AGRIGENTO 

e la sua provincia

 

 

 

LA PROVINCIA DI AGRIGENTO

 

Conta 43 comuni con una popolazione complessiva di circa 490.000 abitanti.  IL CAPOLUOGO è AGRIGENTO (ab. 50.000 circa), famosa città in posizione incantevole,

su due colli in vista del Mare Mediterraneo e della sottostante celeberrima Valle dei Templi. Grazie ai suoi famosissimi monumenti ed al suo clima, Agrigento è

frequentata stazione di soggiorno ed eccezionale centro turistico.

Fondata dai coloni di Gela nel 582 a.C., la città divenne presto importantissimo centro, acquistando tale potenza e bellezza da essere considerata una delle più

splendide città del mondo antico. Conobbe, poi, il dominio dei Cartaginesi, dei Romani, dei Bizantini e, nel Medioevo, degli Arabi, dei Normanni, degli Svevi,

dei Francesi. Fu quindi sotto gli Spagnoli e sotto i Borboni. Nel 1860 venne liberata da Giuseppe Garibaldi.

Della città attuale si ricordano: il Duomo, l'Abbazia di Santo Spirito e l'interessantissimo Museo Archeologico.

— Dell'antica città, i celeberrimi monumenti della Valle dei Templi: il Tempio di Giove, di Castore e Polluce, di Ercole, della Concordia, di Giunone, ecc.

—   ALTRI  CENTRI  della  provincia  sono:  PORTO EMPEDOCLE, attivo porto e punto d'imbarco dei prodotti zolfiferi,  CATTOLICA ERACLEA, al centro di una

zona ricca di miniere di zolfo e di salgemma, RIBERA, patria di Francesco Crispi (1818-1901), SCIACCA,  nota  per le sue acque termali,

CALTABELLOTTA, di antichissima origine sicana, CANICATTÌ,  popoloso centro minerario, LICATA, dotata di un attivo porto.

E poi ancora: Favara, Canicattì, Menfi,  Raffadali, Cammarata, Casteltermini, Grotte, Comitini, Aragona, Racalmuto, Naro . . .

 

 

                                        IL TERRITORIO

CONFINI.  La   Provincia  di  Agrigento  confina: a   nord, con   la  Provincia  di Palermo; ad  est,  con  

la  Provincia  di  Caltanissetta;ad ovest,  con  la Provincia  di Trapani. A sud è bagnata dal Mare Mediterraneo.

SUPERFICIE:  Kmq 3.042.

ASPETTO : Il territorio di questa provincia è ovunque collinoso e montuoso.

Le cime più elevate, superano di poco i 1500 metri e sono quelle dei Monti Sicani  (Pizzo Telegrafo, Monte Rose, Sterra del Leone, Monte Cammarata, Sterra di Moneta).

Da nord a sud, le alture digradano dolcemente fino a spegnersi sulle rive del Mare Mediterraneo, dando vita ad una costa piuttosto bassa e poco frastagliata, priva di notevoli golfi e con i principali porti di Porto Empedocle e di Licata.  FIUMI.:Sono di scarsa importanza. Il più im­portante è il Platani. Sono poi da ricordare il Naro, il Salso o /Intera Meridionale ed il Carboj  che alimenta il Lago Arancio.

 

 

 IL LAVORO

• PRODOTTI DEL SUOLO: cerea/i, uva, cotone, ulive, sommacco, carrube, liquerizia, mandorle.

PRODOTTI DEL SOTTOSUOLO: zolfo (Grotte, Comitini, Aragona, Campobello, Favara, Racalmuto,

Cianciana, Casteltermini).

• INDUSTRIE: stabilimenti per la produzione di fertilizzanti chimici (Porto Empedocle); prodotti chimici

(Licata e Campofranco); costruzioni navali, ceramiche e pesca del tonno (Sciacca); tessitura casalinga

di tele di cotone e di lana per bisacce (Raffadali, Cattolica Eraclea, Favara, Villafranca).

 

Continuiamo il nostro volo sopra il territorio siciliano e diamo un'occhiata a questa provincia che si estende, a sud, lungo le coste del Mare Mediterraneo.

Qui non vi sono alti monti e le cime più elevate,  superano di poco i 1500 metri. Mentre ci dirigiamo verso sud  si può notare il Monte Cammarata, di m 1.580

e la Sierra di Moneta, di m 1.188. Qui sotto di noi, al confine con la Provincia di Palermo, vedi il Monte Rose, di m 1436 e la Sierra del Leone, di m 1316.

Al di là di quel cocuzzolo, che si chiama Pizzo Telegrafo, ecco il Lago Arancio, alimentato dal Fiume Carboi.

Ma già ci troviamo al centro della provincia. Vedi come sono brulle le alture attorniate da brevi tratti piani ?

Osserva bene la sommità di quésti monti: essi si allargano in minuscoli pianori, oppure si restringono in creste lunghe e sottili.

 

 

La Provincia di Agrigento ha:

 

una superficie  di  kmq.  3.042;

una popolazione di ab. 490.000; e   conta   in   futto   43   comuni.

La Provincia di Agrigento è situata fra le province dì Trapani, di  Palermo e di Caltanissetta. A sud, la provincia è bagnata dal Mare Mediterraneo.

I corsi d'acqua, che da queste alture si dirigono al Mare Mediterraneo, sono abbastanza numerosi, ma di scarsa importan­za.

La maggior parte di essi, infatti, manca di acqua per lunghi periodi dell'anno.

Il più importante è il Fiume Platani. Eccolo al centro della provincia : è il maggior fiume della Sicilia sud-occidentale.

Verso est puoi vedere il Naro, che scende dai monti di Canicattì, e più oltre il Salso o Intera Meridionale, che scende dai

monti delle Madonie e sfocia nel Mare Mediterraneo, presso Licata.

Stiamo ora sorvolando la città di Agrigento, capoluogo della provincia e già di qui possiamo osservare la costa,.

Ovunque essa è bassa e poco frastagliata.

 

 

Sciacca: Panorama col porto

 

 

Non presenta notevoli golfi ed i suoi principali porti sono quelli di Sciacca, di Porto Empedocle e di Licata.

Tra antiche rovine e barocchi palazzi, spiagge cristalline e isole meravigliose, acque limpide e fondali floridi, si estende la provincia agrigentina, una delle più belle della Sicilia. Il luogo ideale dove abbinare alla ricerca dell’arte, della cultura e della storia, un soggiorno in assoluto relax.


 

 

 


Una provincia tutta da visitare
A dominio dell’incantevole Valle dei Templi, su di un altopiano montuoso che si apre verso il mare, circondato dai due antichi fiumi Hypsas e Akragas sorge Agrigento, definita da Pindaro “la più bella fra le città dei mortali”. Una splendida città dalla storia millenaria, dove sono numerose le testimonianze del suo glorioso passato. Agrigento offre vedute spettacolari e scorci indimenticabili, da ammirare e da incorniciare in una splendida cartolina.

L’antico splendore
Agrigento raggiunse il momento di massimo splendore durante la colonizzazione greco-romana della quale restano vestigia imponenti anche in provincia. Interessanti dal punto di vista archeologico sono Eraclea Minoa e Realmonte. La prima, conosciuta in tutto il mondo, affascina per i resti dell’antica città greca che occupano un bordo di una collina a strapiombo sul mare. Le rovine più suggestive oltre alle antiche mura sono il teatro e i resti di diverse abitazioni. A Realmonte, invece, sono state ritrovate una villa romana e una necropoli, entrambe risalenti al I secolo d.C.

L’arte agrigentina
Colpisce la grandiosità del patrimonio artistico della provincia di Agrigento, che annovera chiese e palazzi tra i più belli della Sicilia situati in centri di rara bellezza. Uno di questi è Palma di Montechiaro, a pochi chilometri dalla città, interessante per il palazzo baronale del Gattopardo, in stile Barocco, e il palazzo Ottaviano, posti lungo una scalinata che culmina con l’imponente chiesa Madre. Licata è un piccolo centro dagli splendidi edifici, il palazzo del Municipio, la chiesa di Sant’Angelo, custode delle sacre reliquie del santo patrono, la chiesa del Carmine e con il suo convento. Naro, dominata dal castello trecentesco di Chiaramonte, Sciacca, punto di incontro tra Medioevo e Barocco, Sambuca di Sicilia, antico baluardo arabo dell’emiro Zabut, sono slo alcuni esempi di ciò che offre il territorio agrigentino.

 

 

I colori del mare
La costa agrigentina possiede un mare straordinario, tra i più belli al mondo. In lontananza il colore turchese del mare sembra fondersi con l’azzurro del cielo in un idillio di sfumature. Navigando lungo la costa si sentono gli inconfondibili profumi della macchia mediterranea. Invitati da questi aromi ci si può fermare e visitare le splendide località che affacciano sulla costa, unica nel suo genere, dove spiagge lunghe e sabbiose si alternano a profonde insenature. Incantevoli sono le rive di Sciacca e le bianche scogliere di Eraclea Minoa. Speciale è la costa di Palma di Montechiaro, ricca di piccole insenature, verdi promontori e suggestive e caratteristiche spiagge. Sicuramente la più rinomata località balneare della provincia di Agrigento è San Leone, caratterizzata da sabbia finissima e mare azzurro.

Ancora, Menfi dove si possono ammirare dune sinuose che accarezzano l'orizzonte. Come non visitare il paradiso dell’arcipelago delle Pelagie, Lampedusa, Linosa e Lampione, situate nel mare africano a sud-ovest della Sicilia, estremo lembo meridionale della penisola italiana. Queste isole sono circondate da un mare spettacolare, dalle incredibili sfumature che vanno dal turchese, al verde smeraldo, al blu.    

 

                                        Realmonte: La Scala dei turchi

 


Feste religiose
Ad Agrigento, come nel resto della Sicilia, quasi tutte le manifestazioni hanno carattere religioso, e sono spesso feste organizzate in onore dei santi patroni. Potrebbe essere interessante prendere parte ad una di esse per toccare con mano la cultura e le tradizioni di questo magnifico popolo. Per citarne solo alcune: la festa di San Calogero a Sciacca, la festa di Sant’Antonio Abate a Castrofilippo, la festa di San Vito a Ravenusa.

Prodotti tipici della gastronomia
Ricca di colori e di sapori, l’arte culinaria agrigentina è un irresistibile invito sia per il palato sia per gli occhi. Una cucina varia nel gusto e nei sapori, dai profumi e dai colori intensi, che riesce a mescolare tradizioni gastronomiche tanto legate al mare quanto alla campagna. Per questo motivo in uno dei tanti ristoranti della provincia si può mangiare pasta con le sarde o pasta con la ricotta, pesce spada arrosto o braciole di maiale, fritto misto di pesce o di legumi.

 

TUTTI I 43 COMUNI DELLA PROVINCIA

CLICCARE SUI VARI NOMI PER ACCEDERE AI LORO SITI UFFICIALI

Agrigento

Alessandria della Rocca

Aragona

Bivona

Burgio

Calamonaci

Caltabellotta

Camastra

Cammarata

Campobello di Licata

Canicattì

Casteltermini

Castrofilippo

Cattolica Eraclea

Cianciana

Comitini

Favara

Grotte

Joppolo Giancaxio

Lampedusa e Linosa

Licata

Lucca Sicula

Menfi

Montallegro

Montevago

Naro

Palma di Montechiaro

Porto Empedocle

Racalmuto

Raffadali

Ravanusa

Realmonte

Ribera

Sambuca di Sicilia

San Biagio Platani

San Giovanni Gemini

Santa Elisabetta

Santa Margherita di Belice

Sant'Angelo Muxaro

Santo Stefano Quisquina

Sciacca

Siculiana

Villafranca Sicula

 

 

 

 

 

IL CAPOLUOGO AGRIGENTO

 

Agrigento sorge, in posizione incantevole, sulla sommità di due colli in vista del Mare d'Africa e della

sottostante, celeberrima Valle dei Templi.

La vita della città è raccontata dai suoi stessi monumenti e dalle rovine che la circondano.

Narra la leggenda che Agrigento, chiamata Akragas i nell'antichità, sia  stata fondata da  Dèdalo, il   leggendario architetto del labirinto che fuggì in volo, col figlio Icaro dall'Isola  di  Creta.  

 

  I fondatori di Agrigento, ci dice però la storia, furono gli abitanti della vicina città di Gela, condotti qui dai loro capi Aristoneo e Pistillo nel 582 avanti Cristo. Primo Re di Akragas fu il crudelissimo Falàride, di  cui  si dice che racchiudesse i propri nemici in un toro di bronzo arroventato ( v. curiosità).

 

Sotto il tiranno Terone (488-473 a.C.) la città estese i suoi domini fino alle coste settentrionali dell'isola. Qui, alleata di Siracusa, Akragas in una memorabile battaglia sconfisse i Cartaginesi ad I mera (480 a.C.), ed acquistò tale potenza da diventare in breve una delle più splendide e ricche città de] mondo antico.

 

Sai  come  la  chiamò  Pindaro,  il  famoso poeta  greco ?

La chiamò «la più bella città dei mortali ». E fu in quel periodo che visse il figlio più illustre della città: il filosofo e scienziato Empédocle.

A quell'epoca risalgono anche i grandiosi templi di cui ammireremo fra poco le rovine.

Ma tanta prosperità non giovò ai cittadini. Dèditi soltanto al lusso e alle arti, infatti, essi non seppero opporre valida resistenza allorché, circa un secolo dopo,

i Cartaginesi si ripresentarono più forti di prima. E la città fu presa e distrutta (Anno 406 a.C.)

 

Risorta per opera di Timoleonte, considerato come il suo secondo fondatore, Agrigento ebbe un nuovo, ma breve periodo di splendore.

Nel 210 a.C. venne occupata dai Romani e sotto questi rimase fino al 111 secolo dopo Cristo, godendo di un certo benessere, che venne a mancare col sopraggiungere dei Bizantini.

Gli Arabi, occupata la città nel sec. IX, abbandonarono la vecchia Akragas (ridotta ormai ad un modesto borgo) e costruirono sul colle una nuova città fortificata,

cui diedero il nome di Gergent (in italiano Girgenti), nome che rimase fino al 1927.

 

Conquistata dai Normanni, nel 1086, Agrigento ebbe un notevole sviluppo e divenne uno dei più grandi vescovadi della Sicilia.

Ricordiamo che Agrigento è patria non solo dell'antico Empédocle, ma anche del sommo commediografo moderno Luigi Pirandello.

Oggi Agrigento, disposta a ventaglio sulla sommità dei suoi colli, si presenta al visitatore con il curioso e pittoresco intrico dei suoi lunghi vicoli e delle sue numerose scalinate.

Ma le attrattive maggiori, che la rendono una piacevole méta di soggiorno e un centro turistico di primissima importanza, sono il suo clima perennemente mite, e l'incomparabile complesso dei grandiosi monumenti che, sparsi nella sottostante vallata, testimoniano l'antico splendore.

Attualmente la città ha una popolazione di circa 50 mila abitanti.

 

PER I CURIOSI

 Falàride, è stato un Re di Agrigento, passato alla storia per la sua malvagità  e crudeltà.

Un giorno il grande architetto Perillo, per ingraziarsi l'animo di Falàride, gli presentò un toro di bronzo da lui stesso costruito e gli disse:

— Potente sovrano, questo toro che io ti dono è dotato di uno speciale meccanismo interno, per cui diventa strumento di terribili torture, e la persona che tu metterai dentro sarà sottoposta a gravi sofferenze.

Ora sappi che i lamenti e le grida che essa emetterà, usciranno dalla bocca del toro trasformati in potenti muggiti.

Falàride accettò di buon grado il dono perché, malvagio com'era, quel toro gli sarebbe servito a torturare e ad uccidere. Però, temen­do di essere ingannato, volle che lo stesso Perillo gliene fornisse la prova.

Rinchiuso nel toro, dovette subire i suoi infernali congegni e vi morì dopo che i suoi gemiti avevano risuonato per la valle come potenti muggiti.

 

 

  LA  CITTÀ  ATTUALE

^ Uscendo dalla Stazione Centrale di Agrigento, ci si trova subito davanti a un complesso di giardini e di ariose

piazze che danno l'impressione di essere giunti in una moderna e spaziosa città.

Sono Piazza Marconi, il Piazzale Roma, Piazza Vittorio Emanuele, i Giardini Pubblici di Villa Garibaldi e il bel Viale

della Vittoria che attraversa rettilineo i nuovi quartieri di Agrigento...

Ma procediamo un poco e vedrai che contrasto allorché, salendo dal Piazzale Roma per la Via Atenea,

che è la principale arteria di Agrigento, andremo via via inoltrandoci nella città radunata sul colle col suo fitto

intrico di viuzze!

La prima tappa, a destra della Via Atenea, su per la Salita di Santo Spirito, ce la offre l'Abbazia di Santo Spirito

(sec. XIII), con una chiesa decorata all'interno da notevoli stucchi.

L'attiguo ex-Monastero, che è certamente uno dei più belli della Sicilia, conserva il bel chiostro con vari portali gotici,

la Sala Capitolare con uno splendido portale e l'antico Refettorio con arcate gotiche.

Procedendo per Via Atenea, giungiamo alla  Piazzetta del Purgatorio, sulla quale si affacciano la barocca Chiesa del Purgatorio e, sotto un leone di pietra,

l'ingresso agli Ipogei, complesso di gallerie sotterranee del V secolo avanti Cristo per il rifornimento dell'acqua all'antica città.

 

Poco oltre, la Via Atenea termina sulla Piazza del Municipio. Qui sorge il palazzo che ospita il

— Museo Archeologico, nel quale possiamo ammirare, radunati in varie sale, sculture, terrecotte, vasi, sarcofaghi e altri oggetti provenienti dagli scavi archeologici della Valle dei Templi e di altre zone del territorio agrigentino.

Mirabile, fra altre sculture, è la marmorea statua dell'Efebo di Agrigento (sec. V av. Cr.).

Dietro il Municipio, la Via Matteotti porta alla panoramica Piazza Bibirria, dalla quale si diparte la Via delle Mura fiancheggiata dalla cerchia delle mura medioevali.

Sul lato opposto della piazza, la Via del Duomo ci guida, invece, davanti al

— Duomo della città, fondato nel sec. XI, ma rifatto più tardi con una semplice fac­ciata alla quale, si affianca un massiccio campanile del Trecento.

L'interno, che conserva in parte l'aspetto medioevale, presenta un ricco soffitto inta­gliato; il bel portale gotico della « Cappella di San Gerlando »

(che racchiude l'urna del Santo, patrono della città); uria soave statua della Madonna sull'altare dell'abside e il Sepolcro di Gaspare De' Marìnis.

 

Il Duomo conserva anche un « Tesoro », con preziosi oggetti d'oreficeria e un « Museo Diocesano », che contiene, fra l'altro, il famoso Sarcofago di Fedra,

mirabile opera scultorea romana del II - III secolo dopo Cristo.

Nei dintorni del Duomo si trova la

Chiesa di Santa Maria dei Greci, che sorge sul luogo di un antico tempio dedicato ad Alena (del quale sono visibili, in un sotterraneo, alcuni resti) e la

     Chiesa di San Giorgio, che ci mostra un superbo portale gotico, con ornati a linee spezzate, del secolo XIV.

     

LA CITTÀ ANTICA

 

Ma la Valle dei Templi (questo è il nome della zona occupata dall'antica città) è una tale meraviglia

che certamente, a percorrerla, non ci stancheremo: sia per le maestose rovine che in essa

ci appariranno, tanto celebri che sono diven­ate il simbolo della Sicilia e tanto imponenti, nella

loro bellezza, che non hanno rivali in nessuna parte del mondo; sia per l'incantevole paesaggio

che fa da cornice a questa sfilata di monumenti.

E' un paesaggio che, specialmente in Febbraio, quando i mandorli sono in fiore, è tutto un tripudio

di colori, tutto un effluvio di profumi.

E sullo sfondo di questa trionfante natura, i resti di Akragas risaltano spettacolosi, preziosi come

gioielli che il tempo ha rivestito di una patina d'oro.

Ci porta verso la Valle dei Templi la Via Crispi, detta Passeggiata Archeologica, a sinistra della quale

si innalza la Rupe Atenea con i resti di un Santuario a Zeus. Da essa si stacca un'antica via greca

che sale alla chiesetta medioevale di

— Sara Biagio, sorta attorno alla cella di un piccolo tempio alla dea Demetra. Scesi fino al ciglio della Valle dell'Akragas, una scala scavata nella roccia ci guida al

    Santuario Rupestre di Demetra e Persefone, costruito prima della fondazione di Akragas (sec. VII av. Cr.) e composto da due profonde grotte entro

le quali furono trovate statuette sacre, vasi e lucerne.

 

Di nuovo sulla strada principale in vista dei poderosi avanzi delle

Fortificazioni Greche, (dietro il muro di cinta del cimitero), giungiamo al

— Quartiere ellenistico-romano, costituito da vie parallele intorno alle quali notiamo canali, pozzi, cisterne, botteghe e case di abitazione con tracce di affreschi

e con pavimenti a mosaico.

Poco più avanti, in una zona in cui si sta costruendo il nuovo Museo Nazionale, incontriamo la duecentesca

— Chiesa di San Nicola, che ha un leggiadro portale gotico. Accanto ad essa si trova il cosiddetto

Oratorio di Falàride, che in realtà è la monumentale tomba di una matrona romana del I sec. av. Cristo.

 

Usciamo quindi su un vasto piazzale che serve di sosta alle auto. In fondo ad esso giacciono le

impressionanti rovine del

— Tempio di Giove Olimpico, che era uno dei più grandiosi edifici dell'antichità greca (m 113x56).

La gigantesca statua che vedi distesa al suolo faceva parte della schiera di colossi (i « telamoni »

alti m 7,65), che si alternavano alle colonne nel sostenere la copertura del tempio.

 

Sulla sinistra del piazzale si susseguono

gli altari e i basamenti di templi e di recinti sacri che facevano parte del

— Santuario delle Divinità della terra e degli inferi.

Al centro di questa zona si elevano, suggestive, le 4 colonne del

— Tempio di Càstore e Pollùce, che sono diventate l'emblema di Agrigento e che puoi vedereriprodotte anche sulla copertina di questo libro.

 

Tornati sul piazzale, seguiamo ora la strada fiancheggiata dalle rovine e dalle colonne del

     Tempio di Èrcole, che è il più antico dei templi di Akragas.

Subito oltre risaliamo il bel giardino che circonda la Villa Aurea, sede delYAnti-quarium che

raccoglievano materiale archeologico proveniente da Agrigento e da altre località. Nella zona circostante

la villa si trovano numerose tombe romane, alcune catacombe e una « necropoli » (cimitero) cristiano-bizantina.

 

Poco dopo ci troviamo davanti alla possente ed armoniosa mole del Tempio della Concordia che è il

meglio conservato di tutti i templi greci e una delle più perfette creazioni dell'architet­tura dorica, eretto

nel V sec. a.C.).

 

Le 34 colonne che reggono gli intatti frontoni recingono la sua cella che per vari secoli fu adibita a

chiesa cristiana. Più avanti, procedendo ai piedi di antiche mura, ci appare, sulla sommità di un colle,

maestoso e solitario, il Tempio di Giunone, simile a quello della Concordia e con i massi della cella arrossati

da un incendio del 406 av. C.

Il Tempio della Concordia

Il Tempio di Giunone

Con questa suggestiva visione termina l'incomparabile itinerario della Valle dei Templi.

Laggiù, intanto, a pochi chilometri di distanza, la striscia turchina del mare richiama alcuni turisti verso la ridente località di San Leone Bagni.

E' la spiaggia di Agrigento, situata presso la foce del Fiume San Leone, dotata di moderni impianti balneari.

Al di là del fiume si estende il bel Bosco della Maddalusa che d'estate si anima della presenza di giocondi campeggi.

 

UNA CURIOSITA’

 Se   il   Santo   Patrono   di   Agrigento   è   San  Gerlando, il Santo più popolare è San Calogero, la cui festa è solennizzata, in Luglio, con la processione della sua statua attraverso

le vie della città, e con le offerte di cera, di animali e di grano. Quest'ultimo viene portato da una mula bardata con nastri multicolori e sonagli.

Altre feste più moderne, ma che hanno già assunto grande importanza, sono quelle che si celebrano in Febbraio coi programmi della Sagra del Mandorlo in Fiore.

Esse comprendono manifestazioni folcloristiche, di danze, di pittura, di poesia e persino di moda.

Nel presbiterio del Duomo di Agrigento si

verifica il curioso fenomeno acustico detto « portavoce », per cui è possibile udire, dalla cornice dell'abside, ciò che uno dice anche a bassa voce sull'ingresso della chiesa,

a 85 me­tri di distanza.

Nei pressi di Agrigento, nella contrada detta « Caos », si trova la casa natale di Luigi Pirandello, in cui è custodita un'urna che contiene le ceneri del grande scrittore siciliano.

 Nell'archivio   del   Duomo   di   Agrigento   è conservata la cosiddetta « Lettera del Diavolo », che sarebbe stata scritta, in caratteri indecifrabili, dal diavolo a una certa

Suor Maria Crocifissa.

 

GIRO    IN    PROVINCIA    DI    AGRIGENTO

Dalla costa ai monti dell'interno, la terra agrigentina richiama il turista con attraenti cittadine e con una natura che se non ha l'armonioso fascino di altre zone della

Sicilia, rivela però, nei suoi grandiosi paesaggi, un'austera e suggestiva bellezza.

La conosceremo in tre itinerari.

I - da agrigento a sciacca attraverso la zona orientale della provincia.

Il  primo  centro  che  ci  accoglie  sulla strada Agrigento-Trapani, è

— Porto Empedocle (ab. 18 mila circa), attiva cittadina in continuo sviluppo, sorta un paio di secoli fa col nome dell'insigne filosofo agrigentino.

 

Oltre che il primo scalo marittimo della costa sud-occidentale della Sicilia, importante specialmente per il carico dei minerali di zolfo, di gesso e di salgemma di cui

è ricca questa provincia, Porto Empedocle è la sede del grandioso stabilimento « Akragas » della società Montecatini, dotato di una centrale termoelettrica

e di modernissimi impianti che trasformano in fertilizzanti chimici la potassa proveniente dal centro industriale di Campofranco.

Porto Empedocle, inoltre, è porto d'imbarco per l'Isola di Lampedusa.

Procedendo fra un variato paesaggio di colline ora erose dalle acque, ora nude e ora rivestite di vigneti, di mandorli e di ulivi, incontriamo i borghi di

Siculiana, con il Castello dei Chiaramonte, e

Montallegro, alla base di una rupe ro­ciosa coronata dai pittoreschi ruderi di Montallegro Vecchio.

Da qui una strada minore verso l'interno sale alla grossa borgata agricola di

 

— Cattolica Eraclea, al centro di una zona con miniere di zolfo e di salgemma. Più avanti, raggiunta la Valle

del Plàtani, un'altra strada ci invita verso la marina per sostare su un deserto promontorio, alle rovine di

    Eraclea Minoa, città fondata dai Selinuntini nel VI sec. av. Cristo e della quale sono tornati oggi alla luce,

mediante scavi, resti di mura, di torri e di un teatro.

 

 

La strada principale sale ora tra frutteti, sul colle ove si adagia Ribera (ab. 20 mila circa), la cittadina che ha dato

i natali all'illustre uomo di stato Francesco Crispi (1818-1901).  Attraversiamo poi, in vista del mare, la Valle del

Fiume Verdura ove sorge il Castello di Poggiodiana ed altri valloni e giungiamo ad uno dei più attraenti centri

della provincia : la vivace cittadina di SCIACCA (ab. 32 mila circa), situata ai piedi del Monte San Calogero,

sopra un terrazzo che si erge alto sul Mar Mediterraneo. Sciacca è nota soprattutto per le sue acque termali che la resero celebre, fin dall'antichità, col nome

di Thermae Selinuntinae. Le cure termali, oltre che nelle « Nuove Terme >> presso il mare, si praticano nelle « Antiche Terme », poco fuori dell'abitato, e nelle

« Stufe vaporose di San Calogero », grotte naturali (a circa 7 chilometri) usate come sudatori già in tempi remotissimi per la cura dei reumatismi articolari

e di altre malattie.

 

Queste grotte si aprono sotto il Santuario di San Calogero, eretto sulla sommità del monte

omonimo in vista di un affascinante panorama.

Sciacca è dotata anche di una bella spiaggia molto frequentata per i bagni e vanta, inoltre, notevoli monumenti che testimoniano la nobiltà del suo passato.

Noi visitiamo, in particolare:

— il Duomo, seicentesco, ricco di opere d'arte, che sorge presso la centrale Piazza Scandaliato, aperta come un belvedere sul mare e sul porto sottostante ;

— la Chiesa di Santa Margherita., che si adorna, sul fianco, di uno splendido portale gotico      dello scultore Laurana e, nell'interno, di pregevoli decorazioni in stucco;

— la Chiesa del Carmine, con un bel rosone e una cupola coperta di variopinte ceramiche ;

— la cinquecentesca Porta San Salvatore e, poco lungi, il caratteristico palazzo siculo-catalano, detto lo

Steripinto, con la facciata in pietre a punta di diamante ;

— la Piazza G. Noceto, che si apre nella parte alta della città con le chiese di San Michele e della Badia Grande; e infine

— il Castello della Luna, che conserva un tratto delle mura e una torre cilindrica.

 

Da Sciacca una strada serpeggiante fra belle colline raggiunge

— Caltabellotta, antichissimo borgo, (ve­di curiosità) pittorescamente addossato al cocuzzolo roccioso del monte omonimo.

Sorto sul luogo di un'antica città sicana o greca, esso venne conquistato dagli Arabi che vi eressero un possente castello deno-

minato Kalat-al-ballut (Castello delle querce). Da esso, come si può ben capire, derivò il nome del paese.

Notevoli,  in  paese,   sono  la  Chiesetta di San Lorenzo, che racchiude un grande gruppo di terracotta della « Deposizione »,, e la Chiesa del Carmine.

Salendo, sopra l'abitato, ad un ripiano fra alpestri rupi che formano un quadro estremamente suggestivo, troviamo poi la Chiesa Madre (sec. XI), che ci presenta

 nell'interno una statua della Madonna della Catena, opera di G. Gagini, e la Chiesetta del Salvatore.

Presso quest'ultima ha inizio una gradi­nata che s'inerpica fin sulla cima del roccione dalle pareti a picco, sormontato dagli avanzi di un castello normanno.

Di lassù lo sguardo spazia su un panorama stupendo, esteso dalla costa all'Etna.

Subito sotto, a sinistra, si apre il lungo solco della Valle del Fiume Verdura.

IL NOSTRO GIRO  SI CONCLUDE  a:

Menfi (ab. 13 mila circa), grosso paese con un torrione poligonale, situato all'estremità della provincia.

Da qui, se vogliamo, un'altra strada ci porta al

Lago Arancio, bel bacino artificiale che, oltre ad azionare una centrale idroelettrica, irriga con le sue acque la Vallata del Fiume Carboi.

 

Nei dintorni del lago si trovano, fra ondulate campagne, i paesi di

Santa Margherita di Eelice e Sambuca di Sicilia: il primo con un bel giardino pubblico e il « Palazzo Filangeri » ; il secondo con un curioso « casale arabo »

che ha una torre merlata con un antichissimo orologio.

 

II  - la ZONA  SETTENTRIONALE DELLA PROVINCIA

La zona settentrionale della provincia ci presenta paesaggi dall'aspetto spesso squallido o addirittura selvaggio. Tuttavia nella vastità dei loro orizzonti e nella loro

solitudine essi appaiono maestosi e solenni.

Ci guida, all'andata, la strada che da Agrigento porta verso nord-est in direzione di Palermo.

La prima tappa su questa strada è

Raffadali, grosso paese agricolo al centro di una zona di dossi rocciosi scavati da grotte e da tombe preistoriche.

Superata una profonda gola e la Valle del Fiume Platani fra enormi cespugli di ginestre, presso miniere di zolfo, il paesag­gio si fa più ameno nella Valle

del Fiume Magazzolo, dove ci appare, fra agrumeti e frutteti, il borgo di Bivona, con i ruderi di un castello e con la Chiesa Madre adorna di un bel portale gotico.

Poco più oltre si sale al paese di

    Santo Stefano Quisquina, nei cui dintorni, in un boschetto di querce, si trova il Santuario di Santa Rosalia alla Quisquina, costruito sopra una spelonca

entro la quale, secondo   la   leggenda,  visse  Santa  Rosalia prima di ritirarsi sul Monte Pellegrino.

 

Ad ovest di Santo Stefano una strada minore corre sui pendii della Serra Moneta e del Monte Cammarata. Essa ci guida a — Cammarata, grosso borgo disteso

su una pittoresca rupe che culmina in un vecchio castello.

Chi dispone di un po' di tempo non manchi di salire, dal paese, alla cima del Monte Cammarata (m 1580 circa). E' uno splendido belvedere sulle Madonie, sull'Etna,

sul Mar Mediterraneo, nonché su conche e su valli cosparse di abitati, fra i quali si distinguono anche Agrigento ed Enna.

Dal paese la strada discende, con rapide serpentine, alla Valle del Platani, dove si congiunge con un'altra strada che, prove­nendo da Palermo, ci riporta verso

Agrigento. Attorno al percorso di questa strada incontriamo :

C aste Iter mini, cittadina che si adagia in una conca della Valle del Platani e che possiede varie chiese con attraenti opere d'arte;

Campofranco, centro del modernissimo complesso industriale della Montecatini, che produce solfato di potassio;

    Aragona, cittadina con un maestoso palazzo feudale, nei cui dintorni si trova la caratteristica zona vulcanica delle << Maccalube » (vedi curiosità). Infine, già in vista di Agrigento

 

 

   

 

caRACALMUTO, grosso borgo di origine araba anch'esso al centro di una zona ricca di zolfo. A Racalmuto, oltre che un turrito castello, si trovano chiese con pregevoli opere del pittore Pietro d'Asaro (1597-1647), detto il « Monòcolo » nativo del paese stesso.

  

LA ZONA ORIENTALE DELLA PROVINCIA

Anche questo giro, ad est del capoluogo, presenta paesaggi aridi, spesso desolati. Ma nel monotono susseguirsi di brulle alture scavate, qua e là, da miniere di zolfo e da cave di gesso, si aprono talvolta visioni di valli ridenti, di vivaci paesi, di leggiadre cittadine...

Ecco, per esempio, sulla strada per Caltanissetta, la cittadina di

Favara, che digrada da dolci colline col duecentesco Castello dei Chiaramente (sec. XII-XIII), e la Chiesa del Rosario tutta ornata

di stucchi e di dipinti.

Un altro bel Castello dei Chiaramente, coi torrioni cilindrici, lo troviamo a

— Naro, cittadina che si raggruppa, pit­toresca, sulla sommità di un colle isolato, a dominio della Valle del Fiume Naro.

Qui, inoltre, ammiriamo varie chiese barocche, tra cui quella fastosa del Santis­simo Salvatore, e la vetusta Chiesa Madre che conserva un notevole portale e un rosone del Trecento.

Poco lungi dal paese si apre la cosiddetta Grotta delle Meraviglie, antichissimo cimitero cristiano.

Superata la Valle del Naro, eccoci poi nell'amena conca dove ci accoglie

— Canicattì, popoloso centro minerario ed agricolo sparso a ventaglio fra verdi poggi ammantati di vigneti, di mandorli e di ulivi.

Ci trattengono anche qui alcune belle chiese e il Castello Bonanno, fronteggiato dalla Torre dell'Orologio.

 

La Chiesa del Purgatorio, che sorge sulla centrale Piazza IV Novembre, ci mostra alla base del suo campanile la singolare Fontana del Nettuno.

Lasciata la strada per Caltanissetta, ne seguiamo un'altra, verso sud, che corre fra ondulate campagne prima e poi fra nudi valloni cosparsi di solfare. Infine, essa raggiunge il Fiume Salso e scende fra uliveti e frutteti in vista del mare.

Siamo, ormai, sulla vasta piana costiera in fondo alla quale, presso la foce del Salso, si estende la città di

— Licata (ab. 40 mila circa), il centro più popoloso della provincia dopo Agrigento. Licata è un centro vivace di commerci e di industrie, dotato di un attivo porto e di un'amena spiaggia balneare.

Fondata nel III secolo av. Cristo col nome di Phintias, da Fintia, tiranno di Agrigento, Licata fu testimone della grande battaglia navale in cui Attilio Regolo distrusse, nel 256 av. Cristo, la flotta cartaginese.

Domina sulla città, da ovest, l'altura detta « Montagna », coronata dal Castei Sant'Angelo e disseminata di avanzi dell'antica Phintias.

 

Meritano una nostra visita, a Licata: il Palazzo del Municipio, che raduna una piccola raccolta di sculture e di pitture; la Chiesa del Carmine, con tombe e sarcofaghi del Cinquecento; la Chiesa Madre che si prolunga nella ricca, settecentesca Cappella del Crocifisso.

 

concludiamo il nostro « giro » percorrendo la strada costiera che da Licata volge verso Agrigento fra un variato paesaggio di valli, di conche e di pianori.

A circa metà di questo percorso saliamo su un terrazzo che sovrasta il mare e sul quale si estende

Palma di Montechiaro, cittadina a scacchiera, con belle chiese barocche, fondata nel 1637 da Carlo Tomasi dei Principi di Lampedusa.

Poco prima e poco dopo Palma si erigono pittoreschi, su alti dirupi, i ruderi dei due castelli che hanno dato il nome alla cittadina :

il Castellazzo di Palma e il Castello di Montechiaro.

 

LA CURIOSITA’

Caltabellotta è una pittoresca cittadina costruita intorno ad un'enorme roccia somigliante a un pan di zucchero. Fu su questa roccia che, secondo una leggenda, si posò Dèdalo, concludendo il suo lungo e fantasioso volo dall'Isola di Creta. Da quest'isola egli era fuggito col figlio Icaro che, come sai, per la sua imprudenza di volar troppo in alto, finì miseramente in mare con le ali bruciate dai raggi del sole. A Caltabellotta, detta allora Camiso e sede del leggendario re Còcalo, Dèdalo avrebbe costruito una grandiosa fortezza che fu per molti secoli inespugnabile.

 

 

Caltabellotta, inoltre, è nota per la pace che vi fu conclusa nel 1032 dopo la guerra dei Vespri fra Angioini ed Aragonesi, dando a questi ultimi il possesso della Sicilia.

A pochi chilometri da Agrigento si estende la pianura detta delle Maccalube. E' una sterile pianura formata da materie calcaree e da argilla. In essa vi è un gran numero di piccoli fori, terminanti a cono, dai quali escono sabbia e piccole pietre. >

Di continuo si ode l'ebollizione dell'acqua che sgorga dai piccoli crateri e che sa di uova fradice e di salso. Quando giunge l'inverno, quei coni, per le continue' piogge perdono la loro forma, scompaiono e la terra appare come un terreno cedevole e molle.

 

 

I PERSONAGGI ILLUSTRI

 

Una rara foto con Luigi Pirandello tra gli attori

che hanno rappresentato la Commedia ENRICO IV.

 

 

Luigi Pirandello, di Agrigento (1867-1936).

Prosatore elegante, poeta e commediografo originalissimo.

Il suo romanzo // fu Mattia Pascal, fu tradotto in tutte le lingue d'Europa. Grande successo ottennero pure le « Novelle per un anno ».

I suoi capolavori sono però considerati le commedie^: Enrico IV, Così è se vi pare, Sei personaggi in cerca d'autore.

Esse sono, infatti, tra le più belle degli ultimi anni.

Scrisse pure commedie in dialetto sici­liano.

 

 

 

•   Empedocle. di Agrigento (sec. V a.C.).

Fisolofo, scienziato, medico e poeta.

E' considerato il più grande figlio dell'antica Akragas ed una delle più grandi figure dell'antichità.

Più avanti leggi la sua interessante vita.

 

•   Acrone, di Agrigento (sec. V a.C.).

Famoso medico.

A lui viene attribuito il merito di aver trovato il mezzo di purificare le arie infette con profumi e soprattutto con il fumo.

 

•   Pietro d'Asaro, di Racalmuto, (1597-

1647), detto il u Monocolo ».

Fu eccellente pittore.

Le sue opere si trovano nella Chiesetta di San Nicolo e in quella di Santa Maria di Gesù, in Racalmuto, e nel Museo Pèpoli, a Trapani.

Il capolavoro di questo pittore è da considerarsi la Madonna e i Santi, nell'oratorio del Santissimo, in Racalmuto.

 

• Francesco Crispi, di Ribera (1818-1901).

E' una delle più alte personalità del nostro Risorgimento, degna di stare accanto a Giuseppe Mazzini e a Giuseppe Garibaldi. Con loro operò per la liberazione e l'unità dell'Italia e con loro soffrì.

Venne chiamato « La mente dei Mille ».

Fu lui, infatti, che riuscì a persuadere Garibaldi a tentare la famosa impresa; fu lui che, dopo lo sbarco dei Mille nell'isola, non si stancò di incitare i Siciliani ad accor­rere numerosi tra le file del generale.

Dopo l'unificazione dell'Italia egli fu de­putato, poi ministro e infine Presidente del Consiglio.

 

•   Corrado Barbagallo, di Sciacca (1887 - Torino 1952),  illustre storico.

Fu professore all'Università di Napoli e di Torino.  Fra le sue opere è ormai famosa la Storia Universale.

 

(Presto saranno inseriti altri illustri personaggi)

 

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