LE BORGATE DI RIBERA:     Seccagrande  e  Borgo Bonsignore

SECCAGRANDE

a cura di Giuseppe Nicola Ciliberto

(Notizie riprese dal libro "Ribera e il suo territorio" di Giovanni Farina - Ediz. 1979, con inserimenti di testi e foto di G.N.Ciliberto)

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(Il lungomare di Seccagrande in una foto panoramica eseguita in tre scatti da Giuseppe Nicola Ciliberto)

 

IL SITO VI INVITA A GUARDARE UN SUGGESTIVO VIDEO

con il quale vedrete la spiaggia di Seccagrande dall'alto - Cliccare il link quì sotto

http://www.youtube.com/watch?v=7yRtenRzbgg&feature=share

È la località preferita dai riberesi, si trova a 9 km dal paese e d'estate si riempie di persone che affollano le spiagge, il lungomare e i molti locali diurni e notturni. Da vedere i giochi pirotecnici, a volte con accompagnameto musicale, che si svolgevano in spiaggia, alla mezzanotte del 15 agosto ma da qualche anno, per problemi economici non si sono più visti. La sera precedente al ferragosto, chiamata comunemente "La notte dei falò (14 agosto),  il litorale seccagrandino si riempie di giovani, che, pur andando contro alle normative vigenti, usano da parecchi anni trascorrere l’intera notte attorno ai grandi falò che sorgono sia sulla spiaggia di Seccagrande che lungo tutto il litorale fino a Piana grande e a borgo Bonsignore, dove rimangono fino alla mattina dopo.

II territorio del Mandamento di Ribera è quello che costituiva in gran parte, il dominio sud-est dell'antica e famosa Caltabellotta; esteso tra le colline ubertose, amene valli ed il mare. Il mare è stato in ogni tempo la via naturale di accesso al commercio e i riberesi, gente dalle più ardite iniziative, hanno costruito molto tempo fa, l'attuale strada per raggiungerlo.

Dalla strada nazionale SS. 115, in prossimità del portone d'ingresso della contrada Spataro del dr. Giovanni Parlapiano Vella, ha inizio la strada per Seccagrande; scorrente sul vasto altopiano tra i feudi Piana, Piano Spito e Castellana; e proseguendo in dolce declivio per il feudo Camemi e il lungo mare, termina alla foce del fiume Magazzolo.

 

È una vecchia strada interponderale creata dai proprietari interessati, ai quali in un tempo non molto lontano serviva pel trasporto a mezzo carri dei prodotti del suolo, su quella spiaggia, dove approdavano i bastimenti a vela, che portavano i cereali in paesi lontani.

Allora la nostra rada sembrava un piccolo porto e tale dovrebbe essere, sia per la configurazione naturale della spiaggia, sia perché in un punto vicino la riva, detto il fosso della « Lagusta » il mare è molto profondo.

Alcuni anni fa detta strada passò sotto l'Amministrazione provinciale, che l'ampliò, l'asfaltò e ne fece in pochissimo tempo l'unica via di accesso effi­ciente per arrivare al mare.

 

I riberesi, per antica tradizione, dopo il raccolto, in comitiva ed a gruppetti, si davano convegno a Seccagrande in cerca di fresco, di verde, di aria iodica. Per l'occasione essi costruivano sull'altipiano, con frasche e tende dai variopinti colori, le capanne per passarvi nel periodo estivo quello che secondo i casi chiamavano weekend, vacanze, villeggiature.

 

La spiaggia di Seccagrande è costituita da una lunga striscia di terra brulla e ghiaiosa, che prolungandosi verso mezzogiorno va a finire

alla foce del fiume Magazzolo, mentre dal lato opposto, la spiaggia forma un arco sporgente nel mare, terminante in una grande secca

con innumerevoli scogliere.

 

Da questa secca prese il nome la località: « Seccagrande ». Sotto un balzo marnoso, sono ubicate le scomode casette, che, per la loro struttura

e configurazione, non si adattano per una lunga serena, comoda villeggiatura per la gente adulta, molto meno per i bambini, sempre alla ricerca di spazio,

di verde, di ombra e di libertà di movimenti per po­tere sviluppare le capacità creative.

Aria e spazio, sono elementi indispensabili per gli adolescenti; ed è nostro dovere cercarli, poiché non è onesto ed umano, seppellire nell'atrofia

fisica l'energia della vista e dell'intelligenza dei nostri figli.

 

 

Le acque del mare, sovente sono sporche  la spiaggia priva di accorgimenti tecnici e naturali, costituiscono fattori  negativi e pertanto occorrono ben altri elementi e requisiti che solo

Madre Natura può dare e che, se mancano, non possono essere sostituiti con quelli artificiali.

 

 

E' auspicabile pertanto,  valorizzare le centinaia di milioni impiegate

dai seccagrandesi nelle costruzioni dei loro alloggi, col creare quelle nuove opere per arricchire

ancor di più le attrattive della zona.

 

 

Le premesse e le possibilità per far ciò ci sono; basta solo prolungare di poco l'attuale strada

litoranea fino a congiungerla con quella della focetta Santo Pietro;

 per avere sabbia e mare pulito, verde perenne e spazio a sufficienza.

 

 

 

 

Il lungomare di Seccagrande

Barche a Seccagrande (Elaborazione fotografica di G.N.Cilibert)

La spesa per attuarla è irrisoria: occorrono alcuni buzzoni di  rete metallica,  collocati a livello, dell'acqua del fiume, del cemento e del materiale pietrisco

che si trova sul posto per completare la opera.

Io ho esposto un'idea che potrebbe essere fatta propria dalle autorità comunali; un'idea che, attuata, darebbe modo ai seccagrandesi di valorizzare

la loro borgata e servirebbe ad accrescere le attrattive turistiche di tutta la zona circostante.

Dal libro "Ribera e il suo territorio" di  Giovanni Farina - Ed. 1079

 

UNA POESIA DEDICATA ALLA NOSTRA BELLA SPIAGGIA

 

  VINITI A SICCAGRANNI

di Giuseppe Nicola Ciliberto

 

Viniti a Siccagranni, ccà viniti !

‘nti st’acqua unni lu suli si spicchìa,

unn’è ca spira un ventu di sciroccu

ca ‘nti stu mari porta la magìa.

 

Viniti a Siccagranni e taliati,

ca l’aria è chiara e l’acqua è cristallina,

‘nti st’angulu di paci e di misteru

   ca incanta a tutti cu la sò marina.

 

A Siccagranni nasci ogni mumentu

un granni amuri,

quantu stu gran mari;

e ogni attimu d’amuri  è cosa granni

ca sempri cchiù Ribera fa disiari.

 

Purtativi ‘na petra di stu mari,

pigliativi tanticchia di st’oduri,

‘na goccia d’acqua

e un raggiu di lu suli,

ca ‘nti lu cori vi duvrà ristari.

 

E quannu c’è un mumentu ‘nti la vita,

ca vi pigliati di malincunìa,

viniti a Siccagranni

e lu surrisu ritornerà

e puru l’alligria.

 

 

Scoperte archeologiche

Un articolo di DomenicoMacaluso

pubblicato sul numero 78 (nov./dic. 1999) della rivista

 

FRAMMENTI DI STORIA DAL MARE DI SECCAGRANDE

 

Sui fondali dell'agrigentino è stato rinvenuto un giacimento archeologico che fa luce su uno degli ultimi drammatici momenti dell'Impero Romano: quando i Vandali sconvolsero la Sicilia e le province africane

Possono alcuni frammenti di ceramica far luce su un periodo storico o arricchirlo di particolari significativi? La risposta è scontata: tra i motivi che rendono dannosa l'azione dei tombaroli, sia sulla terraferma che in mare, c'è infatti quello di estraniare un reperto dal suo contesto storico. Negli antichi portolani, la località di Seccagrande, frazione di Ribera (Ag), sulla costa sudoccidentale della Sicilia, non indicava come nelle moderne carte una ridente località balneare, ma un basso fondale con secche insidiose. Nelle epoche passate questi scogli hanno intralciato un'importante rotta commerciale, battuta dagli antichissimi legni del Neolitico come dai moderni velieri del nostro secolo (vedi: AV n. 52). Una perlustrazione sistematica dei fondali è stata effettuata dal Club Seccagrande, un'associazione di sommozzatori che collabora con la Soprintendenza per i Beni culturali di Agrigento.

 

FIGURE DI BACCO REALIZZATE CON LO STESSO PUNZONE

Dal fondale, che degrada dolcemente fino a una quindicina di metri, formazioni di roccia e argilla, ritte come pilastri e rivestite da rigogliosa posidonia, si stagliano fino a lambire la superficie del mare, circoscrivendo numerose sacche di sabbia con reperti archeologici. Tra i molti frammenti ceramici, incastrato tra i rizomi della posidonia ne è stato rinvenuto uno, di forma triangolare, che dopo un semplice lavaggio ha rivelato una decorazione, il volto di un personaggio, ottenuta mediante la pressione di un punzone sull'argilla fresca prima della cottura. Il reperto è parte di un grande piatto di ceramica rossa (classificabile come "sigillata romana nordafricana") ed è stato consegnato alla Soprintendenza di Agrigento con una relazione ben dettagliata sul sito sommerso.

Per identificare il piccolo volto raffigurato nel piatto di Seccagrande è stato sufficiente confrontarlo con il catalogo degli elementi decorativi che illustrano il volume Late RomanPottery, di J. W. Hayes, lo studioso inglese che ha provveduto a una meticolosa classificazione di tutte le forme vascolari e delle decorazioni di questo tipo di ceramica. Il frammento di piatto rinvenuto non mostra una figura intera, ma solo un volto molto stilizzato; sotto il capo e sulla spalla sinistra, si nota quello che doveva essere un drappeggio, mentre la spalla destra è molto pronunziata; in secondo piano c'è un elemento vegetale.

Un confronto tra le due figure (quella del reperto e quella riportata da Hayes) ha dimostrato che sono uguali, addirittura sovrapponibili (generate dallo stesso punzone! ). La figura intera riportata dal libro, rappresenta un Bacco nudo, con un drappo sulla spalla sinistra, reggente con la mano destra un'anforetta vinaria, di cui una pantera sembra bere il contenuto. Era questa un'immagine molto cara agli antichi romani, legata ai culti dionisiaci e all'ideologia imperiale. La figura riportata da Hayes decorava un piatto proveniente da Cartagine, trovato nel 1910 e conservato a Tunisi presso il Museo del Bardo, realizzato secondo lo studioso inglese intorno al V sec. d.C.

 

UN SECONDO PIATTO CON BENEDICENTE

Ma il reperto più interessante doveva ancora essere recuperato. Adagiato a cinque metri di profondità, con la base d'appoggio rivolta in alto, giaceva un grande piatto; nonostante fosse interessato da diverse linee di frattura, i vari grossi frammenti erano ancora a contatto fra di loro. il lavaggio ha rivelato una decorazione in eccellente stato. Inscritto in un doppio ordine di cerchi concentrici, realizzati al tornio, spicca un trittico formato da un personaggio al centro e da altre due figure più piccole (uguali, realizzate con lo stesso punzone), a destra e a sinistra di quella centrale. il personaggio al centro regge con la sinistra una grande croce, mentre l'avambraccio destro, parzialmente flesso sul petto, presenta la mano con due dita stese nel gesto della benedizione. Assai raffinato il drappeggio della tunica che copre il corpo e che tuttavia lascia intravedere, come in trasparenza, i particolari anatomici della gamba destra. interessante la croce, con motivi decorativi a piccoli rombi alternati a cerchietti puntati al centro lungo tutto l'asse maggiore.

Anche in questo caso la figura è riportata da Hayes nella sua catalogazione (stampo 236, stile E[ii], forma vascolare D2), realizzata, come nel caso del Bacco che abbiamo visto prima, con il medesimo punzone, poiché anche qui le due immagini del catalogo e del reperto di Seccagrande sono sovrepponibili.

Il piatto descritto dallo studioso inglese, rinvenuto in Egitto e studiato da Héron de Villefosse un secolo fa, è conservato al Louvre. Nel reperto parigino, però, accanto alla figura centrale vi sono due putti, mentre nel piatto di Seccagrande le figure collaterali sono diverse. Nel nostro caso si tratta di una piccola figura ripetuta due volte, forse per rappresentare due bambini d'alto rango: il capo è adorno di una corona d'alloro e la ricca tunica è stretta alla vita da una cintura; sotto il capo una collana stilizzata da piccoli cerchi impreziosisce il collo; la mano destra stringe un elemento vegetale.

 

NELLE VICINANZE DI UNA CITTADINA ROMANA.

Ancora dal fondale di Seccagrande sono stati recuperati anche numerosi frammenti di anfore (tipo Keay LII) e un vaso di argilla a fondo piatto che ha restituito della resina. Qual era l'approdo verso cui era diretta la nave naufragata? La zona dell'affondamento era vicinissima a Heraclea Minoa, città dotata di un porto canale e strutture di carenaggio, oggi sommersi.

A ovest del sito del naufragio si trovava un'altra località dotata di approdo, dove tuttora sono visibili sott'acqua dei blocchi monolitici che fanno da contorno a un arco a tutto sesto, adagiato sulla sabbia ancora integro. Tutto questo in corrispondenza di un sito archeologico sulla terraferma ricchissimo in superficie di ceramica tardoromana. Si tratta molto probabilmente dei resti della cittadina romana di Allavam, indicata nell'itinerario Antoniniano del IV sec. d. C. a 12 miglia da Ad Aquas (vicino all'odierna Sciacca).Tra i frammenti ceramici di superficie questo sito ha restituito parte di un altro piatto in sigillata nordafricana, dove, sempre impresso mediante punzone, si nota uno dei bracci di una croce gemmata e la parte posteriore di un agnello (il piatto è classificato da Hayes come forma 104.16), del medesimo periodo di quelli trovati sott’acqua. A completare una collezione già straordinaria, va infine segnalato un altro frammento di piatto, proveniente dal suddetto sito di terra, raffigurante forse un santo che indossa una tunica e reggente una croce (stesso punzone della figura classificata da Hayes stampo 234, stile E [ii], forma vascolare 104 B). C'è di che meditare, archeologicamente parlando...

Domenico Macaluso

Ispettore onorario - Assessorato ai Beni culturali Regione Siciliana

 

Il lido di Seccagrande durante l'estate del 2009 (Foto in 3 scatti di G.N.Ciliberto)

 

 

ANTICHE FOTO DELLA BORGATA DI SECCAGRANDE

    

   

 

 

 

La chiesa di San Pietro nella Piazza principale di Borgo Bonsignore

 

BORGO  BONSIGNORE

 

(Foto a colori di Giuseppe Nicola Ciliberto)

 

Costruito durante il periodo fascista, la località è diventata a carattere turistico. Dista da Ribera circa 12 km. La bellezza delle spiagge, la riserva naturale protetta che costeggia il mare, i luoghi incantevoli e incontaminati come "Pietre Cadute", hanno contribuito a renderlo una rinomata località balneare.

Una delle tre frazioni balneari del fortunato Comune di Ribera è Borgo Bonsignore. Caratteristico borgo agricolo  fondato ai tempi di Mussolini, adagiato in una collinetta nelle immediate vicinanze del mare. Il territorio posto intorno a Borgo Bonsignore permette di godere di entusiasmanti visioni legate alla foce del fiume Platani nella quale si alternano, boschi, campi di grano e terreni coltivati a vitigni e aranceti che terminano nella riserva naturale orientata "Foce del Fiume Platani" nella quale domina la macchia mediterranea, che accoglie i boschi determinati da alberi a alto fusto, veri e propri polmoni verdi, prima di arrivare nel mar Mediterraneo.

I sentieri che si intrecciano nella riserva sono teatro di lunghe passeggiate intraprese dagli amanti del trekking che nelle loro spedizioni escursionistiche, in zone non battute e lontane dalle strade di comunicazione, ricercano un contatto assolutamente diretto con la natura. In particolare se scegliete di soggiornare presso la villa Oasi del Borgo oltre che godere di uno splendido panorama, si può attuare la pratica del bird-watching, ovvero una attività ricreativa e sportiva che consiste nell'osservare gli uccelli nel loro ambiente naturale.

Così, se si è fortunati, si può anche avvistare il raro, per bellezza e per numero di esemplari, Cavaliere d'Italia, uno splendido uccello di palude dal corpo snello, dalle gambe lunghissime, dal becco sottile e diritto.

 

 

Borgo Bonsignore: Veduta panoramica del borgo con le prime case e la chiesa, costruite dall'Ente di

colonizzazione del latifondo. La foto è stata riprodotta su una cartolina del 1946 (Tratta da "Paesi in bianco e nero" di Enzo Minio)

 

Borgo Bonsignore si trova solo a 2 chilometri dalla principale arteria stradale della Sicilia meridionale la SS115. Quindi  sono facilmente raggiungibili

i siti di maggiore interesse turistico della Sicilia, come Eraclea Minoa, Sciacca, Agrigento, Selinunte e Piazza Armerina.

Borgo Antonino Bonsignore sorge sul piano dell'ex feudo Santo Pietro Sottano, in ridente e bella esposizione a undici chilometri da Ribera . Vi si accede

dalla strada Nazionale SS. 115 Ribera-Montallegro, ove si innesta al Km. 6,5 una strada provinciale che porta al borgo; mentre dalla nuova arteria

a scorrimento veloce Sciacca-Montallegro, il percorso è di un chilometro circa.

Nel borgo risiede una popolazione stabile di 250 persone, mentre nella ricca zona circonvicina, quella fluttuante è di circa duemila persone,

alloggiata in molte case coloniche sparse nei feudi vicini.

È amministrato da un delegato del Sindaco di Ribera e si compone di un corpo di nove isolati:

a) Casa dell'E.S.A.;

b) Edificio dell'Artigianato;

c) Trattoria ed albergo;

d] Palazzo Comunale;

e) Edificio Scolastico;

f) Casa del medico con ambulatorio;

g) Chiesa e Canonica;

h) Caserma dei Carabinieri;

i) Ufficio postale e telegrafico.

 

In atto gli edifici sono quasi tutti chiusi, abban­donati e privi del personale addetto.

Il borgo è a servizio di un comprensorio di 5000 ettari circa, posto tra il fiume Magazzolo

e il Platani; territorio di Ribera.

L'approvvigionamento idrico è costituito da un serbatoio che viene alimentato da una sorgente locale, le cui acque vengono fatte affluire agli edifici del borgo per mezzo di una pompa elettrica.

Il borgo è sorto per iniziativa dell'On.le Franco Di Leo, direttore della Coop. Agr.

La Bonifica e per l'interessamento del Dott. Nallo Mazzocchi Alemanni direttore

generale dell'Ente di Colonizzazione del latifondo Siciliano.

 

La prima pietra fu posta e benedetta dal vescovo di Agrigento Mons. Giovanni Peruzzo

il 21 ottobre 1939, alla presenza delle maggiori autorità provinciali e comunale

e dello stesso Mazzocchi Alemanni.

 

 

 

Il territorio è molto fertile, ricco di acque, produce del vino eccellentissimo.

L'aria è saluberrima e le campagne fiorite e verdeggianti sono punteggiate da una miriade di casette bianche sparse tra gli alberi che ne occultano la vista

del mare azzurro che si affaccia dietro la folta e rigogliosa pineta sistemata lungo l'arenile, sotto un ciclo sempre sereno e ridente.

È superfluo dire che il sito è incantevole.

A poche centinaia di metri si profila ai nostri   occhi la punta di Capo Bianco con le sue balze trapunte di fiori e coperte di verde e di muschio

che conferiscono bellezza ed originalità al balzo a picco su quel mare testimone delle gesta gloriose delle navi di Roma.

 

E ancor più in alto sul piano dell'ex feudo Piana di Vizi, la trimillenaria Eraclea Minoa si affaccia silenziosa con i suoi vetusti ruderi, con le sue ciclopiche mura,

col suo magnifico teatro greco, con le sue macerie ferme nel tempo.

Borgo A. Bonsignore sorge accanto alle rovine dell'antica Inico, capitale dei Sicani, che fu governata da Cocalo re prode e potente, resosi celebre

per il fatto di Dedalo, famoso architetto e statuario, e di Minosse, re dei Cretesi.

 

Il fatto che ivi sorgesse Inico, ha preso consistenza di verità per il ritrovamento di antiche vestigia che ci dicono chiaramente che Inico dovette sorgere

veramente sul piano dell'ex feudo San Pietro, a cavallo dei fiumi Magazzolo e Platani prospiciente al mare Mediterraneo.

Ma il richiamo alla città antica non è fatto semplicemente per una inutile divagazione storica, ma per attirare l'attenzione delle autorità competenti e dei miei concittadini amanti dell'antico, del bello e del buono, al fine di porsi il problema della valorizzazione di questo luogo ideale specialmente per gli innamorati e i romantici.

È una zona in pieno sviluppo e vi si può godere una riposante e distensiva tranquillità.

Il panorama che si profila davanti agli occhi del visitatore è di straordinaria bellezza.

Ivi la natura esplode in tutta la sua silvestre ed arcadica maestosità. La spiaggia è incantevole e l'acqua del mare limpidissima.

Una lunga distesa di sabbia dai riflessi cristallini accoglie i bisognosi della tintarella, mentre a chi volesse sottrarsi per qualche ora alla contemplazione del mare, verrebbe riservata la frescura dei superbi ombrosi pini.

Non mancano poi posti meravigliosi e affascinanti, che madre natura ha dispensato nella zona con molta generosità che potrebbero essere visitati;

mentre i dilettanti di archeologia potrebbero bearsi tra le rovine della vetusta Eraclea Minoa; la cui storia ci richiama tanti meravigliosi episodi di un mondo sorprendente; suscitatrice di emozioni, di fantasie e di stupefatta ammirazione.

Per cui posso dire che per le sue valli ombrose, per bellezza di paesaggio e per ricchezza di vegetazione, il borgo è uno dei più ammirabili territori di Sicilia.

 

La spiaggia in località "Pietre cadute"

Una vasta distesa di spiaggia sabbiosa a Borgo Bonsignore

Le sue meravigliose colline si specchiano nel più meraviglioso azzurro marino che abbia mai sorriso al sole; mentre sul suo vasto piano sorgono civettuole

ville, linde casette, pampinosi vigneti, meravigliosi frutteti; fioriscono giardini, si snodano strade, corrono acque salutari negli acquedotti, sorride la fecondità,

splende la vita.

 

Per cui penso che bastano questi fattori, per darci la certezza che, Borgo A. Bonsignore diventerà meta di dilettevoli quotidiane gite,

non solo a scopo turistico e archeologico, ma anche per distendersi nella assolata distesa di sabbia, dopo un bagno ristoratore.

I presupposti perché la zona si valorizzi e raggiunga lo sviluppo che merita ci sono: occorre interessare le autorità competenti

perché facciano in  modo che uno dei più bei luoghi della riviera agrigentina, venga valorizzato in tutte le sue numerose possibilità.

 

 

Male hanno fatto i riberesi mettendo al bando la spiaggia di Santo Pietro e la borgata di A. Bonsignore, per valorizzare quella di Seccagrande.

Fortunatamente gli innumerevoli pregi della spiaggia tanto ingiustamente abbandonata, sono degnamente riconosciuti da una

sempre più affollata schiera di ammiratori che sanno apprezzarne gli infiniti, pregi.

 

Confidiamo pertanto nel buon senso delle Autorità, perché le sorti della nostra incantevole spiaggia e della bella borgata, possano al più presto

migliorare e progredire; perché sarebbe ormai ora di rendere giustizia al merito e ai poveri borghigiani sino ad oggi negletti e trascurati.

 

La meravigliosa spiaggia di sabbia e l'ampio bosco che da

Borgo Bonsignore arrivano a collegarsi con la rinomata località

di Eraclea Minoa, ricca di storia, di reperti  e di monumenti,

provenienti dagli antichi insediamenti della Grecia .

Un suggestivo angolo denominato "Pietre cadute", visto dal mare.

(Foto eseguita da Danilo Tulone)

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