Una immagine dell'Immacolata

disegnata da Vincent Navarra

 

 

RIBERA :  LA FESTA

DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE

 

8 Dicembre

 

 

Foto a colori di G.N.Ciliberto

Ribera: La Chiesa del Rosario dove viene

tenuta la statua di Maria SS. Immacolata.

***

 

ORIGINI DELLA FESTA

 

Risalire alla nascita della festa religiosa dell'Immacolata, che da alcuni secoli si celebra a Ribera, e riscoprire nel contempo il lento evolversi della festività attraverso gli anni, tra gente, tradizioni e costumi, i più diversi, non è stato facile perché mancano allo stato attuale, nonostante le appassionate ricerche di qualche giovane storiografo locale, notizie precise e dettagliate provenienti dagli archivi parrocchiali e dalla Curia Vescovile di Agrigento.

 

Per capire come sia nata la festa, pertanto, abbiamo dato ampio peso alla tradizione orale, ai racconti, alcuni lucidi ed altri un po' meno, dei nostri anziani e soprattutto abbiamo cercato di scavare nei ricordi dei membri di quelle famiglie che negli ultimi due secoli hanno organizzato la festa dell'Immacola­ta, ogni anno, per l'8 dicembre.

 

Fin dalle origini del Cristianesimo, la Concezione Immacolata della Madon­na fu considerata una verità indiscutibile trasmessa dagli stessi apostoli. La festività fu celebrata nella Chiesa Orientale fin dai tempi remoti; in quella Occidentale, invece, le prime notizie del culto risalgono intorno al VII secolo.

Il dogma di fede della Concezione Immacolata della Madonna venne affermato, come verità indiscutibile, nonostante le contestazioni di numerosi movimenti eretici nell'arco dei secoli, soltanto P8 dicembre del 1854 quando Papa Pio IX promulgò la bolla pontificia "Ineffabilis Deus".

A Ribera la festa dell'Immacolata Concezione, almeno, nell'ultimo secolo e mezzo, è stata sempre celebrata l'8 dicembre. Molti anziani, invece, affermano tutt'oggi di aver saputo dai loro avi che una cerimonia religiosa veniva pure officiata, ogni anno, l'ultimo sabato di quaresima. E questo si evince pure dai documenti dei Conti Civici del XVIII secolo.

 

Le prime notizie ufficiali, tratte da documenti storici dell'epoca, risalgono al 1714. Lo storiografo riberese Raimondo Lentini, nel corso delle sue numerose ricerche fatte in questi ultimi anni nei vari archivi siciliani, ha portato alla luce un Rivelo del 1714 conservato presso l'Archivio di Stato di Palermo. In esso si legge che l'Università, l'allora civica amministrazione, destinava con il censimento, l'odierna dichiarazione dei redditi o il bilancio dell'ente pubblico, il pagamento di sei onze l'anno al comitato cittadino o alle locali confraternite religiose che promuovevano e organizzavano la festa dell'Immacolata.

 

Un altro fatto storico, successivo, comunque, risalente alla seconda metà del Settecento e tratto dai Conti Civici dell'epoca, rivela che il contributo cittadino per la festività fu notevolmente ridotto, forse a causa di difficoltà finanziarie che l'amministrazione locale attraversava, da sei ad appena un'onza. Nel XVII secolo, ossia negli anni compresi tra la nascita del centro urbano di Ribera (il cui nome compare per la prima volta negli atti del notaio Vincenzo Scoma di Caltabellotta in data 25 febbraio 1636) e la fine del 1600, il culto dei fedeli riberesi verso la Madonna Immacolata fu talmente vivo che si concretizzò per alcuni decenni nella venerazione di una bella tela che, di autore e data ignoti, posta un tempo all'interno della chiesa Madre, si trova oggi conservata, ancora intatta, dentro il salone dell'Istituto delle Suore Francescane, accanto alla chiesa del Rosario. Essa raffigura, infatti, l'Immacolata Concezio­ne, padrona principale dell'arcidiocesi di Palermo e della Regione Sicilia, in mezzo ad uno stuolo di angeli festanti, San Pellegrino, vescovo e patrono di Caltabellotta, e San Nicola di Bari, patrono di Ribera.

 

Per quasi tutto l'Ottocento non si hanno notizie precise sulla festività. In mancanza di documenti d'archivio, certamente esistenti, ma non ancora venuti alla luce, ci viene incontro la tradizione locale con i suoi racconti orali. Nella seconda metà del XIX secolo pare che la festa fosse solennizzata dalla famiglia Pasciuta. Tanto è vero che Gaspare Pasciuta, nato a Ribera, il 7 ottobre 1834 e morto il 1 ° marzo 1910, già sindaco della cittadina dal 1875 al 1879, comprò la statua della Madonna. Non è chiaro, oggi, come la festa dell'Immacolata sia passata, in quegli stessi anni, dai Pasciuta ai Parlapiano, dato che per problemi di contrapposizione politica tra le due famiglie non correva certo buon sangue.

Per fare luce sulla vicenda, abbiamo chiesto aiuto e collaborazione al marchese Gaspare Pasciuta, oggi novantenne, residente a Palermo, nipote di quel Gaspare che nel 1878 ordinò la statua della Madonna. Lucidissimo di mente, l'anziano marchese racconta che il simulacro dell'Immacolata fu dono del nonno Gaspare per grazia ricevuta. A causa della difterite che in quell'epoca colpiva soprattutto i bambini, gli si era ammalato, all'età di appena tre anni (era il 1878), il figlioletto Francesco, nato nel 1875, ma poi morto nel 1948. Il genitore fece la promessa che se il proprio bambino fosse guarito avrebbe regalato alla chiesa la statua della Madonna.

 

E così fu. Francesco guarì e Gaspare Pasciuta ordinò, non si sa bene oggi a chi, la statua che divenne un ex - voto. Era l'anno 1878. Se ne conosce però il costo: circa 100 onze ossia 1300 lire d'allora. Una somma ingente se si considera che con tale denaro si potevano acquistare i terreni di un intero feudo. Si sa anche che l'opera, certamente di pregevole fattura artigiana, è stata realizzata con legno di pero. La statua dell'Immacolata potrebbe essere stata realizzata forse a Burgio da un artista della bottega del Buttafuoco. E questa ipotesi potrebbe essere suffragata dal fatto che lo stesso Gaspare Pasciuta volle avere, in casa propria, una statuetta dell'Immacolata, in terracotta policroma, realizzata a Burgio, quasi una copia di quella in legno. La statuetta, alta una trentina di centimetri, fu sistemata nella cappella di famiglia all'interno del palazzo Pasciuta, tuttora esistente in ottimo stato di conservazione, sul corso principale di Ribera, dove rimase per molti decenni. Successivamente, la piccola statua raffigurante l'Immacolata seguì le sorti della famiglia Pasciuta, trasferitasi a Palermo. Oggi si trova infatti in casa del marchese Pasciuta.

 

La bella e monumentale statua dell'Immacolata, alta oltre due metri e dal peso di circa 300 chilogrammi, pare che inizialmente fosse stata collocata all'interno della chiesa del Rosario. Tuttavia, quasi tutti i fedeli ricordano di averla vista sistemata , permeiti decenni, dall'inizio del secolo e fino al 1969, nella nicchia, sopra il terzultimo altare della navata di destra della chiesa madre di Ribera.

Un bell'altare in marmo, oggi non più esistente, la cui tovaglia di lino bianco fu artisticamente e pazientemente ricamata a mano da Beatrice Parlapiano Velia, consorte di Gaspare Pasciuta.

 

Fortunatamente il crollo del tetto della Matrice, avvenuto nella tarda mattinata del 29 dicembre 1969, non danneggiò il simulacro dell'Immacolata che fu trasferito negli anni successivi nella chiesa del Rosario ove rimane tuttora nell'ultima nicchia a destra.

Un'altra ipotesi sulle origini, più o meno remote, della festa dell'Immacolata Concezione di Ribera va ricercata in un fatto di cronaca avvenuto molto probabilmente nella seconda metà del secolo scorso. Molti anziani in paese oggi raccontano che Calogero Parlapiano, nato il 28 settembre del 1796, sposatosi con Giovanna Merlino il 26 novembre 1814 e morto il 17 aprile 1881, rimase vittima di un sequestro di persona.

Il rapimento si verificò in contrada "Giardinello" di Ribera, in un caseggiato rurale, posto al centro di una vasta estensione di terreni pianeggianti situati tra la riva sinistra del fiume Magazzolo e l'odierno svincolo stradale per la località di Borgo Bonsignore, all'interno di un'area ricca di risaie e dove esisteva un mulino ad acqua denominato "mulinazzu". All'imprunire di una giornata nuvolosa di fine autunno, un gruppo di quattro uomini, armati di fucile e con il volto coperto, prelevò con la forza il ricco possidente che, bendato, fu messo sopra un mulo. Rapitori e sequestrato cavalcarono quasi tutta la notte per strade impervie. Alle prime luci dell'alba, il Parlapiano si ritrovò legato, mani e piedi, all'interno di un frantoio per la molitura delle olive, ubicato nel territorio di Sciacca, in prossimità del centro urbano.

 

Si preoccupò molto per la sua salute, anche perché i giorni passavano e la famiglia ancora non pagava il riscatto. Fece una promessa solenne che se fosse uscito vivo da quella terribile disavventura avrebbe ringraziato il Signore con una grande festa. Fortuna volle che i sequestratori, per paura di essere scoperti, bisticciassero tra loro per effettuare la guardia notturna. Scoppiò una rissa e nella confusione, Calogero Parlapiano, lasciato incautamente in disparte, riuscì a slegarsi i polsi e a scivolare fuori dall'edificio, attraverso una finestra che dava sul cortile. A piedi, arrivò a casa, a Ribera, nella tarda mattinata. Era P8 dicembre. Si ricordò della promessa fatta e mantenne l'impegno di organizzare una festa: quella dell'Immacolata. Si accollò addirit­tura tutte le spese della festività e lasciò per disposizione testamentaria che tutti i suoi eredi dovevano avere l'obbligo di organizzare la festa della Madonna.

I suoi due figli, Antonino e Carmelo, sindaco tra il 1871 e il 1872 e deputato al Parlamento Italiano il primo e presidente del comitato cittadino per l'Unità d'Italia nel 1860 il secondo, celibi, non solo solennizzarono annualmente la festa, ma addirittura lasciarono erede di tutti i loro beni il nipote Antonino Velia con la condizione testamentaria di anteporre, a! suo cognome, quello dei Parlapiano, di completare l'ospedale di Ribera, i cui lavori erano cominciati con maestranze locali proprio all'inizio di questo secolo, e di continuare ad organizzare i festeggiamenti in onore dell'Immacolata Concezione. Una tradizione religiosa che, fin dal 1961, è stata continuata con fede e fervore religioso, dal figlio Giovanni Parlapiano Velia, sposato con Teresa Maria Farina. Che la famiglia dei Parlapiano fosse legata, quasi come in un vincolo di sangue, alla festa della Madonna lo testimonia anche il fatto che la moglie di Calogero Parlapiano, Giovanna Merlino, fu sepolta, il 16 dicembre del 1855, dentro un sarcofago posto nella chiesa madre di Ribera, proprio davanti alla cappella intitolata all'Immacolata Concezione.

 

LA FESTA IERI E OGGI

Ribera: La Processione dell'8 Dicembre 2010

(Foto di G.N. Ciliberto)

 

Fin dal secolo scorso la festività è stata sempre solennizzata con le stesse modalità e quasi con le identiche tradizioni.

Il Dr. Giovanni Parlapiano Velia racconta che l'8 dicembre, nel tardo pomeriggio, prima dell'imbrunire, un gruppo di fedeli,

ogni anno prelevava dall'altare la statua e la situava su un fercolo di legno nel quale venivano inserite due grandi aste

dette più comunemente "castagnole".

La processione prendeva il via nello spiazzo davanti la chiesa Madre e percorreva via Salerno, via Smeraldo, via Parlapiano (dove si osservava una breve sosta e dove il simulacro veniva ricoperto di fiori raccolti in mattinata nei campi), via Crispi, via Marconi, via Fazello, corso Umberto l°, piazza Duomo. Molti anziani oggi ricordano che, per illuminare il percorso processionale, sui muri delle strade principali venivano poste delle fiaccole, mentre i fedeli in fila indiana portavano in mano delle torce di funi ritorte impregnate di cera.

Una vecchietta di novantatre anni, la signora Giuseppa Castagna, maritata Montalbano, ricorda con dovizia di particolari la processione dell'Immacolata e la dolce litania del Rosario cantato durante l'Ottavario che si teneva in chiesa davanti l'altare della Madonna, nella settimana precedente la festa. L'anziana donna così ripete una delle strofe del canto: « Prega la Vergine /prega per i figli tuoi / o Madre amabile /prega, prega per noi».

Altri anziani ricordano, invece, che la processione dell'Immacolata passa­va pure per il corso Regina Margherita in direzione della chiesa del Purgatorio meglio conosciuta con il nome di Sant'Antonino, dove la statua della Madonna rimaneva per ben otto giorni nel corso dei quali veniva celebrata ogni sera la messa, mentre i fedeli in coro cantavano lodi all'Immacolata.

 

Dalla morte del padre, avvenuta a Ribera il 29 settembre 1961, il Dr. Giovanni Parlapiano Velia ha organizzato ogni anno, con decoro e senza sfarzo la festa dell'Immacolata. Inizialmente il fercolo e il simulacro, molto pesanti, venivano portati a spalla lungo tutto il percorso cittadino. Alla processione prendeva parte un nutrito gruppo di fedeli. Non mancava al corteo religioso la costante presenza di centinaia e centinaia di agricoltori e mezzadri ai quali il Parlapiano dava in affitto i suoi terreni. Erano loro a portare a spalla la «vara» dell'Immacolata. In questi ultimi decenni, per via dello spezzettamento dei grandi latifondi e venuto meno da parte degli agricoltori quell'obbligo morale nei confronti del possidente riberese, si rese necessario, per poter effettuare la processione, situare la statua della Madonna sopra un camioncino che, accompagnato dai fedeli, ripercorreva il tradizionale percor­so processionale. Oggi la festa forse è meno popolare che in un recente passato, ma certamente è più familiare e intrisa di intima religiosità.

 

La statua in legno dell'Immacolata, possente e maestosa, è in discreto stato di conservazione. Ha bisogno soltanto di qualche leggero ritocco pittorico. Ha un piccolo tesoro costituito da oggetti in oro, ex-voto, offerti alla Madonna dai fedeli durante la processione. Una corona d'argento massiccio, con la presenza di undici zirconi, e un grande stellano, pure d'argento, con dodici lampade, certamente dono di qualche benefattore, cingono il capo della Madre di Gesù nei giorni di festa. L'Immacolata ha un prezioso manto di colore turchese, ricamato con motivazioni floreali e stelle, in filo d'oro. L'ampio mantello, che la Madonna indossa per la processione, porta all'interno la seguente dicitur

a: «La Commissione Cooperatrice: S. Lo Cascio, M. Gueli Leotta, C. Giarratano, M. Musso, P. Piazza Alesi - Acireale, 27 aprile 1907».

 

Vincent Navarra, di Sciacca, giovane artista, scenografo teatrale e cinematografico, così descrive, in un'ampia e dettagliata relazione, la statua dell'Immacolata Concezione di Ribera:

«La statua dell'Immacolata Concezione, esistente nella chiesa del SS. Rosario, della quale si sconosce l'autore, sebbene è di nostra conoscenza la data di esecuzione (1878), è un dono del marchese Gaspare Pasciuta, per grazia ricevuta. Difficile appare una ascrizione ad un particolare scultore siciliano in virtù del numeroso stuolo di artisti operanti in Sicilia in quel periodo. Il basamento,di forma quadrata, si raccoglie a mo' di nuvola, sulla quale si erge la figura della Vergine. Ai lati si notano due cherubini, il serpente con in bocca il pomo schiacciato dal piede destro dell'Immacolata.

L'artista, nell'eseguire l'opera, non dimentica di trasmettere un carattere sacro al linguaggio poetico. La luce percorre i piani della composizione evocandone la dinamica, così che ogni piega della veste assume una vitalità formale assolutamente necessaria al racconto immaginario dell'artista. La regalità di Maria non ha bisogno di essere esaltata per mezzo di ori e corone, ma si motiva nella stessa perfezione dei lineamenti, nell'ovale regolarissimo del volto e nello splendente smaltato dei colori,di chiara ascendenza quattro-cinquecentesca; rifiorisce nella grandiosità dell'immagine che si erge nello spazio, in un chiaro riferimento Antonelliano (Annunciata-Antonello da Messina, Palazzo Abatellis)».

Il Navarra così continua nella descrizione dell'immagine della Madonna di Ribera: «L'affinità degli intenti, comunque, non implica analogia di linguaggio; al contrario, proprio nell'Immacolata di Anonimo, collocata nella chiesa riberese, dove pungente è l'uso di un grande modello (Antonello da Messina), può cogliersi in maniera palese l'essenziale diversità di rappresentare dei due artisti. In questa opera di Anonimo, si propone la tendenza al risalto del particolare, come uno dei segni notevoli e profondi della contraddittoria psicologia dei siciliani. La figura è come annodata alla successione dei volumi che esprimono un moto che non ha nulla di fisico, ma è il segno di una tensione spirituale. Lo scultore, insomma, è un artista di temperamento popolare che in qualche modo sente vivo il vincolo con la tradizione dell'ambiente in cui opera, tuttavia la sua concezione immaginaria rimane indifferente ai principi della visione plastica del 700».

 

Per tornare alla festa cittadina dell'Immacolata va detto che quest'anno a Ribera si è verificato un fatto singolare che vede protagonisti la famiglia Parlapiano Velia e il Comitato del SS, Crocifisso. È nota una reciproca collaborazione grazie anche alla presenza di Emanuele Spataro, che, nomi­nato presidente della festa del Crocifisso per il 1996, con decreto vescovile, ha felicemente collaborato in questi ultimi decenni con il Dr. Giovanni Parlapiano Velia per l'organizzazione annuale della festa dell'Immacolata Concezione.

È noto a tutti la feconda attività del Comitato cittadino del SS. Crocifisso che, supportato dall'impegno costante del Dr. Francesco Vassallo, già presidente della festa, è stato artefice in questi ultimi anni di una serie di iniziative religiose e culturali (gemellaggi, pubblicazioni, realizzazione di opere artistiche e di restauri di oggetti sacri) che hanno fatto ritornare all'antico splendore la festa del Crocifisso che a Ribera è venerato nella prima domenica di maggio.

Con il pieno appoggio delle autorità ecclesiastiche locali e provinciali e con la disponibilità di Teresa Maria Farina e di Giovanni Parlapiano Velia, è stata costituita la Confraternita del SS. Crocifisso e di Maria SS. Immacolata di Ribera il cui statuto è stato approvato dal vicario generale della Curia Vescovile di Agrigento, mons. Giuseppe Di Marco, in data 28 novembre 1995. Oggi la statua dell'Immacolata non sarà più portata in processione su un camion. La famiglia Parlapiano Velia, a proprie spese, ha fatto realizzare la completa ristrutturazione della vecchia «vara» che è stata dotata di ruote in gomma e ralla, come era avvenuto negli anni scorsi per il fercolo del SS. Crocifisso donato, per grazia ricevuta, dal Dr. Francesco Vassallo. Alla «vara» dell'Immacolata hanno lavorato per diversi giorni il fabbro Dino Aquè, il falegname Salvatore Traina e il decoratore Franco Guddemi. L'impianto elettrico è stato realizzato da Pasquale Fauci, mentre le batterie elettriche sono state fornite da Giuseppe Gatto. I vasi artistici in terracotta per il fercolo sono stati donati da Myriam Basile. L'addobbo floreale per l'altare è sempre stato offerto dalla signora Teresa Maria Farina e quello per la "vara» e l'arco dai fiorai Antonino e Biagio Firetto e Nino Triolo.

LO STELLARIO DELL'IMMACOLATA

 

In questi ultimi tempi si va sempre più attenuando quell'onda distruttrice, iconoclasta, della pietà popolare che tanti danni ha arrecato ai fedeli; si comincia, anzi, a notare un certo recupero di alcune forme di essa che furono incautamente e indebitamente buttate in un angolo, come spazzatura da eliminare, mentre erano, e possono divenire, prezioso strumento di rievangelizzazione, di catechesi, di formazione spirituale permanente, senza difficili e tronfi dottrinalismi che spesso inaridiscono le anime.

Una di queste particolari forme di pietà è quella dello «stellario» che, nella imminenza della festa dell'Immacolata, viene riproposto ai fedeli affinchè si prenda coscienza del suo valore di sintesi dei principi fondamentali della fede: unità e trinità di Dio creatore, peccato originale, piano di salvezza attraverso l'incarnazione del Verbo per mezzo della Madre Immacolata, redenzione con il sacrifico della croce, figliolanza divina ed eredità del paradiso.

Si chiama «stellario» quell'aureola che cinge - secondo l'Apocalisse - il capo della Madonna, su cui sono infisse dodici stelle di argento e di oro - che oggi sono anche ornate o sostituite da altrettante lampadine - e si denomina egualmente «stellario» una particolare preghiera all'Immacolata composta da dodici invocazioni, in prosa o in versi, che si recitano o si cantano.

Uno degli stellari più diffusi in Sicilia è quello che riproponiamo di seguito, suggerendo di leggerlo attentamente e di riflettere sulle sue strofe per il loro sicuro e preciso contenuto dogmatico, morale e ascetico. È una preghiera che si fa catechesi e, con la facilità della rima, si imprime per sempre nella memoria.

È conosciuta pure tra i fedeli di Ribera. Molto probabilmente ne fu autore il cappuccino padre Giuseppe Taverna di Cammarata (1599-1677), fecondissimo scrittore popolare di libri ascetici e di cultura, che lo fanno precursore di Sant' Alfonso Maria De' Liguori a cui certamente appartiene la preghiera finale in versi.

***

LO STELLARIO

 

Col primo Padre Nostro si ringrazia l'Eterno Padre per i privilegi concessi alla Santissima Vergine Immacolata, come sua dilettissima Figlia.

Padre nostro.

1.   Salve, eccelsa e gran Regina, / in figura fosti espressa,/ dai Profeti ancor promessa, / d'ogni cor considerata /

o Concetta Immacolata.

Ave Maria (che si recita alla fine di ogni strofa).

2.   Del celeste Genitore, / Tu sei Figlia prediletta, / la più santa, solo eletta / d'alti pregi decorata, / o Concetta Immacolata.

3.   Dalla colpa fosti esente, /puro giglio, vaga rosa, / gemma bella e preziosa, /senza uguale preservata, / o Concetta Immacolata.

4.   A Te diede i suoi tesori /e lo scettro di Regina, / pura Vergine divina, /nelpotere illimitata, /

o Concetta Immacolata.

(Ave e Gloria)

Sia benedetta la Santa ed Immacolata Concezione della Beatissima /ergine Maria, Madre di Dio.

Col secondo Padre Nostro si ringrazia il divin Figlio per i privilegi concessi a questa Vergine Immacolata come sua degnissima Madre.

5.    Sei portento di grandezza / Madre sei del tuo Fattore, / Vivo specchio di candore, /Madre e Vergine illibata /

o Concetta Immacolata.

6.   Quale elogio a Te può darsi/ Più gradito e sopraffino / quanto il titolo divino / di Dio Madre sublimata? /

O Concetta Immacolata.

7.     Tu dei mondo il gran ristoro / ci portasti: il Redentore, / ogni lingua ed ogni cuore / Ti proclama ognor beata, / o Concetta Immacolata.

8.    Tu atterrasti il rio serpente / qual Giuditta gloriosa /

la sua testa sì orgogliosa / dal tuo pie' fu calpestata, / o Concetta Immacolata.

(Ave e Gloria)

Sia benedetta la Santa ed Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria, Madre di Dio.

Col terzo Padre Nostro si ringrazia lo Spirito Santo per i privilegi concessi a questa Vergine Immacolata, come sua purissima Sposa.

9.    // celeste Paracielo / T'investì di santo amore /

ti colmò d'ogni favore /sei sua sposa innamorata, / o Concetta Immacolata.

10.     Tu di grazia sovrappiena / di virtù l'immenso mare / Ti fé' grande e singolare / sotto Dio la più elevata / o Concetta Immacolata.

11.    Per Te esulta d'armonia / con la terra il cielo ancora, / o Maria, mia bella aurora, /degna sei d'essere amata, / o Concetta Immacolata.

12.   Dammi alfin la lieta sorte / di godere nel paradiso / la bellezza del tuo viso/dalla Triade coronata, /

o Concetta Immacolata.

 

ORAZIONE ALL'IMMACOLATA PER INVOCARE LA DIVINA GRAZIA

Ave Maria - graziosa e pia

Vergine eletta - fosti Concetta

senza peccato - orto serrato.

Vergine santa - felice pianta

portasti al mondo - frutto giocondo;

deh! per piotate - per caritate,

candido giglio - prega il tuo Figlio

che sempre l'ami- che sempre brami

ogni momento - dargli contento.

A Te, Maria - speranza mia,

possa servire - sino a morire

e dopo morte - sia la mia sorte

poter cantare - poter lodare

con mente pia - Gesù e Maria.

 

_________________________________________________________________________

Testi tratti dal libro di Enzo Minio : "La Festa dell'Immacolata Concezione di Ribera" - Ediz. 1995

 

***

Ribera : La Festa dell'Immacolata

8 Dicembre 2011

(Foto di Giuseppe Nicola Ciliberto)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un gruppo di ragazzi appartenente al Comitato "Festa di Sant'Antonino"

che hanno partecipato alla processione della Madonna Immacolata.

 

 

 

 

HOME PAGE