FESTA DEL PRIMO MAGGIO

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......nella Tradizione della città di Ribera  

                                                                                     

 

di Giuseppe N.Ciliberto

 

 

Notizie e credenze popolari

 

Una classica scampagnata degli anni '60

tra il soave profumo di zagara degli aranceti di Ribera.

 

Fino alla fine degli anni '50, in molte case di Ribera, all'inizio del mese di maggio e per tutto il mese, si radunavano alcune donne, per iniziare un ciclo di preghiere e recite del Santo Rosario, in devozione alla Madonna.

 

Alle preghiere si alternavano lamentosi canti eseguiti dalla padrona di casa, mentre le donne del vicinato rispondevano in coro.

 

Riporto, testualmente, per come da me appreso, uno di tali canti, eseguito per diversi anni consecutivi, nei pomeriggi del mese di maggio, da una cattolicissima e molto "chisiastrica" vecchietta, chiamata "Carmena la Corsa (Carmela Corso), che ogni anno, iniziando il mese Maggio, in devozione alla Vergine Maria, era solita tenere queste riunioni di fedeli nella sua casa di Via Pintaloro, attorniata dai vicini.

 

Questi pochi versi, cantati in un linguaggio misto di italiano e siciliano, venivano alternati per varie volte alle preghiere recitate .

 

                                                        "Gesù dorce, umile di cuore,                                      

                   rendete il mio cuore, simuli a lu Vostru.  (2 volte)

  Oh Eterno Padre, noi t'invochiamo,

                   il sangue preziosissimo di Gesù Cristo, di Gesù Cristo.

                   Il sangue dei peccati  pi lu miu amuri a la Santa Chesa,

                   perdona li peccati,  pi lu miu amuri a la Santa Chesa".

 

Inoltre, nella giornata del Primo Maggio, era in uso fino a qualche decennio fa, spargere davanti all'uscio della propria casa abbondanti  margherite bianche e gialle e papaveri, che spontaneamente in questo periodo ricoprivano le campagne siciliane. Tale uso, che oggi, fa registrare soltanto qualche sporadico caso, avveniva in quasi tutte le vie del paese, per cui si assisteva ad uno spettacolo di colori e di profumi primaverili molto gradevole da osservare.

Era una vera e propria "infiorata", dove non era raro ammirare artistiche composizioni figurative realizzate

con fiori di varia grandezza e vari colori.

 

Si diceva anche che "li sciuri di maju" sparsi davanti alle case erano segno di buon auspicio, di buona fortuna, e per le famiglie di agricoltori erano propiziatori di futuri abbondanti raccolti per cui, sarebbe auspicabile riprendere questa antica e bella tradizione, migliorandola e potenziandola, possibilmente con il patrocinio e il contributo dell'Amministrazione Comunale.

RIBERA, Primo Maggio 2011 : Una foto inviata al sito da Rosalba Colletti.

 

 

 

Le due foto sopra, unitamente a moltissime altre, eseguite dal sottoscritto nella mattinata del 1° Maggio 2009, solo in alcune strade di Ribera, dimostrano chiaramente che ancora oggi è abbastanza sentita la credenza che "spargere li sciuri di maju" davanti alla porta di casa,

sia un segno di buon auspicio e di futuro benessere e salute per la famiglia.

Anche se non sono state riscontrate eleganti composizioni floreali, come avveniva nei tempi passati, il fatto di avere constatato e fotografato in vari quartieri di Ribera, decine e decine di abitazioni con i fiori sparsi davanti alla porta, dimostra appunto che questa antica usanza, spesso sollecitata da questo sito è ancora forte.

 

    

 

Pertanto si spera che nell'avvenire, la stessa, non solo non debba scomparire, ma che possa essere sempre più diffusa ed allargata alle nuove generazioni, anche perchè nella giornata del primo Maggio la nostra città la vedremo vestita di profumati e coloratissimi fiori, che saranno l'augurio più bello per tutta la cittadinanza.

 

Giuseppe Nicola Ciliberto

 

 

LI “SCIURI DI MAJU”

(di Giuseppe Nicola Ciliberto)

Foto di Totò Castelli

 

Il mese di maggio è uno dei più belli e interessanti del nostro calendario e attorno ad esso sono tante le credenze e le tradizioni popolari di gente di ogni parte del mondo. Il suo nome trae origine da “Maya”, una dea invocata da un antico popolo pagano che col tempo ne ha preso il nome.  I Maya, pregavano e operavano sacrifici, anche umani per ingraziarsi la benevolenza della dea, affinchè essa assicurasse loro, in ogni tempo, la fertilità dei campi ed anche la fertilità delle loro donne per mettere al mondo più figli possibili. Maggio rappresenta tanti momenti della vita popolare siciliana ed è caratterizzato per i numerosi riti, religiosi, folklorici e profani che si svolgono in ogni parte della nostra isola. Principalmente  è il mese della Madonna, il  mese dei fiori, il mese dei primi frutti, dei primi fragranti profumi della campagna, e soprattutto è il  mese più favorevole per il clima e i profumi della terra, gradito soprattutto, in concomitanza con i numerosi riti religiosi e con le feste che si svolgono in vari paesi, specialmente nella nostra Sicilia. In poche semplici parole, il mese di maggio rappresenta il risvegliarsi della natura.

 Parecchi sono anche i proverbi della tradizione popolare legati al mese di maggio

e qui ne riporto solo alcuni, ma abbastanza significativi e conosciuti:

Maggiu maggiu cantu li culuri,

inchi jardina e campagni in ciuri,

tuttu è cchiù beddu e assai prufumatu,

e anchi lu voscu s’ha risbigliatu.     

Acqua di Maggiu è comu la parola

d’un'omu saggiu 

Si chiovi a li primi di maggiu,

nuci e ficu faranno bon viaggiu   

Maju friscu e vagnatu,

godi la vigna e anchi lu pratu   

maju asciuttu e assulacchiatu,

tantu granu a bon mercatu   

‘Nta lu misi di maggiu,

accatta ligna e formaggiu.  

 

Ma esiste dai tempi più remoti anche la credenza che pur con tutte le sue bellezze e meraviglie il mese di maggio non è considerato l’ideale per convolare a nozze. Infatti un antico proverbio così recita:

“La spusa majulina nun si godi la cuttunina”,

anche se a queste credenze, per una sopravvenuta emancipazione dei popoli, oggi non si da più l’importanza di una volta e tante coppie sono molto felici pur avendo scelto questo meraviglioso mese per sposarsi.

 

Fino alla fine degli anni '50, in molte case di Ribera, all'inizio del mese di maggio e per tutto il mese, si radunavano alcune donne, per iniziare un ciclo di preghiere e recite del Santo Rosario, in devozione alla Madonna. Alle preghiere si alternavano lamentosi canti eseguiti dalla padrona di casa, mentre le donne del vicinato rispondevano in coro.  Riporto, testualmente, per come da me appreso, uno di tali canti, eseguito per diversi anni consecutivi, nei pomeriggi del mese di maggio, da una cattolicissima e molto "chisiastrica" vecchietta, chiamata "Carmena la Corsa (Carmela Corso), che ogni anno, iniziando il mese Maggio, in devozione alla Vergine Maria, era solita tenere queste riunioni di fedeli nella sua casa di Via Pintaloro, attorniata dai vicini.

 

Questi pochi versi, cantati in un linguaggio misto di italiano e siciliano,

venivano alternati per varie volte alle preghiere recitate .

                   "Gesù dorce, umile di cuore, 

rendete il mio cuore, simuli a lu Vostru.(2 volte) 

Oh Eterno Padre, noi t'invochiamo

il sangue preziosissimo di Gesù Cristo,

di Gesù Cristo.

Il sangue dei peccati 

pi lu miu amuri a la Santa Chesa 

perdona li peccati, 

 pi lu miu amuri a la Santa Chesa". 

 

Da tantissimi anni, forse da secoli, ed ancora oggi, anche se spesso in tono minore, a Ribera persiste l’usanza, nella giornata del 1° maggio, di spargere davanti all'uscio della propria casa, abbondanti  margherite bianche e gialle e papaveri, che spontaneamente in questo periodo ricoprono le nostre campagne siciliane. Tale uso, che oggi, fa registrare soltanto qualche sporadico caso, avveniva in quasi tutte le vie del paese, per cui si assisteva ad uno spettacolo di colori e di profumi primaverili molto gradevole da osservare.

 

Era una vera e propria "infiorata", dove non era raro ammirare artistiche composizioni figurative realizzate con fiori di varia grandezza e vari colori. Inoltre, nei tempi passati, si diceva che "li sciuri di maju" sparsi davanti alle case erano segno di buon auspicio, di buona fortuna, e per le famiglie di agricoltori erano propiziatori di futuri abbondanti raccolti per cui, sarebbe auspicabile riprendere questa antica e bella tradizione, migliorandola e potenziandola, possibilmente con il patrocinio e il contributo dell'Amministrazione Comunale.

 

         

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