La nascita

 

 

 

Grande importanza è stata sempre data, nel corso dei secoli, alla gravidanza e alla nascita. La donna "in attesa", in ogni parte della Sicilia, viene sempre rispettata, accudita in tutti i suoi bisogni e soddisfatta in ogni suo desiderio. Tali premure, naturalmente, oltre che alla futura partoriente, vengono rivolte anche al nascituro, di cui si desidera ogni bene e principalmente che arrivi al mondo, sia maschio, che femmina, ma in buona salute e "cu 'na bedda facci". Nei tempi passati erano le stesse future mamme a preparare il corredino, costituito da: "cammiseddi, scufieddi, scarpuzzi di lana, cazitteddi, lenzuolini, copertine" e tutto quanto altro occorrente alla bisogna.

Notevole attenzione è stata sempre rivolta alle "voglie", cioè ai desideri di gola che ad una donna incinta non dovevano mai essere negati, ma, anzi, si era disposti anche ad andare in posti lontani pur di trovare quanto occorresse. Ciò era assolutamente necessario, affinché non si manifestassero poi nel neonato quelle fastidiose e brutte macchie scure sulla pelle, dette appunto "voglie" o "disiu".  A proposito di "disiu", si riporta un bellissimo canto, risalente alla meta' del secolo XIX e da qualcuno attribuito allo scrittore Luigi Capuana, nato a Mineo nel 1839 e morto a Catania nel 1915. 

     Nei versi traspare il grande desiderio di un uomo per la donna amata e che viene paragonato alle voglie di una donna gravida, che non potevano e non dovevano mai essere disattesi.

 

                                               "Comu gravida donna, chi disia

                                               frutti ca in chiddu tempu nun ci sù,

                                               si tocca a un puntu cu dda fantasia,

                                               passatu un pocu nun ci penza cchiù.

                                                Nasci lu partu cu zoccu vulia,

                                               signatu appuntu unni tuccatu fu.

                                                Cussì fu iu, chi disiannu a tia

                                               tuccai stu cori, e ci arristasti tu".     

 

 

Segue un'altra divertente e spiritosa poesia di cui non si conosce l'autore, dedicata ad una donna incinta e che risale ai primissimi anni del 1900. Qui la donna che aspetta un bambino viene considerata un po’ capricciosa e smorfiosa per i suoi continui "disii" fuori tempo e le sue irrequietezze:

                                    "La mogli prinulidda è un'assassina,

                                    ca a ogni piaciri disturba e avvilena,

                                     chianci 'ntr'aprili ca voli racina,                                        

                                                tra frivaru carcopa a tutta lena.

                                                Ti 'ncueta s'è assittata, o si camina,

                                                t'angustia 'ntra lu lettu, a pranzu e a cena.

                                                Si vò ca tò muglieri un ti ruvina,

                                               nun curari a li smorfii quannu è prena".

                        

Inoltre, una donna in attesa non doveva assolutamente vedere persone deformi o assistere a litigi o avvenimenti tristi, per evitare future conseguenze alla perfetta salute e alla bellezza del bambino. Non poche donne, anticamente si raccomandavano alla Madonna o ai Santi per trovare il coraggio di affrontare le sofferenze del parto. Ne sono un esempio i seguenti versi di autore ignoto:

                                                 "Santa Maria matri di Diu,

                                               chista è l'ura di lu partu miu;

                                                Matri Santa nun m'abbannunati

                                               'nni chistu tempu di nicissitati,

                                               pirchì Matri, la Vostra dulcizza

                                               'ntra stu partu mi duna furtizza.

                                              Matri Santa la Vostra assistenza

                                              'ntra stu tempu mi duna pacenza".

 

               

               

Una camera da letto del 1950 con la caratteristica "naca" sospesa in

un angolo che costituiva la culla per fare addormentare i bambini.

 

 

 

CREDENZE E PREGHIERE PER FACILITARE IL PARTO

Qualche invocazione, per alleggerire il travaglio del parto, a volte era recitata dalla madre della ragazza o dai parenti più stretti. Una di queste si rivolge a Santa Margherita e alla Vergine Maria, alle quali si chiede la grazia di far venire le doglie e che la nascita del bambino atteso avvenga senza alcuna conseguenza. Inoltre, nella accorata preghiera, si supplica la Vergine affinché, al momento del parto non suoni la campana, il cui significato, nella credenza popolare di tanti anni fa, era la morte del nascituro o peggio ancora della madre.

 

                                    "Santa Margherita, libera e sbroglia

                                   chist'animuzza cu 'n'atra doglia;

                                    Virgini di li celi capitana,

                                    nun faciti ca sona la campana.

                                    Nun passa mumentu, quartu o ura

                                   e sarà libira sta criatura".

 

Altre preghiere e invocazioni sono state recuperate alla fine del secolo scorso da Giuseppe Pitré:

                            "A vui pregu, Virgini Maria

                             di mettiri l'occhiu a la via,

                             a vui pregu Santu Ramunnu,

                             datici un partu dirittu e tunnu;

                             A vui pregu San Vicenzu Firreri,

                             dari la testa e nun dari li peri".

                                            *

                            "Santu Libertu, criatura a lettu !

                             Santu Nicola, criatura fora !

                             Santa Liunarda, 'na doglia lesta e guagliarda !

                             Matri Sant'Anna,

                             'na bona doglia e 'na bona figlianna !"                                                                  

                                           *

                            "Santu Robertu, criatura a lettu !

                             Sant'Antuninu, mittitilu 'ncaminu !

                             San Binidittu, mittitilu dirittu !

                             Santa Maddalena, dirittu e senza pena !

                             Santa Liunarda piatusa,

                             aiutati sta donna cunfusa;

                             Maria Matri di Diu, oh granni Signura,

                             leva li guai a st'amara criatura !"

 

Quando un parto si presentava difficile, era la stessa mammana, (levatrice) a recitare qualche scongiuro affinché tutto si risolvesse nel migliore dei modi. Ecco un esempio abbastanza curioso e divertente;

                                    "Nesci nesci, cosa fitenti,

                                    ca lu cumanna Diu 'nniputenti;

                                    veni fora e nun tardari,

                                    ca a tò matri ha libirari".

                  

Nella malaugurata eventualità che il bambino fosse nato in imminente pericolo di morte, era in uso un rito di battesimo, che in mancanza di un sacerdote poteva essere eseguito da una persona adulta, presente al parto.  Tale procedimento si chiamava "ncravattari", cioè, sostituirsi al prete e battezzare il bambino, versandogli sul capo un po d'acqua tiepida, mentre venivano pronunciate le seguenti parole :

                                    "Iu ti battezzu, a nomu di lu Patri,

                                   a nomu di lu Figliu,

                                    e a nomu di lu Santu Spiritu".

 

A volte il battesimo veniva effettuato dalla stessa "mammana", che cosi' diventava madrina del neonato e comare della mamma.

 

 

 

ALTRE CREDENZE SULLA NASCITA

Uno dei detti popolari più conosciuti a Ribera, e che, in alcuni ceti sociali si può riscontrare ancora oggi è :

                                    "Masculu o fimmina ca sia,

                                    ringraziamu la Virgini Maria".

 

Questi versi stanno anche a dimostrare che si teneva molto di più alla perfetta salute, che non al sesso del bambino, anche se era opinione diffusa, in certe famiglie, che un maschio era sempre preferibile ad una femmina, in quanto il primo era considerato un assegno che avrebbe portato soldi in famiglia, mentre la femmina era paragonata ad una cambiale che prima o poi si sarebbe dovuta pagare.

Inoltre, al primo figlio, solitamente venivano rivolte più cure dei figli nati  successivamente, e a tal proposito esiste il seguente detto:

                                                                                                    "Lu primu figliu è baruni"

 

Un modo per garantire al neonato una futura vita fortunata e serena, era quello di non disperdere l'ultimo pezzetto di cordone ombelicale, se non dopo la naturale caduta e dopo averlo bruciato.

 

Alcune persone, ancora oggi, osservano l'usanza di non tagliare ai bambini i capelli, prima che abbiano compiuto un anno e le unghie prima del compimento di un mese.

 

Anticamente, quando si lavava un neonato, se questi era un maschio, l'acqua sporca veniva gettata in mezzo alla strada per indicare che da grande l'uomo era destinato a vivere fuori e in piena libertà. Al contrario, l'acqua di lavaggio di una femmina veniva versata nei propri vasi di fiori, poiché la donna, crescendo, doveva rimanere in casa ed accudire ai bisogni della famiglia. Ciò naturalmente valeva fino a quando i figli erano "schetti", perché dopo le eventuali nozze, dovevano seguire il loro destino con il compagno o la compagna.

 

Per determinare il sesso del nascituro esistevano vari modi, come ad esempio:

- se la donna incinta, intenta a stirare qualche indumento del futuro  neonato riceveva in casa un uomo, allora avrebbe partorito un maschio, mentre, se riceveva una donna, sarebbe nata una femmina;

- se lasciava cadere su una bacinella d'acqua una goccia del latte del proprio seno e tale goccia si depositava sul fondo, il nascituro sarebbe stato un maschio, mentre se il latte si allargava e rimaneva sospeso sull'acqua, sarebbe nata una femmina;

- quando l'ultimo figlio nato presentava sulla nuca una ciocca di capelli a forma di codino, il prossimo sarebbe stato un maschio;

Altre credenze sul sesso del nascituro erano espresse in versi :

                                    "Panza pizzutedda fa lu figliu masculiddu".

 

                                                                        *

                 "Duluri d'anca, fa 'na figlia bianca".

 

                                                                          *

                                    "Si la panza è agitata, sarà fimmina sfrinata,

                                    ma s'è carmu lu travagliu, masculiddu e senza sbagliu".

 

 

Inoltre, per i figli maschi, molti genitori erano propensi a mandarli a scuola e farli istruire, al contrario per una femmina, il destino, molto spesso era quello di rimanere in casa a sbrigare le faccende domestiche, come dimostrano questi versi :

                                   "S'è masculiddu lu chiamamu Cola,

                                    ca quannu crisci lu mannamu a scola,

                                   s'è fimminedda la chiamamu Rosa,

                                   ca quannu è granni 'nni scupa la casa".

 

 

 Un triciclo in legno dei primi anni del secolo appena trascorso. Da notare che

il giocattolo non era ancora munito di pedali, per cui occorreva che qualcuno

spingesse il bambino per farlo divertire.

 

 

 

 

CANZONCINE E NINNE NANNE PER BAMBINI

Si riportano alcune canzoncine o ninne nanne molto antiche che le mamme  solitamente cantavano ai bambini per farli addormentare o per farli divertire :

 

 

                                     "Maria lavava, Giuseppi stinnia,

                                     u Bamminu chiancia, ca lu pani vulia;

                                    stai zittu miu figliu

                                    ca ora ti pigliu,

                                   lu latti ti ho datu

                                   e l'acqua vidè.

                                    Ti dugnu a 'nnennè

                                   ca pani un ci 'nn'è".

                                               *

                                   "Fa la ninna e fa la nanna

                                   figliu beddu di la mamma.

                                    Vò vò vò, tutti dorminu e tu nò

                                    e si tu non vuoi dormiri

                                   tetè 'nculiddu hai ad'aviri.

                                     Vò vò vò, figliu beddu fa la vò vò".

 

 

Segue un'altra bellissima Ninna nanna del secolo scorso e di autore sconosciuto :

                             ALAVO', DORMI E RIPOSA

                      Jardinu di limuna e mandarini

                    damminni pi me figliu un panareddu,

                     ora ch'è cuetu e chiudi l'occhi beddi.

                          Alavò, dormi e riposa

                          'nta la naca fatta di rosa,

                          alavò, dormi e riposa

                          a la susuta ti dugnu 'na cosa.

                       Sunnuzzu chi ora vai e ora veni,

                       lassa lu rè e veni unn'è me figliu,

                       lu lassu 'nta la naca e pò lu pigliu.

                          Alavò................

                       Puru l'aceddi si zitteru tutti,

                       stu figliu beddu già s'addummisciu,

                       quantu beni ci vogliu lu sà Diu.  

                          Alavò................

 

Grande importanza, infine viene dato al nome da mettere ad un bambino o ad una bambina. Fino a qualche decennio fa, non c'era alcun dubbio, almeno fino al quarto figlio. Infatti, nella maggior parte delle famiglie, ai neonati  venivano imposti i nomi dei nonni, prima quelli paterni e poi quelli materni, poiché, si diceva, "la generazioni avà cuntinuari". Oggi tale uso è molto meno frequente ed anche i moderni nonni, salvo in qualche caso, non sono più come quelli di una volta e danno ad intendere che alla continuità del proprio nome non ci tengono, lasciando i figli liberi di decidere.

 

 

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