
IL QUARTIERE DI SANT'ANTONINO
Sezione a cura di Giuseppe Nicola Ciliberto
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ORIGINI DI RIBERA Ribera è un paese relativamente giovane: le sue origini risalgono al XVII secolo e sono iscritte in un quadro di particolari eventi che caratterizzano la storia della Sicilia di quel tempo. Già alla fine del '500, infatti, in conseguenza soprattutto della relativa tranquillità seguita alla quasi totale fine delle incursioni turche nell'isola, iniziarono a sorgere numerosi nuovi centri, in posizioni molto favorevoli all'agricoltura perché situati in zone più fertili e amene rispetto alle rocche fortificate. I contadini delle terre demaniali e baronali allora iniziarono a trasferirsi in quei centri, allettati dalle larghe concessioni offerte dai fondatori e dalla possibilità di lasciarsi alle spalle i debiti, spesso ingenti, contratti con i feudatari o con i campieri.
La storia di Ribera ha inizio, dunque, durante il dominio spagnolo della Sicilia, governata da un Viceré, e precisamente nel periodo in cui ricopriva tale carica Ferdinando Afan de Ribera, duca di Alcalà (1632 - 1635) e il genero Luigi Moncada, Principe di Paterno, Duca di Bivona e Conte di Caltabellotta (1635 - 1639). All'inizio dell'XVI secolo nella vasta desolata contrada tra il Verdura e il Platani, gli agricoltori, provenienti da Caltabellotta, a cui era stato imposto l'obbligo di coltivare quelle terre abbandonate, pensarono di costruire in mezzo ad esse, un agglomerato di capanne per potersi riparare e, a volte, dormire.
Quel luogo prese il nome di "Rivera di Moncada", perché posta tra le rive dei fiumi Verdura e Magazzolo. Sotto Luigi Moncada quella borgata fu trasformata, anche perché il Principe presentò un regolare progetto edilizio all'amministrazione regia. Diversi nobili siciliani, in quel periodo in forza della "licentia populandi", concessa da Filippo VI, fondarono dei paesi rurali nei loro feudi. Tra questi ricordiamo: Calamonaci, Montallegro, Cattolica, Sant'Anna, Cianciana, ecc.
Le prime case sorte nel pianoro di San Nicola, poi denominato quartiere di Sant'Antonino, in un disegno risalente al 1636 (Anno di nascita ufficiale di Ribera)
Anche Ribera nacque in quel periodo, grazie all'impegno del Moncada che fece costruire a sue spese alcuni grandi magazzini, alcune case, il palazzo ducale e, infine, la chiesetta da cui dipartivano due file di casupole che costituivano il paese. Ribera, dunque, nacque per iniziativa del principe Moncada di Paterno, che pensò di fondare un centro appendice del suo paese: Caltabellotta. In questo nuovo centro si sarebbero trasferiti i suoi contadini che lavoravano nelle risaie del Verdura e che, per altro, rimanevano alle sue dipendenze. I coloni, di origine caltabellottese, cominciarono a popolare con le loro famiglie il nuovo paese, i cui lavori risalgono al periodo 1635 - 36. Il centro veniva fornito di tutti i requisiti necessari per l'abitabilità (chiesa, botteghe, ecc.). Fondato questo nuovo paese, che sorgeva sul piano di San Nicola, si deve aspettare un altro anno per leggere per la prima volta il nome di Ribera in un documento ufficiale. Si tratta di un atto di enfiteusi del notaio Vincenzo Scoma di Caltabellotta datato 25 febbraio 1636, nel quale si legge "... in Plana Stampacis extra terra Caltabellotta ac terre Ribera de Moncada ....".
La storia del paese è, dunque, legata a due figure di donna: la castellana Diana Moncada e la principessa Maria Afan de Ribera. Oggi Ribera è uno dei centri più importanti della provincia di Agrigento da cui dista 49 Km. Inoltre dista Km. 130 da Palermo e soli 20 Km. da Sciacca. Si estende su una superficie di circa 118,67 Km.q e ha 11 km di coste bagnate dal mare Mediterraneo. Il territorio di Ribera confina con i Comuni di Calamonaci, Caltabellotta, Sciacca, Montallegro, Cattolica Eraclea e Cianciana ed è attraversto dai tre fiumi: Verdura, Magazzolo e Platani.
E' un centro agricolo importante specialmente per la produzione di arance di ottima qualità, conosciute con il nuovo marchio "Riberella" di tipo Washington Navel. Località balneari come Seccagrande, Borgo Bonsignore e Piana Grande, fanno registrare risultati positivi riguardo all'attività turistica che è attualmente in evoluzione.
Il Santo Patrono è San Nicola, festeggiato il 6 dicembre, e a lui era stata dedicata la prima Chiesa Madre.
Era stato costruito un villaggio, costituito da capanne attorno al castello e successivamente nel pianoro di San Nicola, presumibilmente l'attuale quartiere di Sant'Antonino sotto il governo di Caltabellotta. A tale agglomerato di prime case, già bene allineate, viene dato il nome di Ribera in onore di Maria Afan de Ribera. moglie di Luigi Moncada, conte di Caltabellotta. A poco a poco il villaggio si ingrandisce e acquista personalità giuridica, grazie al duca di Bivona,che ne definisce i confini e gli concede una propria amministrazione.
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QUALCHE NOTIZIA SUI PRINCIPALI
QUARTIERI DI RIBERA
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Premessa Oggi Ribera è un'amena cittadina che si estende su una vasta pianura a 230 metri sul livello del mare. E' un ricco centro agricolo di circa 20.000 abitanti che ha subito nel tempo una profonda trasformazione. Negli anni la cittadina è cresciuta a dismisura ampliandosi in gran parte nelle zone a sud e ad est e dando vita così a numerosi quartieri.
Dopo quello di Sant'Antonio che risulta essere il più antico, altri quartieri sono: il cosiddetto Centro che è la parte circostante all'attuale Piazza Duomo compresa tra le Vie Roma, Guglielmo Marconi, Conceria e Via Crispi. Altri quartieri molto vasti sono quelli di "lu Cozzu di Mastru Giuanni", di Villa Isabella, di Santa Teresa, di San Giovanni Bosco, del Campo sportivo, di "lu Puzziddu", delle Case Popolari, della Circonvallazione, di Spataro ed altri agglomerati non ancora bene denominati.
E' lontano il tempo in cui, lungo le strade polverose, ma pur pianissime e rette, si susseguivano, l'una addossata all'altra, le umili case, costruite di pietra arenaria e di tufo calcareo. Se andiamo, infatti, indietro nel tempo, rivediamo il nostro paese che, appena un secolo fa, non era altro che un povero centro malsano, afflitto da malattie, tra cui la malaria, che causava annualmente innumerevoli vittime, fino a quando, anche per le proteste e le battaglie condotte dal nostro illustre concittadino medico/scrittore Vincenzo Navarro non sono state eliminate le risaie di Verdura.
Attualmente l'espansionismo edilizio ha permesso al paese di svilupparsi nelle aree ad Ovest, a Nord e ad Est del centro storico, ma anche a Sud, in direzione Spataro e Magone. Accanto ai vecchi, sono sorti nuovi quartieri con villette, circondate dal verde, costruite secondo i criteri dell'edilizia moderna, e che si affacciano su strade ampie e piazze con spazi verdi. Anticamente, i quartieri erano ben delimitati e sorgevano spesso attorno ad una chiesa che ne rappresentava il fulcro. Le abitazione si estendevano al massimo lungo due o tre vie e non superavano i due piani. Non mancavano i cortili e le stalle che spesso erano annesse alle case.
Uno dei più vecchi quartieri di Ribera è quello di S. Antonino che sorge vicino al Centro storico.
Il "Quadrilatero" L'attuale quartiere di S. Antonino è indubbiamente il proto-nucleo del centro di Ribera. Ciò è dimostrato da due constatazioni. 1. Secondo il piano regolatore, steso dal Capo Mastro incaricato dal Principe Moncada, i lotti da costruire per i contadini, che intendono stabilirsi nel nuovo insediamento, misurano metri 13x32 e comprendono 10 cellule abitative ciascuno. 2. Gli attuali isolati compresi tra Piazza S. Antonino, via Scorsone, via Gerone e via Cortese rispondono alle misure del progetto iniziale. Tra il 1635 e il 1638, come riferisce il Lentini, furono stipulati 125 contratti di cellule abitative, che potrebbero corrispondere ai 13 lotti situati all'interno del quadrilatero (lotti dal 7° al 19°). Nei decenni successivi al 1638, con l'incremento della popolazione, le abitazioni popolane si estesero in direzione Nord-Est, mentre quelle delle famiglie agiate in direzione Sud, fino a creare il primo asse viario principale, l'attuale via Roma, un tempo denominata via Vespri Siciliani e nel gergo propriamente riberese anche "Strata larga".
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La Piazza Sant'Antonino con il monumento al SS. Crocifisso
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"Lu Chianu"di Sant'Antuninu" |
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Le prime Chiese Nel 1637, forse adattando un magazzino preesistente, come sostiene Navarro, viene ultimata la costruzione della prima Chiesa nell'attuale Piazza di S. Antonino. Di essa non esiste più traccia, perché, come dice il Lentini, "fu demolita il 6 dicembre 1645. Un comitato di giurati dedica la Chiesa a S. Nicola di Bari, eleggendolo come protettore del paese.
Un dipinto di G.Nicola Ciliberto che raffigura SantAntonio da Padova
In subordine, la Chiesetta viene dedicata anche a S. Antonio di Padova, da cui prende nome l'attuale Piazza e l'intero quartiere. Nel 1667, per volontà del Vescovo di Agrigento, inizia la costruzione di una nuova Chiesa Madre in un luogo più "decente" e più centrale rispetto alla direttrice di espansione delle abitazioni signorili. La Chiesa, dedicata a S. Nicola di Bari e alla Vergine del Rosario, viene inaugurata e aperta al culto nel 1673.
La prima Chiesa resta dedicata a S. Antonio di Padova mentre la costruzione dell'attuale Chiesa di Maria Immacolata, dedicata anche alle Anime Purganti e iniziata per volontà di un antenato di Vincenzo Navarro, viene completata nel 1782. |
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L'antica "Brivatura di l'acqua di li malati", scomparsa negli anni 70.
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La zona dove sorgeva la "brivatura" detta "di l'acqua di li malati", adiacente alla strada che da Ribera conduce al Castello di Poggiodiana, come si presenta oggi. |
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"Li brivaturi" Mentre si costruisce il nuovo paese, si pensa anche a fornirlo di acqua. Nel 1639 un mastro specializzato viene da Palermo per "conzari" (sistemare o costruire) l'acqua "innanti la Chiesa" (acqua di "lu chiuppu", salmastra) e quella di "la ficara". A queste due "brivaturi", con il passare del tempo, se ne aggiungeranno altre; l'acqua di S. Rosalia (potabile), l'acqua della Conceria (salmastra) e la "brivatura di Giurdanu" (potabile). La "brivatura di l'acqua di li malati", ormai scomparsa, si trovava lungo la via Conceria, a circa 800 metri dal Cinema Lupo, sulla strada che porta alla torre di Poggiodiana.
La casa natale di Vincenzo Navarro, oggi ricostruita integralmente, che si trova a ribera, nell'incrocio tra la Via Roma e il Corso Margherita.
La casa di Vincenzo Navarro Un problema è rappresentato dall'ubicazione della casa dei Navarro. All'angolo fra via Roma e Corso Regina Margherita nella casa del Signor Mario Barone, nel 1989 l'Amministrazione comunale, diretta allora dal Sindaco Emanuele Siragusa, ha collocato una lapide commemorativa, perché casa natale di Vincenzo Navarro. Tale ubicazione è chiaramente documentata da carte catastali anche se alcuni testimoniano che la casa dei Navarro si trovava in via Navarro, nel tratto compreso tra il Corso Regina Margherita e via Cerone. Dove nacque Vincenzo Navarro?
Il Quartiere S. Antonino oggi - Aspetto urbanistico II quartiere di S. Antonino mantiene tuttora la sua tipica caratteristica planimetrica, fatta di isolati. Le abitazioni, soprattutto negli ultimi decenni, hanno subito delle trasformazioni per essere adattate alle esigenze degli abitanti. Chi ha avuto la possibilità, ha acquistato "cellule" confinanti e ha ricostruito abitazioni più comode. Altri, invece, hanno demolito, ricostruito e sopraelevato fino a 2 e 3 piani, lasciando una chiara traccia della caratteristica originaria. Infatti, queste ricostruzioni sorgono sulla stessa area delle vecchie "cellule": circa 30 mq. con un frontale di circa 5 metri. Inoltre, se si visita il quartiere, in diverse strade si possono vedere ancora le vecchie abitazioni.
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L'ex Caserma dei Carabinieri posta all'incrocio tra la Via Roma e la Via Indipendenza. |
Un tratto della Via Indipendenza, presso gli incroci con la Via Castronara e la Via Pintaloro, che delimitano la casa natale di G.Nicola Ciliberto, che vi ha vissuto dalla nascita fino al trentesimo anno di età. |
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La Chiesa dell'Immacolata La chiesa detta anche delle "Anime Sante del Purgatorio" è una delle prime chiese sorte a Ribera (in ordine cronologico è la 4°). Si trova nel centro storico della nostra cittadina, sulla centralissima via Roma (in origine chiamata comunemente "Strata Larga"). La costruzione è stata eseguita a più riprese ed è durata circa 100 anni.
I lavori sono iniziati nel 1686 per interessamento di Antonio Navarro (antenato del poeta V. Navarro) il quale formò un comitato, raccolse le somme necessarie e stipulò dei contratti con varie maestranze che, per la somma di 4 onze, si impegnarono ad iniziare i lavori. Successivamente Diego Provenzano da Burgio fornì i conci di tufo squadrati per il portale ed i gradini; Francesco Arcuri eseguì la fusione di una campana.
Dopo la morte di Antonio Navarro fu il figlio Stefano a fare continuare i lavori. Tutti i conci di tufo, usati per le parti strutturali, vennero prelevati dalle cave di Ribera mentre le parti intagliate furono eseguite su conci di tufo di Caltabellotta . Morto nel 1733 Stefano Navarro, i lavori vennero interrotti, ma ripresero nel 1775 per interessamento del Sacerdote Don Giuseppe Arcuri che fece eseguire: tetto, stucchi e finestre. Il sacerdote stipulò anche un contratto con il pittore Don Francesco Trisca di Sciacca per il quadrone dell'altare maggiore e per altri quattro quadri. Rispetto al piano stradale la chiesa appare elevata e vi si accede attraverso una doppia scala.
Il prospetto della Chiesa dell'Immacolata in Via Roma
La statua di Sant'Antonio da Padova, posta nel primo altare a destra della chiesa dell'Immacolata.
Il prospetto, di stile barocco, presenta vari elementi decorativi tipici: il portale e la cornice della finestra hanno forme artistiche elaborate, le lesene sono chiuse da capitelli "corinzi". Un cornicione interrompe il primo ordine di lesene; un altro le separa dal timpano che chiude il prospetto con angoli tronchi. Sul lato destro si eleva il campanile, la cui elevazione superiore è stata probabilmente sovrapposta alla struttura in un momento successivo. L'interno, costituito da una sola navata, presenta 4 altari laterali e uno maggiore. Gli altari, in marmi policromi, sono incassati nel muro in nicchie sormontati da archi a tutto sesto, arricchiti da stucchi. Sull'altare maggiore (dove prima c'era il quadrone della Madonna del Purgatorio, posto ora lateralmente) vi è la statua della Madonna di Fatima.
La Sorgente di Santa Rosalia I Riberesi, tanto tempo fa, hanno scoperto che nella località, detta Santa Rosalia, c'era una sorgente d'acqua potabile. Allora hanno costruito un abbeveratoio per attingere l'acqua per usi domestici e per lavare la biancheria. Le donne andavano a prendere l'acqua con "lanceddi" e "bummuli", recipienti di terra cotta che portavano sulla testa . Con l'arrivo dell'acqua corrente nelle fontanelle del paese e nelle abitazioni, le donne non andarono più alla sorgente di Santa Rosalia che era fuori paese. Una volta si arrivava alla sorgente di Santa Rosalia attraverso una tortuosa, acciottolata e incantevole scalinata, che costeggiava alcune grotte scavate nel tufo. Adesso la scalinata non è più praticabile e l'unico modo per raggiungere Santa Rosalia resta il sentiero della vecchia ferrovia.
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(Notizie tratte dal volume "Ribera ieri e oggi" curato dall'istituto comprensivo "Vincenzo Navarro" di Ribera, durante l'anno scolastico 2006/2007 ,
da libri storici su Ribera, e documenti vari, ampliati, adattati e corredati di immagini fotografiche da Giuseppe Nicola Ciliberto)
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