicato, unica sorella di Filippo morto senza figli, viene a 29 ottobre 1502 investito del feudo di Sisto, che, con titolo di barone, conservossi sino all’abolizione della feudalità nella famiglia ritrovandone ultimo investito un Giovan Vincenzo a 28 ottobre 1765, come figlio di Saturnino Maria, che ne era stato investito a 5 marzo 1764 come figlio di Giovan Vincenzo. Da questo stesso ramo della famiglia si possedette il feudo di Montegrosso con titolo di barone, del quale ne troviamo a 2 ottobre 1721 investito un Bartolomeo; a 10 gennaio 1778 Nicolò figlio primogenito del precedente; ed a 2 giugno 1793 Rinaldo figlio primogenito di Nicolò.

 

Possedette pure, e forse ancor oggi possiede, questa famiglia il feudo di Pasquale del quale, all’abolizione della feudalità, con titolo di barone troviamo possessore un Pietro Bernardo, in virtù d’investitura presa a 19 novembre 1771 come figlio primogenito di Francesco.

Arma: d’oro, a tre rose di rosso 2.

1 Corona di barone.

 

Alessi

Famiglia presente a Ribera, fin dalla fondazione, infatti un mastro Filippo Alessi da Cammarata ebbe in enfiteusi del terreno nella Piana di Stampaci dal Moncada (1637). Sono presenti alcuni nuclei familiari con questo cognome nel primo registro di battesimo di Ribera discendenti da questo Filippo:

1) Filippo sposato con Margherita che generano nel 1666 Antonino ed altri figli; questo si risposò poi  nel 1687 con Lucrezia Parlapiano

2) Giuseppe sposato con Gerlanda che generano nel 1672 Antonina

3) mastro Calogero sposato con Giuseppa che generano nel 1686 Bartolomea

4) Pellegrino sposato con Rosalia che generarono il sopracitato Filippo.

Ricerche storiche effettuate da Raimondo Lentini

 

 

 

 

Famiglia CARDILLO

 

CARDILLO

Etimologia – Cognome molto diffuso in Sicilia che potrebbe trarre origine dal diminuitivo di Cardo o dal sic. e it. merid. Cardiddu, cioè cardellino dal lat. carduelis.

(Stephanus qui cognominabatur Cardillu, anno 1125).

 

 

Famiglie nobili – Cardillo.

Illustrata da quel Domenico, che fu ministro della Regia Azienda di Messina, delle due fiscalie del Real Patrimonio, della Gran Corte, consultore della suprema giunta di Sicilia in Napoli, della giunta di guerra, della camera della Sommaria, della giunta di commercio e del tabacco, decorato con privilegio del 13 dicembre 1772, esecutoriato a 7 luglio 1774 del titolo di marchese. Agostino, suo figlio, fu giudice della Gran Corte del Regno 1764, presidente del tribunale del Concistoro 1797, presidente del tribunale del Real Patrimonio 1805 e presidente del tribunale della Gran Corte 1810, e padre di Antonio che a 22 aprile 1813, per i meriti del padre suo ancora in vita, ottenne il titolo di marchese e fu senatore di Palermo dal 1824 al 1830. Nella mastra nobile di Messina del 1807 troviamo notati un Gaetano Cardillo fu Giuseppe, un Gaetano Cardillo e Crispo, dottore in leggi, fu Ignazio, ed un dottor Ignazio (figlio di Giuseppe, del fu Ignazio) ed il marchese dottor Agostino, figlio del marchese Domenico.

Oggi sono stati iscritti nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con il titolo di nobile, i fratelli Teofilo, Agostino e Francesco Cardillo, Giuseppe Cardillo, figlio di Agostino e Giuseppe, Teofilo ed Ernesto Cardillo di Francesco.

Arma: troncato con la fascia in divisa centrata di rosso; nel 1° d’azzurro, alla corona marchionale d’oro, sormontata da tre stelle d’argento, ordinate nel capo; nel 2° d’azzurro, al cardellino del suo colore, sorante sovra un ramoscello di verde, fiorito d’argento, nodrito sul terrazzo al naturale.

La prima notizia di questa famiglia ci perviene già dai primi riveli del 1652, ma in tali documenti non risulta cognome Cardillo, ma bensì il soprannome “Lo Vavuso”. Abbiamo potuto sapere che questo era il nomignolo dal battesimo di certa Vavuso Angela Giacoma alias Cardillo nata il 29 settembre 1667 figlia di Giuseppe e Caterina. Ma torniamo ora ai riveli del 1652 dove notiamo la presenza in Ribera di due nuclei familiari con questo nome. Il primo rappresentato da Antonino di 31 anni sposato con Carastella che avevano un figlio di nome Giuseppe, il padre della Angela Giacoma precedente, di 7 anni e una figlia Antonina. Il secondo rappresentato da Vito di 28 anni con la moglie Paolina ed i figli Martino di 7 anni e Francesco di 3. Quest’ultimo ramo si estinse, mentre il Giuseppe (m. 17/7/1712) sposava nel 1664 Caterina Oliveri, da cui nascevano, tra gli altri, Gaspare l’8 novembre 1671 e Melchiorre il 29 ottobre 1681.

Il primo si sposava il 10 luglio 1712 con Laura Licata generando Giuseppe sposatosi a sua volta il 1° febbraio 1761 con Rosaria Zito, ma moriva appena due anni dopo cioè il 10 febbraio 1763 senza lasciare eredi.

 

Il secondo, Melchiorre, sposava, non a Ribera, Giuseppa Alfano e moriva il 19 dicembre 1759 e secondo l’atto di morte doveva avere l’età di cento anni, ma dalla fede di battesimo risulta averne soltanto 78. Quindi la progenie continuò con Melchiorre e Giuseppa Alfano che generavano Filippo e Giuseppe Pasquale. Il primo si sposava il 21 settembre 1749 con Giuseppa Montalbano di don Francesco e Francesca Montalbano di Caltabellotta ed il cui ramo, almeno a Ribera, si spegneva. Il secondo, Giuseppe Pasquale (n. 7/4/1718 - m. 24/12/1772), si sposava intorno al 1740 Biagia Triolo dando origine all’attuale ramo dei Cardillo che nell’ottocento si elevarono di livello sociale. Infatti, da questi nascevano tre figli maschi: Melchiorre, Serafino e Filippo. Il primo si sposava l’8 ottobre 1785 con Pasqua Di Leo generando don Carmelo Cardillo, che veniva eletto Sindaco di Ribera nel 1808 e nel 1828.

 

Questi sposava il 25 aprile 1812 donna Apollonia Montalbano di don Marco e Giuseppa Cardillo e moriva il 4 settembre 1830 senza lasciare prole maschile. Serafino si sposava il 17 settembre 1768 con Rosa Muscarneri e anch’egli non lasciava prole maschile. Mentre il terzo, Filippo, si sposava il 12 novembre 1796 con Anna Di Leo e generava Carmelo e Giuseppe. Quest’ultimo si sposava il 26 aprile 1823 con donna Rosaria Maniglia figlia del notaio Antonino e di donna Maria Samaritano e moriva il 22 maggio 1831 a soli 27 anni senza lasciare prole maschile.

 

Don Carmelo Cardillo si sposava, invece, il 31 dicembre 1819 con donna Ignazia Attardi. Procreavano questi quattro figli maschi: Filippo, Vincenzo, Melchiorre e Giuseppe. Il primo intraprese gli studi ecclesiastici (vedi sacerdoti). Il secondo si sposava il 30 aprile 1870 con donna Rosa Salerno di don Francesco e donna Giuseppa Parisi. Il terzo, Melchiorre, si sposava l’8 febbraio 1877 con donna Angela Marano fu Giuseppe e Maria Gesua Miceli. Il quarto, Giuseppe, si sposava il 13 dicembre 1884 con donna Luigia Montalbano figlia di don Gioacchino e donna Teresa Musso.

Ricerche storiche effettuate da Raimondo Lentini

 

 

 

Famiglia COLLETTI o Colletta

 

Etimologia – Le etimologie possibili sono due. La prima che deriverebbe dal greco Nikolettaj e poi Kolettaj (come Nicola si abbrevia in Cola) e con il raddoppio della elle.

La seconda e che potrebbe riferirsi al colletto o che sia il diminuitivo di Collo. Siccome sappiamo che molti cognomi derivano da nomi si è propensi ad optare per la prima ipotesi.  Famiglie nobili – La famiglia Colletta godette nobiltà in Messina nel XIV secolo. Arma: d’oro, al mirto di verde, nodrito sovra un terreno dello stesso e accostato

da due api d’azzurro.

La famiglia è presente a Caltabellotta ab immemorabili ed in diversi ceppi. Ad esempio un Pietro, marito di una Placida, visse a Caltabellotta tra la fine del 400 e gli inizi del 500. Probabilmente la famiglia deriva da un unico ceppo che poi si è sparso per tutti i paesi limitrofi. Il ramo di Burgio ha dato dei notai: Giacomo che inizia a rogare nel 1576, Alessandro nel 1597, Antonio nel 1606, Giovanni Paolo nel 1608 e Giuseppe nel 1785. Il ramo di Villafranca, poi trasferitosi a Calamonaci ha dato dei valenti murifabbri: Eucarpio, Giovanni, Leonardo e Giacomo nel 700; dei paratori di chiese come Antonino, ecc. Ha dato anche molti sacerdoti sia a Caltabellotta che negli altri paesi vicini. Fra tutti ricordiamo Antonino Colletti arciprete di Burgio dal 1574 al 1596.

Diverse sono state, a Ribera, le famiglie aventi tale cognome provenienti dai paesi limitrofi. Quella in considerazione è comunque la famiglia Colletti che riuscì ad elevarsi socialmente e che trae le sue radici fin dall'epoca della fondazione della città, infatti, l'amministratore di Luigi Moncada, Giovanni Antonio Spataro, concedeva a Filippo Colletti fu Vincenzo il 31 dicembre 1636 della terra in Piana Stampaci con promessa di costruirsi anche una casa nel nuovo centro che si stava costruendo. A questa famiglia appartennero anche due sacerdoti: Luca nato a Ribera nel 1661 e morto l’8 dicembre 1741 e Pellegrino nato a Ribera nel 1667 e morto il 28 agosto 1710

Essendoci più di una famiglia con questo cognome ci viene un po' difficile stabilire i collegamenti geneologici in questo primo periodo in cui non c'erano ancora i registri parrocchiali, ma in base ai Riveli possiamo supporre che certo Filippo Colletti generò Carlo, il quale si sposò in prime nozze con certa Margherita ed in seconde nozze certa Caterina. Dal primo matrimonio nascevano Filippo e Antonino, le cui ramificazioni non tratteremo. Dal secondo matrimonio naque, tra gli altri, Domenico che sposava in prime nozze certa Maria ed in seconde nozze Caterina Cordaro. Da quest'ultimo matrimonio discendono i Colletti che si sono affermati nella vita sociale riberese dell'800. Infatti Domenico e Caterina generavano Antonio, nato nel 1677, e Pellegrino, nato nel 1690.

— Pellegrino si sposava il 15 novembre 1711 con Caterina Puma figlia di Filippo e Filippa Candela generando Filippo che si sposava a sua volta il 5 gennaio 1754 con Leonarda Oliveri figlia di Stefano e Rosaria Colletti. Il figlio di questi, Pellegrino, si laureava (forse in giurisprudenza), alzando così il rango sociale della famiglia e sposava il 10 novembre 1805 donna Brigida Puccio figlia di Liborio e Paola Chiappisi. Da questo matrimonio nasceva don Filippo Colletti, più volte sindaco di Ribera e giudice conciliatore, nonché primo sindaco dopo l'unità d'Italia, questi si sposava il 5 ottobre 1833 con donna Caterina Turano Campello figlia del barone don Girolamo e di donna Giuseppa Gangitano.

— Antonio, fratello del precedente Pellegrino, nato nel 1677 e morto il 10 ottobre 1728, si sposava, invece, con Anna Maria Cascio generando Antonio e Domenico.

- Antonio si sposava il 23 ottobre 1735 con Maria Montalbano figlia di Marco e Paola Abruzzo generando Giacomo che, a sua volta, si sposava a Calamonaci il 27 dicembre 1767 con Caterina Petralia vedova di Vincenzo Gagliano. Il figlio di questi, Antonio, si sposava con donna Caterina Cutino figlia di don Pasquale e di donna Caterina Cirami, alzando anche questo il rango sociale della sua famiglia. antonio moriva ad appena 36 anni il 29 dicembre 1812 lasciando tre figli maschi, due morti giovani e celibi e soltanto uno sposato: don Giacomo, morto il 19 febbraio 1826 a 23 anni, don Pasquale, morto il 1° febbraio 1834 a 28 anni, e don Vito, nato il 13 dicembre 1810 e sposatosi il 2 marzo 1835 con donna Caterina Latino figlia di don Giuseppe e donna Angela Attardi e morto, anch'egli giovanissimo, il 1° giugno 1852.

- Domenico, nato il 5 maggio 1726 da Antonio e Anna Maria Cascio, si sposava intorno al 1760 a Cattolica Eraclea, con Giovanna Dalli (morta l'8 agosto 1820) e moriva il 15 novembre 1784 lasciando cinque figli maschi:

• Don Salvatore nato nel 1763 e morto il 18 dicembre 1823, rimasto celibe, lasciava i suoi beni al fratello più piccolo Carmelo.

• Don Vincenzo, nato nel 1767, si laureava in giurisprudenza e, al dire del Navarro, fu grande gireconsulto, scienziato e meccanico, nonché benefattore, infatti, a proprie spese aveva iniziato la costruzione di un ospedale con annessa chiesa di S. Andrea Avellino, rimasta purtroppo incompleta e da nessun altro continuata. Si sposava in prime nozze nel 1789 a Cattolica con donna Anna Rondelli, la quale moriva il 26 novembre 1790 ad appena 20 anni ed in seconde nozze il 5 agosto 1793 a Palermo con Giuseppa Nobile Fardella Staiti. Moriva il 4 dicembre 1827 senza lasciare figli.

• Don Antonino, nato nel 1768, che sposava l8 giugno 1788 donna Barbara Bisogni figlia di don Nicola e donna Marianna Genova e moriva il 6 aprile 1817.

• Don Liborio che si sposava il 9 aprile 1808 con donna Antonia Truncali vedova di don Giuseppe Puma e moriva il 16 gennaio 1839 lasciando un solo figlio maschio il dottore in medicina don Domenico Colletti, nato il 22 ottobre 1812, sindaco dal 1843 al 1845, rimasto celibe, moriva il 19 maggio 1872.

• Don Carmelo che si sposava il 13 dicembre 1833 con Francesca Zambito figlia di Ciro e di Giovanna Guarraci, e che moriva il 27 settembre 1839, lasciando un solo figlio il dottore in legge don Francesco Colletti, nato venti anni prima del matrimonio il 23 settembre 1813 e riconosciuto soltanto il 31 dicembre 1827, con atto pubblico in cui il Carmelo dichiarava di aver accudito al Francesco fin dall'infanzia. Sposava Francesca Camizzi, veniva eletto sindaco nel trimestre 1846-48 e moriva il 4 gennaio 1874.

In seguito molte altre famiglie Colletti si sono trasferite a Ribera dai paesi limitrofi e tra queste ricordiamo quella che ebbe come capostipite certo Antonio (? 1677 - Ribera 1728) sposato con Anna Maria Cascio; da questi un solo figlio maschio arrivava al matrimonio e cioè Antonio, che era nato nel suo comune di origine intorno al 1710, e che sposava il 23 ottobre 1735 con Maria Montalbano di Marco e di Paola Abbruzzo. Un'altra che ebbe come capostipite certo maestro Mario Colletti (? 1653 - Ribera 1707) che era sposato con Giovanna Cannistraro e che generavano Filippo che a sua volta sposava a Ribera il 13 gennaio 1715 Francesca Sortino figli di Stefano e di Rosaria Piscione. Ed altre ancora provenienti da Calamonaci, da Bivona, da Burgio, da Lucca e da Villafranca nel 700, da Calamonaci, da Sambuca e da Lucca nell'800. Alcuni di questi colletti si sposavano a Ribera con ragazze riberesi e poi ritornavano nei loro paesi di origine, altri invece si stabilivano qui.

Ricerche storiche effettuate da Raimondo Lentini

 

 

Famiglia CANNATA

 

Etimologia – Siciliano cannata “vaso di creta per l’acqua”, dal greco medievale kanata ”brocca (misura di liquidi)”e quindi dal latino “cannata”. Presente già nel XI secolo con Iohannes de Canata e Anoselus Cannata.

Famiglie nobili – Cannata o Cannada.

Un Giacomo, milite, possedette sotto re Pietro II il feudo di Baccarati; un Giuseppe fu nobile di Vizzini e padre di Giacinto, che fu viceportulano del caricatore di Licata, prefetto e giurato più volte di detta città; un Domenico, nipote di detto Giacinto, con privilegio dato a 10 febbraio esecutoriato a 7 aprile 1734, ottenne il titolo di marchese di Scuderi, titolo che, all’abolizione della feudalità, era già passato in casa Cannarella, dove tuttora conservasi.

Possedette pure questa famiglia l’ufficio di portulanotto di Girgenti e diritto del mezzo grano 1724.

Arma: d’azzurro, al vaso d’oro, ansato a sinistra, con tre gigli di giardino, al naturale, nodriti nel vaso.

Questa famiglia è venuta a Ribera, proveniente da Burgio, agli inizi dell'800 con certo Pietro (campiere) figlio di Calogero e Vita Sala, che sposava la riberese Angela Vasarella figlia di Giovanni e Francesca Simonaro.

 

Da questi nasceva il 15 dicembre 1833, tra gli altri, Luciano (morto 11 luglio 1877) che intraprendeva la carriera ecclesiastica e gli veniva istituito il patrimonio sacro nel 1856. Ma la discendenza attuale proviene dagli altri due figli maschi: Giovanni e Salvatore.

Ricerche storiche effettuate da Raimondo Lentini

 

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Famiglia BISOGNO  o BISOGNI

Etimologia - Appare evidente l’etimologia del cognome: bisogno.

Famiglie nobili: Bisogno.

Il Galluppi dice che questa famiglia è originaria della Calabria e godette nobiltà in Messina nel secolo XVII.

Arma: d’azzurro, a due fasce cucite di rosso, accompagnate da due monti a tre cime al naturale, quello del capo sormontato da due colombe volanti d’argento, e quello della punta da due stelle d’oro.

 

La famiglia Bisogni è venuta a Ribera, proveniente da Salerno, nel XVIII secolo con certo don Nicolò figlio di don Matteo e di donna Barbara Jannelli. Questi si sposava, sempre a Ribera, l’11 giugno 1771 con donna Marianna Genova figlia del notaio Pellegrino e di donna Leonarda Daino ed ivi moriva il 6 dicembre 1786. Nascevano da questi tre figli maschi:

Matteo, nato nel 1776, sposatosi il 28 maggio 1825 con Ninfa Piazza da cui nascevano Antonio (sposato nel 1852 con Carmela Firetto) e Giuseppe (sposato nel 1850 con Carmela Presti); Giuseppe, nato nel 1783, sposatosi il 7 gennaio 1817 con Lucia Bono e morto il 4 luglio stesso senza lasciare prole; Pietro, nato nel 1784, sposatosi il 26 novembre 1814 con donna Maria Carmela Montalbano da cui nasceva il notaio Nicolò e morto il 19 novembre 1859.

Ricerche storiche effettuate da Raimondo Lentini

 

 

 

Famiglia ABISSO o BISSO

 

Etimologia – Contrariamente a come potrebbe sembrare a prima vista il cognome non dovrebbe avere origine da abisso (lat. Abyssus), ma da bisso

 

 (lat. Byssus), cioè tessuto di lino. Poiché dalle ricerche effettuate nel seicento spesso veniva così trascritto nei documenti.

 

Famiglie nobili – Bisso.

 

Il primo di questa nobile famiglia palermitana di cui si abbia sicura notizia è un Ottavio Bisso, che nell’anno 1579 troviamo fra i cavalieri dell’ordine sovrano di Malta e che fondò in Palermo, insieme con Marco La Cava arcivescovo della stessa città, la venerabile e nobile compagnia di Santa Maria della Consolazione sotto il titolo della Pace, della quale fu nell’anno 1580 primo consigliere, nell’anno 1581 e per altre quattro volte sino all’anno 1600 governatore. Un Francesco ottenne con privilegio dato a 30 dicembre 1594 esecutoriato a 28 aprile 1595, per sé e suoi, la concessione del titolo di Don, fu deputato del regno, con privilegio dato a 8 luglio 1582 esecutoriato 9 settembre venne nominato Protomedico del regno di Sicilia, e a 5 gennaio 1592 maestro secreto del regno istesso.

Ottavio, figlio di lui e di Flavia Catalano e Settimo, fu senatore di Palermo negli anni 1664-65, 1668 e 1673, governatore della Tavola ed Ospedaliero dell’Ospedale grande, sposò Elisabetta Del Giudice ed Opezzinga dalla quale ebbe un figlio a nome Giovan Battista, celebre cavaliere giostrante, che nel 1680 vinse il premio e l’onore del più galante. Dal matrimonio di costui con Laura Schettini e Belmudes ne vennero due figli: Francesco ed Ottavio, il primo fu sacerdote, il secondo teatino, sicchè questo ramo della famiglia veniva ad estinguersi, restando solo il ramo proveniente da Giuseppe fratello di Ottavio Bisso e Catalano.

Detto Giuseppe fu padre di Girolamo e questi di Rosario sposo di una dama della nobile casa Angles. Da Rosario ne venne Girolamo, che sposò nel 1737 Dorotea Statella e Bellia dei baroni di Cameni della quale ebbe Rosario, che fu professore di diritto civile nell’Università di Palermo ed a 7 gennaio 1788 ottenne dal senato palermitano un attestato di nobiltà, in seguito al quale egli e la moglie Giuseppa Polizzi figlia di Vincenzo Polizzi e Napoli barone del Pizzuto, venivano ammessi ai reali baciamani.

Dal matrimonio di questo Rosario con la detta Polizzi ne vennero più figli, ma pare che questa nobile famiglia venisse il 7 aprile 1866 ad estinguersi con la morte di Dorotea Bisso e Polizzi, vedova di Giuseppe Mango e Vanni marchese di Casalgerardo, barone di Castelluzzo, cavaliere ereditario, nobile e patrizio di Palermo e di Catania, cavaliere d’onore e di devozione, già di giustizia, del sovrano militare ordine di Malta ecc.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro coronato dello stesso, tenente con la zampa anteriore destra una spada di argento posta in sbarra e poggiata l’altra sopra una ruota d’oro.

Altre notizie sulla famiglia Abisso

 

Il capostipite di questa famiglia fu Antonino Abisso che nacque intorno al 1570, si sposò intorno al 1600 con certa Francesca, ma di questa coppia purtroppo non sappiamo il luogo dove vissero. Sappiamo, invece, che si trasferirono ad Aragona all'incirca all'epoca della fondazione (Aragona veniva fondata dal nobile Baldassare Naselli nel 1607). Nacque da questa coppia, tra l'altro, un figlio cui imposero il nome Baldassare per il rispetto e la gratitudine che portavano nei confronti del fondatore di Aragona Baldassare Naselli. Questi si sposò il 25 ottobre 1626 ad Aragona con Elisabetta Oliveri di Antonino e Vincenza, essi generarono, tra l'altro, Annibale che si sposava intorno al 1647 con Elisabetta, il cui cognome non ci è pervenuto, che morì il 7 ottobre 1657 e così l'Annibale si risposava il 3 marzo 1658 con Anna Lucchisi.

Dal primo matrimonio nasceva il 21 ottobre 1650 Antonino e si sposava il 18 dicembre 1670 ad Aragona con Maria Giovanna Lauretta di Luigi e Santa, mentre dal secondo matrimonio nasceva un altro Antonino che si sposava il 12 luglio 1701 nella parrocchia di S. Michele ad Agrigento con Anna Maniscalco.

Il ramo che ci interessa, comunque, è quello del primo Antonino che ebbe un figlio cui impose il nome di Luigi, per rispetto del suocero Luigi Lauretta, che si sposava il 7 marzo 1699 con Vincenza Canzera (o Panzera) di Gaspare e Angela da cui nacque il 7 marzo 1707 Carmelo sposatosi l'8 maggio 1727 a Cattolica, dove si trasferì, con Anna Palumbo di Martino e Chiara.

Luigi, figlio di Carmelo, nato a Cattolica si sposò il 4 maggio 1762 con Luisa Bellone di Andrea e Caterina e si trasferirono a Ribera nel 1763 dove moriva il 21 luglio 1793.

Dui figli di Luigi si sposavano a Ribera cioé Carmelo il 17 aprile 1790 con Pellegrina Castagna di Onofrio e Francesca Grisafi e Vito il 10 settembre 1797 con maria Cirulla.

Quest'ultimo ramo non ebbe seguito a Ribera, mentre da Carmelo abbiamo avuto tutte le ramificazioni degli Abisso esistenti oggi a Ribera.

Carmelo e Pellegrina ebbero, infatti, ben cinque figli: Luigi che sposava in prime nozze il 20 aprile 1817 Giuseppa Maniscalco, in seconde nozze il 18 gennaio 1824 Maria Teresa Ciancimino ed in terze nozze il 10 febbraio 1847 Pasqua Cinà, dal primo matrimonio nasceva Maria che sposava nel 1835 Salvatore Samaritano di Andrea e Rosalia Galletta; Antonino che sposava il 9 febbraio 1819 Rosalia Zambuto di Domenico e Giovanna Russo; Onofrio che sposava il 3 marzo 1829 Giuseppa Nicolosi; Vito che sposava il 23 luglio 1831 Giuseppa Maria Galletta di Filippo; Angelo che sposava il 28 gennaio 1839 Maria Galluzzo.

Da Antonino e Rosalia Zambuto nasceva Carmelo che si sposò il 6 giugno 1852 in prime nozze Pellegrina Marino da cui nacque Antonio sposatosi il 2 luglio 1892 Carmela Guerreri, ed in seconde nozze sposava il 20 gennaio 1870 Maria Antonia Pullara Agliata di Pietro e Giuseppa Gullo da S. Stefano di Quisquina.

Da Angelo e Maria Galluzzo nascevano Gioacchino che si sposò il 13 ottobre 1865 Teresa Becchina di Leonardo e Rosalia Segreto e Onofrio che si sposò il 31 gennaio 1881 con Francesca Friscia. Gioacchino e Onofrio acquisirono il titolo di «don», mentre gli altri erano tutti «mastri».

Da Carmelo e Maria Antonia Pullara Agliata nacque, tra gli altri, Serafino che si sposò il 20 settembre 1896 con maria Samaritano di Luigi e Marianna Truncale.

Da Onofrio e Giuseppa Nicolosi nacquero Pellegrina sposatasi il 27 ottobre 1851 con Francesco Spallino di Calogero e Concetta Zambuto e Carmelo sposatosi il 24 aprile 1856 con Concetta Priolo di Filippo ed Emanuela Miliano. Da quest'ultimo nacque Onofrio che si sposò il 30 luglio 1892 con Luisa Cardinale.

Da Gioccchino e Teresa Becchina  nacque Marianna che si sposò il 30 ottobre 1895 con Giuseppe Inglese di Nicolò e Giovanna Parlapiano (da cui nacque l'Avv. Inglese autore della nota storia di Ribera) e Angelo che si sposò il 29 aprile 1899 con Antonia Bonifacio di Gaetano e Giuseppa Di Leo.

Per finire aggiungiamo che il mestiere degli Abisso a Ribera fu di «Capi mastri marammeri». I «marammeri» erano in pratica i muratori addetti alla cura degli edifici ecclesiastici ed avevano il titolo di «mastro».

 

 

Ricerche storiche effettuate da Raimondo Lentini

 

Questa sezione continuerà con l'inserimento periodico di altre famiglie

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