CASE E PALAZZI

DI RIBERA

 

 

 

 

(foto di Giuseppe Nicola Ciliberto)

 

 

 

Il Palazzo Comunale di Ribera

 

Molte case private presentano un bellissimo aspetto nell'interno dell'abitato, da non essere seconde a quelle delle colte città, opera tutte della mano di bravi muratori e fabbri riberesi.

 

Per quanto riguarda le chiese rimandiamo il lettore ai volumi: R. Lentini, Chiese di Ribera, voi. I, Ribera 1988, pp. 112 e voi. Il, Ribera 1991, pp. 128. Invece per alcune case private abbiamo delle notizie inedite.

 

Per tutto il Seicento nessun nobile abitò stabilmente a Ribera per cui l'architettura civile in quel periodo era tutta povera e spiccava solo qualche chiesa, ma anch'essa non doveva presentare elementi architettonici di notevole rilievo.

Nel Settecento vennero ad abitare nel nostro centro dapprima i Turano di Campello, baroni di Catamaggio e Suttafari, appartenenti alla nuova nobiltà, originari di Burgio, che sposatesi uno di questi con certa Navarra di Ribera, vi si trasferì stabilmente edificando e ampliando una casa di cui parleremo in seguito.

Qualche anno dopo venivano a Ribera anche i Castiglione, baroni delle Manche del Belice e poi anche di Magone (dopo la morte di Calogero Di Giovanni primo barone di Magone nel 1717), ma nell'arco dello stesso secolo la famiglia si estingueva nella sua linea maschile ed i beni passarono prima ai Consiglio e poi ai Tagliavia, ambedue residenti a Sciacca. In questo stesso secolo acquistavano importanza, per essere stati amministratori del comune e del Moncada anche le famiglie Pasciuta, Navarra, Leotta, Colletti, ecc. accedendo però solo alla classe borghese e mai alla nobiltà.

 

 

 

Palazzo Vella-Vaccaro in Via Chiarenza.  Fu fatto costruire

dall'Arciprete Vaccaro tra il 1850 e il 1860. Fu venduto al

Cav. Vella dopo il 1907. All'interno nelle numerose stanze sono

presenti varie opere d'arte che necessitano di opportuni restauri.

 

 

Il portale di Via Re Federico. Nel 1898 il sindaco in carica Vincenzo Colletti,

per i bisogni dei tanti cittadini, sia di Ribera, che dei paesi vicini,

 fondò qui un Ospedale-Orfanotrofio.  In quell'epoca, per un certo tempo,

esisteva la Chiesa di S. Andrea di Avellino, attaccata al portale.

 

Cominciano così a sorgere dei cosiddetti "Palazzi", che altro non sono che abitazioni col piano rilevato, ma senza elementi architettonici in pietra intagliata come cantonali e marcapiani, ma quasi sicuramente alcuni di esse erano dotate di portali nei soli ingressi. Nell'Ottocento accedevano alla borghesia altre famiglie e cioè i Parlapiano, Montalbano, Sortino, Vella, Bisogni, D'Angelo, ecc, ma della classe nobile non si aggiungeva nessuno.

Palazzo Vella in Via

L'architettura acquista in questo secolo particolare importanza. I citati "Palazzi" vengono ulteriormente ingranditi con l'aggiunta di nuove stanze e dando poi organicità alla casa con tutti quegli elementi architettonici necessari per uniformare la struttura. Quindi alla fine di questo secolo abbiamo un centro storico già armonicamente completo con palazzi signorili, chiese e strutture pubbliche. Nella prima metà del secolo successivo si aggiungono altre costruzioni interessanti sia nei pressi del centro che nelle zone allora periferiche come palazzo Vella-Grimaldi, l'Ospedale, il cine teatro Vella, ecc.

 

Casa Chiaramonti, oggi sede del Bar Marino

nel centralissimo Corso Umberto.

 

Un particolare del prospetto

della Casa Chiaramonti

La casa natale dello statista Francesco Crispi, oggi

sede di una farmacia al piano terra.

 

Da notare che quasi tutte le opere di scalpello ottocentesche esistenti in Ribera nelle abitazioni civili sono da attribuirsi alle famiglie Miraglia, Garamella e Abisso. Il Cortile Genova si può considerare, alla luce di approfonditi studi archivistici e strutturali, come la preesistenza in loco di una struttura produttiva prima della nascita di Ribera. Già nel 1330 si hanno notizie di un casale nomato Misilcassim, con 100 abitanti circa, nel nostro territorio fornito di tutti gli elementi necessari per un piccolo centro abitato. Nei due secoli successivi perde di importanza e diventa solo una struttura produttiva da servire per il grosso vigneto impiantato nel feudo circostante.

Mentre nel 1636 sorge, attorno ad esso il nuovo centro di Ribera. La struttura si presenta nella sua parte antica molto interessante, poiché non ha subito rimaneggiamenti sostanziali nell'800. Di particolare importanza i tre archi alla fine di una scalinata, all'interno del cortile, che sono oggetto di studi di parecchi laureandi in architettura.

Fino a qualche anno fa si poteva notare l'acciottolato sotto l'arco di accesso al cortile, oggi coperto da bitume. Di particolare rilievo il balcone a petto d'oca che da sul corso Umberto di cui ne troviamo menzione già dai primi del 700. La proprietà è passata in varie mani, dai fondatori, alla famiglia Di Giovanni, Castiglione, Consiglio, Genova-Musso, quest'ultimi proprietari fino agli inizi del '900.

Sul portale del palazzo Pasciuta-Natoli si possono leggere due date, 1831 e 1894, che ci danno il periodo di edificazione e completamento della struttura. Il palazzo si presenta organico e ben fatto esternamente ed è abbastanza curato dagli attuali proprietari, i Natoli-Inguaggiato, che lo abitano saltuariamente. All'interno un piccolo cortile ospita un giardinetto, le volte delle ampie stanze sono riccamente affrescate e vi si trova una  interessante biblioteca. Il palazzo ha la sua entrata in via Indipendenza e abbraccia anche la via Roma e la via Libertà.

 

Un particolare del prospetto

della Casa natale di F. Crispi.

Il Portale dal quale si accede al giardino

annesso alla Casa natale di F. Crispi.

Palazzo del Barone Campello nel Corso Umberto.

 

Accanto al palazzo Pasciuta-Natoli, in via Indipendenza, si trova la casa che fu del notaio Bartolomeo D'Angelo, già sindaco di Ribera nella seconda metà dell'800, per cui la struttura, così come si presenta oggi, risale alla fine del XIX secolo.

Un interessante palazzo è quello che apparteneva al notaio Bisogni, si trova in via Roma, per gli elementi architettonici della facciata è unico a Ribera. Presenta, infatti, sui portali dei balconi forme conchiliformi, mentre all'interno, di particolare interesse è il salone a forma di

mezzo uovo e riccamente affrescato con motivi floreali e con la rappresentazione della quattro stagioni. Un altro ramo della famiglia Pasciuta possedeva fino agli inizi dello scorso secolo un palazzo nella via omonima. La struttura esternamente non presenta elementi di eccezionale rilievo,

ma nell'ampio salone interno, aprendo una vetrata si trova una cappella ove un tempo si poteva officiare. Crudelmente semidemolito e poi solo esternamente restaurato è stato il palazzo Crispi dove nacque il famoso statista, Francesco. Si trova nel corso Umberto e fa angolo con la via dedicata al Crispi. La struttura del secolo scorso, ha l'entrata principale in quest'ultima via e da qui si accede in un giardino interno e poi alla casa.

 

 

Il Cortile Genova

 

Casa Bisogni, dove fino agli anni '60 del

secolo appena trascorso c'era la sede della

Caserma dei Carabinieri. E' situata tra la Via

Indipendenza e la Via Roma.

 

La sede dell'Istituto Arturo Toscanini in Via Roma

 

Un terzo palazzo denominato Pasciuta si trova nel corso Umberto e appartiene al cosiddetto Marchese Pasciuta, titolo pervenuto per il matrimonio di un Pasciuta con unaTagliavia figlia del MarcheseTagliavia. Il palazzo è dal punto di vista architettonico abbastanza interessante,

ha l'ingresso principale nel corso Umberto ed è del XIX secolo. La famiglia Turano di Campello stabilitasi a Ribera costruì la sua dimora abituale nell'attuale corso Margherita (un tempo chiamata via Campello, poi corso Minore). Quindi questo palazzo è del XVIII secolo ma rimaneggiato e abbellito esternamente nel successivo secolo. Nella via Roma si trovava fino a qualche anno fa la casa natale del poeta Vincenzo Navarro

padre del più famoso scrittore sambucese Emanuele della Miraglia. Una lapide ci ricorda il posto, ma la casa è stata "restaurata" e coperta da intonaco e sembra una palazzina nuova, anche se i vecchi muri sono stati solo coperti.

 

 

Palazzo nobiliare in Corso Umberto.

 

Una elegante casa in Via Parlapiano.

 

Il Cine Teatro Vella, chiuso da oltre 40 anni.

 

L'ultima casa che ha dato i natali a un personaggio illustre in Ribera si trova in corso Umberto, angolo via Castelli. Nel piano superiore infatti vi nacque il generale Epifanie Chiaramonti, comandante della famosa "Colonna Chiaramonti" che da Mantova partì per la Russia nella Seconda Guerra Mondiale. Interessante il portale che si trova nel corso Umberto e nell'attuale tabacchino Marino e quello del sovrastante balcone.  Appena fuori del centro storico si trova un altro interessante palazzo appartenuto alla famiglia Montalbano ed ora diviso tra vari proprietari. Interessante il cortile interno ed un balcone a petto d'oca, anche qui l'epoca della costruzione si potrebbe far risalire al tardo '700 con vari rimaneggiamenti nel secolo successivo.

Anche il palazzo Vaccaro-Vella, che si trova in via Chiarenza (un tempo via Vaccaro), è fuori del centro storico, ma non per questo è meno interessante degli altri. Completato, così come è attualmente, nel 1856 dall'arciprete Vaccaro, con un alto portale opera dello scalpello dei fratelli Garamella, il palazzo ha nel suo interno una bellissima stanza da letto con baldacchino che veniva usata dal proprietario per ospitare il Vescovo quando questi veniva nel nostro paese.

 

 

 

 

 

 

Un bellissimo portale in via Re Federico da accesso ad un'ampia corte, di un grande complesso di case oggi appartenenti a molti proprietari, ma un tempo della famiglia Colletti. Il complesso era stato destinato, agli inizi dell'800, dal dottor Domenico Colletti ad ospedale e vi aveva costruito anche una chiesa intitolata a S. Andrea Avelline, segno che aveva intenzione di chiamare i consacrati dell'ordine dei Teatini, che assistono gli ammalati. Purtroppo per la prematura morte questo progetto non andò in porto e la casa, non essendoci figli, andava ai fratelli e la chiesa, rimasta incompleta passava ai Legati Pii e poi alla Congregazione di Carità e da questi veniva venduta a privati.

La casa Parlapiano che abbraccia tutto un circondario di quattro strade (Crispi, Parlapiano, Ospedale e Guastella) ed è stata costruita a più riprese durante tutto l'SOO e resa organica verso la fine del secolo o agli inizi del '900. L'ingresso principale si trova in via Parlapiano dove si accede in un cortile interno. Nella parte sud della casa si trova un grande giardino pensile con molte piante anche esotiche.

 

Un portale in Via lIbertà

Casa del Marchese Pasciuta in Corso Umberto.

Casa nobiliare all'incrocio tra la Via

Ruggero Normanno e la Via F. Crispi

 

La cosiddetta casa del Duca di Bivona in effetti non venne mai abitata dai Toledo (successori dei Moncada), ma soltanto venne costruita per l'amministrazione e per gli amministratori. È certo che nella via Saponeria (un tempi via Magazzini), dove sorge vi erano parecchi magazzini del Duca e che, tra la fine del 700 ed i primi dell'800 venne costruito questo palazzo così come lo vediamo oggi. L'interno è in parte affrescato, in particolare in una stanza si trova un dipinto che rappresenta tutti gli stemmi araldici degli antenati della famiglia Toledo (foto a pag. 30).

Il palazzo Vella-Grimaldi si trova all'inizio del corso Umberto e fa angolo con via Saponeriaè una struttura a due piani degli inizi del secolo scorso. In stato di abbandono sono i piani superiori, mentre parte del piano terra ospita un circolo culturale.

Accanto alla casa del Duca di Bivona si trova l'ex Teatro Velia, costruito agli inizi del '900 e da

moltissimi anni non più in uso. All'interno oltre i posti in galleria vi sono anche i palchetti.

 

Un isolato prima di casa Bisogni si trova casa Leotta, appartenuta già dal 700 a questa nota

famiglia di notai. Molto semplice e lineare nel suo stile, ma non per questo meno interessante

delle altre.

Non è mancata mai la manutenzione per cui, anche se non abitata, si presenta in

discrete condizioni. Dall'aspetto attuale si direbbe certamente del XIX secolo.

 

 

 

 

 

 

 

Tre eleganti portali di case nobiliari

 

 

Pozzi ed acque

Dentro l'abitato vi sono n. 12 pozzi con acqua sorgiva di sapore salmastro, ed oggi esistono soltanto adatti all'uso, quello dei Duchi di Bivona; quello deisignori Salerno Sebastiano, Musso Antonino, e sorelle Genova; quello dei fratelli D'Angelo; quello dei fratelli Turano Barone di Campello; della signora

Giuseppe Colletti; quello dei fratelli Tavormina; mentre quelli dei sigg. Salerno Giuseppe, e cugino Francesco Salerno, di Notar Leotta, di Fazio, di Cutino,

quell'altro dei Turano, di Garamella, trovansi ingombri di terriccio, e quindi non più all'uso. Le acque potabili nelle adiacenze dell'abitato sono molte delle quali crediamo farne rassegna:

1. Quella di S. Rosalia, così denominata in omaggio di costei, come una delle vergini siciliane, alla quale in Palermo se ne fa molto culto.

L'acqua sgorga, come tante grondaie in miriadi di gocce, dalla cinta della soprastante roccia di pietra arenaria, nella parte bassa della valle omonima.

In tutta la roccia scoverta, vi si rinvengono molte conchiglie, che segnano l'epoca diluviana. Oltre di mantenere sempre chiare, fresche, e dolci le acque, si ha il pittoresco incanto pei laterali burroni sempre verdeggianti, per gli annosi ulivi, fichidindie, opunzie, sommacco, nelle basse colline olezzanti giardini, e

pergolati di belle uve, dove vi soggiorna il sonoro usignolo, ch'alterna il canto col solitario merlo infra i cespugli, e dell'ognor verde roveto, addirittura potresti, o mio lettore, assimilarla alla valle di Chiusa, della quale il primo canzoniere italiano pubblicamente cantò.

La menzionata contrada produce spontanee erbe e piante medicinali.  L'acqua è raccolta in tre punti, e con appositi sifoni viene essa attinta.

 

"Inchiuta di l'acqua a S. Rusalia"

Colà ogni melanconia svanisce, doppodicché, oltrecché ti sorprende lo stupendo panorama, esservi ben'anco il divago per le molte ragazze che scendono la strada a zig-zag con brocche a sbieco sulla testa, e le mani alla  cintola saltellanti come tante vaghe pernici, scivolando con un bel pie leggiero che con l'occhio di triglia ti guardano, e passano risolenti a due, a tre a quattro come tante gazzelle; ed i garzoni scendere sulle cavalcature con i cofani con dentro le brocche anco per attingere dell'acqua, canterellando delle canzoni amorose, che la furbetta forosetta sotto l'ombra della brocca lascivia sorride, tingendo, per l'emozione, in bianco vermiglio il sereno delle gote.

Al ritorno ti salgono tortuosa pendice con le brocche sul capo verticalmente senza sostegno, ma tenute dalla ruota dei belli folti capelli, che chi par d'ebbano nero, e chi dorato, sono affascinamento dell'ingorda gioventù. È meraviglioso in veder talune di esse, via facendo, tessere con le piccole forcine di ferro le calze, altre poppare i propri bamboli stretti al petto, e tal'altre piegarsi per terra per ghermire qualche oggetto veduto, e darti sin'anco il saluto, piegando dolcemente il capo.

Non molto distante a questa sorgente a poche centinaia di metri, havvi quella del Pioppo, di sapore fresco salmastra, di molta abbondanza, utile per dissetare gli animali, e per gli usi domestici, che ti fa godere pure il bel panorama di sopra cennato. Conosciuta la grande utilità di essa acqua, in quest'anno 1894, il Consiglio Comunale deliberò la costruzione della strada rotabile, la quale è stata di già terminata con molta soddisfazione degli amministratori. Nella parte dell'occaso, vi è quell'altra della Conceria d'ugual sapore salmastro, pure abbondante.

Ad un kilometro circa dall'abitato, pure verso occidente, alla parte più bassa di quest'ultima, vi è quella nominata delle Perle, o acqua degli ammalati, così chiamata certo per la sua dolcezza, freschezza e leggerezza, e quindi creduta salutare.

Oltre di soddisfare i bisogni di parte dei comunisti, alimenta i sottostanti orti, e giardini omonimi. Vi è pure quella nominata di Giordano ad un kilometro circa distante dall'abitato lungo la strada rotabile che da Ribera conduce in Sciacca, così chiamata   forse   per   la   sua   abbondanza   dell'acqua   a   similanza   del Mesopotamio fiume Giordano.

Eravi la fonte del Pozzillo nella Piana di S. Nicola, dove eravi la supposta Aliava, di che in appresso ne faremo cenno, ma questo Barone sig. Francesco Pasciuta, credo per evitare i danni che ne riceveva nel suo latifondo coperto a vigna, quantunque vi fosse stato l'uso inveterato da parte dei comunisti, l'ha chiusa con siepe d'Aloè e con muraglia. E tale sorgente era così utile, e di sollievo agli abitanti di quel rione, perché la maggior parte scalze, e di lacere indumenta, hanno vergogna portarsi nelle altre fonti più lontane.

Nel territorio, molto vicine all'abitato, esistono ancora quella di Canaletto in ex feudo Belmonte proprietà Bivona a due kilometri circa di distanza, più quella di Porco Spino, e Piccirilla degli stessi Duchi di Bivona, che i comunisti ne usano, tanto per dissetare gli animali alla gita, e ritorno dei lavori campestri, quanto per gli usi di famiglia. Quelle in contrada Torre-Pizzi di spettanza della signora Marietta Turano dei Baroni di Campello, del sig. Gaspare Pasciuta, del sig. Antonino Montalbano fu Pasquale, di Notar Nicolo Bisogni, e degli eredi di Pasquale Cutino, che quantunque le acque alimentano orti, e giardini, essendo dolci, e fresche i cittadini se ne provvedono pei bisogni di famiglia.

Vi sono quelle in contrada S. Eligio e Galassi, e servono esclusivamente per l'annaffiamento delle proprie ortaglie.

Infine quelle in contrada Morillo di spettanza del sig. D'Angelo Giuseppe, ch'essendo in abbondanza, innaffia gli orti e giardini ivi esistenti, e l'acqua riposta nell'apposite vasche, viene da taluni comunisti, previo il permesso del padrone, adottata al bucato della biancheria.

Il comune di Ribera di nulla difetta, e gli agenti della Natura non sono stati avari in largirci tanto bene per renderla grande, prospera, e felice. Però a tanta benigna sorte, mai ha trovato una mano che la sollevi. E qui una parola di cordoglio è bene che manifestiamo verso l'eminente patriotta Francesco Crispi, il quale essendosi trovato più volte come capo del Governo, mai ha pensato per la sua terra natia, malgrado che varie deliberazioni di questo consesso comunale gli sono state inviate, per aversi almeno restituita la Ricevitoria del Registro che si avea in questo mandamento, che a gran torto venne tolta, ed aggregata a quella di Burgio, malgrado che Ribera si avesse maggiore importanza, tanto per contingente di leva, per successione di manomorta, per tassa di registro, e bollo, per maggior numero di popolazione, per importanza territoriale, e come atto di giustizia se non altro, se ne avesse dovuto occupare.

La nostra Ribera, pei molti suoi prodotti, se avesse avuto almeno l'agevolazione della ferrovia, eh! quale sviluppo maggiore, ed importanza essa non si avrebbe! Ma di che manca? Ha tutto in abbondanza, grani, orzo, fave, ceci, legumi, civaie, vino, olio, sommacco, cotone, miele, mandorle, caciocavalli, caci, lane, ricotta, frutta, ortaglie, giardini, pastorizia, armenti, vasto territorio, mare vicino, cave di pietra, gesso, marna, pietra levigata dalla stessa natura, arena di cava, di fiume, e di mare, bel clima, e acqua in abbondanza.

Più su quanto abbiamo di sopra notato sul nostro territorio; oltre ancora al latifondo di Torretta di proprietà dei Duchi di Bivona, al di là del fiume di Verdura, allibato nel catasto di Caltabellotta con le terre censite di Cannamasca, ha tra il fiume, ed il Mare, come precedentemente abbiamo detto, un territorio di ettare 11.744 con una rendita di £. 243.784,83, della quale fanno parte le £. 39.657,95 valore dei fabbricati. Tali cifre riguardano il territorio esclusivamente senza tenersi conto dei latifondi di Sciacchitani, e Caltabellottesi, che furono registrati nel catasto di Ribera 1850-1851, quantunque proprietari ne siano i Riberesi, i quali fanno un'estensione separata di ettare 6.852,32,11 aventi un valore di £. 101.407,95. Cosicché, se il territorio proprio di Ribera è nella cifra sopra assegnata, il territorio finanziario riberese, ascende ad ettare 11.490,43,13, con valore di £. 305.534,83.

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(Notizie tratte da "Monografia su Ribera" scritta da Giuseppe Salerno nel 1894 ed integrata da Raimondo Lentini)

 

 

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