RADIO TORRE RIBERA

Una emittente sempre all'avanguardia

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La nuova sede in Via Sicilia, N. 34 - Ribera

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ADDIO FOFO'

gli amici di Radio Torre Ribera ti ricorderemo per sempre (R.I.P.)

 

 

 

Articolo pubblicato sul quotidiano Giornale di Sicilia

in data 2 marzo 2015

QUI' SI TROVA LA SEDE DI RADIO TORRE RIBERA

Via Sicilia, N. 34

 

 

      In primo piano la Via Molise che incrocia la Via Sicilia dove, al N. 34

si trova la sede dell'emittente locale RADIO TORRE RIBERA.

 

                                                 

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IL MENSILE "GIORNO per GIORNO"

 

           

 

 

           

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VENERDI 12 Dicembre 2014

    

 

 

 

                  

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Mimmo Tornambè, uno dei soci fondatori dell'emittente riberese.

 Viene considerato, per il suo grande amore... l'anima di Radio Torre Ribera.

 

            

Uno dei conduttori di programmi alla consolle

 

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UN GRANDE PERSONAGGIO : PAOLO DI CARO.

UN SOCIO FONDATORE DELLA R.T.R.,

UN GENIALE CONDUTTORE,


Il "Dolce Paolo" come comunemente veniva chiamato a Radio Torre Ribera, quando conduceva i suoi seguitissimi programmi musicali era venuto a mancare cinque anni fa all'età di 88 anni. Era il mese di Marzo del 2009. Oggi la gloriosa emittente riberese esiste ancora, si è modernizzata secondo le nuove tecnologie e di recente ha cambiato la sua sede che ora si trova in Via Sicilia, n. 34. La radio era nata nel Dicembre del 1976 e in occasione della festa dei suoi primi 10 anni di attività, avevo scritto alcuni versi dedicati proprio a lui che era considerato un vero paladino che amava le canzoni italiane ed in particolare quelle siciliane e "rivilisi". Pubblico quella poesia ricordandolo ancora come un vero riberese DOC che amava il suo lavoro e amava Ribera con tutte le sue Tradizioni. Ciao Paolo.  (g.n.c.)

A PAULU DI CARU
Tant’anni sù passati prestamenti
di quannu è arrivata sta emittenti,
nun pari veru ma lu tempu curri
e sù deci anni ca c’è Radiu Turri.

Deci anni ca l’avemu in ogni casa,
deci anni ca ‘nni teni cumpagnia,
deci anni ca ‘nni stuzzica e ‘nni vasa
radiannu un’onda ricca di magìa.

Deci anni ca nun manca di purtari:
cunfortu, bedda musica e puisia
e a tutti chiddi tristi e sulitari
ci fa passari la malincunia.

Sù tanti c’hannu datu lu sò cori,
cu vera fidiltà e veru amuri,
mustrannu fatti e nò sulu palori
pi accrisciri ogni jornu lu valuri.

E citu fra li tanti un paladinu
chi spicca e porta luci comu un faru;
è amatu di luntanu e di vicinu,
tutti d’accordu ? è Paulu Di Caru !

La vuci sò di prima matinata
arriva ‘nta li casi assai cumpita
e annunzia ‘n’atra splendida jurnata
chi leva li pinsera di la vita.

C’è tanta genti sula e senza affettu
ca in cori porta la passioni antica
d’amari a cu ci porta gran rispettu
e si cunsola cu sta “vuci amica” .

A voti dintra un mari di turmentu
pari un tesoru un attimu di gioia,
ca anchi l’alligrizza d’un mumentu
è un sciuri raru ‘mmezzu a tanta noia.

Perciò chiddu ca fai cu tantu arduri,
cu la passioni e forza di vuliri,
cciavi di certu lu sò gran valuri
e nun c’è nuddu ca lu po’ smintìri.

Elogi, “Dolce Paolo”, sinceri,
ti meriti di tanti e tanti banni;
e infini li mè auguri e desideri
ca la tò “VUCI” viva pi cent’anni.
                                                                                      (G.N.Ciliberto - Scritta nel 1986)

 

 

 

 

PROTAGONISTI A RADIO TORRE RIBERA

<< TUTTO ERA AVVENUTO TRA IL 1977 E IL 1978 >>

 

Il Gruppo Folk-Cabaret

SICILIA CANTA, SICILIA FRANA

 di Giuseppe Nicola Ciliberto

 

In tanti  ormai lo avranno dimenticato e in tanti, specie coloro che sono al di sotto di un’età compresa tra i 40 e i 45 anni non sanno nemmeno che il Gruppo Folk-Cabaret “Sicilia Canta, Sicilia Frana” sia esistito ed abbia  imperversato a Ribera e in molti paesi della Sicilia tra gli anni che vanno dal 1977 al 1987. Un decennio fatto di successi, prima con una lunga serie di trasmissioni presso la neonata Radio Torre Ribera e successivamente in numerose piazze della Sicilia con una tournèe persino in Germania, a Colonia tra numerosi entusiasti connazionali. Era il mese di Dicembre 1976, quando è nata  la prima radio libera, appunto quella ancora in attività che è Radio Torre Ribera. Era forte allora la voglia di tanti appassionati di canti, recite, presentazioni varie, di mettersi in luce in qualche programma radiofonico che fosse ascoltato non solo nel nostro paese, ma nei tanti comuni del circondario.

Il gruppo è nato quasi per gioco, per puro diletto, da discorsi fatti in piazza, prima tra il sottoscritto e il poeta Giuseppe Cannata e successivamente con altri che sapessero cantare, recitare o suonare qualche strumento e che, soprattutto avessero lo spirito e la voglia di far parte di una equipe, che avrebbe proposto satira, cabaret e canzoni popolari, spesso affrontando tematiche sociali di una certa rilevanza.

Così è arrivata la disponibilità dei dirigenti della radio che ci hanno concesso uno spazio domenicale di circa un’ora con inizio alle ore tredici e con replica il martedì successivo. Con tutto l’entusiasmo possibile, ci siamo messi all’opera,  scrivendo i testi , arrangiando da noi i vari brani popolari, provando, fino a quando siamo stati pronti per la prima storica puntata, andata in onda alle ore 13 di domenica 6 febbraio 1977,  alla quale successivamente, a scadenza settimanale ne sono seguite altre 24 per un totale di 25 puntate, suddivise in due cicli di 15  e 10. Tantissimi sono stati i problemi riberesi affrontati come, la disoccupazione, l’emigrazione, il caro vita, le tasse, l’inquinamento atmosferico, il traffico caotico, il terremoto del Belice, i rapporti sociali tra la gente, la crisi dell’agricoltura e altro ancora. E non sono state poche le cose prese in seria considerazione sia da parte dell’Amministrazione Comunale del tempo quando era sindaco Santo Tortorici, che da parte di Enti Pubblici e privati che, a parte il risentimento iniziale per essere stati oggetto di satira e di denuncia, hanno poi adottato qualche provvedimento utile alla collettività. Un esempio significativo è stata la nascita di una succursale delle Poste, la pavimentazione della “muntata di lu bivaiu”, con asfalto al posto del vecchio basolato lavico, la eliminazione del sanzificio inquinante, trasferito lontano da Ribera, il ridimensionamento delle cartelle esattoriali e la sistemazione di opere pubbliche danneggiate.

Il programma era seguitissimo da migliaia di persone che si complimentavano con noi per ciò che ascoltavano, invitati sempre a riflettere sui vari problemi e spesso, commuovendosi durante la  recita di scenette dove protagonisti erano bambini, che impersonavano i figli di gente  povera,  di terremotati o di emigrati. Insomma erano trasmissioni dove ai temi di grande interesse culturale e sociale si alternavano scenette comiche e canti popolari riscoperti tra gli anziani, che ce li facevano ascoltare per arrangiarli ed eseguirli. La prima formazione ufficiale del gruppo era composta, oltre che dal sottoscritto, anche dai due poeti riberesi Giuseppe Cannata e Vincenzo Bonafede, Enzo Argento, Vincenzo Ruvolo e Paolo Bono con il suo immancabile “friscalettu di canna”. In seguito, nelle varie puntate, hanno collaborato in vario modo sia alla preparazione che alle registrazioni delle varie puntate, anche il batterista Lillo Marranca, il chitarrista Lillo Zito e Peppe Smeraglia, già collega musicista nel Complesso “Gli Arcangeli” oltre a vari amici o parenti come: Maria Tornetta, Liby Mulè, Patrizia Blandino, Antonella Montalbano, Giuseppe Guadagna, Annamaria Bono, il compianto Pepè Montalbano, Rosa Firetto, , i fratelli Nino e Filippa Garuana, Sebastiano Ciliberto, Filomena Greco, Giuseppe Sciacchitano, la piccola Marilena Ciliberto, Annamaria Presti, la vecchietta di 92 anni Maria Mortillaro, “Don Pippinu Bonafidi lu pueta” e financo il giornalista cantautore Totò Castelli.

Col tempo i collaboratori aggiunti, in particolare per  recitare o per  cantare, sono stati sempre di più e le varie trasmissioni hanno sempre riscosso un grande successo di ascolto, che è culminato nella produzione del primo disco a 33 giri di Ribera, dal titolo omonimo a quello del gruppo stesso e cioè:  SICILIA CANTA, SICILIA FRANA. L'Album che comprendeva versioni in formato LP 33 giri e in Musicassette era stato patrocinato e finanziato proprio dal Presidente di  Radio Torre Ribera, Lillo Marranca, noto ed eccellente batterista del Complesso musicale dei Cardinali.  Dopo ben oltre 37 anni la predetta emittente radiofonica riberese può annoverare il programma, tra i migliori che ha trasmesso nel corso della sua intensa, appassionante e significativa attività, che, con vari cambiamenti ancora oggi continua.

 

Seccagrande 11 Aprile 1977 (Lunedì di Pasqua)

Fondatori e collaboratori si ritrovano in spiaggia per una foto ricordo, dopo il grande successo ottenuto il giorno prima,

il giorno di Pasqua con la 10^ Puntata della trasmissione radiofonica "Sicilia Canta, Sicilia Frana" andata in onda da radio Torre Ribera.

Alcuni nomi dei presenti nella foto: 1) Giuseppe Nicola Ciliberto, 2) Enzo Argento, 3) Vincenzo Ruvolo, 4) Paolo Bono, 5) Rosa Firetto,

6) Anna Bono, 7) Marilena Ciliberto, 8) Filippa garuana, 9) Annamaria Presti, 10) Antonella Ruvolo, 11) Patrizia Blandino.

Altri non partecipanti alle trasmissioni: A)La moglie di Paolo Bono, B) La signorina Silvio con il fidanzato, C) Silvio,

D) Silvano Ciliberto, E) Alessandro Ciliberto.

 

COME E' NATO IL GRUPPO

 

 

Perché abbiamo voluto dare il titolo "Sicilia Canta-Sicilia Frana" a questo gruppo ?  

Chi oggi ha un'età al di sotto dei 35/40 anni, non saprà quasi nulla di ciò che questo

"Gruppo di amici" aveva rappresentato a Ribera.

Al massimo avrà qualche incerto ricordo, magari per averne sentito parlare.

Ma tanti, tantissimi, saranno sicuramente i ricordi in tutti coloro che hanno superato questa fascia d'età. Ricordi di un periodo che va dal 1976 al 1986, un decennio che ha visto protagonista, a Ribera e in numerose parti della Sicilia, il Gruppo di Folk-Cabaret, denominato per l'appunto "Sicilia Canta-Sicilia Frana".

 

Già lo stesso nome, lascia intravedere l'intendimento principale di chi lo ha scelto, che era quello di mettere in evidenza sia le cose belle che le cose brutte della Sicilia, nonché i pregi, le peculiarità ed anche le problematiche locali della nostra Ribera.

 

La nascita del gruppo è avvenuta quasi per caso, durante una delle tante chiacchierate "chiazza chiazza", che il sottoscritto spesso faceva con Giuseppe Cannata, noto poeta riberese, che non disdegnava di tanto in tanto, di scrivere qualche verso satirico nei confronti della civica amministrazione, per evidenziare i vari problemi che da sempre ci sono stati e purtroppo, ancora ci saranno nella nostra beneamata cittadina.

 

 

 

 

L'OBBIETTIVO PRIMARIO: DARE VITA AD UN PROGRAMMA RADIOFONICO

 

 'Considerato, che anch'io mi dilettavo a scrivere testi anche di carattere cabarettistico, abbiamo pensato bene. "Il sottoscritto e Peppe Cannata" abbiamo deciso di unire le nostre forze e coinvolgere altri amici che avessero la stessa nostra voglia e la stessa nostra passione.  Il passo successivo sarebbe stato quello di chiedere uno spazio a cadenza settimanale alla neonata Radio Torre Ribera, per portare avanti un programma radiofonico e proporre, di volta in volta alla cittadinanza, sia alcune poesie e scenette di carattere satirico e cabarettistico, che alcuni dei più bei canti popolari, molti dei quali di origine riberese, ma conosciuti soltanto da pochi "anziani".

Tra il dire e il fare, fortunatamente non c'è stato di mezzo il mare, poiché l'entusiasmo di entrambi ci ha talmente stimolati che, subito abbiamo cercato e trovato dei validi collaboratori che volevano recitare, cantare o suonare qualche strumento musicale nel nuovo programma radiofonico.  Eravamo nel Dicembre del 1976 e forte allora era la voglia di emergere e farsi sentire, tramite la nuova Radio, nata da pochissimo, per cui, non è stato difficile trovare, se non il meglio che poteva offrire la cittadina, sicuramente dei validissimi giovani e meno giovani, che successivamente hanno dimostrato tutto il loro talento e tutta la loro voglia di fare qualcosa di diverso e non continuare a "passiari chiazza chiazza" magari annoiandosi un pò. 

 

 

NASCE IL GRUPPO "Sicilia Canta, Sicilia Frana"

 

 

Così, il nascente gruppo si è allargato a tantissimi amici che hanno dato la loro disponibilità. Pertanto, fin dai primissimi giorni sono entrati a far parte di "Sicilia Canta-Sicilia Frana" i vari : Vincenzo Bonafede, altro poeta locale, Vincenzo Argento e Enzo Ruvolo, cantanti chitarristi nonchè "lu zù" Paolo Bono, noto suonatore di "friscàletto" di canna, di grande talento ed all'occorrenza poeta che amava fin troppo la sua e la nostra Ribera. Successivamente hanno collaborato i musicisti Lillo Zito e Lillo Marranca, rispettivamente tecnico e presidente di Radio Torre Ribera, nonché Giuseppe Smeraglia chitarrista, sempre vicino alla musica popolare ed ex mio collega del complesso "Gli Arcangeli".

Ottenuta la disponibilità da parte dell'emittente radiofonica, sono state subito iniziate le prove per la prima ormai storica puntata

che è andata in onda alle Ore 13 di Domenica 6 febbraio 1977.

Il programma, che portava lo stesso nome del gruppo e cioè "Sicilia Canta-Sicilia Frana", aveva una durata di circa 45 minuti. Iniziava sempre con una sigla musicale, la bellissima  "Tarantella rivilisa" composta e suonata da Paolo Bono sulla quale, verso la fine si sovrapponeva la voce di Enzo Ruvolo che accennava sommariamente al programma che sarebbe andato in onda.

Seguiva la canzone siciliana "Ribera" composta da Giuseppe Cannata una canzone dedicata alla nostra città.

Nel corso dei 45 minuti  si alternavano scenette comiche o di cabaret, brani di "friscaletto" eseguiti da paolo Bono e di mandolino da parte del sottoscritto. Inoltre di voltain volta, nelle varie puntate domenicali sirecitavano poesie e si eseguivano canti popolari, che venivano segnalati da anziani che sono stati recuperati e rielaborati con nuovi arrangiamenti e nuove musicalità, per salvarli da sicura scomparsa. Il successo tra gli ascoltatori di Ribera e dei paesi vicini è stato enorme ed è cresciuto sempre di più, man mano che si andava avanti con il programma, che per ogni puntata veniva replicato il martedì successivo. Il consenso dei cittadini ed anche degli amministratori comunali, anche se spesso venivano "punzecchiati" con problematiche di vario tipo, era generale. I plausi e gli elogi a tutti i partecipanti alla nuova trasmissione, sia autori dei testi, che esecutori, erano sinceri e continui.

La gente, nella stragrande maggioranza viveva con l'attesa della successiva puntata per sentire chi veniva preso di mira e quali temi sociali, problemi, canzoni e musiche popolari sarebbero stati proposti. Man mano che aumentavano le puntate, diventava sempre più massiccia la partecipazione di collaboratori, che venivano chiamati o per recitare una particina in una scenetta o per cantare. Tra i tanti si ricordano ancora: Giuseppe Catanzaro che nella prima puntata ha cantato alcune antiche nenie per fare addormentare i bambini, Liby 'Mule, eccellente attrice in una recita di Vincenzo Bonafede intitolata "La sciarra di la soggira e la nora", Salvatore Scavuzzo che nella quinta puntata del 6 marzo "77 ha eseguito "Lu cantu di lu carritteri". E poi la bravissima e spettacolare Annamaria Presti, che nella scenetta scritta dal sottoscritto dal titolo  "All'ufficiu postali", andata in onda il giorno di Pasqua (10 aprite del 1977)  ha interpretato da vera attrice, la parte della '"Gnura Paschidda", una intemperante pensionata, alla quale, nella confusione generale che si creava presso lo sportello postale, per riuscire a prendere la pensione, qualcuno involontariamente le pestava i calli e qualche "arzillo e focoso" vecchietto, aveva il vizietto di fare la mano morta.

 

IL BRANO CHE APRIVA GLI SPETTACOLI IN PIAZZA

         SICILIA CANTA, SICILIA FRANA

(Testo di Giuseppe Nicola Ciliberto)

Questo brano apre l’Album (LP 33 giri e Musicassette) dal titolo omonimo, che è stato inciso nel 1978 dal Gruppo Folk- Cabaret “Sicilia Canta, Sicilia Frana” ed è stato finanziato dalla locale Radio Torre Ribera. Inoltre è stata inserita nel mio volume “La strina” – Edizione Comune di Ribera – Anno 1991.

 

(cantato)

E’ bedda assai sta terra di Sicilia,

cu li sò meravigli fa ‘ncantari,

lu sò profumu sempiri strabilia

ed’è ‘na gran rigina ‘mmezzu mari.

Nun manca nenti: suli, celu e mari

e d’aria frisca ‘nni fa ‘mbriacari,

Sicilia bedda sì un jardinu in ciuri,

si nun cciai nenti, cciai tantu splinduri.

 

(recitato)

Cadinu ponti e frananu stratuna,

mancanu brigli, mura e gabbiuna,

tutti li sciumi sunnu abbannunati

e trasinu di tutti li latati.

Frana Giurgenti e Caltanissetta

a Trapani si mori appena chiovi,

lu Bèlici li casi ancora aspetta,

a Gela e a Priolu l’inquinamentu trovi.

Tanti paisi sunnu abbannunati,

senz’acqua pi simani su lassati

e comu s’un bastassiru li mali

pi donu cciannu l’epatiti virali.

Li strati sù trazzeri e nò stratuna,

chini di fossi, curvi e allavancuna,

mentri li nostri treni, chi tirruri !

viaggianu sulu......a rallintaturi.

(cantato)

E’ bedda assai sta terra di Sicilia,

cu li sò meravigli fa ‘ncantari,

lu sò profumu sempiri strabilia

ed’è ‘na gran rigina ‘mmezzu mari.

Nun manca nenti: suli, celu e mari

e d’aria frisca ‘nni fa ‘mbriacari,

Sicilia bedda sì un jardinu in ciuri,

si nun cciai nenti, cciai tantu splinduri.

 

(recitato)

Nun ‘ni parlamu po’ di li spitala,

mischina dda pirsuna chi s’ammala,

parinu magasena di cuncimi

e pi murtalità sunnu li primi.

Cu è malatu e si voli curari

cu sacrifici fora avà scappari,

pirchì si trasi ccà ‘nti stu burdellu

lu scancianu pi carni di macellu.

 

Li scoli po’ sù propriu eccellenti

e vannu avanti a via di peni e stenti,

c’è cu fa trì mistera e c’è cu nenti

e semu ‘mmezzu a tanti listufanti.

Sunnu miliuna ormai li diplomati

e tanti e tanti li laureati,

aumenta sempri la disoccupazioni,

lu risultatu è l’emigrazioni.

 

(cantato) 

E’ bedda assai sta terra di Sicilia...ecc......

 

 

(recitato)

Guvernu fraccu, talii allampanatu

e nun pruvvidi pi sta situazioni,

ma chi vò essiri propriu sfasciatu

di tutti chiddi cu mali ‘ntinzioni ?

Svigliativi pupazzi e marionetti,

spizzati chistu filu chi vi reggi,

sta lagnusia cu è ca vi la detti ?

lu culu sullivati di li seggi.

Pinsati a la Sicilia salvari

e l’emigranti fari riturnari,

sciuglitila pi sempri sta marredda

cussì cantamu:..........................

 

 

(cantato)  

E’ bedda assai sta terra di Sicilia,

cu li sò meravigli fa ‘ncantari,

lu sò profumu sempiri strabilia

ed’è ‘na gran rigina ‘mmezzu mari.

Nun manca nenti: suli, celu e mari

e d’aria frisca ‘nni fa ‘mbriacari,

Sicilia bedda sì un jardinu in ciuri,

si nun cciai nenti, cciai tantu splinduri.

 

 

 

IL GRUPPO CONTINUA A CRESCERE

 

Altri valenti attori o cantanti che si sono succeduti nel corso delle 25 puntate del programma, sono stati: Patrizia Blandino, Antonella Ruvolo, Giuseppe Guadagna, Annamaria Bono, "lu zù Ulissi" di Cianciana, il compianto Pepè Montalbano, Rosa Firetto, Maria Tornetta, i fratelli Nino e Filippa Garuana, Sebastiano Ciliberto, Totò Castelli, Filomena Greco, Giuseppe Sciacchitano, la piccola Marilena Ciliberto , Don Pippinu lu pueta, la vecchietta di 92 anni Maria Mortillaro, che ha eseguito alcuni canti antichi che si eseguivano nella giornata del Venerdì santo ai piedi dela croce e tanti altri, con interventi più o meno impegnativi e divertenti.  Addirittura nella decima puntata, andata in onda nel giorno di Pasqua, è stata invitata a collaborare anche la Banda musicale cittadina del Maestro Salvatore Caramazza, che per l'occasione ha eseguito la tradizionale marcia dell'Incontro di Pasqua che ogni anno si svolge a Ribera in mezzo ad un mare di gente festosa. Dopo le prime sette puntate, come succede "nelle migliori famiglie, per loro esclusivi motivi personali, i due poeti Giuseppe Carnata e Vincenzo Bonafede, validi autori fino ad allora, hanno preferito allontanarsi dall'orma! consolidato gruppo "Sicilia canta, Sicilia frana" e con altri collaboratori, hanno preferito iniziare un nuovo programma dal titolo "Canzuni, puisia e pipaloru" presso un'altra emittente locale chiamata Radio Centrale. Ma il gruppo 'Sicilia canta, Sicilia frana" rimboccandosi le maniche, è andato avanti lo stesso, forse con maggiore vigore e maggiore voglia di dimostrare, che "nessuno era indispensabile" ed è arrivato così, con enorme successo, fino alle 25 puntate.

 

Un enorme pubblico aveva assistito alla Villa Comunale di Ribera nel 1978, ad un esilarante e gioioso

spettacolo tenuto dal Gruppo "Sicilia canta, Sicilia Frana" e da tutti i suoi collaboratori "artisti".

Il presentatore della splendida serata era stato il giornalista Enzo Minio.

 

 

DAL PROGRAMMA DEL GRUPPO

 

ECCO  ALCUNE CANZONI E TESTI PIU' GRADITI DAL PUBBLICO

 

RIBERA

(Testo e musica dì G. N. Ciliberto)

È un canto dedicato dall'autore alla propria città natale ed è stato inciso dal gruppo folk-cabaret "Sicilia Canta, Sicilia Frana" in LP 33 giri e musicassette. Per numerose puntate è stata la Sigla delle trasmissioni effettuate a radio Torre Ribera.

 

 

 Sentu un'aria frisca stamatina,

ca fa ' alligrari a tutti 'nta lu cori,

è un 'aria prufumata e supraffìna

ca a discrivilla un trovu li polari.

 

 

'Nti stu paisi beddu e chianu chianu

d'attornu notti e jornu ci firria,

purtata di lu ventu pi la manu

pi dari ad ogni casa l'alligna.

 

 

 Li so ' primizzi 'nti lu munnu interu

su' rinumati, sunnu tantu rari,

l'oduri e lu sapuri su' un misteru

ca la natura nun la po' spiegari.

 

 

Chistu profumu ca lu potti fari ?

Sulu  'nti sti cuntrati si pò aviri,

è dilicatu, puru e fa  'ncantari,

biatu chiddu ca lu pò ' sintiri.

 

 

Oh mia Ribera cara me citati,

 cu li casuzzi tanta sapuriti,

 cu li stratuzzi tutti alliniati,

ca 'nti nuddu paisi li viditi.

NUSTALGIA

(Testo e musica di G.N.Ciliberto)

Questo canto di emigrazione è stato inciso dal gruppo folk-cabaret "Sicilia Canta, Sicilia Frana" e fa parte dell'omonimo album. Altra notevole interpretazione è stata eseguita dal cantante Nico Tirone in arte Nico Dei Gabbiani ed inserito in due album prodotti in America: "Nico 10 anni dopo" e "Profumo d'Italia in America". È divenuto un grande successo tra tutti gli italiani d'America e in special modo tra quelli di New York, Boston, Montreal e Toronto ove il cantante di Sambuca di Sicilia ha effettuato numerose tournèe. Anche la grande cantante siciliana Rosa Balistreri ha incisa la canzone Nustalgia che dopo alcuni anni dalla sua scomparsa è stata inserita in un CD con molti suoi canti inediti.  È stata inserita nella cassetta "Profumo di zagara" diffusa tra i nostri emigrati d'America. Il cantante Nico ha prodotto un altro album dal titolo "Nico dei Gabbiani - Arte e Cultura", nel quale ha inserito ancora una volta il brano "Nustalgia" che viene preceduto da una breve introduzione recitativa scrittagli di proposito dal gran­de e famoso scrittore Leonardo Sciascia, scomparso il 20 novembre 1989. Il brano, arricchito dalle drammatiche parole aggiunte dallo scrittore di Racalmuto e che rappresentano lo sfogo di un siciliano onesto verso la madre terra, è stato esegui­to a Ribera il 20 agosto 1989 in un concerto tenuto in piazza Duomo.

 

Le parole aggiunte da Leonardo Sciascia

(recitato): Matri, pirchì ti siccaru li vini? si matri terra, t'asciucasti tutti li to' scium i. Foni li to'figli tinti, però, mairi, tu hai figli boni. E iu, matri terra sugnu unfigliu bonu, un figliu sanu, unu chi-cu orgogliu grida: «Sugnu sicilianu!».  (Leonardo Sciascia)

(cantato):

Pensu a sta terra ca mi sta luntana,

 sta terra prufumata sutta 'u suli,

ca iu lassai pi ghiri a travagliari,

cu gran duluri e gratini dispiaciri.

Pensu a la me' casuzza chi lassavu,

 a li biddizzi di sta terra mia,

 iu ccà li viu 'ntà 'u sonnu e m'adduluru,

pinsannu sempri a 'u jornu di turnari.

E 'na 'nfìlicità luntanu stari,

luntanu di sta terra di Sicilia,

lassai l'amuri e tutti li me' cari,

lassai l'oduri di la primavera.

 

Iu cantu pi putirimi scurdari

ca sugnu fora di la casa mia,

cu stu distinu ccà nun c'è chi fari

ca soffru e pensu sempri di scappari.

Lassatimi un raggìu di lu suli,

'na guccitedda di l'azzurru mari,

 lassati di la zagara l'oduri

ca quannu tornii li vogliu truvari.

È na 'nfìlicità luntanu stari,

luntanu di sta terra di Sicilia,

 lassai la mamma e tutti li me' cari,

lassai l'oduri di la primavera.

 

Ascoltate il brano NUSTALGIA

nella versione originale incisa dal Gruppo Sicilia Canta, Sicilia Frana

Cliccare il link qui sotto:

http://www.youtube.com/watch?v=UHxoMJJOWlA

 

 

TERRA D'AMURI E DI DULURI

(Testo e musica di G. N. Ciliberto)

 

Anche questo brano è stato inciso dal gruppo folk-cabaret  e inserito nell’Album "Sicilia Canta, Sicilia Frana". Il canto, è una lode alla nostra bella terra di Sicilia a volte tanto colpita dalle sventure.

 

 

Sicilia, terra di suli,

Sicilia terra d'amuri,

Sicilia, la to' biddizza,

la to' ricchizza è granni assa',

ma 'nti li nostri cori

nun c'è filicità.

 

Sicilia bedda si' ma chi tristizza!

quannu tu' soffri,

ma quanta amarizza.

Sicilia, si' terra 'ncantata,

si' terra d'amuri

e di duluri.

 

'Mmezzu l'azzurru mari

si senti lu tò profumu,

ma spissu c'è lu distinu

ca ti fìrisci senza pietà,

e 'nti li nostri cori nun c'è filicità.

 

Sicilia, bedda si' ma chi tristizza!

quannu tu soffri,

ma quanta amarizza.

Sicilia, si' terra 'ncantata,

si' terra d'amuri

e di duluri.

LA  STRINA

(Tradizionale -  Tratta dal libro “LA STRINA”

di Giuseppe Nicola Ciliberto)

Il brano recuperato dal Gruppo è stato inciso per primo quando è stato prodotto LP 33 giri e le musicassette relative all'Album dal titolo "SICILIA CANTA - SICILIA FRANA"

 

  La strina, la strina, la bedda matina,

s'un mi dati un purciddatu vostru maritu vi cadi malatu;

s'un mi lu dati ora ora

vostru maritu vi etta fora.

La strina, la strina,

la bedda matina,

s'un mi dati un purciddatu

vostru maritu vi cadi malatu;

s'un mi dati 'na mastazzola

vostru maritu vi etta fora.

 

 

 

 

(Voce)

- Nun vogliu né purciddata e mancu ficu,

vogliu chidda chi s'arrusti 'nta lufocu.

La strina, la strina, la bedda matina,

s'un mi dati un cicireddu

a vostru maritu ci cadi l'aceddu,

s'un mi dati un cudduruni

vostru maritu vi resta all'ognuni.

 

(Voce):

- Ch'è bedda la patruna di sta' casa

ca lu maritu è gigliu e idda è rosa;

ca lu maritu è gigliu e idda è rosa,

ch 'è bedda la patruna di sta ' casa.

La strina, la strina, la bedda matina,

s'un mi dati un purciddatu

vostru maritu vi cadi malatu

 

(segue a piacere)

SIRINATA RIVILISA

(Anonimo - Integr. al testo di N. G. Ciliberto)

 

Una delle tradizioni musicali siciliane più antiche, più popolari e più romantiche della nostra gente, è stata la serenata. Se guardiamo indietro al passato, troviamo che questa tradizione trova le sue origini nella notte dei tempi in quanto una serenata si fa risalire addirittura al 250 a.C., cioè ai tempi di Plauto ed era la famosa "Serenata ai chiavistelli". Fino a qualche tempo fa, la serenata costituiva un vero e proprio fatto di costume, perché era considerata l'unico modo per comunicare il proprio amore alla ragazza desi­derata. Non era, comunque, raro vedere qualche spasimante guadagnarsi una bella doc­cia fresca nel pieno della notte o in alcuni casi qualche "grasta" di fiori sulla testa. Questo testo è stato recuperato a Ribera, rielaborato, musicato e inserito in una delle puntate della trasmissione radiofonica del Gruppo “Sicilia Canta, Sicilia Frana”.

 

Affaccia bedda e sentimi cantari

e di la menti scorda In duluri

affaccia ca ti vogliu cuntimplarì

cu granni affettu e cu sinceru amuri.

 

Ti vogliu tantu beni nun ti pozzu scurdari,

 nun pozzu cchiù camparì siddu mi dici no '.

 

Grapi sta fìnistredda amuri miu,

 mi pari tantu tempu ca un ti viu,

li stiddi di lu celu sunnu tanti

ci manchi sulu tu ' stidda lucenti.

 

Ti vogliu tanti beni nun ti pozzu scurdari,

nun pozzu cchiù campari siddu mi dici no '.

 

Ti vogliu tantu beni nun ti pozzu scurdari,

nun pozzu cchiù campari siddu mi dici no'.

SICILIA AMARA

              (Testo e Musica di Totò Castelli)

 

 

Quann’era nicareddu

iu sintìa cantari :

“Ch’è bedda la Sicilia, ch’è bedda”.

Ci avemu lu suli

ch’è russu ch’è granni,

avemu lu mari

ch’è azzurru, ch’è granni,

avemu limuna,

avemu l’aranci,

avemu li sciuri,

avemu l’amuri.

 

“Ch’è bedda la Sicilia” sintìa diri;

“Ch’è bedda la Sicilia” sintìa gridari.

La pasturedda cantava cantava :

“Sicilia si, si bedda si!.

E tutti in coru la genti cantava :

“Sicilia si, si bedda si!.

 

Ma ora ca iu criscivu viu tanti cosi,

ca punginu comu spini di li rosi,

e nun mi sentu cchiù di cantari :

“Sicilia si, si bedda si”.

 

Ci avemu la fami, ch’è brutta, ch’è granni,

avemu la siti ch’è forti, ch’è granni.

Avemu la genti ca scappa luntanu

pi ghiri a truvari un pezzu di pani.

Avemu la genti ca mori in baracca,

s’arrusti d’estati, d’invernu s’agghiaccia.

Sicilia si, si brutta si, Sicilia si, amara si.

Sicilia si, si brutta si, Sicilia si, amara si.

 

Guvernanu sempri briganti e ‘mbrugliuna

ca pensanu sulu pi li sò saccuna,

ci avemu la mafia c’ammazza a cu pensa

pruteggi li ricchi, l’aiuta a spruniari.

Ci avemu l’aranci ma nuddu l’accatta,

ci avemu lu vinu, la Francia ricatta.

Sicilia si, si brutta si, Sicilia si, amara si.

Sicilia si, si brutta si, Sicilia si, amara si.

                      MURMURIU GINIRALI

                                           (Testo di G.Nicola Ciliberto)

 

Il brano  è stato eseguito per la prima volta il 3/4/1977 a Radio Torre Ribera, nella nona  delle 25 trasmissioni settimanali, effettuate dal Gruppo . Per circa dieci anni, ne è stato uno dei suoi cavalli di battaglia nei numerosi spettacoli in piazza. Successivamente il lungo pezzo di cabaret, notevolmente ridimensionato e rielaborato negli arrangiamenti, è  stato  anche  inserito nel  Disco  a 33  giri  e  nelle  musicassette dell’Album “Sicilia Canta, Sicilia Frana”, finanziato dalla emittente locale Radio Torre Ribera e che ha riscontrato un notevole successo a Ribera e all’estero tra gli emigrati.

(I versi scritti in corsivo venivano recitati e le varie strofe cantate)

 

 

 

Oggi un c’è nuddu ca è cuntentu, tutti hannu guai ogni mumentu / l’arma si dànnanu, corli si pìglianu

e di cuntinu si murmurianu. E’  un murmuriu ginirali !

 

Si murmuria lu putiaru ca li clienti lu ruvinaru,

vinni a cambiali, vinni a cridenza, dici ca è forti la cuncurrenza.

Vuliti un cunsigliu di unu scompetenti ? chiuditi putia !

 

Si murmurianu ddi ‘mpiegati ca sù burocrati strapagati,

iddi vulissiru sempri aumenti, di cu un travaglia un ci ‘mporta nenti.

E comu li fannu difficili li cosi… si nun si ci portanu li panarati !

 

Qualcunu dici : - chi malasorti ! pirchì nun sunnu cchiassà li morti,

cussì pò fari li furnituri : musica, cascia, carrozza e sciuri.

Vatri atà pinsari sulu a mòriri, ca a lu restu c’è cu ci pensa !

 

Si  murmuria lu muraturi, li novi liggi sù propriu duri

e cchiù abusivu un pò travagliari ca c’è piriculu di ‘ncagliari.

Facemu li progetti signuri mei ! ca li cosi nivuri addivintaru !

 

Si murmuria l’agriculturi, picca guadagna e cu suduri,

vinni la frutta a centu liri ma a la putia è a milli liri .

Ci voli controllo! Controllo signori miei !

Signor capo guardia controllo !

 

Li macillara sù puru beddi, vinninu:  carni, ossa e vudeddi,

anchi salami, anchi prosciuttu e murtatella, pancetta e struttu.

Tutti beddi sù, un ci abbasta vinniri sulu carni,

a n’atri quattru jorna puru la frutta vivvinu !

 

 

Tanti barristi sù ‘nta li guai ca lu cafè sempri crisci assai

e tanti genti pi sparagnari di la muglieri lu fannu fari.

Accuntintamuni di chiss’acqua nivura…lavatura pari !

 

Si murmurianu li duttura, ma nun la ‘nsertanu mai la cura,

hannu la clinica e lu spitali e sempri aumentanu lu capitali !

Un sannu cchiù unni mèttili li sordi,

appena ti toccanu lu puzu, vintimila liri !

 

Si murmurianu li benzinara ca la benzina è troppu cara

e tanti e tanti pi sparagnari cu chidda agricula stannu a girari.

E d’accussì campanu li meccanici, pirchì tutti scassanu li mutura !

 

Si murmurianu tanti genti ca la buticchi un ci frutta nenti,

ma si unu trasi nuddu lu sarva, ci fannu: sciampu, capiddi e varba .

Però c’è di bonu ca vinninu capi esclusivi!

 

Quann’è di turnu si murmuria anchi lu medicu via via,

si li malati và a visitari s’inchi la borsa cu li dinari !

Un sannu cchiù unni mèttili li sordi !

 

Si murmurianu li scarpara, fannu capiri ca la peddi è cara

e tanti scarpi di deci mila po’ si li vinninu a trentamila.

Sordi assà…e caddi pi tutti!

    

Cu vinni dischi è ‘nta lu ‘nfernu ca nun li smercia e stannu ammuffennu,

li radiu libiri sù in aumentu e li trasmettinu ogni mumentu.

Ci vulia la radiu libera, eccomu ci vulia !

 

Si murmuria lu noleggiaturi ca tutti cciannu l’autovetturi,

cchiù nun lu chiamanu e ogni tantu porta curuni a lu campusantu.

Vidi ad esempiu ‘mpari Ninu e ‘mpari Peppi !

 

Si murmuria lu mulinaru ca lu furmentu l’accatta caru,

vinni:  caniglia, farina e pasta, guadagna bonu ma mai ci abbasta.

Unn’hannu cchiù sapuri li cavatuna !

 

Chiddi ca hannu la farmacia la trasfurmaru tutti a putia,

vinninu tuttu, nenti ci manca, ma si lamentanu ca assai si stanca.

Vinninu: scarpi, giocattuli, libra…sulu li zappatrici ci mancanu !

 

Si murmuria Patri Agustinu, dici ch’è strittu lu sò villinu,

pi farisinni unu cchiù granni và scrocca sordi di tanti banni.

Và dicennu ca serbinu

pi dari ‘na sistimata all’artaru maggiuri!

 

Si murmurianu: li varbera, l’orologiaia e li furnara,

l’industriala, l’appartatura, li fallignami e li nutara.

Ma propriu tutti si murmurianu ?

Ma mancu unu ‘nti sta terra ci ‘nn’è cuntenti ?

 

Si murmurianu tutti quanti, poviri, ricchi e anchi li santi,

s’aviti guai ascutati a mia, pigliativilla cu alligria.

Iu dicu ca quarcunu ca nun s’avissi a murmuriari… purtroppu c’è !

 

Anchi lu Sinnacu si murmuria, tanti prugetti sù via via,

quanti sulleciti e caminati prima di vìdili finanziati.

Ma finemula cu sta burocrazia, puru cu lu capu di lu paisi vi mittiti ?

 

Ma ora ccà vi vogliu citari cu è ca unn’avissi mancu a parlari,

anchi si fannu sordi a palati nun sù mai sazi sti sbriugnati.

C’avissiru a diri chiddi ca a palati

un ponnu aviri mancu pali di ficudinnia ?

 

Si si finanzia quarchi prugettu zoccu succedi è prestu dettu,

tanti pirsuni cciannà manciari e li travagli un si ponnu fari.

Viditi ad esempiu

chiddu chi successi ‘nti la Valli di lu Belici !

 

L’Italia oggi è mezza distrutta, quarchi Ministru dici: - ch’è brutta !

ma si ci scappa la bustarella dici ca in fondu l’Italia è bella .

Anchi la Svizzera è bella…Pi cu ci porta li miliardi !

 

Gui, Tanassi e Marianu si murmurianu pianu pianu,

si dici ca appiru tanti ccecchi di ‘na gran fabbrica d’apparecchi.

Sulu quarchi miliardu, p’accattarisi li sicarri !

 

Si murmuria anchi lu Guvernu ca lu bilanciu è ‘nta lu ‘nfernu

e pi frinari la granni crisi c’è ‘na stangata ogni tri misi .

A furia di stangati avemu la crozza vozzura vozzura !

 

L’industriala e appartatura ca pi liccari sù prufissura,

cu la pulitica ci sannu fari, mancianu iddi e fannu manciari.

Cu mancia mancia…anzi, cu licca licca !

 

 Cu quali facci sti sbriugnati sù sempri mali accuntintati,

iu li mannassi tutti a spitrari cussì finissiru d’arragliari!

Iu li mannassi tutti a spitrari cussì finissiru d’arragliari!

  CI VOLI ‘N’ATRA POSTA

(Testo di G.Nicola Ciliberto)

Il brano  è  stato  recitato  nella 10^  Puntata  del  programma  radiofonico “Sicilia canta, Sicilia frana”, andato in onda a Radio Torre Ribera, in data 10 aprile 1977, domenica di Pasqua. Il problema di un secondo ufficio postale, dopo la predetta trasmissione è stato seriamente affrontato dalla Direzione delle Poste Italiane e dopo non molto tempo è stata realizzata la succursale di Via Verga, a tutt’oggi operante.

 

Passanu l’anni, lu paisi crisci,

di casi, d’abitanti, d’estensioni,

l’ufficiu postali ormai ‘mpazzisci,

pi li pirsuni è la dispirazioni.

 

Si si và a fari ‘na raccumannata

si perdi quasi tutta la jurnata,

e siddu un paccu espressu vò spidiri

cu pani e cubanaggiu tu ccià ghiri !

 

Quannu c’è la pinsioni di pagari

li vicchiareddi di prima matina

pacinziusi vannu ad’aspittari

anchi si ci fa mali la carina.

 

Qualcunu si prinota un jornu avanti,

ci lassa lu librettu a lu ‘mpiegatu,

ma a fari chissu sunnu sempri tanti,

quantu sudura pi essiri pagatu.

 

A lu ‘nnumani, prestu, a matinata,

tutti davanti l’ufficiu postali,

‘na granni fudda è tutta radunata,

cu è mezzu bonu e anchi cu sta mali.

 

Juntu l’orariu trasi la gran fudda,

  finisci ammutta ammutta cu li spaddi,

    si perdinu li sensi e la midudda,

      qualcunu avi pistati anchi li caddi.

 

Comu li sardi, tutti ammunziddati

aspettanu di essiri chiamati

e appena inizia lu pagamentu

sù tutti all’erta e unn’hannu abbentu.

 

Lu zù Fulippu ca veni chiamatu

grida:- prisenti – cu tuttu lu sciatu,

chiedi : - pirmissu – a centu pirsuni,

ammutta e trasi comu lu scursuni.

 

Scaccia li pedi a cu nun s’arrassa,

suda e si stanca fina ca passa,

ittannu vuci e facennu burdellu

doppu mezz’ura è a lu sportellu.

 

Sta situazioni nun pò ghiri avanti,

ci voli ‘n’atra posta sull’istanti,

in Via Fazellu o in Via Chiarenza,

in Via Scilinna o in Via Indipendenza.

 

Unni de gghè, abbasta ca si fa,

ca pi Ribera …..è ’na nicissità.

 

 

UNN’E’ LU SPAZZINU ?

(Testo di G.Nicola Ciliberto - Parodia: di VECCHIO FRACK)

 

(Questo brano cabarettistico, parodiato sul motivo della canzone “Vecchio frack” di Domenico Modugno è stato eseguito dal Gruppo Folk-Cabaret “Sicilia Canta, Sicilia Frana” nella  ottava puntata della omonima trasmissione, andata in onda da Radio Torre Ribera il 27/3/1977).

 

 

 ‘’

CORO: Comu amà fà, comu amà fà…(4 VOLTE)

 

Ribera avi ‘na chiazza ch’è propriu ‘na biddizza,

la genti si sullazza e nun si stanca di passià,

però c’è un gran difettu ca c’è troppa munnizza

e tutti li cistini spireru e un ci sù cchiù.

Lu camiu è un fantasma, sù picca li spazzini

e tutti li quartera munnizza ‘nn’hannu assà,

un rimediu amà piglià.

 

            Tanti genti cu lu catu pi ghittari la munnizza

            si ‘nni vannu a li cumuna, cuminannu ‘na schifizza

            comu a vint’anni fa, comu amà fà,

            comu amà fa, comu amà fà.

     Ma unn’è, ma unn’è, ma unn’è lu spazzinu ?

Nun si vidi e nun si trova

né luntanu, né vicinu,

mischineddu avi ragiuni

lu paisi è granni assà.

 

CORO: Comu amà fa, comu amà fa…(4 VOLTE)

 

Amici rivilisi c’amati lu paisi

curaggiu ca sta cosa prestu s’avà sistimà,

a tutti ‘nni piaci la bedda pulizia

di chissi nostri strati ma spazzini nun ci ‘nn’è.

 

Cari amministratura, ca beni amministrati

viditivilla vatri, nun si po’ continuà,

pi sta cosa atà pinsà.

 

Aumintati li spazzini, rimittiti li cestini

e li guardii hannu a murtari

a cu li voli sfasciari

prestu si cciavà pinsà, comu amà fa,

comu amà fa, comu amà fa.

 

Ma unn’è, ma unn’è, ma unn’è lu spazzinu ?

Nun si vidi e nun si trova

né luntanu, né vicinu,

mischineddu avi ragiuni

lu paisi è granni assà.

 

 

CORO: Comu amà fa, comu amà fa…(finire a sfumare.....)

 

 

 

 

 

 

 

CARU VITA

                                                                                                 (Testo di G.Nicola Ciliberto)

 

Brano recitato e cantato nella 1^ Puntata/2^ serie della trasmissione radiofonica “Sicilia canta, Sicilia frana”, andata in onda da Radi Torre Ribera il 18 dicembre 1977. In quella occasione la voce solista è stata quella di Giusy Zambito, una ragazza di Montallegro, che per qualche tempo ha collaborato col Gruppo riberese “Sicilia canta, Sicilia frana”.

 

Crisci ogni cosa a vista ogni minutu,

‘nni vonnu a tutti morti ‘nti lu tabbutu,

comu amà fari, ma chi vita amara

ca ogni cosa è sempiri cchiù cara.

Crisci lu pani, la carni e la farina,

crisci la pasta, lu burru e la racina,

a vista d’occhiu c’è tuttu ca ‘ncarisci,

lu pipaloru, lu baccalà e li pisci.

E nun parlamu di zuccaru e furmaggiu,

lu parmigianu addivintà un miraggiu,

si po’ s’accatta un vistitu pi jurnata

‘nnavà custari cchiù di mezza misata.

 

Crisci lu vinu, l’acitu e li liquori,

li paghi cari sinnò tu spinni e mori,

si quarchidunu si voli ‘mbriacari

a caru prezzu sti cosi avà accattari.

Criscì lu latti, la tuma e lu tumazzu

ma c’è qualcunu ca nun ci ‘mporta un….lazzu,

crisceru l’ova, li polli e li puddasci

e anchi lu crastu ca cu l’erba si pasci.

Aumintaru anchi li riggipetti

e quarchi fimmina cchiù nun si  ni metti,

pi sparagnari quarchi biglittuni

vannu di moda li minni a pinnuluni.

 

Aumintaru gilati e cicculati

e sù cchiù cari si sunnu colorati,

nun ci ‘nni ‘mporta a certi cummircianti

si ‘nn’avvilenanu cu li coloranti.

‘Nti li vuccera ti passa l’alligrizza,

a caru prezzu ‘nni costa la sazizza,

fannu salami cu un granni vudidduni

e paghi caru stu grossu sazizzuni.

Criscinu puru sicarri e sicaretti,

li francubulla e puru li marchetti,

tuttu ca crisci, robi di nichi e granni,

cazetti, magli, pigiami e mutanni.

 

Crisceru l’agli, cipuddi e pumadora,

ruca e cucuzzi, burranii e scalora

e li carcocciuli sù cibi supraffini

e paghi cari lu trunzu e anchi li spini.

C’è lu cafè ca un si po’ cchiù accattari

e ‘nti li barri salatu l’ha pagari,

birri, aranciati, chinottu e Coca Cola

quannu li paghi ti manca la parola.

Aumintaru li bummula e li brocchi,

li passuluna, l’olivi e li finocchi,

crisceru anchi li pizzi e l’arancini,

li ravazzati, li cciunchi e li mottini.

 

Tuttu ca crisci, qualcosa s’avà fari,

di chistu passu unn’è ca am’arrivari ?

lu caru vita circamu di frinari

pirchì oramai nun si pò cchiù campari.

 

 

Puntate, che nel loro complesso hanno coinvolto e interessato intensamente migliaia di persone, letteralmente incollate alla radio,

che hanno riso molto, ma che spesso hanno anche pianto e si sono notevolmente commossi, quando sono stati trattati problemi

molto seri come l'emigrazione, l'emarginazione, i carcerati o il terremoto del Belice.

 

                  

 

Ascoltatori di ogni età che hanno visto e ascoltato anche le recite o le interessanti poesie di alcuni bambini. Terminate le trasmissioni radiofoniche il 12 marzo 1978, il gruppo ha assunto una sua precisa connotazione ed ha iniziato una serie di rappresentazioni all'aperto, in giro per la Sicilia, partecipando a Feste dell'Unità, Sagre paesane, Manifestazioni culturali e scolastiche o Feste religiose, riscuotendo sempre grande successo e consensi di critica e di pubblico.

I componenti effettivi del gruppo eravamo: il sottoscritto G.Nicola Ciliberto che scriveva i testi e suonava il mandolino, Giuseppe Smeraglia che accompagnava i brani musicali con la chitarra o il flauto dolce ed il duo formato da Enzo Argento e Vincenzo Ruvolo, caratteristi che eseguivano tutte le scenette, i brani di cabaret o i canti popolari e che, all'occorrenza suonavano, rispettivamente, la chitarra e la chitarra basso.

 

ARRIVANO LP 33 Giri e Musicassette

con brani di cabaret e musiche popolari, tra i quali "La strina".

 

Il disco LP 33 giri e Musicassette sono stati la prima produzione discografica di Ribera.

Il successo di vendita e il gradimento della gente sono stati enormi, sia a Ribera, che all'estero.

 

Quale premio per tanta costanza e tanto impegno profuso dal gruppo, e per l'enorme successo ottenuto tra i radioascoltatori dell'emittente, la Direzione di Radio Torre Ribera ha patrocinato e finanziato un Album dal titolo SICILIA CANTA-SICILIA FRANA, che è stato registrato nel 1978, presso la Casa Discografica DGM di Agrigento e che è andato subito a ruba, a Ribera, nel circondario, in alcune nazioni europee ed anche negli U.S.A. e Canada. I brani contenuti nell'Album, (dischi a 33 giri e musicassette) primo LP in assoluto inciso a Ribera, tutti originali ed inediti erano i seguenti :

LATO A:

Sicilia canta, Sicilia frana (Testo di G.Nicola Ciliberto - Musica e arrangiamenti del gruppo) Nostalgia (Testo e musica di G.Nicola Ciliberto), Tarantella rivilisa (di Paolo Bono) Rìbera (Testo e musica di G.Nicola Ciliberto)  -

LATO B:

Terra d'amuri e di duluri (Testo e musica di G.Nicola Ciliberto), La strina (Ballata popolare e tradizionale riberese), Sicilia amara (Testo e musica di Totò Castelli), Murmuriu ginirali (Testo di G.Nicola Ciliberto - Musica e arrangiamenti del gruppo).

 

Hanno partecipato alla realizzazione dell'Album: Giuseppe Nicola Ciliberto: mandolino - Enzo Ruvolo: canto - Enzo Argento: canto - Paolo Bono: zufolo - Peppe Smeraglia: chitarra e flauto - Lillo Zito: chitarra - Lillo Marranca: percussioni. Arrangiamenti musicali : Lillo Zito.  Tecnico del suono Stefano D'Alessandro.  Per rendere ancora meglio l'idea dell'attività artistica del gruppo, si riportano, tra i tanti, alcuni significativi articoli dell'epoca, apparsi sulla stampa regionale.

 

DOPO LE PRIME TRASMISSIONI LA STAMPA REGIONALE SI OCCUPA DEL GRUPPO

 

 

          

 

dal Giornale di Sicilia

Il Giornale di Sicilia del 21 maggio 1977, riportava il seguente articolo,

a fìrma di Totò Castelli :

«La Sicilia frana e c'è chi la canta - II gruppo teatrale ha appena concluso

un fortunato ciclo di trasmissioni radiofoniche -

Una spina per gii amministratori pubblici.

"Sicilia canta - Sicilia frana" : "Gesù di Zeffirelli". Potrebbe sembrare un paragone forzato, ma gli indici di gradimento raggiunti dal gruppo riberese, protagonista di un ciclo di trasmissioni radiofoniche fortunate che si è chiuso in questi giorni, sono siati tali da giustificarlo. "Sicilia Canta - Sicilia Frana" è un gruppo composto da Giuseppe Nicola Ciliberto, Enzo Argento, Enzo Ruvolo e Paolo Bono, che si sono avvalsi anche della collaborazione di numerosi ragazzi e ragazze (Patrizia Blandino, Annamaria Presti, Antonella Ruvolo, Nino e Filippa Garuana, Giuseppe Guadagna, Lillo Zito, Franco Saieva, Peppe Smeraglia, e altri), da tempo inseriti nel mondo degli spettacoli folk e cabaret. Con impegno notevole hanno affrontato problemi scottanti, quali quello dei bambini handicappati e del loro inserimento difficile nella società, dei carcerati, degli emigrai della disoccupazione che colpisce vaste zone della Sicilia dei terremotati della Valle del Belice, dei problemi dell'agricoltura, cenerentola ancora, dell'inquinamento industriale, tanto per citare alcuni problemi a largo respiro, ma anche problemi di carattere locale, la cui soluzione si aspetta da tempo: disservizio continuo nel campo, dell'erogazione dell'energia elettrica, l'istituzione di una succursale dell'ufficio postale, il grosso problema del laghetto Gorgo con le sue tasse esose, il problema della costruzione del nuovo ospedale, i cui lavori si sono da tempo fermati.

Tanta carne è stata messa sul fuoco attraverso canti, parodie, ballate molto apprezzate, scritte dagli stessi componenti il gruppo (Ciliberto, Bono, Argento e Ruvolo) al fine di sensibilizzare gli organi competenti alla soluzione dei grossi problemi che attanagliano la nostra terra. Adesso il gruppo ha deciso di concedersi un pò di riposo: senz'altro meritati, ma si tratta ovviamente di un riposo "radiofonico" cioè di assenza temporanea dai microfoni, perché il gruppo di fatto continua nella sua ricerca per .ritornare dopo l'estate ancora ad essere una spina nel fianco nei confronti di coloro che gestiscono la cosa pubblica sonnecchiando e che hanno bisogno di essere stimolati per risolvere scottanti problemi».

 

Dal quotidiano LA SICILIA

Ed ecco quello che scriveva il giornalista Enzo Minio in un articolo pubblicato sul quotidiano "La Sicilia" del 7 ottobre 1978 :

Una Sicilia da tenere in canto - Verso // successo un gruppo folk di Ribera :

« Durante l'estate si sono esibiti sulle piazze di quasi tutti i centri deiì'Agngentino in occasione di feste popolari. Hanno ottenuto unanirri consensi e popolarità perché cantano la Sicilia del dolore, la Sicilia delle arance, del sole, delle bellezze naturali, ma soprattutto cantano la Sicilia dell'emigrazione, della disoccupazione, dell'emarginazione, dello sfruttamento, delle baracche dei terremotati.

Si tratta del gruppo folk riberese "Sicilia Canta-Sicilia Frana", di cui fanno parte Vincenzo Argento, Paolo Sono, Giuseppe Nicola Ciliberto, Lillo Marranca, Giuseppe Smeraglia, Vincenzo Ruvolo e Lillo Zio, tutti di Ribera. La problematica che il gruppo folk affronta è ci natura prettamente sociale, allo scopo di sensibilizzare le forze politiche e tutte le componenti sociali alla risoluzione degli atavici ed irrisolti problemi dell'Agrigentino. In un discorso satirico, attraverso i canti popolari e le tradizioni della nostra gente, il gruppo vuole valorizzare quella che è la cultura siciliana vista nelle sue manifestazioni più genuine. Per questo il gruppo ha pensato di incidere un disco - un LP - che portando il titolo di "Sicilia canta • Sicilia frana" è andato a ruba nell'estate appena passata, soprattutto tra i nostri emigrati arrivati nell'isola per le vacanze».

 

             

Una versione in formato CD dell'originario 33 giri  ed un volumetto che raccoglie notizie, e vari testi di canti e scenette

sono stati realizzati e prodotti  dal sottoscritto,  in un numero limitato di copie e a solo carattere amatoriale.

 

 

LA TOURNEE IN GERMANIA: A Colonia e a Dortmund

 

 

    

 

                 

 

               

 

 

 

ARTICOLO SUL QUOTIDIANO REGIONALE "LA SICILIA"

 

In occasione di una tournee che il gruppo ha effettuato in Germania, La Sicilia del 9 giugno 1982, pubblicava ancora, questo articolo di Enzo Minio : Tournée all'estero del gruppo "Sicilia canta, Sicilia frana" -CANTI DEL NOSTRO FOLKLORE PER GLI EMIGRATI IN GERMANIA - Cinque riberesi a Colonia e Dourtmond presenteranno degli spettacoli ai lavoratori siciliani.

«Prestigiosa tournée all'estero per il gruppo folk-cabaret "Sicilia canta, Sicilia frana". I cinque giovani di Ribera (in realtà 4 :n.d.a.), infatti, da qualche giorno si trovano in Germania e precisamente a Colonia e a Dourtmond, dove sono concentrate due colonie di lavoratori italiani ai quali il gruppo dedicherà una serie di spettacoli musicali e cabarettistici. L'incontro tra questi giovani di Ribera e i lavoratori siciliani in Germania è stato promosso dall'USEF (Unione Siciliana Emigrati e Famiglie). Il gruppo folk-cabaret "Sicilia canta, Sicilia frana" è nato nel 1977 e porta in giro perla Sicilia e all'estero il proprio spettacolo, mettendo in evidenza, oltre alle bellezze della nostra terra, anche i numerosi problemi quali l'emigrazione, il caro vita, l'ecologia, la mafia e la Valle del Belice dopo il terremoto. In un discorso satirico, attraverso i canti popolari e le tradizioni della nostra gente, Ciliberto, Ruvolo, Smeraglia e Argento hanno recuperato una serie di ballate del folklore dell'Agrigentino e hanno voluto valorizzare la cultura siciliana vista nelle sue manifestazioni più genuine.

Nicola Ciliberto, mandolino e autore dei testi, Enzo Ruvolo, caratterista, canto e chitarra basso, Peppe Smeraglia, chitarra, fiati e arrangiamenti musicali, Enzo Argento, caratterista, canto e chitarra. Questi componenti del gruppo di Ribera rimarranno in Germania per una decina di giorni e faranno rivivere, con musiche e canzoni, ai nostri emigrati, gli angoli, i momenti e i problemi della nostra terra. Il gruppo ha già inciso un LP» . In questo volume, ho pensato di raccogliere alcune delle cose più riuscite del gruppo, tra cui scenette, parodie, poesie satiriche o d'amore, canti popolari riberesi e parole prettamente dialettali, che mi auguro possano essere graditi a tutti e specie a chi potrà, con la fantasia, tornare indietro nel suo passato e ritrovarsi per un momento, con venti anni di meno. Inoltre, ho voluto inserire molti altri testi postumi al periodo di "Sicilia canta, Sicilia frana", ma che nel loro complesso ricalcano un pò lo stile e lo scopo che allora era la caratteristica del gruppo. Per chi sa suonare la chitarra o un'altro strumento per accompagnamento, ho inserito nei testi delle canzoni popolari originarie di Ribera, anche gli accordi musicali. Tantissimi modi di dire, detti popolari ed espressioni, anticamente in uso a Ribera e varie poesie, più o meno recenti, che ho scritto in puro dialetto riberese, potranno dare l'idea, specie alle nuove generazioni, di quali e quanti fossero le sfumature e le coloriture del parlato "a la rivilisa", che proviene dai nostri antenati! e che ci fa un pò avvicinare alle nostre antiche radici culturali. Infine, un ampio campionario di nomi di persona, maschili e femminili, riporta quasi tutti i nomi esistenti a Ribera, sia in lingua italiana, che in tutte le possibili varianti dialettali. Per concludere voglio precisare un'ultima cosa; II sottoscritto ha quasi sempre preferito esaltare i pregi, le bellezze e la cultura riberese. perché ha sempre amato e sempre amerà la sua Ribera, ma ari-che se qualche volta, ne mette in evidenza le problematiche, i disservizi, le cose ingiuste o gli aspetti negativi, ciò lo fa sempre a malincuore, ma con la speranza e la quasi certezza, che qualche "frecciatina" alla classe politica o a chi è preposto a gestire la cosa pubblica, possa senz'altro fare da sprone, per migliorare e proiettare il nostro paese verso un futuro di benessere sociale, parallelamente ad un sempre crescente interesse culturale, per conoscere, apprezzare e mai dimenticare le nostre più belle e antiche tradizioni riberesi.

 

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