
Da SUMMERVILLE - SOUTH
CAROLINA (STATI UNITI)
scrive il Sig. Francesco Manzullo
Carissimo Giuseppe,
L'altro ieri surfing l'internet ho visto
il sito “Seccagrande.com.” L’ho letto con curiosita' ed entusiasmo e vedere
immagini, foto e cognomi Riberesi, ho provato una forte emozione. Oggi ho
deciso di scriverti dopo aver scoperto anche il tuo sito piu’il sito di
Radio Torre Ribera.
Mi chiamo Francesco Manzullo. Sono primo
cugino del Dott. Vincenzo e Giovanni Manzullo e del Prof. Filippo Tallo.
Sono nato a Ribera il 7 Agosto 1932 in Corso Regina Margherita 178. Se mi
permetti, ho deciso di scriverti e condividere con te e con tutti i
cittadini di Ribera e particolarmente con tutta la gioventu’ studiosa
Riberese con l’intento di spronarla a sempre piu’ amare questo nostro nobile
paese di Ribera.
Kristine Morris e Francesco
Manzullo
Spero che queste nostalgiche e autentiche
memorie che scrivo faranno piacere alla maggiore parte dei miei coetanei
Riberesi. Inanzittutto chiedo scusi per il mio poco lucido Italiano, devo
soltanto sperare che i leggitori non vorranno essere troppo esigenti con me.
Il mio racconto incomincia il 18 Agosto
1947. Quel giorno faceva una calura insopportabile, il sole era abbagliante
e pareva di bruciare il centro del cielo bianco. Le basse case erano quasi
deserte, molti giovani erano partiti presto in buon mattino verso la
spumeggiante spiaggia di Seccagrande. Mentre scrivo queste righe mi sforzo a
ritornare ai miei lontani e memorabili pensieri e all'improvviso il mio
ricordo ritorna come se l'evento fosse avvenuto ieri.
Ogni domenica d'estate dopo aver atteso
la Santa Messa nella Chiesa Madre "la Matrice" abitualmente mi recavo al
Caffe’ per rinfrescarmi con una granita al limone ed una deliziosa brioche
che i miei genitori mi accordavano dopo aver fatto la Santa Comunione. Il
caffé bar che frequentavo si chiamava di “Mr. Jack” gestito dal proprietario
Gioacchino Samaritano. Il Sig. Samaritano aveva vissuto negli USA per alcuni
anni e si faceva chiamare Mr. Jack. Dopo un po di tempo questo Caffe' fu
venduto alla famiglia Vassallo che prese il nome Caffé Vassallo.
Quella mattina con alcuni amici mi stavo
gustando una granita al limone ed una deliziosa brioche sotto un albero di
un oleoandro. Improvvisamente, si fermo' davanti a noi un camion Serie 96.
L’autista parcheggio' acuramente il
camion davanti al caffe é velocemente entro’ assieme al suo collega nel bar;
uno ordino’ un espresso mentre l’altro si mise a parlare con il barman e con
un dito puntava la gelateria dove stavano belli colorati tutti i vari sapori
di gelati. Dopo pochi minuti schizzarono fuori dal bar; uno teneva con la
mano destra un bel gelato e leccandolo ne gustava il dolce sapore mentre
l’altro delicatamente teneva con due dite un grosso bigne' avvolto con un
foglio di carta bianca che aveva preso da una teglia di paste freschissime
spolverate di zucchero vanigliato.

I due camionisti dopo aver divorato il
gelato ed il bigne’ fecero un’annuncio che avrebbero fatto un viaggio
speciale a Seccagrande ad un costo accessibile quasi a tutti. La voce si
sparse in pochi minuti in tutta la piazza e la gente incomincio a muoversi e
diriggersi verso i due camionisti. Ricordo bene che il camion apparteneva a
un certo Nino Firetto che era il padre dell mio amico Peppi Firetto
Io felicissimo decisi di fare questa
lussuosa gita che poi in fin di conto costava poco. Purtroppo, l'autista
concedeva una mezz'ora di tempo per prepararci per questa avventura.
Io scappai come un fulmine verso casa per
procurarmi un costume da bagno ed una asciugamano. Per fortuna, non avevo
molta strada da fare, perché abitavo in Corso Margherita. (Allora, quella
condrata si chiamava la "Parma" perche' allora Ribera si vantava di una
imponente altissima e bellissima palma. Questa maestevole palma sorgeva in
un "Firriatu" circondato da una alta murata. Ricordo bene che questo
Firriatu veniva coltivato e gestito da una povera famiglia di contadini che
coltivavano varie verdure e ortaggi. La vecchietta si chiamava la "gnura
Antonia."
Spessissimo mia Madre mi comprava mazzi di tenerissimi ceci verdi e di
carote di colore porporino – io andavo matto per questi porporini vastunachi.
Anni dopo seppi da un Riberese che incontrai a New York che la mia splendida
palma fu abbattuta e sdradicata. Per me' quella notizia mi scosse e
rattristato moltissimo – infatti, rimasi sconsolato per parecchio tempo.
Ribera perse la prima regalità dopo il conflitto bellico.)
Seccagrande 18 agosto 1947:
Francesco Manzullo, Calogero Di Giorgi
e Giuseppe Firetto.
Allora, arrivato a casa senza fiato
accostai la mia Mamma e con una voce sottile le disse che c'era una
buonissima occasione di andare a Seccagrande con un camion. Prima ancora
che finisse la frase, mia Mamma mi guardo' intensamente su gli occhi e mi
rispose con un secco “No!” Mi disse che era impossibile di mandarmi al mare
da solo. Io, con le lacrime agli occhi, incominciai a supplicarla di
lasciarmi andare dicendogli che i miei amici mi aspettavano in piazza e che
brutta figura avrebbe fatto
Finalmente mia Mamma si inteneri' e mi
disse, va bene ti mando al mare ad una condizione che ti porti una bella
fetta di pane con un po di companatico. In fretta e furia mi preparo' un
tozzo di pane, una bella fetta di formaggio fresco, due uova sode, che erano
già state preparate, un grappolo d' inzolia, una decina di piridda che in
casa mia non mancavano quasi mai, prese un tovagliolo a quadretti di colore
rosso e bianco mentre allacciava le quattro punte insieme il fagotto venne
bello e fatto. Io nervoso, ogni tanto guardavo il mio orologio "Lanco"
passare i minuti velocemente. Voilà, acchiappai il fagottino e scappai come
una lepre verso la piazza. In pochi minuti
7
attraversai il Corso Margherita,
arrivato all'incrocio con il Corso Umberto girai a sinistra dove allora
c'era un negozio di abbigliamento di Antonino Scalia & Fr.lli. In quel
momento vidi il camion muoversi lentamente verso la Salumera "Augello." Il
96 era pieno a zeppo di gente, si muoveva lentamente e manovrando avanti e
indietro. Io gesticolavo e gridavo come un pazzo di fermarsi. Finalmente,
l'autista si accorse di me, fermò il camion mentre la gente gridava,
“Andiamo, andiamo, si sta facendo tardi.” Salii velocemente con l'aiuto di
un amico, ero tutto sudato.
Il camion lentamente incomincio' a
muoversi. Non appena il conduttore lo mise in marcia giro' a destra sul
Corso Regina Margherita ingrano' la seconda marcia, poi la terza, eravamo
gia' alli'ncrocio di Via Parlapiano quando era già in quarta, eravamo già
vicini alla mia bella casa e cercai di voltarmi verso il lungho balcone di
casa mia per vedere mia Mamma. Il camion lasciava una intensa polvere bianca
e passai la mia abitazione senza vederla. Il camion gia’ correva ad alta
velocita' e dalla marmitta sbuffava un fumo nero e soffocante. Passavamo l'
Ospedale Parlapiano, il campo sportivo, la bella abbeveratura rotonda, ma
secca da anni, il macello, la splendida "Figuredda," e arrivati alle mura di
Spataru imboccammo la strada sulla verso Seccagrande. Il camion correva
lasciando un'intensa nuvola di polvere, e quando vacillava e sbandava veniva
la famosa pestata dei piedi, ma nessuno si lamentava.

Seccagrande 1968:
Era un camion pieno di persone tutti
dritti in piedi come pali verticali. Eravamo un gruppo di grati e contenti
di viaggiare con il piu' veloce mezzo disponibile. Non dimentichiamo che la
maggior parte dei Riberesi, allora, viaggiava con mezzi molto lenti, come
gli asini, muli, cavalli, carretti, carrozzini, qualche vecchia Moto Guzzi,
ed un po di biciclette. Questi erano i mezzi di trasporto degli anni
quaranta. Le Lambrette, le Vespe, ancora non esistevano. Detto questo il
camion si avvicinava verso la contrada Famimello e il mio cuore incomincio'
a battere rapidamente mi sentivo gia' a Seccagrande. Il camion incominciava
a rallentare, dalla quarta marcia passava alla terza, poi alla seconda
mentre veniva incontro la discesa. La strada ora era stretta con molte curve
scendendo pian piano si incomonciava a vedere sulla destra il dolce mare
azzurro di Seccagrande. Odo ancora il mormorio delle onde ed il respiro del
venticello salubre. Il profumo soave del mare di Seccagrande mi inebriava e
mentre scrivo queste parole la mia anima, il mio cuore si ripiega su questi
dolci propi ricordi.
A primo sguardo la spiaggia appariva poco
affollata, i bagnanti erano quasi tutti uomini,le famiglie erano pochissime
e si riparavano dal sole con ombrelli neri o sotto qualche tenda costruita
rozzamente con lenzuola bianche, sul lungo mare della spiaggia ciottolosa si
vedevano asinelli, muli, carretti, e qualche carrozzino. Quel meraviglioso e
stupento dì lo trascorsi sotto un sole che dardeggiava sempre più forte.
Verso il tardi pomeriggio la gente
incomincio’ a lasciare il mare recandosi verso il paese, invece noi siamo
rimasti quasi fino al tramonto. Il povero autista assieme al suo assistente
ci cercava e ci sollecitava a salire sul camion. Frustato strillava dicendo
che si era fatto troppo tardi e voleva a tutti i costi arrivare a Ribera
prima che calasse il buio.
Al ritorno quando siamo arrivati a
Ribera, ricordo che eravamo tutti assetati, capelli e visi impolverati ma
felicissimi. Questi ricordi pieni di emozioni, gioie, fanno parte di quei
tempi passati. Fu' in quell'anno, tre mesi e mezzo dopo lasciai per sempre
la mia nobilissima Ribera. Ricordo ancora vividamente dall'altura del
Cimitero vedere specchiare sublime il belvedere del mio paese amato.
Come Marcel Proust anch'io ho i ricordi
dei tempi passati e come Riberese DOC vado "A LA RECHERCHE DU TEMPS PERDU."
Era il 2 Novembre 1947 "La festa dei Morti" quando una nave liberty
mercantile Americana salpo' dal porto di Palermo verso New York. Avevo 15
anni e 2 mesi. Non ero infervorito come tutti i Riberesi di allora che
lasciavano il loro paese natale con sofferte amare delusioni.
Carissimo Giuseppe, includo due vecchie
ma belle fotografie che ho trovato in un cassetto mentre stavo rovistando
due scatoloni nel mio attico. La foto scattata a Seccagrande e’ del 18
Agosto 1947. Siamo tre giovanissimi Riberesi. Da sinistra a destra sono io
Francesco "Ciciu" Manzullo, Calogero "Lillo" di Giorgi, e Giuseppe "Peppi"
Firetto. L’altra foto a gruppo fu presa sulla larga scalinata della Villa
Comunale in occasione ad una festa dell’Azione Cattolica Italiana. La foto
fu presa il 9 Gennaio 1947. Seduti in prima fila ci sono l’Avv.Bonifacio,
Padre D’antona della Chiesa Madre, e il Prof. Tortorici mio Insegnante di
Educazione Fisica al Ginnasio, Scuole Medie di Ribera, che ho frequentato
ottenendo la licenza media promosso in quarta. Nel 1954 mi sono lauerato a
New York con un Bachelor of Arts. Ho passato una lunga carriera nel turismo
da Manager della Thos.Cook & Son, a manager della CIT Compagnia Italiana
Turismo di New York, funzionario dell ’Alitalia di New York dopo 25 anni di
servizio a New York sono andato in pensione. Mi sento un uomo fortunato la
mia lunghissima carriera nel turismo mi ha permesso di aver fatto il giro
del mondo tre volte, ma piu’ gratificante e’ stato che per 27 anni mi ha
portato in Italia e specialmente nella mia amata Sicilia numerose volte.
Sono sposato; ho due figli David e Gabriella. Mia moglie, Kristine Morris,
laureata dalla New York University con un “Master of Arts.”
Termino inviandoti un caloroso saluto.

Ribera, 9 gennaio 1947 : Festa dell'Azione Cattolica.
Foto di gruppo sulla scalinata della Villa comunale.
Voglio dedicare questi versi a tutti i
Riberesi e specialmente a quelli che vivono fuori dalla nostra amata terra:
Possa la dolce Musa
Sicula
Che avete nei vostri
cuori
Si gentil dimora
RiportarVi
Nella stagion di fiori
Al nostro mare azzurro
E al nostro amore.
Francesco Gaetano Manzullo -
11 Luglio 2009
117 Delaney Circle
Summerville, South Carolina - USA
Risposta: Caro Francesco,
ti ringrazio tanto per la tua bella lettera e per la preziosa
testimonianza nel raccontare uno spaccato di vita riberese, risalente ad
oltre sessant'anni fa. I tuoi ricordi in parte sono anche i miei e mi fanno
tornare alla mente quella famosa palma di cui parli, del bar di Mr. Jack,
dei mezzi per andare a fare i bagni a Seccagrande, come i carretti, i muli,
gli asini e poi piano piano i mezzi a motore, come autocarri o motociclette.
Sono stati davvero altri tempi che a me, e vedo anche a te piace molto
ricordare. Ti sarò grato se vorrai ancora farti sentire e di
raccontare anche qualche tua bella esperienza americana nel campo del tuo
interessante lavoro nel ramo del Turismo. Ti faccio i miei migliori auguri e
ti invio i miei più cordiali saluti unitamente alla tua famiglia.
Giuseppe Nicola Ciliberto